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Full text of "Raccolta d'autori italiani che trattano del moto dell' acque"

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THE ELMER BELT LIBRARY OF VINCIANA 



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A gift to the Library of the Universiti/ of California, 
Los Angeles, from Elmer Belt, M.D., 1961 



é- 



RACCOLTA 

D AUTORI ITALIANI 

CHE TRATTANO 

DEL MOTO DELL' ACQUE 

EDIZIONE qUATxTA 

ARRICCHITA DI MOLTE COSE INEDITE, 
E D' ALCUNI SCHIARIMENTI . 

TOMO X. 



BOLOGNA MDCCCXXVI 
DALLA TlPOGIL\FLi CARDLNALI E FRULLI 



OPUSCOLI 

IDRAULICI 

DI EUSTACHIO MANFREDI = DI BERNARDINO ZENDRINI 
DI GIOVANNI POLENI = DI TOMMASO PERELLI 
DI PIETRO TERRONI = DI LEONARDO XIMENES 
DI ANDREA CHIESA = DI BERNARDO GAMBARINI 

ED 

Un trattato sul moto e misura dell' acque 

• DI 

LEONARDO DA VINCI 



Bologna 1826 

Dulia tij'n'^rdjiii Cardinali . e Fndli 



AVVERTIMENTO 



>oXXo< 



L 



.1 decimo volume, che ora vede la luce, 
della Raccolta d' autori idraulici italiani^ 
che scrissero le loro cose innanzi dell'anno 
17685 compie questa prima collezione, e 
comprende 

1° Una inedita ed iinportante Relazione 
di Eustachio Manfredi, sopra il regolamen- 
to generale del fiume Serchio nel Lucche- 
se , che abbiamo avuta in dono dal chia- 
rissimo letterato signor Cesare Lucchesini . 

2*^ Ujia Relazione concernente il miglio- 
ramento dell' aria.j e la riforma del Porto 
di Viareggio di Bernardino Zendrini stam- 
pata fino dall'anno i/SS, ma non facile a 
ritrovarsi . 

3° Un opuscolo di Giovanni PoJeni inti- 
tolato : Pareri intorno al taglio della mac- 
chia di Viareggio ^ il quale serve di sup- 
plemento alla scrittura dello Zendrini, e 
che fu pubblicato fino dall' anno i/SS. 



VI 



4° Una dottissima disserrazione inedita 5 
la quale ha per titolo: Difesa del dottor 
Tommaso Perelli sop/'a V operazione da lui 
proposta delV addirizzameato del fiume 
Arno a Barharccina in i^ic/jianza di Pisa^ 
e questa ci fu cortesemente data dal cele- 
berrimo matematico cavaliere Fossombroni . 

5° Una Relazione ^ ugualmente inedita, del 
suddetto Perelli risguardante V Arno dentro 
la città di Firenze 3 e ci fu questa donata 
dal matematico Pietro Ferroni.^ che non ha 
guari è mancato alla rejuibbJica letteraria . 

6° Alcune dotte considerazioni alla pi^- 
cedente Relazione.; fatte dal suddetto Fer- 
roni 5 le quali vedono ora per la prima 
volta la luce. 

7° Una Menwria idrometrica di Leonar- 
do Ximenes . relatii^a alla teoria delle tre 
linee proposte negli atti della visita di 
S. Eni. il Cardinale Conti ^ e comprende 
questa «Ielle importanti osservazioni sì pra- 
tiche come teoriche intorno la scienza del- 
l' acque ^ il perchè abbiamo creduto di molta 
utilità il farla di pubblico diritto^ avendo- 
la noi ritrovata fra le cose mauscritte che 
esistono in questa Biblioteca dell'Università. 



VII 



8° Alcune relazioni già pul)hlicate in Ro- 
ma fino dall' anno 174^:5 di Andrea Chiesa 
e Bernardo Gambarini, col titolo: Delle ca- 
gioni e cle^ rimedi dell' inonda- ioni del 
Tevere ; della somma difficoltà d' introdur- 
re una felice e stabile juwigazione da Pon- 
te nuoi^'o sotto Perugia sino alla foce del- 
la Nera nel Tevere; e del mòdo di ren- 
derlo naviirahile dentro Pionia . 

9° Un' opera inedita ed importantissima 
del letterato 5 e pittore celeberriino Leonar- 
do da Vinci, la quale porta per titolo: Del 
moto e misura dell' acqua . 

IO** FinaJmente un indice generale degli 
opuscoli, delle opere, e delle dissertazioni 
contenute in questa prima raccolta. 



Francesco Cardinali 

Che fu solo a compilare, a rischiarare con note, ed 
a fare stampare la collezione idraulica sì edita che inedita . 



RELAZIONE 

ALL' nXUSTRISSBIO UFFICIO DEL FILHME SERCIIIO 

SOPRA 

IL REGOLAMEKTO GENERALE DI ESSO FIUME 

Dt 

EUSTACHIO MANFREDI . 



I 



-1 rcgolamcmo del fiume Scrchio, sopra cui è ])iacuilo alle SS.VS^. 
Illusirissiinc ordinarmi, che io proponga il mio uinil parere, è senza 
dubbio uno de' più rilevanti inieressi , ed insieme de' più ardiu , e ma- 
lage\oli, che da qualche secolo in qua abbia occupati i pensieri, eri- 
volte a se le cure di cotesla Serenissima Repubblica . La violenza del 
corso d'un sì rapido fiume, che fende la più bella, e la più feriil par- 
te delle pianure lucchesi; la bassezza del silo, in cui esse giacciono j 
ed in cui eziandio è collocala , a \isia d' un sì gran nemico , la loro 
nobilissinìa ])atria ; la memoria delle r()\nic passale, e l' esperienza delle 
picseiili . cagionale ora da iraboccanuMili , ora dalle rollurc , ])ur ti'op- 
po a lui familiari , giustificano abb<istanza quella indefessa applicazio- 
ne , con cui il pu])blico zelo sempre ha veglialo a prevenire, per (juan- 
to possibil fosse, disordnil così funesti. iMolle sono siale le consulte, 
intorno a ciò tenute da' loro spettabili cittadini, a' <piali ne' diversi tem- 
pi ne è slata couunessa la cura; molti i rimedi suggeriti da quegf in- 
gegneri , che la ])i()v\ida loio attenzione non ha mancalo di convocare 
costà, quando in una, quando in nn^ altra occasione, da dixerse j)arti 
dell" Italia. Secondo la ^aIi(■là delle <)])inioni. o talvolta secondo i \diì 
lumi, che l'esperienza medesima ne ha somministrali, si sono andate 
cangiando in più guise le forme " de' ripari , e ial()ra mutando eziandio 
le massime intorno alla condotta generale del fiiuiie ; né ju-r tulio ciò 
pare, che il successo abbia fin qui corrisposto o alle ccnnuni speranze, 
o alla gran somma di pubblico, e di privato denaro, che \[ è stala 
impiegata . 

1 



a MANFREDI 

Mostrerei ben poco conoscimento di me medesimo , se dopo l'espe- 
rienza di tante inutili pro\e m' affidassi di poter rinvenire quel vero, 
sicuro, perpetuo, e reale prov\edimento , che da si gran tempo si va 
cercando . e che forse non è possibile a ritrovarsi . 1 venerati coman- 
damenti della Serenissima Repubblica, a cui per tante antiche, e nuo- 
ve grazie clemcutissimamonte compartitemi , mi onererò (iti eh' io viva di 
])rcstare una cieca ubbidienza e sommessione , j)onno bensì largamente 
discolparmi della taccia di soverchia animosità , se io oso parlare dopo 
tanti abili professori; ma non poiuio già farmi entrare in lusinga, di 
veder io più oltre di qnello, che gli altri hanno veduto. Io pertanto 
nella giusta diffidenza che ho delle proprie forze ^ altro non farò che 
sottoporre timidamente al riverito giudicio delle SS. VV. Illustrissime non 
tanto la mia opinione intorno alle maniere più praticabili per ripararsi 
da queste acque , quanto i fondamenti , tratti dalla ragione , e dall' e- 
sperienza , sopra i quali 1" ho stabilita ; non intendendo io che quella 
debba tenersi in alcun conto, se non quanto meritassero questi d'esser 
dal chiaro , e perspicace discernimciuo delle SS. W. Illustrissime rico- 
nosciuti per saldi, e sussistenti. Nel che fare se alquanto più in lungo 
che non vorrei le tratterò con la presente relazione, spero che l' impor- 
tanza deir argomento , e la copia della materia, ma sopra tutto l'esat- 
tezza, con cui mi sono proposto di trattarla, mi terranno luogo di scusa. 

Siccome non è possibile mettere riparo ai danni apportati da un fiu- 
me , se prima non si conoscono , oltre le regole generali dell' acque cor- 
renti , anco le speciali circostanze , e pi-oprietà del fiume , di cui si trat- 
ta , così riputai esser mio principale ufficio allora quando nel passato 
autiuino ebbi l'onore di star servendo alla visita de' luoghi danneggia- 
ti I loro spettabili cittadini e colleghi, i signori Paol' Antonio Parenzi, 
e Paolo Ridolfo Ariiolfini , il rilevare dalla \iva voce delle persone pra- 
tiche , ed informate , tutto quello che le misure , e le altre oculari osser- 
vazioni non potevano bastantemente insegnarmi intorno agli ellctti par- 
ticolari del Serchio , e ai cangiamenti che fossero in lui seguiti da un 
tempo all' altro . 

T.a prima notizia , che quasi da tutti ad una voce , e a guisa d' una 
pubblica querela contra il fiume mi venne portata , fu che egli vada per- 
petuamente , e universalmente alzando il proprio Ietto colle deposizioni, 
e che da questa cagione o unicamente, o principalmente tlipendano I 
danni e le rovine che egli a})porta alle piaiune aggiacenti . In prova 
di tale alzamento mi furono indicate dentro il letto di esso a luogo a 
luogo altissime piagge, e come montagne di sassi deposte, ed accumu- 
late, per quanto dicevasi, da non molto tempo in que' siti dalle sue 
piene . Seppi , che nel fare alcuni la^ori tra II ponte a Morlano , e II 



MANFrxEDI 3 

ponte a S. Qiiilico (i) si erano trovali avanzi eli vecchi cavalietti , 
che altre volte avevano servito di parate, sepolti parecchie braccia sot- 
to il piano della l'iaggia presente . Mi fu latta osservare la casa della 
gnardia . che è situata dentro la cassa del liunie a Ponte S. OuiTico , 
mciza sepolta nella sabbia, e perciò rendnta inajjitabile nel 2)iano in- 
feriore , e il parapetto del poxzo che è fuor della casa accanto di essa, 
in gran parte sorrenato , non ostante che 20 ainii sono fosse stato alzato 
da due braccia e mezzo . Finalmente per tacere molti altri riscontri , che 
me ne furono dati, parlai più volte col sig. Rettore della cura. al Pon- 
te S. Pietro, il quale mi attestò che fin dall'anno jGyj era convenuto, 
per mettersi in sicuro dalle inondazioni , alzare il piano di quella chie- 
sa (dalla quale fino d'allora egli era Rettore) braccia quattro e mez- 
zo, e mi fece vedere ne' muri di essa i segni evidenti del corrisponden- 
te alzamento del tetto , siccome ancora nelle case e botteghe di quel 
villaggio r elevazione de' piani , che generalmente se ne era fatta , il che 
non ostante rimangono ancora più bassi de' segni , a' quali alzasi di pre- 
sente il fiume nelle sue ma<ì"iori escrescenze. 

Oltre quello , che ricavai dal detto delle persone pratiche , molte altre 
testimonianze di questo universale alzamento lessi ne' pubblici registri 
dell'Illustrissimo Cilicio del /nnne , i quali le SS. VS''. Illustrisime degna- 
rono di |)ermettere , che mi fi)sscro conuuucati . Osservai nella maiiiiior 
parte o sia delle perizie degl" ingegneri , che sono slati consultati sopra 
questo affare . o sia delle relazioni , che a tenore di quelle sono state 
portale da 5o aniii in qua, all' ecceilenlisimo Consiglio, ik^u ])ure ])rendcrsi 
come lui sujiposlo certo, ed infallibile la delta universale elevazione 
delTaheo del Serchio. ma inoltre jiresagiisi in alcune di esse sopra un 
lai londamento . che le cami)ngne aggiacenti al liiuiie siano col progresso 
del tempo per rimanere j)rive di scolo, e 2)er rendersi inabitabile la 
jìianura, e la città slessa. 

Con tutto che questo comun consenso avesse potuto bastarmi per 
restare persuaso della verità d'un tal fallo, stimai iniUadimeno di non 
dover tralasciare di cercare colle osservazioni alcuno di que' riscontri che 
potessero darmi dei lumi più accertali sopra una cosa di tanta iiiqior- 
tanza; l'esperienza di ciò che si era creduto da molli del Pò, e del 



(1) C;isa (Iella Guardia del Ponte S. Quiliro mezza scjiolla dalle piene del fiume, 
e iiial)ilaliile nel piano inlerioro ; il paiapello del pnzzo hioii della medesima in ^laii 
parle^ soiirnalo non oslanle clie 20 anni indieUo l'osse .Malo alzalo braccia 2 e mez- 
zo. Nel i(j()- convenne alzai- braccia 4 e mezzo il piano della chiesa del ponte S. Pie- 
tro come si vede da scijiii nel nmro di essa dell' alzamento corrispondente del iiiiio. 



4 MANFREDI 

Panaro , cioè che ancor questi ilunii fossero soggetti ad un simile alza- 
mento di fondo, e l'evidenza delle osservazioni fatte nell'uno, e nell" altro 
in occasione delle passate visite , nelle quali si era più tosto concliiuso il 
contrario , mi avevano già fatto conoscere quanto sieno facili gli equivoci 
su tal proposito, e specialmente quanto fallace l'argomentare l' elevazione 
del fondo da quella di qualche greto , isola , o spiaggia d' mi fiume . 
]\on lasciava ancor di rillettere che troppo esorbitante dovrebbe trovar- 
si r altezza del Serchlo se da tanto tempo egli andasse elevando il suo 
alveo in maniera da render sensibile qucsteli'etto agli occhi del volgo; 
ma soprattutto mi si rendeva sospetto il fatto , perchè mi pareva impos- 
sibile ritrovarne una cagione costante , e perpetua . 

Noi sappiamo per le ragioni addotte dal Guglielmini , la cui dottrina 
viene in questa parte oggidì universalmente abbracciala , come quella 
die ha per riprova la comune esperienza, che ciascun fiume ha un li- 
mite dipendenza determinalo dalla natura (diverso tuttavia in diversi 
fiumi, anzi in diverse parli d'un medesimo finme ) il quale giammai non 
oltrepassa, se già non si altera o la portata delle sue acque, o la con- 
dizione delle materie che seco strascina , o quella de"* terreni per dove 
scorre ; onde , giunto che sia il fiume a quel grado d' inclinazione , si 
stabilisce sopra quella tal linea , che dicesi cadente naturale del fiume , 
senza elevarsi più oltre colle deposizioni , uè abbassarsi coli' escavazio- 
ne , fuorché talvolta per accidente in qualche parte, e in maniera uon 
durevole . E sebbene in que' fiumi che vanno continuamente prolungan- 
do il loro alveo, o sia nel mare, o fra le paludi, colle alluvioni, in 
virtù di questa medesima legge , la cadente non può mai stabilirsi , ma 
dee necessariamente succedere in essi un perpetuo alzamento di fondo 
( il che ha fatto credere ad alcuni peraltro celebri scrittori , che questa 
sia proprietà generale di tutti i fiumi ) certo è però che un tale effet- 
to , parlando di quelli che sboccano in mare, è lentissimo, uè si dà 
a conoscere che nel corso di centinaia d'anni, ed è poi fuor di dubbio 
che tale eccezione non poteva adattarsi al caso del Serchio , atteso che 
il prolungamento che seguisse della sua linea in mare non potrebbe fa- 
i'e eil'etto alcuno in quella parte ove egli scorre per le pianure lucche- 
si , superiori alla traversa, o pescaia di Itipafratta, la quale non essen- 
do certamente da lunghissimo tempo in qua stata alzata , e restando l' al- 
veo del fiume da essa interrotto, e diviso come in due alvei, con ca- 
duta del superioie sull'inferiore almeno d'un braccio e mezzo (come io 
stesso osservai in una scorsa che diedi fino a quel luogo) necessaria- 
mente ne segue che quello di sopra non può consentire con quello di 
sotto negli alzamenti che seguir potessero per la suddetta cagione. 



MANFREDI a 

OSSERVAZIONI, E CONGHIETTURE SOPRA 
L'ALZAÌVIENTO DEL SERCHIO. 

Essendomi pertanto stato comimicato d'ordine delle SS VV lUuslris- 
slmefra iill altri disegni un proiilo di livellazioni fatto da Sig. Giu- 
seppe Naudini l'anno .716, da cui apparisce qual fosse allora lo slato 
del fondo del fiume in tre diverse sezioni (i), per rapporto ad alcuni 
termini stabili Ivi descritti, volli farne il confronto con lo staio presen- 
te Trovai (a) dunque con nuova livellazione fatta m compagnia de o 
stesso sig. Nalalini, e del sig. Gio. Battista Martinelli a duutura della 
casa nuo^a situata -ioo pertiche in circa disotto a Pome S. Qmlico al- 
la sinistra del fiume, e per relazione ad uno stabile posto nella laccia- 
ia di questa casa, il fondo ragguagliato del Serchio più allo al pi^seii- 
le di quello che fosse nel detto anno 17-6. once 4 in circa Al Ponte 
S Pietro (5) per mezzo d' un altro stabile collocato nella spalla , o pa- 
rànetio d.-l ponte si lro^ò parimente il fondo ragguaglialo dalia parte 
ineriore del fiume al ponte, e immediatamente sotto di esso alzalo do- 
po l'anno 17 «6 brac. -2 , 4 , 6 . Nella terza sezione che era allo sboc- 
co dell- Oxzari non si potè fare il riscontro per la disianza considerabile 
del fiiHiie dal termine stabile , che era nel ponte a ISIontuoli (4) , non 
ncrracttendo la stagione di fare , come sarebbe stato necessario })er la esat- 
iezza una lai lÌNellazione coli' acqua stagnante. Ma da alcuni scanda- 
eli faui tanto nel fiume quanto nell'Ozzari in vicinanza dello sbocco , 
dedussi che il fondo dell' Ozzari fosse più basso del maggior fondo del 
Serchio ragguagliatamonte un braccio e mezzo, il che mostra a irettan- 
to alzamemo del Serchio in quella parte, benché lasci m dubbio da 
nuauto tempo in qua sia accaduto. _ 

Benclu- queste osseiA azioni mi dasscro qualche lume intorno ali alza- 
mento cercato, scorgendo tuttavia da una parte che_ le ire_ misure det- 
te di sopra mostravano che l'alzamento fosse molto diverso in quelle ire 



fO Stato ael fiume nel 17.6 ck una livellazione del Nataliui , il quale apparisce 
,U tir diverse relazioni rapporlate ad alcuni tcrniim fissi. ^ i- ■ / «„ 

M S uovo nel 1.30 i fondo del icuo del fiume pm alto del .7.6 di circa 4 on- 
ce ^ per relazióne ad uno stabile posto nella facciata della casa nuova distante crea .00 

^'Sfll'l;Ì}rs!Vi't.?'ieÌari;amente ad uno stabile posto nella spalla del medesimo si 

trov<') il fiume alzato braccia a , 4 , 6. ,„ r»-, nlnini scandagli 

(4) Al ponto a Monluoli altro slabile, d. cu. non s. fece uso Da »l^um sca u^a„ 

si ritrovò il letto dell' Ozzad circa un braccio e mezzo più basso del bcicU.o. 
che mostra 1' alzamento di questo. 



6 MANFREDI 

diverse sezioni , e riflctleudo dall' altra alla difficoltà di fare i ragguagli 
(1(;1 fondo in un fiume sì rapido , e si difllcile a scandagliarsi , come pu- 
re alla mutazione delle larghezze seguite da un tempo all' altro più in 
uno, che in un altro silo del fiume, e specialmente ne' luoghi o\e so- 
no stati levati gli argini a ponente, volli procurarmi qualche ulierior 
notizia per altri mezzi . 

M' avvisai dunque , che se il fondo del Scrchio si andasse notabilmen- 
te alzando da molto tempo in qua , verisimilmenie egli dovrebbe ora 
trovarsi o più alto , o poco più basso delle soglie di quelle chiavi- 
che , le quali altre volte scolavano le acque delle campagne dentro al 
medesimo, non essendo credibile, che queste soglie nella loro prima co- 
struzione fossero collocate molto più alte del fondo suddetto , atteso che 
ogni buona regola -vuole, che si tengano basse quanto si può per dare 
a' condotti delle campagne tutta la possibile profondità sotto il piano di 
queste . Si fece per tanto cercare colla pertica la soglia della chiavica 
IMartinelli (i) ora abbandonata, che è posta a sinistra quasi nel mezzo 
fra i due ponti di S. Qullico , e di S. Pietro , e livellandola col fiume 
incontro ad essa , si trovò più bassa del pelo corrente del Serchio brac- 
cia 1 , once 3 , in tempo che questo poteva aver di corpo d' acqua tre 
braccia in circa , e perciò questa soglia può giudicarsi più alta del fon- 
do del fiume intorno ad un braccio . 

Parimente avendo fatto scalzare dagl' interramenti la bocca d' un' altra 
chiavica (2) abbandonata posta nell' ala sinistra del ponte S. Pietro dalla 
parte al di sotto del ponte , e cercatane la soglia , si trovò questa più 
bassa del pelo d'acqua corrente sotto quel ponte once 11. 8, essendo- 
vi allora ragguagliatamente nel fiume, poco di sotto al ponte, braccia 1, 
c) d' acqua onde la detta soglia è più alta del fondo ragguagliato del 
Serchio once 1 o . 

Da queste osservazioni mi si rendè manifesto , che le due chiaviche 
suddette sarebbero tuttavia atte a scolar nel Serchio le acque , che pri- 
ma vi scolavano , e sebbene queste con ottimo consiglio suggerito dal 
sig. Rondelli , sono state rivoltate, non ha molto a sboccare neirOzza- 
ri , non è tuita\ia che a ciò precisamente ne obbligasse la perdita del-- 
la caduta cagionata da alzamento del fiume , ma piuttosto il giusto 



(1) Soglia della chiavica Martinelli si trovò più bassa del pelo dell' actpia pel Ser- 
chio braccia ■?., once 3, ed avendo questo di corpo d' acqua circa 3 braccia , e per ciò 
la soglia suddcUa più alta del t'ondo del fiume circa un braccio . 

(3) Altra chiavica posta nell" ala sinistra del Ponte S. Pietro la cui soglia più bassa 
del pelo dcir acqua once 11.8, essendo il corpo dell'acqua braccia 1. 9, ondo la soglia 
si trovò più. alta del foudo del Serchio circa once 10. 



MANFREDI 7 

riguardo di non lasciare i loro sbocchi esposti a quegli Interrimenti che 
tutto giorno solirirebbero ad ogni escrescenza di quello , e che Impor- 
rebbero una perpetua soggezione di slezzarli , e riaprirli coli' escavazlo- 
ne a mano come dovca praticarsi avanti che gli scoli ne fossero divertiti. 
Onde parvemi di poter concliiudero assai vcrisimilmente che l'alzamen- 
to del fondo del Serchio dopo la cosimzione di quelle chiaviche (le 
quali rcjuiio assai antiche) non sia staio tanto grande quanto comune- 
nieiue v-iene slimato. 

Ma perchè le sopraccennate osscr\azIoni non potevano servire che per 
determinare al j)iri I cangiamenti del fondo in quelle parllcolarl sezioni , 
che si erano li\ellate, e noii già quelle universali alterazioni, che si 
alzano, e ne abbassano la cadente, volli assicurarmi d'un punto si ri- 
levarne col riscontro delle maggiori altezze, alle quali sieiio arrivate le 
antiche . e 1-e moderne escrescenze , che è la maniera più accertata per 
indagarle . L' autorità di due spettabili cittadini che io serviva nella vi- 
sita non mi lasciò mancare ne]>pnre intorno a ciò il modo di soddisfar- 
mi . Si tro\;u()no nella canonica (i) del sig. Rettore di ponto S. Pietro 
diverse, notizie delle maggiori piene seguite dall'anno 1696 in qua col- 
r altezza, a cui arrnarono le acque, ])artc enunciata in memorie scrit- 
te di que' tempi , parte accennata con semplici segni notati nel muro 
dietro la chiesa, coli' anno a cui apj)artiene ciascun segno . Anco a Pon- 
te a .Moriano (a) furono indicati, da jursone ivi abitanti da lungo tempo 
i segni d' alcune escrescenze corrispondcnii a quelle di Ponte S. Pietro , 
e parimente alctuie poche ne indicò a Ponte S. Quilico (3) l'uomo di guar- 
dia che ivi abita. Sarebbe desiderabile che in a\ venire di mano in ma- 
no che ^iene II caso delle grandi escrescenze ( le quali dal lò'Bc) hi 
qua pare che abbiano a\uto un ])erIodo di otto anni , sahu qualche vol- 
ta di nn anno di antIci])azioni , o di ritardo^ si j)raiicasse la diligenza 
di farne notare , e scolpii e in pietra immobile i segni in diversi luoghi 
del fiume . come ^eggo essere stato fatto a Ponte a Moriano, e a Pon- 
te S. Quilico (4J di quella de' 7 Decembre lò'yG. Una serie di tali me- 
morie continuala per molli anni darebbe de' gran lumi intorno alle mu- 
tazioni del (lume . 

Olire le «screscenze indicatemi , ebbi cam])0 di osservare io stesso 



(1) Nella canonica tlcl Ponte S. Pietro vi sono oltre i segni dell' alzanienio iklle 
piene del iGf)(J al 1^7.9 diverse notizie in iscritto delie nuiggioii pieno del fiume. 

(5.) Al Ponte a Moiiano \i sono pine dc'se;^ni delle piene toiiispondcnti a quelle del 
Ponte S- Pietro. 

(3) Alcuni altri segni indicati al Ponte S. Quilico dalla guardia. 

(4) Memoria al Ponte a Moriano delle piene de' 7 Decembre iGq6. 



8 MANFREDI 

oculanneiilc in diversi luoghi 1' altezza della piena più clic ordinaria ' 
benché non massima, che accadde il dì 21 Novembre dell" anno passato 
mentre io mi ritrovava in visita . Lungo sarebbe il riferire alle signo- 
rie vostre illustrissime tutte i confronti die io feci di tante misure. Ac- 
cennerò solamente quelle principali conseg.uenze , che raccolsi , e che 
ponno aver relazione colla presente ricerca . 

La più alta di tutte le piene (1) delle quali abbia ritrovati indie] a 
ponte a Moriano fu quella del 1696, e questa medesima, non senza mio 
stupore , trovai essere stata la più bassa di tutte quelle che sono state 
notate a ponte S. Pietro , e parimenti la più bassa di quelle delle qua- 
li ho avuto riscontri al ponte S. Qnilico. 

Dopo quella del i6t)6 ninna ne rinvenni a ponte a Moriano, che sia 
riuscita più alta di quella, che accadde l'anno 171 3 (2), mentre ella 
mancò da quella del iG'yG solamente once 10. Questa medesima a pon- 
te S. Pietro si ritrovò alta tre braccia, e un'oncia sopra quella del 
1696 a ponte S. Quilico non si è avuta notizia della sua altezza. 

La terza gran piena indicatami a ponte a Moriano fu quella che ac- 
cadde due anni sono cioè a di 8 Dccembre ij-io (5). L' altezza di essa 
manca da quella del 16^6 un braccio, e due once. A ponte S. Pietro 
la eccede di 3 braccia, e 3 once, e a ponte S. Qnilico di un braccio, 
e cinque once . 

Supposto che queste tre escrescenze degl'anni i6y6, 171 5. e 1728 
fossero d'un grado eguale fra loro rispetto alla quantità dell'acqua, 
trovai risultare dalle misure podi' anzi riferite : j)rimo, che il londo del 
Serchio al ponte S. Pietro siasi alzato dal iGytì al 1715 tre braccia 
ed un'oncia, e di nuo\o dal 1710 al 1728 alzato due once. Secondo 
che al ponte S. Quilico dal lò'gb' al 1728 sia alzato un braccio e cin- 
que onee . Terzo che al ponte a Moriano sia abbassato dal iGgG al 
1713 once jo.edal 1710 al 1728 abbassato di nuovo altre once quat- 
tro ; ne in queste conseguenze parvenu potersi fare error maggiore di 
quello che dipende dalla supposizione della rigorosa egualità del grado 
delle piene . il qnal divario verisimilmeute non può essere di molta 
considerazione . 



(1) La più alla piena a ponte a Moriano , è quella del 1696, e questa è la più bas- 
sa delle notale a ponle S. Pieno , e di quella nolata a ponte S. Quilico . 

(^) Poole a Mollano piena del i-i3 mancante da quella del lO'gt» soltanto once 
IO, questa a pome S. Pieno si trovò brac. 3. once 1 sopra quella tiel iGyt» nessuna 
notizia licita mciiesinia a ponte S. Quilico. 

(3) Piena del lyiH al ponte a Moriano minore di quella del 1696 brac. 1 2, a 
poiilc S. Pietro maggiore di once 3. 3. 



MANFREDI 9 

Solamente è da avvertire, che la grande altezza delle piene del lyio, 
e del 1728 al ponte S, Pietro potrebbe per avventura attribuirsi in 

Ì)arte alle acque degli inlluenli inferiori Fraga , Freddana , Freddanel- 
a , e Cerchia , ed anche al rigurgito della Contesora , che fossero con- 
corsi a quelle due piene con maggior quantità delle loro acque di quel- 
lo , che concorressero alla piena del it>yt>. i>e ciò fosse , gli alzamenti 
del letto del fiume a ponte S. Pietro sarebbero qualche cosa di meno 
dei calcolati . ma gli abbassamenti ritro\ati al punte a Moriano rimar- 
rebbero i medesimi di prima. 

Non parlerò di altre due escrescenze assai riguardcvoli , una delle 
quali accadde l'anno 1721 e l'altra è quella che io slesso ho osservata 
del 1729, perocché da queste non risultano nel fondo del iiume che 
mutazioni irregolari di poche once , le quali ponno dirsi insensibili iu 
un liurae di tanta pendenza, anzi come tali ponno anco riguardarsi quel- 
le, che si sono trovate poc' anzi fra il J7i5 , e il 17213 e per ciò dal 
1713 in qua le linee cadenti delle piene da ponte a Moriano, e ponte 
S. Pietro si ponno considerare sossopra come ecpiidistauli fra loro, lad- 
dove quella del i6<.)6 è grandemente inclinata a tutte le altre, e più 
ripida di ciascuna di esse , il che mostra ciie le più considerabili mu- 
tazioni di questo iiume in altezza sieno succedute fra il 169Ò', e il lyio, 
e che dopo qucsf* ultimo anno il fondo sia come stabllit(j. 

Per altro che nelle vicinanze del ponte a Moriano. non die sia succeduto 
riempimento dell' aheo, ne sia piuttosto seguita escavazione , è una veri- 
tà di cui non mi lascia dubitare un'altro indicio (1) al mio credere in- 
contrastabile , che hf) ricavato dalle lixcllazioni per me l'atte del murac- 
elo iuio\o col pelo d'acqua, e col fondo del Iiume, mentre essendosi 
fatto scalzare per qualche tratto di lunghezza il dello muracelo a dirit- 
tura della casa Beiiassai , posta sopra lo sbocco della Fraga , lino a sco- 
prire il piano inferiore delle sue fondamenta, si trovò questo piano un 
buon braccio più alto del pelo dell" acqua del Serchio , iu tenqx) 
che questo Iiume poteva aver ivi un fondo di due in tre braccia d' ac- 
qua . Ora egli è certo , che quel massiccio di muro , fab))ricalo senza 
dubbio ad uso di riparo contra il liiuue , dovette esser fondato ])iù bas- 
so , e non più alto del letto , non che del pelo d' acqua di questo e 



( 1 ) Indizio dello scavanipnlo drl fiuiiio nrlla vicinnii:-» del ponte a Moriano . Il 
muraccio in contro alla rasa Bcnassai si Uova col suo Ibndamenlo ini buon braccio più 
alto del pelo dell'acqua del liuiiic , e in tempo che ivi l'acque avevano un Tondo 
(li <luc in Ire braccia , e si osserva la sua parie inlcriore in altezza di braccia a e H. 
oncia assai scabra e rozza , ne spianata come la supcriore , segno clic era 1' antico 
fondamento . 



IO MANFREDI 

verisiinilmente tutta la parte inferiore del tletto lu'iro, la quale si os- 
ser\ò rozza e iioii ispiaiiai» , in altezza di braccia 2 once 8, era quel- 
la, che rimaneva sepolta sotto il j)iano del letto. Dunque questo piano 
dopo il lcni])o della costruzione del ranraccio si è scavato da 5 in 6 
braccia; e sebbene 1' antichità di tal fabbrica che è del secolo del i5oo, 
ci lascia in dubbio di quanto possa ostiere antico un tale abbassamea- 
to , tuttavia il riscontro delle osservazioni delle piene al j)onte a Moria- 
no ci da lume per conoscere , che almeno qualche parte di un tale ef- 
fetto sia seguita dopo 1' anno i6y6, e versoli principio del corrente 
secolo . 

Parvenu dunque di potere inferire da tutte le sopraccennate osser- 
vazioni con molta probabilità: 1. che dopo l'anno 1716 in diverse par- 
ticolari sezioni del Sercliio disotto al ponte S. Quilico sia veramente se- 
girito qualche alzamento: a, che anco la cadente universale del fiume 
dopo l'anno JÒgG trovisi alterata, cioè alzatasi nelle parti inferiori, e 
poi sempre meno di mano in mano nelle superiori . tanto che a ponte a 
Moriano sia più tosto abbassata, che alzata. 3. che tal mutazione di 
cadente non sia perpetua, anzi dia a divedere d'esser seguita avanti 
r anno 171 3 e dopo quel tempo poca o uiuna mutazione sensibile vi 
sia stata nell' imiversale del fiume , e in modo da farne alterare le pie- 
ne, ma solo alzamenti particolari nelle sezioni predette. 

Ma perchè in questa materia una gran riprova de' fatti è il potere 
mostrare la coerenza di essi con cagioni certe e necessarie , perciò nel- 
r informarmi de' diversi stati del Serchio ne" tempi addietro, andai inda- 
gando se alcun lume mi si scoprisse per render ragione di qua' can- 
giamenti d' altezza, che mi pareva d' a\er hi esso ravvisati. In fatti ri- 
levai fra le altre, due notizie, cosi addattate a render ragione degli ef- 
fetti suddetti , che in virtù di esse si sarebbe potuto presagire , che fos- 
sero doNuti succedere, anche prima d'averli osservati. 

Seppi in primo luogo , e da' pubblici registri , e dalla viva voce di 
molti, che questo fiume prima dell' anno 1700 non era dalla parte di le- 
vante fiancheggiato , come ora , da una linea continuata d' argini reali , ma 
avendo solo da luogo a luogo qualche difesa di privati e n(m seguiti ripa- 
ri , versava nell' escrescenze gran copia delle sue acque sopra le campagne 
a sinistra. Fu dunque solo dell'" anno 1700 costrutta 1' arginatura segui- 
ta , che dalle vicinanze del'o sbocco della Fraga Io costeggia sino a 
quello dell' Ozzari ( giacché dal ponte a Moriano al detto silo della Fra- 
ga r altezza del terreno risparmiava la necessità di una tal difesa) e con 
ciò venne railrenata, e incassata dentro laheo del fiume tutta quella 
mole d' acqtie , che ora egli porta nelle sue piene; ed ecco una certis- 
sima cagione per cui dovevano seguire in buona parte quegli efleili, che 
1' esperienza ha comprovati. 



MANFREDI ii 

Dovovano |irimicramcnlc nelle pani inferiori ( prescindendo anco dalla 
m\Ua7.i()ne del fondo ) alzarsi le pione piìi che prima , a cagione delia mo- 
le dell' acijna accresciuta, e doveva in secondo luogo uuio il fondo del 
faune corrodersi ed abbassarsi, a cagione della forza aumentata . disponeji- 
dosi in una linea meno decli\e di prima, e per modo che f abbassamen- 
to fosse pili sensibile \erso il principio dell' arginatura ( e per consenso an- 
co di sopra ad esso almeno lino al ponte a Moriano o piii tosto lino dove i 
molti inicrronipimcnli della pendenza seguita della sua linea lo permette\a- 
no)e inferiormenle andasse di mano in mano degradando lino a ridursi iu 
unlla sul ciglio della pescaia di Ripalratia. Anzi j)erchè in ciò fare dove- 
va scalzarsi dal detto fondo gran quantità di sassi , e venire trasportata 
alle parti inlime , dove la pendenza , di mano in mano più dolce , non 
bastava per awenlura ad isnialtirli, potè in virtù dell" escavazionc su- 
periore seguire in cpielle j)arii inleri(jii qualche riempimento , massima- 
mente per esser succeduta ad un tempo stesso un' altra mutazione , at- 
ta a proino\cre cpiesio medesimo ellelto. 

La seconda mutazione fu diUKpie, che dallo sbocco dell' Ozzari in giù 
il Serchio \enne ad allungare notabilmente la sua linea, per aver presa 
una strada j)iìi obbliipia, e più torluosa . Tale allungaiiienlo a\e\a già 
comincialo a manitestarsi (pialche tempo prima , e iu alcune Relazioni 
all' illustrissimo uflicio da me lette, ne erano state ponderate le perni- 
ciose conseguenze. La cagione veniva attribuita ad alcuni lavori av- 
vanzati latti con sassi dalla parte j)isana disotto allo sbocco dell' Ozza- 
ri , i (piali obbligavano il Serchio a torcer cammino, sempre più int«r- 
iiandosi dalla parte lucchese, e formando un gran gomilcj , che vedesi 
nella pianta ilei suo corso fatta con tutta esattezza dal sig. Giuseppe 
NiUaliiii l'anno 1716, e che non ap])ariva in altra pianta da me ve- 
duta fatta a tempo del Mc\er , cioè verso il i'ìBy; uè solamente se- 
guiva da tale sassaia allungamento del corso del linme , ma eziandio si 
formava un ritegno, e come una chiusa, che ne sosteneva il fondo, on- 
de anco per questo caso doveva succedere alzamento del iiuinc , e que- 
sto rendersi universale , ed eguale in tnttcj il tratto superi(jrc , per quan- 
to lo permettevano gì" interrompimenli sopraccennati della pendenza del- 
l'" al\eo . 

Combinando pertanto insieme le due mentovate cagioni : una atta 
Lensl ad indurre esca%azione notabile nelle parli superiori, ma che non 
doveva produrla che assai tenue nell'^inferiori, anzi che poteva in queste 
fare un' elletto ctmtrario , o che ceriamenie . prescindendo dalla altera- 
zione del fondo, do\e^a far ivi elevare la superlicie delle escrescenze; 
e r altra atta a produrre un riempimento dell alveo , che univeisalmeu- 
ic ed egualmente .-.i estendesse lino alle parli più alle : parmi che si 



12 MANFBEDI 

spiej^liiiio fissai cliiaraniente tutti qiie' cangiamenti della cadente del fiu- 
me . clie di sopra ho riferiti , anziché in lui cerio modo si comprovi an- 
co la loro verità ( quando potesse dubitarsene ) dalla stessa necessità 
che vi era. che così succedesse. 

Queste medesime osservazioni servono a fare intendere , che la consi- 
derabile elevazione delle piene a ponte S. Quilico, e più ancora a ponte 
S. Pietro dopo il 1696 non è tutto elleno di alzamento del fondo, ma 
dee in parie attribuirsi a quel maggior corso d' acqua , che ora porta 
il fuime dopo essere stato munito d' argini reali dalia j)aric di levante, 
onde sempre più si conferuia , che l"" alzamento della cadente anco in 
quelle parti, non sia stato di molta considerazione. Spero, che le si- 
gnorie vostre illustrissime mi condoneranno se forse di soverchio mi sono 
fermato nel mettere in chiaro un fatto . che io reputo di molta rile- 
vanza . e da cui dipendono le massime fondamentali . che a mio crede- 
re debbono aversi in vista nel regolamento di cui si tratta . 

DE' DANNI APPORTATI, O MINACCIATI DA 
QUESTO FIUME. 

Passando ormai alle osservazioni de' danni apportati, e de' pericoli 
che tuttavia sovrastano da queste acque, i principali disordini, che mi 
sieno stati indicati , sono dalla parte di ponente , dove essendo stati do- 
po l'anno 1714 i" parte demoliti, e in parte abbassati gli argini, che 
prima in qualche modo coprivano quelle campagne , e ciò a fine di col- 
marle colle alluvioni delle torbide del medesimo fiume, le acque vi si 
spargono sopra ncU' escrescenze senza alcun ritegno . 

Quivi dunque mi fu rappresentato da' possessori , ed interessati , co' 
quali i due spettabili cittadini sopraddetti mi fecero più volte abbocca- 
re su i luoghi , che la demolizione dogli argini era bensì riuscita sul 
principio di qualciie profitto , massimamente col soccorso delle traverse , 
le quali furono costrutte ne' piani esposti alle alluvioni , e che spiccan- 
dosi dall' allo della campagna alla radice del monte , e avvanzandosi si- 
no alla ripa disarginata, ser\ono a fare ristagnare le acqtie , che larga- 
mente si espandono sopra i delti j)iani ( ofllcio che ])restano eziandio in 
parte gli argini de' due influenti nel .Serchio , Cerchia , e Contesora ) . 
Onde per fino a tanto , che non vennero piene straordinarie , si ebbe 
r intento bramato di ricolmare quelle campagne con poco , o ninno dan- 
no de' raccolti , e senza alcun sconcerto di molta conseguenza ; ma che 
la grande escrescenza del 1721, e molto più la massima del 1728, e 
le due non disprezzabili del 1727, e 1728 avevano cangiato di gran 
lunga lo staio delle cose; imperocché alzandosi 1' acqua sopra le ripe 



MANFREDI i3 

(lisarginalc qualche braccio, e troYando in quc' piani una gran penden- 
za dal iiiime verso monte , la quale si è anco andata crescendo per le 
passate alluvioni . ])rendc ora sopra que' piani un si rapido corso , che 
in molli luoghi rodendo le ripe , si apre ])rofondi canali , i quali qua 
e là irregolarmente diramandosi , hanno , come io stesso ho veduto, gua- 
sti , e malconci in più parti i piani suddetti , e specialmente quelli che 
giacciono Ira' due ponti di S. Quilico, e di S. Pietro, e quello che da 
S. Pietro in giù si estende fm verso Nozzano . 

In conseguenza di queste correnti , che in tanti luoghi si formano, fa- 
cendosi come altrettante chiamate al maggior corso dell' acqua , che scor- 
re fra le ripe dentro 1' -alveo del fiume , si rivolge questa con tal em- 
pito per le dette correnti , che le parate non ponno reggere a tanta fu- 
ria . ma squarciandosi . danno cagione ad un maggiore profondamento 
delle bocche aperte nelle ripe , onde la ghiaia del fiume , non che la 
sabbia s' introduce per esse in gran copia ne' campi , che in fatti ne 
ho A eduli in molti luoghi seminati e coperti. Né bastano già le traver- 
se a frenare le suddette correnti , perchè essendo collocate assai lonta- 
ne r una dall'altra, largo spazio hanno le acque a dilatarsi, e a cor- 
rere sregolatamente sopra i piani , prima che possano equilibrarsi den- 
tro i recinti, che fra le tru\erse, e la radice del monte vengon com- 
presi . Anzi accollandosi sopra le traverse inferiori , per quella naturale 
pendenza che hanno le campagne a seconda del fiume , e scalzandone 
col loro corso la scarpa , le mettono in pericolo di precipitare come al- 
cune volte è accadiuo . 

Né già men pernicioso è il ritorno dell' acqua da' campi nel fiume 
di quel che sia lo spargimento di essa dal fiume sopra de' campi ; per- 
ciocché al calar della piena rovesciandosi le correnti , si profondano di 
vantaggio, e si allargano le bocche a parte nelle ripe, e si lacerano di 
nuovo i piani con altri canali . E specialmente lungo le traverse infe- 
riori di ciascuno de' ripartimenti suddetti, trovandosi per, l'accennata 
pendenza della campagna , V acqua più alta , e per quella del fiume', 
più bassa la ri])a , é forza, che si formi un canale, se già non ^i fos- 
se , per cui la maggior parte di quella si scarichi nel fiiune con nuovo 
evidente pericolo delle traverse . 

Né per tutto ciò lasciano questi jìiani d' esser soggetti a que' mede- 
simi pregiudici ed agra\i di rotte, a' quali sarebbero sottoposti o\ e fos- 
sero arginati , mentre essendosi lasciati in piede per qualche tratto im- 
mediatamente di sotto a ponte di S. Quilico , e di S. Pictio i secchi 
argini all' altezza di prima , e ciò ad oggetto di frenar 1' acqua allo 
sboccar che fa dalle angustie de' ponti , e succeduto , che questi metlesi- 
mi avanzi d' argini vengano squarciati dalle escrescenze , come ho veduto 



i4 MANFREDI 

in quello che è a canto pome S. Pietro , rotto dalla piena del 1728, 
che poi si è chiuso a coronella . 

A queste giuste querele aggiungono i poveri abitatori il deterioramento 
delle case , ed altre fabbriche, le quali ho veduto in parte diroccate, e in 
parte sepolte nella sabbia , la perdita de' bestiami , e il pericolo trop- 
po evidente delle vite di loro stessi; né veramente si ponno persuadere, 
che a tanti pregiudici faccia bastante compenso il miglioramento di qual- 
che parte di terreni , i quali essendo vantaggiosamente situati in mia 
mediocre distanza dal fiume , e colla difesa d' una traversa superiore e 
vicina, non hanno avuto sopra di loro, che il ristagno delle torbide, 
ond' è che hanno potuto colmarsi con una placida alluvione. 

Dalla parte poi di levante, benché non si scorga una si lagrimevole 
desolazione, ho tuttavia facilmeme potuto far concetto de' danni a' qua- 
li sono state soggette quelle campagne, da' vestigi, che ancor riman- 
gono delle due ultime rotte del fiume, una detta la rotta Martinelli , e 
r altra a' Campacci , 1' idtima delle quali , succeduta in tempo d' una 
piena non più che ordinaria li j5 Decembre 1728, vidi ancora in qualche 
pericolo di riaprirsi , per non esser compita tutta la linea delle parate 
che la coprono , nelle quali attnalmeme si lavorava . 

Ilo anco potuto ravvisare da quel poco, che negli argini a levante è 
restalo di vivo sopra i segni ancora freschi della piena de' ai JNovem- 
bre scorso, da me osser\ata (e di tali misure ho voluto accertarmi con 
una livellazione andante de' segni suddetti col ciglio degli argini , ese- 
guita con ogni diligenza dal sig. Giambattista Martinelli dallo sbocco 
della Fraga sino a quello dell' Ozzari ) , che \enendo escrescenze massi- 
me , sarebbe forza , che 1 acqua traboccasse in molti luoghi nelle cam- 
pagne ; mentre essendo restata la delta fiumana ùiferiore a quella degli 
8 Decembre 1728 a ponte S. Quilico d'un braccio, e once 9, e al- 
trettanto in circa a ponte S. Pietro, molti siti ho trovati negli argini, che 
non giungono a tant' altezza. E in fatti in parecchi luoghi di essi mi so- 
no stati mostrati gli avvanzi de' soprassogli , che vi si fecero, acciocché 
da quella escrescenza non venissero soverchiati. 

Flnalmonle ira i disordini a' quali è esposta la parte di levante non 
dee tralasciarsi quello, che nasce dal rigurgito del Serchio dentro V Oz- 
zari ; mentre sebbene le campagne lungo questo canale nelle vicinanze 
del suo sbocco hanno qualche difesa d' argini (deboli tuttavia, e mal 
tenuti né bastantemente lontani dalle ripe , e per molte cagioni imperfel- 
ti ) le più lontane però rimangono sopratlatte . e largamente inondate 
dai mentovali rigurgiti , che vi si s])argono sopra in grand' altezza , co- 
me restai informato in occasione di star ser\endo 1' illustrissimo uilicio 
dell Ozzari alla \isita di (piel canale. 



MANFREDI i5 

Questi sono i principali casi de' danni e pericoli da me osservati. 
e che riguardano 1' universale del fiume, mentre per quello che fìp- 
partiene a qualche particolare sconcerto , che possa esservi , o sia de- 
gli argini , o delle parate più in uno che in un altro luogo, nò io ho 
fatte sì minute osservazioni , né credo che le signorie vostre ilìustrissinie 
ricerchino intorno a ciò il mio sentimento , essendo, come sono, ben prov- 
vedute di abili ingegneri , che pt^r la loro esperienza ponno all' occor- 
r<inze j)Ciisare ad ogni necessario riparo , come lodevolmente hanno fin' o- 
ra praticato . 

SE CONVENGA RIPORRE GLI ARGINI DEMOLITI 
A PONENTE DEL SERGHIO . 

N«l divisare che ho fatto meco stesso quali provvedimenti potessi sug- 
gerire da darsi a tanti e si gravi disordini , un solo articolo mi ha tenuto 
alquanto sospeso i c(mie quello su cui stimo, che possa cadere qualche 
dubbieià . e questo si è : se com\ cnga rimettere gli argini al fiume dalla 
]>arte di ponente . Sopra di che , sebbene quasi uniforme è d consenso 
de' paesani , e de' padroni di que" fondi , nel desiderare , anzi nel pre- 
gare con grand' istanza che vengano limcssi , non lasciano tutta via di 
far qualche forza in alni que' moti\i, su' quali si potrebbe appoggiare 
un contrario sentimento. Ilo per tanto stimalo mio debito di esaminare 
con Ogni attenzione questo juuito . e di esporre prima d' ogni altra cosa 
alle signorie vostre illustrissime intorno ad esso le mie riflessioni . 

La prima , e principale ragione contra la reposizione degli argini , è 
quella medesima , che sopra tutte le altre diede impulso alla risoluzio- 
ne di demolirli : cioè che le campagne a ponente , siccome quelle , che 
sono poste in sito assai basso , e perciò dileltuose di scolo , abbiano ne- 
cessità d'esser alzale colle alluvioni delliume; il che non può ottener- 
si, se colla rimozione de' ripari non si lascia aperta la strada alle torbi- 
de di innolirarsi sojìra di quelle, e di farvi le loro deposizioni. Né so- 
lamente si dee in ciò aver riguardo allo staio presente delle dette cam- 
pagne , e alla dillicollà che provano a liberarsi dalle acque delle piog- 
ge , ma anco a quello che potesse succedere nell' a\ venire , quando al- 
zandosi il letto del (lume, lo scolo venisse ulteriormente a deteriorarsi: 
potendosi temere, che in tal caso divenissero paludose, con infezione 
anco dell' aria delle colline, giacché appiuito a ])iede di queste sono co- 
stituiti i terreni più bassi , e j)iu soggetti a tal pericohj . 

Un' altra ragione ìvm meno forte di questa dediicesi dalla giusta ge- 
losia , con cui convien difendere, e custodire I" altra mollo più spazio- 
sa , e più fertile pianura , posta a levante , e sulla quale è collocala la 



i6 MAN FREDDI 

Stessa città . Imperocché se colla riposizione degli argini si toglierà al- 
l' escrescenze del fiume quel largo spazio che ora hanno a dilatarsi dalla 
parte di ponente , si può temere , che alzandosi di mole , e per conse- 
guenza accrescendosi eziandio di velocità, tormentino e carichino con tan- 
ta forza r arginatura da levante , che questa non possa reggere , e si 
squarci con perpetue rotte. Che se pur troppo ne accadono di presen- 
te, non ostante lo spandimcnto di tant' acqua fuori dell' alveo del fiume , 
e se la superficie delle maggiori fiumane per poco non trabocca sopra 
quegli argini ( anzi in molti luoghi per certo vi traboccherebbe ove pron- 
tamente non si accorresse a nuinirii con soprassogli ) , che do\rassi a- 
spettare allora quando lutto il fiume do\rà correre ristretto fra 1' an- 
gustie di due sponde d' argini , senza potere sfogare , e divertire il suo 
empito in alcuna parte . 

. Si aggiunge a questi motivi la riflessione , che rifacendosi gli argini, 
le campagne a ponente , che sono restate o isterilite per la rena e 
ghiaia, che le ha coperte, o guaste e sregolate per li rii, canali, e vo- 
ragini , che r acqua vi ha formate , rimarranno per necessità perpetua- 
mente neir infelice costituzione in cui si trovano; laddove lasciando quel- 
la sponda aperta, si può sperare , che una ^olta si ricolmino, e tornino 
a fecondarsi , specialmente ove si moltiplichino le traverse tacendole me- 
no distanti una dall' altra, di quel che sono: il che servirà per toj^liere 
o almeno per diminuire di molto il corso sregolato dell' acqua , e ob- 
bligandola ad equilibrarsi ben tosto ne' piccoli spazi compresi fra le 
medesime, darà luogo alle deposizioni di puro limo, che sono quelle, 
che fecondano i terreni , E sebbene avranno questi la soggezione di re- 
stare inondati nelle piene, ciò tuttavia non dee contarsi per un danno, 
mentre le alluvioni, o\e. sieno placide e di breve durala, non impedi- 
scono la coltura, né danneggiano i raccolti, ma al più quando succe- 
dono immediatamente dopo la seminagione obbligano a risementare : in- 
comodo , che abbondantemente viene ricompensato dal miglioramento de' 
terreni ricolmati . 

Non ostanti queste ragioni, il mio riverente consiglio sarebbe , che si 
rimettessero gli argini dalla j)arte di ponente . 

Il primo motivo , che a ciò mi persuade si è , perchè essendovi da 
quella parte spaziosi piani . non già di boschi o di valli , ma di buo- 
ne, e feconde campagne da gran tempo fruttifere , colli\ate . ed abita- 
te , ogni ragion vuole che si j)crmetta a' possessori di ritrarne quel mag- 
gior frutto, e di farne quel miglior uso che sia possibile, e ciò nella 
maTiicra meno per essi uicomoda , meno gravosa, e meno pericolosa ; uè 
questo può farsi , che col levar loro la non necessaria soggezione delle 
inondazioni del fiume, difendendo con argini le loro campagne, come 
sono difese le altre a levante . 



MA^FREDI 17 

Ho delio non neccss.iria soggezione;, priTÌocchò se veramente lale la 
slimassi non proporrci cosa, clic con ajìpaienza ili vantaggio, rinscijebhe 
in tal caso realmente in loro pregindi/.io . Ma di tal necessità non so 
persuadermi, mentre ])cr quello, che ho potuto ^e(lere. ijne" piani ( o 
sia poi per l'allmioni, ciie hanno avute , o sia perchè tali fossero anche 
prima della demolizione degli argini ) sono tanto alti quanto hasta per 
doversi dire j)erfeiianicnte Liionilicati, e non bisognosi di nuova aliu\ io- 
ne per ricolmarli. La Frcddanclla , clic scola i terreni di ponente fra 
ponte S. Quilico, e la Cerchia; la Ducaia che scola quelli fra la Con- 
tesora , e ponte S. Pietro ; e V alno scolo detto anco esso Ducaia . che 
dà scarico agli altri compresi fra la Cerchia, e la Contcsora sono state 
da me vedute (non ostante, che i tempi fossero piovosi, e la stagione 
di Novembre avvanzaio , e parte di Decembre ) correre colle acque ri- 
strelie dentro i loro alvei , e tutte sepolte fra terra , e non già sparse 
e ristagnate sopra dc* campi, come si vedrebbero se potesse ilirsi con 
verità , che questi patiscono di scolo ; e benché io non abbia \ isitali a , 
palmo a palmo tutti qiu'' ])iani nelle parti che sono alla radice del mon- 
te in Aicinanza de' suddetti scoli, a\endo tuttavia dimandato, se in al- 
cuno di questi luoghi vi sieno valli, non me ne sono state indicate in 
alcuna parte . 

Ilo bensì veduto non senza mia maraviglia, e questo non tanto ne' 
piani a j)onentc quanto nella molto più spaziosa pianura a levante i fos- 
si , e condotti particolari, che debbono ser\ ire a scaricare le acque ncl- 
li scoli maestri , così negletti e mal tenuti , che 1" acqua in molti luo- 
ghi si lascia morire ne' solchi, o pure stagnare ne' ])raii e ne' campi . 
la superlicie de' quali \isibilmente ha qualche braccio d'altezza sopra 
il jielo dej^li scoli principali i\i coiitij^ui: disordine grande, ma volon- 
tario , il cui rimedio , non è fra quelli che ponno suggerirsi dagl' inge- 
gneri , ma fra quelli che ponno solo essere di\isati dalla pubblica au- 
torità . 

Atteso il clic ho gran cagione di dubitare di equivoco ( ciò sarà in 
ris])osta alla jirinia delle raf:;ioiii portate in contrario ) nel dire, clie co- 
muneinenle si fa, che i sud'.ietti piani a ponente sieno bassi risj)ctti\a- 
mentc al fiume, in cui debJjoiio aver lo scolo. Può bendarsi, che pa- 
ragonando il fondo del liunic co' terreni, che di mano in mano vi si 
Iroxano incontro, verso le radici del monte sieno questi, o piti bassi , 
o di j)Oco ]iiù alti di quello : e in tal senso credo doversi intendere 
quel che ho letto in alcune relazioni dell'anno iji^ì ciot; che i ter- 
i"eni del piano di S. Alessio non avessero che un mezzo braccio di ca- 
duta sopra il fondo del Serchio; ma la gran pendenza di questo (che 
per le li\ellazioni del sig. JNaialini fatte l'anno ]7i(>, è in queste jiani 

5 



t 



i8 MANFREDI 

infime in ragione di traccia 4- 9 per miglio ) non mi lascia diiLitare , 
che \ i sia alcuna parie considerabile di terreno , la quale non resti tan- 
to più alla del fondo del medesimo Serchio ( considerando questo fon- 
do al punto dello sbocco , che in lui ha il condotto che scola quel 
piano ) quanto basta perchè tutto il piano possa asciugarsi dalle acque 
piovane , alle quali ponno essere suflicicnti poche once di pendenza per 
miglio . 

Potrebbero eziandio i suddetti terreni di ponente chiamarsi bassi in 
altro senso, cioè in quanto al rigurgito delle piene del Serchio, che en- 
tra per le bocche de' loro scoli , ne tiene in collo le acque , anzi si 
inoltra ad inondare gli stessi terreni . IMa se per questa cagione i ter- 
reni si dovessero chiamare bassi , e pensare a buonificarli per alluvione, 
dovrebbe dirsi bassa . e bisognosa di bnonificazione tutta la pianura di 
Toscana da Firenze al mare, giacché essendo Arno , e i suoi influenti in 
quelle parti tutti arginati , non vi mette capo scolo alcuno di campi , 
che non sia soggetto al rigurgito nelle escrescenze ; e pure viene quella 
riputata fra le più belle ed amene pianure d' Italia ; e con ragione , 
perciocché 1' industria degli abitatori non asjiettando che il lìunie vada 
alzando que' terreni a quel termine a cui può alzarli ( termine a cui 
rigorosamente parlando mai non si arriva ) ha escluse le fiumane dalle 
campagne cogli argini , e dagli scoli colle cateratte ; e cosi pure si è 
sempre praticalo , e si pratica più che mai in ogni luogo del mondo , 
quando le campagne sono giunte ad una sufliciente altezza , lasciando a' 
sili vallivi, e ad altri fondi disperati e perduti il duro, ed estremo ri- 
medio di buonificarli a fnime aperto . 

Non iiuendo già io per tutto questo di condannare la risoluzione di 
levar gli argini al Serchio, che fu presa ad insinuazione d' un professore 
si abile , di cui ho tanta stima . La comune persuasione che questo fiu- 
me sempre si vada alzando, e 1' esperienza degli alzamenti di iaiio osser- 
vati delle sue piene nelle parti inferiori lino all'anno 1710, diedero giu- 
sta cagione di pensare alla perdila, che col tempo polca seguire degli scoli 
de' piani a ponente , e perciò fu saggio consiglio il provvedere , che a 
misura dell' alzamento del linme , potessero eziandio alzarsi i terreni per 
mantenere agli scoli di questi la necessaria caduta . Ma ora che dopo il 
corso di quindici anni que' terreni ponno credersi giunti a qualche mag- 
giore altezza , e che le osservazioni, fatte dopo quel tempo , e le ragioni 
addotte di sopra ci danno giusto fondamento di supporre , che 1' alzamen- 
to del fiume non sia perpetuo, anzi che non seguendo altra no\ità in 
esso , e specialmente non alzandosi da' Pisani la pescaia di Uipafratta , 
debba egli mantenersi nello stato presente , stimo che si faccia luogo a 
stabilire una nuova massima nel regolamento di esso, pensando in av>enire 



MANFREDI jg 

non più al migliorare i terreni aggiacenti , come fondi bisognosi «li biio- 
nilìcazioiic , ma unicamenle al nianlonerli. e al regolarne gli scoli, co- 
me basianiemenie buonilicaii , e capaci di conservarsi in lale stalo per- 
peliiamenie , 

Dopo aver mostrala non necessaria 1' alluvione della pianura di po- 
ncnie , non crederò di do\enui allaiicarc mollo per dimostrare , che essa 
non è utile: altro moti\o che congiuiiio col primo m" induce a suggerire 
alle signorie vostre illustrime la reposiziotie degli argini da quella par- 
ie ; imjìerocchè parmi che 1' esperienza di tjucUo che è succeduto in 
i5. ainii in circa, da poi che essi furono lexaii, insegni abbastanza, 
che quel benefizio d' allu\ ione , che in qualche sito può essersi oilenu- 
10 ,^ iene compensato da troppo gravi disordini , e rovine in altre partì . 

Tuttavia per maggior chiarezza disiinguciò due sorta d' utilità , che 
potrebbero sperarsi dal lasciare aperto d liumc a ponente . L' una che 
riguarda 11 miglioramento delle campagne , da quella medesima parte , e 
l'altra che concerne il sollievo degli argini , e la sicurezza della pia- 
nura opposta , situata a levaiue . 

Quanto alle campagne di ponente, posto che sieno tutte alte quanto 
basta per non jìaiue di scolo , e che in lale costituzione smno per man- 
tenersi , come ciedo d'aver mostrato poc'anzi, dico che non so ve- 
dere qual sorta d'utilità sia slata, o sia per essere T alzarle , uno, 
due , o più braccia di vantaggio: anzi parmi danno evidente il lasciar- 
le esposte qualclìe anno di più alla discrezione dell' acque , non per 
altro che per ricavarne un tal inutile alzamento; con tenere frattanto in 
soggezione i possidenti d' altri fondi, egualmente alti, e che non si curano 
punto di alzarli . ma vorrebbero goderne una volta quietamente l'uso, 
e le rendite ; e quel che è }>eggio con esporre nel tempo slesso altri 
terreni , e forse più alti, ad essere sì maltrattati dalle correnti , e sì 
deteriorati dalla sabbia e dalla ghiaia, come si è \eduio di s(q)ra . 

Aggiungasi a lutto questo , che per quanto si jìotesse credere utile e 
desiderabile 1' alzamento di qualche parte delle campagne suddette 
per la loio maggior bassezza i isjiciiiv anienle alle altre, la libera espan- 
sione, che ivi hanno le acque non è forse mezzo ben sicuro ad oitene- 
re questo beneiizio ; imperocché essendo i terreni j)iù bassi , aj)punto 
quelli che sono collocati a maggior distanza dal liiuue , e seguendo 
ali iucoiuro le maggiori de])osizioiii nelle jiarli più vicine alle ripe, 
dove l'acqua è più carica di «juelle materie , delle quali di mano in 
mano si va poi sgravando ncll avvanzarsi più oltre, ne nasce, che 
spesse volle alle parti più basse non giiuiga siillicente copia di torbide 
aa piodurvi alzamento di considerazione , e che j)iù tosto questo siegiia 
in. maggior quantità nelle parli su])eriorI , dove ne è minore il bistigno . 



20 MANFREDI 

Più tosto (luiiquc . quando pure \i fosse qualche parte de' suddetti 
terreni da me non osser\ata,la quale per la sua bassezza potesse dir- 
si , se non mancante , almeno scarsa ed infelice di scolo , e perciò si 
giudicasse assolutamente utile alzarla , oppure quando per qualsivoglia 
altra cagione bramasse alcuno de' possidenti di questi piani colmare in 
tutto o in parte i propri terreni , proporrei : che dopo rimessi gli ar- 
gini per tutta la sponda di ponente , si aprissero in essi ne' luoghi da 
destinarsi, una o più chia\iche di Jmonilicazione , munite delle loro 
cateratte . le quali prendendo regolarmente 1 acqua della superficie ne' 
tempi delle escrescenze , e tramandandola, per canali da escavarsi a tal 
etfeito , incassata fino a' luoghi più bassi , e bisognosi d' esser colmati , si 
chiudessero poscia quando ne' detti luoghi fosse introdotta sutliciente 
quantità di torbida ; onde questa rallienata con argini nel recinto da 
buonificarsi , e poscia dopo aver deposto , scaricata ne' canali di scolo , 
portasse a que' siti il bramato miglioramento senza incomodo o perico- 
lo alcuno degli altri non bisognosi , o non desiderosi di tal buonilicazio- 
ne . E per tal modo si jìOtrebbe alzare a poco a poco sicuramente 
tutta quella parte de' piani suddetti cìie volesse alzarsi , e ricolmare e- 
ziandio di buona terra que' medesimi , clie dalle correnti del fiume a- 
perto sono restati isteriliti per 1' arena , e la ghiaia depostavi : il che 
può servire di risposta alla terza delle diilicoltà portate di sopra . 

L' altra utilità , che si promette dal lasciare senz' argini la riviera di 
ponente del Serchio , riguarda ì' indennità di quella di levante , ed è 
appoggiata al supposto , che col dare al fiume maggior dilatazione, ven- 
gano a tenersi le escrescenze più basse di superficie , e a tormentarsi 
meno gli argini opposti . Ma qui pure altro non posso fare , che ri- 
mettermi all' esperienza > non dirò delle rotte seguile a levante, perocché 
queste , ove le parate non resistano , ponno accadere anco in altezza di 
superficie non più che mezzana, ma bensì a quella dell' elevazione delle 
piene fino al ciglio degli argini , che è seguita particolarmente del 1728, 
non ostante 1' espansione di tant' acque . Certa cosa è, che se la dilata- 
zione a ponente fosse stata capace di scemare 1' altezza delle fiumane , 
non si sarebbero vedute in questi i5 anni toccare, anzi sopravvanzarc i 
segni, a' qimli giunse 1' anno ijiS, e minacciare in più luoghi di traboc- 
care sopra gli argini, e ciò precisamente a dirittura de' piani aperti di 
ponente , come ho riconosciuto presso alla casa di guardia a' Campacci, 
alla Casa imova , di sopra alla chiavica Martinelli , e in altri luoghi per 
moltissimi tratti . 

Può ben credersi, che le piogge, i venti e il continuo calpestio de- 
gli argini , che servono di pubbliche strade , gli abbia fatti abbassare 
qualche poco dopo il detto anno 1710, sebbene 1' essere stati costrutti 



MANFREDI ai 

i3 anni avanti, e 11 ritrovarsi in molti luoghi ingliiarati , non dà 
luogo a credere , che il loro calo possa essere stalo molto sensiLile ; 
ma se la gran larghezza delle sezioni del ilunie in qne' siti avesse fat- 
to calare sensibilmente l'altezza delle piene, pare che gli argini, non 
ostante 1' abbassamento seguitone , dovessero ancora restar alti come pri- 
ma sopra la superficie di cpieste , o almeno che non dovessero rimaner- 
ne traboccanti nelle sezioni dilatate . Non si vede dunque in fatti al- 
cun indizio di cpiesta sperata utilità dell'arginatura di levante , in virtù 
della rimozione degli argini di ponente . 

Oltre l'esperienza concorre anco la ragione a far credere, che poco 
ninno abbassamento abbia dovuto seguire nella superfìcie delle pie- 
ne. Imperocciiè è ben vero, che quando si fosse iniiversalmenie allar- 
galo tutto il lumie da ponte a Moriano, o da altro principio, fino alla 
ti'aversa di Ripafratia , ove può dirsi che termini il suo alveo, avrebbe 

{)Otuto in conseguenza di ciò ])ortare le sue escrescenze nella parte di- 
alata più basse di prima (almeno sul principio, perciocché col pro- 
gresso del tempo 1' alzamento del fondo , che probabilmente ne sarebbe 
seguilo avrebljc ])ouuo dinuiuiire , o togliere anclie in quel caso un tal 
benefizio ) ; ma diverso da questo è il caso dell' allargamento, che si è 
fallo, il quale; non è stato, né j)oleva essere unl\ersale, rimanendo non che 
altro nella loro primiera misura le sezioni del fiume nel silo de' ponti, 
e alle punte delle traverse . Giungendo ])er tanto le escrescenze si di- 
latano bensì negli spazi a pon(>iite , compresi fra le snidetie sezioni , e 
per allora non ])uò a meno che la superficie dell' acqua non si tro^i 
nelle parti corrispondenti del fiume più bassa di quel che sarebbe sen- 
za tale dilatazione; ma giunta ])oscia la piena al suo colmo, e riempi- 
ti una volta d acqua li spazi suddetti , che a guisa di gran seni resta- 
no compresi fra le traverse , la stessa acqua, che sta equilibrata deruro 
di essi, serve come d'argine ad impedire che di più non \e ne entri: 
onde tutta quella che ^iene dalla parte di sopra è costretta a scorrere 
per la solila strada dell'alveo, come se egli punto non fosse dilatato, 
salvo qualche piccola quantità, che dee pure, attesa la pendenza della 
superficie, andar entrando per la jnute supeiiore di ciascun seno, ed u- 
scirc per 1' inferiore , ma che non si jniò dilatare molto addentro, atteso 
il contrasto dell'acqua stagnante che vi ritrova. 

A questa cagione dee aggiungersi (juella dell'alzamento del fondo, 
seguilo in quella parte del fiume, che è stata dilatata, come lo in- 
dicano le livellazioni riferite ai medesimi termini stabiliti ncll' anno 1716', 
e nel ijay: il quale alzamento può togliere quel \antaggi(), qualiuujuc! 
siasi, che si fosse potuto rica\are (lail' allargamento , in ordine a man- 
tenere bassa la superficie delle escrescenze . Un tal cli'elto si osserva 



aa MANFREDI 

comunemente ne' fiumi, in que' siti, ne' quali gli argini sono più distanti 
fra loro che negli altri; ne è maraviglia che le cadenti delle pione del 
Serchio osservate avanti e dopo 1' anno jyiS, e da me riicriie da 
principio , mostrino che sossopra, dopo la rimozione degli argini, non sia 
seguita mutazione nelle suddette cadenti, atteso che i riem])imenli che 
vanno congiunti colla dilatazione non sempre alterano la pendenza uni- 
versale dei fondo, né il pelo delle piene, ma solo rendono 1' alveo ir- 
regolare in altezza; non lasciando tuttavia d'essere di pregiudicio, sì 
perchè ponno diminuire la caduta agli scoli , come perchè scemano la 
forza dell' acqua : il che col tratto del tempo può anche produrre un 
eflètto di elevazione universale nella cadente del fiume. 

Attese queste rillessioni , siccome cessa l'ammirazione che il fiume, 
dopo che è stato dilatato a })in doppi, non abbia abbassate le sue e- 
screscenze , così togliesi di mezzo quella speciosa ragione , che in secon- 
do luogo adducevasi contra la reposizione degli argini, cioè a dire, 
che ristringendo il fiume sieno quelle per alzarsi più che prima, e per 
rendersi più facili , e più frequenti le rotte . Quella medesima esperien- 
za, che ha mostrato non essersi punto abbassate le acque per ::ver al- 
largale le suddette sezioni , ci dee levare ogni dubbio che potessero al- 
zarsi per tornarle a ristringere ; e quelle osservazioni che indicano, che 
uelle dette sezioni il fondo siasi interrato, debbono persuadere che col 
ristringimento fossero di nuovo per escavarsi. Anzi se mai. contro il mio 
parere di sopra stabilito , fosse questo fiume di sua natura soggetto ad 
un perpetuo alzamento, o se almeno per qualche nuovo, ed impensato 
accidenlc potesse tornare per qualche i«mpo ad alzarsi , non trovan- 
dosi per consenso di tutti i professori , comprovato dall' esperienza 
di questo medesimo fiume , miglior mezzo ad impedire tali alzamenti , 
che quello di tenerne le acque ristrette al possibile , crederei che que- 
sta dovesse essere un' altra massima da stabilirsi nel regolamento di es- 
so , cioè : scarseggiare più tosto , che abbondare nella distanza degli ar- 
gini fra di loro per guadagnare quella bassezza nel fondo, senza cui l' e- 
sperienza mostra cercarsi indarno quella della superficie dell' acqua . 

Per queste ragioni dato ancora che, col fare (come suggeri\asi in 
contrario) più frequenti, e più vicine fra loro le traverse, si potesse 
aver l'intento di migliorare con regola, e senza alcuno sconcei to la ri- 
viera a ponente; jìerchè tutta via non si avrebbe mai quello del man- 
tenere cosi espurgato dalle deposizioni il letto del fiume, come può 
sperarsi dalla forza delle piene , ristrette fra argini , non saprei indurmi 
a preferire il ])artii() delle traverse. Oltre diche l'incertezza nel deter- 
minare la precisa distanza di esse , la dillicoltà di mandare la torbida 
in misura sullicientc sino a' luoghi più bassi , la quantità di terreno 



MANFREDI a3 

bxtono e fnittifcro , die forse dovrebbe con quelle ingombrarsi , il dan- 
no delle fabbriche, e lo s])avento, che UUtaxia durerebbe, degl'abita- 
tori, e se Sion altro la novità di un tal regolamento, di cui non ve- 
diamo altro\e alcun esempio, pare che consiglino a non allontanarsi dal 
metodo comune di que' paesi , de' quali abbiamo notizia , che e sem- 
pre stato, ed è ancora, di difendere da" fiumi i campi coltivati con ar- 
gini , e di procurare la buonificazionc di quelli , che ne hanno biso- 
gno , con canali di scolo . o in caso di necessità con torbide regolate . 

Se le signorie vostre illustrissime giudicheranno ben fondate le mas- 
sime sin' ora da me proposte , ed espediente la risoluzione di rimettere 
gli argini do^e mancano, stimerei che potesse darsi al fiume quel rego- 
lamento , e che dovesse in ciò tenersi quell' ordine , che ora passerò ad 
esporre succintamente . 

REGOLAMENTO DEL FIUME , CHE SI PROPONE , E PRIMA 
DELL' ARGLNATURA A LEVANTE . 

Si dovrà avanti d' intraprendere alcun altro lavoro, alzare tutta 1' ar- 
ginatura del fiume a levante dal luogo ove cominciano gli argini sino 
allo sbocco dell' Ozzari . Questo alzamento non dovrà essere eguale per 
lutto , ma farsi con tal regola, che la sommità degli argini lialzati ri- 
manga in ogni luogo superiore di tre braccia alla maggior piena suc- 
ceduta in quest' ultimi anni , e ])rccisanu'nte a quella delli 8 Decembre 
1728. Si è detto tre braccia, perchè si considera che la terra, dopo 
messa in argine nella maniera die appresso dirassi, possa calare a forza 
del ])roprlo peso un braccio e mezzo in circa , onde si figura che pos- 
sa allora rimanervi d' avanzo sopra le dette massime piene un altro brac- 
cio e mezzo: e non si stima sicuro lasciarvene di meno(t). 

Per accertarsi che questo alzamento riesca nelle suddette misure, si 
dee fare con ogni possibile esattezza una li\ellazione andante della som- 
mità presente degli argini per tutto lo spazio sopraccennato, e per a- 
V€rne più certezza potrà farsi andando e tornando, se pure non si fa- 
cesse col soccorsa) d' acque ristagnate in canali lungo il fiume , che sa- 
rebbe maniera più certa . Riportate queste misure in carta in un profi- 
lo , si debbono cercare a luogo a luogo negli argini , o negli stabili 
contigui adessi dei segni ben sicuri della detta piena del ijaS li o 
Decembre . Di tali segni ne abbiamo due sicuri, imo a ponte S.Quilico 



(1) Per il regolamento delle alirzAc (]ef,'li arf,'iiii , è necessaria un' esalta livellazione 
de' mcJcsinti, relativa al diverso fondo del fiume. 



a4 MANFREDI 

allo braccia i . 5 sopra la parte inferiore del marmo Liaiico incastrato 
nel portone per cui si va alla casa di guardia , ed indicante la fiuma- 
na del 1696, e r altro è a ponte S. Pietro segnato col millesimo 1728 
neir orto dietro alla canonica di quella cura, e questo è più Lasso brac- 
cia 3. 5. 4 della soglia della finestra , con graticola verso il Serchio che 
dà lume alla sagrestia. Vi è ])arimente lui altro segno sicuro della me- 
desima piena alf osteria de' signori Trenta a ponte a Moriano , ed è al- 
to braccia 1. g più della soglia di legno della porta verso fiume, per 
cui si entra nella loggia della detta osteria : il quale potrà anch' esso 
servire, continuando lino a quel luogo la livellazione . I suddetti segni , ed 
altri, che forse potranno ;ivcrsene . dovranno notarsi in misura d'altezza 
e di distanza nel detto profilo , e quanto più frequenti potranno aversi 
i detti segni sarà tanto meglio . Congiungendo poi con linee rette i se- 
gni prossimi fra loro, queste linee saranno quelle, che indicheranno il 
termine sopra di cui gli argini rialzali dovranno avvanzare 5 braccia , e 
per ciò tirando nel profilo altre linee parallele alle suddette e alte 5 
braccia per ciascuna di esse , si vedrà quanf altezza debba a luogo a 
luogo aggiungersi agli argini . ISe' siti ove essi arrivassero alla detta 
altezza, o la sopravvanzassero (come succederà probabilmente verso il 
principio degli argini ove il fiume è abbassato , ed anco verso la boc- 
ca d' Ozzari , ove sono fatti da poco tempo ) non occorrerà alcun al- 
zamento . 

Per maggior robustezza di questi ripari , propongo che 1' alzamento si 
faccia, non sopra il ])iano degli argiiù presenti , ma di fianco ad essi den- 
tro la spiaggia del fiume , di modo che i presenti argini restando nel- 
r altezza in cui sono, dÌAengnno banca, o più tosto contrabbanca dalla 
parte di campagna. Il piano supcriore de' nno\i potrà tenersi largo alme- 
no braccia 4 co'i scarpa tanto interiore , quanto esteriore d' un braccio 
per braccio , supposto che la scarpa degli argini presenti non sia mino- 
re che nella detta proporzione . La terra dee esser ben battuta , e con- 
solidala secondo le regole dell' arte . Il piano suj;oriore si faccia pen- 
dere più tosto verso il fiume che vciso la cam])agna . Stimerei opportu- 
no un divieto, che questi nuovi argini non ser\ isserò di strada fuorché 
a' pedoni ; e per le carra , o per le sedie servisse la contrabbanca, cioè 
gli argini vecchi . 

Coir occasione di questo lavoro si dovraimo togliere agli argini tutti 
quegli angoli , e piegature ( o almeno le jtrincipali , che prendono il 
fiume di fronte ) che il signor Rondelli saggiamente suggerì nella sua 
Relazione che fossero levati : il che non parmi che sia stato fatto . E 
caso che nel far gli argini nuo^i in confine de' siti dove si lavorerà, 
con quelli ove non occorrerà lavorare, per a^cr i\ì gli argini presenti 



MANFREDI ió 

la debita altezza . la lesta del nuovo argine risaliasse fuori della linea 
del \ecrhio.si provvcderà coli ingrossare questo dolcemente dalla par- 
ie del liiinie . iu modo che si le\ i ogni piegatura . 

Di sopra a ponte S. Quilico . do\c si inicrroni])e la linea dell' argine 
maestro, e si attacca con (picUo che vicn detto del Eertani ritornando 
addietro con angolo acuto , si dosrà proseguire l'argine in linea retta 
iino a tornare ad unirsi di sotto alla strada, che per la ])iaggia \a. al 
jMjiile , colla linea dell'arginatura maestra . e questo proseguimento do- 
vrà a\ere la sua contrabbanca verso campagna , ed essere regolato all' al- 
lezza delle tre biaccia come sopra . Pariui che ciò non ostante resti nel- 
la sj)iaggia spazio bastevole al mercato , e in ogni caso può darsi luogo 
a questo nella manica che rimarrà Ira 1" argine detto della cauovettu 
e quello del Bertani . 

Da ponte S. Pietro in giù ne' luoghi ove occorresse alzare secondo 
la regola sopraddclta.se si giudiclieiù di non dosere dare agli argini 
nuovi tanta grossezza, si potrà questa regolare a proporzicme de' vec-^ 
chi . i quali r hanno minore in quelle parti ; e se iu qualche luogo . per 
la \icinanzd della cassa del fiume . si giudicasse bene di non lare 1' a!/.a- 
^nento dalla parte di questo, ma dall' altra della campagna, pcjirà farsi , ma 
sempre con un braccio di scaipa per braccio d'altezza, ancorché la 
scrtrpa degli argini presenti fosse per a\ ventura minore: nel (piai caso 
dovrebbe ridursi a tal misiua . 

Se ])oI iu qualche sito, dove non occorresse alzamento rimanesse 
l'argine vecchio meschino di grossezza in paragone del niio\o fatto col- 
la suddetta regola, potrà nell' attacco higrossarsi dalla parte del fiume, 
togliendo sem])re .d possibile le j'icgature , coli' unire dolcemente insie- 
me il nuovo col vecchio. 

Tutto il ristriugiinento, che nascerà al fiume da tali lavori, non si sli- 
ma di danno, ma d utile al felice corso del medesimo. 

Il hnoro di qu(.-,i,i aiginatura dovrebbe intrapiendersi sen/.' indugio . 
e lasciarlo consolidare per un anno, prima di metter mano dalla parte 
opposta del liume . 

li quando puranche non si risolvesse di limettere gli argini da <pie!- 
la ])arte , slimo indispensabile per V indeniiilà della riviera di levante 
il sndilello alzamento. 

DEGLI ARGINI A PONENTE. 

Rassodati che sieno gli argini a levante . si potranno uell' anno pros- 
simo rimettere gli alul a poiicDle aihi nudesima altezza di quelli, e nien- 
te lueuo. ije si vuole risparmiare la considerabile spesa delia contrabbanca 

4 



26 MANFREDI 

che si è data a levante , potranno farsi larghi in sommità braccia 6, con 
un braccio per braccio di scarpa ; ma quando in qualche luogo la loro 
altezza sopra il piano della campagna , che qui è lo stesso che quello 
della piaggia , eccedesse sei o sette braccia , stimerei bone rimbancarli 
verso la campagna per lutto quel tratto, e in tal caso si può diminui- 
re la larghezza in sommità fino a braccia l\. Nei luoghi dove passasse- 
ro attraverso alcuno dei canali o rii . che le correnti delle fiumane han- 
no formati su quella piaggia , dovranno i detti rii empirsi con terra ben 
battuta per una lunghezza almeno di cinque o sei pertiche dall' argine 
verso il fiume, e di altrettante dall'argine verso la campagna, soste- 
nendo i detti riempimenti nelle loro estremità con palificate . Nei siti 
seminati di sabbia e di ghiaia , do^ rà cercarsi la terra buona di sotto 
a quelle deposizioni, per formare tanto la base, quanto tutto il rimanen- 
te dell' altezza dell' argine . Qui ancora è più che mai espediente , che 
gli argini non servano di strada almeno per carra nò per cavalli . 

La linea su cui si dovranno fare questi argini da ponte S. Quilico 
in giù non deve esser quella , che avevano avanti la demolizione . che 
era troppo irregolare, incomoda e pericolosa. Si debbono tirare in li- 
nea retta al possibile , secondando però 1' andamento delle linee delle 
parate , e in una distanza da queste linee più tosto minore , che mag- 
giore di quella che avevano a\anti la demolizione, salvo dove manife- 
stamente si conoscesse che fossero troppo vicini alle parate . Di sopra a 
ponte S. Quilico si ponno rimettere gli argini sulla linea ove erano pri- 
ma , ma raddrizzandola al possibile . Si dovrà avere tutto il riguardo che 
potrà aversi alle case ed altre fabbriche , acciocché non rimangano in 
piaggia . 

All' uscire del fiume da ponte S. Quilico e da ponte S. Pietro , sti- 
merei a proposito scostare gli argini di ponente tutto quello che si può 
dalle parate , nel che però con\ ien regolarsi col sito , e code fabbriche, 
che si trovano in que' contorni . 

Alla Cerchia, e alla Contesora si dovranno rimettere, e rispettiva- 
mente alzare gli argini, in modo che la sommità di essi vada ad unirsi 
dall' una e dall' altra parte colla sommità di quelli del fiume, al punto 
dello sbocco di ciascun di questi intluenii . Por tutto il tratto per cui 
si può estendere dentro 1' aheo di questi il rigurgito del Serchio , i lo- 
ro argini debbono essere più lontani uno dall' altro, di quello che sieno 
nelle parli superiori, in maniera che nell' andare verso il Serchio, la cassa 
del fiume vada allargandosi a guisa d'imbuto. Nel tratto suddetto la 
sommità dei detti argini può tenersi quasi orizzontale , ma per sicurez- 
za gli si può dare un braccio o due di pendenza , dallo sbocco in su, 
fino che incontrino le linee degli argini superiori , parallele al fondo , e 



MANFREDI 27 

rej^olale colle massime escrescenze degli influenti stessi liberi dal rigiir- 
eito . Non debbo omettere , che tutto quel tratto d' argini di questi in- 
tlucnii . e specialmente della Contesora , che ho veduto alquanto di so- 
pra alio sbocco, è in pessimo stato. 

Piirmi a proposito cominciare l' arginaiiua di ponente da ponte San 
Quilico andando all'in giù lino alla Cerchia, quindi arginare questa, 
poscia proseguire gli argini del fiume dalla Cerchia alla Contesora , suc- 
cessivamente arginare la Contesora stessa, e finalmente fare il rimanen- 
te dell'arginatura del Sercbio Ini dove manca. L'arginatura superiore 
fra ponte a Moriano , e ponte S. Quilico è indiflerentc farla prima o 
dopo . 

DELLE PARATE. 

Per quanto alti e robusti sieno gli argini , non è possibile impedire le 
rotte ove le parate non resistano; né è possibile che queste resistano, 
quando il fiume vada cangianihj le sue dilezioni : d che è così difficile 
che non succeda , specialmente ne' fiumi che portano sassi , che può dir- 
si ancor questo un altro impo:isibilc . Ben so che tutto ciò è not*- alle 
SS. V^V. Illustrissime, e che perciò non esigono da chi ha l'onore di ser- 
virle un regolamento che renda impossibili le rotte; privilegio che la 
Datura non concede che a qiic' fiumi , clic portano la superficie delle pie- 
ne più bassa delle campagne . 

Tutto qiielhj che concerne il regolamento delle parate fu cosi esatta- 
mente ])onderato dal sig. Rondelli nella sua rela/Jonc , che non saprei va- 
riare uè aggiiignere cosa alcuna , e a quella totalmente mi rimetto iu 
questo particolare . 

Benché conosca io che il gran danaro spesò dalla Serenissima Repub- 
blica in due secoli, iu fare e rifare simili ripari , sarebbe bastato una 
volta per farli per sempre di muro , non oserei ora di proporre che 
spendesse in tal uso quello che dovrà certamente spendere in altri due 
secoli . Non lascerò tuttavia di dire che in qualche sito del fiume , e 
specialmente all'uscire dell'acque da' ponti , do\ e T esperienza mostra che 
le parate più spesso precipitano, e per conseguente si squarciano gli ar- 
gini , tornerebbe forse il conto a pensare il difendersi , se non con mas- 
sicci di muro seguito, almeno con foni ripari, composti di qiie' massi 
iu figura di prismi, che s'impastano di calce e di ghiaia del fiume, e 
che utilmente sono slati adoperati dal Vi\iani iieH'Aino, dal Cugliel- 
iniui nel Po, e da altri in altri fiumi. 



38 MxVNFREDI 



DEGLI SCOLI, 



Per impedire il gran danno clic i rigurgiti dei Sercliio , entrando per 
la Locca dell" Ozzari , apjiorlano ad una lunga estensione di campagne 
adiacenti a questo canaio, dove egli è sprovvisto d'argini, ro\ inando 
anco talvolta gli argini stessi ove ne è jjrovvisto, stimerei (conforman- 
domi anco in ciò col sentimento del sig. Rondelli) che onninamente si 
dovessero ajiporre allo sbocco dell' Ozzari le cateratte . da chiudersi nel- 
ì' escrescenze del fiume , e da lasciarsi aperte negli altri stati di esso . 
Sopra di che. avendo avuto l'onore di presentare relazione a pane all'il- 
lustrissimo ufficio dell' Ozzari. mi rimetto a quanto in essa ho proposto. 

Per quello che riguarda gli scoli a ponente , essendo che , dopo rimes- 
sa l'arginatura da quella parte , i terreni saranno difesi dalle acque su- 
periori del fiume , stimo necessario alla perfetta bonificazione de' me- 
desimi il pensare di difenderli eziandio dalle inferiori, che per via di 
rigurgito potessero ne' tempi delle fiumane entrare e dilatarsi sopra di 
essi per le bocche degli scoli, i quali sono respettivamente la Fredda- 
uella , la Ducaia nuova (così chiamo quella che scola nella Con tesora le 
acque delle campagne comprese fra essa c la Cerchia) e l'altra Du- 
caia , che chiamerò vecchia , che scola fra la Contesora e il confine 
pisano . 

Quanto a questa seconda Ducaia osservo che essa poco dopo il suo sbocco 
si congiunge al rio di confine , detto di Casiiglioncello . il quale portan- 
do acque precipitose , ed essendo di natura di torrente , non si può re- 
golare colla soggezione d' tuia chiavica, ed oltre di ciò non può che man- 
tenere alto co' suoi interrimenti il fondo , e co' suoi rigurgiti , il pelo 
della detta Ducaia . Io per tanto separerei queste acque , lasciando an- 
dare il rio per la strada per cui va sino al fiume , e facendo ])er la 
Ducaia un canale a posta , che , cominciando poco sopra il punto dell'u- 
nione di essa col detto rio , andasse a sboccare in fiume un poco sopfa 
lo sbocco di quello , e a questo nuovo sbocco della Ducaia apporrei 
una chiavica con sue cateratte , per escludere i rigurgiti del Serchio 
da essa , quando egli gonfia , e per tramandare le acque di scolo nel 
Sercliio quando si abbassa . Pro})Oiigo ciò col supposto che nella detta 
Ducaia non entrino altre acque di ton'enti, onde ella possa tenersi chiu- 
sa per tanto tem|)o quanto può durare una piena grande o mezzana del 
Sercliio» senza che vi sia pencolo che allaghi i campi. Quando altri- 
menie fosse , e le acque de' torrenti non si potessero separare da quel- 
le degli scoli della pianura , che hanno rccajiito nella Ducaia , conver- 
rebbe arginare questa , e metter poi le cateraiie alle bocche de' con- 
dotti di scolo, che riescono dentro di essa. 



MANFREDI 29 

Lo stesso regolamento potrà darsi alla Ducala nuova , munendo il .suo 
sbocco clip ha nella Gontcsora con chiavica e caieraite , se pure , come 
pairai , tal fabbrica non è già stata fatta . 

jN'è diversa dovrebbe essere la maniera da praticarsi per lo scolo del- 
la Freddanella . av\ertendo qui ancora se in essa sbocchino o no acipic 
precipitose, e regolandosi^ come si è detto della Dncaia vecchia. 

Il pr()v\edimento che ho suggerito per questi scoli non si dovrebbe 
mctlcre iu pratica se non dopo che gli argini di ponente fossero , per 
lo spazio almen d' un anno , consolidati : il che renderebbe anco più 
tollerabile l'aggravio di tutto il regolamento, ripartendosi in tal forma 
in più anni la considerabil somma di danaro, che converrà spendere in 
questa grand' opera . 

Si dee avvertire che quando stanno chiuse le cateratte in tempo di 
escrescenze del fiume , è inevitabile che questo faccia qualche deposizio- 
ne allo sbocco dcijli scoli, e dee essere cura de' custodi delle chiaviche 
il rnnuovere a mano tali interramenti, ogni volta che si debbono riapri- 
re le chia\irhe. Ci<') si pratica in tutti i luoghi da me veduti, ove so- 
no simili edifici di scolo in liumi torbidi . INon è però necessario esca- 
vare tutto r interramento ; basta abbassarlo alquanto , e smoverlo , poi- 
ché aperte le cateratte, l'acqua medesima dello scolo che ne sgorga 
fuori , aiuta colla sua forza a sgomberarlo . 

DELLA BONIFICAZIONE DE' PIANI DI PONENTE . 

Provveduto in tal modo alle inondazioni e a' rigurgiti del fiume, l'e- 
sperienza dimostrerà se lo scolo delle campagne a ponente sia bastante- 
mente felice in ogni parte , purché però in ogni parte non manchino i 
])Ossidenti di far cavare , ed espui^are i fossi , senza di che non è spe- 
rabile di trovarlo tale . 

Ove ciò riesca . si avrà la perfetta bonificazione di questi campi per 
essicazione , che è la maniera più reale , e più comoda . Quando al con- 
trario qualche parte di terreno si trovi mancar di scolo , e si voglia bo- 
nificarla , converrà prendere le torbide regolate del fiume . Lo slesso po- 
trà farsi per ricolmare di terra buona i siti inghiarati , e coperti di sab- 
bia dalle passale alluvioni; quando pure non si trovasse })ialicabile in 
questi, coi muovere e rivoltare la terra e con lo spianare le inegualità, 
di ridurla di nuovo a coltura . 

Mi riserbo di specificare i luoghi delle chiaviche di bonificazione, e 
il modo di condurla a fine , quando si sarà veduto quali sieno i terre- 
ni , a quali per necessità , o per elezione si penserà di dare le tor- 
bide . 



3o MANFREDI 

Perchè poi nella relazione del sig. Rondelli molte utili avvertenze sono 
stale suggerite intorno alle macchie basse ed alte , come pure intorno 
agli alberi e viti piantate o su gli argini , o troppo vicini ad essi , tanto 
nel Serchio , quanto nelli scoli ed influenti , e in fine in ordine alle mi- 
sure delle larghezze e scarpe degli scoli di ponente mi riporto in tut- 
to e per tutto a' suoi saggi sentimenti , intendo che colla suddetta rela- 
zione da lui data si supplisca a ciò che mancasse nella mia , in tutte 
quelle parti , nelle quali l' una può esser compatibile coli' altra . 

Per ultimo debbo rendere quest'atto di giustizia al sommo zelo che 
ha per li vantaggi di codesta nobilissima patria , e all' esperienza che con 
lunghe osservazioni si è acquistata degli efletti del fiume lo spettabile 
sig. Niccolò Fatinclli ( col quale ebbi occasione di abboccarmi più vol- 
le , mentre io mi trovava costi l'anno scorso): di rappresentare alle SS. 
\^^ Ilhistrissime che molti di que' pro%edimenii, che ho accennati nella 
presente relazione , e specialmente quello dell' alzamento di tre braccia 
dell' argine di levante , e del suo prolungamento nel luogo del mercato , 
e r altro di praticare lavori di fabbrica in vece di parate , erano 
stati da esso, prima che da me, divisati e creduti utili, siccome pure 
il taglio delle macchie alte, e l'allontanamento delle basse per 5o 
braccia dalle ripe , che vennero anche suggeriti dal signor Rondel- 
li , e che da me totalmente si approvano . Anzi perchè il medesimo spet- 
tabile cittadino penserrebbe espediente il collocare sulle piaggio o mac- 
chie alcune traverse intrecciate con pali d'ontano e di salice, piatitale 
a forza di maglio , e fortificate con gabbioni , dando ad esse un conve- 
niente declivio dall' argine verso la ri])a , e ciò ad efietto di acquista- 
re deposizione di terra in rinforzo degli argini , stimerei che se ne po- 
tesse sentire da lui medesimo la formale proposizione, e farne prova in 
qualche sito del fiume , come sarebbe nella macchia , o piaggia fatinelli , 
per jìolere in caso di buon successo ordinarne altre simili in altri luo- 
ghi ove fosse giudicato a proposito . 

Bologna 21 Febbraio lySo. 



RELAZIONE 

CHE CONCERNE 
IL MIGLIORAMENTO DELL'ARIA. E LA. RIFORMA DEL PORTO 

DI VIAREGGIO 

DI 
BERNARDINO ZENDRINI. 



CAPO PRIMO 

Stato presente della foce di Viareggio , per rapporto 
al mare , ed a' paduli . 



1. k^€ 



'enza punto fermarmi a ricercare , se ne' lempi anlichisimi il ma- 
re arrivasse a' piedi de' molili , clie da levante fiancheggiano i gran pa- 
duli , che rimangono fra il lago di Massinccoli , ed il fiume di Camma- 
iore , come pare mollo probabile, dall' osservarsi tutta quella vasta eslesa 
quasi orizzontale . dal trovarsi la sabbia marina a poche braccia sotto la 
superficie de' paduli , e dal vedere che tuttavia la spiaggia va crescen- 
do con un aj^parente ritiro del mare , considererò a quali accidenti resti 
la foce assoggettata ; e cominciando da quelli del mare . che sono i più 
sensibili , costa di già abbastanza , che oltre i due moli di flusso e di 
riflusso che ha il mare, a\ervene e quivi e da per tutto dentro lo stretto 
di Gibilterra un terzo, detto litloralc , con cui entrando sempre l'acqna 
dal canto della lìarbaria , dopo aver girato tutta quanta è la circonferen- 
za , Sì dell' inferiore , che del superiore mare , o sia del Mediterraneo e 
dell' Adriatico , esce sempre dalla parte della S])agna . 

2. Tal moto, abbenchè uni\ersalmente non sia di molla energia in tal 
luogo, però è di un grado tale, che riesce mollo sensibile ; come acca- 
de principalmente in quelle spiagge , ove il crescimento del mare pel 
flusso è quasi insensibile , .sembrando all' incirca , che il litloralc movi- 
mento sia leciproco a quello di flusso e riflusso, e supplisca in certo 
modo alle di lui veci , dentro però certi limili : atteso che non gran 



32 ZENDRINI 

fallo dalla sj)iaggia si discosti . cioè da tre miglia in circa , secondo le 
osservazioni del celebre jMoiilanari . 

5. Essendo dunque , come è Leu noto , il movimento del mare qui nel 
Mediterraneo (fuori del caso delle burrasche) assai debole, non arri- 
vando ad alzar la di lui superficie , ne' punti più forti della luna che 
arrivano nella congiunzione col Sole, ne meno un palmo romano; e con- 
trasiaudo per conseguenza assai poco questa forza al corso radente , suc- 
cede , che questi molto vegeto si conservi : cosa che non accade nell' A- 
diiatico . e mollo meno nelle parti più vicine a Venezia , ove il molo 
del llusso , ascendendo sino ali" altezza di qnasi due braccia , molto ri- 
messo e debole scorgesi il radente . 

4. Non è però, che qualunque sia l'intenzione di questo moto, che 
egli non prevalga sempre all'altro, nel condur seco le sabbie del maie , 
e sopra tutto quelle depositate dai fiumi su le spiagge di questo, atte- 
sa la costanza del suo operare, e l'inalterabile di lui direzione; che però 
noi osser\!amo le arene di qualunque fiume, i lavaroni, i svelli arboscelli, 
ed ogni altra materia venire sempre portata alla destra per lungo trailo, 
spargendone largamente la spiaggia . senza che punto passino alla sinistra . 

5. Il che essendo così, resta manifesto, che avendo la foce di \ iareg- 
gio alla sua sinistra, o nel linguaggio della marina. sopra\enlo. la destra 
parte del Serchio , e questo non più lontano di sei miglia in circa, la torbida 
di esso j«issar dee ad assediare , e bene strettamente , questa foce ; e va- 
glia il vero, ed il moto radente lu dalle Si>. VY. Illustrissime e da 
ine Slesso osservato mollo sensibile sulla spiaggia , tanto nel canmùno che 
faceva l'acqua, che nell'asporto alla destra che facevasi dal mare , ben- 
ché quieto, delle sabiche de' pescatori . Ahro manifesto e indubitalo 
indizio della detta corrente si è 1' accrescimento maggiore , che ha 
fatto la s])iaggia verso ostro che di verso tramontana ; cosa che accader 
non jjotrebbe ogni qualvolta . ed il fiume di Cammaiore portar potesse 
sojira\enlo ed a sinistra le proprie torbide, o anco la Magra, benché 
molto lontana , come da tal uno ma senza fondamento si è dubitalo . 

G. I\e il solo Serchio, per le allegate cause, sarà il solo liume che 
possa pregiudicare a Viareggio; ma lo può fare anco TArno, benché 
ancor più discosto ; avvegna che le di lui torbide , abbondantissime al 
pari, se non in maggior copia, di quelle di Serchio, non sono in di- 
sianza tale da non potervi gingnere . È vero che lo stesso Serchio può 
servire eoa la sua corrente, o\e sbocca, di una specie d'impedimento 
alla scesa di que' sabbioni ; ma è \ero altresì che se in jnirie li può 
tratteneie, tutti non li feimerà mai: onde ecco, Illustrissimi Signori, 
due forti e palpabili cagioni de' pregiudizi che risente dalla pane del 
mare. 



ZENDRIXI 53 

7. Ogni altro sconcerto proviene poscia alla medesima dai venti di 
fuori; e sono tutti (jncUi clic spirano dall'ostro al maestro, e più di 
ognuno dal libeccio, tanto verso dell' ostro , che verso di ponente ; cioè 
l'ostro-libeccio, ed il ponente-libeccio; da' quali sconvolto il mare col 
massimo di sua loiza. resta anco stranamente ele\alo sopra un braccio 
e mezzo dalT crdinario suo stato, come fu x-iconoscinlo con la livella- 
zione praticatasi alla fossa di confine li -lò Aprile passato. L'azione dun- 
que del vento clic lui furza d' ingolfar si fo; lemeule il mare , da tener- 
lo fuori del naturale suo orizzonte per alcune ore si sospeso , sarà beu 
ancora valevole a spigncrc al lido immensa quantità di rena , e quin 
depositarla . con danno mollo sensibile della foce , che quasi ad ogni 
maiala si atterra e ricolma . jioiendcnisi tal volta passare a' piedi ascinlli. 

8. l^rinia di passare alla considerazione di ciò che può iiiiluire 1 in- 
terno de;" padnli alla foce, dirò della direzione della medesima dal Ca- 
Slellaccio allo sbocco. La sua tendenza fra questi termini non è una 
sola, ma ha molte ])iegaiure , osservandosi quasi serpeggiante ; tutiavolta 
mai si lro\a che infili il libeccio, restando sempre dal più al meno da 
questo coperta, nel tinnire giustamente avutosi, clic l'esser diretta ver- 
so del mentovalo vento , non le cagionasse , come era probabile , un 
maggiore interramento, ed impossibililasse all'alio il ricovero delle barelle. 

c). Ella è sui mare, comjiosta di due moli . formati con cassoni riem- 
piti di sasso, legati con calce e pozzolana, disposti in linea, cosi che 
vengono a ffnniare un sodo riparo contro la forza del mare . Questi mo- 
li sono poi liancheggiati da una assai ben inlesa scogliera, almeno quel- 
la che riguarda l'ostro, fatta con sasso sciolto di ca\a, esiratlo da vi- 
cini monti, e per \ero dire, di ottima qualità, e di una eccessi\ a mo- 
le che non lascia luogo a dubitare della sua resistenza . 

jo. Il molo che vien detto di ponente, ma che si dovrebbe chiama- 
re di tramontana . riguardando all' incirca col di Ini fianco questo \ento, 
come r ojiposio molo, non al levante ma all'ostro è \()ko. è staio te- 
nuto più l)re\e dell'altro; fatto ciò per dar adito a' bastimenti di en- 
trarvi con maggior facilità; ma dopo che in questo è staio gettato l' ul- 
tiiiKj cassone, il medesimo , e coli' essei e sdrnccùol.ilo di qualche braccio 
verso il canale, e coll'essersi piantalo irojipo a ridosso elelhi bocca (fa- 
cilmenie nella vista avutasi, che maggiortnente ristretta la foce, si po- 
tesse accrescer maggior velocità all' acqua uscente dalla medesima ) ha 
talmente reso angusto quel transito , che al certo le barche . nel caso 
delia burrasca , si geltcranno piuttosto alla spiaggia , che alla foce . nel- 
r evidente pericolo di restar infranlc fra le muraglie dei molo suddei- 
-• to di tramontana . 

J J . Esaminati con lo scandaglio alla mano in giornata assai placida 
5 



34 ZENDRINI 

i <r intorni del mare a' moli ; dopo aver riconosciuti i fondi della foce 
pel cammino che fanno le barche nell'entrare e nell' uscire, rimarcati 
tutti d'una conveniente profondità, si è trovata la spiaggia sopravento, 
cioè dalla parte del Serchio , nelle vicinanze del molo con braccia otto 
di acqua ; e discosto 3o braccia , braccia quattro e due terzi ; indi più 
verso la spiaggia braccia tre , poi due e mezzo . Minori in ])aragone fu- 
rono i fondi ritrovati dall' altra parte , ma più regolari , conservandosi in 
braccia tre e mezzo . 

12. Molto caso ho inteso venir fatto di certo passaggio di acqua, che 
succede sotto i cassoni de' moli , e specialmente sotto di quello a tra- 
montana , quasi che tale communicazione recasse sensibili danni alla fo- 
ce ; con tutto ciò , quando bene si attenda alla poca forza , che aver 
può r acqua in passando per detti meati o fori , resistendovi un corpo 
di acqua di pari livello al di dentro de' muri , con quello del mare di 
fuori , e senza dubbio restando dalle scogliere e muraglie de' moli infran- 
ta r onda o prima o nel medesimo tempo , che possa insinuarsi 1' acqua 
del mare nella foce ; non credo doversi stimare tal inconveniente , se 
non come una leggiera causa degli atterramenti, che accadono dentro 
del canale di questo porto. 

1 3. Ma è tempo ormai d' internarsi ne' gran paduli , che communicano 
con questa foce , e di riflettere alle alterazioni , che dar possono alla me- 
desima , sì in riguardo alle acque , che in essi , cadute da' monti , vi 
ristagnano , sì in ordine alle acque vive , che senza punto meschiarsi con 
le nere e stagnanti degli stessi paduli, se non in Viareggio, servono di 
forza viva a benefizio del Porto . 

14. Io dividerò tutta l'estesa del padule in due parti, di tramonta- 
na . e di ostro , ovvero a sinistra ed a destra ; considerando la mac- 
chia di Montramito per una reale divisione , che procede all' incirca da 
levante a ponente , cominciando dal monte sino ad unirsi con la gran 
macchia , che si distende lungo il lido del mare , e che da quella parte 
viene a formare il confine al medesimo padule. 

j 5. Chi volesse indagare il motivo , perchè sia rimasto il basso sito 
del padule fra la macchia ed il monte, senza che il mare (che pure dee 
riconoscersi per il produttore del terreno , su cui esiste la medesima mac- 
chia , e che secondo la più retta illazione , sembra che con le sue acque 
sia arrivato , come si è detto , sino alle 1 adici de' monti ) non sia stato 
valevole a ricolmare con le sue arene anco questo tratto ; ma siasi con- 
tenuto semj)liccmenie fra i confini di essa macchia, non saiebbe argo- 
mento sì facile da sciogliere , quando bene non si volesse ammettere 
per verisimile che il sito del palude, troAandosi rispetto a quello della 
macchia molto ritirato , difeso e coperto dallo sporgimeuto de' monti , 



ZENDRINI 35 

non abbia potino il mare spinger quivi tarila materia, come ha fatto si- 
no al couliiic della macchia, che riesce hingo il Poggio delle \ili da 
una , e lungi la fossa , della delle venti , dall' altra parte : ma comunque 
siasi , poco rilevando alla somma di questo all'are lo squitlinio di tal fe- 
nomeno , resterà solo da dislhiguere che come la macchia parallela al 
lido , fu sema esitanza alcuna prodotta dal mare ; quella di .Monlrami- 
to fu evidentemente formata dalle deposizioni di qualche fiumicello tor- 
bido, che dal monte scendendo, sia passato per la strada più breve al 
mare (e facilmente dalla Sliavola, a cui unendosi per 1' addietro, come 
pure anco fanno alcinii rami , che portano torbida nel tempo delle piog- 
ge ; e fra questi i due rii , uno detto degli Archetti, e T altro di Pon- 
leromano, e forse qualche altro a me non nolo) abbia potuto stabilire 
il fondo della predelta macchia ; essendo noto a' periti dell' arte che qua- 
lunque faune che corra torbido per un padide , l'alzerà per una data 
larghezza, e si formerà da sé le rive e gli argini. Può essere che an- 
co la Selice vi abbia contribuito, se oltre le polle di acqua limpidissi- 
ma che adesso l'impinguano, e che scaturiscono poco superiormente del 
piccolo lago di Montramiio , abbia rice\uto da' vicini monti delle acque 
torbide ne' tempi delle piogge . 

16. Queste due grandi estese di paduli . benché simili mollo, e nella 
qualità del terreno , e nella disposizione rispetto all' acqua che conten- 
gono , quasi sempre o di orizzonie , insensibilmente da questo diver- 
sa : ciò non ostante, a mio credere, sono fra di loro molto dlllerenti , 
o si riguardi la loro ampiezza , o le circostanze che li accompagnano ; 
trovandosi il destro , o sia quello di tramontana , rinserrato fra le due 
macchie del lido e di IMoMlramilo , simile all' altro ; ma dagli altri due 
lati tiene il monte ed il linme di Cauuuaiorc . Anzi ne' tempi passali ha 
avuto questo stesso fiume lungo il monte , condotto per 1' alveo che ades- 
so viene denominato , il letto vecchio , che riesce parallelo, e non guari 
discosto dalla strada regia, detta via Francesca; onde e per questo al- 
veo ora abbandonalo, e j)er il moderno per cui discorre, ha potuto 
avere di molte ricolmale, e col mezzo delle rotte seguite, e coli' aiuto 
della cala, delta la grande, che servendo di sfogatoio alle piene, ser- 
ve altresì alla bonificazione de' luoghi ])iìi bassi , racchiusi fra i limili 
predetti . 

jj. Ma il palude sinistro, o sia quello verso ostro, che è tre volle niag- 

Siore deir altro, viene circoscritto da tre parti, come il destro; cioè 
alle due macchie, e da i monti; ma verso sirocco ha il vasto lago, 
dello di Massiuccoli , senza altro fiume torbido che il picciol rio , detto 
di Chiesa , che scaturendo con chiarissime polle da' monti , nel poco cor- 
so che ha, prima di arrivare al lago, prende ne' tempi di pioggia qualche 



56 ZENDRINI 

leggiera toibida , senza speranza però che da questa si possa attendere 
in tanta a astità di padnle . quello che ragionevolmente si può avere dal 
Camniaiorc, 

jU. Tutte le acque dunque di ambedue i paduli , niuna altra strada 
avendo di andare al mare . che questa di Viareggio , debbono metter 
capo nello foce; come in falli a e lo pongono per la Sliavola. Poggio 
delle vili, e Portichina, in quello alla destra; per la Selicc . Biniamac- 
ca , e fossa delle Quindici in quello a sinistra; ed altre volte ancora 
per quelle fosse dette , la IMaona , le Malfarne . e le Yeiiii , ora molto 
per gli atterramenti pregiudicale . e perciò senza uso . 

19. Ed il fiume di Camraaiore che, crescendo per le piogge, sfoga 
ne' paduli, compresi fra la Sliavola ed il Poggio delle vili, e elicne! 
le magre , e chiare per la fossa detta Pisana . col mezzo delle cateratte , 
porta un conveniente corpo di acqua nella fossa di "Mareggio , poco in- 
feriormente del Casiellaccio a mollo vantaggio della foce , ])rocedendo da 
un punto mollo alto , ed avendo una grande inclinazione sul piano del ma- 
re , (costando dalla livellazione fattasi ad acqua stagnante li 2G Aprile 
decorso, aver egli una cadente di due braccia e cinque punti dalle ca- 
teratte al canale della foce , trailo di due sole miglia , e per conseguen- 
za con un braccio di chino per miglio ad acqua bassa del Cammaiore) 
può dare di mollo momento alle acque della medesima ; vietandosi poi, 
coir abbassar le caieratie nel tempo delle piene, e quando è torbido, 
che alcun' acqua non discenda verso della foce, ciò serve ad evitare gli 
atterramenti della stessa , e ad ottenerne in somma il benefizio , e fug- 
girne il danno . Egli è ben vero che trovandosi la fossa pisana molto 
abbonila e ripiena di erbe palustri . non può l' acqua , discorrente per 
essa , portarsi al suo fine con quella energia che avrebbe . se detta fos- 
sa si trovasse ricavala, e rinetiata dall'erbe, come anco dilatata ne' si- 
li , ove adesso riesce sOAcrchiamente ristretta. 

ao. Descritto in tal modo il sistema de' paduli , è di mestieri entrare 
nella disamina dell'azione, che hanno le loro acque, rispetto al mare; 
ma prima è di versarsi intorno a certa quislioue circa il ritiro del ma- 
re ; efletto, che a tutti resta bensì palese, atteso che per giudicarlo ba- 
sta \ edere, ove adesso arriva il ballirao del mare , e dove giugneva po- 
chi aiuii sono ; anzi vi è chi sa numerare il quanto può ciascun anno 
ritirarsi. Dall' osservare il qual progresso, credutosi ailatlo regolare , vi 
è stato chi ha pronosticato . che non sarà esso per terminare sino a tanto 
che la spiaggia non sia ridona in linea retta . ed a corda fra i due pro- 
montori , uno detto del Salvatore verso Ostro , e di là da Livoino , e 
l'altro del Corvo verso ii golfo della Specie : tratto che comprende una 
distanza di 02 miglia , e la saetta di un arco che importando poco 



ZENDRINI 37 

meno di io miglia, se si porranno cincpie braccia . o una pertica di crescl- 
nicnto di spiaggia per ciascun anno, vi vorrebbero i2co anni per giu- 
gner\i; il die se sia poi credibile, si lascia considerare a' più saggi c- 
sploratori delle cose naturali . 

21. Al qual proposito da tutte le osservazioni faite sul mare, e ne- 
gli ultimi recessi del golfo di Venezia, e nelle lagune di quella me- 
tropoli , ed in Romagna ; come altresì dalle praticate i giorni passati in 
«piesie maremme . posso senza tema d' ingannarmi asserire alle SS. W. 
Illustrissime , che il mare , se ocularmente si ritira, egli cresce più di su- 
pcrlìcie , o per meglio dire nel flusso suo ordinario in tempo di punto 
di acqua e di colma , sale più alto che per 1' addietro non faceva . 

22. La proposizione non è nuo\a; fu conosciuta anco da' nostri periti 
fino del secolo XVI, e ne parlò formalmente l'accreditato Sabbadini, 
ingegnere veneto, che molto scrisse , e molto osservò nel circondario del- 
le \ eiH'te lagune. Egli è ben vero per altro , che come le di lui osser- 
vazioni sono molto pregiabili, così la deduzione, che fa di codesto al- 
zamento, è troppo esorbitante ; e sono jìersuaso , che ninna regola certa 
vi sia da fissarne le misure , a riserva della generale indeterminata , di 
potere , cioè , crescere la superfìcie del mare a norma delle alluvioni , 
che ne ristringono le sjiiagge ed il ooiitinenle . In Venezia da due secoli 
in qua cresce di jìiìi da un piede e mezzo: in Ravenna l'orizzonte del 
mare di punto , resta quasi di j)ari livello all' antico pavimento di mo- 
saico . scopertosi idtimamente nella lifabbrica della Basilica Ursiana , e 
corrisponde a quello più- vedutosi anni sono nel tempio di S. Apolli- 
nare della medesima città . 

23. QuaiUo a Viareggio sia cresciuta la superficie del mare ncm può 
ben costarmi , ma al certo tal aumento non può esser minore di un brac- 
cio , e forse più , se i luoghi terreni di alcune case, situate n(m lungi 
dalla fossa, e dal torrione, una delle quali è al presente abitata dal 
sig. Sergiusii , sono quasi afll'atto perduti, perchè sempre annegati, il 
che al certo ne' tempi addietro non sarà siicceiluto; e pure tali fa))bri- 
che non sono molto antiche : onde concludentemente si raccoglie che il 
mare al presente riesce più alto di quello faceva in passalo ; e che il 
ritiro che fa, nasce dal ristiiiig(!rsi il \aso, perlochè è obbligalo a sa- 
lire più alto nelle sue marce . 

a/f. Il che essendo così, forza è dire, che in passato potessero restar 
più scoperti i padiili , e che il mare in essi meno dominar vi potesse, e 
che per conseguenza le acque dolci pro\eiiienli da' monti, fossero più 
a portata di rintuzzar l'azione delUr salse; e vaglia il vero, trovatosi 
il jiadiile dal più al meno nella massima sua turgenza , ed il mare nel- 
lo staio ordinario , con la livellazione delli iò di Aprile , dal lago di 



38 ZENDRINI 

MassiuccoII al mare , servendosi dell' acqua ristagnata della fossa di con- 
fine , e di due sole battute di livello , si e potuto conoscere . che il det- 
to lago e padule non restavano nello stato di allora più alti del mare 
a comune, cioè dell' alta marea , di un braccio , due once . e tre quar- 
ti ; e per detto de' pratici , e pescatori , rilevatosi li 20 di detto mese, 
polendo esso lago calare da due braccia , benché io direi solo poco 
più di un braccio , resta assai chiaro , che fra poco tempo resterà esso 
padule di orizzonte col mare : e che questo per poco che cresca , mos- 
so da qualche burrasca , entrerà su per la fossa ad invadere tutti i pa- 
duli , distendendo il salso sino alla piaggella , e da pertutto il lago di 
Massiuccoli , come fu inteso succedere non infrequentemente col danno- 
so miscuglio delle acque dolci con le salse , 

25. Che se con la stessa forza , con cui entrar possono le salse ne' 
paduli , potessero anco uscirne , sarebbe almeno da sperarsi da un tal 
moto il rineiiamento del porto ; ma ciò in conto alcuno non può suc- 
cedere , e la cagione si è , perchè le acque di flusso che entrano per 
la fossa , vi sono cacciate dalla forza ed azione ben gagliarda del ma- 
re; dove nel riflusso è mollo scarsa la forza viva; e dovendo solo agi- 
re r acqua interna col proprio peso, ed in via di forza morta, langui- 
do troppo riesce il moto in paragone del primo; quindi ne deriva, che 
nel, tempo della burrasca , caricali i paduli , oltre della propria , di ac- 
qua salsa , mancando il vento e la burrasca , comincia bensì a fluire la 
fossa verso del mare , ma sostenuta dopo alcune ore dalla contraria del 
mare , rallenta il corso , né può in conto alcuno liberarsi dal carico 
delle salse, se non dopo molto tempo : e frattanto succedendo nuove 
marate , si ritorna, come prima, ad accrescere con nuovo miscuglio del- 
le salse la superficie de' paduli . 

•a6. Ma supposto ancora , che rade volle accadano le marate nel tem- 
po estivo , al certo , quando sia vero , come io lo credo verissimo , che 
e r acqua interna de' paduli e quella del mare restino equilibrate, an- 
che i piccoli accrescimenti giornalieri del flusso , faranno che il mare 
entri ])er la fossa ne' paduli , a sempre maggiormente deteriorarli ; né il 
salso , anche in tali circostanze , sarà portato per poco spazio su per la 
fossa , mentre per poco che si muova , non potendo far meno di un 
quarto di miglio l'ora, potrà introdursi per miglia uno e mezzo, vale a 
dire , di molto verso il padule , senza poterne poi uscire con la mede- 
sima facilità, stante la privazione della forza dalla parte supcriore. Può 
dunque ragionevolmente concludersi , che le acque naturali de' paduli , 
dilatate in tanta vastità , quanta è la superficie di questa gran vaica , 
poco o nulla contribuiscano di forza per 1' escavazione del porto ; e che 
la sola acqua di Caramaiore per la fossa Pisana sia quella, che possa 
dargli qualche movimento , almeno nel tempo del riflusso del mare . 



ZENDRINI 39 

27. Rosta (la ponderare qiialclic fenomeno del movimento interno . 
benché debole , delle acque de' paduli . Perchè dunque allora che il 
mare col suo crescere entra nella fossa , trova un corpo di acqua o sta- 
gnante , o con pochissimo ed insensibile moto , ne deriva , che lo ri- 
sninge verso del padule ; ma non è però , che tutta l' acqua di questo 
e delle fosse comunicanti , resti egualmente risospinta , di maniera che 
la più lontana appena risentirà V azione del mare , anzi continuerà a 
stare stagnante , o a fluire secondo la prima di lei direzione verso del 
mare ; che però si darà necessariamente un punto d' incontro , ove reste- 
ranno queste due forze bilanciate , e 1' acqua si rimarrà senza apparen- 
te moto ; quel punto è chiamato qui perno , e fa il confine reale del- 
l' acqua viva con la morta: tale dicendosi quella, che per la sua di- 
stanza dal mare . e per il detto ostacolo , resta imprigionata fra i pa- 
duli ; e viva quella, che fluendo dentro il termine del riflusso, può es- 
ser ricondotta al mare , 

28. Altra specie d' inconti^o succede nel K acqua del porto, e questo 
multo vicino allo sbocco, rendendosi molto sensibile con gli atterramen- 
ti, e principalmente nel tempo delle burrasche; e si fa dove l'onda, 
non potendo , stante la ristrettezza del canale , distendersi , contrastata 
ancora nel riflusso del mare dal corso coiurario , resta senza moto clin 
sia sensibile ; onde quivi facilmente sono deposte le materie portale dal 
mare , ed in tanta copia , che il canale ne resta spesse volte all'atto ricol- 
mato al sito vicino alla casetta della sanità, che sta eretta sul molo di 
tramontana nel qual luogo, nemmeno adesso con tutta 1' acqua de' pa- 
duli , ed il corso molto sensibile che la fossa aveva nel refluire nel 
mare , non s' ò trovata maggior ])rofondità d' acqua , di lui braccio ed 
once dieci , quando e superiormente ed iuferiui mente cresce alle due 
e fc braccia . 

ut). Sarebbe ancora da ponderare qual forza si potesse acquistare . ri- 
ducendo vive le forze morte delle acque stagnanti de' paduli , rialzando- 
le col mezzo delle cateratte ; ma il misurare tutte le polle con le lo- 
ro \aric velocità , iiivoglierebbe circostanze tali, che renderebbesi lari- 
soluzione del problema molto perplessa; come tale ancora renderebbe- 
si , prendendosi la cosa in altro modo, col calcolare cioè la superficie, 
che riceve 1' acqua della pioggia tanto de' paduli che de" monti , che 
in essi la scaricano : supposta una data quantità di pioggia per tutto un 
anno . Ma come che nr tale quantità è stata in questi paesi , che io sap- 
pia , osservata ; e dipendendo 1' innalzamento , che far potrebbero i pa- 
duli per r acqua sopraggiunta da molte altre cause ; cosi nò meno con 
tale ripiego si potrebbe, uè anche a un di presso , accertare il crcsci- 
mento , clic dentro un dato tempo potessero far i paludi , per una data 



4o ZENDRINI 

quaiitilà «li acqua di pioggia . Qualunque però questa si fosse , questo è 
cerio , die attesa la molta vastità del padule , molto tempo si ricerche- 
rebbe per ridurre I' acqua non più di un braccio su])eriore a quella 
della foce ; e con tal altezza di acqua . se anco si potesse coli' impeto 
che acquislerrcbbc in uscire , asportar in parie gli aiierrameuti , restereb- 
be poi minorato il benefizio dell' aversi a tener chiusa la cateratta per 
mollo tempo, col privarsi della na^iga^ione, coli' impedire in j)arie gli 
scoli delle \ icine cam])agne , e col ridurre all'atto stagnante per tutto esso 
tempo un' acqua piischiata di salso a maggior pregiudicio dell' aria, pur 
troppo grave ed intollerabile alla popolazione : quindi il ripiego delle 
cateratte, state altre volte in uso, come si riconosce da' pezzi di mu- 
ro, che pur rimangono nella fossa più verso del padnle , e da altri se- 
gni , che ( neir occasione di aversi a fare 1' ultimo sperimento al ponte 
di Pisa, furono tro\ati ) non sembra proporzionato al bisogno; mentre 
se provvedesse in qualche incontro alla foce, non sanerebbe 1 aria , e 
si opporrebbe alla libera navigazione . 

5o. La trista massima nella materia de' porti di mare , che gran la- 
guna faccia gran porto , qui ha poco luogo : coiiciosiucosachè si suppo- 
ne che le acque di rillusso possano , se non eguagliare col loro mo- 
mento quelle della crescente di flusso , almeno che fra questi due moti 
contrari \i cada poca ditlerenza; ma nel caso nostro, ambiduc i detti 
moti nello stato ordinario del mare essendo a])j)ena sensibili , e nelle 
marate il flusso caricando di acqua salsa i paduli, non ha poi lorza il 
riflusso, che sia vale\ole da riportarla al mare; onde rimane il tutto 
in un continuo dannoso sbilancio. Si aggiungono a ciò i Irequenti im- 
pedimenti , che vengono praticati quasi in tutte le fosse e canali co- 
municanti con la foce , delle incanuicciaie de' pescatori per prender il 
pesce, le quali a meraviglia levano il corso all' acqua, come lo levano 
le erbe e cannelle che germogliano da per tutto , ove l"" acqua impa- 
dula , ed ove la dolce resta unita alla salsa. E con ciò, iilnslnssimi 
signori, restano esposti dalla mia debolezza tutti gli sconcerti, che ac- 
cadono alla foce di Viareggio : tanto esternamente , che internamente , 
secondo a quanto erami proposto di spiegare iu questo primo capo . 



ZENDRIM 4i 

CAPO SECONDO 

Si investi icario le cause più probabili della insalubrità 
dell' uìid in Viareggio, e sue aggiacenze. 

1. Mi permetteranno le SS. W. illustrissime, clic nello stcmlere 
questo secondo cssenziulissimo capo, riiragi^'a dalla filosofia, ed ezian- 
dio dalla medica arie alcune notizie . senza le quali , o poco o nulla sì 
coglierebbe nel punto, clie si ha in \Jsta. Tutto ciò dunque, clic si 
iniisce all'aria, che non sia sale nitroso, che è suo projìrio, naturale 
ed ingenito, tutto serve i.d alterarla, e ad allontanarla dalla sua' vera 
temperatura. La terra, che come è noto, è un miscuglio si eterogeneo 
di solido e di fluido , trasmette del continuo le sue esalazioni , che j)oi 
si rendono più o meno attive a misura che entra più o meno il fluido 
a render i sali più disciolti . Tali esalazioni hanno i loro limili , o sia 
la loro sfera di attività, olire della quale non agiscono, ne hanno for- 
za ; altrimenti ogni luogo , anche de' più salubri , resterebbe sovente 
sottoposto a divenire nell'aria pernicioso. Tale sfera di esalazioni non. 
oltrepassa per ordinario gran fatto il confine di quei siti , ove perenne 
è il sorgimento delle materie velenose; mentre se mancano della sor- 
gente, in poco tempo il vario spirar de' venti ne dissipa 1' unione , e 
ne fa perire tutto quello di maligno che aver potessero ; quando però 
ed i venti in quel dato sito siano fra i salubri , ed abbiano libero cam- 
po da giuocare , altrimenti 1 aria non ne risentirà beneficio , che sia 
sensibile . 

2. iJdi'crenza essenziale corre ancora fra le esalazioni nocive , compo- 
ste di sali fossili, aluminosi, sidlurei ed arsenicali (per comprendere 
sotto una sola espressione i ])iu velenosi ) uscenti da' luoghi asciutti , 
rispello a (piclle , che provengono da' sali fossili , o semiiossili . mari- 
ni , bituminosi e nitrosi, che escono dal miscuglio delle acque dolci con 
le salse, tutte e due impaduliie; mentre le prime , abbenchè di sua na- 
tura contrarie al vivere umano, esseiulo però dis])osie a volatilizzarsi , e 
rendersi più leggiere, come meno crasse e meno viscose, vengono an- 
cora con assai facilità disperse j)er 1' aria . e ridotte in istato di non po- 
ter nuocere: dove le seconde più repugnanti al moto, attesa la loro 
figitra , mole e densità , e sono assai jironte a fermentare , e meno si 
discostano dal luogo di dove hanno la sorgente , formando quivi u- 
na venefica mortale atmosfera. Srìpra di che io non dirò di vantag- 
gio, giacche per l'azione di codesti sali nell'aria, e con lo sperimen- 
to chimico, e con la ragione filosofica pure bene ne ha trattato ulti- 
mamente il chiarissimo Boerhaavc nella sua Chimica, p. m. 4<)0, e 

G 



42 ZENDRIISl ' 

seguenti. Porzione dunque di lai aria, inzuppata di dette velenose ma- 
terie , bevuta da' viventi nella respirazione , talmente può pregiudicare 
al circolo degli umori , e loro recare una si rea qualità . che in bre- 
vissimo tempo, coir alterare lutto ciò che è destinato alla concozionc 
e nutrimento, formare ne' visceri le ])iù contumaci ostruzioni e le ma- 
lattie pili gravi , coir intiero sovvertimento dell'animale economia, e 
perdita della vita . 

5. Prevalendo dunque , nel temj)o principalmente estivo ed autunna- 
le , sopra delle acque dolci de' paduli . e del lago , la salsa del mare 
( secondo a quanto si è dimostrato ncU' antecedente capo ) e durando 
lungo tempo questo velenoso miscuglio , fermentano quei sali fra lo- 
ro si diversi di natura , ed allora jnincipalmente quando il raggio del 
sole più li riscalda, di modo che vengono a formare nella mattina , e 
sul Cader del sole quella densa nebbia , che serve di veleno agli abi- 
tanti ; questa riducendosi più leggiera in ispecie dell" aria, in cui va nuo- 
tando , si alza abbencliè non cotanto visibilmente , sino all' altezza de' 
monti , che i gran paduli circondano , portando anche in quelle parti il 
veleno , sollevalo da' siti più depressi della gran vasca , e da' pantani 
i quali , resi dai calore del sole maggiormente corrotti , forniscono co- 
pioso il maligno umore a tutti i dintorni . 

4. Sembrerebbe a prima vista , che la gran macchia che divide dal 
mare l'interno del padnic, tutta conqiosta di querce, lecci, ontani 
ed altri alberi, dovesse, se non togliere l'alito velenoso uscente dal 
marchnne del padule, impedirlo almeno, sicché non salisse il monte; 
oppure che più in là non trapassasse per quelle strade , che rimangono 
fra pendice e pendice di monte: cosa che in parte potrebbe succedere , 
ogni qual volta la velenosa esalazione non sorpassasse le cime degli al- 
beri, e quando il vento conservasse sempre una direzione parallela al- 
l' orizzonte, e non sofliasse secondo ogni tendenza : e quando fmalniente 
r elevarsi della nebbia e de' vapori non dipendesse dalla propria loro 
specifica gravità, che è minore di quella dell' aria che li circonda, e 
che per conseguenza non riuscisse impossibile il trattenerli più bassi; in 
quella guisa, che un pezzo di legno di abete, immerso violentemente 
sott'acqua, lasciato che sia libero, ascenderà sino alla superficie del- 
l'acqua medesima senz' altra forza che ve lo spinga, che la naturale 
della gravità specifica di essa acqua, maggiore della propria: vale a 
dire , perchè egual mole di acqua alla mole del legno più che esso pe- 
sa; e se r acqua potesse darsi eterogenea , cioè che in ispecie fosse me- 
no pesante quella più lontana dal fondo del vaso , accaderebbe , che 
quel legno , allorché trovasse 1' ac<pia del suo peso specifico , cioè, che 
egual mole di acqua pesasse quanto esso, lo vedremmo non salire di 
vantaggio , ma ivi fermarsi equilibrato . 



ZE-\DRIXI 43 

5. Nell'aria succede appunto ciò, clic ci siamo figurati in via di so- 
la ipotesi iiell acqua ; la (piale a misura che è lonlaiia dalla sii])erlicie 
della terra, riesce di minor peso specifico , perdi.!; meuo compressa; che 
però i \apori. pesando in isj)ecie meno ili egiial mole di aria, devono 
ascendere sino a tanto che restino i pesi pareggiati, uè Ncnto o altra 
forza estranea può esser valevole a fermarli , che non saliscauo , e di 
gran lunga, sopra ilella massima allc/.za di-gli alberi della macclua ; ed 
abbeiichè non accada a" nostri occhi di vedere la nebbia usce;ite la mat- 
tina dal padule gran latto elevata , ma starsene alla superficie dell' ac- 
qua rpiasi aderente, non è ])erò , che la parte più sottile, agli occhi 
in\isibile, non ascenda quasi alla cima de' monti: ed in fatti ben lo 
provano quei miseri abitatori, che restano attaccali dalle malattie, ab- 
bencliè situati mollo alti ne monti aggiacenti a' paduli , e che hanno 

la faccia volta verso di Viaices'o e del mare , 

00 _ , ... 

6". Ma io devo dire ancora di Aatitaifi^jio alle SS. W, illustrissime 

Do 

Circa gli eHetli di essa macchia , e che ben bilanciati non possono cre- 
dersi indillerenti per la maggiore contaminazione dell'aria. ÌNoi sappia- 
mo per r esperienza , che tulio ciò che impedisce il moto dell" aria, la 
rende grave ed insalubre , ricevendo anche questo elemento , appunto 
come r acqua, dalla sua quiete la propria contaminazione. Ora la mac- 
chia col folto de' suoi alberi im[)('disce, o rintuzza di molici quei \en- 
ti, che spirando dal mare, servirebbero a disgregare i vapori e quando 
escono e quando sono usciti dai paduli , ma non ancoia elevali giau 
fatto oltre della superlici(! : sito o\e lermentando , divengono ancora peg- 
giori . La macchia mirabilmente li protegge, e dà loro ogni agio di 
reudeisi maggiormente velenosi, e di aecpiistare una perfetta malignità. 

7. (jli slessi venti di tramontana, levante, greco e maestro di sua 
natura asciutti, bevendo nel passar a traverso de" jiaduli le nocive esa- 
lazioni, arrivali alla macchia, vengono nella loro azione rintuzzati sen- 
za poter ventilar laria, e liberarla dagli alili pestilenziali; ed i venti 
di ponente, libeccio ed ostro, diretti dal mare al monte, sofliando so- 
pra del'a macchia, non jiossono muover l'aria dal suo fondo , cioè dal- 
la superficie, che esala la malignità, ma solamente nella parie più alta: 
quindi rimanendo sempre intatta la sorgente , ne fornisce poi abbondau- 
teiueiite il vicino monte e pianure. 

i5. Ma per aversi una dimosirazione ancor jiiù evidente dell ellètio 
degli alberi nell' alimentare le \aporazioni , basterà osservare quanto piii 
sollecitamente all' alzarsi del sole venga dispersa ed aniiieniata la visi- 
bile nebbia sopra de' paduli , che nella macchia ; segno mollo evidente, 
che se questa trattiene la parie piii glossa e sensibile all' occhio del 
maligno vapore, deve altresì fare lo stesso della più sottile, traendo 



44 ZENDRINI 

questa 1' origine da quella , nel fermentar che fa dopo uscita della terra 
e dell' acqua . 

g. De\o anco aggiugnere altro inconveniente , che nasce dal ristagno 
delle acque delle piogge per entro le macchie, per le quali, stante 1" ine- 
gualità del terreno ed i radicumi degli alberi , restando impossibiliato 
lo scolo , non può ess' acqua in altro modo smaltirsi , che con la forza 
del sole; ma questo scarsamente penetrando\i , debolmente e solo in 
molto lungo tempo prodiu- può il suo eli'etto : onde imputredendu. dà 
nuova materia ed alimento alle prave esalazioni a maggior danno del- 
l' aria. 

10. Non sarà poi fuori di proposito , trattandosi di cosa di tanta im- 
portanza, il corroborare quanto si va esponendo circa 1' aria , con 1' au- 
torità ancora di alcuni celebri scrittori . Prenderemo però ad esaminare 
quanto scrisse Vitruvio nel capo quarto del primo libro della sua ar- 
chitettura ; allorché considera come elegger si debba luogo , che sia sano 
per r edificazione di una città. JNoi però, che solo cenhinmo i se- 
gni indicanti l'aria cattiva, tralasciando quanto esso esprime per la 
scelta di tal luogo , ci ristringeremo a rintracciare quanto concerne il 
nostro assunto. Afi'erraa egli dunque: Che se le muraglie di quella tal 
città saranno piantate in luoghi palustri , ed il paduìe sarà disteso 
lungo il mare , e riguardei'à jrà il scttenti'ione e V oriente ( appunto 
come il sito di Viareggio , ) e che essi jiaduli riusciranno più alti del 
lido del mare , V aria non potrà essere nociva; atteso che per le fosse 
scavate si darà esito alle acque nel mare ; e questo , qualor si pon- 
ga in bunnsca , se penetrerà in qualche modo per esse fosse , am- 
mazzerà gì' insetti velenosi co' suoi sali salsi , e ne impedirà la ge- 
nerazione ; e se da' luoghi più r-emoti e superiori passeranno essi 
verso del lido , ne t^esternnno subito dall' amaro del mare distr-utti . 
Ecco dunque . che i paduli per esser sani . vogliono esser pili alti del 
lido; dove quelli di Viareggio ne stanno più bassi . e solamente più alta 
la macchia: non dovendo andarvi , secondo Vitruvio , le acque salate , se 
non per qualche tratto, e nel tempo delle burrasche, per uccidere i dan- 
nosi insetti : ne già penetrando V acqua per lutto il tratto del paduìe 
per aramazzarli, ma distruggerli , nel discendere che farainio quegli ani- 
mali immondi verso del mare . E soggiunge , coli' esempio delle jtalndi 
Pontine , che quei luoghi , che sono posti vicino alle paludi , e che 
sono privi di esito perenne , o per fumi o per fosse ; ed io aggiii- 
gnerei , o per trovarsi il mare in istato da non ricevere le interne acque 
palustri . imputridiscono , generando umori gravi e pestilenti . 

11. Non si può dire veramente , che manchino del tutto i paduli di 
"^ iareggio di esito, aperte che hanno molte fosse nel loro interno, ed una 



ZENDRINI 45 

più verso il mare, in cui raetton capo tutte le altre, dandogli qnalclie 
forza per tener a^.crla la foce : ma restando nell' estate troppo basse le 
acqne de' paduli , e sovente rialzando di j)iù , nelle marate , le salse del- 
le dolci . bene si adatta il p.ìsso di Vitru\io all' aliare di che si tratta; 
potendosi paragonare il sito all' antica Salappia , colà nella Puglia , fab- 
bricata da Diomede die ritornava da Troia , qnal città fu poi quattro 
miglia più dentro terra rifabbricata da INI. Ostilio, se si volle abitare. 

12, Altro difetto circa alla insalubrità dell'aria potrebbesi assegnare 
a "Viareggio e a' luoghi circonvicini , per il restar che fanno coperti dal 
vento di levante, ed aperti a quello di ponente: essendo parere d' Ip- 
pocrate uell' aureo suo libro de aere , acqui s , et locis . Che quei luo- 
ghi , che sono situati all' occaso , e diJesi da' venti di oriente , sia- 
no soggetti a gra^'issinii morbi ; spiegandosi col dire : eas urbes neces- 
se est situ morbosissimo positas esse ; e ne porta le ragioni , ed ap- 
presso le dill'erenze de' mali , a' quali gli abitanti restano soggetti . Ora 
rispetto a Viareggio, e forse la macchia non li rattiene il vento di le- 
vante , come il monte lo ferma rispetto a' paduli ? Non e dunque da 
maravigliarsi dello stato infelice dell' aria , se tanto ha cooperato la na- 
tura a danno di questo paese , senza che 1' arte pur anche abbia con- 
tribuito vantaggio alcuno a profitto della popolazione. 

i5. Ma sopra tutto, in aliare simile, pare clic valer debbano gli espe- 
rimenti e r osservazioni , per decidere con sicurezza delle vere cagioni 
della malignità dell'aria di A'iareggio . 11 lago di Bientina, collocato 
non lungi della città di Lucca, ha intorno di se molto dilatati i padu- 
li, e resta senza macchia; e pure gli uomini vivonvi sani, né la quali- 
tà dell'aria ha che lare con quella di Viareggio: ma è osservabile, che 
intorno di esso lago, se non vi sono selve nr macchie , non vi è nem- 
meno l'acqua del mare, che in esso si possa iniiodurre; altrimenti, non 
coperto da' monti quel tratto di paese, che rimane da questo lago fi- 
no alla città, non ritenute le vaporazioni dagli alberi delle macchie 
che non vi sono, se gli effluvi fossero di maligna qualità, ridurrebbe- 
ro questa insigne capitale ben tosto in un pessimo stalo di aria. Se dun- 
que da essa venni danno non ne riceve, è cosa assai chiara, che le 
cagioni delle maligne inlluenze di ^ iareggio e suoi paduli, nascono 
dal miscuglio delle acque salse con le dolci . dal ristagno e putrefa- 
zione delle acque delle piogge qua e là impadulite per entro le mac- 
chie , e dall' imjìedimento, che gli alberi di queste fanno alla necessa- 
ria ventilazione dell'aria, onde riesce sì grave e morbosa, da essere 
per la maggior parte dell' anno incompatibile col vivere. 



46 ZENDRINI 

CAPO TERZO 

Che contiene ì mezzi pei' rimediare possibilmente alla maligna in- 
Jluenza dell' aria : i provvedimenti pel poito , tanto nel di lui stato 
presente , che per una reale rifurma , quando tale si volesse . 

1 . Se dunque deriva la velenosa esalazione , cotanto nociva alla sa- 
lute , dal miscuglio delle acque salse con le dolci nel tempo delle ma- 
rate; e se è vero, che tolte le cause , sono tolti anco gli oiì'elti, si do- 
vrà tutto contribuire per levare tale dannosissima comunicazione: ne 
ciò in altro modo potendosi etl'cttuare , se non col chiudere il varco al- 
le acque salse . qualor si rendono più alte di quelle de' paduli : par- 
rebbe che una o due delle ordinarie cateratte , collocate in luogo con- 
gruo nelle vicinaze di Viareggio , potessero farci ottenere 1' intento ; ma 
tal opera non avendosi da aprire per tutto il tempo che si trattenes- 
sero alte le salse , ciò farebbe interrompere la comunicazione Ira la fo- 
ce ed i paduli, con incomodo del barcheggio; ed essendo diflicile mol- 
to , per non dire impossibile , che chi assistesse alle cateratte volesse e 
di giorno e di notte chiudere a tempo 1' ingresso alle acque del mare 
coir abbassarle , senza di che nulla si farebbe , si è ])cnsato alla fab- 
brica di un sostegno a doppie porte , con le quali . senza che alcuna 
benché minima copia di acqua passar possa nel padule , e si dia sem- 
pre libero il passo alle barche , e restino le acque interne in ogni tem- 
po allatto libere dal mescolarsi con quelle del mare . 

2. JN'è scolo alcuno potrà restar impedito dall' uso di tal fabbrica; 
conciossiachè dovendosi fare le porte risoliate con 1' angolo \erso del 
mare , chiudere non si j)oiranno , prima che 1' altezza di questo non su- 
peri r interno della fossa : nò resteranno mai chiuse , se non pel solo 
tempo, in cui, se ancora non vi fossero sostegni, tanto e tanto 1' acqua 
non potrebbe fluirvi , ed in cui anzi verrebbe obbligata la fossa eoa i 
paduli a ricevere quelle del mare , ma con quel danno ed alterazione 
che si e esposto . Cessata j)0Ì la marea e calando 1' acqua di mare , 
uon si tosto resteranno le acque inteme superiori alle esterne , che le 
porte da sé si apriranno , fluendo esse acque , come fanno al jwesente , 
per la foce al mare . 

3. Perchè poi tali sostegni non possono fare il loro efletto di dare il 
transito alle barche, quando non resti pareggiata l'acqua interna del 
vaso , o con quella del mare , per farle escire se venissero da' paduli ; 
o con quella de' paduli, quando avessero da entrare dal mare in que- 
sti , elevandola nel primo caso al livello del mare , ed abbassandola nel 



ZENDRINI 47 

secondo a (jiicUo de' paduli ; ed in lutti e due i casi dovendosi per ne- 
cessità , si del vuotare che dell' empire il vaso del sostegno , servire 
sempre dell' acqua più alta ; cioè nel caso primo della salata , introdu- 
cendola per i portelli, che nel fondo delle porte amare si lasceranno; 
ed avendosi però la necessità, coli' aprir quelle verso de' paduli, di 
lasciar entrare in questi per lai motivo qualche porzione di acqua sal- 
sa a niescliiarsi con la dolce , ciò verrebbe in parte a derogare alla 
massima , che s' intende di prendere della perpetua esclusione dell' ac- 
qua di mare dalle interne palustri. Per le\ar dunque possibilmente an- 
co questo inconvenicjite , benché di Icggier momento, avuto riguardo 
alla poca mole che ve n' entrerebbe , rispetto alla vastità de' paduli . 
sarà per tal eiletto da servirsi dell'acqua della fossa Pisana, o sia di 
Cammaiorc . in tulli i tempi che ella non sarà torbida: ma prima 
d" inoltrarmi ad indicare il come, dirò del silo e modo di fabbricar il 
sostegno . di cui si è detto . 

4. Non tnnandosi il ponte, che traversa la fossa alla strada di Pi- 
sa ( ove altre volle furono j)osie , nidi dal mare squarciate le cateratte) 
in istato da poter reggere per un reale sostegno , non solamente per es- 
ser costruito in luogo troppo awanzato Acrso il mare, che a ciò si 
provederebbe ; ma per non esser tale fabbrica di quella mole , solidità 
e disposizione che sarebbe necessaria ; come ancora , perchè per for- 
mare il vaso , dovendosi aggiugiicrc dentro della fossa medesima una 
nuova fabbrica, ciò darebbe molto incomodo al barcheggio , ed obbli- 
gherebbe in lutto il tempo (che non può esser poco ) del lra% aglio, a 
pensare* come dar esito alle acque interne : per lauio trovandosi dal 
Castellaccio al Capanno, })Osto a ca\aliere dello sbocco di fossa Pisana 
iii quella di Viareggio , alquanto inarcalo 1' alveo di essa fossix , ciò da 
luogo di piantar la fabbrica in terreno sodo , per poi escavarsi un ca- 
nale, che riuscirà, se non diretto per la corda di questa arcata, al 
certo dalla medesima non molto lontano. Questo canale, cominciando 
alquanto sotto alla dirittura del predetto Castellaccio, anderà a lermi- 
uare allo sbocco di detta fossa Pisana . o sia al Capanno di cui si è 
fatta menzione , e preci>anienie con la sua ripa destra al secondo di lui 
pilastro, che anderà Jevato con il primo, da esser poi aggiunto dal- 
l' altra parte, occorrendo, per rimeilore alla lunghezza esso Capanno, 
a commodo delle barche che \i si rico\ erano. 

5. Nella chiusa dunque, per cui passar dovrebbe il nuovo canale, 
avendosi un terreno otlinio alla fabbrica . con la sabbia non jiiù sotto 
di tre braccia dalla snpeilicie, come fu conosciuto ed assaggialo , e col 
cavamento , e con una tri\ella fatta a tal oggetto; quivi e non altrove 
si avrebbe a j)ianlarc il nuovo sostegno , da essere tenuto largo , ove 



48 ZENDRINI 

andassero poste le pone , da otto braccia e forse qualche cosa di van- 
taggio; e nell' interno \aso da formasi o di figura ellilica .o in poli- 
gono di otto lati , de i quali i due paralleli e più lunghi , di 3o brac- 
cia per uno, e li altri quattro obbliqui di sei; ciascheduno con bat- 
tente e soglia di marmo, da esser questa collocala di livello con la 
soglia, che sta sotto il ponte alla strada pisana; cioè quattro braccia 
sotto del piano dello sperone , a destra all' uscire dell' acqua dal mede- 
simo ponte. Parimenti di marmo avrebbero ad essere i cantonali della 
fabbrica, come ancora le coperte della medesima sopra de' coltellati o 
spalloni . Le due mappe , segnate num. I , e II , che si accompagnano , 
inserte alla presente relazione , daranno alle SS. W, illustrissime per 
ora una snfficente idea del progetto ; mentre ad ogni loro conmiando 
saranno poi formati opportunamente i cartoni di pianta e profilo in 
grande con le misure più esatte , ed occorrendo ancora il modello di 
rilievo . 

6. Poco superiormente poscia al capanno avrebbesi a cavare un pic- 
colo canale, tirato dalla fossa Pisana, che ^enisse a riuscir a mezzo il 
vaso predetto dalla parte destra , come spicca nel disegno num. I, se- 
gnato AB: e quivi introdurvi una cateratta B; perchè 1' acqua di que- 
sto, sempre dolce e chiara, avesse a servire per pareggiare quelhi nel 
vaso in vece della salsa , nel tempo della marata ; e questa per il bi- 
sogno della navigazione , fatto ciò per non aprire i portelli dalla parte 
di mare . Entrate poi le barche ed aperta la porta , quando accaderà 
di avere a vuotare il vaso del sostegno , si lascerà escire quell" acqua 
nella fossa del padule ; ed in tal modo resterà scacciata 1' acqua salsa , 
e la dolce interna non ne potrà risentire il minimo pregiudizio. Il pa- 
dule però, restando libero da tal velenosa miscellanea, s'andrà a poco a 
poco , e dentro non molto tempo , de]mrando e riducendo tutto dolce; 
e le di lui esahazioni , se non saranno le più adattale alla salute , non 
saranno però tali , da ridurre , come al presente succede , inabitabile 
per tanti mesi dell' anno tutto il paese ivi d' intorno . 

7. Potrebbesi da tal uno farmisi un obbietto : cioè , che dovendo le 
porte agire col chiudersi nelle marate solamente, ed allora che 1' altezza 
delle acque da mare può soprastare a quella delle acque dolci , dover 
in tal incontro le salse superare nell' altezza quelle di Cammaiore o sia 
della fossa Pisana . e rendere però inutile 1' uso delle cateratte nel so- 
stegno , che si vuol fare a maggiore esclusione del salso . Si risponde , 
che dalla livellazione jiraticata ad ac(pia stagnante di delta fossa , li 16 
Aprile, essendosi riconosciuto, che la caduta a mare ordinario, e ad 
acqua bassa di detto fiume , è di braccia due e punti cinque ; né po- 
tendo secondo a quanto fu osservato ed inteso , lo stesso giorno alzarsi 



ZENDRIM 4y 

il mare, che poco più <li un braccio, cil al più, benché rarissime vol- 
te , un ])raccio e mezzo; non mai però T acipia salsa potrà su])erare 
qnella della fossa , bensì tenerla in collo , e iaila alzare sino al punto 
di livello rispondente al pendio antedetto; ma giunto a questo, dovrà 
la l'ossa predetta , stando aperte le cateratte di Canuitaiore , crescer di 
più. e Unire, non ostante 1 altezza del mare, al suo termine. Contut- 
tociò , quando mai si didntasse, che nel crescer del mare, potesse pur 
r acqua salsa raeschiarsi con quella di Cannnaiore , basterà per declina- 
re ancora da tal scrupolo, prender l'incile del condottello A B, che 
avrà a servire per lo sostegno, un poco più alto del lissato nel dise- 
gno j N. 1 ; cioè quanto basterà più superiormente del ponte dei Cavalli . 

a. li' altra causa della insalubrità dell'aria (U'ri\aiido dalle macchie, 
e dalle acque , che in queste vi muoiono inipadidile , il taglio delle me- 
desime ( da l'arsi a parte a jiarte , aiiesa la loro ^astità,e ledubbieta, 
se non altro di tradizione, che a favore della loro sussistenza corrono) 
potrà esser adeguato e grande mezzo per togliere dalla sua radice un 
lai. pregiudizio, coli' impedire , che ristagnando seir/.a la necessarui \eu- 
tiluzione . i maligni vapori non ai)biano luogo, uè tempo di fermenta- 
re, e rendersi mortiferi. i\è dal taglio preiletto \i (V ragione di temere 
O poco o molto per tutte quelle considerazioni , che si sono latte nel capo 
antecedente . Sarebbe poi non molto lontano dalla suj)ersiizione il teme- 
re, che per tal causa i venti spinger potessero, a pregiudizio dello sta- 
to più interno, e della stessa città, le vaporazioni perniciose; qiuisiche 
il bosco ser\isse d' impenetrabil sipario a' Acuti medesimi: sapendosi, 
che quahinqiu; cosa soggetta a portar il contagio, non escluse le stes- 
se lane, evaporata che sia anche leggermente ne' lazzaretti , viene resa 
fuori di pericolo, e per tale \iene lasciata al libero commercio anche 
dalle nazioni ])in circospette in questa sopra ogni allia gelossisima mate- 
ria . Dovendo diuique passar i \apori maligni, per gingnere nelle visce- 
re dello sialo, ben dieci miglia più oltre, se avessero a far questo viag- 
gio sulle ale de' venti, si può Ìh'u credere, elicne venisse dissipala o- 
gni loro rea qualilà, non che nel lungo tratto predetto, ma anche sul 
bel principio del cammino , e dove si formano le esalazioni : ma perche 
la cosa è della maggiore entità, così in via di api)endice si è giudi- 
calo oj)])()rluno di \ersare a parte inlorno di tal punto, e sarà registra- 
lo il tutto a pie di questa Relazione . 

g. Dalle allezioni dell' aria, per la salute della popolazione . passando 
a riiletterc circa al nnjdo che vi potesse^ essere di regolare il porlo, e 
conservarlo; rappresenterò in primo luogo ciò , che mi sembrerei»!»' o])- 
portuno di operare intorno lo stalo di Ini jìresenle . l'aeeiidomi dunque 
dalle acque interne . parmi non polersi far eaj)iiale in linea dilurzaviva 



5o ZENDRINI 

e perenne , che dell' acqua di Cammaiore , rivoltata un po' j)iù a seconda 
al suo sbocco per la fossa Pisana nel canale di Viareggio; indi di quella 
della SliaNola, e Porlichina, impinguale però , e regolate possil)ihnciile . 
Quanto alla prima, la cadenza, die ha di un braccio per miglio per det- 
ta Pisana, promraette una non sprezzabile forza; e qnaudo \i sarà la nuo- 
va cateratta, che ora molto providamente a canto delle altre si sta fabbri- 
cando , neir idea di prender sempre dal fiume la maggior possibile quan- 
tità di acqua , saranno accresciuti altresì i buoni elletti . che ragione- 
volmente se ne sperano; e perchè 1' inclinazione che il Cammaiore ha ver- 
so il mare , è il doppio di quella , che ha per la Pisana , come risulta 
dalla livellazione, sarà però dilhcile molto 1' obbligar tutta 1" acqua chia- 
ra , come sarebbe uopo , a rivolgersi per detta fossa . Utile però si reputa 
di formare a traverso del fiume predetto lavorieri tali , ammovibili dal- 
la piena , che ne facessero conseguir V effetto ; giacché i più stabili , ben- 
ché bassissimi , si temono per la paura dell' ingorgamento , che vien 
asserito poter succedere nell" alveo di esso Cammaiore in occasione di 
qualche improvvisa piena. Un' acqua ^iva, come questa, e di si insigne 
caduta , può mollo giovare allo sgombramento delle deposizioni nella fo- 
ce : e non poco utile è per recare nel ribatter 1' acqua salsa dall' acco- 
starsi al sostegno , come anche per 1' uso di pareggiare le acque dentro 
di esso sostegno , secondo a quanto si è accennato di sopra ; onde render 
sempre più immune 1' interno padule da qualunque miscuglio di acqua 
salsa , che per il trapelamenio delle porte e porielli potesse suc- 
cedere . 

10. Dopo di qiiest' acqua , io riconosco la Siiavola per la seconda for- 
za , destinata a giovare alla foce ; e sebbene adesso può debordare su la 
sua dritta , almeno quando le acque sono abbondanti ne' paduli , niente- 
dimeno con la terra , presa dal margine della macchia di Monlramito , 
potendosi rinserrare convenietìnèmente fra il suo argine , e toglierli la 
comunicaziune , che avesse col padule ; allora dalle abbondanti polle , che 
ha verso monte, e da altre acque, che quivi potessero rivolgersi, po- 
tendo acquistare uno non isprezzabile corpo , in tempo che i sostegni 
staranno aperti , sarà un non mediocre impellente i>er lo scavo della fo- 
ce ; ed in fatti la Portichina , che raccoglie anco tutta 1' acqua del Pog- 
gio delle viti , oltre della Stiavola , che quivi , come è noto , perde il 
suo nome , fu veduta correre con moto mollo sensibile ; e correrebbe 
sempre poco diversamente , quando le di lei acque , senza divagare, fos- 
sero con regola condotte al suo termine . 

1 1 . L' altro canale , che fiancheggia alla sinistra la macchia di Mon- 
lramito , detto la Selice , ha la sua origine dal piccol lago di Monlra- 
mito, e da due polle, situate da tre iu quattro braccia più alte della 



ZENDRINI 5i 

superficie di questo lago, da cui (benché profondo, restando basso di 
livello , risjìctlo alla superficie di esso canale ) non avrebbe grand' ac- 
qua , e se non pochissimo moto ; ma 1' lui dalle polle suddette , che vi 
pongono ca]»o . ]Non sarebbe dillicile il portar queste gore nella Sliavo- 
la . per maggiormente ancoia con tal mo\inient() animarla ; ma ne reste- 
rebbe iropjìo languida la Selice, la quale j)iù verso la gran macchia 
litorale è destinata a convogliare le acque della Burlamacca , indi quel- 
le delle Qiiindeci; le quali derivando dal lago di Massiuccoli, rimangono 
con inerzia tale , che per poco che le acque si abbassino , restano del 
tntto immobili : che però le due polle predette riescono all'atto necessa- 
rie per essa Selicc a j)ronuiovere un tale si opportuno ciletto, scudo 
baste\ole, che tutte quelle acque si uniscano poco di sopra del Ca- 
stellaccio con la Portichina a formar la fossa del porto . 

J 2. Se noi ])Otessimo far uso del rio di Chiesa , in rig«ardo della 
foce, e delle abbondanti p(ille che vi influiscono, avremmo da tre 
parli altrettante forze , che ben potrebbero dare tal corso all' acqua 
che va al porto , da j)otersi in qualche incontro liberare dalle atlerra- 
xioni. che le recano le marate ; ma sono troj)po languide le acque del 
padule di ostro, o sia sinistio , e quelle del lago , benché vasto di Mas- 
siuccoli , onde non ne potremmo sperare , che dal poco al nulla di van- 
taggio. Bensì dal padule di tramontana, e dalle acque di Canunaiore 
e della Slia\ola, abbiamo come si è detto, da attendere del profitto; 
e quando nella fabbrica del proposto sostegno, fuori delle porte dalla 
parte del padule, vengano formati gl'incastri, e battente contro l'ac- 
qua di sopra, per collocar\i una terza mano di ])ortc ; acciocché volen- 
do mai far qualche piena, si possa eiléttuare sul piano di quanto fu 
progettato dal celebre matematico sig. Manfredi, servirà ciò a cogliere 
in qualche occasione delT utilità per 1" escavamento della foce. E per 
maggior sicurezza di questa reale fabbrica nell' incontro di strardinarie 
buri ascile, si potranno anche nella paru; verso il mare stabilire i suoi 
garganuni , j)er porvi occorrendo una forte travata, che dilenda da qua- 
lunque colpo dell'onde, e le j)orte e I edifizio. 

i3. Ed eccomi , illustrissimi signori, alla parte molto essenziale di co- 
desto capo, alla regolazione cioè, de' moli, ulizio de' quali esser do- 
vrebbe l'inijìcdire T atterramento, che i venti di libeccio e ponente vi 
recano, e prestare alle barche un sicuro ricovero. Da quanto ho j)0- 
Uito comj)rcndere dalle carte ed iidbrmazioni attinenti a questo aliare, 
si sono sempre avute in mira per questa foce tre cose: la prima, di 
coprirsi al possibile dal libeccio , che é qui il più burrascoso di ogni 
altro vento: la seconda di ridurre ristretto, quanto si può, il canale 
all'uscir in mare: e la terza di tenere di alcune braccia piìi breve il 



5a ZENDRINI 

molo a tramontana, di qncllo ad ostro; fatto tutto ciò, e perchè re- 
stasse dilesa la foce dal vento di maggior pericolo , e perchè la velo- 
cità dcir acqua uscente fosse più gaj^liarda, e finalmente jìerchè le bar- 
che , restando coperte dal molo ad ostro . con meno diflicoltà potessero, 
da esso difese guadagnare il porto . 

14. Con tutto ciò r cH'eilo non ha di molto corrisposto in passato 
alla idea . uè \i corrisponde adesso : avvegnaché resta bensì I' onda , 
spinta dal libeccio, rotta nella scogliera, ma non cosi succede alla me- 
desima fuori della punta del molo; mentre si distende ella con tuttala 
sua forza verso la spiaggia sotto vento: ed al suo fianco tro\ando in qual- 
che quiete 1' acqua della foce , all' ombra del mulo , 1' urta e muove 
con impeto tale , che anche dentro del canale per lungo tratto j)oco 
diil'erentemente dal mare aperto si solleva. L" aver tenuta poi si ristretta 
la foce, per accrescerle la velocità, ciò non jiuò a\er luogo, che per 
qualche ora di calma, e quando i padnli sono molto carichi di acque 
in tempo di riflusso , ma non già in quello del maggior uopo , cioè , 
della tempesta, e mai ne"" fiumi e canali rigurgitati dal mare, e molto 
meno negli stessi loro sbocchi ; onde il ristringimento molto più pregiu- 
dica di quello che giovar possa . E' stato bensì necessario per altro 1' es- 
sersi maggiormente prolungato il molo di sopra , che quello di sottoven- 
to , nell' oggetto di coprire al possibile da' venti nocevoli 1' ingresso . 
Altro inco\ eniente tro^o pure accaduto alla foce, ed è, che l'ultimo 
cassone, gettatoci joclii anni sono, è sdrucciolato non poco verso il 
mezzo della foce, ed balla ancor più di quello che era, ristretta, con 
manifesto pericolo delle barche, che entrano, allorché il mare sia an- 
che solo mediocremente scon\ olio . 

i5. Nello stato corrente di codesta foce, io non posso biasimare la 
positura de' moli , segnali nella mappa luira. Ili , specialmente di quello 
sopravento ; giacché abbandonate le varie , e meno proprie direzioni da- 
tegli in passalo , credo essersi disposto adesso non lontano dalla incli- 
nazione della natura, che come ne' fiumi torbidi fa ri\olgere le loro fo- 
ci contro della corrente del mare , così quelle delle acque dolci . prive 
di torba , o salse , uscenli da' paduli o lagune , fa piegare al sotl(jven- 
to , ed a seconda del medesimo corso, come si è \ediU() manifestamen- 
te succedere a questa di Viareggio nella tinta che rice\eva il mare 
dall'" atro colore dell'acqua che usciva dalla fossa nel tempo dell'ac- 
cesso. Serve esso molo ancora a coprire in qualche modo come si 
è esposto , la bocca dal libeccio , arri\ amlo l' ultimo cassone collo 
sporgimenlo e direzione sua , sino a gradi due in circa di ponen- 
te . Non crederei però se non mollo a proposito 1' avanzarlo ancora nel- 
la medesima maniera e tendenza; seguitando cioè quella curvatura , con 



ZENDRINI 55 

ciù adesso finisce , almeno per mi cassone . o siano 26 braccia , diri- 
eendolo per maestro, come nella mappa resta espresso, e foriarpoila 
sua scoi^liera nel modo e forma del rinianentc del molo: re<piisito es- 
senzialissimo. senza di cni a poco o nulla ser\ irebbero i cassoni; at- 
teso che se l'onda incontrasse il piombo di questi, e non il pendìo ed 
ineeualità delle scoeliere . a maraviglia se ne risentirebbe il cassone; ed 
in bre\c tempo, cavandovi sotto la sabbia, lo smuoverebbe dal suo si- 
to : valercbbc ancora tal prolungamento a maggiormente coprire l'in- 
grosso del porto dal libeccio, e perchè la foce meno risentisse i colpi 
del mare . 

16. Ma il molo sottovento HC , ben lungi, che dovesse esser prolun- 
gato . .stimo anzi utile l'accorciarlo di quel mezzo cassone CD. stato\i po- 
sto ultimamente, e che slogato, troppo ristringe 1" ingresso. Comprendo 
benissimo la difficoltà, che vi jniò essere nel levarlo; ma solido che egli 
è, e ben legalo dalla calce e pozzolana, mi hisiiighereì che forato dal- 
la superficie sino pf>co discosto dal fondo , ed introdottavi la mina di 
polvere da pratico minatore, si potT?sse gettare in pezzi in modo da es- 
ser ])oi senza gran difficoltà levato, e con ciò a dovere dilatata la boc- 
ca . Prima però di accignersi a tal faccenda, per maggior cautela sarà 
bene il farla esaminare da esperti operai ; perchè senza una fisica mo- 
rale sicurezza che possa esser levato, resti ])iintosto il cassone come sta 
presentemente; mentre sarà sempre minor male e pericolo per le bar- 
che, l'aver lo scoglio sopr' acqua, che doverlo paventare nascosto sotto 
di questa, se accadesse, che la sola parte superiore, e non l'inferiore 
■\eiso il fondo, si jiotesse levare. "^ 

17. Con il buon regolamento dunque delle hiScpic interne , con <piella 
de' moli, nel modo che si è dotto, si potrebbe sperare di tenere hi fo- 
ce con una congrua profondità ; contuttociò difficile troppo essendo 1 im- 
pedire che nelle inarate non si ricolmi di rena al solilo sito della ca- 
setta della sanità, ed anche più superiormente, sarà però da pensare 
allo sgombramenio delle deposizioni, quando accadessero, o coli estrar- 
le con le cucchiaie de' pontoni , o pure col ras])arle nel tempo della 
bassa da mare , quando bene non si potesse eseguirlo con qualche ca- 
rico di acqua de' padnli . Ilo io veduto nella casa dell' illustrissimo uffi- 
zio certi rastrelli di fono che s'usano per questo eilello . ma elio si gui- 
dicano da me troppo leggieri; sarebbe piuttosto da formarne altri mol- 
to più pesanti di forma cp.adrata bislnnga . conquisti di grossi' braccia di 
ferro a modo di graticola, ed annali nel ])iano di sotto di buone pun- 
te di ferro, alte in circa un quarto di braccio , esse parimenti ben gros- 
se e resisleiui . Questa forma di rastrelli, posati sulla sabbia, stante la 
propria gravità, si profondano con le loro punte nella medesima, e 



54 ZENDRINI 

raccomandati con le funi a due argani, fermati uno di qua , e 1' altro di 
là nello estremità de' due moli , saranno strascinati non diflicilmente , e 
nel loro movimento sollevata la sabbia che resterà dal corj)o dell" acqua 
asportata fuori del canale : avvertendo però che tutte e due le macchine 
sieno ugualmente , e nel medesimo tempo fatte girare ; acciocché il ra- 
strello cammini per quella linea, in cui sarà stalo posto, quando bene 
per la piegatura del canale , accostandosi più all' una che all' altra par- 
te, non si ricercasse che per alcun poco un argano giuocasse più del 
1^ altro. Un esperto perito sul latto saprà ben ammaestrare gli operai, 
perchè senza confusione si faccia quanto è da farsi con un tal lavoriere. 

i8. Qualunque attenzione però che l'illustrissimo ufllzio sia per pre- 
stare a questo porto , correggendo e togliendo almeno i più sensibili di 
lui difetti, non farà che si possa veramente sperare di vederlo sicuro, 
ed imnujiie dagli atterramenti. Credendo però mio ])reciso dovere l'in- 
dicare alle. SS. W. illustrissime il modo che vi sarebbe di ridurlo mol- 
to migliore -nella profondità e nella sicurezza , dopo praticate tutte le 
possibili osser\ azioni , e fatta sopra delle medesime ogni più individuale 
considerazione, umilicrò la maniera di eseguirlo, perchè si possa avere 
in \ista quanto può promovere il trailico e la popolazione: due cose che 
le più colte nazioni \agheggiano sopra di tutto, come sodi fondamenti 
della jnibblica felicità . 

icj. Tutta la spiaggia romana e quella della Toscana ancora sino ai 
monti della Liguria , non ha dalla natura sortito porti ragguarde\ oli ; 
l'inerzia del mare nel flusso e riflusso, le arene de fiumi , e la frequen- 
za in tal luogo degli scogli. a\end() quasi da per tutto ridotto il lido, 
o con poco fondo, o troppo pericoloso alla naAÌgazione; perciò i Roma- 
ni, nel bisogno che ave\ano di sicuro rico\ero alle loro armate navali 
da questa parte , molti con arte mirabile ne stabilirono a proliiio e 
comodo , non che delle loro flotte , ma di tutto quel commercio che allora 
era in uso: e furono quelli di Miseno , fatto da M, Agrippa, gene- 
ro di Augusto , di Gaeta , di Terracina , di Anzio , di Porto , e di Ci- 
^•ita^ecchia; ma l'industria non fu mai tanto raflìnata come nella fabbri- 
ca di quello di Miseno, e ne' due di Porto e di Ci\itavecchia , 

ao. lo riferirò brevemente quanto ne scrivono alcuni de' più accredi- 
tati autori ; acciocché abbiasi il modo con cui condussero a fine opere 
di tanto rimarco . Parlando del porto di Ostia , dice Sveionio in Claudio 
al num. ao , che : Portnm Ostiac extruxit , circumducto a dextva , 
sinistraque brachio , et ad introitwn pojuiido jam solo , mole obiecta. 
Ecco in poche righe una compita descrizione della grande impresa : fe- 
ce piantar due moli , uno a destra e l' altro a sinistra , ed ali" ingres- 
so , henchè in molta profondità , stabili una mole , la cui costruzione , 



ZENDRINI 55 

soegingne , fu eseguita, coli' essersi affondata quella nave, che dal- 
l'Egitto aveva portato il grande obelisco, facendovi poi gettare de' cas- 
soni a sassi , e calce nel modo e forma , che adesso pur anche è in uso, 
dovendosi intendere per questi cassoni l' espressione coiif^estisffiie pilis . 
Di ciò pure ne parla Dione distesamente nella vita di Claudio, La mo- 
le poscia, di cui si è detto, non puote esser maggiore di ventinove in 
trenta passi geometrici, tanto importando la lunghezza dell' affondata 
nave . 

21. Rulilio , che visse sotto Onorio, parlando del porto di Civitavec- 
chia neir elegantissimo suo Itinerario , lih. i , lo descrive pure costrutto 
nella medesima maniera : 

^d Centimi Cellas forti defleximus austro 
Tranqudla puppes in statione sedeiit . 

Molibus cBqìcoìewn concluditur amphitheatrum, 
ylrii;ustosque aditus insula facta tegit . 

Attollit genùnas turres , bifidoque rneatu 
Faucibus arctatis pandit uirunque latus. 
Ecco r isola a\anii l'ingresso del porto, e le due bocche del medesimo 
spiegate con quel bifidoque meatu . Più ancora categoricamente n' e- 
sprime la fabbrica J'iinio il giovane, nella lettera 5i del sesto libro, 
diretta a Gnneliano: il porto . dice egli, è a guisa di aufiteatro^ il 
sinistio braccio del quale èfoìtijìcato con opera sodissima , il destro 
si lavora ; nella bocca del porto scor-ge un isoletta , la quale lo di' 
fende da' venti , oiule le navi vi stanno sicure . Descrive in seguito il 
modo , con cui fu formato quell' isola , dicendo , che una nave ben 
lunga conduceva i sassi , e che sopra questi se ne gettavano altri , 
e poi altri; indi rappresenta come erano calate a basso le pile, che, 
come s' è detto, non erano che i moderni cassoni de' quali anche Vir- 

fillo, descri\endo nel nono dell'Eneide la caduta di Bitta, ebbe a 
ire: 

Qualis in euboico Bajarum littore quondam 
Saxea pila cadit ; magnis quam molibus ante 
Constrcutam jaciunt ponto . 
aa. All' autorità di Scrittori si celebri si aggiugne anco la ragione , 
ed è , che tanto nelle spiagge romane , che in qntste parli della Tosca- 
na , avendosi so})ra di ogni altra cosa a temere il libeccio, il qnale 
sconvogliendo dal suo profondo il mare, e ne spinge le sabbie al lido 
a ricolmare i canali die vi trova, e con la furia delle onde rende inu- 
tile ogni sforzo dei nocchieri, anche più esperti, per esimersi dal naufra- 
gio: nò con altra cosa potendosi meglio ostare a tale pericoloso incon- 
veniente , che coir impedire con un forte scoglio il cammino e direzione 



5G ZENDRINI 

al ^clllo ed il progresso impetuoso alle onde; ciò fu che indusse i 
Romani ad o])Ciaje nel modo che si ò detto; e ciò dee altresì essere 
che ha da obbligare i moderni , se vogliono fabbricar porli dentro dei 
detti limiti, a servirsi dello stesso metodo e ad usare gli stessi mezzi. 
25. Parlando adesso nella soggetta materia : se a Viareggio , al canale 
della foce , ridotti i moli, come si è detto a' §§. de' nnm. i5, e 16 
di questo capo, e di cui, come si espresse il sopralodalo Ruiilio de- 
scri\endo mi altro porto non molto da questo lontano, può dirsi: 
Mira loci facies pelago pidsaliir aperto, 

lìiqiw omiies veiitos littora nuda patent . 
Noìi ullns tegitur per bracìiia tuta recessus , 

jJ£olias possit qui prohibere minas . 
se, dico, a Viareggio, nella distanza di centoventi braccia dallo sboc- 
co pìesente della foce, fosse piantato in isola un molo di sassi e di 
cassoni , che cnoprisse la bocca del porto da' venti che spirano da gra- 
di ao di ostro sino al ponente , e si prendesse quasi nel mezzo , e ad 
angoli poco differenti dai retti , il libeccio ; e col lasciarsi aperto e li- 
bero r ingresso nel canale eli esso porto per due ])arli , cioè . e sotto e 
sopra\enlo del medesimo, sarebbe questo ridotto ad ogni buon uso per 
qualunque barcheggio di questa marina ; mentre e si verrebbe a togliere la 
causa princij)alissima di ogni disordine; e lasciandosi in tal modo le due 
bocche sempre libejc al moto radente del mare, quanto quivi si ammas- 
sasse di sabbia e di arena , sarebbe dal medesimo moto in gran parte 
e facilmente asportato . La lunghezza di questa isoletia, o scoglio artifi- 
ziale , che si voglia chiamare, non ^orrebbe esser minor di -200 braccia, 
con i cassoni o lasciati a piombo , o con pochi sassi a ridosso , verso 
la parte che riguarda il porto , ed esternamente verso il mare con la 
scogliera ordinaria, di ligura essa isola vergente al curvo, il convesso 
di cui fosse volto al mare; il quale in questo sito non essendo di mag- 
giore profondità di quattio in cinque braccia, lascia luogo ad una ra- 
gionevole speranza di ottima riuscita per l'esecuzione di un tal proget- 
to ; r idea di cui , benché con Io scoglio ed isola troppo incurvali , per- 
chè a sesto di cerchio troppo serrato, l'ho anche veduta fra le carte 
antiche dell'archivio, benché lasciata senza alcuna considerazione. 

24. Non si pretende già con tali lavorieri di render il porto di Via- 
reggio capace di grossi bastimenti; per ottener il che, converrebbe fa- 
re altre j)roposizioni di o])ere mollo ]>iù estese in mare , e di un di- 
spendio forse troppo eccedente , trattandosi d" avere ad agire in un fon- 
do tutto di sabbia instabile e malsicuro; giacché in queste spiagge la 
uatura non ha dato adito alcuno che possa servire di fondamento al- 
l'arte per aiutarla e dirigerla, come è seguito nel porlo <li Livorno; 



ZENDRINI 57 

imperocché in quel mare, sorgendo di iratlo in tratto degli scogli , né 
essendo\i sabbia clic riesca sensibile, pcrchù loulanissimi i lliiiui torbidi 
sopra vento , senia aversi a temere né poco ne molto di cpielli sottoven- 
to , Arno e Serchio . attesa la liiiorale correntia , che tutte le loro sab- 
bie e postimi asporta da detto porto lontane, ha potuto la reale ma- 
gnillccuza de' Gran-Duchi di Toscana ridurre col nuovo molo basiesol- 
mente sicuro esso porto . per quei legni che entrar vi possono ; e per 
quelli di maggior portata, sorgendo jiiù lontano lo scoglio, detto della 
Meloria , appunto in fronte del libeccio , restano anch' essi sicuri , ben- 
ché obbligali ad ancorare nella rada fuori del porto . 

23. Privo dunque Viareggio di fondi di tal natura , e soggetto alle 
deposÌ7.ioni del Serchio , ed a quelle che vi sono spinte con tanta luria 
dal vento; perchè i fondi della foce si conservassero ad aliezze conve- 
nienti , e restassero sicure le barche , altro miglior ripiego non si sa ve- 
dere che il far sorgere, come si é esposto, il molo predetto isolato, e 
questo a forza di sasso e sciolto e legato ne" cassoni e scogliere . A mag- 
gior lume adunque del progetto, mi sia permesso di fare un individua- 
le descrizione di quanto crederei doversi eseguire. Perchè nel molo u 
tramontana (disegno unni. IH) il cassone G, con l'aggiunta D tro])pu 
angusta rendendo la bocca , sarà , come già si é spiegato , da levarsi in- 
tieramente dalla cima al l'ondo , né più piolungarsi da questa parte il 
detto molo, a\uto però riguaido, ciica a quanto si è espresso nel V del 
numero j 6 di questo capo : ed il molo ad ostro E P B sarà da j)rolun- 
garsi , come al 5. del numero i5, per un cassone AB con sua sco- 
gliera, onde formi con BP un angolo di gradi j55. Nell'oggetto po- 
scia di coprire la bocca della foce dalla traversia del vento die la dan- 
neggia , gran causa de' di lei atterramenti, e del iro\arsi mal sicura, 
sarà secondo le regole dell'arte da piantarsi il molo isolato a cassoni e 
scogliera nel modo che segue . Fatto centro in A , estremità dcU'ldtiino 
cassone da j)iaiuarsi, coli" inter\ allo di cento braccia, si descri\a 1 arco 
di circolo IL, che abbia il suo principio in L, dirittura del lato del- 
l'ultimo cassone ora esistente, e termini coli' angolo che ha il \erticc 
in A , di gradi lao, ed al ])iìi di gradi 123, tratto che inijìorterà 
cassoni sette e mezzo, da assicurarsi questi con ottima scogliera, lor- 
mata con sassi de' più grandi , da collocarsi a ridosso di questo nuo- 
vo molo IKL, come resta espresso nel predetto disegno , uum. Ili; ed 
in tal modo il porto sarà ridotto ad avere due bocche , una a tramon- 
tana , e 1" altra a Icvantc-sirocco , Le barche vi staranno sicure , nonché 
dentro della foce, ma anche a ridosso della isoletia, e chi situasse questa 
più lontana delle cento braccia ,non altererebbe la massima di ben copi ire 
il porlo , ma si obbligherebbe a formarla di maggior arcala con molto 

8 



58 ZENDRINI 

maggior Impegno e spesa. Di qual importanza sia dunque l'oppor- 
re al vento nel mare un riparo stabile e forte, per sicurezza e coa- 
senazione del porto , può comprendersi da quanto col latto , con la ra- 
gione , e con gli esemjji antichi e moderni si è qui ad intiero lume del- 
la mater-ia jirodotto. 

26. Essendo che il Serchio fornisce la materia degli atterramenti per 
la foce; ed i moli collo sporgersi che fanno verso il mare gli tratten- 
gono , facendo crescer visibilmente la spi'ìggia , cosa che di gran lunga 
non succede nelle parti più lontane dai muli stessi ove il moto radente 
del mare è libero , come resta palese dalla visibile arcata che forma il 
lido dalla bocca di Serchio alla foce di Viareggio; di maniera che, se 
i moli non vi fossero, l'arcata suddetta neppiue vi sarebbe; e se altri 
moli o impedimenti si frapponessero fra ^ mreggio ed il Serchio , l' ar- 
cata si formerebbe sempre fra questo fiume e l' ostacolo più vicino , 
Per toglier dunque il pericolo che la spiaggia non vada co' suoi atter- 
ramenti a porre in terra la nuova isola IKL (cosa quanto a me molto 
dilHcile , anche durando il presente stato della foce , per esser i moli di 
questa ormai tanto a^ ganzati, che risente il moto radente troppo \ivo per 
non restar tanto esposte come in passato), sarà da piantarsi cento perti- 
che superiormente , nella precisa direzione di ponente-libeccio , una dop- 
pia palificata MN, ripiena di sasso di cava e dentro e fuori, tenendo 
distanti le due linee de' pali da quattro braccia con sue filagne , catene o 
traverse , come baslevolmente resta espresso nella mappa num. III. La sua 
lunghezza nella prima sua costruzione avrà ad essere di pertiche 26 , da 
restar poi prolungata , occorrendo , a misura del bisogno . Altra palifi- 
cata parimenti sarà da piantare altre cento pertiche più superiormente 
della prima, di lunghezza di pertiche ao , ed in tal modo le sabbie dì 
Serchio si accolleranno a questi due ripari, senza passar ad oflendere 
la foce , e serviranno in oltre a tener pili raccolto e vivo il moto ra- 
dente , che ora benché sensibile , non è qual esser dovrebbe , disperso 
che va per la spiaggia. Accresciuto dunque con tali mezzi, andrà ad 
infilare con energia la bocca del nuovo porto fra L e B , e servirà mi- 
rabilmente alla di lui conservazione : non lasciandosi di avvertire che 
non solamente le dette palificate , ma anco delle semplici scogliere for- 
mate a dovere , produrranno lo stesso elìetto . S' avrà finalmente da ve- 
stir la ripa E F , G li , per ib pertiche per parte in circa , di muro e 
scogliera, perchè resti anche da questo lato impedito, che il battimo 
del mare non tiri giù i sabbioni che ivi fossero raccolti , portandoli a 
danno della foce e del porto. 



ZENDRINI 59 

CAPO QUARTO 

Esame di ciò che puh esser' hoìiificahile nei paduli , 
e nelle macelli e . 

1. Dovendo versare nella bonificazione de' padnli , prima di parlare 
di quella delle macchie, mi sarà conceduto dire, che in due modi que- 
sta si può edettuare : o per la via dell' essicazione , o per quella del- 
la alhnione . Si pratica la prima in due ddFercnti maniere; cioè, 
o nel ridurre, col mezzo di alcuni fossi comunicanti le acque, ne' si- 
li più bassi , e da questi in tui congruo recipiente , che sia ancora 
più basso de' detti siti, almeno per il maggior tempo dell'anno , di su- 
perficie , di quello siano i fossi medesimi ; ovvero , se stante la bassez- 
za de' luoghi d'acquistarsi non si possa avere lo scolo sulHciente , col- 
r introdurre frequenti fossi in detti luoghi ; acciocché con la terra usci- 
ta formandosi de' poggi , si possano poi questi ridurre a coltura ; il che 
però non si ottiene che con molto dispendio , fatica e pochissimo uti- 
le • Ed in lai sorta di acquisto a\er si deve ancora un'altra ispezione, 
ed è circa i fondi; mentre se questi saranno di cuora, o come qui ven- 
gono detti , di forforo , quando crederemu di aver ridotto in una giu- 
sta elevazione il terreno intermedio fra fosso e fosso , lo vedremo ab- 
bassarsi di nuovo , e render vana la fiitica e la spesa ; al quale incon- 
veniente può parimente restar soggetto il primo modo di bonificare in 
quei terreni cioè , che possono avere scolo : a\ vegnachè se il fondo sarà 
ancor per questi della stessa qualità, quando si crederà di aver fatto 
l'acquisto coir aver levate le acque, il terreno , essicaio che sia , si ab- 
basserà a segno , che dove prima aveva o mostrava di avere una suf- 
ficiente inclinazione al recipiente per mandar\i le sue acque, la ])er- 
derà; col ridurre tutta la campagna, o molta parte di essa, tanto bas- 
sa, da non poter più scolarvi. La sola alluvione dà l'acquisto reale e 
sicuro, qualunque sia il fondo, quando la torba sia di buona qualità, 
ed in quantità tale che vaglia a ricolmare quel dato terreno , bastando 
che sia diretta a dovere , e con canali ben intesi , e non lasciata anda- 
re a suo talento ed a svario; mentre in tal caso il tutto sarà fatto ir- 
regolarmente . Quanto però questo modo di bonificare supera 1' altru nel- 
la sicurezza e probabilità di buona riuscita, altrettanto ricerca del lun- 
go tempo per venirne a caj)o, e non solo no' piccoli , ma altresì ne' mag- 
giori fiumi . 

2. Da tutti gli esami, fatti da me ton l'attuale accesso, e con le 
informazioni prese da molti pratici del padule ine<l<'simo , trov) , che es- 
so verso r ostro , 1' aggiacente cioè al lago di Massiuccoli , sta tanto 



6o ZENDRINI 

basso, risjietto al suo ullinio termine che è il mare, centro di UUlc le 
acque , ed aver fondo sì marcio ed instabile , che , fuori dell' alhn ione , 
può giudicarsi del tutto imj^raticabile il di lui acquisto. Può essere , clie 
ne' tempi addietro , quando il mare stava più basso come si è veduto 
nel primo capo, e che maggiormente si accostava per conseguenza al 
padule medesimo , che il fondo ne restasse più sorto , e che ciò sia stato 
poi il motivo, e di aversi tentata la Ixmifica'iionc che segui anche in 
buona parte a' piedi del monte, sino all'argine detto di Prete Pietro; 
e che a tal oggetto siausi al medesimo fine fatte, oltre della Burlamac- 
ca , fossa del Malfante e Maona, ancora delle altre trasversali . né que- 
ste in poco numero : le quali communicando e alT argine predetto ed 
alla Maona , tutte terminavano nella Burlamacca , considerata da quanto 
si scuopre , come il sito più basso e capace dello scolo reale di tutta 
la bonificazione . Ho letto anche certe memorie , esistenti nell' archivio 
dell'illustrissimo uflìzio , con le quali sono potuto \enire in cognizione, 
che un tempo restasse anco arginata la riv a del lago da iiamontana a 
ponente, e che l'acquisto o procedesse allora con buon esito o se n'aves- 
se almeno buona spei anza ; se non che quei di Pisa , o ingelositi dal 
rinserramento delle acque . o che eireltivamente ne risentissero del dan- 
no , tagliato l'argine del lago, rovinarono qualunque riparo, fatto al 
fine predetto : comunque siasi , al certo le cose adesso sono ridotte per 
questo capo dell' essicazione a segno tale , da non vedersi speranza al- 
cuna di buon successo , per quante fosse o rette o tras\ ersali che 
venissero fatte . 

3. Se il terreno non fosse quale si è descritto, almeno per ia massi- 
ma parte , e tale , che in conto alcuno , alzato in argini , non può ser- 
vire a contenere l' acqua , vi sarebbe da riflettere , se formandosi buo- 
ne arginature circondarle , si potesse , ali" uso di Olanda , con mulini a 
vento, tener asciutto l'intorno del padule; ma ciò viene ricusato, non 
che dalla rea condizione del terreno stesso , dall' incostanza e dall' irre- 
golar soffio de' venti qui in Italia, e segnatamente sopra di queste spiag- 
ge; onde combattuta la proposizione da difficoltà, a mio credere , insu- 
perabili , non lascia alcun luogo da pensare a tal ripiego ; e ciò mag- 
giormente, mentre quanta acqua ci accadesse di levare con le macchi- 
ne, altrettanta ne ^errebbe a scaturire iuternamenie col render frustra- 
nea ogni opera e fatica. 

4. Dalla parte però del rio di Chiesa , correndo esso torrentello con 
qualche torba, quando sia ben diretto, e vi siano introdotte frequenti 
cale, potrà, come anche è succeduto in non poca parte di quel d' in- 
torno, alzar con l'alluvione qualche non disprezzabile quantità di padule. 
Lo stesso potrebbe fare quello di Vccchiauo , ed i due detti di Bozzano , 



ZENDRINI ' 61 

che restano verso Mazzarosa ; i quali bcncliè con acque mollo infe- 
riori ili mole a quello di (Ih iosa , avendo però essi nella prolungazio- 
ne clic hanno fatto della loro linea . potuto elevar mf)lto il proprio let- 
to, potranno altresì, condotti con le cale in luoghi o])portunl , abboni- 
re i vicini paduli , benché in tempo molto lungo, atteso il poco corpo 
di acque che hanno, e la poca torba che portano. 

5. INla il padule che rimane fra la macchia di Montramito ed il fiu- 
me di Cammaiore , può riputarsi o lutto o quasi tutto bonifìcabile; con- 
ciossiachè correndo esso fiume con buon corpo di acqua in fronte di es- 
so padule, ed alla cala grande, secondo la li\ellazione fattasi li -16 Apri- 
le, trovandosi la di lui supeificie in acqua bassa , otto braccia più alta 
di quella del padule, ciò fa ragionevolmente credere che possa con le ab- 
bondanti toibc che porla, rialzare tutto il vicino padule, avendosene 
già delle evidenti pro\c; mentre con la stessa cala grande ben usatasi 
da' possessori di alcuni beni aggiacenti , e coli' introduzione, opportu- 
namente da essi fatta a destra ed a sinistra di ahie piccole cale, han- 
no e molto colmato e mollo stanno per colmare; ed allora lo scolo 
generale si jiotrà ricapitare ncH' angolo che foima il fosso detto del 
Poggio delle viti con la Stiavola.ovc cioè ha il suo principio la Por- 
ticliina , come il sito più basso di lutto il detto padule. Che se pur 
anco fosse creduto meno idoneo tal punto o quahiiiquc altro lungi, e 
che abbia per termine il J'oggio delle \'iù sino allo sbocco che in que- 
sto fa la Sassaia , si potrà a traverso della macchia condurlo verso del 
Castellaccio . sejiaraie jieiò prima che siano tutte le acque de' fossi della 
Lonilicazione , da quelle naturali della fossa di Viareggio sino al termi- 
ne predetto ; ove dovranno poi esser introdotte le cateratte e stabili 
ed a ^ento, perchè l'acquisto ottenga il maggior possibile vantaggio del- 
lo scolo . 

6. Pare in fatti che il canale della Sassaia , ora sì opportuno per lo 
trasporto de' sassi a servigio de' moli della foce, dovesse impedire il 
progresso dell'acquisto con l'alUnione di Cammaiore. E veramente , quan- 
do si volesse conservare nel modo e direzione, in cui adesso si trova, 
sarebbe la di lui sponda destra il limite dell' alhuione ; ma potendosi 
egualmente bene, quando questa sia di già \icina al detto canale della 
Sassaia, ser\ire della Stia^ola per moli(j tratto \erso di Montramito , e 
poi con un canale parallelo all' alveo vecchio di Cammaiore , e che cam- 
minasse al lembo delle campagne di già bonificate . passare alla mede- 
sima Sassaia; ciò non doMebbe ritardale la bonificazione, quando in 
altro modo non si potesse questa efreituare , trattandosi del vantaggio 
di un acquisto, che infiniic de\e non solamente al bene de' particola- 
ri interessati, ma ancoia al pubblico, nel levar possibilmente i paduli, 



62 ZENDRINI 

rendendoli coltivali ad utile della popolazione e dell' aria , in auraenlo 
della ubertà della provincia . 

7. Per altro, come che richiedasi, per quanto s'è detto , molto tem- 
po per iar acquisti con le alhuioni; così per abbreviarlo possibilmente 
non sarebbe se non a proposito, oltre delia cala grande, introdurne 
nel fiume di Camraaiore qualche altra , coli' avvertenza però di tenere 
la soglia o labbro dello strammazzo o diversivo ad una altezza tale, 
che le acque chiare , ed anche mediocremente torbide , dovessero stare 
neir alveo , ])erchè con la loro forza potessero smaltire le deposizioni , 
che pur troppo succedono dopo delle piene: il che contribuirebbe an- 
cora ad un altro benefizio , e sarebbe quello . che con la soglia del 
diversivo alto , come si è detto . meno di ghiaia entrerebbe nella ca- 
la , e conseguentemente di materia meno inutile e stenle. 

8. Che se si dubitasse che l' introduzione di altre cale , cioè di una 
o due oltre la grande , potesse , colk) scemar il mcmiento della forza al 
fiume, obbligarlo ad elevarsi stranamente di fondo (il the però succe- 
der non dovrebbe, quando le soglie di esse cale siano tenute alte, co- 
me si è esposto) in tal caso esse cale si potrebbero far giocare secon- 
do l'esigenza che or l' una or l'altra slesse aperta, chiudendo quelle 
che tali non si volessero , con arginelli e piccole steccaie . In somma col 
retto uso dell'acqua torbida di questo fiume, sarei di parere, che lut- 
to il padule rinchiuso fra i confini predelti , potesse esser ridotto nel- 
le parli più basse almeno ad uso di pascolo, nelle mediocri a prato, e 
nelle più alte all' aratro . 

Cf. Quanto alle due macchie lungo il lido ed a quella di Monlramiio, 
sono tulle e tre di tale altezza , che tagliali che fossero gli alberi e levate 
le radici de' medesimi , avrebbero ottimi i loro scoli ; e come che in 
quella del litorale , che è la grande , tanto di qua che di là dalla fos- 
sa di Viareggio , vi deve esser ragionevolmenle il suo dosso, e a un di- 
presso lungo la strada che \a a Pisa: quindi, quando non si volessero 
escavare nuovi fossi , per ricevere generalmente tutte le acque , si po- 
trebbe far servire a tal eil'ello la fossa delle Quindici da un lato, cioè 
verso de' paduli , e la Pisana ricavata che fosse dall' altro ( trovando- 
si essa Pisana ora quasi intieramente allenata ) , e potrebbe riscuotere 
le acque dalla strada pisana verso il mare. E nella macchia fra il fiume 
di Cammaiore e la fossa di Viareggio, sarebbe da servirsi del canale 
delle A iti da una parte e dalla fossa Pisana dall' altra , di quella cioè 
che proviene dalle cateratte; né la torba che potesse cadervi dai ter- 
reni che si coltivassero sarebbe poi tale da recar pericolo di sensibili 
alterramenii alla foce . 

IO. Stabiliti che fossero i delti condotti, come tronchi principali 



I 



ZENDRINI 63 

degli scoli , sarebbero poi da introdurre laieralmenie gli altri fossi tribu- 
tari ; coir avvertenza di formarli in tanto numero , che le acque tutte 
potessero in essi agevolmente recnpiiarsi : e di dirigerli da tramontana 
in ostro, come dovrebbero esser dirette ancora le piantale di quegli al- 
beri che si rendessero necessari alla campagna ed al sostentamento delle 
viti : e far si , che la distanza da jìianiata a piantata non fosse minore di 
4o in 5o pertiche . acciocché il sole potesse a profitto de' seminali a- 
gire con tutta la Torza de' suoi raggi . Tal piantagione di alberi , di- 
sposta nel modo che si è detto , potrebbe anche difendere conveniente- 
mente r interne campagne da certi venti salsi del mare , che qualche 
volta a molto loro danno spirano , senza che punto da tali rade e bas- 
se piantate venisse impedita la ventilazione dell' aria , come adesso pur 
trojipo accade per la foltezza ed altezza della macchia . 

11. Che se la bonificazione della macchia si volesse o per sole pra- 
terie, o se ad aratro senza viti, in tal caso sorpassando qualunque al- 
tro riguardo, sarei sempre di fermo parere che nemmeno si dovessero 
piantare alberi di sorta alcuna, aia fosse lasciato libero il corso a' ven- 
ti , da qualunque parte essi spirassero . 

12. Essendosi riconosciuta in molti accessi che si sono fatti, la qua- 
lità del terreno di esse macchie, si è veduto esser questo un misto di 
sabbia marina e di arena di fiume, prevalendo però questa almeno 
nella snpeificic all' altra ; onde gli alberi che le foimano.non trovando 
nel profondar le loro radici sotto lena alimento che sia adeguato per 
nutrirsi, le hanno estese assai superficialmente: dal che poi deriva che 
siano dal vento molto maltrattati e svelli, vedendosene infiniti ])er la 
macchia prostesi a terra e marcili. Tal qualità di terreno, comecché per 
foimenti non sarebbe la più idonea, almeno quella che esiste più verso 
il mare sarà però buona per segale, e sarebbe ottima per ortaglie; 
e ne abbiamo 1' esempio per tutti i lidi di Venezia, foiniali di simile 
e peggior terreno, per l'estesa di 3o e più miglia, con grande emo- 
lumento de' possessori, e molto comodo della città. 

i3. Circa poi alla macchia di Moniramilo, essendo questa poca cosa in 
riguardo delle altre, poco sarebbe il travaglio che si ricercherebbe per 
esser ridotta a frutto; trovandosi essa con molto miglior fondo delle lit- 
torali , attese le torbe che facilmente , come fu detto , 1' hanno formata 
ne' tempi addietro. L' inegualità del terreno, yrnv V intralciamento delle 
radici degli alberi, la riduce adesso ad essere iiell" inverno e nel tempo 
delle piogge tutta piena di acqua, con rovina della strada pubblica, e 
maggior danno dell aria . Tagliati che fossero gli alberi, e ridotta la 
supeificie del terreno ad una tal quale uguaglianza di piano, coli' e- 
scav amento di brevi fosse, che scolassero da ni. a parte nella Stiavola e 



64 ZENDRINI 

dall' altra nella Selice , si otterreLbe assai presto l' intiera di lei Lo ai- 
ficazionc ; ed in tal modo, fatta libera 1' aria di aniLeduc i padul i e 
senza altri impedimenti , sarebbe ridotta in istato da sperarne presto di- 
legnate le maligne vaporazioni , per le «jnali tanto ha sotlerto e soflire 
tutta quella infelice pcjpolazione . 



EPILOGO 

Delle cose , che sono state proposte ne' capi 
precedenti . 



A. 



.rrivato al termine di qnanto ho stimato necessario di umiliare alla 
matura cognizione delle SS. VV. ilUistrissime ne' quattro capi che mi 
sono proposto di esaminare , e che nel miglior modo che mi è stato 
possibile ho procurato di condurre a fine , rimarrebbe da fissare il pre- 
ciso della spesa di ciò che è stato progettalo ; ma ricercando qneslo il 
minuto squittinio da farsi sopra disegni e misiue , iuierjìellando per i 
prezzi delle opere vari maestri e pratici , il che saria poi a congruo tem- 
po e ed ogni loro comando eseguilo : così dispensandomi per ora di 
supplire a questo punto di economia . mi restringerò a recapitolare tiUle 
le operazioni e lavorieri , che sparsamente sono stati proposti nella Re- 
lazione ; il che poirà anche servire di una specie di breve compendio 
delle proposizioni esibite. 

Consistendo dunque il massimo pregiudizio dell' aria nel miscuglio fatale, 
non mai levato finora , delle acque dolci con le salse , principalmente nel 
tempo estivo ed autunnale : per tanto dovendosi cercare con tutti i mez- 
zi di togliere tal dannosissima miscellanea , resta proposto il sostegno a 
porle al sito fra il Castellaccio e lo sbocco della fossa Pisana nella 
fossa di Viareggio , da farsi precisamente in cena chiusa che sta a de- 
stra ed accanto di detta fossa ; essendosi quivi trovato lui buon terreno 
per r impianto di tal fabbrica , senza nemmeno apportare impedimento 
alcuno alla navigazione ed al libero corso dell' acqua , per tutto il tem- 
po che si ricercherà nella costruzione di detto sostegno , come quello 
che resta aliano fuori della fossa corrente . 

11 vaso fra porta e porta do\rà esser lungo, compresa l'uscita e 
giuoco delle porte, braccia 5t5. Le ale avranno a sporgersi da i(> brac- 
cia per ciascheduna angolarmente , come nella pianta segnata num. II, 



ZENDRINI 65 

resta espresso; e tutta la fabbrica a erri a riuscire lunga all' incirca brac- 
cia 75, larga, compresi i coiitrallorii , braccia 3'2 : alle estremità delle 
predette ale . e 'j.'ò nel corpo del vaso . 

E perchè le pone possano restare maggiormente assicurate dal mare, 
vi sarà il modo di gettarvi una travata, o palificata dalla parte della 
foce : così ancora volendosi far colmata di accana per benefizio del por- 
to , sarà introdotta un' altra mano di porte , rivolte coli' angolo verso 
de' paduli . Il canale da escavarsi , per dare alla nuova fabbrica co- 
municazione con la fossa, sarà formalo per mezzo la detta chiusa nelle 
misure convenienti ; e la sua direzione sarà disposta in modo da ben in- 
filare 1' antica fossa, tanto superiormente che inferiormente. 

Dovendosi poi , come si è detto , proibire a tutto costo che 1' accjua 
salsa non entri mai per esso sostegno , ed avendosi la necessità di pareg- 
giare 1' acqua del vaso pel transito delle barche , da praticarsi in ogni 
tempo , a riserva che in quello di qualche straordinaria biu-rasca, ed al- 
lorché la travata fosse in opera , tal pareggio dovrà seguire con 1' ac- 
qua dolce, da prendersi dalla fossa Pisana con condotto a posta , da de- 
rivarsi \crso del jirimo ponte detto de'' Cavalli, che la traversa; e a 
tal oggetto si do\rà fabbi icare nel lato destro del sostegno una cate- 
ratta che la possa introdurre, senza servirsi, se non in qualche stiaor- 
dinario caso, de' jìorielli che saranno lasciali nella porta a mare, come 
resta abbondantemente spiegato nella Relazione , ed a maggior chiarez- 
za nella tavola uum. II, in cui 

unii denota la base delle nuiraglie, e contrall'orii del sostegno. 

A Porla V erso il mare . 

B l'orla verso de' paduli. 

C Porta seconda verso de' paduli, da chiudersi allora solamente, 
che si voglia far la piena de' medesimi . 

FF Aigani da ajuire le porte a mare pel passaggio delle barche. 

DD Argani da aprire le ])orte verso i paduli per lo stesso eil'etlo. 

E E Argani da aprire le porte, quando fosse fatta la piena interna 
de' paduli . 

Il 11 11 G Vaso della cateratta per pareggiare le acque pel transito 
delle barche, servendosi dell'acqua della fossa Pisana. 

G Paraiora o cateratta da daie l'acqua dolce al vaso delle porte. 

L'uso di tal fabbrica sarà: che in tutti i tempi, ne' quali l'acqua 
del padnle sarà più alia di quella del mare , le porte resteranno a])ei - 
le da sé stesse, e fluirà l'acqua al suo termine, come se il sostegno 
non vi fosse , quando bene in qualche incontro non si volesse fare la 
colmata di acqua , per escavare con tal forza la foce nel tenq)o del ri- 
flusso del mare; nel qual caso si farà chiudere la porta E E verso il 

9 



66 ZENDRINI 

padulc , a ciò unicamente destinata , Quando poscia il mare comincerà 
a crescere sopra dell' acqua della fossa , si chiuderanno le dette porte 
da sé stesse , escludendo P accpia salsa dall' entrar ne' paduli , e questo 
è r uso principalissimo del sostegno . 

Sarà poi da raccogliere dal fiume di Cammaiore la maggiore possibi- 
Lilc quantità di acqua chiara, per esser rivoltata nella predetta fossa 
Pisana, a motivo di mantenere con questa più vivo che si possa, il 
corso della foce . 

E per unire nella Sliavola e Portichina un corpo di acqua , che va- 
glia a render maggiormente pingue la foce stessa , sarà da aggiugnere 
loro tutte quelle polle, che deri\ andò dal monte, vanno ora a perdersi 
senza profitto alcuno ne' paduli, e contenerle con arginelli in essa Stia- 
Yola , sicché divagare non possano a danno del porto . 

Riputandosi poi utile per il medesimo porto il prolungamento del mo- 
lo sopravento o sia verso ostro , di ^5 Lraccia , sarà da aggiungersi un 
nuovo cassone , e formarvi per quel tratto una nuova scogliera . Così 
credendosi necessario 1' accorciamento del molo di tramontana di 1 1 
traccia in circa, sarà da levar da' fondamenti ed a forza di mina il 
piccolo cassone , stato già pochi anni piantato , come che soverchiamen- 
te ristringe la foce con molto pericolo delle barche che entrano, prin- 
cipalmente in tempo di mar grosso ; coli' avvertenza di tenere il nuovo 
cassone nella medesima curvatura iu cui si trova quello, che adesso fa 
fronte al mare , e che resta pur anche nella sua estremiti'i coperto di 
tavole ; il che si otterrà col tener la direzione di esso nuovo cassone 
volta al maestro . 

E come che senza il molo isolato da formarsi con cassoni e scogliera, 
giusto a quanto è stato esjiosto al §. a 5 del capo terzo, si stima ogni 
provvisione , che venisse fatta al porto , insufficiente per aversi il fine 
che si desidera , si ricercherà per tal eflctto 1' impianto di cassoni sette 
e mezzo, di braccia ab di lunghezza per ciascheduno . In oltre per im- 
pedire la scesa de' sabbioni verso la foce, saranno da piantarsi due pa- 
lificate sopra\ento( comesi è detto al §. 26 del medesimo capo terzo) 
lunga la prima e più >icina al porto , pertiche 20; e la seconda , cento 
pertiche più discosta , lunga pertiche 20 , con sassi dentro delle casse , 
e Sassaia da ambi i lati di fuori di ciascheduna di esse palificate ; e fi- 
nalracKte i muri laterali alla foce Gli, EF, come alla tavola num. III. 

Stimasi ancora opportuno e indispensabile il rimondamento ed allar- 
gamento, ove ne tenesse bisogno, della fossa Pisana, dalle cateratte al- 
lo sbocco ; e di tenerla nell' avvenire ben regolata , e senza impedimen- 
ti , acciocché 1' acqua vi possa in ogni tempo che sia chiara libera- 
mente fluire. Tanto si ricerca da ìarsi alla Sliavola, Selice, Poggio 



ZENDRINI 6- 

dcllc vili, Poriichina, Biirlamacca, Venti e Quindici; come altresì a 
qualunque vi fosse, per liberare questi canali dall'erbe, e dall'altre 
deposizioni, e sopraiiiuto dalle incatuiicciate , le quali a maraviglia trat- 
lengono il corso all' acqua , con quel danno che a tutti è noto . 

Si è ancora progettato di servirsi di due rasj)e di ferro di molto pe- 
so , da tirarsi sopra la sabbia con argani piantati sopra de' moli , per 
levare gli atterramenti, che succeder potesseso dopo le marate, nella boc- 
ca della foce; stimandosi insufficienti i presenti rastrelli che sono in 
uso , come troppo leggieri , ed incapaci però di smuovere quanto basta 
il sabbione depositato . 

Utile ed insigne rimedio, in riguardo dell' aria e della popolazione , 
si reputa dover essere il taglio della macchia, se non di tutta in un 
tempo, al certo della medesima a parte a parte , si della grande po- 
sta lungo il lido del mare , tanto di qua che di là dalla fossa di \'ia- 
reggio , che della minore di Montraraito; e con cavamenti da tramon- 
tana in ostro condurre tutte le acqTie , che stanno ora stagnanti dentro 
di esse macchie, negli scoli maestri , che sarebbero: da un canto la fos- 
sa delle Quindici e la fossa Pisana ora atterrata; e dall' altro- il Pog- 
gio delle viti e 1' altra fossa Pisana , destinata ora a portar 1' acqua 
chiara di Cammaiore , per ridurre a coltura di aratro le parti più ri- 
mote dal mare ed alte; e a prati, pascoli ed anco ad ortaglie le più 
vicine : coli' avvertenza di tenere ben largo 1' impianto degli alberi di 
campagna ne' siti , ne' quali fosse creduto bene di piantar viti , e di 
lasciar senz' alberi i prati e pascoli , coli oggetto sempre di una mag- 
giore ventilazione dell' aria , e della maggiore ubertà dello stato . 



Lucca , questo dì 23 Maggio i job. 



68 

APPENDICE 

Intorno gli effetti delle macchie per rapporto alla 
alter azione dell' aria. 



ILLUSTRISSIMI SIGNORI 



.1 



l1 secondo e terzo pnnlo della divota mia relazione ( presentala 
nelle riverite mani delle SS. YV. illustrissime, quando io mi ritrovava costì 
ne' mesi passati per V all'are di Viareggio ) contenevano l' esame delle cau- 
se della insalubrità dell' aria di quel non piccol tratto di paese , e di 
que' mezzi che fossero valevoli a rimediare possibilmente alla maligna 
influenza di quel clima; ed estendevansi , fra le altre cose, per quanto 
mi fu permesso dalla brevità cui studiava, a levar i sospetti che po- 
tevansi avere , che il taglio della macchia di quel lido fosse per recare 
alla stessa città di Lucca 1' aria non buona , non che correggere quella 
di Viareggio , non ostante 1" interposizione di ben alti monti . Essendomi 
poi stato significato , che certo parere uscito dall' erudita penna del fu 
monsig. Lancisi , in occasione del taglio che fu proposto delle macchie 
di Cisterna e Sermonetta, abbia di molto avvalorato il sentimento di quelli, 
che sono persuasi essere destinati i boschi ad impedire la maligna pro- 
pagazione de' miasmi cattivi dell' aria contaminata, mi credo in un pre- 
ciso obbligo di aggiungere a' delti punti alcune considerazioni, che mi 
do r onore di stendere in questa, clie chiamerò appendice de' punti 
predetti di essa mia relazione . 

2. E massima riccMita da tuttala pili soda sperimentale filosofia , che 
r aria , mossa in vento , resti alterala da ciò che ritrova nel cammino 
che ella fa , a misura cioè delle vaporazioni , che uscendo dalle acque 
e da' terreni si uniscono al corso dell' aria ; quindi resta abbastanza 
manifesto , che un medesimo vento in \ari paesi potrà avere diverse ed 
opposte qualità , e dipender queste dalla positura de' monti , de' paduli , 
delle selve e de' mari . Qui in Venezia l' ostro , il sirocco ed anco il 
levante-sirocco , che passano o a traverso o secondo tutta la lunghezza del- 
l' Adriatico , sono umidi e non ben sani : asciutti e salubri la tramontana , 
i ponenti , maestrali e libecci ; dove al contrario nella spiaggia romana, 
non che 1' ostro , ma ed il libeccio ed il ponente-libeccio sono umi- 
di e perniciosi : e nelle costiere dell' Atlrica sono asciutti i venti austra- 
li . ed umidi i boreali ; ed a tal proposito ben conclude esso raonsignoi" 



ZENDRINI 69 

Lancisi nel libro de jutth'is rom. coeli qualitatihus , p. ì5 , quando 
dice : Che il medesimo i'ento non conseiva la medesima natura da 
pei' (atto , tro^mudosi il libeccio nella Libia freddo , ne V ostro da per 
tutto portar la pioggia . 

5. Posto un tal principio , è da versarsi adesso intorno alla tendenza 
di questo, che dirò fiume di aria o sia vento, prolessandosi da alcu- 
ni che soffino i boreali dall' alto al basso , e gli australi dal basso al- 
l' alto. Tanto all'ernia ancora il lodato monsignor Lancisi, ove tratta 
delle macchie di Cisterna e Sernionetta , pag. 3, senza però renderne 
altra ragione , se non che : f^entos austrinos surgere ab imo et lam- 
hentes summam tertmn, inde semper sun-igi ad montana: ubi boreales 
a summis ad ima descendunt , premuntqiie subditam regionem . 

4. Il Marioite celebratissimo matematico dell' Accademia reale delle 
scienze di Francia , nel trattato che fa della natura dall' aria, a carte 
160, procura di spiegare meccanicamente questo progredire de' venti 
dall' alto al basso, e <lal basso all'alto, supposto però il moto della 
terra . Io tralascerò di buona voglia il riferire quanto egli porta per la 
spiegazione più individuale del moto dell' aria, per rapporto allo spirare 
di lutti i venti , e mi restringerò a riflettere sopra que' soli che fanno 
al caso nostro , e che esso professa venire con direzioni inclinate alla 
superficie della terra . Dice dunque : che tramontana e greco soffiano da 
alto in basso , e che però tengono repressi i vapori che vorrebbero sol- 
le\arsi dalla terra, onde afferma portar essi il bel tempo ed alzare il 
mercurio nel barometro; e soggingne, che in tanto il greco ed il gre- 
co-levante in Francia portano il sereno, in quanto che dalla China si- 
no in Francia non trovano alcun mare , e perchè , soffiando dall' alto 
al basso, obbligano i ^apori a starsene bassi, senza poter sollevarsi. 

5. 11 vento di levante lo fa soffiare parallelo alla superficie della 
terra, e senza mollo imjìcto ; onde è di parere, che questo dia luogo 
alla elevazione de' vapori ed alla pioggia , almeno in Francia; ma 1' o- 
stro ed il libeccio vuole che soffino secondo • le tangenti della terra , e 
diano adito a i ^apori di solIe^arsl, facendo abbassare il mercurio del 
bar(mietro e venire il cattivo tempo . 

6. Tale è la dottrina de' venti del dottissimo Marlotle . Una sola i- 
stanza sarebbe da farsi intorno all'ostro ed al libeccio, e sarebbe di 
cercare, come questi tangenti si spicchino dal globo terracqueo, se da va- 
ri piniti di esso, o ]>nre da qualche solo e determinato silo. Nel pri- 
mo caso si domanderebbe , che venisse assegnato , come la forza centri- 
fuga venga repressa da una eguale forza ccntripeia: nel secondo si ri- 
cercherebbe , come mai dato un j)unto di origine del vento assai lon- 
tano , si potesse poi sentire in una data distanza i' impressione di esso 



70 ZENDRINI 

verno , se il moto dell' aria riuscirebbe all' eccesso discosto dalla su- 
perficie della terra ? Essendo noto a" geometri , che una tangente che 
spicchisi in lui punto del globo terracqueo ( il di cui semidiametro può 
slimarsi di miglia d' Italia 36oo in circa , progredendo essa tangente per 
un solo miglio delli 21600, ne' quali può intendersi di\iso luio de' 
circoli massimi di esso globo ) riuscirà once c) del piede geometrico 
più alta di essa superficie . Onde se noi facessimo un conteggio , che, 
in grazia di esempio , il libeccio avesse la sua origine sole cento mi- 
glia discosto da Viareggio , e tirasse secondo la detta supposizione di- 
ritto per la tangente , non riuscirebbe già più alto quivi yoo once del 
piano del mare , ma molto più , cioè quanto porta il quadrato di essa 
distanza ; ed a tal conto 1' altezza dalla tagente , o sia linea di direzio- 
ne del libeccio a Viareggio , sarebbe di 90000 once , cioè di piedi 
7600 , e per conseguenza passerebbe di gran lunga i più alti monti , 
che dividono Lucca dal mare. Quindi parmi chiaro da conoscere 1' in- 
congruenza della ipotesi , ed esser necessario , per ispiegare che il ven- 
to stia accosto terra , come succede realmente , di dotar il corso del- 
l' aria di una forza repellente verso il centro della terra . 

7. Tutto ciò però , come in qualche modo può servire a spiegar il 
moto del vento , nulla però fa intendere quanto qui si cerca ; cioè la 
maniera, con cui efl'ettivamente resta l'aria alterata dalla miscellanea 
de' miasmi uscenti dalle acque , da' paduli o dalle terre ; mentre il 
dire , che in tanto i vapori hanno luogo da ascender nell' aria , allor- 
ché il vento viene dal basso all' alto , e che restano impediti allora che 
esso vento si scarica dall' alto al basso, ciò altro non prova, se non 
che non escono nel secondo caso , ed escono nel primo , senza entrar 
nel fiume dell' aria , o sia in ciò che chiamiamo vento; mentre arrivati 
al margine del corso di esso, sarebbero egualmente repressi, come lo 
sono per la forza di quei venti , che dall' alto al basso discendono . 

8. Ma il midollo della quislione , illustrissimi signori , essendo il cer- 
care , come usciti che sono dalla terra o palustre o consistente , possano i 
vapori esser portati senza alterazione in parte lontana a deporre la lo- 
ro maligna influenza; ciò invoglie a mio credere molti rillessi. Fra que- 
sti : se i Aapori acquei, che danno la materia delle piogge e delle tem- 
peste, siano della stessa natura di quelli, che, entrando nel corpo de- 
gli animali per la regia strada della respirazione ed anco tal vo'ta 
per quella della traspirazione cutanea , producono le malattie : e se di- 
versi , se restano soggetti alle medesime leggi di quelli iielT unirsi al- 
l'aria, ed essere seco convogliati: e finalmente se egli uni e gli altri 
abbiano una determinata sfera di attisiià. 

9. Facendomi dunque al primo punto , non forse toccato se non alla 



ZENDRINI 71 

sfuggita dagli autori ( a riserva del rinomato Gianalfonso Borclli in 
certo suo libro, che scrisse per le febbri che iiilìeriyano in Messina. 
nel 164^) « 1647) considererò la vera qualità delle vaporazioni, mentre i 
naturalisti per lo più indistintamente hanno confuso <pialunque sorla di 
vapore . esalato dalla terra o dall' acqua , con i miasmi velenosi dalle 
stesse usciti : de' quali io credo doversene separar 1' idea , come u' è 
separata la natura ; e reputo , che prima di ogni altra cosa, sia di pre- 
cisa necessità il distinguere vapore acqueo da vapore o miasma salino 
e venefico: vapore, che può al più recar la pioggia e la gì andine, dal 
vapore che riesce contrario all' umana salme . 

jo. Tutte le sperienze e le deduzioni di chi ha pensato sopra di que- 
sta materia, o sia nella spiegazione della natura de' venti ^ o del mi- 
rio peso dell' aria , tendono tutte a salvare i fenomeni del primo gene- 
re di dette vaporazioni; ninna che io sappia, versa intorno a' miasmi, 
de' quali si è detto . Alterano le prime veramente il peso dell' aria , ren- 
dendolo più leggero , a misura del crescer che fanno in mole ; ma le 
seconde nulla vi contribuiscono; a\ vegnachè esse equilibrandosi con l'a- 
ria , in cui non pesano , discacciano bensì le di lei particelle elementa- 
ri , di modo che in una colonna in minor numero capendone , meno pe- 
sar devono: ma i miasmi salini, passando fra interstizio ed interstizio 
di essa aria , uè l' alterano nella mole , né la dilatano o comprimono . 

ji. Il Cartesio però nella sua filosofia, ove spiega le meteore, Cap, 
secondo, distingue i vapori dalle esalazioni , e pro^a sollcAarsi assai più 
quelli che queste; a olendo intendere per i primi ciò, che uscendo dal- 
la superficie della terra fa la pioggia , e per le seconde certe traspira- 
zioni più leggiere , e di un' altra natura ; e nel medesimo Cap. al nu- 
mero ^ I , procura dimostrare con (juanta maggior facilità 1'' acqua si 
conformi ed esca in vapore , e quanto diflicilmente lo facciano le parti 
saline; e nel capitolo seguente al num. Ili, mostra che ancora i ven- 
ti nascono principalmente da i vapori , benché da so soli non siano ba- 
stevoli a produrlo , e ne inferisce, che dalle esalazioni rare volte il ven- 
to si produca ; essendo per altro esso j)ure di parere al num. ^ II del- 
lo slesso capitolo, che 1' ostro venga dal basso ali alto . 

12. 11 Marioite , di cui sopra si è parlalo, ove tratta della natura 
dell'aria, p. i{?o. dopo a\ere spiegato, come da i yapori si faccia la 
pioggia , soggiunge : non essi'r già i' aria , che nel tempo umido di- 
sciolga i sali , ina bensì li vapori stessi , che , voltolandosi per l' aria, 
di essi sali s' imbevono , così che entrati questi nel nucleo contenen- 
te f acqua , vengono disciolti e peiiscono . 

i3. JNiua autore però, che sia a me nolo, ha per anco saputo in- 
dicate a qual disianza possano esser portali i iniyoli formali dalle 



72 ZENDRINI 

vaporazioni , prima che lascino cader la i)ioggia ; ed a qual altra 1' esa- 
lazioni, prima che queste possano separarsi dall" aria, ed entrare, o per 
la ^ia delia respirazione o per quella de' pori della cute, come si e 
detto , nel corpo umano . 

14. Dipendendo la determinazione di un tal fenomeno dalla maggiore 
o minor forza del vento, malevole a spinger più o meno i nuvoli cari- 
chi di pioggia ; cosi i naturalisti ne si hanno potuto, né potrebbero fa- 
cilmente formalizzarsi circa di ciò. II Borelli, nel libro citato, deride 
mollo r opinione di coloro , che pretesero che la peste di Atene fosse 
provenuta dall'Etiopia, e ciò con l'autorità di Tucidide, Lucrezio e 
Galeno : ne qui posso a meno di non riferire le stesse sue parole , che 
sono registrate a cart. 102: Dico dunque (^si esprime) die chiunque 
considera la consistenza de' vapori , ed il modo con cui si muove l' a- 
ria agitata da' venti , non potrà soddisfare alle circostanze , che 
al tempo di quella peste ateniese, ed ora in Sicilia ( che è l'assunto 
del suo argomento ) si sono osservate; perchè il movimento de' venti 
attorno la terra può rassomigliarsi ad un torrente : il quale tutti quei 
luoghi , che successivamente va toccando nel suo passaggio , lascia ba- 
gnati , e con ordine tale ; che prima bagna le parti pili vicine alla sua 
origine , e poi da mano in mano , più tardi le altre , che più e più da 
quelle sono remote ; né pub in conto ^veruno bagnare le pai'ti più lon- 
tane dal suo piincipio, prima che le più vicine . Figuriamoci ora tutta 
la pianura dell' Egitto esser coperta di vapori corrotti , e sopraggiun- 
ga uno scirocco tanto valido , che possa scopare e portarsi via tutti 
quei vapori senza sbaragliarne una minima parte; è credibile, scori en- 
do questi per il golfo mediterraneo , che bagnino col veleno loro pi-ima 
l' isole dell' arcipelago, fra le quali quella di Candia, per la cui gran- 
dezza non potrebbe lasciarsi intatta : poi le riviere orientali del Pelo- 
ponesso ; nel terzo luogo Atene e V Attica : poi l' Achaia , poi l' Eu- 
boea , o Negrnponte : appresso , le riviere macedoniche , e l' isole adia- 
centi , e neW ultimo luogo l' isola di Lemno, posta nel mar di Tracia . 
E pur la pestilenza opero al contrario, secondo Tucidide, nel libiv se- 
condo ; perchè prima di ogni altra parte si fece sentire in Lemno , poi 
nel Pireo ed in Atene, ed il Peloponesso persevero sempre mai sano ed 
intatto . E j)iù sotto : E veramente se operasse il vento , non come il 
torrente , ma come il cannone , io crederei che potesse colpire fra molti 
luoghi abitati vicini , precisamente questo , posto alla destra e più re- 
moto, e non l' altro alla sinistra e più vicino: stinvaganza , che non 
si puh salvare, quando il flusso del vento sia successivo ed onlinai-io. 
Cosi egli, Psota poscia, che Galeno , nel libro I. De differenti febre . Cap. 
VI, dice , non assolutamente , che quella peste venisse dall' Etiopia , ma 



ZENDRINI 70 

tliiljil.'ilnaniciitc con ììrìjorsa/i : e quanto a Tucidide , egli (■ di parere con 
Aristotile , clic tanto sia lontano dal vero , che lo scirocco abbia portata la 
peste in Alene , che anzi dice , che nella piannra marittima di Egitto , 
per gran tratto dentro terra non spiiino gli sciiocchi. 

IO. In sonniia si raccoglie da ciò. e dalla ragione , clic fpiahmqiie sia 
il caniraipo dei venti , le esalazioni saline ed i miasmi , da essi por- 
tati . possono durar poco meschiati con V aria; e se per avventura si at- 
taccano ai vapori, cangiano lacilmente e presto di natura e di attivi- 
tà, sciogliendo nell' umido di- questi la tessitura de' loro sali: quindi cessa 
la mera^iglia, se le merci, infette da miasmi pestilenziali, esposte al- 
l'aria ed evaporate col mnoxerle e spargerle, jxndano quel veleno, e 
perisca la di lui mortifera qualità; e si deduce per corollario, che quei 
paesi, che sono situali dentro di certe distanze da'padnli, terreni nii- 
uerali, ed acque contaminate, di quelle cioè, delle quali disse Seneca, 
nel libro VI delle naturali questioni: Quid, quod aquae, pestilentes- 
qttc in abdito latcnt , ut qtids nuiiquain nsus exerceat , niinquaiii au- 
ra libeiior verberet . Crassae ilaqiie , et gras'i caLi}^iiie, scmpiler'iia- 
que tcctae , nihil nisi pestiferam in se et corporibus nostris conlra- 
riunì ludu-nt : si deduce chiaramente , che questi luoghi possono restar 
coutaininati, ma /lon quelli, che, benché collocali per i medesimi Acu- 
ti , rimangono più discosti , 

16. Prima di passar a' particolari di questa dottrina, ed all'esame 
eiletlivo della cosliluzionc di alcune città per rapporto al mare , a' pa- 
duli ed alle selve , non sarà fuori di proposito il ponderare, se qualche 
vento marino possa esser dannoso alla salute: o se questo render si pos- 
sa tale in passando per paduli, o per altri luoghi soggetti ad esalazio- 
ni jìcriiiciose . 

17. Dirò dunque, che il vento di mare, qualunque egli si sia, do- 
ve le terre, verso le quali è diretto, siano collocale a molta distanza, 
non può recar damio essenziale all'umano indi\i(luo: dico essenziale, 
cioè che importi il pericolo della Aita, e possa ridurre i luoghi inabi- 
tabili , a diilerenza di aliri venti , che bensì possono pregiudicare iu 
qualche modo la salute, ma non togliere la vita. Nel primo caso i mia- 
smi portati dal vento, devono essere veramente velenosi; nel secondo, 
derivando più tosto da esalazioni umide, che bensi ollendono lai volta 
con le epidemie l' umana salute , ma non rendono inabitabili le città , 
ne gì' intieri paesi . 

li]. Supposta vera , come io credo verissima questa distinzione: e co- 
me mai un vento, che spiri per molto sj)azio sul mare, ove necessaria- 
mente si unisce, sopra ogni altra, con le parti saline esalanti da esso 
mare, e ben capaci di alterare qualunque tessitura de' miasmi velenosi, 

10 



74 ZENDRINI 

])()lià ilurar in tanto cammino inalterato ? Che possa ricevere dell' luni- 
(lilà dalla marina superficie , 1' intendo ; ma questa non è vaporazione 
velenosa , alterata rimanendo prima di arrivare a' lidi opposti : altrimen- 
ti ben lungi che mai si verificasse , che il veleno pestilenziale potesse di- 
sperdersi alla sola anco leggiera Acnlilazione dell' aria nC* lazzaretti , 

19. Può dunque dcdursi con tutto il fondamento della ragione, che 
la sfera di attività de' miasmi perniciosi non si estenda gran fatto oltre 
di que' siti , da' quali si elevano; e che se attaccati agli acquei vapo- 
ri sono seco loro portati in molta distanza , fermentando in tal tempo 
con questi , e sciogliendo mediante 1' umido di essi vapori i loro sali , 
mutino natura : né riuscire in conto alcuno di quella rea qualiiù, che 
ottengono allora quando sono appena usciti dalla terra , e da' luoghi 
infetti . 

ao. Monsignor Lancisi , comecché nel suo eruditissimo libro delle na- 
tive qualità dell' aria di Roma , spiega assai propriamente e con molla 
verisimiglianza le affezioni che derivano da quei venti , che dominano 
ne' dintorni di Roma; così non bene scorgendosi, come separi 1' esalazio- 
ni maligne dalle non tali , e semplicemente vaporose , non ne ha potuto 
j'itrarre le conseguenze piìi vere e naturali . 

21. Asserisce egli a car. 14 dell'edizione romana, variarsi il vento 
al variarsi delle particelle vaporose clic gli si uniscono; dimodoché es- 
so vento non conserva da per tutto la medesima natura , trovandosi il 
libeccio in Affrica freddo , ne 1' ostro da per lutto portar la pioggia . 
Soggiunge a car. 17, che esso ostro in Roma non sarebbe cattivo, se 
non trovasse acque stagnanti ; e lo j)rova coli' esempio de' venti di le- 
vante , che sono buoni , perchè da quel canto Roma non ha paduli : ri- 
ilettendo poi , che anco il vento di levante iemale è a Roma pernicioso, 
perchè passa per le Pontine ; ed aggiungue a cart. 24 , nascere tutta la 
malignila de' venti australi dalle esalazioni che ricevono dalle acque 
stagnanti de' paduli; onde conclude a car. 160, che siano insalubri non 
per sé, ma per le esalazioni delle terre per dove passano, e sono le 
paludi Pontine , quelle di Ostia ed altre di quel litorale . 

22. L'insalubrità però di Roma, fuori de' casi straordinari, non 
è tale che sia incompatibile col vivere . Vi reguano è vero tal anno 
delle ej)idemie , ma per molto tempo si sta anco senza di esse :' ciò che 
si ha da esaminare , si è quello che può rendere almeno in certo de- 
terminato tempo dell" anno 1' aria iusoùribile . 

25. Non dissimili dalle addotte ragioni , per comprovare il suo argo- 
mento , che è lo stesso con quello di monsignor Lancisi , porta il JJo- 
ui , nel libro de restiticenda salubritatc agri jvmaiii , eesendo ancor 
egli di parere , a car. 79 : Che nell' esame delle alterazioni dell' aria , 



ZENDRINI -5 

(lebliasi attendere principalmente ai venti , i quali sono ora salubri ed 
ora insalubri, a misura de' siti pei quali passano; ed a car. 8<> dice a- 
pertamente : Che l'aria >icne alterata dalle esalazioni de' peduli, ed 
enumera ancora i luoghi che comprovano questa verità; indi a car. 97, 
ricerca perchè 1' ostro danneggi Roma , ed a car. cjg, discendendo al 
particolare, apporta varie osser\ azioni intorno le Pontine : e passando al 
fatto delle selve e macchie, a car. loi , dicedi esse: Sjrlvac autem, 
auae plei'umque latini tic tusci littoris plaqam hodie occupante non 
modicam et ipsae pavtein hiijus insalubrita/is ferunt . E più sotto : 
Quia enini hae sih'ae pi-aepediunt , ne venti montani ac salubivs , 
cum Jlant , aefem ibi conchisum everiant , pui'gentcfue. 

•i4- ^'<^' rimedi, che propone a car. i35, colloca fra i principali 
quello della essicazione di essi paduli , descrivendo in tal incontro tut- 
to il tratto delle Pontine; e a car. ì/^i propone il taglio delle mac- 
chie . ma non intieramente : Sequilur opus huic contmriuin . sed non 
minimae pmjecto lUilitatis , ideoquc omni ratione perficiendum ; SYL- 
VAR UM nimirum EXCISIO , quac marimam partem horum lilto- 
rum occupanl , nec exi^uo sane aei'is DETRIMENTO; qnippc. non 
tantum ventorum, libeium perflatum impediunt , sed Solis radios nia- 
gnopcre praepediunt : linde fi-equentes lamae , laciinacque cocnosac. 
depressis , condensisque locis existunt , quae non niinimam pai-teni 
coeli huius gravitatis ferunt : ut apposite omnino Albertus affinna- 
verit , inlcr magnas syhas aerem spissum et su[fbcatum reperirl , 
ideoque interjectas iis teiras parum commodas esse , quas ideo suc- 
cisione sylvarum ab antiquis purgari consuevei-e. 

a5. iSoi abbiamo in Plinio . Lib. 4 1 nel prologo : Locros aornos pesti- 
fera avibus exhalaiio . Quel!' aornos in greco snona Quasi avium ex- 
vers ; potrebbe anco a\ere scritto esso Plinio Incus Avernus , in cui 
sappiamo dagli autori più classici, che gli uccelli in passandovi sopra 
cadevano morti, per la velenosa e moriilora esalazione che ne spirava; 
onde Virgilio . nel ò" della Eneide : 

Spelunca alta Juit, vastoque im,manis hiatn , 
Scriipea , tuta lacu nii^ro , nemorumque Icnebris : 
Quam super haud ullae . poterant impune volantes 
Tendere iter pennis : talis sese halitus atris 
Faucibus effundens, supera ad convexa jerebat: 
Vnde locum Grnii dixerunt nomine yl^'ernum . 
Qualche testo di Virgilio legge Aornon ; e sappiamo poi da Leone i5a[- 
lista Alberti, nel lib. X dell'Architettura cap. i.S, che in <letl() lago 
le caverne erano dalle spesse selve attoì-niate in guisa , che il sol- 
fo spiruìuh uccideva gli uccelli che volavano sopra . Ma Cesare 



76 ZENDRINI 

tagliale le selve, lo fece di pestifero ameno . Tal notizia infatti l'ab- 
Liamo da Servio, nel cemento che fa a quel verso di Virgilio, lib. 3. 
della Eneide: 

Dinnosque lacus : et a\-erna sonanti aa sylvis . 
Die' esso Servio: divinosque lacus consecì'Otos , Avernum et Lucri- 
mun . E più sotto : Sane ìiic lacus antea sjlvai'um densitatc sic ani- 
hiebatur, ut exhalans inde per angustias aquae sulphureae odor gra- 
vissiinus , supervolaiites aves nccaret ; unde et A\'crnus dictus : qiuun 
rem Jugustus Caesar inielligens , DISIECTIS SYLVIS , ex pe- 
sùlentihus ainoena reddidit loca. 

26. Prima d' inoltrarmi di vantaggio, mi sarà permesso di esaminare 
cjual prol)abile motivo abbia indotto, a car. \l\% il Doni, dopo di a- 
\cr sì francamente stabilito il grave danno recato dalle macchie all' a- 
ria , a dir che qncstc non dovessero esser del tutto levate: Nec ideo ta- 
nien necesse erit omnes omnino sylvas radicitus estirpare ; sed hic 
atque illic sparsim , ac fere ubicumquc coenosa loca sese objiciunt. 
Se però si farà attenzione a quanto segue , si scorgerà chiaramente , che 
la vera cagione di non tagliarle inliciamente si è quella , che la città 
di Roma abbia onde a\er legna da abbruciare, non mai })erchè real- 
mente adduca ragioni di un maggior pregiudizio all'aria. Vuole dun- 
que che gli alberi siano levati , principalmente ove sono più densi ed 
alti, dalle radici ; altri lasciarli nell" altezza di un uomo . Insegna in ap- 
presso il niodo di cosi tenerli , e conclude , the ciò servirà , non die 
alla espurgazione dell' aria rendendola sana , ma altresì a molto pro- 
fitto de' possessori di essi boschi. Tanto il Doni asserisce. 

l'ji. Monsignor Lancisi dichiara la cosa ancora più minutamente, mo- 
strando là do\e parla della macchia di Cisterna e Scrmouctta , a car. ic8, 
non do\ersi questa tutta tagliare , ma solamente hi certi detcrminati luo- 
ghi. Per provare che ciò possa esser utile , adduce vari argomenti . pre- 
si però la maggior parte dall' antica mitologia, dimostrando, ed al cer- 
to con molta erudizione , quanto rispettati fossero presso gli antichi Er- 
nici i boschi, e quanto per tal motivo essi si astenessero dal tagliarli; 
raccogliendone di potersi da ciò dedurre , che lo facessero , perciiè ri- 
putassero le selve capaci di difeudeie 1 umana salute , come dedicale ad 
Esculapio , secondo al sentimento, dice egli, di Pier Vettori. PHiiio pe- 
rò, che fiorì ne' tempi della più fina idolatria, non fu eli questo pare- 
re, quando al cap. 1 del libro \II, distinse gli alberi dedicati a' vari 
Dei , esponendo : Nec magis , auro fu/ genti a atque ebore simulacra , 
quani lucos , et in iis si lentia ipsa adoranius . Ai'boruni gè fiera nu- 
niinibus suis dicata pctpetuo servarUur , ut Jos'i esculus , A polli ni 
laurus , Minervae olea, Veneri mjrtus , Uerculi populus . Qniii 



ZENDRINI 77 

et Syh'anos , Pfiwiosque et deariim genera sylvìs ac sua immina 
tam(/uam ea' coe'o attrtbnta crcdimus . Avhoves postea blancUoi-ibus 
fnige sibccis hominem investi pavere . E dopo aver enumerati tutti i Lene- 
fici. che al £;enere umano derivano da^li alberi , si restringe a celebrar 
r eccellenza del platano, ma non si legge nemmeno una parola onde inferir- 
ne, che le selve ad Escnlapio ed alla salute del popolo fossero dedicate. 
2P). Dopo di ciò entra monsignor Lancisi a cercare fisicamente il modoj 
con cui possono le macchie difender i siti dietro di esse dalle esalazioni per- 
niciose. Fa il paragone, a cai'. 112 fra gli alberi che le compongono, 
ed i colli ; ed è di sentimento, che più quelli di questi difendano Roma 
dalla insalubrità dell'aria; paragona gli alberi a' ^ agli, mediante i qua- 
li r aria restar depurata asserisce; e ben di poterlo fare aO'erraa , fra i 
laberinti e gli andiri\ieni di tante pianto fronzute; ma lasciata in dis- 
parte la natura degli effluvii , da lui df>itamente stabilita, e ciò che 
disse intorno ai venti che giovano alla ventilazione dell' aria ed alla 
di lei depurazione , procura di for comparire utili le macchie per con- 
servar la buon^ aria . 

29. Avvalora i suoi argomenti coli' addurre le antiche e nuove storie 
di chi scrisse in favore dell' esistenza de' boschi : racconta , che al tem- 
po di Gregorio >kIII. essendo state tagliale alcune macchie per aver- 
sene di quei terreni la coltura . ciò piomoNcsse delle male impressioni 
neir aria , ])ortando il testimonio di Teodoro Amiadeno , ove tratta del- 
le famiglie di Roma, aggiungendo che tutti allora tacquero per non 
condannare la disposizione del sovrano, dalla umana prudenza sempre 
commendabile . 

30. Soggiunge . che il padre Eschinardi , nel suo libro ove tratta 
della Camj)agna di Roma, cap. 10, § 168, dice clie 1 aria di Ostia 
era molto deteriorata pel taglio di alcune macchifi . 11 sentimento del 
P. Eschinardi predetto al luogo citato è il seguente : L' mia e assai 
cattiva , come propoizionalmcnte nel jeslo della campagna piana , 
massime vicina al mare; al che sebbene concoire molto l^ essere 
ora meno abitata e coltivata , e l' esseiv state la teliate alcune selve, 
noiìdimcno deve sapersi esser questo un male antico; e segue, no- 
tando quanto dice Li\ io , dee. 1 , lib. 7 : Che i soldati Komani , se , 
militando Jessos , in jiestilenti aique arido dica iirbem solo liicta- 
ri , aut in urbe insidcnlcm tabcni , crescentis in dies Joctoris , pali , 
etc. Così Plino ailerma . che nel Lazio eiano periti cin<piaulatre jiopo- 
li . nullo leliclo vestigio , qui oh bella et pestilentias dejcceiunt . et 
Ramam . vcl alio abuiitnt : aliqui vb inalimi acrem etc. ed in al- 
tro luogo : Quae palustria sunt et moHiosa , qualis est Ardcatiuni 
ager. Da tutto ciò si può clùaramcnie, e senza equi\oco dedurre , che 



jrS ZENDRINI 

non ostante in quelli antichissimi tempi le selve fossero per religione 
conservate . era 1' aria costituita in un pessimo e pestilente stato ; e che 
il V. Eschinatdi non riferisce , che come una concausa o più tosto vol-" 
gar tradizione, il motivo , che veniva addotto del moderno insalubre sta- 
to dell' aria di Ostia , essere il taglio di alcune selve . 

5i. Portasi ancora da monsignor Lancisi l'autorità del cardinale Ga- 
staldi , presa dal trattato che fa De peste, al cap. 258, num. 17, ove 
dice : Pestileniiae , quae ah austris oriuntur , non statini posswniis 
causain removere , aut ventos hiunana arte propellere ; possumus ta- 
ìTien futurae saluhritati prospice.re , ac regionem , quae ab austro 
laeditur in posteiiini munire, sjlvis versus meiidiem plantatis, incur- 
rens enini ventus , in arbores fractus , in urbem incidit , minusque 
ìwxius : et sane ad hunc usum optima censentur laureta , ex quibus 
salubres . et siccae exhalationes evolare videntur: qua de causa me- 
dici consuluerunt Commodo Principi, ut saeviente paestilentia Lauren- 
tum peteret , ubi plurima laurus consita erat . 

02. Era persuaso questo dottissimo cardinale, che i boschi potessero 
proteggere le città dai venti australi, riputati da esso, come che por- 
tassero seco loro aliti pestilenziali , restringendosi però a voler le lùac- 
chie di allori, come più salubri. Ma se consiste il beneficio delle mac- 
chie nello implicarsi de' vapori e miasmi perniciosi nelle foglie e ne' ra- 
mi degli alberi , quindi non che gli allori , ma ogni albero fronzuto sa- 
rebbe valevole a produrre i medesimi efi'etti ; ed a tal conto i medici 
di Commodo lo potevano consigliare a portarsi in qualunque altro luo- 
go di macchia , senza determinarlo a Laurento. 

35. E vaglia il vero , Erodiano , che racconta tal fatto nel libro I , 
non dice che i medici consigliassero Coraraodo ad andare a Laurento; 
quasi che gli allori di quella spiaggia lo potessero difendere dalla pesti- 
lenza ; ma perchè si ricoverasse ali ombra di quelle piante , nel credere , 
che non perchè impedissero il progresso a' miasmi contagiosi , ma per 
il grato odore che spiravano , fossero utili a resistere alla infezione : 
esprimendosi quello storico : Tum Commodus ( ita scilicet quidam me- 
dici noe peliti persuaserunt ) Laurentum secessit , quod frigidioi- ea 
regio sit , syhisque e laura peimuliis opaca , a quo etiam regioni 
indtlum nomen . f^alere enini plurimum ajebant ad aeris cvitandam 
contagionem , cmn odores laurorum , tum, ipsarum amoenitatem um- 
brarum . Quo circa in ipsa urbe de medicorum sententia , plerique 
unguenti s suavissimis nares atque aures opplebant , sufjfituque et 
odoramenlis assidue utebantur , quod meatus sensuum ( ut quidam 
dicunt ) odoribus illis occupat ; neque admittunt aerem tahijìcum ; 
et si maxime admiseriiit . tarnen eum majoi'e quasi vi longe supe- 
rari . Caeteruni nihilo secius mo/'bus ingravescere , etc. 



ZENDRINI 79 

54. Quando 1' ostro recasse le funeste conseguenze , die il cardinale 
Gastaldi \a enunciando, infelice Venezia ed il suo litorale , esposto tut- 
to a tali venti , senza alcun bosco che la difenda o protegga dalla loro 
malignità; essendo di quelli appunto, che pro^engono dal basso all' al- 
to : e pure 1' aria di questa inclita nietrojK)li e de' suoi d' intorni , è 
tutta del pari felice e sana , e ad ogni temperamento perfettamente si ac- 
comoda . Tale però non era, per dir vero, ne' tempi passali; ma il pre- 
giudizio nasceva, non dall' essere siate tagliate le selve , che mai vi furo- 
no , bensì dal perniciosissimo miscuglio delle acque salse con le dolci 
de' fiumi , allorché non divertite ancora dalle lagune che la circonda- 
no, restava 1' aria al sommo danneggiata. 

35. Per Io contrario , difesa Ravenna dall' ostro , da cui la cuopro- 
no tutta la Romagna e Marca : e dal sirocco e levante, da' quali la 
difende la folla ed eccelsa pigiieda , che resta interposta sul lido fra il 
mare e quella città, dovrebbe essere una delle città più saue; tanto più 
che il pino col suo resinoso può dar all' aria quanto di buono deside- 
rar si possa; e pure adesso l'aria di Ra\enna»non è da annoverarsi fra 
le buone , frequenti regnandovi le epidemie , infinito nel tempo estivo es- 
sendo il numero degli insetti nocivi : cosa che non accadeva ne' secoli an- 
tichi , scrivendo Yitrinio, Uh i,cap. ^, meraAÌglie di quest' aria per la 
di lei salubrità ; e S trabone facendoci sapere , nel lib. V : Che 1' aria di 
Ravenna gladialoribus educandis y ac cxercitatiune erudiendls himc 
Idoiicum magistii lociini designaverunt . Ma tanto succede\ a allora ap- 
punto, che il mare bagnava Ra\eiiiia,e quando non vi era la pigne- 
da . E buono per questa città , che 1' altezza de' paduli , cosi ridotti dalle 
deposizioni de' liumi, ricusa 1' acqua salsa del mare: aluinienli è facile da 
vedere, che essa sarebbe anche ridotta del tuito inabitabile. 

36. Ma è ormai tempo di dar un' occhiata alla positura delle paludi 
Pontine, e considerar queste per rapporto a Roma, non solamente in ri- 
guardo de' venti che \i jwssano sopra , spirando verso di quell'alma 
città; ma avuta attenzione alla qualità dell' esalazioni , che dalle medesi- 
me vanno uscendo; giacche , come si è abbondantemente provato . i venti 
di mare né recarono mai, uè recheranno nell' a\\enire o a Roma , o a 
qualunque altra città danno che sia sensibile. 

07. ^icir esalta mappa stesa dall' Ameli , e sianipata in Roma dal Ros- 
si nel i6i)3, io osser^o che il gran tratto de paduli predoni, oltre al- 
l' avere alla spiaggia , detta di Crajiolace , quaiiio laghi liberamente co- 
municanli fra di loro, e col mare jier 1' antico porlo di Paola alla de- 
stra del Circello , ha per la foce di Fogliano alcuni liumi , che interse- 
cando essi laghi, escono in mare attraverso de' medesimi; e sono nel- 
la parte pili occidentale l'Aslura, il Laimvio, ed il rio Murino alla 



^ ZENDRINI 

predetta foce di Fogliano ; a levante di là dal Circcllo , il Bandiiio , ed 
il Fiume-nuovo , che sbocca nel porlo di Tcnacina . Per le «juali foci 
e fiumi nel tempo delle raarate entra liberamente V acqua salata a coin- 
quinare le acque dolci : e tanta è 1' ampiezza de' paduli e ^V impedi- 
menti , che vi si trovano di cannelle e pantani, che o mai , o quasi mai 
possono restar quelle acque depurale ; perchè sovraggiugnendo le nuove 
marate , impediscono e confondono ogni cosa . Chi vuole migliorala l' a- 
ria e quella dei dintorni delle Pontine osti a questi principii che sono i 
perniciosi . non agli elFelti delle macchie ; mentre levata che fosse una 
volta la sorgente de' velenosi miasmi , abbencliè niuna selva fosse inter- 
posta fra Roma e le Pontine , respirerebbe quella città un' aria sempre 
salubre, né più anderebbe soggetta al pericolo de' mali , che non di 
rado la vanno invadendo . 

58. Per altro considerando la mappa annessa al libro di monsignor Lan- 
cisi , se fosse vero che le macchie impedissero 1' accesso de' miasmi in- 
salubri verso di Roma, né 1' ostro ne il sirocco dovrebbero pregiudi- 
car quella città, solo 1' ostro-scirocco ed i venti intermedi fra esso si- 
rocco ed ostro-sirocco predetto, cioè le sole due quarte gli rechereb- 
bero del nocumento . 

3g. Ma ben lungi che le macchie , che si frappongono fra le Ponti- 
ne e Roma difendino questa augusta città dall' aria cattiva, che anzi io 
sono di fermo parere che le rechino del sensibile danno ; avvegnaché 
quelle esalazioni , che uscendo dalla terra , se macchia non vi fosse , 
verrebbero disperse ed annientate: trovando l' impedimento degli alberi, 
sono da' medesimi protette e difese , e con lenio passo mosse si avvici- 
nano poi a recarle l' insalubrità. Benché tale è la qualità de' colli e delle 
valli della campagna di Roma , che anche senza i paduli , 1' esalazioni 
de minerali , de' quali abbonda , sono quelle che le pregiudicano 1' a- 
ria; quanto meno questa può esser agitata da' venti, tanto più que' mia- 
smi acquistano di forza a pregiudizio dell' umana salute . 

4o. Si ricercherà adesso , se fosse j>er accadere lo stesso danno per 
rapporto a Roma , quando le Pontine fossero poste fra la città e le mac- 
chie di Cisterna e di Vclletri, dove in ora essi paduli sono di là dalla 
macchia ; cioè quando restassero esse macchie interposte fra i paduli e 
Roma . Dovendo dunque noi procurare , che i miasmi , appena usciti dal- 
la terra o dall' acque , vengano subito ventilati dali aria , disper- 
si e disgregati : resta manifesto , che se le macchie fossero fra il ma- 
re e la città coti le Pontine di mezzo, da queste resterebbe proibito 
r elletto predetto ; dove trovandosi i boschi di Cisterna , e di Vclletri 
fra le Pontine e Roma , e restando essi paduli esposti per la massima 



ZEXDRIM 8i 

pailc a' N cuti ilei mare . a riserva dclh; poche e piccole macchie, che 
siamio alhi destra di Terracina, esser moho meglio, che se esse macchie 
fossero situale sulla spiaggia del mare, parlando per i-apporto ai \eiiii, 
che possono spirar verso di Roma; ma per la gran macchia che resta 
estesa da ^ iilauuova' a monte Circello, dietro a' laghi di Fogliano, di 
Caprolacc de' monaci , e di S. Maria , e terminata a levante dalla fossa 
Sista , (juesta a mio credere , benché in conto alcuno impedir non pos- 
sa i venti diretti contro Roma, proteggendo però le Pontine da' venti 
di ponente-libeccio e sino all' ostro , che in queste spiaggle sono anco- 
ra i più furiosi , io sono di parere che levandosi con ciò la ventilazio- 
ne dell' aria , si lasci luogo alle perniciose esalazioni di uscire , lernien- 
tare e ridurre i vicini luoghi con un aria poco meno che inabitabile , 
almeno nelle calde stagioni dell' anno . 

/fj. Ben dill'erente si è il sistema della macchia di Lucca, o sia di 
Viajeggio , rispetto al paese die cufìpre , ed in riguardo della tenden- 
za ed eil'ctti dei a enti. Abbiano la bontà le SS. LL. illustrissime di 
confrontare 1' una e l'altra delle mappe risguardanti le due pra\incie, 
e vedranno, che la macchia del loro litorale cuopie dal mare e da o- 
gni vento i paduli di Massiuccoli ; doA e le Pontine restano aperte al 
mare Acrso di sirocco e di ostro-sirocco, che è il vento che direttamen- 
te inhla lionia, e coperte da' venti dal ponente all' ostro , che non Ro- 
ma, ma Velletri, Cisterna, Sermonetta ed alni luoghi vicini iniilano . 
Quindi la costituzione del padule di Viareggio ( per chiamarlo C(m ini 
nome generico) è ben dill'erente da quella delle Pontine; e dove in 
queste 1' esalazioni sono subito e senza interposizione di alcuna macchia 
ventilate, in quelli non lo possono essere, se non quando i miasmi ili 
già elevati vanno \agando accosto a' aÌcIiiÌ monti, ed allora solamente 
che a suo agio avendo fermentato , son passati <id acquistare il più reo 
temperamento per ra])p(jrto all' umano in(!l\idiio. 

4'i. Ln' altra e questa ben essenziale dill'erenza cade ancora fra le 
Pontine ed i pailuli di Viareggio, in ordine a' monti che s'interpon- 
gono , per le prime , verso Roma , e per i secondi verso di Lucca ; con- 
ciossiacosaché non vi sono che colli di moderata altezza fra le Pontine 
e l'alma città , restando l'Algido più verso tramontana , e fuori nuìlto 
di dette lince; ma fra Lucca, il suo mare, ed i paduli di ^ iareggio 
sorgono ben alti e dilatati i monti, come sono quc4li , che si stendono 
dal piano di Pisa, andando circolarmente per la costa di Chiesa e di 
Mazzarosa dietro del lago di Massiuccoli sino a Cammaiore , ed anche 
più oltre : parimente sapjìiamo quali esalazioiù escano da' colli romani, 
e quali da' monti di J-iicca, pcnnieiose le j)rime non le seconde. Quin- 
di se le macchie romane jiossono considerarsi in qualche caso, coma 

1 I 



8a ZENDRINI 

iucliflcrenti in riguardo della necessaria -s cntilazionc dell' aria , non così 
possono esser rijaitaie quelle di Lucca, rispetto a questa capitale; tale 
essendo la loro situazione , che fomenta i caliivi miasmi uscenti da' pa- 
duli , col rendere alla superficie di questi stagnante Tarla, senza però 
che (sianvi o non sianvi i boschi) possano mai le ree vaporazioni passar 
oltre de' monti ad alterar Tarla eli delta città. 

43. Che se Lucca do\esse temer dclT aria palustre, e dovesse cercar 
di coprirsi dalla medesima con qualche sel\ a , e da qual parte mai più 
dovrebLe farlo, che dal lago di Sesto? Sta questo rispetto alla città 
per sirocco e sirocco-levanie , e dal più al meno nella direzione che 
stanno le Pontine rispetto a Roma : né già discosto esso lago è quaran- 
ta miglia , come esse Pontine dall' alma città , ma non più di otto mi- 
glia in circa . Molto del sito a canto delle basse ripe , ora è coperto 
ora è scoperto dalle acque che per lo più sono stagnanti: ninna mac- 
chia interposta fra questi paduli e Lucca si osserva, che possa difen- 
derla ne' tempi che spirano i venti siroccali, perchè i medesimi verso di 
essa non portino l'evaporazioni insalubri. E pur Lucca per questa, co- 
me per ogni altra jiarte, ^ ive sana; né benché cotanto al detto padule 
"vicina , ne risente il minimS incomodo , come non ne risentono gli abi- 
tanti delle ripe stesse di detto lago , che vivono lungo tempo sani e ro- 
busti . Se qui dunque la macchia non è necessaria , anzi quanto a me 
sarebbe dannosa, molto meno dovrà esser utile sul lido del mare a ^ ia- 
reggio , per tutte quelle ragioni che si sono addotte , e per moltissime 
altre che addurre si potrebbero, se non fosse per tediare soverchiamen- 
te le signorie loro illustrissime . 

44- ^011 crederei mai che alcuno fosse persuaso , che 11 taglio della 
macchia potesse riuscir di nocumento alla cidtura degli ulivi , una delle 
principali rendite di codesto paese : mentre se appunto queste piante 
sono sì pregiate e distinte dentro delle G miglia a distanza della città, 
e dove restano esposte a tutte le alterazioni in ordine a' venti di ostro 
e sirocco , che passano attraverso del lago di Sesto : e se è vero quan- 
to Costantino Cesare, nclT aureo suo libro dell' Agricoltura pag, m 177, 
lib. IX, cap. Ili, co' seguenti sensi si esprime, nel j)roposito della col- 
tivazione degli uli\i, il taglio della macchia a' medesimi non danno 
ma profitto sarà per ajìportare . Dice egli : ^ej' calldns et siccus o- 
leae commodus est, quod ipsinn in Lihya et Cdicia est; indi segue: 
auxdUintur aiitem ad aevis coinmodUatem etiam tenne fii^urae ac- 
clives et altae . In talibus enim , propter-ea quod superexceUens solis 
ardor a ventis perfrigeratur, optimum oleum provenit : di poi ; Qnae 
vero in campestribns sunt oleae : et minus a ventis moment ur , et ve- 
hementius a soleincumbente adoruntuv, alque propterea crassum oleum 



ZENDRINI 83 

rrmittiint . In universum autem ohscivamhnn , quod VENTI uon 
PLANTAS modoy sed OMNIA FU II ICA NT; e soggiunge: In 
totum vero pLantis quidcm maxime omnibus , ])raecipue vero oleae 
conjei-unt. Virides igitur potissimumillos olecmnn plaiitas reperics, ad 
quas venti flatus ingreditur , latis spatiis in medio planturum relictis, 
per quae ventus libere inspirare potest . E coiicliule : Ob id e/iini et 
ardua et acclivia loca valde commoda esse diximus . (piod videlicet 
semper ventum tepidum suscipiunt, ut nihil pj'aeler spii-arc possit. sed 
aequalitcì' per singulas arboi'es penetrare , ipsiusque plantae nu- 
gmentum excitare ac connutrire . Se dunque 1' uliveto abbisogna di \cu- 
tilazione , secondo il parere di questo nobilissimo autore, converrà jiro- 
curargliela , non mai renderla impedita: il die sia detto per modo di u- 
na breve , ma forse necessaria digressione . Ripigliando adesso il discor- 
so . circa al por le mani nella macchia })er scr\izio dell'aria, mi avvan- 
zerò a dire e concludere una volta llnalmeute : 

45. Che dato ancora , che la macchia della spiaggia potesse contri- 
buire alla salubrità dell' aria , il che alcerto ora non succede , che anzi 
per r opposto è ridotta questa a uii deplorabile stato in lutti quei d' in- 
torni ed all'atto inabitabile ne' mesi estivi, converrebbe osservare, se iu 
fatti quella macchia, che si stende dal fiume di Cammaiore alla fossa 
del confine , cioè la soggetta a Lucca , sia talmente collocata , che secon- 
do il sentimento di chi crede le macchie proficue , vaglia a difendere 
r interno del j)aesc ; vale a dire , se sia costituita in mezzo fra la dire- 
zione dei \ enti nocevoli , ed i siti che non si vorrebbero danneggiali , 
fra i quali la città di Lucca. Ma chiaro apparisce nella mappa , num. 
V , che la suddetta macchia lucchese non difende che dal ponente, e che 
la metà del lago di Massiuccoli , ed i paduli sino a Mazzarosa dall' os- 
tro e lil>eccio son bastantemente protetti ( se cosi si ama di dire ) dalla 
macchia , che resta fra la fossa predetta del coniinc , ed il Serchio , la 
quale . come di giurisdizione del Granduca , non si tratta di tagliare ; 
onde in ogni modo stando questa difesa dalla parte più essenziale, si 
può ormai deporre ogni sospetto e timore di maggior pregiudizio all' a- 
ria , il che non ha altro fondamento , che una \olgar tradizione , positi- 
vamente contraria o contradditoria a' fatti, ed alle più \i\e ragioni del- 
la naturale e vera filosofia . 



Venezia , questo di 28 Luglio j joó. 



PARERI 

INTORNO AL TAGLIO DELLA SUCCHIA 

DI 

VIAREGGIO 

DI 

GIOVANNI POLENI. 



,.N< 



I el cominciar a pensare alla qnestlone propostami dalle SS. W. 
illuslrissime, confesso dì avere akjnanto dubitato se potessi accingermi ad 
esaminarla: avendo risentiti gli elicili di tal genere di questioni, che for- 
mano ad uu certo modo un soggetto di gelosia negli uomini studiosi per 
ben servirle ; li quali bramando sempre di porre in opera ed in lume 
distinto la scienza da essi professata, provano poi una specie di timore 
e di pena , quando essa non può a\ere la maggiore , la più utile e la più 
Leila parte nel risolvere la questione di cui si tratta . Ed ora cercan- 
dosi se air aria di Viareggio e della stessa città di Lucca sia per gio- 
vare , o per nuocere il taglio delle loro macchie al lido del mare , fa- 
cilmente apparisce che la decisione di ciò dalle ragioni di esperienza e 
di dottrine naturali dipende , piuttosto che dalle matematiche discipline. 
Tultavolta anco in simili ricerche è ben utile il servirsi, quanto più si 
possa , del metodo esatto di geometria , ed il riflettere alle leggi della 
meccanica, per vedere con più sicurezza quanto dalla lisica rica\ar si 
possa . E così , quando le matematiche non somministrano la materia da 
lavorarsi , ponno però non ostante essere un perfetto modello ed un uti- 
le istroraento per meglio lavorare V estranea materia proposta . 

1. Ver adattarmi adunque a ciò, mi gioverà riflettere subitamente a 
due cose che nominar si possono due principi . E sarà il primo , che, in- 
nanzi a qualunque altro riguardo , attendere alla verità sollecitamente si 
dee . Sarà il secondo , che a nessun genere di scrittori le ripetizioni me- 
no convengono , che alli matematici . 

3. E , posto quel primo certo princìpio , esporrò nettamente che le 
cose scritte con molto sapere dal sig. Bernardino Zendrini matematico 
della serenissima repubblica di Venezia, che pel merito della di lui 



POLENI 85 

relazione e per la vera distinta stima clic ho di lui, nomino, avendole 
attentamcnie lette e rilelte . io le a],pro\o: ben confidando che ciò na- 
sca da quella proposizione (già, dojo l' asserzion di Platone, divenuta 
un'assioma) la quale e" insegna . consentirsi unanimamcnte da quelli che 
vedono il vero: sicché stimo di simtc qui Leu principiato con 1 atten- 
zione che si dee alla verità . 

4. liispetto poi all'aliTO principio, allatto inutile riusciicLLe il ripe- 
tere le cose già chiaramente nella lodata relazione espresse; e sarebbe 
ciò peccare contro esso secondo stabilito principio. E tanto j)iù , quan- 
to cotiverrebbe anche descrivere molti passi di autori che porgono alla 
relazione medesima un grazioso lume ; e distintamente quelli dedotti da' 
libri di monsign. Lancisi e del Doni ; nomi illustri ed opere utili , di cui 
mollo uso in altri tempi io pur feci, quando con l'onore di entrare in 
questo illustre studio, mi fti data l'incombenza di professore di meteo- 
re , e di ailronomìa : sicché per le occasioni di quelle , mi convenne 
versar mollo nell' indagare le osservazioni e le cjpinioni de* fdosofi mi- 
gliori intorno alla natura ed a'mo\inieini dell'aria, de' vapori e delle 
esalazioni . Che se }>er la cognizione di tali cose non ho sortila in aiu- 
to una distinta felicità d'ingegno: con tutto ciò certamenie molto gio- 
vato mi avrà l' inijiegno di una diligente, allenta e lunga esercitazione, 

5. Ma ritornando a' due princi])j da noi posti: ora se 1 vero fu già 
sono gli occhi messo, e se le ripetizioni non convengono punto a me, 
cosa adunque potrò io qui o dire o scri\ere? Potrò dire che nella ver- 
tente nostra questione, e negli stabiliti piincij)j, la penuria di materia 
per iscrivale diviene da sé medesima una materia mollo importante; e che 
il non toccare il jirogcito fallo, si è lo stesso che inijiriniergli (qualun- 
que nascer possa dal debole parer mio) un nuo^o grado di forza. 

6\ Dirò che in questo caso gioverà regolarsi così , come appunto 
fanno alle volte certi valenti geometri, li quali, avendo in mano la di- 
mostrazione di una qualche proposizione . ne cercano lultavia e ne la- 
vorano un'altra che aggiungono a quella prima: non perchè una sola 
non basti a perfettamente mostrare la verità , ma perchè in tale forma, 
quasi in doppio lume ajìjìarisca il carattere del vero: e di più, perchè 
se a tal uno di quelli, li quali servirsi vogliono della medesima propo- 
sizione , una dimostrazione diflicile serobii , ne abbia con ciò egli in pron- 
to un'altra, che forse più facile riuscirgli possa. 

7. Ed in vero, benché due dimostiazioni dotate jier sé medesime fos- 
sero di una stessissima facilità, non però sempre seguirebbe che lutti le 
apjìiciidesseio e le concepissero per facili ugualmente . Secor.do che le an- 
ticipale i;ozioni e le idee vi\e e foni di alt uno si combin;i;.s( ro meglio o 
peggio con le nozioni ajipariciicnli ad una delle ìÌuq dimostrazioni, e con 



86 POLENI 

le idee nuove clic la stessa gli producesse . egli anche più facilmente o pii!i 
difficilmciue concepirebbe la medesima dimostrazione , ed al concetto suo 
accomodarcbbe il suo giudizio intorno ad essa , nel riputarla più chiara o 
più astrusa. Quindi si può mollo ben comprendere come isiessameutc nel 
genere delle pro\e possa (anco per li addotti motivi) giovare la mol- 
tiplicazione di esse: perchè ad alcuno, secondo le sue nozioni e le sue 
idee può una prova fare un' impressione più grande che un' altra ; ben- 
ché quest' altra pur fosse del peso di quella . per non dire di un mag- 
gior peso . 

8. Ecco adunque come , non ostanti le cose da altri dottamente ed 
eruditamente scritte intorno al taglio de' boschi in questione , scriverne 
pure io possa , accomodandomi alla forma già dimostrata luilc ad uno , 
cui gìaxi arrivare alla verità per una strada diversa da quella , giusta 
la quale altri prima giunto sia alla medesima verità. Pertanto dirigen- 
domi a questo line, seguirò (siami lecito dir così) il metodo delle 
esaustioni . 

9. Ed innanzi tutto , avvertirò che quando nomino boschi . intendo li 
nostri di cui si tratta ; e suppongo le già note circostanze delli mede- 
simi . E proporrò che il taglio de' boschi si dee considerare o come una 
operazione , la quale ridotta ad effetto riuscisse per 1' aria de' paesi vi- 
cini , Inditl'erente , come una 0])erazione la quale fosse per produrre 
mutazioni nell' aria stessa . Se si dica il primo , la quistione è al tutto 
decisa. Quale superlluità averne scritto sin qui ? e cosa più inutile che 
cercare gli effetti di quelle alterazioni che si supponessero non produ- 
cibili ? Per ragionar dunque utilmente , non resta che il punto secondo 
tanto più degno di esame , quanto più vero ; non potendo già succede- 
re che un luogo prima boscoso , e poi privato di piante e renduto aper- 
to , abbia e prima e poi un' aria allatto delle medesime qualità . 

10. Con tal raziocinio, di due punti esclusone uno, per quello che 
resta (cioè rispetto all'inllnenza del taglio de' boschi per render peg- 
giore , o render migliore l'aria di cui si parla) gioverà l'osservare, 
che li casi , la posizione di ciascheduno de' quali può valere nella pro- 
posta materia a detenninarci , son quattro . Primo , un timore , che i 
vapori e le nocive esalazioni si aumentino , e crescano di numero e di 
quantità. Secondo, pur un timore, che divengano di qualità peggiori 
ed atti ad insinuarsi nell'aria con una forza più grave, e più dannosa. 
Terzo , medesimamente lui timore , che potendo i venti più liberamente 
vagare e scorrere , da essi l' iufczioae dell' aria sia maggiormente dis- 
seminata e diffusa . E quarto , una fiducia di tal riuscita , (pmle anzi 
giovasse a rendere l'aria migliore. Questi, mi paiono essere li soli quat- 
tro casi , fuori delli quali non vi sia il quinto da proporsi nel dubitare . 



POLENI 87 

Sicclu"' apparisce come possiamo esaurire la materia con l' andare per or- 
dine esaniinaiido e separando epe' casi, che non debLono natiiralraonte suc- 
cedere; onde ci sia facile il rilevare qual caso resti, su cui con nula 
la probabilità s'abbia a comjìutare. 

1 1 . Ora per tanto , volendosi principiare dal primo caso , sarà bene 
(avanti che si passi piti oltre) venire a dicliiarare che cosa intendiamo 
per vapori e per esalazioni . onde si fng<^a la confusione , la quale nasce 
dal -\ario indeterminato uso fatto da certi filosofi di queste due voci. 
Isoi vapori chiameremo tutto ciò che di acqueo, per l'agitazione impres- 
sagli dal calore, ncir aria ascende; e diremo esalazioni tutte le pailicel- 
le saline, sulfuree e di qualunque sorta che, mosse somigliantemente 
dal calore, a mischiarsi nell'aria pure si alzano. Ed osserveremo poi 
che due sono le cagioni principali del calore . il qua'e agisce nel caso 
nostro; 1' una è il Sole; l'alti a si è certa fermentazione nascente in va- 
rie parli del nucleo , e della superficie della terra . Inoltre rifletter si 
dee che li vapori neir{le\arsi scr\ono molto di veicolo alle esalazioni; 
conciossiachè le parli acquee seco traggono facilmente le altre parti , 
che secche da alcuni sogliono domandarsi ; onde i chimici che col solo 
calore non potrebbero da alcune piante trarre i sali che cercano, inu- 
midiscono per certe operazioni esse piante , e così estraggono ne' loro 
lambicchi anco i sali unitamente con l'umor acqueo. E quindi chiara- 
mente apparisce che quanto più vi è ne' luoghi di umidità, tanto più 
copiose (in parità delle altre circostanze) possono anco dalli stessi luo- 
ghi sollevarsi le esalazioni . 

i3. Che se i boschi producessero tali effetti per cui il Sole meglio 
dissipasse gli alili attratti, e il calore della terra non agisse, e meno umi- 
di fossero i loro fondi, farebbero anco i boschi che si sollevasse meno 
di esalazioni e meno nascesse nell'aria di infezioni. Ma da' boschi non 
sono punto quei tali eHetti prodotti: anzi al contrario, quando fossero 
recisi li boschi, il terreno \errebbe ad esser soggetto liberamente al So- 
le ( il quale , se attraesse le esalazioni co' vapori potrebbe anche })iù 
dis"re<'arli ^ e lo slesso terreno bonificato, e da uiionÌ scolatoi inlcrse- 
caio, di\errcbbe pni netto e meno alto a feinieiitare , e meno capace di 
somministrare all'aria tanti \apori e tante esalazioni. Onde parmi che 
da tali rifiessi rica\are natnrainienle si possa, che il taglio de' boschi non 
sarebbe punto per cagionare che li Aa])ori e le noci\e esalazioni si au- 
mentassero e crescessero di numero e di quantità: %ale a dire , non do- 
^elsì ammettere il primo delli quattro projiosli casi, 

i3. Dopo il quale, per ordine passando al secondo, dobbiamo esa- 
minare, se i nostri boschi siano tali naiuralmcnle che^i vapori e le esa- 
lazioni], dentro ad essi , non peggiorino di qualità . Or perchè a' boschi 



88 POLENI 

nostri si potesse attribuire tal proprietà , ben converrebbe , che con 
l'umido del loro terreno troppi altri corpi eterogenei , .facilmente cor- 
ruttibili . non si frammischiassero né fermentassero; mentre consta che 
tali mistioni e tali fermentazioni sono cause principalissime di quella cor- 
ruzione che esala o dalT acque , o unitamente con le acquee particelle 
si esalta. Ciò che toccano i chimici colla mano ; li quali si sa che dalla 
varia confusa mistura di fracide acque palustri ricavano sali ed olii sì 
fetidi . come anco quasi venefici . Ma più converrebbe che secchi fosse- 
ro li fondi de' boschi; gli asciutti luoghi riuscendo più sani che i palu- 
dosi , come tante ragioni e lanli fatti apertamente dimostrano . Ed anche 
converrebbe che i boschi giovassero alla ventilazione dell'aria; sicché 
promovessero la dispersione e la disgregazione de' vapori e delle esala- 
zioni, e sin degli insetti: e scacciassero lontano le nebbie che molte volte 
tengono uniti gli eOluvii più perniciosi . 

i/j. INIa tali j)roprietà chi mai vorrà In quei boschi supporle ? Trop- 
po appariscono le proprietà opposte ; essendo chiaro che li fracidumi di 
tante foglie di erbe e di virgulti di ogni sortale d'altro, marcendosi e 
fermentando lentamente nella quasi continua densa ombra , tramandano 
(per dir così) spiriti pur fracidi e veleniferi. Ciò che molto meno suc- 
cederebbe in que' luoghi quando fossero recise le piante , ed allora anco 
il terreno paludoso diverrebbe più consistente e più asciutto ; e le neb- 
bie , che al dì d'oggi rimangono imprigionate per il molto torpore del- 
l'aria, si disgregarebbero allora più facilmente, e \ie più si disperde- 
rebbero i vapori e le esalazioni per l' aria , ridotta a poter ventilarsi , 
Laonde a queste cose riguardando con attenzione , chiaramente si vedrà 
che dal taglio de' boschi non saranno i vapori e le esalazioni rendute 
di peggior qualità, nò acquisteranno forza più grave o più dannosa; in 
una paiola , anco il secondo caso escluder si dee . 

i5. Talché, escluso pur questo secondo caso, verrò al terzo molto 
degno di attenzione , perchè molto in vista di quelli che sono persuasi 
essere deslinali i hosclil ad impedire la nudi gita propagazione de' mia- 
smi cattivi dell' arid contaminata. Ma quelli o suppongono che li bo- 
schi per sé stessi e le folte piante, di loro natura vagliano a le\are la 
propagazione de/ cattivi miasmi; o reputano che i boschi siano specie di 
argini, di munizioni, di antemurali, per ostare alla diflusionc de' vapori 
e delle esalazioni, e jìer impedire il passaggio de' venti che gli aliti no- 
civi recano (dirò così) su le lor ale. 

16. Ma rispetto alla prima siq)posizione , già nel trattare delli due 
altri casi .-i è posto assai in chiaro , che le nostre selve né scemano la 
quantità degli aliti nocivi, né la rea loro natura mutano in una ])iù mite; 
anzi piuttosto fomentano i danni recati da quelli ; donde si manifesta che 
essa prima supposizione non possa sussistere in modo alcnno . 



POLENI [^,j 

iy. Vcggiamo adesso l'altra pane, e consideriamo i noslri boschi 
come ostacoli al passaggio dell' aria infella e de' venti . Dalla quale con- 
siderazione parnii che o debba parer levato, o ad una semplice metà 
possa ridursi snbilamenlc tulio un dubbio che nasceva e che si legge 
nella lodata relazione ; cioè , esservi stati sospetti che il tai^ìio ({el/n 
macchia del lido , v icino a Viareggio , fosse j>cr recai- alla stessa 
città di Lucca l^ ai-ia non buona, non die correggere quella di Fia- 
TPggio, non ostante l'interposizione di ben alti monti. Perchè in ve- 
rità si vuol negare che i boschi impediscano il passaggio delle esa- 
lazioni e de' venti; e cosi non si sviluppa, ma si recide il nodo, e tutto 
il dubbio pare levato: oppure si vuole che vagliano i boschi a formar 
rpicir impedimento; e cosi implicitamente, ma certamente si confessa che 
«juella parte di dubbio, quale proponevasi per 1' aria della città di Luc- 
ca, sussister non può; troppo certo essendo che l'impedimento formato 
da' monti frapjìosti tra li j)aludosi luoghi e la città di Lucca, dee mol- 
to , e molto pili esser grande e possente . 

18. Attenendosi delle due jiarii testé dichiarate alla vera, e conce- 
dendo che le selve fanno un ostacolo alla dilliisione delle esalazioni ed 
al corso de' venti, benché diflicile impresa sia, né da tentarsi in questo 
luogo, il definire le proprietà e la grandezza dell'atmosfera terrestre, 
secondo le osservazioni e gli esperimenti do' celebri lilosolì de' nostri giorni; 
non ostante però non dee nel proposito nosiro ommettersi una cosa fa- 
cile e certa, cioè che i vapori e le esalazioni si innalzano, ed i venti 
si estendono mollo al di sopra de' boschi . Per la qual cosa l'impedimento 
che questi producono dee bensì ammettersi, come abbiamo detto; ma 
dee anco nsliingersi e limitarsi a quel scjIo grado che corrisponda al- 
l'altezza delle piante; ci! indi (anche avuto il debito riguardo alla mag- 
gior crassizie ed iniezione dell'aria più bassa) si rileverà facilmente 
(pianto meno ad esso inijicdimenlo allribnije si debba, 

ic). Né conviene però credere esser questo il solo motivo conducente 
a computar minore l'ostacolo che al moto dell'aria pongon le macchie : 
ma si dee in olire avvertire (e ciò sommamente importa) che, se le 
macchie alcuna volta utilmente impediscono la dilliisione degli aliti cat- 
tivi dentro terra , molto però maggior danno esse recano, quando li trat- 
tengono che non siano portali dalia terra al mare . -Nel primo genere 
di impedimento si ha per beneficio una minor espansione , una minoran- 
za del male; nel secondo si conseguisce un bene, si solleva in gran 
parte laiia di cui si tratta dalle particelle maligne, quando co' venti 
al mare diretti (e tali venti, stante la natura della terra, ragion vuo- 
le che sien j)ii'i frequenti) poniio esse particelle dalla superficie ile' pae- 
si abitali scorrere alla v asta aria del mare , Le quali cose essendo cosi , 

li 



c)o POLENI 

ben conipiuaudosi il tinto , si può di qua ricavare , che quella libertà 
maggiore, la quale conseguiranno i venti, non porterà nell'aria una 
cosiiiiuionc peggiore ; e ciò è lo stesso che stabilire per escluso anclie 
il terzo caso . 

20, Ma quando i casi che potevano valere nella proposta materia a 
determinarci erano soli quattro; ora che ne sono tre esclusi , non ne vie- 
ne come per necessaria conseguenza che dobbiamo riferirci al quarto 
caso , e che ammetterlo dobbiamo ? E che , come esso porta , seguir con- 
venga la fiducia di una riuscita del taglio de' boschi , la quale anzi sia 
per gioNare a render l'aria de' vicini paesi migliore? Tanto più che gli 
argomenti propri per l'esclusione di que' tre casi inlluiscono a con- 
validare maggiormente il quarto ; stando la forza loro priucipalmeiite hi 
questo , che il contrario di essi casi rigettati prodotto sarebbe dal ta- 
glio de' boschi. E non si è, per occasione di que' casi , jnovato che, 
essendo recise le macchie, il Sole disgregarebbe più le ree esalazioni; 
ed il terreno bonificato ne fornirebbe minor quantità ? non si è veduto 
che il terreno paludoso si muterebbe in consistente , e si diminuirebbero 
le nebbie, e l'aria ventilata riuscirebbe migliore, e di più sana quali- 
tà diverrebbe? non si è avvertilo, che i veiui ripurgherebbero molto 
l'aria dalle particelle maligne, e potrebbero facilmente recarne molte a 
sepellirsi nel mare ? 

•21. In verità il riflesso a queste e simili cose, alla mente mia ha po- 
sto in vista come ben utile il taglici de' boschi . Ne le carte topografi- 
che osservate, né gli scritti letti, mi hanno mostrate tali distinte costi- 
tuzioni degli, stessi boschi, tali particolarità di venti in quella regio- 
ne, che mi abbiano punto mosso dalla concepuia opinione. Se però 
nel discérnere io sia slato convenevolmente acuto non lo posso io giudi- 
care : vorrei poter tanto conoscerlo quanto scrivo ingenuamente , e lo 
conoscerei cosi a jìerfezione . 

l'I, Una sola cosa nel progresso dello scrivere mi si appresenlava in 
brutto as])etto, ed io avvisava, che potesse essere un forte avversario 
al taglio de' boschi; e questa era la -novità. Cosa che a molti riesce di 
tristo augurio , e che qualche volta pessime influenze ha recate . K mi 
pareva l'incontro di questa vie più da temersi, perchè me la figurava 
come una fantasima capace di indur il timore sempre in proporzione con 
l'idea dell" opera nuova da farsi: ed ora si tratta di far un'opera, l'idea 
di cui è ben grande. Ma risowenendomi j)oi, che il mio primo peiisiere, 
quando intesi a ragionare di questa cosa, fu, che il taglio si laccsse 
per parti; e ])ur ciò ìu nella eruditissima relazione avvertito in questo modo: 
il taglio della iiuiccliia potrà essere adegnato , e potrà Jai'si a jxir- 
tc a parie, attesa la loix> vastità, e le dubbictà , se non altro di 



POLENI 91 

tradizione, che a favore della loro sussistenza cori'ono . Pei" tanto 
quest'opera (parlmenie a mio credere) si dee andar eseguendo come una 
specie di esj)erimenio : cspcrimenio ben grande , ma non piuito decisivo , 
uè senza vernn riparo (se tanto ci ingannassimo nella dclcrminazione del 
taglio) perchù di una jìarte in fine si iraiierebLc , e non del lutto. 

•25, Ora , do])0 questo sì delicato e grave punto , non resterebbe che 
rilevare 1" importanza del ritrar (come dicono) e bonificare il terreno, 
su cui fossero state tagliate le piante . ^la tale importanza , senza che 
io dica di pili . la dimostrano in primo principal luogo le utilità per lo 
miglioramento dell'aria, in secondo luogo poi la speranza del fruito, 
che dal terreno stesso ricavare se ne potrebbe . Ne per tanto cosa al- 
cuna aggiugnerò qui intorno a' mezzi per conseguire quel fine ; dipen- 
dendo essi dalle note universali maniere, e forme prescritte dall' arte , e 
dalle particolari circostanze de' luoghi . 

2.4. Giova per fine sperare , che le dubitazioni insorte in questa ma- 
teria abbiano i)rodotti tali esami, e discussioni tali, che possano con- 
durre ad uno stabilimento (per chiamarlo così) teorico della verità. 
Faccia Iddio Signore , che a quello poi in pratica corrisponda T esecu- 
zione , e che r evento utile riesca e felice . 
Padova li 8. Luglio 1738, 



DIFESA 

DEL DOTTOR 

TOMMASO PERELLì 

PUBBLICO PROFESSORE NELLO STUDIO PISAIV'O 

SOPRA l' 0PEUAZI0.\E DA LUI PROPOSTA DELl' AUDIRIZZAMIÌNTO 

DEL FIUME AR\0 A BARllAr.lia.XA 

IN VICINANZA DI PISA . 



I 



Li taglio (lei letto d' Amo a Barbarecina poco al di sotto della città 
di Pisa, eseguito ukiinameiite per mio consiglio , ad eQ'etto di abl)re\iar- 
iie la linea, e togliere nel tempo istcsso la corrosione della ripa destra, 
e r ostacolo cagionato dall' enorme svolta del finme in qnel silo al li- 
bero scarico dell' acque superiori , ha fatto tale strepito, che diQicilmen- 
te fra quanti affari, concernenti il regolamento delle acque dei fiumi, 
si sono per i tempi addietro trattati in Toscana , potrà ritrovarsene e- 
serapio . Non già perchè 1' opera del taglio accennato non si accordi 
colle massime generalmente ricevute d' idrometria , o possa temersi con 
ragione che sia per produrre conseguenze dannose , e non corrisponde- 
re coir esito all' aspettativa di chi ne ha dato il progetto , ma perchè 
ha avuta la disgrazia di non incontrare l' approvazione di alcuni peri- 
ti pratici , ai quali , ])cr loro fini particolari tornava conto il dare ad in- 
tendere alla moltitudine ignorante , che quanto dal sig. Provveditore del- 
l' lilizio de' fossi, Fazzuoli, e dal sig. Bombicci ingegnere veniva idea- 
lo ed eseguilo , fosse male inteso , e perciò meritevole di bi.isimo, e di 
correzione . Le voci sparse da questi tali , sostenuti con tutto 1' impegno 
da' loro aderenti, benché abbiano conseguito in gran parte 1' elleito al 
quale erano indirizzale , di eccitare la commozione popolare in una cit- 
tà , nella quale, siccome altrove, pochi sono i capaci di giudicare ret- 
tamente di queste materie , e dall' altra parte prevenuta in modo da far 
credere qualche ^ olla . che più volontieri s" induca a ricever danno dai 
suoi cittadini , che benefizio dai forestieri , non mi avrebbero conlutto 
ciò rimosso dal mio primo proposito di restare in silenzio , seiria curarmi 



PERELLI ^5 

d'attaccar tllsputc cou geme incapace, e dominata dallo spirito di par- 
tito, la quale son certo che \enendo ancora addotta contro il sentinicn- 
lo da lei ah])racciato una dimostrazione geometrica , ad ogni modo non 
vorrebbe darsi per con^inta . Ma ho dovuto cambiare risoluzione per 
l'avviso ricevuto da più parti, rlie non manchino persoi.'e, mie poco a- 
morevoli. le quali prevalendosi dell'occasione del taglio già detto, cer- 
chino di scrcditaimi presso S. A. R. tacciandomi , se non d ignoranza 
nella teorica del regolamento dell'acque, di negligenza incscusabile nel- 
la pratica ; quasiché sia mio s<jlilo nell' incombenze che mi vengono ad- 
dossate . il procedere a caso senza 1' esame e 1' attenzione dovuta , o il 
seguire interamente le altrui suggestioni. Non mi j)ermettendo però la 
premura , la quale per tutti i molivi devo aver somma del concetto di 
S. A. R, a mio riguardo, il dissimulare più lungamente, e ritrovando- 
mi in obbligo di difendere la mia riputazione ingiustamente attaccata . 
e il decoro del j)osto nel quale ho 1 onore di serv ire nello Studio Pi- 
sano , procurerò di farlo più brevemente che sia possibile con mostrare: 
I. Che 1 idea del taglio per addirizzare il letto d Arno a Barbarecina , 
non è stata mia invenzione, ma suggerita e raccomandata da cento e più 
anni in qua dai matematici ed ingegneri di maggior grido , chiamati e- 
spressamenie alla visita d'Arno, e della campagna pisana . II. Che an- 
cora prescindendo dall autorità de' })erili menzionati, 1' addirrzzamento 
col taglio delle tortuosità d'un iiume, ilqnalc abbia un letto stabilito in re- 
na, e si alzi col j>elo delle piene sojira il livello della campagna, tanto 
più se colle deposizioni delle toibe alla foce si vada prolungatido in ma- 
re la linea del letto , come appimto accade nel caso d' Arno , è «jK^ra- 
zione canonica , uè può condannarsi da chi faccia professione di jierito 
<r acque , senza nota di temerità e d' igiiorarza . III. Che la direzione, 
larghezza, e profondità del cavo del taglio menzionato, da mepiescril- 
tc , erano quali si conveniva nelle presenti circostanze , come piirimente 
le misiue dell' altezza e grossezza del nuovo argine, fia il taglio e la 
strada livornese, corrisponiiono a quanto comunemente si pratica in que- 
sta sorta di lavori. E sebbene per ciò che spetta alla fabbrica dell ar- 
gine accennato toccherebbe a tnlt' altri, che a me il renderne conto 
(non essendo 1' assistere al lavoro degli argini impiego proprio dei ma- 
tematici, ma bensì dei caporali ed altri periti subalterni:) non lascerò tut- 
tiivia di far nuuiilesto, che la qualità dell' argine già detto, nel gi.ìdo 
nel quale si trinava p.iinui che con l'assistenza dei ministri «lelF l llizio 
dei fossi venisse ingrossato e rinfiancato, era poco o nulla ditlerente 
da quella che si osserva nel resto ilell' arginatura , la (piale al di so- 
])ia e a! di sotto di Pisa costeggia il letto d" Arno. Finalmente, giacché 
r ardire dei jir;;iici menzionati è giunto a segno, che tioii contenti di 



94 PERELLI 

essersi opposti con ogni sforzo all' opera del taglio a Barbarecina, si a- 
\anzano ancora a biasimare scopertamente i progetti conteimti nella re- 
lazione della ^isita generale della campagna pisana, fatta V anno ì//^o 
da sua eccellenza il signor presidente Neri , colla mia assistenza in qua- 
lità di matematico a ciò deputato, con avere ancora intraprese contro 
il sentimento del provveditore e dell' ingegnere dell' Uffizio dei fossi o- 
perazioni inutili , e contrarie a quanto nella detta visita fu stabilito, an- 
derò toccando succintamente qualche cosa intorno a quest' ultime , del- 
le quali, a dire il vero non saprebbe indovinarsi il motivo , se non fosse 
quello di mettersi in possesso di operare a capriccio , non solo contro il 
sentimento dei più intelligenti , ma contro le regole più comuni dell' ar- 
te . e senza far caso della spesa gettala vanamente di somme considera- 
bili di danaro . 

La prima menzione del progetto del taglio a Barbarecina per addi- 
rizzare il letto d'Arno si legge in una scrittura, che tuttavia esiste nel 
magistrato della Parte in Firenze, dell" ingegnere e architetto Francesco 
della Nave, il quale fiorì con credito d' insigne professore verso la me- 
tà del secolo scorso, e fra le altre sue opere disegnò e diresse la fab- 
brica del magnifico ponte di marmo, che ha lungamente servito di cam- 
po al pericoloso divertimento del giuoco cosi detto , o propriamente par- 
lando, battaglia del ponte. Conjecchè la sopraddetta scrittura è breve, 
ed inoltre ben ragionata, particolarmente in un tempo nel quale la scien- 
za del regolamento dell' acque dei (lumi era, si può dire nell' infanzia, 
credo a proposito riferirla in quelli stessi termini , ne' quali fu distesa 
dal suo autore, e annessa a una pianta dimostrativa del letto d' Arno a 
Barbarecina , e del taglio ideato per raddrizzarlo. 

In questo disegno qui affanti , si vede Arno in circa un miglio 
sotto Pisa , al luogo detto B<trbarecina , che essendo uscito dal let- 
to suo ha fatto in pia anni una gran piegatura , o lunata , dove si 
vede aver cacciato il capo, con fare ogni sforzo per voltare il suo 
corso alla volta delle C-ficina , dove farebbe per quei luoghi bassi 
di fiume morto danni notabili . E pei'chè questa cosa tiene in con- 
tinua spesa r Uffizio dei fossi , con farvi gettare ogni anno gran 
quan'ità di sas'si appena si picol riparare, essendovi state misurate 
da me braccia quindici di fondo , tanto che vi vorrebbero per diì' 
così li sa-; si della Verritcola , tanti se ne ingoia e mette sotto. 

Per liberarsi di questo pericolo e spesa, ed anco per sgravare 
in gran parte la città ìstessa dal trabocco in tempo delle piene , 
che stante il trattenimento che fa l'acqua del fiume in far tanta 
gran girata, l' acqua si rialza quel più nelle sponde, ed è poten- 
te causa la deità svolta a tanto rialzamento ; che se il fumé avesse 



PEREI, LI g5 

il suo corso spedito, non ha dubbio che l' acqua non s' innalzerebbe 
tanto nella città con peiicolo d' annegarla . 

Che jyero volendo liberaisi da questi pericoli , sarà bene il fare 
un fossone per il gì'cto, ovvei-o per la meno spesa due fossi di braccia 
dieci l'uno, ed essendo il suolo arenoso , quel! anima che resta net 
mezzo , fra un fosso e l' altro . verrebbe coìisumata dall' acqua . e si 
farebbe tutto un fosso , confarvi la palizzata che travasi il fiu- 
me ; obbligandolo a pigliaiv il corso , come si vede acceiuuìtu in 
questo schizzo: AB palata che. serri il fiume ed entri braccia ico 
nel greto: CD, // fjssi di bi accia i o /' uno con una girinde imboc- 
catura . per' darvi l'acqua in tempo opportuno; jiegozio di gran 
considerazione fatto in altri luoghi . 

Dalla scriiliua citala e dal disegno annesso , apparisce cliiaranientc : 
I. Che il taglio progettato dall' ingegnere Della jNave non infilava il let- 
to d' Arno con T isiessa felicità , che il taglio da me proposto . 2. Che 
il medesinio taglio prolungato andava uè più né meno a ferire la ri])a 
destra del linnie , senza che perciò 1' ingegnere si mettesse in pensiero 
della detta ripa . sopra il pericolo della quale tanto strepito si è fatto 
da alcuni , ])reiei.Jendo scioccamente , che la corrosione della ripa men- 
zionata, mediante 1' urlo della corrente incanalala nel taglio, sia per ca- 
gionare la rovina della nuova fabbrica delle Cascine di S. Rossore, non 
Gitante che dallo sbocco in Arno del luglio al sito delle Cascine a i cor- 
ra la distanza di poco meno d' un miglio e mezzo . 5. Che la larghez- 
za di dieci braccia per ciascuno dei fossi da scavarsi nella spalla d' Ar- 
no fu giudicata dal medesimo ingegneic siiflicicnte ad cllello di man- 
tenersi il letto nella profondità necessaria , senza interrarlo colle depo- 
sizioni delle torbe. È dunque manifesto , che molto meno avrebbe te- 
muto dell' interramento del letto, o dell' insussistenza dell' escavazione, 
se in vece di due fossi larghi ic braccia ciascuno, si fosse trattato di 
scavarne un solo largo venticinque bra<xia , e profondo egualuientc che 
il letto del fiume nelle sue sezioni più vive, secondo l'ordine da me 
prescritto . 

La slessa proposizione dell' addirlzzamenlo del letto dell' Arno, me- 
diante un taglio a Barbarecina , fu rinnovata dopo alquanti anni dal- 
l' ingegnere Cornelio Mcier Olandese . soggetto di molta esperienza in 
materia d' acque , fatto veniic in Italia nel pontificalo di Clemente \, 
dal quale , e dal successore fu adoperato in faccende d' importanza , e 
principalmente in rimediare alle corrosioni del Tevere, che niinucciava- 
no la via llamiuiniu in vicinanza della città stessa di Roma, nel lidiu- 
re a miglior regolamento il corso dell' istesso fiume , e restiiniigli la na- 
vigazione. Tutlo ciò può vedersi esposto diirusaiucnte nel libro, jnibblicaio 



96 PERELLI 

dal medesimo Meier , col titolo di = Arte di rcsiiliiirc a Roma la ira- 
lasciata naviiiazione del suo Te\ere = libro il quale benché non vada 
esente da qualche debolezza, per aver ^oluto 1' autore mescolarsi in ciò 
che eccedeva i limiti della sua professione, non lascia però d'avere il 
suo gran merito, contenendo molte buone dottrine, e av^ertimenti uti- 
li iatoruo ai porti e alle foci , e ripari dei fiumi , nel cpial particolare 
il Meier, per la pratica fatta nella sua patria, obbligata ])er la natura 
del sito a ripararsi continuamente dall' assalto dei flutti dell'oceano, valeva 
assaissimo. Lo stesso ingegnere, essendo staio chiamalo espressamente a tale 
elìcito dal Gran-duca Cosimo III, visitò la campagna pisana . e suggerì 
vari provvedimenti per migliorarla, e per regolare il corso d' Arno, i quali 
si leggono nella scrittnra del medesimo Meier , sopra a questo propo- 
sito da lui inserita a car. 54 del libro menzionato . Le parole della scrit- 
tura accennata , concernenti il taglio del letto d' Arno a Barbarccina, 

1 ■ 
sono le qui appresso . 

Introdotto che fosse V Arno nel sopraddetto cavaineiiio dell' alveo 
nuovo , e terminata la fabbrica delle palificate alla foce , bisoi^ne- 
rebbe , come tutti bramano , di dar mano al riaddiri zzamento della 
gran piegatura che fa esso fiume dirimpetto al sopra detto luogo di 
Barbarecina , la quale trattiene notabilmente il corso del f acque , 
dopo die sono uscite dalle luci del ponte a mare : imperocché es- 
sendo li piegamenti dei terreni , come una cosa attraversata ai fiu- 
mi , contro li quali urtando l' acque di petto ne avviene , che esse 
si l'allentano di corso, e che proseguiscano cosìJentamente il cammi- 
no verso il mare , che ne seguono gV innalzamenti dei fondi colla 
perdita della pendenza : Jia perciò da noi proposto di Jare l' aper- 
tura di un letto nuovo per li terreni della sponda sinistra , die co- 
minciar dovesse dal pioppalo vicino la casa dei signori Samminia- 
telli , e che camminasse in linea retta la lunghezza di pertiche h"^^ 
circa , sicché andasse ad imboccare nel letto medesimo d' Arno . La 
quale apertura d' alveo nuovo essemlo più brenne tre quarti di mi- 
glio in circa, di quello che è il giro tortuoso del letto presente, si 
renderebbero tuttavia più veloci f acque d' Arno , ed anche più at- 
te per tenerle da sé escavato l' alveo , e per pollarsi con più pre- 
stezza al loro fine. Il disjìendio poi che si farebbe nel suddetto riad- 
dirizzamento sarebbe assai tollerabile , in riguardo della molta mo- 
neta, che finora si è spesa, e di quella che giornalmente si va an- 
cora spendendo, tanto in difendei'e con certi puntoni di sasso sciol- 
to la ripa e terreni del medesinw luogo di Barbarecina dalle con- 
tifuie corrosioni d' Arno, quanto in rifabbricare degl' argini nuovi} 
oltre degl' altri, che in breve si dovranno rimuovere, e rifabbricare 



PERELLI ()7 

ancora quando la corrosione , come si vede che minaccia, sarà entrala 
alquanto jnii addentro nel detto terreno --= Dopo alcuni pariicolaii se- 
guila pili abbasso ^- E perchè in tulle l' opere die si propongono s' ha 
da avere l'occhio al fuggire delle spese più che sia possibile, sarà però 
bene stare avvertilo, che si puh risparmiare Intona parte della spesa, 
neW occorrenza di jare li cai'amenii degli alvei , non [essendo sem- 
pre necessario dì jarli alla jìrima della dovuta lai-ghezza e profon- 
dità , ma solaninete di disponerli di tanta capacità che il fiume vi 
possa coi'rer dentro con competente corpo d' acqua . Poiché levato 
dal terreno, per il quale si ha da fare simile escavazione tutti gli albe- 
ri , radiche , ciocche , barbe ed altre somiglianti sodezze , e intro- 
dotte che siano l' acque cori-enti nel cavamento nuovo, possono quel- 
le da sé medesime allaigare e profondar-e il letto come più volte è 
ìiuscilo a eh U ha tentalo , e quand' anche di questo tentativo non 
sortisse f effetto che si <lesidera , non s' avrebbe gettala spesa nes- 
suna , potendo sempre proseguire il cavamento dell' alveo nella lar- 
ghezza e profondità, che pei- avanti fosse stata destinata . 

Più cose possono notarsi nella scriitura sopraciiata dell' ingegnere o- 
lantlese, che nieriiano riflessione. Primo è da notare che l'opera del- 
l' addirizzanictiio del letlo d'Arno, mediarne il taglio a Barbarecina , 
veui\a un secolo fa apj)rovaia . e bramala dagli stessi Pisani: onde tan- 
to più strana apparisce la contraddizione, suscitata modernamente nella 
città di Pisa . contro 1' esecuzione del progetto del taglio d' Arno men- 
zionalo . Secondo, che le ragioni le rpiali mossero allora il Meier a pro- 
gettare r addirizzamcnto del letto d Arno, sono le isiesse che le addot- 
te dal sig. Presidente Neri nella relazione della \isiia generale del 1740 
e di poi esposte da me più difrusainente in una mia relazione scritta 
quaitr' anni sono, e diretta al sig. j)ro\ veditore Fazzuoli . sopra 1' isles- 
so argomento . Terzo , che il taglio eseguito secondo la mia direzione 
ha sopra il taglio ])roposto dal Meier il Aanlaggio di essere notabilmen- 
te più bre\e, ed in consegueirza piii lacile , e di minore spesa: e (|uan- 
t' al resto produce presso a poco il medesimo ellelto . 1'^ che sia vero 
lo scavamento dell'Arno progettalo dal Meier. do\e\a principiare dal 
pioppalo \i(ino alla casa jiosseduta m (pici tempo lialia nobd lanuglia 
Samminialelli , segnata in pianta alla flg. 1 con la leiiera A , e con- 
tiiMiare per lo spazio di Sjò pertiche (ino a condursi a sboccare di nuo- 
vo nel letto d' Arno . 

11 principio del taglio eseguito idtlmamcnte resta situato in poca di- 
stanza dalla casa segnata B , e la lunghezza non eccede /\Go pertiche: 
in conseguenza è più corta i55 pertiche della lunghezza del laglio ])ro- 
posto dal iMeier , eoa che si è risparmiata 1' occupazione d' una gran 

i5 



c)8 PERELLI 

quantità di toireno , come più abbasso dimostrerò. Oltre a ciò, ili vece 
che nel progeilo del ^fcier la linea del taglio faceva con quella di di- 
rezione del llume , sotto allo sbocco, un angolo molto risentito; nel mio 
progetto la linea del taglio fa colla direzione del fiume due angoli e- 
guali , e di poco momento, uno sopra all' imboccatura, e 1' altro sotto 
allo sbocco, i quali perciò molto meno, che quel solo che aveva luo- 
go nel progetto del Meier', sono capaci di produrre alterazioni nel cor- 
so dell" acque (j). 



(i) Se un mobile , muovcmlosi oiizzonlalincnlc lungo il piano AD, inconui il pia- 
no DE al primo inclinalo, perJeià una parte della primiera velocità , e la velocità 
residua colla quale scorrerà lungo il piano D E, sarà , come D R coseno dell' angolo 
d'inclinazione. Se dopo il piano DE incontri altro piano E F, la velocità colla qua- 
le scorrerà lungo questo, si ridurrà ad essere espressa dalla D Q , parallela al medesimo 
piano B C F , ed interceUa Ira il punto D e la R Q , normale alla medesima D Q . 
La;!dovc,se il mobile passasse immediatamente dal piano AD al piano C F , la 
velocità con la quale scorrerebbe lungo questo , sarebbe espressa da D P , minore 
di.DQ. 

E perciò chiaro il vantaggio che produce , riguardo alla velocità dell' acqua di un 
fiume, il sostituire a due lince, alle quali sono inclinate le ripe del medesimo. Ire, 
o più linee , che facciano tra loro angoli più aperti , ciò che volgarmente dicesl ad- 
dolcire la voltata di un fiume . 

Volendo ora correggere ed addolcire la voltata di un fiume, conformata nelle due 
linee AC, CF, con un taglio DE, si ricerca che angoli dovrà lare la direzione DE, 
con 1' altre due AD, E F , perchè si l'accia minor perdila di velocità possibile ; o ciò 
che è r istesso, dato un angolo A GB, eguale alla somma di due angoli d' iuclinazio- 
iie , o sia al supplemento dell angolo A C F , fig. i , si ricerca come debba dividersi 
in (lue angoli A CE, BCE, tali che il prodotto dei coseni Ce, Ca, de' medii sia il 
massimo . 

Si prolunghi il raggio , B C in F, e dal punio C si tiri la C G , parallela al se- 
no Aa, e si tirino la AG, FI, normali a CG; sarà dunque CG, A«,CI, Bc 
in conseguenza il prodotto dei coseni dei due angoli BCE, A CE, sarà eguale al pro- 
doilo dei due seni FI, AG. 11 problema duncjue si riduce a dividere un angolo da- 
to ACF, di maniera elio il prodotto de' seni retti sia il massimo, o sia a tagliare un ai^ 
co assegnato in modo , che il prodotto delle corde delle due porzioni del medesimo 
sia il massimo, giacché i seni retti sono eguali alla metà delle corde degli archi dop- 
pi! dei sopraddetti. 

E noto che il prodotto delle corde di due archi AB, BF, è eguale al rettangolo 
del diametro nella BE, tirata perpendicolare alla corda AF del medesimo arco , e 
che questo rettangolo è massimo , allorché è massima la B E , il che avviene quando 
questa taglia in mezzo la corda A F , o sia 1' arco A II F . Dunque si avrà il mas- 
simo prodotto dei coseni di due porzioni d' un angolo A C B , allorché queste due por- 
zioni si faranno eguali ; dunque perchè 1' acqua corra colla medesima velocità lungo 
la ripa ADEF, inclinata in tre rette AD, DE,EF, gli angoli ADE, D E Ff, 
della direzione DE, colle direzioni degli altri due lati AD, E F, dovranno essere 
eguali. 



PERELLI 99 

Quarto, dalle parole della relazione del Meicr apparisce maiiifesia- 
nicute . che esso non crcde\a nioii\o siifllcicnle per abbandonare il pro- 
getto del taglio il pericolo d" imbattersi , seguitando lo scavamento, in 
qualche sorla di terreno più compatto e resistente , di quello che co- 
munemente s'incontra nella superiìcie della campagna, e perciò non 
prescrisse Io scalamento dei pozzi lungo la linea del taglio alla profon- 
dità del letto d' Arno , ad ell'etio di riconoscere la qualità del terreno 
frapposto , diligenza la quale giusta il parere de' pratici pisani , era ne- 
cessaria jìrima di por mano al la\oro, preteiidcudo gra\e errore l'a- 
verla tralasciata . JVel che , tanto piti hanno il torto , quanto la tenaci- 
tà dello strato di terreno argilloso, o come volgarmente ^iell chiamalo 
di pancone, ritrovalo alla profondità di quattro in cinque braccia, e 
poco superiore al maggior fondo d' Arno non è altrimenti insuperabile 
alla forza della corrente , conforme asserivano concordemente, secondati 
al solilo dall' ingegnere sopracchiamato per esaminar quest' aliare : an- 
zi r esperienza ha fatto vedere , che il momento dell' acqua nelle piene 
è suliicienlissimo per corrodere il fondo e le ripe del llnme, osscr\an- 
dosi elleim amenle , che il letto d'Arno nel nuovo taglio è mollo più 
profondo al presente, che quando fu compilo lo scavamento; e che la 
maggior profondila corrisponde al mezzo del canale, conforme il solilo 
dei tronchi diritti dei liumi . 

Il terzo in ordine , ma siqieriore di gran lunga a lutli gli altri nella 
scienza delle acque correnti, è il celebre raatematico Vincenzio Viviani, 
Slimo superlluo il dillbndenni in esporre il merito di un tal soggetto, 
idlimo di tempo, ma non già di sapere fra i discepoli del gran Galileo, 
e notissimo anche ai paesi esteri, per 1' opera insigne da lui pubblicata 
col titolo =^ de maximis , et niinimis =^ in supplemento d'un libro, che 
si ciedeva perduto sopra l' istesso soggetto, d'Apollonio (iergeo , rico- 
nosciuto perciò pubblicamente dal Leibnizio il quale meglio d' ogni al- 
tro poteva giudicarne, per princijìc dei matematici italiani del suo tem- 
po, ascritto con tutta disunzione all'Accademia leale delle scienze di 
Parigi, e uno dei componenti dell' altra tanto famosa del Cimento. Al- 
la domina teorica dell' acque accoppiò il Viviani la pratica eoniinuata 
per il corso di ciiupianla e più anni, nei «piali sostenne la carica d' in- 
gegnere del magistrato della Parte con applauso uiiisersale, particolar- 
mente j)er k' belle in\enzioni di ripari alle corrosioni ilelle ripe e ar- 
ginature dei liumi, usati ancora Con mollo prolillo dai periti in i'oseana. 

Ora quest' uomo singolare , in un discorso intorno al difendere dalle 
inondazioni d'Arno la città e campagna di Pisa, diretto al (Iran-duca 
Cosimo III, ed inserito nella raceoltu degli amori che iraliano del mo- 
to dell' acqua, si spiega nei termini seguenti =-^ Pei' accrescere ancora. 



loo PFRELLT 

maggior impeto alle piene , e diminuire loro in conseguenza V al- 
tezza dentro la città , concorrere a far quei taglio e addiìizza- 
mento nel goiuito, che è immediatamente sotto Pisa, incontro a Bar- 
harecina , di evidente ostacolo al libero corso d' ^ino , contenendo- 
si neir operare col modo espresso nella relazione del predetto inge- 
gnere Meier^ con intì'odarvi pero la piìc bass' acqua d' estate , af- 
JÌHchè l' operazione riesca sicura, con l' aiuto di passonale , o di 
altro lavoT'o da farsi alla parte opposta che ve la spinga. E perchè 
V acquisto del letto vecchio in quel sito si riempia , ed alzi di tei'- 
ra pili presto , per poterlo ridun'e a coltura , sarà espediente di 
jnantare nelle piime deposizioni legname verde , sottile e spesso» 
che vaglia a trattenere più le toròide , poiché in breve la valuta di 
tale acquisto potrebbe compensare la spesa di detto taglio. 

A questo proposito è bene che il pubblico resti inlbrmato, che aven- 
do r ingegnere dell' Uffizio de' fossi per mio consiglio progettato più 
volte r adempimento dell" ultima parte del parei'e citalo dal Viviani , 
con piantare all' imboccatura della porzione abbandonata del letto d' Ar- 
no una palizzata intessuia di legname verde di vetrice , e framezzata di 
sasso 4Ìi cava , ovvero un getto andante del medesimo sasso , ad ell'et- 
to di diminuire con tale impedimento la velocità dell' acque , almeno 
nelle piene mediocri, e promuovere la deposizione della torba nel trat- 
to abbandonato del letto; la proposizione non è stata ricevuta, e piut- 
tosto si sono intraprese operazioni superflue , con getto di somma non 
piccola di danaro, come farò costare più abbasso. Quello che può pa- 
rere ancora più strano è, che quelli istessi i quali perseverando ncl- 
r impegno già preso rigettano la proposizione dell' ingegnere dell" Uffi- 
zio , e non restano di biasimare Y opera del taglio, adducono per iscre- 
ditarla , che il tratto abbandonato del letto d' Arno si mantiene tutta- 
via nel medesimo grado, e richiederà il corso d'un secolo prima dive- 
dersi ripieno e ridotto a coltura . Tale asserzione si scuopre evidente- 
mente falsa coir osservazione oculare , la quale mostra , che il tratto ac- 
cennato in tempo d' estate rimane in gran parte asciutto ; ma quando 
pure fosse vera , ad essi principalmente sarebbe da darne la colpa, e al- 
l' ostinazione con la quale rigettano i pareri degl' intendenti , per ade- 
rire alle suggestioni di persone idiote, e prive de' lumi necessari per ra- 
gionare con qualche fondamento sopra materie di questa sorte, (i) 



(i) Avendo una piena avverato quanto aveva avanzalo, intorno al cattivo stalo del 
puntone , unica difesa della ripa destra del fiume Arno nella voltala di Barbarecina , 
poiché il medesimo è restato per la massima parte rovesciatole demolito, e ricono- 
sciutasi falsa r asserzione d' alcuni periti, che il puntone accennalo era nel mi^'lioic 



PERELLI loi 

Non lacerò un'altra particolarità, ed è, che 1' istcsso Vi\iani crede 
necessario per il buon regolamento d' Arno il ristringere la soperchia 
largliez/.a del letto , ridncendola a centoventi , o al più centotrenta brac- 
cia , e di mantenere per qnanto è possibile le rijie ristrette in linea 
rena , come apparisce dalle scgnenti parole del discorso sopraciiaio . 
„ E perchè io non trovo dhordine più pre giudi ci ale , nò di mag- 
giore impedimento alla velocità d' jéìiio , che l' averlo nei tempi an- 
dati lasciato scoirere a briglia sciolta per la pianura , e piendere 
eccedente larghezza di letto dove fui potuto , con jjerdita del suo de- 
cli've dentro ai suoi giri , vorrei per ora cominciare a poco a poco, 
e con industria pajlicolare a costruire ad Ai'no il canale, almeno 
dalla detta ripa/azio/ie in su verso Fisa dentro a diì'itiurc piii pro- 
prie , con assegnarli una larghezza molto minore di quella che egli 
si è preso, riduccndolo a parte a parie a braccia 120 o al piìt i3o 
per' mezzo di lavori da farsi , se non come sporule arulariti da am- 
be le parti, cdmerio scpar-ati ec. 

Coereiilcnienie al sentimento del Viviani espresso qui sopra , fu proget- 
talo dair ingegnere dei l'ossi tre anni sono , in occasione di dover pro- 
porre certi altri lavori , il fissare alcune linee , che abbreviassero al pos- 
sibile il corso d' Arno da Pisa al mare , ridiicendone il letto alla giu- 
sta larghezza, e il disporre in a^ \enire i laAori occorrenti nelle ripe del 
fiume, secondo 1' andamento delle linee accennale, conforme si racco- 
glie dalla ili lui relazione, e non già l'intraprendere operazioni appo- 
sta, per ridurre il letto d'Arno nella direzione disegnata, secondo che 
gli \iene attribuito in una relazione sopra l' istesso proposilo dell' inge- 
gnere sopracchiamaio per visitare l'operazione del taglio. 



stato che si fosse osservato ila gi-an tempo infliclro.e che il nuovo canale non eia 
per all;uf,'aisi , uè per piol'oiidaisi , è siala (ìualmeiUc eseguila la seiraluia del vcccliio 
tronco, da abbandonarsi con uu gello di sassi allo braccia 1 e mezza circa sopia il l'on- 
do ranj^ungliaio del fiume , falla in fine del medesimo tronco per rendere meno sensi- 
bile r ell'eUo di lale chiusura alla città di Pisa in occasione di piene, e per meglio as 
sicurarsi di far riempire il prolbndo gorgo , che era nel sito del vecchio puntone e lun- 
go la lipa al disoUo dell" istesso. 

LnincdialanieiUe dopo il la\oro della della sassaia si è reso osservabile il rialzamen- 
to del vecchio tronco d' Amo per più d' un braccio d' altezza, e un riempimento del 
gorgo, il <|ualc dalla profondilii di braccia i5 die lu da me riconosciuto con lo scau- 
daglio neir cslale dell' anno 1^71 , si è ridotta piescnlemenlc nel maggior fondo non 
più che ijiaccia 11: dal che si può dedune (ju;mlo jneslo icsleià ricolmalo il medesi- 
mo tronco vecchio , (|uando resterà chiuso nel principio e nella fine con due sassaie, 
condotte all' aliczza solila di simili lavori, cioè di due in De braccia sopra il pelo 
dell' ac(]uc bassse . 



102 PERELLI 

Nella relazione menzionata di questo si adduce , come ragione di mol- 
lo peso per escludere il progetto dell' ingegnere dell' Uflizio , che 1' e- 
seguirlo restringerebbe cinquanta braccia il letto del fuuiie: ma la lar- 
ghezza del letto d' Arno , per 1' asserzione del medesimo ingegnere so- 
pracchlamato , è maggiore di centottanta braccia , che però toltone cin- 
quanta resteranno centotrenta avvantaggiate , cioè 1' istessa larghezza 
prescritta dal Viviani. 

Questo stesso progetto , essendo io stato sopra di ciò richiesto del mio 
parere dal provveditore dell' Uffizio, fu da me approvato a riflesso del- 
le ragioni addotte dal Viviani, tanto più, che la largliezza segnata nel- 
la pianta dell' ingegnere dell' Uffizio, era realmente di braccia j do, che 
è quanto dire eguale a quella, che in fatti si osserva competere al fiu- 
me presentemente nelle sezioni più vive. L' ingegnere sopracchiamato nel 
principio della sua relazione non ha difficoltà d' avanzare , che sarebbe 
desiderabile , che progetti di questa sorte, intendendo del progetto dell' in- 
gegnere dell' Uffizio, non venissero mai proposti. Ma sarebbe piuttosto da 
desiderarsi, che gì' ingegneri chiamati ad esaminare le proposizioni altriu, 
procurassero di bene intenderle, e sópra tutto scrivessero con animo disap- 
passionato e non prevenuto da gara , o da spirito di partito , 

L' unica autorità di momento , che può essere addotta in favore dc- 
gl' impugnatori del taglio , si riduce a quella del fu padre abate Gran- 
di , matematico dello studio Pisano, il quale in una sua relazione scrit- 
ta r anno ijSj, e indirizzata al magistrato dell' Uffizio dei fossi, di- 
sapprovò l'operazione progettata dagl" ingegneri e raatematisi nominati di 
sopra , proponendo in quel cambio alcuni altri lavori , i quali nò allora, né 
poi furono posti in esecuzione . Senza mancare al rispetto dovuto alla 
memoria di un sì eccellente geometra ( da me riguardato con particolar 
venerazione, per gF insegnamenti ricevuti frequentando le sue lezioni, 
durante il tempo speso all'università nella mia adolescenza) ardisco di- 
re , che le ragioni contenute nella relazione accennata per escludere il 
taglio , non son tali che non ammettano agevolmente risposta : e sem- 
brano per dire il vero , dirette piuttosto a salvare 1' operato del Santi- 
ni, allora ingecjaere dell' Uffi/Jo dei fossi e favorito distintamente dal 
padre Grandi, che ad altro oggetto. Ter mostrare che non parlo senza 
fondamento, restringerò in breve i capi principali della relazione del 
padre Grandi, insieme colle risposte a' medesimi , comprese in una scrit- 
tura mia, dislesa l'anno 1770 e diretta al provveditore dell' Lffizlo dei 
fossi, nella quale mi lusingo di aver provato ad evidenza, che il senti- 
mento del Viviani, e del resto de' periti citali di sopra, non ostante 
le difficoltà addotte dal padre Grandi , era conforme ai principii ed al- 
le regole comunemente ricevute della scienza dell' acque , e perciò 
meritevole d' essere abbracciato . 



PERELLI io5 

Principia il padre Grandi la sua relazione , accordando che 1' opera 
<lel taglio })Osta in esecuzione sarebbe riuscita molto vantaggiosa' alla 
ciltà e campagna pisana, con assicurare dalle rotte la ripa destra d'Ar- 
no . in vicinanza di Barbarecina , e con accrescere la velocità dell' ac- 
qua nelle piene, in conseguenza abbassarne il peha, acciò non si alzi 
tanto in pregiudizio della città . Questa ingenua confessione del pa- 
dre Grandi sola basterebbe a redarguire la presunzione di coloro . i 
quali per igr^anza o per passioni private si ostinano a condannare 
conie inutile 1' operazione del taglio , essendo giunti fino a pro])orre 
di riscrrarlo , e di rinietlerc il fiume nel primiero stato. Ma quando la 
ragione fondata nel discorso e nell' autorità del periti mancasse , vi è 
di mezzo 1' esperienza superiore a tutte le ragioni , la quale ha dimo- 
strato il vantaggio della suddetta operazione, essendosi osser\alo me- 
diante i segni , ai quali sono giunte le piene maggiori in Pisa e San 
Gi(j\aniii alla Vena, che le altezze dell'ultime piene in Pisa sono riu- 
scite minori delle altezze corrispondenti per 1' addietro all' altezza del- 
le piene osservale a S. Gio^anni alla Vena, e che il fondo dell'Arno 
si è sensibilmente scavato, come si raccoglie dalla maggior facilità nel- 
la navigazione per Arno dentro Pisa nelle siccità dell' estate con li navi- 
celli maggiori, laddove avanti il taglio nepjìure poteva praticarsi sicu- 
ramente colle jiiù leggieri fi egate, e in occasione che esse corrcA ano il 
palio consueto nel giorno dell' Assunta, appena riusciva ad alcune di 
esse , infilando nel corso la linea del maggior fondo il condursi al ter- 
mine senza arrenare . 

Prosegue II padre Grandi proponendo le sue dillicoltà, che la spesa 
dei terreni da comprarsi j)er 1' esca\ azione del nuovo taglio , e dell'ar- 
gine sinistro da fabbricarsi nuovamente , Importerebbe una spesa ecce- 
dente , e che coloro sopra i quali dovrebbe posarsi l'imposizione, non 
ricaverebbero alcun fruito dei terreni abbandonati dal fiume, e jK-rciò 
dillicilmenle s'indurrebbero ad eseguire simigliante lavoro. 

Per rispondere adeguatamente a questa diOicoltà si richiede il det- 
taglio delK; spese necessarie per 1' operazione del taglio , tanio di quel- 
le calcolale da principio , prima di metter mano al lavoro , quanto del- 
le altre occorse di poi per la mutazione eseguila dopo la visita della me- 
desima, falla dal! nigegnerc sopiacL'liIaniato . IMa jxrehè quest'articolo 
delle spese racchiude la maggiore delle diilicoltà addotte contro il pro- 
getto del taglio, perciò risi^H^andouii a uaitanie jìitMiameiite da ultimo, 
passo a considerare il limaiifiite dei capi della relazione menzionala del 
padre Grandi . 

Ojipoiie in secondo luogo il padre Grandi, che il riaddii iz/amenlo del 
letto d' Arno sotto a Pisa a Paibarcciua paic inalile, giacché dal ^ islaiii 



io4 PERELLI 

ili proposto il riaddlrizzamento d' Arno nel tratto superiore alla città , 
il (filale non venendo eseguito , come nemmeno è esegiLÌbile dentro la 
città di Pisa , non pare ragionevole di porre in esecuzione iieppur 1' al- 
tro di Barbarecina ; ma si può rispondere, che il \autaggio che si ca- 
verà dal riaddirizzaraento d' Arno in Barbarecina . è il medesimo in ri- 
spetto alla città di Pisa , addirizzando , o lasciando nell' istesso stato il 
letto d^ Arno nel tratto superiore alla città . E 1" argomento avrebbe for- 
za solamente allora quando 1' addirizzamenlo nel tronco .^pferiore d' Ar- 
no avesse correlazione necessaria coli' operazione medesima nel tratto su- 
pcriore . Ma essendo 1' uno indipendente totalmente dall' altro , non si 
comprende perchè non debba valutarsi 1' utile che arrcccherà alla città, 
ed alla campagna il cavamento del tratto inferiore , per la ragione so- 
lamente , perchè non può ottenersi il vantaggio assai maggiore , che ap- 
porterebbe r addirizzamento d' Arno da Pontadcra al mare . Ilo detto 
il vantaggio maggiore , essendo a mio parere indubitabile , che 1' addi- 
rizzamento delle tortuosità sì grandi e spesse nel tratto accennato , ed 
il ristringimento dell' alveo del fiume ad una giusta misnra , togliendo 
l'ampiezza soverchia, sarebbe utilissimo per la maggior sicurezza che 
procurerebbe agli argini ed alle ripe , che non sarebbero soggette alle 
battute dell' acqua, come segue di presente. A ciò si aggiunge il van- 
taggio della bonificazione di vasti tratti di terreno , che resta occupato 
dagli spagli del fiume, ed il profondamento del letto del fiume median- 
te r abbreviamento della linea e la maggior forza dell" acqua ristretta 
in minore ampiezza, e conseguentemente l'abbassamento del pelo del- 
l' acque in tutti gli stati con benefizio delle pianure , che dal Calone 
di Castelfrauco in giù vi scolano, per mezzo di fossi muniti di caterat- 
te , togliendo la necessità di sostenere gli argini nell" altezza in cui si 
trovano al presente . S' aggiunge, che rispetto alla direzione del letto 
del fiume dentro alla città , la piegatura del medesimo è cosi dolce, ol- 
tre alla minor resistenza delle ripe rivestite di muro , che non dimi- 
nuisce considerabdmente il vantaggio che può ricavarsi dall' addirizza- 
mento dei tronchi superiore ed inferiore . 

Seguita il padre Grandi , dicendo in terzo luogo , che non è stato 
creduto vantaggioso il levare le tortuosità per il pregiudizio che un' o- 
pera tale apporterebbe alla navigazione , mediante 1' abbassamento che 
perciò avverrebbe nell' altezza dell acqua ne' tempi d' estate , il quale 
renderebbe impraticabile la navigazione ; ma qui ancora è facile la ri- 
sposta. I. Che la pendenza del pelo, dalla quale, nei fiumi di letto qua- 
si orizzontale come Arno in \icinanza di Pisa, si regola principalmen- 
te la velocità , resterebbe la medesima , cade non si ha motivo di du- 
bitare d' incouveniemi per questo capo . a. Che la dirittura del letto 



PERELLI jo5 

cagiona benefizio piimoslo alla navigazione , per la ragione elie il Dione 
tleir at(jua occupa Cdstanlcniciiie il mezzo del lliinie, e perciò 1' acqua 
nel detto sito niantenemlosi in siillicenlc profondità, è capace di soste- 
nere, il carico dei navicelli. All'opposto liei linmi tortuosi il filone get- 
tandosi dalla jiarte concava delle svolte, vi cagiona il maggior fondo, 
dando luogo alla lorniazione de' renai dalla ])arte opposta; onde acca- 
de « che il filone ora si trova prossimo alla ripa destra ed ora alla si- 
nisira del fiunu- . ed i na\ieclli particolarmente in occasione di essere ti- 
rati colle alzaie contro la corrente . sono cosireiti ad accostarsi ora ad 
ima ripa ed ora all' altra : e i bardotti che li tirano sono obbligati di 
tanto in tanto a fare, confornie essi dicono . delle passatine, cioè ad at- 
traversare il fiume con grave loro incomodo e fatica. Oltre a ciò nei si- 
ti di mezzo, fra le battute dell' acqtia nelle ripe sogliono formarsi ban- 
chi e ridossi, detti ^olgarmentc cinti, ne' quali i navicelli si abbattono 
frequentemente e vi arrcnaiìo per la bassezza dell' iicqua che sopra vi 
corre, con dovere in tal caso per trarsi d'impaccio sollevare i navicel- 
li a forza di braccia e di spalle tx>n molto stento , e perdimento di tem- 
po, finché per prova non sono avvertili a sfuggirli , e con lutto ciò sic- 
come tali cinti alla sf»])ra\enienza delle j)iene massime e mediocri can- 
giano spesso di sito, sono obbligati quasi sempre a dirigere il viag- 
gio con lentezza , andando a tentone per timore d' incontrarli . 

Dal detto fin qui apparisce , se non erro , che il vantaggio il qua- 
le hanno i fiumi tortuosi sopra i retti in ordine alla navigazione, 
non è poi veramente tale, quale volgarmente vien credulo, e che anzi 
in molti casi 1" addirizzamento del letto d'ini fiume, anche in questo 
riguardo, in vece di dannoso , può riuscire profittevole. 

Per ciò che spelta alla diniinuzioiie dell' altezza dell' acqua in tempo 
d'estate, prodotta dall' addirizzameiito del letto, dico non essere sen- 
sibile, mostrando il calcolo, che 1' abbassamento prodollo in occasione 
delle maggiori jiiene dentro alla città dall' addiiizzameiilo del letto nel 
tratto inleriore può giungere a mezzo braccio in circa; ed essendo 1" al- 
tezza delle piene sopra il fondo d'Arno dentro la città di braccia ii e 
mezzo almeno, e polendosi supporre di braccia i e mezzo 1' altezza del 
corpo d acqua necessario jier la nav igazione. la quale altezza diniiiiucn- 
dosi può la navigazione risentirne qualche iin[)edimento , ne seguirà che, 
in ques:o caso che è il ]>iù disfavorevole, il sojn addetto addirizzameiito 
produrrà iielf altezza del pelo dell' acqua sopra il fondo del fiume mi- 
nor diflerenza di soldi uno e due terzi, e questa dillerenza sarà tanto 
minore, quanto jiiù basso si ridurrà lo stato dell'acqua, e perciò sarà 
in ogni caso di troppo piccol momento per doversene tener conto. 

Avverto che nel conto della dillerenza dell' ali<.'zza per il motivo 

^4 



io6 PERELLI 

accennato ho snpposto , che il fondo d' Arno , dentro Pisa e per qual- 
che tratto al di sotto della città , non sia inferiore di livello al fondo 
dello sbocco ; mentre quando ciò fosse , la diminuzione deli' altezza del- 
l' acqua bassa d' Arno innanzi e dopo il taglio riuscirebbe anche mino- 
re dell' esposta . E tutto ciò si è detto , come ognun vede , per quel 
tratto di liume che resta tra lo sbocco di questo in mare e il termi- 
ne nel quale il pelo dell' acqua ed il fondo si discostano dal paralleli- 
smo nel quale sogliono ordinariamente trovarsi in qualche distanza dal- 
lo sbocco e principiano a farsi convergenti , mentre nel di sopra di tal 
termine, 1' abbassamento che farà il fondo per rimettersi nella cadente , 
che aveva avanti 1' abbreviamento della linea , ricondurrà il fiume alle 
condizioni medesime che presso a poco aveva prima , e perciò ninna al- 
terazione seguirà nell altezza assoluta dell' acqua . 

Oppone inoltre il padre Grandi in quarto luogo, che 1' addirizzamen- 
to del fiume producendo maggior velocità , dlfliculta il corso dei navi- 
celli conir' acqua, particolarmente in tempo di piene: ma si risponde, 
che nel tempo di piene il fiume per l' ordinario non si naviga , e trat- 
tando di acque mediocri , V accrescimento di velocità allegato dal pa- 
dre Grandi non produce effetto considerabile, e vien compensato dalla 
brevità del viaggio , e dallo sfuggirsi gì' inconvenienti accennati di so- 
pra . In fatti si osserva che nel caso piesente i navalestri eleggono tut- 
ti in ogni stato d' acqua di passare per il nuovo taglio, abbandonando 
il letto vecchio , benché la velocità nel primo sia molto maggiore che 
nel secondo , e per motivo della sua dirittura e brevità , e perchè anco- 
ra il taglio non si è dilatato a suflìcienza. 

Oppone in seguito il padre Grandi 1' autorità del Guglielmini , colla 
quale })retende di provare diliicilissimo , se non impossibile, il mantene- 
re il fiume nella stessa direzione regolare , attesa 1' efficacia delle forze 
continuamente operanti, che tendono a produrre dei cangiamenti. Se 
in vece di un fiume reale , quale è Arno in Pisa, si trattasse di un qual- 
che torrente , concedo che 1' obiezione del padre Grandi non ammette- 
rebbe risposta ; siccome parimente quando si pretendesse di mantenere 
la direzione del fiume in una dirittura perfettamente regolare. Ma trat- 
tando di fiumi di gran portata , che non conducono nelle piene altro 
che terra sottile e rena , le direzioni del letto si mantengon per lunga 
serie d' anni senza variazione , e ne dà un riscontro la stessa cur\ ita del 
letto a Barbarecina , la quale sussiste da più d' un secolo e mezzo in 
qua rieir istesso grado ; e pure le tortuosità delle ripe soa più dillicili 
a mantenersi per 1' urto continuo che ricevono dalla corrente , per i vor- 
tici e gorghi che vi si formano al piede , e per altre cause che concor- 
rono a distruggerle . Al contrario nei trochi retti dei fiumi, le ripe non 



PERELLI 1C7 

soffrono altro tormento che il solo peso dell' acqua , la quale corre con 
direzione parallela alle medesime ; e quando j)ure per qualche acciden- 
te , dei lami che occorrono nel corso dei linnii e che non possono 
prevedersi . succeda in alcune di esse qualche piccola corrosione capace 
di alterarne la dirittura, è seui])re facile e di poca spesa il rimedio. 
E quanto al benetìxio che si ricava dalle toiluosilà dei liunii mediante 
r alluvioni , questo non accade quasi mai , se non con un' egual perdi- 
la di terreno dalla parte 0])posta , perdita tanto ])iù considtrahde dei- 
acquisto , quanto j)iu stimabile riesce ordinariamente il terieno colti\ato 
portato via dall'acqua, del sodo ed iiiculto che viene sostituito. 

Adduce poi il padre Grandi l'autorità del Galileo, il quale in una 
sua lettera sopra il iiuuie Jiisenzio, inserita nel tomo 3 della Raccolta del- 
le sue opere ristampale a Firenze, mostrò di aderire piuttosto ad alcuni la- 
vori proposti dall' infrcgnere Fantoiii , che agli addirizzamenii ideati dal- 
l'ingegnere Bariolotti. Alche si può replicare, che tal lettera, scritta da qticl 
grand uomo in tempo che apjieiia erano noti per opera del padre don be- 
nedetto Castelli i primi elementi della dottrina del moto dell' acqua, non 
deve fare specie. Tanto più che le mire del Galileo erano in quella lettera 
dirette a provare , che col togliere le tortuosità a una parte del liumc 
Biscnr-io. non si sarebbero ottenuti quei gran vantaggi, che l'ingegner 
Bartolotti prometteva , e che gì' angoli ottusi non producevano alciui ri- 
lardo considerabile all' acque correnti d' un llnme , e molto meno le 
s\olte in arco, le quali per altro non nega poter sollevare il pelo del- 
l' acqua, e che con rialzare e fortilicare nelle concavità gli aigini po- 
tc\a ottenersi quanto si vole\a più facilmente, che col progettato ad- 
diriizamento . Ciò però non impedì, che il Viviani (uno dei principali 
suoi discepoli , e che alla profonda dottrina nella scienza del molo del- 
l' acque accomj)agnò la più lunga ed esatta esperienza nella carica di 
matematico ed ingegnere del magistrato della Parte da lui esercitata, 
come abbiamo detto , con tutto il successo j)er il corso di cinquanta an- 
ni) ponesse di poi in esecuzione il parere dell' ingegnere liartolotti pre- 
lati\ amente a quello del Fanloni , sostenuto dal Galileo. Merita anche 
di essere riferito a questo j)r(qiosito il .sentimento del dottor Jiernardi- 
no Zendrini matematico della repubblica di ^ enezia , e soprintendente 
generale delle acque di quello Stato, espresso nei termini che seguono. 
= C)sser\ abile ])ure si rende ceri' altra dissertazione dell'esimio Cialileo 
sopra d liume liisenzio , nella quale quanto spicca il profondo ingegno 
del suo autore, altrettaiuo manca di quella \erità j)ratica , che in laii- 
t' aliri^ sublimi cose, per le quali si può dire che fosse egli nato, sì al- 
tamente s(q)ra ogni altro si distingue , e si distinguerà nei secoli av- 
venire . 



io8 PERELLI 

,j, Finalmente, coiilimiando il jìadre Grandi la sua scrittura , cita la pro- 
posizione i4 del primo ca])o del libro da lui composto sojia il mo- 
viuientu dell acque, ne'la quale asserisce d' a\er dimostrato, clie molli 
sono i \aniagai che si rica\ano dall' alveo curvilineo dei fiumi. Tutti 
questi vaulaj^gi però si riducono in sostanza a due. 11 primo d' impedire 
con la maggior lunghezza deUa linea nei torrenti .,*; nei liumi minori, 
che corrono in ghiaia, il condurre le materie più grossolane staccale dai 
monti nel letto dei fnimi maggiori, e con ciò cagionare 1' alzamenlo dei 
fondi, e in conseguenza del pelo delle piene, con pericolo di rotte e 
inondazioni delle campagne vicine. INon è perciò sempre buon consiglio 
1' addirizzare il corso dei torrenti nelle pianure prossime ai monti . in 
vista dell utile dell' acquisto di qualche spazio di terreno , per non dare 
- occasione al sasso ed alle ghiaie di essere trasportate dalla foiza del fiume 
nei siti inferiori . o di rialzare soverchiamente il lello del recipiente con 
pregiudizio dei terreni adiacenti. Il secondo di allontare o accosiarc il 
.corso di un fiume, di qualunque natura, esso sia, da un sito determinato, ad 
elletto di procurare lo scolo di qualche parte di campagna che ne avesse 
bisogno , o di buonificare un trailo di terreno palustre , o di rimuovere il 
pericolo dal quale, per la vicinanza del fiume venissero minacciale città, 
fortezze o fabbriche importanti , oppure di condurre il fiume in un tratto 
di camj)agna più alto , acciò vi resii incassalo . e restino assicurate dai 
trabocclii e inondazioni delle piene le campagne vicine più basse . Tol- 
ti questi casi , che non hanno luogo nelle presenti circostanze , credo che 
diflicilmenie potrà addursi esempio di vantaggio reale , prodotto dalla 
tortuosità dei fiumi , il quale non venga superalo di gran lunga dall'utile 
,che ricavasi dalla rettitudine dei medesimi. Per conferma della mia asser- 
zione basti r allegare 1' autorità del maestro degl' idrometri, cioè del ce- 
lebre Guglielmini , e del suo commentatore il chiarissimo Eustachio .Man- 
fredi, il quale in una sua nota al cap. 6 §. passando ora, dell' aureo trat- 
tato della natura dei fiumi , afferma che == Il privilegio che godono 
i fiumi retti , di mantenersi più scavato l' alveo ^ comparativamente 
ai tortuosi , è di tal momento che ben si può contrapporre a qua- 
lunque altro vantaggio possa esscì-e addotto a favore delle tortuosi- 
tà degl' alvei . 

Passa da idtimo il padre Grandi a rjjroporre , invece dell' addirizza- 
menlo del letto d' Arno in Barbarecina , di difendere la ripa destra del 
fiume opposta all' impeto dell' acqua con puntoni ben disposti a secon- 
da della corrente , nel canale ad essa superiore. Confessa peraltro . che 
tal lavoro sarà dalle piene sovente abbattuto, e però avrà bisogno di 
continui risarcimenti tralasciando i quali la corrosione della ripa , inve- 
ce di ricevere benefizio dai puntoni si ridurrebbe in peggiore stato : 



PERELLI 109 

conforme «lai medesimo p. Grandi fu ricoiiosciiiio nella visita da lui fatta 
in conipaf^Miia dei |)ro\ veditori dell' Ullizio dei fossi Lari fi ediicci e Hof- 
fia; ma l'esperienza ha mostrato , clic i puntoni, in una enrvità risentita 
quale è quella del letto d' Arno in 15arbarecina, dovcM<lo necessariamente 
essere simali in modo, da rintuzzare l'impeto della eorrenle , produco- 
no bensì il ristagno dell' acqua nella parte superiore del fiume, e dan- 
no con ciò cagione a qualche deposizione di terreno , ma al di sotto del- 
la loro estremità cagionano costantemente dei ^ortici, dai quali \ iene 
escavato per qualche tratto il letto del fiume a o^jnsiderabilc profondità, 
e in conseguenza si accresce il tormento , e il pericolo della prossima 
ripa inferiore al puntone, e si rende diflicilissima , dispendiosa e sempre 
mal sicura la fabbrica e la conservazione dei puntoni . Che j)erciò quan- 
do si fosse Noluta salvare la ripa corrosa in vicinanza di Barbarcclna , 
sarebbe stalo senqire miglior partito, in vece dei puntoni pro])Osti dal 
padre Grandi, difenderla , con ricoprirla andantemente di sassi sciolti di 
cava . di buona grossezza , nel modo che viene comunemente praticato, 
per riparare alle ripe corrose d'Arno in altri sili. Volendo per altro 
avere in oggetto la jìerpetuiià e la stabilità del la\oro, e la sicurezza 
della vieiiui camjìagna . e della città di Pisa, merita sempre la prefe- 
renza r addirizzamenlo delle tortuosità nel modo suggerito dal Viviani, 
e dagli altri ])eriii sopra menzifmati . L' esperienza in fatti ha dimostrato 
colla deniolizicjiie del medcsuno puiuone , benché oiù volte riattato, se- 
guita nella piena del di G Getmaio dell' anno corrente , col rischio , al 
quale soggiace presentemente la prossima ripa . che non «"; da assicurar- 
si della durala , n«! del buono elleuto di somiglianti lavori . E quando si 
volesse riparare al dainio sofferto ed al pericolo presente con la fab- 
l)rica d'uno o più iuh)\Ì puntoni per la profondità del letto del fiume, 
la quale ni vicinanza del jiuiitone demolito, anche in tenqio d'acque 
basse giunge a braccia dodici . ed era ancóra maggiore prima che dal- 
le torbe del fiume, mediante 1' addirizzamento latto col nuovo taglio, 
fosse in parte rienijiita , si renderebbe estremamente dilliciie e dispendioso. 
Propone parimente il padre Grandi nella relazione accennata di spia- 
nare la piaggia, situata alla sinistra , e di scavarvi due o tre fossetti ad 
clletto di ricluamaiM l'acqua, la quale riflettendosi e batt<'iiilo nei pun- 
toni fabbricati nella ripa ojiposta , sia finalmente dall'ultimo puntone 
sjiinta ad imboccare il corso del canale, rivolto direttamente Acrso la 
marina. Jl piogetto ha buona apparenza, con tutto ciò dubiterei for- 
temente, che il ribattimenlo della corrente da una ripa all' altra. In- 
vece di riparare ai danni antichi, servisse piuttosto a cagionarne dei 
nuovi, ed a jìorre in necessità di accrescere il numero e la spesa dei 
jìuntoni , per difendere le ripe e le arginature dal pericolo delle corro- 
sioni e delle rotte . 



jio PERELLI 

Per le ragioni fin qui addotte parrai provalo a sufficienza , che V ope- 
razione del nuovo taglio era vantaggiosa alla città e campagna pisana, 
e che non ostante qualunque diilicoltà suscitata in contrario meritava di 
essere abbracciata e posta in esecuzione . 

Riserbandonii però a trattare dell' articolo della spesa più a basso , ri- 
>olgerò il discorso a rispondere a coloro, i quali accordando, che il pro- 
getto del taglio concepito generalmente meriti approvazione , condanna- 
no non ostante in particolare 1' opera già eseguita secondo le mie istru- 
zioni , biasimando alcuni la direzione dell' argine e del cavo . altri le 
loro dimensioni e la struttura dell' argine istesso menzionato . Ma quan- 
to al primo si risponde , clic la direzione del taglio è con poca diffe- 
renza la medesima prescritta dal Meier e dal Vi\iani, avendo giudica- 
lo a proposito di seguitare la proposizione di questi, piuttosto che quel- 
la dell' ingegner Nave, che fu il primo a progettare 1' operazione del 
taglio . E mi mossi a così opinare specialmente dal riflettere , che la li- 
nea proposta dal Viviani e dal Mcier toglie quasi interamente la cur- 
vità della svolta, laddove quella del progetto del Nave, formava due 
angoli assai notabili colla ripa del fiume . E se venisse opposto , che per 
la stessa ragione conveniva tenersi col taglio accosto alla strada livor- 
nese per imboccare più dirittamente i tronchi inferiore e superiore del 
fiume, risponderò, che nel disegnare il taglio ebbi particolare attenzio- 
ne , che i due angoli fatti dalla direzione del medesimo colla direzio- 
ne dei tronchi accennati riuscissero prossimamente eguali , In fatti se mi 
fossi avvicinato di più alla strada livornese , con uno dei due termini 
del taglio, veniva è vero ad acquistarsi qualche piccol \antaggio colla 
diminuzione d' uno degli angoli , ma si perdeva altrettanto coli' accre- 
scimento dell'altro, e si aumentava sempre notabilmente la lunghezza 
del taglio , 1' estensione del terreno da comprarsi , e la linea dell' argi- 
natura , e per conseguenza la spesa , specialmente nel caso che si fosse 
tirata più verso la strada livornese l'imboccatura; poiché in questo ca- 
so conveniv a demolire ancora la casa degli eredi Coppini , volgarmente 
detta la Saponiera , Non vi ha dubbio che in un tratto di fiume , nel 
quale non può sfuggirsi una piccola svolta, sia sempre miglior jìartilo distri- 
buirla in due o più parti che ridurla in una sola , nel modo che è pre- 
feribile una piegatura dolce ad una curvità risentita in piccol tratto . 
E questo è il motivo per il quale, lenendo fisso il termine dello sboc- 
co prefisso dal Meier in distanza di circa pertiche byò dalla casa pos- 
seduta già dalla nobile famiglia Samminiatelli , disegnai 1' imboccatura in 
vicinanza della casa degli eredi Copj)ini . Chi mai crederebbe, che una 
tale considerazione da me avuta nell' esame della più vantaggiosa e in- 
sieme economica direzione, non fosse avvertita da alcuni professori pratici, 



PERELLI III 

i quali bencliò non cliiamati ne invitati a consulta sopra lai particola- 
re. ebl>cro conitiitociò lo zelo di nioscolarvisi . e di metter sottosopra 
coi loro raggiri e clamori il pubblico nella città di Pisa: spargendo voce 
che detta direzione aveva bisogno d'esser corretta: attaccando come pre- 
scritto senza il dovnto riflesso, (picllo che con ])iona avvertenza era stato da 
me consideralo : e mentre una delle accuse che davano a questa opera- 
zione del taglio era del troppo dispendio, ne condannavano ora l'im- 
boccatura ed ora lo sbocco, volendo quella più alia e questo più lon- 
tano , o che r uno o 1' altro di questi due termini fosse accostalo e- 
gualmcnic alla strada livornese . Il che se si fosse fatto per poche per- 
tiche , era inseusibile la diminuzione dei due angoli del nuovo taglio 
co' tronchi superiore ed inferiore del fiume , e perciò di niun conto il 
vantaggio che ne sarebbe ridondato , ma bensì notabilmente sarebbe cre- 
sciuta la spesa per la demolizione che conveniva farsi della casa Coppi- 
ni , per la compra di molto maggior quantità di terreno, per la mag- 
gior lunghezza dell' argine ce. Clie se poi si fosse preleso di tirarlo più 
verso la strada livornese per qualche tratto considerabile , affine di an- 
nullare i sopraddetti due angoli , è manifesto che oltre all' occupazio- 
ne d'una molto maggiore quantità di terreno, oltre alla demolizione 
della soprad<letla casa , olire alla fabbrica d' un argine d' assai mag- 
giore estensione , all' escavazione d' un canale parimente più lungo , 
conveniva occupare lungo trailo della strada livornese , con doverla 
rifare nei terreni adiacenti alla sinistra della medesima ; e demolire 
Ire case da lavoratori, il che avrebbe accresciuto più del dopj)io la 
spesa. Dall' alira parie l" unire esattamente per linea retta due tronchi 
del letto d' un fiume , o lasciare inclinato 1' nno all' altro per un ango- 
lo poco sensibile torna prossimamente l'istesso. E se ancora si persistes- 
se in dire, che la direzione del taglio presente prolungata, \a a fe- 
rire direttamente la nuova cascina e le fornaci di S. Rossore, e che per 
ciò queste portino pericolo, come vanamente si fecero a credere diver- 
si poco intendenti, rispondo che la distaiiza deih) sbocco del nuovo ta- 
glio in Arno dalle fabbriche menzionate, essendo di poco meno d'un 
miglio e mezzo , è vanità il lemere che la corrente uscendo dal luiovo 
taglio possa conservare la direzione e 1' impeto per battere la ripa op- 
posta j)er uno spazio cosi lungo, senza mai riileltersi e distornarsi. Ag- 
giungo che si era già pensaKj a indirizzar la corrente , lontana dalle 
sopra(kleitc fabbriche per mezzo della sassaia jìrincipiata alla fine del 
tronco vecchio e incliiiata alla direzione della linea del taglio , quan- 
to era necessario per alloiuanare dalla rijia destra ogni pericolo della 
corrosione, con un angolo, eguale a quello che si forma nell imbocca- 
tura del taglio , della direzione del taglio colla direzione del tronco su- 
periore del fiume. 



112 PERELLI 

Per quello che riguarda poi la fabbrica dell' arj^Iiic e la direzione 
daiagll , non poteva il niedeiiiuio piantarsi in luogo più ^ antaggioso , no- 
lendo apportare il minor danno possibile ai terreni adiacenti, e situar- 
lo quasi parallelo al corso del fiume, acciò fosse meno esposto all' impeto 
della corrente , e acciò riniaiìcsse più stabile per mezzo del rinfianco , 
che ^ce^e per lungo tratto didla strada livornese , alla quale si appoggia. 

E per ciò che spetta all' esecuzione del la\oro , tanto del cavo 
del canale che dell'argine, è da notarsi, che ricevute dal provve- 
ditore dell' Uflizlo tutte le olirne dei caporali che volevano prendere 
in cottimo l'impresa del detto lavoro , essendo stata ritrovata più van- 
taggiosa quella del caporal Matteo Vannini, fu al medesimo rilasciata per 
la somma di scudi tremila quattrocento ottanta , con certe determinate 
condizioni e patti , i quali si possono vedere nella scrittura stipulata il 

dì che tuttavia esiste nelle filze dell' Utìizio predetto. E per u- 

na maggior cautela detto provveditore incaricò altro caporale di assi- 
stere alla cosU'uzione dell' argine , per assicurarsi , che la terra la qua- 
le doveva essere inq)iegata in tal lavoro, fosse atta all' uso a cui dove- 
va servire, e quel che importa fosse bene sminuzzata e pestonata . 

La larghezza dell' argine fu da me prescritta di quattro braccia iu 
cresta , larghezza maggiore di quella che soglia costumarsi generahnenlc 
iu tutti gli argini del territorio ])isano , che non eccedono le tre braccia, 
e molte volte s'incontrano di due: come si osserva fra i moltissimi esempi 
che potrebbono addursi , nell' argiu vecchio che attacca sopra e sotto al 
nuovamente costrutto . nell' argine fatto jìochi anni sono a guisa di coro- 
nella sulla stessa svolta di Barbarecina , benché opposto direttamente al- 
la corrente . 

L' altezza dell' argine menzionato fu stabilita superiore un braccio 
alla cresta dell'argine contiguo al taglio, e concedendo ancora , che il 
nuovo argine in progresso di tempo , dovesse nell' assodarsi cedere e av- 
vallare, come segue in tutti i lavori nuovi di terre , e che tale abbas- 
samento giungesse a un sesto dell' altezza , il che per altro trattandosi 
di terreno battuto eccede il vero, sarebbe nell' argine accennato rima- 
sto di vivo so])ra la cresta dell' argine vecchio un sesto di braccio al- 
meno , altezza più che sufllcente per essere sicura dai trabocchi, giac- 
ché il pelo delle massime piene appena giunge a un braccio sotto la 
cresta ilei sopraddetto argine vecchio . 

Non tralascerò d' accennare , che posta la larghezza dell" argine sud- 
detto di braccia quattro in cresta, e l'altezza della cresta dell" istes- 
s' argine sopra il pelo delle piene nella sua costruzione di braccia a, e 
aggiungendo alla larghezza della cresta l'accrescimento di braccia quattro 
della larghezza dovuta alle due scarpe , esterna ed interna del medesimo 



PERELLI ii3 

argine in altezza di braccia due, la larghezza della sezione dell' argine , 
corrisponderne all' altezza delle piene maggiori , sarebbe stata di brac- 
cia otto per lo meno , larghezza suflìcente non solo per gli argini d' Ar- 
no , ma per gli stessi argini del Po e del Danubio, ne vi era luogo 
da temere , che una tale ampiezza fosse diminuita per il cedimento del- 
l' argine , perchè anzi si sarebbe piuttosto dilatata . 

Quanto ai peli comparsi nell' argine , nelT atto di assodarsi rifletto , 
che Irattandusi di terreno forte , quale era il posto in opera nella 
costruzione del detto argine , e di stagione soverchiamente asciutta, qua- 
le fu quella che seguitò immediatamente il tempo della fabbrica del- 
l' argine , 1' aprirsi qualche pelo era accidente quasi inevitabile del ri- 
liramento di tal qualità di terra , né poteva per altro miocere alla sta- 
bilità e durala del medesimo, giacché al comparire della stagione u- 
mida i peli già detti tornano a riturarsi . Che ciò sia vero si dimostra 
chiaramente dai peli che si osservano in quasi tutto il corso degli ar- 
gini d' Arno , benché fabbricali colla direzione , consiglio ed assisienza 
dei moderni penti dell' Uffizio ; ne e stato mai da questi pensato di ri- 
mediarvi, con fare ingrossare i medesimi argini fino di ridurli alla lar- 
ghezza di braccia cinque in cresta , neppure in quei sili , ne' quali han- 
uo maggiore altezza dell'argine di cui si tratta, conforme si è voluto 
fare nell' argine nuovo del taglio . Ma quello che è più singolare gì' i- 
stessi peli, anzi maggiori a molli doppi di lunghezza e larghezza , si vid- 
dero comparire nel nuovo argine del taglio, dopo l'ingrossamento e 
riattamento del medesimo fatto ultimamente, senza che per tal mo- 
tivo si sia udita la minima mormorazione , e preso verun compenso . 
Questa diversità di procedere dimostra abbastanza lo spirito, dal qua- 
le sono stati mossi i ricorsi falli contro 1' autore e gli esecutori del 
taglio. 

Che se per avventura venisse opposto, che l'argine suddetto dopo 
fatto , non si ritrova nelle misure prescritte , e che nell' interno non era 
stato ben lavorato , quantunque io sia persuaso , che la grossezza di brac- 
cia tre e mezzo in cresta , la quale aveva 1' argine fabbricato dal cotti- 
mante, o anche di braccia tre, era più che sulllcente , e sappia, che non 
furono fatti i saggi nelle forme convenienti per dedurne la supposta in- 
sufiìcenza ; nulladimeno soggiungo, che a niun' altro fuori che al cottimante 
può darsi debito di tal mancanza, e contro del medesimo doveasi agire, per 
obbligarlo a mantenere i patti convenuti nella scritta sopraccennala, e non 
doveva darsene la colj)a, nò a me che l'aveva soliamo proposto, nò al prov- 
veditore che ne avexa procurata 1' esecuzione con tulle le migliori condi- 
zioni che potevano inunaginarsi , e col metodo più economico usalo in 
allre simili operazioni , ne all' ingegnere che ne aveva delineata la pianta 

i5 



ii4 PERELLI 

Sul terreno, e fissata con segni slabili 1' altezza . E quanto alla didlcol- 
tà di obbligare il coltimanle a ridurre 1' argine in quel grado , a cui 
secondo le regole dell' arte doveva esser consegnato a motivo del non 
possedere 1' istesso cottimante beni stabili , che servissero di sicurtà per 
la rifazione dei danni , in caso che il lavoro non fosse riuscito della 
qualità convenuta nella scrittura ; a ciò ancora era stato pensato dal prov- 
veditore, mediante Y avvertenza avuta di ritenere in mano una parte del 
prezzo -.che però qualunque altra assicurazione da esigersi dal cottiman- 
te rimaneva superflua . 

Passando ora a ragionare della larghezza del cavo, fu questa da me 
proposta di braccia venticinque , vale a dire maggiore di quella che pre- 
scrive al capitolo i4 il Guglielmini , e tra la quinta e la sesta parte 
della vera larghezza che compete al fiume , secondo la regola del mede- 
simo Guglielmini in altro luogo del precitato capitolo. 

Non voglio dissimulare che una tal larghezza a giudizio del medesimo 
autore è adattabile ad una qualità di terreno, per il quale si -vuol fa- 
re la nuova inalveazione facile ad essere corrosa . Tale appunto appari- 
va nella sua superficie il terreno sopra di cui disegnai il nuovo taglio ; 
e solo alla profondità di quattro in cinque braccia , fu trovato uno stra- 
to alquanto più duro , della quale scoperta si prevalsero malignamente 
alcuni per attaccarmi con r.u nuovo capo d' accusa presso il pubblico , 
ascrivendomi a solenne mancanza il non aver fatto il saggio del terreno 
prima di proporre 1' operazione del taglio . Una tal diligenza non è sta- 
la praticata da alcuno, in occasione di proporre altri tagli, o mutazio- 
ni di corso . È vero che nella parte concava della svolta di Barbareciua 
si osserva qualche strato di terreno alquanto resistente : ma troppo grande 
è la distanza della detta svoha al sito del taglio, per dover credere 
detto terreno continuato fino al taglio , vedendosi talvolta rispetto alla 
qualità del terreno in poche braccia e nei fondamenti d' una stessa 
fabbrica notabili cangiamenti. Inoltre' si osserva che il detto terreno resi- 
stente resta tramezzato nella svolta da strati di terreno tenero, tolto il 
quale per qualche ampiezza il terreno più duro cede spontaneamente . 
Si aggiunga che per assicurarsi della qualità del terreno , bisognava dei 
suddetti saggi farne moltissimi , non essendo detta qualità da per tutto 
la stessa, ciò che non poteva eflettuarsi senza grave iivcomodo e distur- 
bo dei particolari possessori , nel tempo specialmente della mia visita , 
nella quale tutta la campagna era sementata : e conseguentemente senza 
notabile spesa, alla quale non pareva conveniente soggettare la cassa dei- 
Uffizio , e i particolari per una diligenza non solita usarsi in simili oc- 
casioni . E che sia vero , un simile accidente seguì pure uell' inalvea- 
zione del fiume Ronco e Montone, eseguita a norma del progetto dei 



PERELLI ii5 

celcLri Zendiinl e Manfredi, i quali non lo supposero, ne si diedero 
la pena di scoprirlo, nò per questo la loro cslimaziòne restò punto de- 
nigrata nel concetto degli uomini di buon senso . 

In grazia dei miei awersari voglio su])p()rrc per un momento, che i 
loro saggi fossero necessari avanti di fare il taglio. Essi però devono 
addittarmi qual frutto si sarebbe ricavato da di\ersi saggi; giacché co- 
stantemente sostengo , che 1" unico vantaggio si sarebbe ristretto ad a- 
vere la preventiva notizia della necessità di dovere spendere altri cin- 
que osci mila scudi, per 1' intera escavazione del canale in tutta la sua 
larghezza di braccia centotrenta, riconosciuta più che sullicente dal ^ i- 
vlani, come ho avvertito di sopra, ovvero di tre in quattro mila per 
escavare altri due canali simili al primo, e non mai sarolibero stati ba- 
stanti per giudicale delta operazione meritevole di critica e biasimo , 
come produttrice di un vantaggio non corrispondente alla spesa . 

Ciò sia detto reli\ amente alla tenacità del terreno supposta da alcu- 
ni allatto insuperabile dalla forza dell' acqua . Ad onta però di questa 
voce sparsa a bello studio , il iaito ha dimostrato il contrario , poiché si 
Gssc!r\a il iniovo canale ])iìi prolnudo nel mezzo , che dalle parti late- 
rali più d'un braccio, ed in alcuni luoghi si vedono le ripe corrose 
dalla corrente , E che sia il vero lo dimostrano gli aimessi profdi , che 
risidtano dagli scandagli fatti a questo ellelto nel mese di maggio pros- 
simo passalo, coir ordine e coli' intervento del signor provv editor Faz- 
zuoli , e colla mia assistenza, e che quasi coincidono con quelli , fatti po- 
co lemj)0 dopo dai lAinistri a cavallo dell' Uflizio dei fossi , e che si tro- 
vano riposti in lilza d' atti di detto anno. Inqierocchè è da notarsi, 
che il fondo del canale nella sua escavazione fu disteso in luia superfi- 
cie piana da una rijia all' altra , laddove da detti profili apparisce , 
che al presente il fondo di detto canale è conformato in una figura re- 
golarmente concava , quale appunto 1' idrometria dimostra dover formar- 
si da un' acqua corrente con la sua propria forza: il che è una evi- 
dente prova r aver 1' acqua corroso , ed escavalo il fondo del sopradet- 
to nuovo cai.jle. Ed un tale elleno è molto nolabile , mentre il fondo 
del canale verso la metà della sua larghezza apparisce considerabilmen- 
te più basso che dalle parti laterali , m distanza di quattro o cinque 
braccia dalle ripe, cioè secondo il jìiofilo I di brac. i , 6". — secondo il 
profilo II di braccia i. i — secondo il profilo III di braccia J, ii. — 
secondo il prfilo IV di braccia 2, i. 

Melila avvertenza , che nel ])iendere gli scandagli, il fondo del canale 
fu ritiovMio di terreno naturale e senza deposizione di iena o di bel- 
letta in alcuna parte; onde sii|)pon('iidi) anche clic il canah^ in vicinanza 
alle ripe non siasi sensibilmente profondato , ma sia tal quale fu escavato 



ii6 PERELLI 

mannaìmeme , non può mettersi in dubbio , che le sopraddette differen- 
ze di profondità del mezzo del canale da quelle delle parti laterali, non 
siano eil'eiti dell' escavazione fatta nel medesimo canale dall' acqua , e che 
essendo di circa un braccio al principio non vada crescendo verso il 
suo termine inferiore fino a più di braccia due . Né può sperarsi effet- 
to pili evidente della forza del fiume per 1' allargamento e profonda- 
mento del nuovo canale , fìntautochè non sia fatta 1' intestatura al prin- 
cipio o al fine del vecchio tronco . 

Voglio ancora avvertire , che la sopraddetta larghezza di braccia ven- 
ticinque era conforme alle regole prescritte dal Barattieri, ingegnere ri- 
nomato , e il giudizio del quale deve assai valutarsi in riguardo ai ta- 
gli dei fiumi . poiché il medesimo ebbe occasione di farne tre nell' Ad- 
da , fiume non molto diverso dall' Arno . Questo autore adunque consi- 
glia , quando si vuole eseguire 1' inalveazione di qualche tronco di fiu- 
me, di escavare all' imboccatura due canali , ciascuno di sedici in dieci- 
sette braccia , separati da una lingua di terra di altrettanta larghezza nel 
principio , e la quale verso il terzo della lunghezza del taglio si annul- 
li in modo che i due canali si uniscano in un canale solo largo circa 
a braccia venti . Il medesimo Barattieri descrive un taglio , che non può 
essere in termini più precisi simile a quello di Barbarecina , sì per il 
motivo , che fu qivello di difendere la fortezza di Pizzighettone, minac- 
ciata dal fiume Adda non ostante molti pennelli ed altri lavori che annu- 
almente V i si facevano , si per la lunghezza di circa un miglio , sì per la 
qualità del terreno , che era convenientemente sodo e che perciò da 
molti si credeva insuperabile dalla forza del fiume : eppure ciò non o- 
stante ii taglio ebbe felice esito, abbenchè consistesse solo in due canali, 
ciascuno di circa passi geometrici sei e due terzi , o sia di circa brac- 
cia fiorentine diecisette , separati da una lingua di terra di altrettanta 
larghezza , e senza che fosse fatta attraverso al tronco , che voleva farsi 
abbandonar dal fiume, alcuna traversa. Ora se fu sufficiente V escavazio- 
ne de' suddetti due canali? perchè non deve reputarsi sufficiente 1' esca- 
vazione d' un solo canale largo braccia venticinque , il quale fu da me 
creduto preferibile ai due progettati dal Barattieri sul dubbio , che il 
filone dell' acqua corrente in un canale di sole sedici o diecisette brac- 
cia , risentendo la resistenza delle due ripe , ne dovesse venire soverchia- 
mente ritardato ? mentre dall' altra parte in un canale di braccia ven- 
ticinque ciò non poteva succedere: e 1' unico pregiudizio che poteva na- 
scere dal fare un sol canale invece di due , era di richiedere un mag- 
gior numero di piene per ridurre il fiume alla dovuta larghezza . 

Non passerò nemmeno sotto silenzio che fu da me proposto al prov- 
veditore dell' Uflizio dei fossi 1' anqjliare 1' imboccatura del canale , e il 



PERELLI iij 

diramarla in due colla demolizione d' alcuni muri vecchi . che restavano 
sopra la medesima imboccatura; avendo peraltro creduta inutile 1' esca- 
vazione dei due canali per un terzo della liingliezza del taglio, come 
propone il medesimo Barattieri. E da notarsi che mai questo autore pre- 
scrive ai tagli una maggior larghezza di braccia venti in circa , quan- 
d' anche si trovi un terreno molto duro , proponendo in questo caso di 
scoprire il sordirne 7rfi/e,vale a dire lo strato , nel quale sorgono pol- 
le sotterranee di acqua: il che appunto venne da me ordinalo, dopo 
scoperta la qualità del terreno in tutta la lunghezza del canale , avendo 
proposta nel mezzo una fossa . o sia cunetta jirofonda . 

Voglio ancora notare I. che il Barattieri non propone di far saggi 
avanti d' intraprendere simili lavori , ma di ricorrere al suddetto com- 
penso nel caso di trovar terreno resistente . II. che si è verificato in que- 
sta operazione quanto dice il Barattieri verso la fine del caj). 1 3. del 
libro quinto , cioè che non mancdiio in queste ed altre opere pubbli- 
che dei maligni , che godono di vedere abbandonata ogni beli' opera. 
In somma le mie proj)osizioni risjietto al taglio essendo conformi a 
quanto prescrive il Barattieri, e in quanto egli praticò in altri fagli 
similissimi al nostro , è manifesto, che non ho mancato alle necessarie 
cautele , e che il taglio fatto a norma delle mie istruzioni doveva riu- 
scire felicemente, conforme erano riusciti quelli del Barattieri, i quali 
erano ancora in circostanze più sfavorevoli ; poiché avevano un angolo tra 
le loro imboccature e sbocchi , ed i tronchi che si volevano far riempi- 
re non erano stati per risparmio della spesa attraversati uè all' imboc- 
catura, né allo sbocco con palizzate o sassaie, conforme doveva pra- 
ticarsi nel taglio d'Arno, secondo la mia proposizione, e conforme si 
poteva eseguire senza pericolo d' alcun pregiudizio, come dimostrerò 
in appresso. 

Ho di sopra accordato , che avanti di proporre il taglio d' Arno non 
feci i saggi della qualità del terreno sopra il quale doveva eseguirsi. Per 
altro non niancni di farli al principio del lavoro, e per mezzo di essi 
fu ritrovato alla profondità di braccia quattro terra ordinaria andante- 
mente , e sotto in alcuni siti argilla e mattonaie di color cenerino ec. , 
e sotto al quale in qualche luogo si scoprirono strali di arena sottile e 
mollettone . 

Queste qualità di terreno benché non tanto facili ad essere corrose , 
come quella che appariva in superficie , suU' autorità del Barattieri , e 
suir esem])io dei casi da esso riportati, non furono da me giudicate ta- 
li, che la forza della corrente (a cagione della dirittura e inclinazione 
del nuovo canale , e del grosso corpo d' acqua obbligala a scorrervi 
nudianie la palizzata o sassaia proposta nel vecchio tronco) non vales- 
se a superarle . 



ii8 PERELLI 

Scendendo ora a parlare dell' articolo più interessante , che è la spe- 
sa , non può negarsi , che questa non sia mollo ricresciuta sopra la cal- 
colata da me in principio ; ma altresì è notabile , che dopo lo strcj)iio 
eccitalo intorno alla fabbrica dell' argine ed all' escu^ azione del canale, 
lavori tutti, i cpiali furono eseguili in cottimo, come si è detto di sopra, 
invece di costringere 1' impresario , come si poteva e doveva , in virtù 
del contralto da esso celebrato coli' Uffizio , a ridurre 1' argine e il ca- 
vo nelle misure prescritte , e a correggere i difetti pretesi nell' argine , 
volle piuttosto il magistrato . non si sa per cpial ragione , pagarlo del la- 
voro già fatto secondo le noie da esso esibite , e regalarlo inoltre di li- 
re quattrocen;^o per benemerito della mancanza commessa , e ridurre a 
proprio conto per mezzo dell'opere il lavoro al termine dovuto. Molto 
più è da notare , che dopo la venuta dell' ingegnere sopracchiamato , il 
medesimo si accordò tosto, con i periti pisani e loro fautori, a biasima- 
re il lavoro dell' argine , reputandolo mal fabbricato e d' tuia grossezza 
insufllcente, e similmente si unì a dicliiarare troppo scarsa la larghez- 
za del canale : onde invece di diminuire , si accrebbero più che mai i 
clamori, e perciò m'indussi per acchetarli, benché di mala voglia ad 
accordare il ringrossamento dell' argine , e 1' allargamento del cavo sug- 
gerito dall' isiesso ingegnere sopracchiamalo . A questo riguardo si ag- 
giunse il timore , che accadendo qualche disgrazia rispetto all' argine 
(giacché per quanto 1' arte si adoperi intorno ai lavori dei fiumi , non è 
possibile r assicurarsi pienamente da tutti i casi che possono accadere , 
tanto più quando agli accidenti fortuiti va congiunta la malizia umana, 
eccitata dalle passioni di gara e d' interesse ) a me non fosse allribui- 
la la colpa . E quanto al cavo, la qualità del terreno ritrovato nel fon- 
do venendo spacciata per insuperabile alla forza della corrente, mi par- 
ve in quel punto ragione sulìlccnie per accordarne 1' allargamento . E 
però vero, che avendo in seguito fatta sopra la tenacità dello stesso 
terreno qualche esperienza , e prese migliori informazioni , proposi dipoi 
di ridurre 1' jngrossaniento dell" argine ad un solo braccio : cosicché ve- 
nisse grosso in eresia andantemente circa quattro braccia, come era sta- 
to fissato col caporal Vannini nel contratto fatto da esso con 1' L'fiizio 
de' fossi : e 1' allargamento del cavo a braccia dieci , riservandomi ad 
accrescerlo, qiumdo 1' allargamento accennalo di braccia dieci si fosse 
trovato insufficente . Ma tal mio sentimento , il quale, eseguito, avrebbe 
portalo senza scemare il benefizio che si prclende^a , una diminuzione 
considerabile di spesa, per o])era dei parziali dell' ingegnere sopracchia- 
mato, i quali volevano che il di lui sentimento a qualsivoglia costo fosse 
preferito a quello di tutti gli altri , non venne abbraccialo . 

Dal foglio annesso , segnato con la lettera A , si rileva la spesa totale 



PERELLI 119 

dal l.ivoro fatto finora ascendere a scudi quarantatrcmila cinqueccntovciiii. 
Questa spesa sarebbe stata anche magi^iore in riguardo alla stima del- 
l' escavazionc del canale , se il provveditore dell' UlTixio non avesse fat- 
to prevalere il sentinieiilo dell' ingegner del medesimo Udizio a quel- 
lo di altri , che la sostenevano ad un prezzo molto ])iù alto di ciò che 
soglia praticarsi in simili occasioni . I lavoranti però rimasero contenti 
della stima dell' ingegner dell' Uffizio, la quale si sarebbe potuta ristrin- 
gere anche di più . se detto ingegnere non avesse dovuto aver riguardo 
al pericolo di qualche tumulto per parte dei medesimi operanti , che ben 
sapevano che non sarebbe loro mancalo l'appoggio dell'altro perito , e 
di lutti quelli che si vedevano impegnata far giungere la sjiesa del- 
l' operazione <lel taglio alla maggior somma posssibilc . 

Alla suddetta somma si devono aggiungere scudi quattromila . che si 
giudicano soprabbondanti per il compimento della sassaia , principiata 
neir imboccatura del letto vecchio d' Arno , per la costruzione d' altra 
sassaia nel fine del medesimo letto vecchio d' Arno, e per la fa])brica di 
due pezzi d'argine da piantarsi sopra le «tesse sassaie, in continuazione 
dell' arginatura della ripa destra , onde si avrà in tutto la somma di 
scudi quarantasettemila cinquecentoventi . 

Dalla somma accennata deve detrarsi : I. 1' importare delle partite se- 
gnate nel foglio 13 : vale a dire il prezzo di una parte dei terreni com- 
prati dai particolari in occasione del nuovo taglio : dello spazio che in 
breve resterà bonificato dalle torbe delle piene compreso nell' alveo vec- 
chio del fiume : e dell' accrescimento del prezzo dei terreni di pi<iggia 
acquistati dall' Lflizio per 1' islessa occasione . i quali capi sommano scu- 
di = 17140=^ . II. Devono di più detrarsi le spese inutili consistenti nel- 
le partite de' num. 16. 17. ii5. jc). vio. ai. 2'i. e descritte nel foglio se- 
gnato A , che riguardano primieramente le operazioni fatte attorno al 
canale per allargarlo , e profondarlo oltre alla misura delle dieci brac- 
cia da me accordate . 

E benché da taluno possa venire opposto il giovamento prodotto da 
tal lavoro . per aver dimiiniito il corso dell'acque jier 1' alveo dell' Ar- 
no , ritardata la rovina accaduta in quesl' anno del puntone di Barba- 
recina , e la corrosione della ripa di quella svolta ; non ostante si pon- 
gono fra le inutili per la ragione che lui simil benefizio si poteva otte- 
nere con miglior successo da una sassaia bassa che attraversa il letto 
vecchio d'Arno, la quale essendo necessaria, o si facesse un poco pri- 
ma o un poco dopo, era sempre ben fatta, e per questo 1' ho già no- 
tata come spesa necessaria , 

Per ottenere lo stesso vantaggio bastava alzare la detta sassaia braccia 
uno e mezzo sopra il fondo ragguagliato del fiume, jcioò a livello del 



120 PERELLI 

pelo basso dell' acqua , che in tempo d' estate vi corre , afTiiie di rinser- 
rare il vecchio letto, in corrispondenza dell' ampiezza che si acquistava 
col nuovo canale, per non dare il minimo moti\o ad un sensibile alza- 
mento del pelo delle piene d' Arno , poiché in tal modo quella quanti- 
tà d' acqua, clie sarebbe stata trattenuta da detta sassaia veniva a sca- 
ricarsi quasi del tutto per il nuovo canale , 

Potevasi veramente invece di allargare per altre braccia venticinque 
il cavo già fatto , scavare un nuovo fosso largo parimente braccia ■ven- 
ticinque , lasciando fra 1' uno e 1' altro nna lingua di terra di altrettan- 
ta larghezza , oppure due altri fossi larghi fra ambedue venticinque brac- 
cia , paralleli a quello già fatto, e distanti per tutta la larghezza che 
occupava la terra levata del detto primo cavo ; con che si sarebbe da- 
ta facoltà air acqua di corroder le ripe in più luoghi e di formare in 
minor tempo il nuovo alveo , e la spesa non sarebbe arrivata a due mi- 
la scudi . 

Ciò è manifesto , mentre in tal modo si sfuggiva la necessità del tras- 
portare a maggior distanza il terreno già scavato nella costruzione del 
primo canale , si ancora perchè il trasporto del terreno del secondo sca- 
vamento sarebbe riuscito comodo e \ icino . Ma un' omissione di questa 
sorte era una conseguenza quasi necessaria della moltiplicità dei sog- 
getti , che hanno avuta parte in quest' opera; giacché quando simili ope- 
razioni son regolate col parere di più d' uno, troppo facilmente accade, 
die per la diversità dei sentimenti , e per lo scoraggimento che prova 
qualunque professore , in vedersi perpetuamente preso di mira e con- 
traddetto in qualunque sua opinione , non vengono in mente quei ripie- 
ghi , che sarebbero opportuni per minorar la spesa e facilitare la riu- 
scita dei lavori , tanto più quando si riconosca chiaramente , che 1' impe- 
gno e r intenzione d' una delle parti piuttosto che a diminuire la spe- 
sa tende ad accrescerla . 

III. Devono detrarsi i dispendii dei lavori fatti replicataraente , ora 
per risarcire I' argine , ora per ringrossarlo superficialmente , come ho 
dimostralo di sopra . 

rS". La spesa del riempimento dei cavi fatti ])er pigliar la terra onde 
formar 1' argine, i quali ,cavi restavano distanti dalla pianta del medesi- 
mo braccia quattro circa , e profondi circa braccia uno e mezzo , cioè 
quanto le fosse campestri in circa . Per non omettere alciuia di quelle 
cose che meritano di esser riferite soggiungerò , che 1' unico motivo ad- 
dotto della suddetta inutile , anzi inutilissima spesa, fu di evitare il pe- 
ricolo che r acqua piovana caduta in detti cavi tramandasse esalazioni 
perniciose alla pubblica sahue , senza rillettere che dctt' acqua sarebbe 
aa per sé stessa scolala in breve tempo , allorché il pelo d' Arno e 



P E R E L L I 1 2 r 

dell' amico scolo di delta campagna si lossc ridono alla sua niassinia 
Lassezza . E se anche in delti cavi l'osse rcsiata (juaichc piccola (pianii- 
tà d' acqua , le sopraddcilc peiiiiciose esalazioni potevano essere unica- 
nicnlc sonmiinislraie dalla putitiazionc di tpialclie sostanza vegeiahile 
o aniuiale , clic non vi era, nò poteva nascerNi se non in (uialclie spa- 
zio di lonipo e nella stagione calda, avanli il sopravvenire della quale, 
nei primi giorni della medesima la poc' acqua restata per awcutura 
in delti ca\i sarelìbe svanita in iniioccnli \ap(ri.ed ogni cavità, vale 
a dire tutta la supeificic della campagna alle prime, anche mediocri 
piene , sojiza T opera dei lavoranti dell Lilizio si sarebbe ugualiata , co- 
me in latti si vide accadere dopo 1' apertura del taglio con im gene- 
rale rialzamento di qiia^i due braccia . prodotto dalle torbe del liume in 
tutta l'estensione dei terreni adiacenti al medesimo taglio. 

ZSou può negarsi , che faccia mara\Iglia il sentir parlare dell'acqua 
stagnarne in un iondo sanissimo . composto di jìura e semplice terra , 
quale era quello dei ca\i, quando die vicino alla città e contigui alle 
slesse mura si ossersano pili ricettacoli di acque letenli e sempre verdi 
iu superiicie , verso dei quali non si è mai da verui.o dei zelami della 
salute pubblica rivolto l'occhio per prowederx i di convenienlc rimedio. 

E maggi(jrmeme larà specie nella comune opinione il sapere , che jier 
riempire delti cavi non lu usala V avvertenza di distendere la terra dei 
campi . la proprietà dei quali era già stabilito che dovesse passare nel- 
r Lilizio , ma vi si portò di lontano più d ibraccia cento, e si volle an- 
che ben pestouarla , quasiché invece del riempimento inutile di fosse 
poco prol(jnde nella campagna si fosse trattato di formare il parterre di 
un qualche giardino . 

Tal modo di operare non è in veruii conto scusabile, nejqiure quan- 
do si rifugiasse per ultimo scamj)o a diie.clie la pestonaiura ilei ter- 
reno sojiia i cavi fu ordinata solamente ad cUcllo di assicurarsi della 
siaLililà dell' argine ; poiché questo per essere piantato in un terreno fer- 
mo e stabile, in distanza di braccia quattro dai cavi , profondi non più 
di braccia due iu circa , non era soggetto a franare , né ad esser corroso 
dall' acqua , che potesse giungervi in occasione dei spagli del liume , la 
quale doveva restarvi senza molo e allatto stagnarne , come segue in tut- 
ti gli altri cavi che si fanno giornaimcme , lauto jjcr il territorio jiisa- 
no che altrove, iu congiuntura di dover riattare o fabbricar di nuovo 
r argine dei liiimi . 

Può similmeute defalcarsi la somma di scudi cento almeno , erogata in 
diverse jierizie e stime di terreni , danni ce. quando che dalle leggi del- 
l' Uflizio dei fossi e segnatamente dalla riforma vien disposto al capo 5o 
clic siano falle dal capo maestro , o sia ingegnere già stipendiato . Per 

iG 



122 PERELLI 

maggior chiarezza riferirò il coniemiio del detto capitano nelle stesse 
parole . nelle quali è concepito . 

Ogni volta , che occorresse all' Uffìzio dei fossi per pubblica uti- 
lità occupare e pigliaiv teiTeni e beni di altri per accomodare 
argitii .fossi, strade esimili occoTTenzie necessarie , possa farlo leci- 
tamente , con valeì'sene in detti lavori . et acconcimi , purché td par- 
ticolar padrone dei beni gli sia satisfatto la valuta di quel terreno 
o beni che perderla , e sen>irà per detti lavori , secondo la stima , 
che ne farà volta per volta il capomaestr-o da sopportarsi e cowni- 
merarsi nelle spese di quel lavoro , et acconcimi, al quale sarà ser- 
vito , e tutto con approvazione e partito del magistrato , // quale 
parendoli più espediente possa dare al detto parlicolar pculrone dei 
beni , in ricompensa di quello perderà o li sarà occupato, tatui ter- 
reni del pubblico , che sieno equivalenti agli occupati a dichiarazione 
di detto capomaestro , pwchè siano comodi e vicini a altri beni di 
detto particolare , et in effetto il magistrato abbia V elezione di pa- 
gare in deiuiri o ricompensare in beni colui , che patisce come sopra. 

Ammessa qxiesta legge non piò revocarsi in dubbio , che se fosse sta- 
ta attesa, come portava l'obbligo di chi era incaricato ad amministra- 
re giustizia , si sarebbero risparmiate molte inutili spese , non avrem- 
mo visto pagare fuori dell' ordinario , e con eccesso di generosità i ter- 
reni dei particolari, né si sarebbe introdotta la novità non più udita di 
far conseguire ai proprietari dei medesimi , dopo lucrala in conto di 
prezzo una somma eccedente i limiti del giusto > gli utili dei bestiami 
e le regalie dei lavoranti ec. quasi che tali prodotti non si fossero con- 
siderati secondo il comune costume nella stima dei terreni . Eppure il ma- 
gistrato non ebbe difficoltà di far pagare a relazione d' uno de' conso- 
li tutto ciò che veniva domandato dai proprietari dei terreni. 

Or se r allargamento del canale e rialzamento dell' argine, ed il riem- 
pimento dei cavi furono filiti per mero capriccio, scia terra hnpiegata 
nel detto riempimento dei cavi fu pestonata per secondi fini senza al- 
cuna necessità , se i terreni furono j)agati a prezzo carissimo , ed i pro- 
prietari conseguirono senza titolo per generosità di chi non pagava del 
proprio altri non iudillerenti vantaggi , non avendo io avuta parte ve- 
runa in tal negoziato, mi appello al giudizio di chicchessia , se possa 
attribuirsi a me la colpa dell'eccessiva spesa, e se meriti di essere Im- 
putato , per non averla calcolata in principio . 

Per r istessa ragione devono detrarsi le partite segnate di nitm. i4 » 
e <li num. i5, le quali contengono spese venute in conseguenza di esser- 
si allontanato <lal disposto della riforma e consistono in atti e funzioni, 
fatte tanto dal procuratore eletto per parte degli iirteressati , che dal 



PERELLI ia5 

é 

procuratore dei possessori nel laglio , pagate tulle indisiiiitamenie dal- 
la cassa dell' Uffizio . 

De\e difalcarsi jìarimeiite la partita di iium. j3 che comprende i frul- 
li per i creditori cuiiibiarii, ai quali non sarcLbero do\uti in lama som- 
ma, se la spesa, quale dove\a essere più ristreiia, fosse stata dislriLuita 
per tempo. 

Merita finalmente il difalco di scudi cento almeno la partita segnata 
di num. 7 che si reputano spesi nella costruzione di un ponticello, 
per dar lo scolo ad un pezzo di terra , che per così dire tanto non 
vale quanto è importato detto ponte, senza del quale poteva a\ere lo 
scolo felice per mezzo di altro ponticello , attualuiente esistente in que- 
ste vicinanze. 

Tutte le sopraddette partite difalcahili , jiresc in somma "ammontano 
a scudi i0c5i) . 

Da quanto abbiamo finora osservato si raccoglie, che il netto ini- 
poitare dell'operazione del nuovo laglio, ridotta che sia alla dovuta 
perfezione , si riduce a senili 854 1 , ^ aggiungendo scudi ggBi somma 
che poco si scosta dalla calcolala da me nella proposta del taglio ; e la 
quale avendo riguardo alla sicurezza della campagna , e al benefizio che 
deve jiscntuue il fondo del fiume nella città ( manteneiuhjsi j)iù jiiolou- 
do e più retto, e diminuendo la necessità di difendersi dai trabocchi 
delle piene col rialzamento delle sponde murate) può dirsi assai mode- 
rata, E se la spesa è cresciiua oltre al t»;rraine (.letto, non deve dar- 
sene la colpa a me, che finalmente non sono reo d'altro che d'aver 
seguito il parere di soggetti espertissimi nella teorica e nella pratica 
della (liiiirina dell' acque, avendo, tanto nella direzione del laglio, (juan- 
10 nelle misure della larghezza e profondità del medesimo, e dell'al- 
tezza e grossezza dell' argnie osservate esattamente le regole piii accer- 
tate dell arte. Deve bensì la cagione di tutto il disordine se^uuo n- 

., , ..". .. . . *^ . 

fondersi nei clamori e nei ricorsi eccitati da gente imperita o inte- 
ressata, i quali liiUMUj fatto si , che sia stato chiamato a esaminare quc- 
si' operazione aluo soggetto, del quale la maggior premura appariva 
rivolta a secondare le suggestioni dei periti inqiegnaii a biasimare l' or- 
dinalo da me, e l'eseguito dall' ingegnere dell Lllizio, come bisogno- 
so di liforma. e a fare ascendere a somma esorbitante la spesa, per 
attaccare 1' operazione in questa parte , non polendolo fare ptl' altro 
verso, e detrarre in questo modo alla rijìuiazioiie mia, del provvedi- 
tore e dell" ingegnere dell Llfizio, appresso il pubblico ed il Sovrano. 

Ma quando ancora dovessimo concedere che la sj)esii di tale oj)era- 
zione sia riuscita gravosa, non poirà però negarsi che non abbia pro- 
dotto qualche buono efl'elto , diminuendo il pericolo delle io[;e a 



124 PERELLI 

Barharecina . e facilit.ìiido lo smaltimento delle piene coli' abbassamento 
del fondo del fiume nella città. Ma si vorrebbe ben sapere, qual van- 
taggio si sia ottennio o sia per ottenersi in futuro dal lavoro delia se- 
parazione della fossa ?(Uova dalla fossa Chiara, il quale è costato scu- 
di .... , quand' anche i più ignorami nella professione del regolamen- 
to dell" acque , sainio che 1 unire più canali d' acqua che tendono 
allo stesso punto , in un piano poco meno che orizzontale è semj)rc o- 
pera l(ide\ole, e conseguentemente il separare il medesimo corpo d'ac- 
que in più parti con canali diversi è operazione inutile e dannosa . 

Si potrebbe ancora richiedere qual vantaggio sperassero i ministri a 
cavallo dell" Ulllzio de' fossi dall escavazioiie di tutto il fosso Reale, 
con non meno di ventimila scudi di spesa , secondo il loro conteggio , 
da essi suggerita in occasione di ccjufutare il progetto dell' ingegner 
Bombardini , principalmente sul riflesso che il nuovo fosso da Ini pro- 
posto sarebbe stato ben presto riempito dalle deposizioni delle torbe 
degli inlluenti . quasi che l'escav azione da loro preposta non dovesse 
correre la slessa sorte in molto minore spazio di tenqio : lavoro peral- 
tro contraddetto dal provveditore dell' Uffizio , e con tutto ciò ap2)ro- 
vato dal magistrato e proposto a S. A. ì\. 

Parimente si potrebbe richiedere che utile avrebbe prodotto 1' esca- 
vazione del fosso Reale progettata dai suddetti ministri dall' imbocca- 
tura della colmala del faldo sino allo sbocco della fossa Nuova con la spe- 
sa di diecimila scudi , e dall' altra del Calambronc verso la sua foce in 
mare , che richiedeva tuia spesa assai maggiore , accordala parimente 
quest' ultima senza dillìcoltà e proposta a S. A. R. dallo stesso magi- 
strato . 

E giacché vengo tacciato per la fabbrica d' un argine , il quale per 
altro fu costnuio nella misura d'altezza soprabbondante , e di grossezza 
sulTicente , secondo la pratica comunemente ricevuta in questa sorta di 
lavori , quando 1" argine vecchio fallo lavorare dai periti dell" Lllizio, e 
congiunto al fabbricalo di mio ordine era di altezza e grossezza molto 
minore j e non di meno ha resistito alle escrescenze maggiori d' Arno fi- 
no a questo giorno . domando che si sarebbe mai detto , se un argine 
fatto fabbricare con ispesa maggiore più del doppio dell' impiegata nel- 
la costruzione del nuovo argine del taglio , fosse stato non già doj)o il 
corso di molti anni, ma nella prima invernala rovinato dal fiume? 

E che direbbero mai coloro, i quali coli' occasione dell' ingrossamento 
da essi voluto , e starei per dire estorto dell' argine del taglio fanno sì 
gran rumore, se in un paese di questo mondo , che non è peraltro lon- 
tano cento miglia da Pisa si fossero veduti fabbricati argini, sì malamen- 
te costrutti e con così poca osservanza delle reogole più ovvie dell' arte, 



PERELLI Ilo 

clie bastava ad intaccarli 1' acqua iioa soìamciiie delle piene anche 
mediocri , ma il sollìo slesso del vento , clic ne rodeva la cima ? Trala- 
scio per brevità di addurre gli csemjn di altre arginatine fabbricate sen- 
za necesiità in siti cosi insiubili , che appena terminati sono rimasti in- 
goiati dal terreno . Mi dichiaro , che con 1' ingenua narrativa dei fatti 
surriferiti j non intendo di detrarre al credito di veruno in particolare; e 
chiunque ha notizia del mio costume facilmente rimarrà ])ersuaso , che 
ninno è meno di me portato a criticare le operazioni altrui . Ma a diro 
il vero non può non ])arermi strano . che per secondi fini di ])ortare 
avanti alcuni soggetti favoriti o di soddisfare passioni e vendette pri- 
vate, io mi vegga esposto a perpetue contraddizioni in qualunque mio pro- 
getto , benché riconosciuto dalle persone disappassionate conforme alle 
buone i^cgole , e vantaggioso al pubblico e al ])ii\ato e accagionato co- 
me ])rinci])a!e autore di fatti ne' quali non ho ])arte, o almeno la mino- 
re di tutti , nel mentre che riguardo ad altri professori vengono dissi- 
mulati errori d' imprese male ideale , o malamente eseguile , col getto 
di somme considerabilissime di denaro . 

Questo è quanto ho creduto necessario addurre in mia difesa, con- 
cernente questo intrigatissimo all'are , sopra il quale tanto si è scritto e 
parlato. Resterebbe ora da aggiungere le difese dell'operazioni propo- 
ste da me ed eseguite in parte in occasione della visita generale dell' ac- 
que del leiriiorio pisano , futta l'anno ij^^^jiilla quale assistei in qua- 
lità di matematico : giacchi; non è mancato qualche ignorante del parie 
maligno, il quale si è lasciato scappar di bocca aver essa cagionata la 
ro\ina della camjìagiia jiisaiia ; ma |>erc'hè trattandosi di allari segniti da 
gran tempo, mi converrebbe i'i\ edere innanzi buon immero di memorie 
prese allora, e rifare diversi calcoli e operazioni , il che ])resentemcnle 
non mi è jìcrmesso , ])ereiò rimellendo il tutto a congiiuitura più propria 
darò fine al presente discorso. 



A 



Nota ui tijTtiì le spese iatte ^EI,L' oi'eraxione del auovo 

TAGLIO 1)' AKNO A KAIUSAUEOINA 



1. J'cr la A aluta di terreni c<mij)rati , tanto di ])iaggia 
che dei compresi tra 1' argine vecchio sinisLio del 

fiume Arno, e la strada livornese lir. ic/i^ij. 2. 

2. Per danni di semente, ed oiu)rari agli stimatori . ,, 6028. 
5. Per lami pagati al ^^allhilIi impresario per l' esca- 

vazionc del canale e fabbrica dell'argine , secon<)o 

il cottimo fatto eoi • medesimo ,, 2/j5Gc. 



Sonuua lir. j352c5. 2. 



126 PERELLI 

Somma retro lir. i552g5. 2. 5 
4- Per trasporto del sassi Impiegali nella costruzione 
d' una . parte delle sassaie destinate a chiudere il 
vecchio alveo nel suo principio e fine. . . , ,, 94^ '• '• 'O 

5. per ringliiarare la strada livornese , e ridurla ad 

un solo pendio „ 94^* 

6. Per escavazione d' uno scannafosso, pagate al Vanini „ 579> i6. 

7. Per fabbricare un nuovo ponte attraverso alla stra- 
da livornese , rifare i muri delle cateratte vecchie 
e costruire un muro a secco addosso alla ripa di- 
rimpetto alla casa Coppiiii „ 4''4- 

8. Per profondare il canale allo sbocco ove era una 
sassaia che impediva di ciò fare alla sola corrente 

dell' acqua „ 2-5. j, 4 

t). Per rifabbricare un pezzo d' argine in fondo ai ter- 
reni comprati a richiesta dell' aflitluario dei medesimi,, i65. 

10. Per rinserrare alcune aperture ncll' argine ^ecclH0 „ 5^2. y. l\ 

1 1. Per scavare alcuni fossi, affine di scolar\i i terreni „ 88. 3. o 

12. Per tanti pagati al Vannini ed altri , che hanno 

assistito all'" argine del taglio in occasione di piene „ 63o. 8. o 

i5. Per frutti di danari impiegati in tutta 1' opera- 
zione del taglio ,, \l\dÒQ. j5. 5 

\l\. Per diversi atti fatti, tanto dal procuratore elet- 
to per parte degF interessati , che dal procuratore 
dei possc^ssori , e per onorarli a' due periti Piazzi- 
ui e Niccolai , „ 1846. l\, l{ 

i5. Per rimborso al provveditore dell' Uffizio dei fos- 
si dello speso nel ricercare alcune notizie riguar- 
danti il taglio di Calcinala ...,...„ 22. 14. 

16. Per tanti bonificati al Vannini di più al fissato 

nella scritta di cottimo ....,...„ 3745. i5. 2 

17. Per tanti pagati al signor ingegnere Salvetti per 

le visite da esso fatte al taglio ,, 282. 19. 8 

i8. Per tanti spesi nel riempimento dei ca\l . . „ 10222. j3. 2 
19. Per il trasporto del terreno cavato nella costru- 
zione; del primo canale jier far luogo all' allargamento 

e per ringrossar 1' argine „ ij584. i4- ' 

ao. Per il prolondanienlo ed allargamento del canale „ Sgjgò'. 18. 3 

21. Per dislare e riiabbricare un pezzo d'argine . „ 252D8. 2. 2 

22. Per ricognizione al caporal Favilla, olire al paT 

ganieuto delle sue giornate ''.\'^i \(^'^. io. 

Somma „ 276637. ìl\. 1 



PERELLI 127 

Somma retro lir, 1176637. 14. • 
Si aggiunge per la tenuiiia7,ione delle due sassaie e 
dei due pezzi d' argine da fabbricarsi al principio 
e aila fine del vcccLiio tronco del fiume . . . „ 2800. 



Sarà r importo totale del taglio di „ Zc^65y. i^. 1 



B 



sieno scudi 4^5 19. 4- '4- • 



Stima dei terreni che si hanno attualmente , e che la 

AVVENIRE SI acquisteranno IN BENEFIZIO DELL* IMPORTARE 
DEL TAGLIO d' ARNO . 



Terreno tra la strada livornese e 1' argine vecchio 
d' Arno , che resterà in piaggia di (jua e di là al 
nuovo ìcixo del fiume. Sono stiora 4^5 e mezzo e si 
stimano a scudi i3 lo slioro , quanto cioè furono 
stimati i terreni nudi della vecchia piaggia . Scu. 5655. 

Terreni della vecchia piaggia , i quali resteranno rin- 
chiusi dentro 1' argine basso, tanto che resterà ser- 
ralo il vecchio Ietto , parte nudi e parte vitati e 
pioppati sliora 4^9? ^' slimano ora a scudi i5 lo 
stioro , consideralo lo stato nel quale fra cinque o 
sei anni j)Otranno ridursi ....,...„ 6885. 

Terreno che si acquisterà nel letto vecchio del fiume 
stiora 460, quale colmato e rinserrato coli' argine 
non potrebbe valutarsi meno di scudi i4 lo slioro, 
ma in riguardo allo spatio di cinque o sei anni , 
che si richiederà per venire alla fabbrica dell' ar- 
dine ec. si slima soli scudi dieci „ /\Goo. 

Somma scudi 17140. 



12S TERELLI 



c 



Nota delle spese inutili fatte nel taglio d' auno 
a bakuahecina. 



i5. Per frutti dì denari impiegati in tutta 1' operazio- 
ne del taglio lir. j4o3o. j3. 5 

14. Per diversi atti fatti, tanto dal procuratore eletto 
per parte degli interessati , che dui procuratore de' 
particolari possessori , e per onorarii a' due periti 
Piazzini , e Aiccolai „ 184^. /]. 4 

16. Per tanti bonificati al Vannini di più del fissato 

nella scritta di cottimo „ 'h-jlip. i5. 2^1- 

17. Per tanti pagati al signor ingegnere Salvetti per ^^ 
le visite da esso fatte al taglio ec ,, 282. jg, 8 

lo. Per tanti spesi per il riempimento dei cavi . „ 10222. i5. 2 

\Qj. Per il trasporto del terreno cavato nella costru- 
zione del primo canale, per far luogo all'allarga- 
mento e per ringrossar l' argine „ ii584. i4- ' 

ao. Per il profondamcnio ed allargamento del canale ,, Bg-yG. 18. 5 

21. Per disfore e rifabbricare un pezzo d' argine . ,, 23258. 2. 2 

22. Per ricognizione al caporale Favilla, oltre alle 

sue giornate : „ io5. 10. 

Per porzione degl' onorari spesi in stime . . . ,, 700. 

Per la costruzione d' un ponticello ,, 700. 

Somma lir. 126273. 10. 5 

o siano scudi i8o3g. jc. 5 

R I S T R E T T O 

Retratto da farsi del terreno comprato e di quello 

che si acquisterà Scu. 17140, — . — . — 

Spese inutili „ i8o3c). — . 2C. 5 

Somma scudi 55i7C). — . ic. 5 

Spesa di tutto il lavoro del taglio .... Scu. 455 ic). 4- '4- * 

Onde difl'alcate le sopraddette due partite del re- 
tratto del terreno , e delle spese inutili resterà 

r importare del taglio ...'....„ 834o. [\. 3. 10 

Aggiungendo la spesa dell' allargamento di braccia 

dieci da me accordato di „ 1640. — . — . — 

La s^^sa totale giungerebbe a scudi ^980. !\. 5. or 



lag 

RELAZIONE 

DEL DOTTOR 

TOMMASO PERELLI 

INTORNO ALL' ARNO DENTRO LA CITTÀ 

V I 

FIRENZE 



D< 



'oveudo in esecuzione de' riverill comandi di V. S. illusirissima 
discorrere brevemente sopra le uliinic inondazioni d' Arno sofFerte dalla 
cillà di Firenze negli anni 1 74^ e iyò'ó, e ai mozzi più adattati per 
ripararvi per quanto è possibile nell' avvenire , stimo necessario il ri- 
solvere in primo luogo il dubbio intorno 1' origine delle inondazioni ac- 
cennate , se debbano cioè attribuirsi al riempimento e rialzamento del 
letto d' Arno , reso con ciò incapace di contenere le sue acque nelle oc- 
casioni delle piene , come è o])inione di molti , opj)ure siano da riguar- 
darsi come ellelto semplicemente della combinazione accidentale delle 
cause nieleorologiclie , (piali sarebbero le jiiogge conlinuate e dlrotK' nel 
tratto superiore della Toscana, e lo squagliamento delle nevi. 

La necessità di una tale ricerca apparirà chiaramente rillellciido alla 
diversità grande che passa tra 1' un capo e 1' altro . 

Nel primo , cioè supposto che le inondazioni debbano riconoscersi per 
effetto del riempimento del letto del iiume , è manifesto che durando in 
essere , anzi accrescendosi continuamente il rieni})imenlo , le inonda/.ioni 
non possono mancare di farsi sempre più frequenti e maggiori , e di ob- 
bligare fniidmenle , non volendo vedere la città ridona in tempo d in- 
verno ne' suoi ]>iù l)assi quartieri ricetto di acque puzzolenti e di fan- 
go , ad abbracciare qualiuique partito per liberarsi da un simil disa- 
stro senza riguardo di spesa. Won così nel secondo caso, cioè qnandcj 
le inondazioni dipendono da un concorso accidentale d' altre canse, clic 
per la sua rarità talora accaderà appena una o due volte in un seco- 
lo , le quali perciò non hanno regola, uè termini certi, e possono essere 

'7 



i3o PERELLI 

tali, che lutti gli sforzi della provvid<>nza umana non bastino ad impedirle. 

Per riconoscere qiwil sìa la più conforme al vero delle due opinioni 
accennate intorno la causa principale delle inondazioni seguite in que- 
sti ultimi anni, ottimo metodo a mio giudizio sarà il riandare le me- 
morie che tuttavia ci restano delle inondazioni più antiche, con esami- 
naiTie attentamente le circostanze, riguardo alle altezze alle quali sono 
giunte , e agli intervalli di tempo scorsi tra l' Tina e 1' altra . Se fatto 
lui tale esame, si troverà che le due ultime piene del ìy/^o e lySS 
hanno sorpassato di altezza le altre accadute per I' addietro, e che l'in- 
tervallo di iB anni scorso tra 1' una e 1' altra è il più breve del qua- 
le ci sia ricordo , sarà indizio che oltre le cause le quali hanno con- 
corso ne' tempi più antichi a produrre le inondazioni, conviene ammet- 
terne qualche altra , e questa se si vuole , potrà credersi che consista 
nel riempimento e rialzamento del letto <lel liume . INIa quando all' op- 
posto si venisse in chiaro , che il pelo delle piene modernamente non si 
è alzato oltre quei segni , a' quali giungeva quando il letto del fiume 
era più profondo quelle sette o otto braccia che vengono supposte : e 
se inoltre potrà addursi qualche esempio ne' tempi più remoti di due 
piene seguite dentro un intervallo minore di i8 anni, converrà dire che 
le istesse cause che produssero allora le inondazioni senza il concorso 
del preteso riempimento , sono quelle che hanno operato l' isiesso a' no- 
stri giorni ; e che però è vanità il ricorrere ad un' altra cagione , della 
quale non si abbiano ulteriori riscontri, e vano parimente il timore che 
le inondazioni per questo conto debbano riescire più frequenti e dan- 
nose neir avvenire , di quello che si siano sperimentale per il passato . 

Delle inondazioni, delle quali è rimasto memoria , non si trova k più 
antica della riferita dal nostro storico Gio. Villani , nella sua Cronica : 
la quale accadde il dì primo Ottobre 1 268 , e cagionò la rovina di due 
ponti , cioè della Carraia e di Santa Trinità e di molte case nella città . 

Uu' altra piena straordinaria d' Arno , la quale inondò il Sesto di S. 
Pietro Scheraggio e più altre contrade della città vicino alle sponde del 
fiume è registrata dal medesimo autore all'anno 1282 il gonio i5. Di- 
cembre . 

Segue la terza inondazione 1' anno j 284 il dì 2 d' Aprile , riferita 
parimente dal Villani, e sommerse anch' essa molta parte della città nel- 
la vicinanza delle rive d' Arno . 

L'anno 1288 nel dì i5 di Decembre seguì la quarta inondazione, 
riferita pure dal Villani, e durò un giorno intiero colla stessa violenza^ 
la quale conviene credere che fosse assai grande , avendo cagionalo la 
ro\ ina delle case e palazzi de' Gianfigliazzi « degli Spini , vicino al pon- 
te di S. Trinità . 



PERELLI i5i 

Ma ii'uina delle inoiulazioni segnile in Firenze ha iignaliato quella 
che accadde 1 anuu )555 il dì primo di ^o\eiulue, e si trova descritta 
mimuamenic dallo stesso A illaiii . che potè esserne testimonio di vista. 
Fra le circostanze particolari della detta inondazione è a notarsi prima 
la pioggia continuata di quattro giorni e quattro notti , che la precedet- 
te . Secondariamente 1' altezza dell" acqua , la quale nella piazza del duo- 
mo arrivò alla metà delle colonne di porfido situate lateralmente alla por- 
ta principale di S. Giovanni . al qual segno jion vi è memoria , che 
né prima né poi sia giunta altra inondazione . In terzo luogo la rovina 
de' due ponti di Santa Trinità e della Carraia seguila immediatamente do- 
po che, per la caduta di una parte della pescaia dell' Uccello, fu dato 
luogo alla forza della corrente di rodere e scavare il letto del fiume; 
esempio , che mostra chiaramente il pericolo che si correrebbe eseguendo 
il progetto di abbassare la detta pescaia per facilitare lo smaltimento 
delle acque delle piene , come è stato proposto altre volle. 

L' anno i3iio il di ao Ottobre crebbe Arno tanto , che uscendo 
da' suoi termini , allagò gran parte della città , e cagionò molti danni 
a' cittadini , al riferire dell'Ammirato. 

L' anno i456 segui un inondazione d' Arno, per la quale l' acqua 
si alzò più di due braccia nella piazza di Santa Croce e in allri luo- 
ghi della città , come riferisce il Ikioninsegni . 

Dal detto ainio i/^òG. fino a' temj)i del principato per lo spazio di 
anni Ho non si trova ricordo di altre inondazioni . 

Tra le inondazioni seguile sotto il principato la prima viene riferita 
dall' Ammirato , come accaduta ne' j)riuii tenq)i del governo de! duca 
Cosimo I. r atuio 1Ó44 nt^l mese d'Ottobre, ])er la quale Arno tra- 
boccando cagionò gravi danni sì alla città che alla campagna. 

La seconda ed insieme una delle maggiori delle quali si abbia me- 
moria . seguì regnando jiarinienie Cosimo I. l'anno lóòy il dì i'^. di 
Settembre. Questa , olire all'aver rovinalo 1' intiero ponte di Santa Tri- 
nità e gran parte di quello della Carraia, sommerse quasi due terzi del- 
la città alzandosi in alcuni siti, fino a 7 ed 8 braccia, come ajqniri- 
sce da un ricordo fra gli altri esistente tuttavia nel muro della faccia- 
ta di una casa posta ri'fel canto di via del Diluvio, che risponde alla 
piazza di Sr.nta Croce . La detta inondazione diede motivo al duca Co- 
simo L jirincipe di gran talento, e attivo e vigilante nel governo dello 
slato più forse di quanti regnassero a suo tempo, di pensare al rime- 
dio delle inondazioni per 1' avvenire con trattenere le acque della Sle- 
ve , e impedirne 1' ingresso in Arno in occasione di piene per mezzo 
delle cateratte adattate agli archi del ponte della Sieve ; pensiero, il 
quale dopo fatta , come è verisimile , maggior rifiessione alle dillicoltà 



i52 PERELLI 

di eseguirlo, e alle conseguenze dannose che avrebbe prodotte, fu la- 
sciato da parte . Ma se non potè il duca Cosimo pnr riparo alle inon- 
dazioni . con impedire V ingresso in Arno agli influenti ( impresa per 
altro . la quale lùspetto al Tevere fu giudicata impraticabile dagli stes- 
si Romani , nel tempo piii florido del loro impero ) non mancò di proi- 
bire espressamente il disfacimento de' boschi , e la cultura de terreni 
delle montagne; legge utilissima ^ e che meglio osservata avrebbe senza 
dubbio prevenuta la maggior jìarte de' disordini , i quali intorno al cor- 
so de" fiumi si fanno oggi sentire per la Toscana . 

Un' altra inondazione dopo la riferita del 1 557 seguì 1' anno 1 586 il 
dì 3o di Ottobre al tempo del duca Ferdinando I , la quale si ritrova 
descritta negli Opuscoli dell' Ammirato in una lettera di ragguaglio scrit- 
ta da lui a don Virginio Orsini. Da questa inondazione prese forse mo- 
tivo Antonio Lupicini geometra e architetto fioientino ne' suoi tempi di 
qualche stima , di scrivere un suo Trattato sopra i ripari delle inonda- 
zioni di Firenze , indirizzato all' istesso duca Ferdinando , e pubblicato 
neir anno i5c)i. 

In questo Trattato si riferiscono vari pensieri che correvano per le 
menti degli uomini di quell'età, intorno ai mezzi per liberarsi dalle i- 
nondazioni , e si trovano con poco divario gli stessi , con quei che si 
sono uditi in occasione dell'inondazione dell'anno scorso, che però ci 
daranno motivo di ragionarne a suo luogo . 

Neil' anno 1676 il dì 11 Ottobre per la pioggia continua che cadde 
per lo spazio di 24 ^^^ •> Arno traboccò dalle sponde , allagò gran 
parte della campagna, e molte delle strade di Firenze. 

L' anno 1677 sopraggiunse in Arno una piena tale che traboccando 
inondò Borgo Ognissanti , a segno che poterono navigarvi le barche . 

L' amio 1687 piovve continuamente nel dì 24 e a5 Gennaio, Arno 
crebbe a segno , che uscì dai suo letto , inondò tutta la campagna e in 
Firenze Borgo 0"nissanti . 

L' anno 1 688 il dì 8 Dicembre , Arno entrando per la porticuiola del- 
le Mulina sul prato inondò borgo Ognissanti e le strade vicine, talché 
gli abitanti furono costretti a valersi delle barche. Il dì 12 nella sera 
Arno traboccò di nuovo per le fogne . e 6 o 7 ore dopo crebbe tal- 
mente per una seconda piena che si alzò un braccio più della prima . 
La campagna da Pisa a Firenze rimase intieramente sott' acqua . 

L' istesso anno 1688 il di 26 Dicembre, Arno inondò per la terza 
volta tutta la campagna dalla parte di Valdarno, e in Firenze Borgo 
Ognissanti . 

Questa in breve è 1' istoria delle inondazioni precedute alle ultmic 
due degli anni 17406 1/58, delle quali mi è riuscito ritrovare ricordo 



PERELLI i33 

ne' nioriiimcnti pubblici e privati, clic mi sono capitali alle mani. For- 
se alciiiic alile saranno sognile nel vnou» Jcgl" intcr\aili più Innglii , 
quali sarebbero i due dal i^bG al i544' e dal i58G al i(Ì76, ma per 
la piccolezza loro, e j)cr non essere state segnile da vcrnno accidente no- 
tabile di ro\ine di edilìzi o altro, saranno, come segue dcili aweni- 
menll di poco conto andate in dimenticanza . Intanto dal riferito Un qui 
intorno le inondazioni, si raccoglie con certezza. Primo, che le inon- 
dazioni non hanno periodo slabile, né quanto alla grandezza, uè quan- 
to alla frequenza. Secondo, che le maggiori sono state le più antiche, 
cioè le accadute ncgl" ainii i353 e lóój, rispetto alle quali le acca- 
dute a' nostri giorni , meritano appena il nome di mediocri . Terzo , che 
l'intervallo di i8 anni scorsi tra le inondazioni dell" anno 17400 1758 
non è il più corto , giacché le due del 1 •iG'ò e 1 ^B-i non sono più lon- 
tane di 14 anni; tra quelle del 128*2 e 1284 corsero solamente due 
anni; tra quelle del 1284, e 1288 quattro anni; e finalmente nel 1688 
tra tre inondazioiù non corse che lo spailo di pochi giorni . 

E se vorremo tener conto d' intervalli maggiori , troveremo che dal 
principio del secolo fino all'anno corrente 1759 per lo spazio di 5c) 
anni , sicuramente non abbiamo avute altro che due inondazioni , quan- 
do dal 1268 al i553 nello spazio di 65 anni se ne contano 5, tra le 
quali la massima del i335; e dal 1676 al 1688 nel corso di 12 anni 
se ne hanno 6 ; conseguenze tutte opposte all' opinione che attribuisce 
le inondazioni moderne al rialzamento del letto d'Arno. Finalmente 
l'osservare nella serie delle inondazioni, le maggiori succedute indill'e- 
reniemente in tempi lontanissimi tra loro, non ostante i cambiamenti 
intanto seguiti nel snolo della Toscana, e le varie diligenze usate per 
impedirle , pare che induca a stabilire questa conclusione , cioè . che le 
inondazioni in un fiume della qualità d'Arno, il quale riguardo alla 
vicinanza delle montagne , alle materie che porla, e ai subiti e straor- 
dinari gonlianienti. si può dire che partecipi più della natura del tor- 
rente , che di fiume reale . sono disgrazie molle volte inevitabili , e che 
il darsi ad intendere di riparare a tutte , è 1' istesso che lusingarsi di 
riuscire nella cura di un male che di sua natura non ha rimedio. 

Prima però di passare più oltre mi dichiaro . che negando il riempi- 
mento del letto d'Arno, quale viene asserito da molli, non intendo di 
sostenere che il fondo del letto del fiume e il piano della città si tro- 
vino oggi all' islesso livello, nel quale erano ai lemiìi di Siila o di Ainii- 
bale , per non dire di Pirro o di Deucalionc ; anzi accordo volentieri, 
che r uno e 1 altro si siano notabilmente rialzati, come rispello al pia- 
no della città si deduce dai frammenti di colonne, iscrizioni sepolcrali 
e allrc antichità , che s' incontrano di quando in quando sollcrra scavando 



i34 PERELLI 

alla profondità di alquante braccia , e rispetto al fondo del fiume è ma- 
nifesto da altri riscontri. ]Ma concedendo senza dillicoltà che il fondo 
d Arno si vada successivamente rialzando , sono poi ben lontairo dal cre- 
dere , che il rialzamento si faccia con quella velocità clic viene suppo- 
sta ; ed al contrario sono persuaso che non andrebbe lungi dal vero , 
che in vece di quelle tre o quattro braccia che si assegnano per mi- 
sura del medesimo rialzamento nel corso di un secolo , si contentasse di 
uu braccio solo, e forse di assai meno. Ma perchè l'opinione di chi 
sente diversamente non manca di seguaci , tra i quali si conta nel pri- 
mo luogo il celebratissimo geometra ed architetto Vincenzio Viviani , 
mi farò lecito senza diminuzione di quella stima . che giustamente è do- 
vuta a sì glande uomo, di esaminare le ragioni addotte dallo stesso Vi- 
viani, })er provare il suo assunto nel libro che pubblicò l'anno 1688 
e dedicò al duca Cosimo III , col titolo di „ Discorso intorno al di- 
fendersi da riempimenti e corrosioni de' fiumi , applicato ad ^rno 
in vicinanza della città di Firenze >, 

Gli argomenti addotti dal Viviani in prova della sua asserzione si ri- 
ducono a' seguenti . 

Primo > il rialzamento del letto de' torrenti e fiumi minori tributari 
d' Arno , come apparisce evidentemente dall' interrimento delle luci de' 
• ponti, e dal vedersi gì' istessi fiumi e torrenti correre col letto superiore 
di qualche braccio al piano della campagna , nella quale una volta 
correvano incassali . Questo accidente generale de' fiumi minori viene dal 
Viviani attribuito al rialzamento del letto d' Arno , mediante il quale le 
foci de' fiumi tributari , che vanno a spianarsi sopra il di lui fondo , hanno 
dovuto per necessità rialzarsi ])er altrettanto spazio. Secondo, la quanti- 
tà delle ghiaie staccate da' monti, e condotte da Arno nel suo letto; le 
quali non potendo essere spinte dalla corrente fino al mare , anzi non 
passando il confine di j)0che miglia sotto l' irenze , non possono mancare 
di riempiere il letto nel tratto superiore. 

Terzo , 1' osservazione fatta dal medesimo Viviani di una panchina an- 
tica , nel muro che sostiene la facciata della loggia intesta alla fabbri- 
ca degli Ullizi, la qnal panchina ritrovata 1' anno 1678 sepolta tre brac- 
cia sotto il letto del fiume, j)reiende il Vi\iani che nel j 5ò'o quando 
dal cavaliere Vasari fu architellata la fabbrica degli Ullizi, restasse qual- 
che poco superiore al pelo dell'acqua bassa; al quaJ conto il fondo 
del fiume nello spazio di ] 18 aiuii si sarebbe rialzato più di tre braccia. 

Finalmente si allega dal ^ iviani in conferma della sua opinione lo 
scuoprimonto fatto in diversi tenijìi , coli' occasione di scavare il terre- 
no in vari luoghi della città , di lastrichi antichi sepolti al presente più 
braccia sotto il suolo delle strade . Tale per esempio fu il ritrovato 



PERELLI i35 

r anno 16G7 in via del Garbo appio del palazzo posseduto in antico dal- 
la nobil famiglia de' Cerchj , scavando alla profondità di g braccia e 
mezzo, sotto il quale fu parimente ritrovata una gran fogna murata, 
al presente dismessa e inutile all'atto; d' oinle pare clic possa arguirsi 
il sollevamento per altro e tanto spazio del pelo d' Arno , sopra il qua- 
le la detta fogna nel tempo clic fu fabbricata , dovè certamente avere 
qualche caduta . 

Queste sono in ristretto le ragioni addotte dal ^ iviani nel suo di- 
scorso , alle quali non di meno si può rispondere in primo hiogo , che 
allora solamente dal rialzamento del letto de' fiumi tributari d' Arno si 
concluderebbe necessariamente il rialzamento del recipiente , quando i 
Iribmari accennati rialzandosi non avessero mutata pendenza; ovvero che 
torna lo stesso, quando le linee de' fondi avanti e dopo il rialzamento si 
fossero mantenute parallele tra loro. Wa supponendo , come pare più 
coulorme alla teorica delle acque correnti e all'osservazione, che i fiu- 
mi nel rialzarsi il letto si siano accresciuta la pendenza , e che le mii- 
laKioni siano state maggiori ne' torrenti e ne' fiumi minori , e all' op- 
posto minori ne' fiumi di maggior j)ortata , dal rialzamento del letto 
di un fiume non si arguisce necessariamente il rialzamento della sua fo- 
ce , la quale supposto il rialzamento del resto del fondo, può restare 
all' istesso livello , o almeno sollevarsi d' assai poco in paragone de' punti 
del letto più lontani . JNon ripugna perciò , che il rialzamento ne' letti 
de' tributari in un dato spazio di tempo si sia reso molto osservabile , 
e in tanto appena sensibile nel letto d' Amo . 

la vece dunque di asserire col Viviani , che i fiumi tributari si sono 
rialzati i letti per cagione del rialzamento del letto d' Arno , pare che 
piuttosto debba dirsi il rialzameulo de' letti de' tributari è stata la prin- 
cipale , se non 1' unica cagione del rialzamento qualunque siasi del letto 
d' Arno . Ho detto qualunque siasi , perchè non è mia intenzione , confor- 
me mi sono espresso di sojna, di negare assolutamente ogni riempimen- 
to e rialzamento del letto d'Arno, ma bensì di ridurlo alla sua giusta 
misura. Il secondo argomento (a(Jdf)tlo dal Viviani e desunto dalla quan- 
tità delle ghiaie , che nel tempo delle piene si staccaiKj e sono portate 
nel letto d' Arno, onde per necessità devono riempirlo) perde, anch' es- 
so assai ^ella sua forza, rillettendo al disfacimento (Ielle ghiaie cagionalo 
dall' urto e arruoianiento tra loro , nel tenqìo che dalla corrente sono 
spinte al basso . Questo elletlo ajiparisce manifestamente dalla figivra ro- 
tonda della medesime ghiaie, e dalle moli immense di rena , nella qua- 
le si risolvono; le quali deposte ajipresso alle foci de' fiumi accresco- 
no in progresso di temju) per miglia intiere il lido del mare , come ac- 
cadde rispello al Tevere nella spiaggia d' Ostia , e riguardo ad .\nio 



i36 PERELLI 

islesso ne' Cotoni così delti de' boschi vicino a Pisa . Il terzo argomento 
dedotto da una panchina sepolta tre braccia sotto il Ietto d' Arno, e su- 
pcriore . come pretende il \ivianl, al pelo dell' accpia bassa ne' tempi 
del ^ asari , pare altresì poco con\ inccnte , non essendo nuovo , né insoli- 
to clic nel fondare. Le mura di un edilizio si lascino da' muratori una, 
o più pancliine sotterra . Nemmeno persuade gran fatto la ragione ad- 
dotta dal Viviani per provare , che le catene , le quali legano la paliz- 
zata , sopra la quale è fondala la muraglia già detta , dovessero al tem- 
po del Vasari essere al fior di terra e non alla profondità, nella quale 
furono ritrovale dal Viviani nel rifondare la stessa muraglia. La ragione 
accennata non è altra, che la diflicohà . la quale avrebbe incontrata il Va- 
sari volendo conficcare le catene al pali nella profondità di due o Ire 
braccia , a cagione delle sorgenti , le quali da un snolo ghiaioso e re- 
noso , come quello d' Arno , avrebbero inondata la fossa del fondamen- 
to ; quasiché nel letto di un fiume della qualità d' Arno . il quale in 
tempo di estate si riduce a somma magrezza, fosse impossibile l'asciu- 
gare coir aiuto delle trombe una fossa di poche braccia . Quanto all' e- 
sistenza de' lastrici amichi, e in ispecic di quello ritrovato scavando in 
\ia del Garbo alla profondità di y braccia e mezzo , con sotto una fo- 
gna murata , concederò 1' osservazione , ma assieme dirò , che il lastri- 
co e la fogna sono lavori de" primi Coloni di Firenze al tempi di Sii- 
la o d' Augusto . Di maniera che dato ancora che il letto d' Arno si 
sia rialzato in questo spazio di tempo i^er lo spazio slesso di g. braccia 
e mezzo (conseguenza, che per altro non è punto necessaria), il rial- 
zamento a ragione di 9 braccia e mezzo nel corso di iB secoli impor- 
terà poco più di un mezzo braccio per secolo ; misura che è poi non 
poco lontana dalle tre braccia , le quali il Viviani attribuisce al rialza- 
mento del letto d'Arno nello spazio di 127 anni scorsi dal i56o nel 
quale il Vasari architettò la fabbrica degli uffizi al 1678, nel quale il 
"\i\ianl scrisse il suo discorso. Parimente non saprei indurmi ad am- 
mettere così di leggiero ciò che dal Viviani si atìerma nel discorso ci- 
tato, cioè, che i plani delle stanze terrene delle case lung' Arno siano 
in oggi ridotti più bassi , otto o dieci braccia del plano della strada : 
parendo che tale asserzione venga contraddetta manifestamente dall' an- 
tichissima cliiesa de' Santi Apostoli situata in poca distanza dalla spon- 
da d' Arno . Questa chiesa a quello . che mostra la sua architctuira . può 
credersi fa])bricata là presso il mille , benché una volgar tradizione ne 
attribuisca la fondazione a Carlo Magno. Il suo pavimento al presente è 
poche dita j)iù basso del piano della piazzetta contigua ; eppure dovreb- 
J)e essere inferiore all' istcsso piano otto braccia se fosse Acro che 1 j)iani 
delle strade contigue alle sponde d' Arno si fossero rialzati d' altretianlo. 



PERIELLI i37 

E ammettendo ancora , che al piano di detta Chiesa nei tempi \icini al- 
la sua Ibndazione sì salisse per otto o dieci gradi, il più che si possa 
concludere è , che il suolo della piazzetta contigua nel corso di 700 an- - 
ni si sia rialzalo circa tre braccia : e però il rialzamento del letto d' Ar- 
no , dal quale, secondo il \i\iani, è stato causato il rialzamento del 
suolo della piazzetta . non eccederà mai no\e soldi per secolo; determi- 
nazione anch' essa molto lontana dalla stabilita dal Yi\iani nel discorso. 

Finalmente per dire qualche cosa di più preciso in projiosito de' rial- 
zamenti del letto d'Arno, aggiungo che coli' occiisi(jne di assistere in 
qualità di matematico alla ^isita latta da S. E. il Signor j)residente 
Pompeo Neri l'anno 1740 <li tutta la campagna ])isaHa , tro\iuidomi 
nella terra di Castel Franco di X'aldarno di sottcj, feci \arie diligenze e 
osservazioni per iscuoprire la quantità del rialzamento del letto d' Arno 
nelle \icinanze di detta terra ; e dopo di a\er paragonali a tale oflelto 
i segni delle piene dei di\ersi tempi, esistenti nel muro del callone, e. 
riconosciute le aggiunte fatte alla pescaia dello stesso callone , con ave- 
re inolile, per mezzo della li^ellazi()ne , ricercata la dill'erenza della ca- 
duta del pelo antico e moderno delle ac([ue basse rispetto ad alciuii se- 
gni stabili : ritrovai da ultimo, che tutte le osservazioni si accorda\ano 
in dare al letto del liume il rialzaiuenlo di uà braccio in circa in lui 
secolo. Che però, fipplicando 1' istessa regola a quel tratto di letto d' Ar- 
no , che passa per la città di Firenze, si iro\a, che il rialzamento dal 
tempo nel quale scrisse il \iviani lino al ])resente , si riduce a poco più 
di 14 soldi . Se poi una mutaziotie cosi tenue nel letto d'Arno sia ca- 
pace di produrre li sconcerti che si temono, e se metta però il conto 
d' impegnarsi in lavori di molta spesa e, quel che è peggio, di esito 
iucerto,nii rimetto al giudizio di chi intende, 

jN'ou tacerò intanto che il discorso fatto lin qui snpjìone il letto d' Ar- 
no continualo iu un sol tronco senza inteiruzioiie dall' Ancisa, o dallo 
sbocco della Sicve lino a Signa. Ma rilleiiendo che il letto d'Arno, in 
quella parte che passa per la città, è lealmente compreso tra Cwc ter- 
mini stabili, cioè tra le pescaie di S. Niccolò e dell' Uccello, e che \a 
col fondo a finire sul ciglio di quesl' ultima, s' intende age\ohiieiile . che 
supponendo ancora il rialzamenlo del letto d' Arno nel resto del suo cor- 
so , maggiore assai di quello che si è stabilito, tanto il letlo d'Arno, 
nel tratto compreso tra le due pescaie aceennale . non de\e riseniinie 
alteiazione \ennia; e che (juesla solanu'nle avrebbe luogo allora quando 
venisse ad alzarsi , o abbassarsi il cigli(j della j)escaia dell' l'ccello: op- 
pure (piando d letto del linme n('l tratto Inferioic alla pescaia si ricni- 
j>isse ni modo , che rnnaneiido sej)olta la [H'scaia nell' iiuerraniento. il let- 
to si stendesse in lui sol tratto continuato lino alla pescaia siiperioie di 

1» 



i38 PERELLI 

S. Jiiccolò ; caso il quale , secondo che si è dimostrato di sopra , parlan- 
do della niisiua de' rialzamriiii , non m ò apparoir/a cl:c sia per segui- 
re , se non dopo qiialciie secolo . JNlcrita però somma lode la risoluzione 
presa nel tempo del governo del duca Cosimo terzo , al riferire del Vi- 
\iani. il <piale ne fu il piincijìalc promotore, di fissare coli' autorità 
pubblica per mezzo di un editto scolpito in marmo e incassato nel muro 
contiguo alla jicscaia dell' Uccello . 1' altezza del suo ciglio, per togliere 
in futuro la facoltà all' interesse di cagionare gli sconcerti , che ne ver- 
rebbero in conseguenza ; cioè . accresf>:ndola , il riempimento del letto 
d' Arno : e diminuendola, il perieolo che la conente, al sopraggiungere di 
qualche piena straordinaria , rodeudo . swdzando le pile de' ^jonti ne cagio- 
nasse la roAÌna,e particolarmente del tanto celebre ponte di S. Trinità, 
capo d' ojiera dell' architettura . SoUnuente era da desiderarsi , che il \'i- 
viani, o chiunque altro fu 1' esecutore, nel fissare 1' altezza del ciglio del- 
la pescaia . in\ece di rifirirla a un segno incastrato nel muro e lacile ad 
esser cambiato di sito, 1' avesse riferita per mezzo della li\ellazione . a un 
termine più slabile e non sottopposto a mutazione: quale sarebbe la im- 
postatura di uno degli archi del ponte più micino, o altro equivalente. 

Non tacerò , che non ]»oco sarebbe parimente il vantaggio , che si ri- 
caverebbe dal praticare 1' istessa diligenza nel rimanente del corso d'Ar- 
no, col riferire per mezzo della livellazione l'altezza del ciglio delle 
jwscaie e la profondità delle sezioni più vicine , prese per quanto si 
imo , in distanze uguali ai segni stabili che si incontrassero alle ripe. 
A questo modo si avrebbe un profilo regolare delle cadute e dell' an- 
damento del fondo : il qual profilo , oltre al darci la notizia esatta 
delle mutazioni che vanno succedendo nel letto , riguardo al rialzarsi 
o al profondarsi, e a toglier varie controversie , somministrerebbe molto 
lume per i lavori che dovessero intraprendersi, relativamente alle ripe o 
al letto del medesimo fiume ,^na simile operazione intorno le cadute 
<1' Arno fu da me proposta alcuni anni sono . 

Dalle considerazioni fatte fin qui credo che sia , se non m' inganno , 
provato abbastanza, che la condizione presente della città, rispetto al 
pericolo e al danno delle inondazioni , è con poco divario la stessa che 
aveva luogo ne' secoli scorsi; e però quando volessimo contentarci di non 
trovarci in peggior termine di quel che già si trovassero i nostri ari, 
non occorrerebbe pensai* ad altro . Ma giacché pare , che la brama del 
pubblico voglia che si cerchino i mezzi possibili per allontanare lui si- 
uiil disastro (e già coli' occasione dell' ultima inondazione si sono uditi 
vari pareri e progetti tendenti a <juesto fine , i quali in sostanza son gli 
stessi con gli esposti ìG'ó anni fa da Aiuonio Ltipicini, nel suo discorso 
ineuiiouaio di sopra) mi prenderò la libertà di sottojiorli ad un breve 



PERELLI y3i 

esame : riferendomi però sempre al sopra citato discorso del I.upicii)i • 
j)er fugp;ire ogni occasione di dispute, da me scrrraamente aLbotrite: con 
aggiiignere in lino quei prowedinicmi , i (jiiali, avendo lignardo alia fe- 
licilà dell' esecuzione . alia modicità della spesa e alla sicurezza dell' e- 
sllo , giudico che meritino la jnefcrenza . 

I progetti esposti dal Lnpiciui possono ridursi a tre ; il primo de' rpia- 
li consiste in diminuire 1" acqua delle piene d' Arno prima che giunga- 
no nella città , con lasciare 1' ingresso libero solamente a quella porzio- 
ne che non ecceda coli' altezza i teiraini consueti; e questo può clle- 
nersi in due modi. Uno con derivare dal finiuc un ramo il quale, prin- 
cipiando dalla Nave al Moro, ritorni a metter foce nel tronco princi- 
pale vicino a Peretola. 1^ l'altro con aprire un di\crsivo superiormente 
alla pescaia di S. Niccolò: mediante il quale l'acqua soverchia delle 
piene, entrainlo j)er uno scavo manufatto liclla fossa delle mura della 
città , si conduca Ihio alla fortezza di S. Gio\anni, e dalla fortezza per 
una nuova fossa si faccia entrate in Mugnone vicino al junite alle .Mos- 
se , e riiialmente per il letto dell' islesso INlugnone in Arno. 

II primo de' due modi accennati è con ragione rigettalo dal Lupid- 
ni ; e l'altro al contrario è appro\aj.o e sostenuto con di\ersi arg(,- 
menti . E veramente conviene confessare che il progetto di un diversi- 
vo, ii quale assorbendo le acque sovrabLondanli delie piei.c assiemi la 
città dalle inondazioni , ha qualche cosa di così plausibile , e seduce 
colla sua semplicità e facilità apparente in modo, che non è da mara- 
vigliarsi se impose al Lupicini , e se d(ipo ancora in ogni tempo ha 
trovati de' difensori. 

Con lutto ciò non mi dillido di far vedere, che esaminandolo più ea 
vicino, vi si troveranno dilllcoltà lali da obbligare chiunque vorià con- 
siderarle ad abbandonare il ]»eiisiero di eseguirlo. E giacthè la ragio- 
ne più forte addotta dal Luj)iciiji per sostenere il suo assunto consiste 
in un esempio preso dall' Adige, mostreiò in questo j, articolai e la dif- 
ferenza che passa da liume a liume : mediaiiie la quale gli esempi tol- 
ti dall' Adige , dal Po , dal Reno , e da altri di siniil fatta non posso- 
no senza errore apj)licarsi al caso nostro . 

1 fiumi che corrono torbidi, generalmente si dividono in due elassi. 
Nella prima si comprendono i fiumi maggiori, che corrono per jiiant;- 
re ])oeo declivi col letto stabilito o in terra o in sabi)ia . f.a seconda 
contiene i torrenti e i fiumi minori con i letti composti di brecce e di 
ghiaia. Proprietà costante de' piiini è il riconoscere la proj)ria veloci- 
tà dall' altezza del corjio d' aequa che coudueoiio. e non dalla peinlen- 
za del fondo, la quale ordinariamente è piccolissima o nulla. Al conlia- 
rio nei secondi , benché 1' altezza del corpo di acqua concorra a 



i4o PERELLI 

icndcrH ]>iù ^cloci, non di meno gran parie della yelocità è dovu- 
ta alla decli\ilà del fondo: la quale non casnale . ne sottoposta all' ar- 
3)itrio dell architetto, ma determinala dalle circostanze particola] i d'o- 
gni fiume e torrente, dipende da una sorte di equillLiio tra il momen- 
to delle Lrecce e ghiaie del fondo , e la forza della corrente die la 
spinge a basso. Un'altra di\ersiiù non meno degna di considerazione, 
che si osserva tra gli uni e gli altri, consiste nelle mutazioni del fon- 
do e del filone. Nei primi con tutto che né il fondo nò il filone si man- 
tengano sempre nell' istesso stato, pure le mutazioni che accadono, so- 
no meno frequenti , più lente , e si estendono per maggior tratto . Al 
contrario ne torrenti poche sono le piene . le quali col gettare qua e là 
ridossi non mutino la sujierficie del fondo, e non obhligliino il filone 
a candjiarc spesse volte silo e direzione , a cagione degli intojìpi che 
incontra, e delle diverse riilcssioni e moti dell' acqua corrente. Questa 
istessa incostanza del fondo e del filone nei fiumi che corrono col letto 
stabilito in ghiaia , è la cagione per la quale diflicilmenie so])portano 
di esser ristretti in termini a proporzione cosi angusti, come quelli de' 
fiumi col letto stabilito in sabbia, e per cui venendogli ristretta l'am- 
piezza del letto, con facilità scalzano e corrodono gli argini e le ripe. 
Dalle due difl'ercnze esposte si raccoglie agevolmente la ragione del- 
la terza , che passa parimente tra i fiumi reali , e i torrenti in ordine 
alle diramazioni e ai diversi\i. JN'e' fiumi reali, i quali corrono col let- 
to orizzontale e non portano nelle piene se non materie sottili di re- 
na e di terra , non è insolilo , né di gran difficoltà , 1' aprire coli' esca- 
vazione canali assai ampli di diversione. Anzi non di rado accade , che 
il tronco principale si divide spontaneamente in piìi rami, e che que- 
sti e quelli si mantengono lungamente senza interrarsi ; non altro perciò 
richiedendosi , se non che V altezza dell' acqua che vi corre , sia grande 
abbastanza per imj)riracre nell' acqua la velocità necessaria , ad efietto di 
sostenere la rena e la terra delle torbe , senza lasciarle cadere a fon- 
do : il che in fiume della portata dell' Adige e del Po agevolmente si 
ottiene. INon è dunque maraviglia, se dall' Adige si deriva il canale 
Bianco , e se oltre V antichissima diramazione del Po mentovata da Po- 
libio , si è veduto il Po dall' undecimo al decimosesto secolo correre 
diviso ne' due rami di Ferrara e Venezia , e se dopo che le acque si 
sono intieramente rivoltate nel ramo di Venezia , 1" istesso Po di Venezia 
presentemente si divide alla punta di Ariano , nei due rami di Ariano e 
delle Fornaci , senza mettere in conto altre diramazioni minori , Non co- 
sì accade ne' torrenti , e ne' fiumi che corrono col letto stabilito in ghia- 
ia , In questi trattandosi del dividere in più rami il tronco principale , 
e di eslrarre per mezzo di un canale una quantità d' acque che abbiano 



PERELLI i4i 

notahii proporzione a quella del fiume , se non si daranno al letto di 
ciasclicdiino de"" rami , o del canale quelle pendenze o larghezze per 
r a]ipniit() che richiede il corpo di acqua che de\e corrervi, e la qua- 
lità e quantità delle materie che porta . si può predire sicuramente, che 
r opera avrà infelice riuscita . Ora, il determinare nel letlo di un llu- 
mc torbido le condizioni di pendenza e larghezza , per le quali |si ri- 
duca in istato di permanenza senza più alterarsi, è un problema così dif- 
ficile , che tutte le notizie acquistate Un'ora nella dottrina delle acque 
correnti non danno lume bastevole per risolverlo. E quando pure ope- 
rando a caso , per un eccesso di buona fortuna si incontrasse a coglie- 
re nel segno : come assicurarsi che alle prime piene il fiume , o gettan- 
do un ridosso vicino alla bocca del canale, o infilando colla direzione 
della corrente 1' istesso canale , non lo riempia colle deposizioni , oppu- 
re incamminandovi il maggior corpo delle acque non riempia successi- 
vamente, e lasci il tronco ^""incipale in secco? Ebbe però ragione il 
Lupicini di affermare nel suo discorso , che facendosi il fosso alla Nave 
al Moro ben cajìace, smaltirebbe assai delle acque che passano per Fi- 
renze , ma che tale impresa porterebbe pericolo , che nel tempo delle 
piene, il filone dell' acqua non si voltasse nel nuovo letlo e corrodesse 
lutti i beni che sono da Peretola alla porta S. Gallo. E bensi maravi- 
glia , che il Lupicini non si accorgesse , che 1' istesse difiicoltà, o poco 
dilferenti , le quali militano contro il progetto del canale da derivarsi 
dalla ]\ave al Moro, si inconlrerauno ancora nel progetto del diversi- 
vo sopra la pescaia a S. JNiccolò, abbracciato da lui. 

In fatti se la soglia del diversivo doArà tenersi bassa al livello del 
fondo del fiume , è manifesto , che il diversivo o acqualoio , come lo 
chiama il Lupicini , tornerà in sostanza 1' istesso cou un canale , nel 
qtiale si dirami 1' acqua del fiume , e avranno luogo gli slessi inconve- 
nienti . E se col tenere più alta la soglia del diversivo, e il resto ben 
munito di regolatori di pietra, o in quahnique altro modo, pretendere- 
mo di assicurarci dal pericolo esj)()sto di sopra ; non di meno rimarrà 
sempre la dilHcoltà di far sì, che nelle diverse piene che sopravverranno 
( benché la direzione del filone e la bassezza del fondo in diversi siali 
del letto si \ada successi\amenle mutando) tanto il diversivo seguiti a 
scaricare quel corpo appunto di acqua che bisogna, ])er impedire le i- 
nondazioni , senza eccedere nel più e senza difettare nel meno . iS'el pri- 
mo de' quali due casi è manifesto , che il fiume sotto il diversivo rima- 
nendo troppo povero d' acque, perderebbe tanto di forza da non aver 
più vigore da s]»ingere abbasso lo ghiaie: e però deponendole per viag- 
gio darebbe ben presto occasione , nella parte del letto die j)assa per 
Firenze , a que 1 riempimento , del quale tanto si è temuto fin'' ora . 



i42 PERELLI 

Nel secondo non perderebbe è vero la forza , ma rimanendo con sover- 
chio carico di ac<{uc , darebbe come per 1' avanti occasione alle inonda- 
zioni. Questa difficoltà sola, per tacere delle altre , a mio giudizio è in- 
superabile; ed acciò ninno s' immagini, che il detto Un qui si restrin- 
ga ne' termini di una speculazione ideale senza riscontro d' esperienza , 
aggiungo che non si ha forse esempio di torrente o di fiume della qua- 
lità d' Arno ( almeno a me non è mai sortito di vederne alcuno ) , nel 
quale il rimedio de' diversivi, per diminuire le ghiaie e meglio la ac- 
que delie piene, e con questo mezzo difendersi dalle inondazioni, abbia 
sortito il suo effetto . 

All'opposto si osserva in tutti costantemente , che. o il diversivo è di- 
venuto inutile adatto, e le inondazioni hanno continuato ncll' istesso mo- 
do : oppure il letto del fiume dal diversivo in giù si è ripieno e rial- 
zato a segno , che il fiume da ultimo, dopo aver più volte squarciate le 
arginature , è stato obbligato d' incamminarsi per altra strada , Conclu- 
diamo dunque , che il progetto di diminuire le acque delle piene d' Ar- 
no per mezzo di diramazioni e diversivi, ali" cU'etto di asslciuare la cit- 
là. dalle inondazioni, non è, per servirmi di una frase usata in queste 
materie, ajìpoggiato alla teorica e alla pratica; e però 1' intraprendere 
di metterlo in esecuzione , sarebbe 1' istesso che impegnarsi in una gra- 
vissima spesa con molta probabilità di gettarla ^ia, E se venisse 0])po- 
sto che seguitando a rialzarsi, benché lentamente , il letto d' Aiuo fi- 
nalmente giungerà dentro Firenze ad ini segno, che sarà necessario stor- 
nare una parte dell'acqua prima che entri nella città, per non \ederla 
sommersa da ogni piena , e perù converrà ad ogni modo ricorrere ai 
diversivi ; rispondo , che in tal caso stimerei minore inconveniente e o- 
pera più rhiscibile distornare intieramente il fiume dalla città con un ta- 
glio , principiando sotto Uo\ ezzano , e seguitando a dirittura tino allo 
sbocco di Mugnonc, con derivare per mezzo di tuia cateratta lui cana- 
le per il comodo de" mulini , e pt r 1' uso delie arti : nel modo che si 
vede praticato a Lucca e in Pisa con i canali del Serchio , e in liologna 
con quello del Reno. 11 caso però del riempimento d'Arno fino al se- 
gnato ed accennato segno è ancora molto lontano; e toccherà a' nostri 
posteri il pensiero di ripararvi. Vi sarebbero altre considerazioni da fare 
in questo proposito; ma per non dilungarmi di soverchio, parendomi 
che possa bastare il già dello, passerò ad altro. 

11 secondo progetto menzionalo nel discorso del Lupicini , è d' abbas- 
sare il Ietto del fondo d' Arno nel tratto che passa per la città ; il che 
può farsi in due modi: cioè coli' abbassare in tutto o in parte le pesca- 
ie di S. INiccolò e dell' Uccello: ojipure , lasciando intaiie le ])escaic 
accennate, coli' escavazionc manufatta. Il primo modo, olire il privare 



PERELLI 143 

la città del comodo tanto importante de' mulini . osporrcLbc le fahbn- 
clie de' ponti e degli edilizi che fanno sponda al fuime , al pericolo e- 
vidcnte della rovina , e non occorre ragionar di vantaggio . Il secondo 
non può CJidere in m<Mite^ a chi si sia, mediocremente isirnito della na- 
tura de' fninii della q^nalità d'Arno; de' quali generalmente è proprio 
il richiedere una pendenza detcrminata in ogni pane del loro corso per 
ismaliire le brecce e le ghiaie, e il non patire che gli sia diminuita col- 
r escavazione, senza sforzarsi di ricuperarla al sopravvenire delle piene , 
ricuijHeudo il fondo colle deposizioni , e rialzandolo al segno di jirima . 
E percliè il fondo <1" Arno in quel tratto clic passa per Firenze , fini- 
sce in un termine st.ihile , cioè nel ciglio della pescaia dell'Uccello, è 
manifesto, che ogni cscav azione che si facesse , diminuirobl>e necessaria- 
mente la pendenza : onde il tratto escavato tion potrebbe mancar* di 
riempiersi ben presto ; e però lo abbassare per questo mezzo il fondo 
del liume riuscirà sempre dei pari inutile e dispendioso. 

Il terzo progetto menzionato dal Lnpicini consiste nella fabbrica di 
due fogne , le quali raccolgano le immondezze , e tutte le acque j)io\a- 
ue della città e abbiano l'esito fuori della città in Arno, chiudendo 
sussegucntenicnie ogni altra apertura che sbocchi in Arno dentro la cit- 
tà , e rialzando le sponde quanto bisogna per assicurarsi dalle piene. 
Questo progetto ancora è nno di quelli , i quali colla semplicità e age- 
volezza apparente impongono a prima faccia; ma, facendone l'esame 
con diligenza , si tro\a,clic ha la sua difllcoltà e non piccola , nella ese- 
cuzione. Pfimieraracule, la lunghezza considerabile del tratto, per il qua- 
le conAcrrà condurre il canale della fogna fuori di Firenze prima di 
sboccare in Arno , volendo tenere la soglia dello sbocco a qualche al- 
tezza dal fondo del fiume , per non essere obbligati ad ogni piena ad 
abbasssare le cateratte , e al pericolo , non abbassandole in tempo , che 
il canale resti interrato dalle torbe. Secondariamente il mancamento della 
pei»denza , il quale sarà causa che 1" acque piovane si smaltiscano con 
poca felicità e il fondo si riemj)ia colle deposizioni e colle immondez- 
ze in modo tale , che sarà necessario sca\arlo e riptdirlo frequentemen- 
te con incomodo e spesa non leggera . In terzo luogo merita riflessio- 
ne il luogo o il suolo della città di Firenze , il quale in molti luoghi 
non è disj)osto a seconda della corrente d' Arno , ma j)iuttosto a ro\e- 
scio , come per dare esempio , dal Fondaccio di S. Niccolò al ponte 
Vecchio. Che ])erò dovendo il fondo delle fogne secondare colla sua pen- 
denza la cadente d' Arno e inoltre restare inferiore ai più bassi fondi 
della città . con\errà in qualche sito seppellirsi colla fabbrica della fo- 
gna sotto il terreno , o la supeificie di esso , con che si accrescerà no- 
tabilmente la spesa , e la diiUcoltà del lavoro . lu quarto luogo la 



i44 PERELLI 

profondità tlell' cscavazioiie , e la lenteiza del corso dell' acqua nelle fo- 
gne renderà necessario una buona grossezza di muro , il fabbricarlo a 
tenuta , acciò le acque, trapelando e passando da un suolo all' altro del 
terreno , non infettino i jiozzi delle case vicine . con jiregiudizio della 
sanità degli abitatori. Ed è nianifcsio. che una fattura di questa sorte, 
congiunta alle altre degli sterri , de' lastrici ec. non potrà eilettuarsi 
senza dispendio esorbitante. 

Finaliuente sarà sempre un eccezione a questo progetto, quando an- 
cora la dillicoltà e la spesa in eseguirlo non fossero così gravi, il po- 
tersi ottenere 1' istesso iuic con minore aggravio e per mezzo più faci- 
le , conforme vedremo appresso . 

Resta l'esporre quei provvedimenti, i quali secondo il mio parere 
possono essere suUìcien ti a difendere la città dalle inondazioni, non già 
indistiiuamente da tutte (impresa la quale come si è detto di sopra de- 
ve riputarsi per impossibile , almeno lino a che Arno continuerà al suo 
passaggio per mezzo della città), ma dalle mediocri, e perciò più fa- 
cili ad accadere . I mezzi per ottenere il line projìosio soiu): o esterni 
riguardo alla città: o interni. Gli esterni si riducono ad un solo, cioè 
al premere nelF osserv anza della legge , la quale proibisce il distruggi- 
meuto de' boschi delle montagne , e il dissodarne il terreno per semi- 
narvi le biade. Non vi vuol molto a comprendere, che disfatti i bo- 
schi, r eflelto che deve seguire necessariamente è, che le acque delle 
piogge non trovando per istrada impedimento dalle macchie, precipiteranno 
a basso con velocità , e passando j)cr i terreni già smossi dall'aratro, si 
caricheranno di terra e di pietre, conduceudolc ne" letti de' torrenti , i 
quali perciò dovranno riempiersi e rialzarsi. Inoltre la medesima quan- 
tità d' ac(pia , la quale traiienuia dalle ])ianle ed eioe delle terre an- 
cora incolte scenderà più leiuamente, e inij)ieglierà maggior lemjH) per 
giungere a ingrossare i torrenti conducendovisi dopo le culti\ azioni in 
tempo più breve, renderà le j)iene ])iù corte nella durata, e in conse- 
guenza maggiori. Quello che succederà ne' torrenti viciiù alle monta- 
gne, dovrà ])roporzionatamente aver luogo ne" linmi minori, ne" quali 
i tornMui mettono foce, e finalmente in Arno, che è 1' ultimo recipien- 
te di tutti . In fatti chiunque ha fatta qualche osservazione nel fiumi e 
torrenti della Toscana resterà d' accordo , che non solamente i letti de' 
torrenti si sono da qualche tempo in qua rialzati , disponend(«i in li- 
nee più inclinate verso lo sbocco, ma sono ancora divenuti incapaci di 
contenere le acque delle piene senza versarle fuori delle arginature: e 
pelò è convenuto per riparare i trabocchi e le rotte, tralasciando o- 
gni altro espediente, dilatarli a maggior larghezza. Volendo adunque 
impedire l'altezza soverchia delle piene d'Arno, e uell' istesso tempo 



PERELLI j45 

prolungarne la durata con vantaggio della navigazione , ritardando al 
possibile il riempimento e rialzamento del t'ondo, il conservare i Loschi 
e la superficie de' monti esente quanto si può da ogni mutazione , è di 
necessità indispensabile . 

I provvedimenti da porsi in opera dentro il recinto della città crede- 
rei die potessero restringersi ai seguenti . Primieramente fa di mestieri 
alzare la sponda d' Arno nella parte della città situata a trmiontaiia , 
disponendo la sommità in un letto orizzontale , o al più inclinata secon- 
do la cadente del pelo d' Arno, la quale vicino a Firenze s' abbassa sot- 
to r orrizzontalc circa due braccia per miglio . Per la quantità del rial- 
zamento può bastare un braccio, principiando dal tratto immeiiiaiamen- 
te superiore al ponte a Uubacontc e seguitando fino alla coscia del pon- 
te alla Carraia . Il simile deve praticarsi uella sponda della parte della 
città posta a mezzo giorno, tirando un' altra retta inclinata all'oriz- 
zonte ncir islesso modo , la quale passi per la sommità della sponda in 
modo , che le dette due rette in ogni sezione del fiume restino nell i- 
stcssa altezza dal piano del fondo . In secondo luogo . prolungando le 
due rette accennale di sopra e di sotto fino alle due pescaie di S. Nic- 
colò e dell' Uccello, è necessario chiudere tutte le aperture del muro, 
che resteranno inferiori alle dette rette . o siano porte per scendere n< I 
fiume. finestre di cantine, o in somma di qualunque altra qualità, 
fuorché le sortite nel fiume destinate ad uso pubblico e gli sbocchi del- 
le fogne , ai quali si jìiglierà conqìcnso nel modo che appresso . E se 
venisse (q)poslo , che un provvedimento di questa sorte non potrà man- 
care di dispiacere a' diversi particolari . i quali limarraimo privi della 
comodità di scendere in Arno a bagnarsi e con qualche stanza delle lo- 
ro abitazioni priva d' aria e di lume, risponderò, che mollo rari sono i 
casi, ne' quali l'interesse pubblico e il comodo o l'interesse j)rivaio 
s' accordino da per tutto senza eccezione . Al danno delle stanze accic- 
cate può rimediarsi , o con aprire altri lumi,o dove ciò non ])ossa ef- 
fettuai si , con dare la soddisliizione equi\ alente ai proprietari . 10 quanto 
alla jìroprietà delle sortite nel finme , servendo queste ])rr delizie, ed 
essendo concedute ai particolari per pri\ilegn), non possono i luotlesi- 
mi dolersi di sentirlo revocato , quando 1 inieressc" del pubblico cosi ri- 
chiede . Slimo superfluo l'aggiungere, che i terrazzi de' particolari , i 
quali rispondono nel fiume . devono per legge iiKlis|)eiisabilc tenersi al- 
ti colla sommila da' j)arapelli fino al livello dclli^ rclie descritte di 
sopra . 

In terzo luogo è da provvedere agli sbocchi d<lle fogne, acciò, en- 
trandovi di rigoigo le uccpie delle piene . non ricn)j)iii;io prima i lomli 
più bassi delle case e jioi si spaiuLìno ad aliiigare la città. .\ tal elletto 



i46 PERELLI 

non saprei trovare miglior partito , che il munire gli sbocchi già detti 
con rigami di pietre murati per introdurvi le cateratte , da calarsi subi- 
to che r altezza del pelo dell' acqua nel liume sia giunta ad un segno 
determinato . Deve inoltre avvertirsi di ridurre la luce de' medesimi 
sbocchi alla sua giusta misura , scemandone V ampiezza dove apparisce, 
come accade in molti. Parnncnte tornerà molto in acconcio il cluuderne 
quanti è possibile , condurre le logne più vicine ad unirsi in una sola 
foce , valendosi per<lò del canale della più bassa . Con questo regola- 
mento , il quale da ])rincipio piwj essere che riesca alquanto difficile e 
incomodo , ma che 1 uso lo renderà sempre più facile , crederei che la 
città restasse bastantcuieiuc difesa dal pericolo e dal danno de' ringor- 
glii delle piene per mezzo delle logne . Finalmente in quarto luogo sti- 
mo necessaria una rivista generale alle mura delle sponde d' Arno da am- 
bedue le parti della città per lunghezza, in tutto il tratto, che corre dal 
fondo del fiume fino al livello delie due rette descritte <\ì sopra, che passa- 
no perle sommità delle medesime sponde ; .e ciò ad efietlo di riserrare e 
ristuccare con buona calcina e pozzolana tutte le buche che si ritrovassero 
nelle mura predette , intonacando oltre a ciò di nuovo coli' istcssa ma- 
teria tutti quei siti del muro, che fossero riconosciuti averne bisogno. 
Il motivo è per assicurarsi che 1' acque delle piene., penetrando a tra- 
verso delle mura accennate, non s' introducano fra gli strali del terreno 
a cagionare le inondazioni . Dico così, perchè il suolo nel quale è posta 
Firenze, non è in tutto di terreno forte chiamato pancone, il quale re- 
siste al passaggio delle acque , ma in molti luoghi è compeslo di ve- 
ri strati di calcinacci e altre materie porose , per le quali trapelando 
le acque delle piene , possono più facilmente penetrare e riem])iere i 
fondi più bassi, e in seguito dilatarsi per la città. La diligenza del ri- 
sarcire le mura delle sponde fino al fondo d'Arno, servirà ad allonta- 
nare un simil pericolo; giacché gli strati del suolo alla profondità del 
fondo del fiume si ritrovano da per tutto composti di terreno forte im- 
penetrabile alle acque . 

Ed ecco , illustrisimo signore , esposto nel miglior modo che ho saj)u- 
to , quel tanto , che dopo matiua riflessione è sopravvenuto alla mia de- 
bole intelligenza sopra una materia così dibattuta . Molti altri lumi e ri- 
pieghi d' importanza potranno esser suggeriti in questo proposito da sog- 
getti sperimentati , e forniti di maggiori notizie; tra quali ogni giustizia 
richiede, che si nomini l'illustrissimo sig. senatore Filippo Guadagni, 
degnissimo attuale provveditore del magistrato della Parte. A me baste- 
rà d' aver prontamente obbedito ai di lei cenni , e incontrata 1' occasio- 
ne di farmi sempre più conoscere quale con lutto V ossequio mi do 
r onore di dichiararmi . 

Di Casa 23 Marzo J~59 



i47 

ALCUNE CONSIDERAZIONI 

RISGUARDANTI 
- LA RELAZIONE DEL DOTTOR 

TOMMASO PERELLI 

INTORNO all' arno DENTRO LA. CITTA 

DI FIRENZE 

D I 

PIETRO FERRONI 



X 



ra le snpiuc per fnmn scriunre inedite concerncrili alt' iilronietria, 
verso il mezzo del secolo X^'1I1 Acryaic dall' aurea penna del mateinaiico 
douor Tommaso Pcrelli , primo astronomo dello studio di Pisa, e già repu- 
tato dall' abate don (luido (Irandi Camaldolense il più valente e facondo 
de' suoi numerosi ijlustii discepoli , una ve n' ha veramente di tutti i 
numeri, conservala autografa non da' eredi di lui, ma da qualcuno de- 
gl' ingegneri o architetti d'acque contemporanei o posteriori di poro, 
consolantissima riguardo a Firenze e all' agricoltura toscana, d' argonu-n- 
10 patrio inq)ortantc ed a ben trattarsi dillicultoso, e che a senso mio 
lìempic nn gran vuoto dell' antica e moderna istoria critica naturale del- 
l' Arno. Credevasi in fatti generalmente che i juimi non tanto, quanto 
i successivi edificatori della nominala città apjìiè delle amene circostan- 
ti colline , ed appunto sidlc Lasse rive d' Arno ( a mezzo corso piti tor- 
rente che fiume ), oromani coloni o monianini cimschi discesi da Fie- 
sole eh' eglino fossero, si aj)])igliassi'ro a mal jiartiio, uè Leu s' appones- 
sero, coni' era facile presagire, che le \ie e i fabbricati d' ogni manie- 
ra sarebbcr vernili ad essere esposti :•. disastri sempre crescenti jier cau- 
sa d'inondazioni; e ciò a mal giailo dei piii acconci e dispendiusi rij)a- 
ri , seni' aversi aUrijnde il vantaggio d'una vivace e continua na\i- 
gazi()n<' CDiiii' acqua per apjnodare ;igli scali, l'otexa forse presso al- 
l' ultimo dicliinauK'iilo dei poggi, che dallo stretto di Girone in giù fanno 



i?Ì8 FERRGNI 

\olta e s' apron foce a ponente, verso 1' imo del concavo dell' angusta 
vallata, convenire in pianura un borgo, un emporio, un porliccinolo o 
aliretialo discarico e ricovero delle merci, di lontano Aetturegglate per 
terra e por acqua e deposte nei magazzini o dogane, al comodo delle 
popolazioni vicine. Nò tacciono che in realtà così fosse da prima gli 
stoiici od annalisti, i (piali parlano didrisamonte dell' origine di Fioren- 
za , notando clic su i fiorili dintorni dell'Arno dal lato di tramontana 
oravi poco discosta dalFinilnente Mngnone quella borgata, come apj)en- 
dice o accessorio allenente alle comiuiicazioni e al commercio do' Fie- 
solani.. Distrutta poi Fiesole per le vicende dei secoli, die a grado a 
grado tutta Italia cambiarono di governo e sembianza , accrebbesi ora 
dai fuorusciti ora dalle milizie d' Annibale e Catilina ora dai discen- 
denti de" partigiani di Siila o da cliinnqu" altri s' annidaron nella dedot- 
ta romana colonia, quella in principio rozza e poco popolosa borgata. 
Augumentaiasi questa siccome inter^ iene di tutte le umane faoceiKle di 
qualsisia specie e carattere^ tanto fisiche quanto morali , gli abitatori vi 
s' adagiarono ; e parte attaccali al luogo jier abitudine , parte attirati 
dalla comodità del sito con pochissime ed appena al passo sensibili 
varietà ]>ianeggianie ( poiché tardi dentro al rcciirto della città s' aggiun- 
se ai sobborglù d' Oltrarno il ripido colle San Giorgio o di Belvedere), 
uon altramente si accorsero del pericolo della scelta località eccetlochc 
avvertili le prime volte dal traboccare etl'ettivo delle piene (del fiume, 
avanti infrequente , non cosi rado in procedimento di tempo , e massi- 
mamente alla concorrenza d' iniperversate australi procelle dominanti il 
fondo cupo ed umido della valle, d" onde proviene la perpetua e qua- 
si istantanea variazione della sua temperie atmosferica, non meno cbe ia 
congiuntura di pioggie dirotte e concorrenti non poche fiale colla co- 
piosa improvvisa liquefazione di neve ammassatasi sulla giogaia dell' A- 
pennino, e sulle j)ondici dei secondari monti e colline, le quali strin- 
gono e rinserrano il piano . Ne tanto tardo , quanto imaginar si potreb- 
be attesola mancanza di vecchissime croniche, ove se ne fosse tenuto 
continuo registro , debb' essere stato il timore concepito a ragione dai 
Fiorentini per la reiterata trista sperienza del sopraggiungimeiito delle 
più che mezzane escrescenze. Iinjìerciocchò gli uomini del municipio di 
poco nato, vale a dire regnando ancora Tiberio, a causa d' essersi ben 
accorti dei travasamenti del loro fiume dal proprio letto , nel quale con- 
tcnevasi a stento, indirizzarono, giusta la testimonianza di Tacito nel 
libro primo degli Annali al num. 70 , replicate preghiere al senato di 
Roma a fin che sulla voce sparsa di voltare in Arno la Chiana, quale 
sboccava nel Tevere, non si divertisse da questo; e n'ottennero grazia 
•a par de' Reatini nella Sabina . e degli Umbri di Temi , minacciati gli 



FERRONI 1% 

uni che sarcbbcsl serrato con tura il lago del Velino ( oggi detto di 
Pii'i-di-Liico ) , le cui ac']iie alla cascata mirabile delle IMannore si ])rc- 
cipitaiio nella Nera, e gli altri obbligati dalla piepotenza della Metro- 
poli a fnn-sì, che diviso qucsl iillimo liume in più fossaielli o rigagnoli 
ristagnasse nella campagna , e la convertisse poco meno che in ani])ia e 
malsana e steril palude . 

Frattanto però fattasi adulta, e sempre meglio stabilita Firenze a ca- 
gione del cotisccnlivo suo ingrandimento, continuando a stare acrosto o 
rasente al vivo corso dell' ac<pia, e ])oscia intersecata dall'Arno, que- 
gli antichi paesani o borghesi sino dal tempo di Carlo Magno , torna a 
dire il secolo VHI dell' era volgare, osservar poterono, mediante il con- 
fronto dei più vicini coi })recedenti ricordi, rendersi meno infrequenti e 
più alte e dannose le inondazioni dentro la città ed al di fuori ne' suoi 
pomcrii ed anco ne' più eslesi contorni ; lo che si ricava adesso più 
chiaro e distinto dalla lettura critica di diplomatiche pergamene e pa- 
piri rarissimi di tal' età, che ne conservano la memoria nel rammenta- 
re il Cam])o Marzio, il Parlaselo od anliieairo, le Terme , il Canqndo- 
glio , l'Ippodromo, e tuit' aliro edificio o basilica eretta ad imitazione 
aelle costumanze romane. Dilatatasi via più la cittade, e nei medio-evo 
chiusasi con nuovi cerchi di mura, e l'ultimo specialmente, che circo- 
scriveva altri sili bassi ed acquitrinosi, nel reggimento della repubblica 
non molto avanti del i3oo, ed atterrita questa in principal modo dalle 
quattro straordinarie piene prossime assai di tempo in fra loro , cioè del 
ia68 i'iU'2 118.4 i-Òo, cominciarono i Magistrati a commetterne diligen- 
te e circostanziata registratura, e ad ordinarne le provvidenze oj)portune , 
onde per 1' avvenire non si rinnovassero danni ancora maggiori degli ac- 
caduti , i quali secondo la croinca di Giovainù Villani , che gli riporta 
trascritti dai pubblici Archivi, non furon meno della rovina d'ambedue 
i ponti di Santa Trinila e della Carraia, dell' allagamento di tutto in- 
tero il sestiere di S. Pietro, e delle case poste immediatamente lung' Ar- 
no e della rovina dei suntuosi palagi degli Spini e dei Gianlìgliazzi . 
Correva allora quella stagione ch'era j)iaciuto di poco tempo al comun 
di Firenze inalzare dentro 1' alveo del fuune le due murate pescaie di 
San Niccolò e d' Ognissanti all' cfleilo d' aversi ai due estremi molto 
comodi alla città i suj)eriori ed inferiori molini , ai primi de' quali, idea- 
to e direno da Taddeo Caddi, più di tutto contribuì il muraglione con- 
dottosi infuio al ponte di Hubacontc o alle Grazie . Ma dopo un diluvio 
della durata intera di quattro giorni e di quattro notti, paragonalo dalla 
poetica fantasia di certi cronisti nostrali al favoloso di ?irra e Denca- 
lione , gittò universale e runuiroso spavento nell' animo de' cittadini 1' i- 
nondazione sopraggiunta , che coperse , salvo la costa , lutto il suolo di 



i5o TERRONI 

Firenze d'acqua e di loto in siili' entrar di novembre dell'anno i355; 
consegiicii7.e della quale illuvione, coniorme .alla narraiiva difl'usa . die ne 
fece il Villani seniore come testimone oculare , perchè alzatesi l' acque 
sino al mezzo del fusto delle coloime non molto indietro tolte "dai Pi- 
sani alle isole Baleari e situale ciascuna lateralmente alla soglia tiella 
principul porta del Ba tislero , furono il subissamento ad un tratto della 
pescaia di sotto, e la caduta di nuovo dei poco innanzi rifabbricati due 
ultimi ponti. Venne allora non solamente in pensiero di perpetuarne la 
sterile ricordanza con una lapida ed epigrafe pubblica , apposta in cil- 
decasillabi versi volgari sotto del piccolo orologio solare o gnomonico 
al ponte Vecchio , ma prese altresì piede il discorso . parlicolarniente tra 
i mercatanti, gli anziani ed i consoli delle arti, sebben titubanti da pri- 
ma, di trasportare più in alto, dove però non mancasser sorgenti e cor- 
si d' acqua perenne , le loro sovente allagate officine , e massime i sot- 
terranei del lavorio in quella età iloridissimo del lanificio e dei timi in 
violaceo scarlatto, mediante l'acido wico unitosi aW or ice Ilo; licliéne 
poco avanti recato di levante da un ascendente de' Rucellai , che ne die- 
de cosi ai discendenti ricchezza e cognome. Cessò poi tostamente la iilii- 
banza , ed anzi per lo contrario cambiossi in risoluto consiglio la voglia 
tendenza innante manifestatasi, vale a dire il proponimento d'allon- 
tanarsi con le labbricazioni di lana e le tintorie de' panni e pannine 
dai soliti luoghi , ed ire a stanziare chi sulla china del monte snburba- 
no di S. Miniato , ove scaturiscon continue le acque salubri purissime 
dette della Carraia e Ginevra, e chi all'incontro jiresso le falde di mon- 
te Morello o di P^iesole jiiù sollevate dal ])iano delle soggette valli del 
Mugnone e Terzolle , della Zanibra di Colonnata, e dell'opposto Ri- 
maggio , sempre correnti anche in tempo di siccità dell' estate . subito- 
che ripetuto , se non eguale , un slmil disastro, rimasero parecchie gior- 
nate inondati i fondachi e i banchi de' negozianti , aperti nei quartieri 
più umidi e quasi centrali della città . a causa della grossa piena de' 20 
Ottobre del i58o al riferire dell'Ammirato, e delle susseguenti contut- 
lochè men temute o non citate fino a quella del iJ\òG raccontata dal 
lìuoninsegni . In questa piena , egli disse , alzossi 1' acqua anco più di 
due braccia sulla piazza di Santa Croce , e quell'' acqua agitata ed in 
guisa di vortice sconAolta e rimulituUa dalla Aiolenza del solilo de' ven- 
ti ebbe sembiante d'un mar burrascoso, a tal che e pel concorso di 
due de' quattro elementi insicm congiurati produsse gravissimi incal- 
colabili danni , segnatamente intorno all' Arcua di detta piazza , greto 
amico chiamata il Jiarco dove * mancando i ponti , mediante la chiatta 
o scafa passavasi l' Arno ; e fu Y ultima dell' escrescenze , di cui fac- 
cia distinta parola 1" istoria patria fino alla riforma dello stato di Fi- 
renze o sia al nascluiento del principato, 



FERRO NI i5i 

Aiidirtc da capo in diniemlcanza de' successoli , e massimaniciiie in se- 
quela della niniaAÌoiic rapida di governo , e della sanj:;ninosa e lunga guer- 
ra guerreggiala insicm coli' armi sjiagiuiole \wv la (diiijuista e donunazione 
di Siena, le soil'erte jiiullosio frcqueiui devastazioni cagionatesi ■dalle rot- 
ture e dai gT)iiliamenti e ringorghi dell'Arno, par\e ai cittadini, ed ai 
campagnuoli , che sovra gli altri vi erano esposti, un'ospansion passcggie- 
ra di poco momento 1' escrescenza in Ottobre del i5/j4 su i jirimi anni del 
regno 'del Duca Cosimo; e sareLLesi lutto il passato lauto maggiormen- 
te jierciò messo in non cale e profonda uLlivicnc. Ma non-lnngc dall' in- 
gresso apparente del Sole nel punto equinoziale d' autunno del ìbòy 
( cor.quiitaia già Siena col suo dominio di terraferma ad eccezion dei 
presidi, cioè Telamone , Orbetcllo e monte Argentario con pori' Ercole e 
porto San Stefano riservatisi alla corona di Sjìngna ) avvenne die si ag- 
giungesse al novero e qualità delle antecedcmi jiiene scordale, il vera- 
mente memorando cosi appellalo diluvio; jicr cui il (iunie uscito più 
abbondevole e minaccioso clic l'altre \olte da' suoi confini, coperse due 
terzi della città . ed in certi bassi alla riguardevole altezza ira le selle 
e olio braccia , e atterrò il ponte rifatto di Santa Trinità , sulle rovine 
del quale e j)iù saldo e piii grazioso e ])iù adorno e più svelto si fon- 
dò il nuo\o di cenlinalura e disegno dell' archiletto liartobmmieo Am- 
mannati,clie soprintese alla diflìcile costruzione, immediatamente assisti- 
ta dal suo esimio allievo Alfonso Parigi . Intorno a irent' anni doj)o , e 
precisamente d' ottobre del 1 586 regnante il (ìranduca Ferdinando I, 
come consta da una lettera a don Virginio Orsini inserita fi-a gli opusco- 
li dell' Anunirato , tra\asò j)ariniente l'Arno dalle sue sj)onde , e venne 
fuori l'acqua più volte inondando la città, i subborglii , e gran parte 
della campagna e della strada di posta tra Pisa e Eirenzc durante il 
secolo X\ il cioè nel jn^G 1677 j587 1688; e Y ultima volta replicata- 
mente nei giorni y, 12, 'iG dello stesso infauslo dicembre; a causa della 
qual piena dalle supj)lichevoli istanze dei Fiorenlini e più da quelle de' mi- 
seri abitatori nÌcÌmì al pantano di Ripoli ( ad Rijudcis ) , antica piaggia sul 
coiiflueìilc CY Arno e Mugnone , e degli altri inlorno al Prato , alla Por- 
ticciuola adiacente , ed in borgo Ogiiissanti, nutritisi mediante l'uso dei 
navicelli , perchè circondati ad un tempo dall' ac(juc torbide delle piene 
rigurgiiaie per le cloache , e dalle chiare piovane ratienute , impedite , 
ed incarcerale a mfìlivo della mancanza di scolo , si moss'c Cosimo Illa 
procacciarne , se possibil mai fosse, il congruo e radicale rimedio. 

Ben avanti si era proposto Cosimo I di soccorrere a quest' uopo Fi- 
renze , e tutto il Valdarno inferiore colla fabbrica presso alla foce del- 
la Sieve d'un saldissimo ponte , e col fornirlo alle due luci di caterat- 
te, le quali si calassero in ogni caso che le piene del Mugello discendessero 



i5a FERRONI 

conlcniporance ad niiiisi con quelle del Valdarno-di-sopra. A\cva quin- 
di il giauduca rerdinaudo l iiiicrrogalo e coudotto nel ]5c)i o in quei 
torno Antonio Lupicini , per antonomasia il geometra a di%u]gar colla 
stampa , siccome allor fece , un suo decantato progetto per ritener sem- 
pre l'Arno dentro dei limiti amichi, che si gio\a\a troppo di oltrepas- 
sare . Consisteva il di lui concetto in tre projiosizioni distinte, ed erano: 
o di togliere alFatlo oppure in gran parte le due pescaie", o di sca\are 
a man d' opera lutto quel tronco del linme che bagna 1' interno della 
città , o di aprire un diversi\)o per iscarico delle sue piene , girandolo 
(se non dalla Nave-al-Moro sino a Peretola ) dalla \ecchia zecca o dal- 
la vetusta porta della Giustizia attorno alle mura urbane volte a tramon- 
tana e ponente , ed isboccadolo al ponie-alle-Mosse in Mugnone , con ri- 
lasciare neir attuai letto un gran fosso jier le mulina, o viceversa stac- 
care da esso un sol ramo scaricatore , cmwe sarrebbe dal Serchio la Pe- 
scilla lucchese , che va a finire nell' Oseri, oppure il fosso ancora pisano 
di Ripafratta preso dal medesimo fiume e terminante nell' Arno . Aggiun- 
geva che quando non fosse accolto alcuno dei tre divisati suggerimenti, 
era indispensabile per il meno che separata ogni comunione coli' Arno 
degli scoli puri o carichi d' immondezze della città , ed eziandio dei 
rigagnoli delle pioggie , tutte quesl' acque rhinite facesser capo a due 
cloache massime, da aprirsi una a destra , V altra a sinistra del fiume , 
dilungandone quanto più riuscir potesse lo sbocco in esso col portarsi 
la prima verso Bisenzio e 1' ultima verso Greve , Sì ])er ragione dell' e- 
normc gravità della spesa, e delle difllcoltà a pie del monte Aers' ostro, 
ma molto più pei resultaraenti dell' esame commessone a don Giovan- 
ni de' Medici ed ali" incomparabile Galileo , non essendo stato eseguito 
nessuno dei dlvisamenti già delti , ed essendosi quasi smarrita ogni trac- 
cia del libricciuolo ov' erano espressi , si ruppe il lungo silenzio dalla 
controversia celebre insorta sul proposilo della Chiana nel secolo XAll 
ira i due governi pontificio e toscano , in cui ebbero parte all' ell'eito 
di conciliarsi, i precipui matematici italiani di quella stagione Torricelli. 
Vivlani ed il seniore Cassini. Conciossiachè insislendo i Romani, e col 
mezzo d'arginamenti manuali avendo ^Vd franchi ^ oliata a rovescio e 
conno natura porzione non piccola delle Chiane , che sgravatone il Te- 
vere (come appunto volcvasi ne' primi anni dell'era volgare ) soprac- 
caricavano r Arno, i Fiorentini accusarono quesi' arbitrio Inandito di 
sovvertir colla forza 1' ordiire naturale delle acque correnti nei territori 
di Chiusi e Cortona, Montepulciano ed Arezzo, come cagione jìolissima 
delle surriferite tre copiose piene del i688, di maniera che iramanii- 
nenic fn da Cosimo III incaricato il Viviani di scrivere il suo discorso 
intorno al difendersi da' riempimenti e dalle corrosioni de' fiumi applicato 



FERROSI i53 

.. ad Arno in vicinanza della città di Firenze „ . [JL tale e tanta la te- 
menza si fu dell' inaspettato ritorno per ben altre due fiate di quella 
massima inondazione , clic oltre ad allagar la città e la campagna con- 
tigna alUisse ancora il Valdarno di sojira e di sotto; per lo che aven- 
do sospettato il governo di qualche licenza occulta o ]»alesc , presasi 
dai proprietari o niiignai delh^ andina inferiori , d aver negli occorsi ri- 
sarcimenti del lastrico in cima della pescaia alterati gli antichi limiti 
dell' assogiiaiale altezza, fece incidere in marmo allato di essa, e fer- 
mare sulla sinistra sponda interna murata del liume accanto al casino di 
guardia della dogana un decreto commi luUnrio dei capitani di parte 
Guelfa, il quale determina\a a per])etua norma e memoria de' posteli? 
la linea })recisa a cui giungere e sempre mantener si do\esse nei suc- 
cessivi restauri la cap/jczzeita o ciglio della prefata pescaia jiresso al 
jiiaggion dell' Uccello . 

Dietro alle testé menzionate pubbliche provvidenze , e maggiormente 
lucrcè d' essersi restituito e ridotto in buon grado con esorbitante di- 
spendio r aulico muro chiànuito del/a Repubblica nella cosi della Pia- 
gcntina , situata sotto la foce d' Alliico a conllu di \arlungo , mino dis- 
i'altosi per la più parte allor quando passata di poco la metà del seco- 
lo XVII ruppe l'Arno i ripari . rapido corse disalveato , ed ali" inlor- 
no sommerse tutto il j)ian di San Sahi, d'onde si volse entrando im- 
prov\iso e furibondo in Firenze perla porta-alla-Croce . oggidì Anconi- 
tana . appariva sperabile il saKamento della città durante un lungo in- 
tervallo di tempo , se non da" futuri riiif^olfi delle soprastanti jiiene pei 
sotterranei condotti, o a modo di naturai ye/^/w/?ien/o in foggia di sifone 
attraverso dei sottoposti strati di ghiaia ed arena , permeabili e penetrate 
dalle medesime , dall' impeto almeno delle precipitose e terribili lin' al- 
lora provate allagazioni o ilnmane. ÌN'è sol si sostennero, ma rinvigoriron- 
si ancora le concepite speranze dal vedersi di fatto sc(uTcr tranquillo 
un mezzo secolo coiisecuti\o senza trabocchi o rotte d'Arno, che fos- 
sero di qualche conto a comparazion del passalo ; ed intanto j)iù si con- 
servarono AÌ\e in quaulochè il torrente Astrone nel pian di Celona a- 
vendo tagliato di per st; stesso l' argine opposlogli tla (demente Vili a 
fin d' impedue violentemente 1' uscita della mole intera delle sue acque, 
e così rigonliata ad arie sforzarla a trovarsi altro sfogo \ers' Arno , ond' e- 
rasi concordala nel 1721 un' ajtertura o calloiic ncU" argine del Cam- 
po-alla-\olta perche qualcli' esito regolato pernieltesse ancor \crso del 
Tevere alla soprabbondanza d' acque , le quali or ricambiandosi in soz- 
na e pestilenziale j)alude ristagnavano nella Chiana . Anzi in tale stalo 
di probabilità ben fondata l'augurio d' uu sempre fausto awenire di- 
vcmic si acccllo che in annate «li scarso raccolto tulli i depositi di 

ao 



i54 FERROSI 

belletta o sia limo . a più riprese lasciali nei bassi fondi , detti propriamen- 
te i Fondacci della città, dalle ultime piene, si trasportarono sulle l)a- 
relle a braccia degli operosi mercenari indigenti appiè delle mura urbane 
al di dentro; dal che sorse quel continualo bastione , il quale serve d' a- 
prico passeggio a diporto ( benché pericoloso ) iemale ai cittadini e stra- 
nieri , come quello, clic apre frattanto alla a ista un pittoresco delizio- 
so prospetto della bella Firenze , quasi a veduta d' uccello , o come vol- 
garmente direbbesi a cavaliere ; a tal che il passeggiero può scorgerla 
in tutto da tutti i punti di questa specula andante od osservatorio per- 
IHHuo , che da più lati unitamente 1 attornia e poco meno che all'atto a 
Monte Cucco la chiude. E se stata non fosse T escrescenza sopravvenu- 
ta , in sul colmo dell' auguratasi scnq)rc propizia fortuna , al cadere 
d'autunno del 1740; e molto più, quantunque men alta, la pros- 
sima susseguente del 67 ; non si sarebbe altramefite pensato al buon re- 
golamento del fiume ora ])Overo d' acqua or superbo attraverso la città 
capitale , e soprattutto si sarebbe restati di meglio indagare le incontra- 
stabili vere cause dell' allagamento di Firenze per dato e fatto dell' Ar- 
no , e misurarne con occhio filosofico le rispettive intensioni della diver- 
sità delle piene , e con quali e praticabili correttivi segnare un sollecito 
prudente confine tra la sincera ben appoggiata speranza ed il ponderato 
ragionevol timore . 

Salvo i casi delle rare catastrofi ingenerate dalle combinazioni delle 
meteore, le quali disgrazie inevitabili, atteso la corta vita dell'uomo, 
alle sue ristrette vedute compariscun disordine più presto che ordine ri- 
corrente in guari più lunghi periodi di tempo a confronto del ciclo bre- 
vissimo di generazione in generazione , le maggiori escrescenze ( e mol- 
to più le non solite ) dei torrenti e de' fiumi nelle montuose regioni , 
tra le quali purtroppo annoverar si dee la Toscana, hanno origine special- 
mente dal soperchio irregolare diboscamento dtlle più alte e scosce- 
se alpestri montagne . Questi gioghi di fatto , che la natura medesima 
neir erte loro pendici provvidamente avea ricoperti di annose macchie, 
ed infeltriti mediante il gran numero e intreccio di spesse e forti ca- 
pillari radiche e diramazioni legnose allo scoperto e sotterra riposte, qua- 
lora spogliati fossero delle piante che li rivestono , oltre al non ])iù trat- 
tenere e frenare il veloce scorrimento delle acque di pioggia , le quali 
da quelle sdrucciolevoli allure, unendosi tutte libere a un tempo, trop- 
po s' accumulerebbero ]x;r la china , e renduiesi rapidissime , perchè man- 
canti d' ogn' intoppo « ritegno , discendcrtbbono al basso , la stentata pa- 
stura priverebbesi j)resto di terra e di sassi non più fra lor collegati , 
verrebbe ad essere la superficie di tali monti ridotta nuda, e dalle dirupa- 
te ed allatto sterili balze precipitando presso che tutte le materie di ruinosi 



FERRONI i55 

disiniggimenti sì fatti finirebbono ncU' ingombrare i litli de' fiumi e rl- 
slriiigenie la loro caj)acità in disavvantaggio noiabilissinio delle colti- 
vale feconde pianure . Si consideri intanto da un lato il grave discapito 
che n' avvenga al pubblico ed al privato interesse dal taglio delle alpine 
boscaglie , sostituendovi o prati artificiali o sementa di frumento o di biade: 
perduta la terra, smossa pria dall' aratro , jierdonsi in breve il foraggio , i 
cereali . i jìrodolti boschivi . e tutl' altro; ed a fatica rimane su quegli sche- 
letri di mal commessi informi scogli caduti o pronti a tumultuariamente ca- 
dere, qualche rado fd d'erba da pascolo, e malfermo cespuglio salvatico, 
non sempre salubre . Volgasi r occhio dall' altro lato al rotohmiento inces- 
sante dai poggi al piano di masse immense di ])ietre, di breccie, e di sabbia, 
scioltesi dalla forza dell' acqua, malgrado che tra i loro interstizii s' insi- 
nuino rigogliosi bissi , conferve, e licheni, le quali masse distaccatesi dal 
dosso del nostro Apcnnino, e spiiue dalla violenza dei borratclli, rii, botri, 
burroni , ed altri infiuenti maggiori , fanno poi capo alle riviere reali , 
che bagnaryo le più frequentale e fruttuose \ aliate. Oh perdita incalco- 
labile dell' agricoltura e ricchezza toscana ( esclamava a suo tempo il Pe- 
relli ) se proseguendo a tenersi inosservate le leggi savissime del i55c) 
e 5G4- del 1610. 20. 26 ( e del 1780 sclanierebbesi adesso) non cessino 
i roìicìii , i bruciaticci , 4' efllmere seminagioni , i dìcciocamenli insom- 
ma vicino alle \eite de' nostri monti, e nominatamente degli Apenaini, fre- 
giati tutti una volta della maestosa lor chioma di faggi , e sotto d' a- 
beli , rispettatisi a par delle sacre antiche foreste, non senza ragione .de- 
dicate in tempo dei politeisti agli dei da' proprietarii e comuni del Mu- 
gello, del Casentino e della Komagna sulla lunga catena, che in due 
spartisce l'Italia, ed è il di\is(;rio o pernio tra le due acque, che nici- 
ton foce nel Mediterraneo a occidente, ed all' oriente nell' Adriatico! Fa- 
cevan eco tra i nostri illustri antenati e quei sensatissimi editti , e scio- 
glievano co' i loro consulti questo })atrio sokiinissimo \oto Torricelli, Mi- 
chclini , e A i\iani : Uuhcimel caldamente lo ripelea nella Francia; gli alti 
de' Georgofili fiorentini , sempre più 1' inculcavano ( nel tomo sesto ed ot- 
tavo ); 1 Istituto francese volentieri accoglieva lo scritto energico di Tes- 
sier intorno all' abus des déji'iclwmc'ns a danno specialmente di quasi 
tutta la Linguadoca regnando i «lue Luigi W e XVI; gemevano per 
mali tanti i popoli Liguri ed Aj)uani o Lunensi; e il Mengoiii (cui po- 
scia s'uni Castellani pe' i monti dell'alto l'o ) ne conq)rime\a gli (q)- 
posilori , e illuminava i dubitati\i colla solila sua vigoiosa, fesle^ole, 
e metaforica elocuzione nella popolare aj)|)laudiiissima opera ,, Saggio 
sidle acipie correnti,, si della pi ima che della plii ampia seconda edizione, 
A diminuire gli eHetti perniciosissimi dell' interrarsi ed alzarsi vicmag- 
giormente il fondo degli alvei de' fiumi , ed in particolare dell' Arno , 



i56 FERROSI 

llìi!■a^a sotto il governo di FciJinaiulo li, il progetto dì Giamoiido Coc- 
capaiii , tendente ad immlzare quel fiume , e sempre renderlo con que- 
sto mezzo, e con tutta lacililà na^igabilc , per miglia sessanta e più di 
\iaggio, dalla jitscaia di Ro\ ezzano sino al suo sLccco, non lunge cioè 
dalle poche reliquie dell' antico porto Pisano; espediente nel i65i dal- 
la sublime intelligenza pesato di Galileo , e talqualc rimasto dopo il suo 
esame perchè di dubbia riuscita nella scrittura del progettista . Lasciata 
ora indietro qualunque avvertenza sull'ideata uavignzion permanente del- 
l' Arno, malagevole adesso soltanto contr' acqua nel bre\e spazio disteso 
da Firenze alla Gonfolina , cui molto di poi avea provveduto la munifi- 
cenza del granduca Leojioldo col commettere ed approvare nel 1771 e 
72 r apertura d' un canal navigabile , separato allatto alla destra del 
corso del fiume, cominciandolo dal giardin della Va^aloggia , e sboccan- 
do neir Ombron di Pistoia alla radice dei colli di Sigiia , e dei poggi 
di Comeano e Artimino; omesso (io clicca) di fermarmi a discorrere 
questo estranio subiello , limito le riflessioni seguenti a risolvere 1' ar- 
duo problema, quale si è quello di raccoglier dai fatti storici narrati 
<li sopra , e dalla ragione idrometrica o teorica delle acque correnti 
,. Se , ed in quanto progredimento di tempo si facesse all' arte impossi- 
bile contener 1' Arno ne' suoi ripari , o all' incontro non mai conAcnisse 
abbandonarne i suoi d' intorni alla fine , nervo della popolazione , della 
ilovizia , della vaghezza, e della coltura del granducato, come eziandio 
la fu questa valle a tempo dei vetustissimi Toschi — Sic jortis Etru- 
TÌa crevit — Ma vaglia il vero, col geometra sommo \iviani in ciò 
non consente il Pcrelli ; e la sentenza di questo secondo idrometra clas- 
sico modifica ed attempera tanto i forti timori appalesati dal primo, 
quanto consuona col repubblicano volgare proverbio, in argomento o 
traslato di panica timidezza , menteccaiaggine ; proverbio de' fiorentini 
il qual' è di remotissima costumanza nel loro idiotismo — Tu alloghe- 
resti in un bicchier d' acqua , o alla porticciuola — intendendo qui non 
di quella del Prato che in così prisca etade, perchè dell' ultimo cerchio, 
non era esìstente, ma dello scalo a piazza delle Travi o de' Foderi, 
poco al di sotto del ponte alle Grazie, andando verso il palazzo d'Al- 
tafronte , e la fabbrica degli Ufizi. Ciò \\\o\ dire , che il pelo delle 
piene mediocri, come ab antico similmente lambiva, ora con poco o 
punto divario lambisce ali"" età nostra la soglia di quella porta , o si,! 
ricuopre con un sottil velo d'acqua quella medesima pietra, che ^ela- 
Ta all' epoca , nella quale il lombardo Rubaconte da Mandella scde\ a 
podestà di Firenze. 

Intanto aveva il primario astronomo prenominato dell' Osservatorio Pi- 
sano, che niuua escrescenza fuimaua d'Arno pari a quella del i333, 



FERROSI iB; 

ii("; ali altra tlcl iBoj, stata a mrnioria d' uomini la massima nelle maggio- 
ri o sia il iiQìi plus ullìa dentro lircnyc, era di poi sopraggiunta in- 
siiio al i/Stj, in cui egli scrÌAe\a. Dunque di qui esso -sa argomcntan- 
■do , che scorsi allora due interi secoli dopo del secondo , detto porten- 
toso diluvio, e dopo del primo non manco di quattro in cinque cenli- 
uaia d'anni, non erasi alzalo il fondo dell' Arno alla a islosa ragione di 
tre in quattro braccia ogni secolo, sì come decideva il \i\iani; e noi 
potrem' ora a^^aloIarc questo discorso coli' inierAallo di tempo . eh' /; 
andato felice anco dal 1769 all' anno ^igesimo quajto corrente del se- 
colo decimonono. E più s' aflbrza 1" argomentar di tal fatta annotando, 
che appunto in questo estiemo spazio di tempo soiiosi a piena man de- 
^astate dogli alti monti le sehe; colle zappe e coli' aratio dÌAelti , la- 
^ orali, disertali, conquisi i poggi, i colli, e le coste più discoscese qua- 
si per unto lung' Arno cogli sininicnti agresti toimcnlati alld china-, e 
jierciù rotolala al piano, e spinta dall' im]ieto delle acque nel seno del 
liume mole disoiLitante di materia solida d'ogni misura, specie, con- 
Ibimazione, e calibro, grossa e slabil ■veste da prima del dorso delle 
montagne, e delle loro diramazioni sccondui'ie e terziarie, condotte 
quasi tutte a sjacclo , e Jacere e cadenti e smottate per ogni \erso. 
jìrincipalmentc nel superiore Aaldarno^e nelle anguste j)iù rughe e bur- 
raii e botri che >alli , sprofondate a libera di.'pcsiziou di naturale sol- 
cate senza rilegno dagl inllucnti. Non fa tampoco per lo contrario im- 
pressione neir animo del T'crelli il parallelo tra lo slato attuale del pia- 
iiO delle Aie e delle fabbriclie ripoitandolo all'antico loro livello. Con- 
•ccdasi pure ( egli scri\e ) che in \ia del Garbo, n;ediantc tuio scavo fat- 
10AÌ di noAC bi accia profondo, siasi scoperto apj)iè del jialagio dei Cer- 
chi un lastrico ACC(hio,e soli' esso una fogna ; che si troAÌno nello sca- 
Aarc fiammenti Aari di colonne ed a\anzi di sepolcrali inscrizioni; che le- 
ghe o catene di palafitte, e jajuliine di niuio sian oggi nascoste sot- 
to l'acqua bassa del fiume, ed in isjecie oac posano le fondamtnta del 
portico o loggia de' magistrali ii\olia a mc/zogioiiio . ed cdillcalasi dal 
Vasari regnante Cosimo J; e che finalmente sa!ÌNasi,ed or si scenda al- 
l' ingresso nel 13aitisicro. e men che a piano dalla contigua ]iiazzetta 
si cali nella Chiesa dei SS. Ajiostoli.E che mai jx r questo ? Qiial con- 
seguenza da tali o s( migliami riscontri Aornbbc dcoiusi quanto al pro- 
jiosito del lial'/amcnio seguito dell'Arno Ira i suoi jìnrajielti o spallette? 
^Quella non mai. che irojqio piesto infeiinre per coi.cltisi( jìc il \i\iaiii 
e fu (he di ragguagliato ogni cciitennio ingombiisi l'Amo. p( c»^ più. 
]!Oco mci.o . ((ju jctlinicnto nuo\o di lr(! bii;ccia d allc/zii . quando al- 
l'incontro Aacillan le ])roAe da lui dcdoltc. ajijellaido 1. \1\ secoli fa ai 
rimotissirai tempi d Augusto; 2. INon avellendo alla regola nota di fondare 



iB8 FERRONI 

anche nel i56o, dopo gì' insegnamenti di Vitruvio , Alberti, e Da Vin- 
ci, i grandi edificli nei fiumi circoscrivendone il luogo del getto dei 
fondamenti con targonate , e \uotandone l'acqua racchiusavi, e traen- 
dola per mezzo di trombe aspiranti; 3. immaginando ipotetiche gra- 
dinate , sullo zoccolo annesso alle quali si sollevassero più svelti che a- 
desso i prefati due templi all' età di Teodolinda o di Carlo Magno o 
del mille, o di qualunque altra epoca, purché assai vetusta, la quale 
meglio satisfacesse al genio degli antiquari . 

Dall' altra banda ( soggiunge il professore di Pisa ) se pel comodo di 
più convenevol declive , o per maggiore uniformità e giacitura dei la- 
strichi delle strade , dove piti fosse caduto in acconcio , qua e là que- 
ste si vedono alzate , rimangono tutta\ia senz'alterazione veruna sempre 
all' istesso livello le montate o pedate dei ponti , 1' altezza dei parapetti 
ancora nei siti più bassi , di faccia ed in vicinanza al palazzo Corsini , 
la carreggiata , ed il numero dei gradi o scaglioni scoperti della scala 
allo scarico o porto degli abeti concatenati in foderi e procedenti per 
acqua dal Casentino ; ma jìiù che altro restano ferme le ciglia e casca- 
te delle due pescaie ai termini delle mura , non già sepolte , non assor- 
bite , non ingoiate dall' accumulamento de' sassi , ghiaie ed arene j;ara- 
tesi loro addosso , e sempre più ricopertele insino dal milledugeuto con 
altri ed altri ammassamenti, capezzali ^ g''Cli > polmoni, e ridossi ira- 
posti sul fondo dell'Arno, se vera fosse la progressione aritmetica se- 
colare di accrescimento d' altezza continuato di tre braccia andanti con 
piccol divario , In comprova della qnal fallacia dee porsi mente, pre- 
standovi molta attenzione , all' efietto d' uno sperimento moderno tenta- 
tosi e ben riuscito nel iUo3, allorquando venuto a ritroso dalla sponda 
boreale all' opposta il fdone o lo spirito della corrente d' Arno s' erano 
otturate dal greto le luci o bocchette di tutti i molini inferiori, si di 
Firenze , si delle Cascine-deli' Isola , si dei due altri di ripresa infino a 
San Moro . Suggeritosi e incontinente messosi in pratica 1' ardito la- 
voro di alzare di un braccio , e quindi a forma di cuneo digradando 
per quattro quinti della larghezza, come Bacialli aveva in generale pre- 
scritto nei ,, Coraentari ,, riferiti all' anno 174^ del bolognese Istituto, 
la sommità della pescaia dell' Uccello al di sopra del segno legale , ob- 
bedì tosto il fanne col rivoltare il suo maggior corso dalla torre della 
Sardigna e Tabernacolo di Santa Rosa alla Poriicciuola , restituire 1 a 
macinazione cessata , e nessun mutamento indurre per rispetto alla ca- 
dente o pendenza o interramento dell'alveo, nò al livello nò all'ordi- 
ne delle piene . 

Dalla riunione di tutte le discussioni premesse chiarissima si manife- 
sta la conclusione , che molto lento sia stato , a malgrado dell' apparenza 



TERRONI iSg 

pel tempo precorso , e debba ancor esserlo in avvenire il riempimento 
dell" Arno a comparazione dei numerosi torrenti . che dalla Felterona al 
mare discendo» in esso. Più tarda altresì ha ad essere, ed assai men 
sensibile la ripienezza accresciuta nel di lui letto di secolo in secolo con- 
secutivo, dentro al circuito, il (piai recinge Firenze. Maggiormente deb- 
be indugiare a farsi notabile il futuro deposito delle materie traslatale 
dall' imo del sommo , qualora al mal governo dell' alte selve sin qui c- 
sercitato.c hniio col quasi distruggere i boschi, più savio ed util con- 
tegno snicceJa nel ripiantarli, e ben mantenerli; (j) se colla moltipli- 
cità delle seire si moderi il pendìo de' torrenti nelle balze ove nasco- 
no e precipitosi s" ingrossano ; se promuovansi quanto convenga gli ar- 
gini trasversali , i ciglioni a gradini suU' erta de' poggi ; se nelle val- 
li più larghe profittisi delle torbide raccogliendole ad arte sul dosso o 
alle falde e radici delle colline, s'incomincino dove non sono, e dove 
siano, e torni in vantaggio, si crescan di numero a grado a grado le 
regf)lari colmate; e se liualmenle si separino aD'atto gli scoli della città 
dalla comunione interna coli' Arno , o chiudendone per mezzo di cate- 
ratte ben costrutte ed invigilale le foci , o murandole con tutte 1' altre 
aperture , sfoghi , accessi ai bagni , bassi terrazzi delle case in sul fiu- 
me , sì di comodo che di privilegio o delizia , e recapitando le acque 
piovane e putride della città , come innanzi dicevasi nel render conto 
della proposta del Lupicini , in due manufatti canali, bene spianati di 
fondo, e a tenuta d'ogni trapelaniento d'acqua dal fiume, e sfociati, 
e condotti fuor della mura a sboccare nei più bassi punti di questo per 
vantaggio di tutti qiie' siti , dove a toglier 1' incomodo dell' imjìrigiona- 
mento anco ellimcro delle acque chiare piovute non ci volessero ecces- 
sivi tesori . 

Nel rimanente non ha mestiere d' altre più sottili e, recondite specu- 
lazioni questo avventuroso preludio, cioè che non diversamente dal piccol 
Reno e dal Po , i quali da imraemorabil tempo minacciavau di rendere 
inabitabili Bologna e Ferrara , o non altrimenti che le inondazioni del 
Tevere anco vivente Orazio sembravano ingrandite a tal segno da ridur 
frigido ed acquidoso per sempre il piano interposto ai sette colli di Ro- 
ma , anco le rive dell' Arno ed i paesi che le costeggiano dopo la pre- 
cipitosa discesa dell'acqua dagli stretti di Poj)pi , di Santa Mama , 



(i) Merita d' essere consultata 1' opera recentissima in due volumi „ Dell' immediala 
in(lucn/.n delle selve sul corso dell' ac(|ue- Torino, iHirj ,, in /{, del professor Castella- 
ni, cui fa eco alla pag. ir)' la parie 11 N. t)3 Marzo 1821 della,, BiLiiotcca italia- 
na ncir articolo „ delle scienze ed ani meccaniche „ 



i6o TERRONI 

dell'Inferno o di LcAane, e dell' Incisa, abbiano ad essere immuni per 
lungo volger d' età da irreparabil disagio . Posto poi che restasse neces- 
sità d' altre prove non ovvie ali" oggetto di viamaggiormente corroborare 
r assunto, non sarebbe già idoneo a quest'uopo il supposto disfacimen- 
to o stritolamento dei sassi venuti in Arno dalle montagne , e la lor con- 
versione per r urto e vicendevole attrito in lisci ciottoli rotondati , e sem- 
pre all' ingiù resi di grandezza minore , cosiccltè quando sian lungamente 
strascinati dall' acque entro il fiume ed arruolatisi in fra di loro , si di- 
sciolgano alla fine in arena . che alla marina dà nascita a quei cotoni , 
i quali s' elevano a foggia di tumuli o monticelli nella macchia del Tom- 
bolo presso di stagno , e nell'opposta di S. Rossore o Lussorio. Imper- 
ciocché tal dottrina , che si })arte dal Guglielmiiii , accolta dal Man- 
fredi , ed in ossequio dal Perelli accordata, ma mercè di reiterati pa- 
lentissimi esperimenti veduta falsa dal Frisi , e come falsa inserita nel 
suo ,, Trattato de' torrenti e dei fiumi ., ha di ])iù contro di sé la quali- 
tà naturale delle sabbie, puzzolane, e dei ciottoli, che dimostra con 
tutta evidenza esiser questi o le ghiaie carbonato-di-calce , o sia terra 
calcarla ed all' opposto terra silicea o da farne vetro la sabbia , che 
colla soda e col manganese nelle vetrerie si trasmuta in vetro o cristal- 
lo . Oltre di che la (reologia ci ammaestra clie corone intere di poggi 
sono composte di ghiaùi ed arena fossile dalla base sino alla cima, e 
son le medesime che disvclte o sole o insieme per ordinario con altre 
terre tufacee , e dilavate dall'acque e da esse condotte, vanno gradata- 
mente a deporsi strato sopra strato sulla terra-forte o pancone della pia- 
nura , come appunto riscontrasi fra i molti esempi ogni giorno nelì' I- 
talia superiore circonpadana , e riscontravasi insino dallo stabilimento del 
regno dei Longobardi o Langobardi appellato la Lombardia . 

Essendosi insomma ormai chiaramente provaio, che delle rasissirae e 
più pericolose escrescenze d' Arno la causa unica e certa dee ricono- 
scersi nella concorrenza mollo infrequente , e da più secoli non ripetuta 
d' agenti meteorologici , il cui ritorno , quando che fosse , non mai tral- 
tenere né impedire potrebbesi da qualunque preteso ellicace umano prov- 
vedimento; e dall' esposto apertamente scorgendosi che le soli mediocri 
piene de' tempi moderiri son succedute alle straordinarie altissime degli 
anteriori ; e che ancor quelle d' egual portata riescono nell' età nostra 
come nella passata più prossima a noi assai meno frequenti di prima; 
ragion vuole che s' inferisca esser falso il dedotto da falsi principii rial- 
xaraento del letto del fiume alla misura di selle in otto braccia rappor- 
to ai sogni stabili , ancor permanenti , lasciati al pubblico sguardo in 
memoria degli avNCiuui llagelli . Quindi è che senza l'inutile, ma di- 
spendiosa , aratura annuale dell' Arno , invalsa e dal volgo laudata 



FERRONI 161 

regnando 11 granduca Cosimo ITI ; e senza niiin' altro ripiego ad ecce - 
zion del sollecito riiischameiito de' monti , onde le j)iene non arrivin 
com'era più corte di durata, e perciò maggiori d'altezza, la condi- 
zione attuai di Firenze eli' è tale per avventura da mantenersi presso a 
poco quale ai tempi più antichi , non militando contro di questa quegli 
accidenti sinistri generatori de' grandi inlbrtunii , i quali non hanno né 
breve né fermo periodo in quanto alla loro infrequenza e importanza , ed 
a cui solamofite i riuiotissimi nostri posteri dovranno averne pensiere , si 
come V ebbero gli antichissimi predecessori , di ripararvi . In sostanza 
par che avverrà a favor di Firenze , ed a consolamento di tutti i Tosca- 
ni . il destino medesimo , che toccò a Roma , i cui abitatóri sin dalla sua 
fondazione ad ogni j)icna ( per quanto scrive Dione Cassio ISicèo (*) ) 
dolevansi , ed esclamavano , secondochè intese ripeterlo e fece lor eco il 
lirico di Venosa (**) , 

■>ì yidiiniis Jlavium Tiberini retovtis 

Lillnre Etrusco violcnter undis 
Ire dcjcctuììi monumenta Jlegis 
Templaffue f^estae : 'j 
pure i due tempii di Vesta, il palagio o curia di Nuraa, la Rotonda, il 
Colosseo , le basiliche ad onta delle inondazioni accadute , eziandio stra- 
bocchevoli, salde rimasero in piedi , e ne cadder le più unicamente in 
rottami , o alcune si perderon sotterra , quando non d' acque , ma dihuu 
di Barbari armati invaser 1' Italia , e rovesciarono 1' Imperio del Mondo. 



(*) Lil)ro 45 

(*•) liorat. Ode II. Lib, I. 

Il 



i6a 

MEMORIA IDROMETRICA 

RELATIVA 

ALLA TEORIA DELLE TRE LINEE PROPOSTE NEGLI ATTI 
DELLA VISITA DI S. E. IL^ SIGNOR 

CARDINAL CONTI 

DI 

LEONARDO XIMENES 



§. 1 J_Ja prima delle tre linee vegliami negli aiti della visita si è 
ijuella detta di Primaro con alcuni addirizzamenti e temperamenti che 
diconsi proposti a sollievo di Bologna, Ferrara e Romagna. Una tal li- 
nea viene esibita dal signor senatore Giovanni Fantuzzi deputato per la 
città di Bologna . Comincia : Le molte e diligciiti ojrerazioni , e fini- 
sce per cornuti bene e soddisfazione di tutti. 

La seconda linea introdotta negli atti della visita per parte della cit- 
tà di Ferrara si è (juella volgarmente detta la linea Beriaglia. Lo scrit- 
to autentico incomincia : La linea che i deputati per la città di Fer- 
rara, e. finisce : Jin qui il Sig. Bertaglia . 

La terza linea ci viene proposta in un parere stampato sulle lince li- 
vellate in visita , nel qual si aggiiigiie 1' andamento , e profilo della linea 
detta superiore : incomincia: Richiesto del mio pai'ere , e termina .-ywo/" 
che il bene delle provuicie , e la gloria del comune sovrano . 

§. 2 Mi sia lecito su questo principio senza punto otl'endere il meri- 
to degli autori, che con tanto zelo hanno finora tra\ agliaio sulla condot- 
ta delle tre linee, di asserire che esse, e loro cadenti altro non sono 
se non che tre ipotesi idrometriche appoggiate a que' fatti , raziocinii 
e riscontri , che è piaciuto a' loro autori d' introdurre per sostenerle . Or 
che sarebbe mai se la natura , clic non è molto %aga delle oj)inioiii de- 
gli uomini , le quali spesso delude ed abbandona , seguendo nelle na- 
turali sue operazioni vie diversissime da quelle , che gli umani divisa- 
iinenil le avevano destinate ; che sarebbe , dissi , se essa altra ipotes 



XIMENES ]63 

ritrovasse per convogliare le acque in questione mutando le cadenti . va- 
riando le alieize delle piene , graduando e quelle e queste coli' uso di 
scale di\erse? 

Sarà dunque opera non inutile che io vada divisando altre ipotesi idro- 
mctriclie forse non meno fondate delle tre sopradette; ed in tal divisa- 
mento che io vada esaniiiiando qual sia per essere il successo dogi' in- 
fluenti e degli scoli del Bolognese, della Romagna, e del Ravegnano . 
Se tali ipf)t( si lealmenie vi siano, se esse siano almeno tanto verisimili 
quanto qu<'!l(' delle ire linee , e se finalmente esse portino un infausto 
rovesciamento del presente sistema peggiorando notabilmente , o nel 
la sua totalità, o nelle sue parti principali, non vi sarà che io creda 
veruno . che \oglia o possa applicar 1 animo a risoluzicme veruna, se 
prima e\identemente non consti delle falsità delle nuove ipotesi. A smen- 
tir- le qn;di non ser\ono né le deboli congetture , né le massime dub- 
biose, nò i fatti eqni\oci, ma vi vogliono ragioni sodissime, e massi- 
me generalmenie accettate da' miglioii maestri dell'arte. 

Quali sieiio le nuove ipotesi di cui parlo, e quali le loro conseguen- 
ze sarà da me nella miglior l'orma dicliiiiralo nelle proposizioni seguenti, 
le quali intendo di presentare come incomplete , tali essondo appunto 
per l'angustia dol tempo nella qiude mi trovo, e per cui intendo di ri- 
servarmi la facoltà di modiliearle , comj)irle ,. e se sia di bisogno ancor 
ritirarle . dopo una più matura discussione delle ragioni e de' fatti . 

Le misure di cui mi -variò nelle mie pro])osÌ7.ioni , e loro prove sono 
state da me dedotte dalle cojiie de" profili esibiti in visita e solloscritle 
dalle due parti Bolognese e Fermrese , le quali appunto per esser co- 
pie potrebbero, o per qualche inesatiezxa delle scale, o per qualrlie jìic- 
cola variazione introdotta, riuscir per avventura ilil'ettose. E tal dilietto 
se mai vi fosse intendo di correggerlo sulla scorta degli originali. L'u- 
so che io fo di tali misure non è già un'accettazione delle medesime, 
non intendo io di dar loro alcun vigore, ma soltanto di adoprarle co- 
me adoperate dalle parti contrarie ; senza però derogare punto a quella 
precisione , e a quel valore, che esse meriteranno pre;so i giusti esami- 
natori delle cose . 

PROPOSIZIONE IL 

Prima ipotesi idrometrica. 

§. 3. Se il principio delle cadenti sia impostato non già ne' punti del- 
le tre linee risjietlive ma bensì alla loco di Primaro al mare Adriatico, 
e se la graduazione delle cadenti sia <piella medesima che è piaciuto 



iG4 XIMENES 

d'introdurre agli autori de' tre rispettivi progetti, determinare il reca- 
capito , che gì' infliiemi e scoli posti alla destra potranno avere relati- 
vamentc a ciascuno de' progetti. 

La linea de' signori Bolognesi viene a fissare il principio delle ca- 
denti al punto della confluenza del Santerno col Primaro . La linea de' 
signori Ferraresi viene a fissarlo all' incirca alla medesima distanza dal 
mare , cioè alla dirittura della foce del Santerno , in un punto che re- 
sta inferiore al pelo infimo del mare di piedi uno. 

Onde li signori Bolognesi vengono a ritirare il principio delle caden- 
ti dallo sbocco del Primaro nel mare nelle parti superiori del fiume 
miglia 12 e j)erticlie Sjo. Ed i signori Ferraresi di miglia i3 e perti- 
che 178. L' autore della linea superiore che altamente disapprova lo 
spostamento del principio delle cadenti , si contenta di ritirarle sino a 
a S. Alberto cioè di miglia 5 pertiche 5c)2. Un tale spostamento, o 
maggiore o minore è contrario , come si vedrà , alla dottrina comune- 
mente accettala dai primi maestri dell' arte . Dunque restituiscasi il prin- 
cipio delle cadenti dove il Guglielmini ed altri insigni scrittori 1' han- 
iio fissato , cioè alla foce dell' inllnente, nel recipiente : che nel caso no- 
stro sarebbe la foce di Primaro nel mare , e si deducano i debiti rap- 
porti dello stato attuale collo stato degli scoli relativo a' tre progetti. 

§. 4« Rapporto dello stato attuale allo stato che nascerebbe in 
conseguenza della jjrima ipotesi sulla linea di Primaro . 

II fosso Vecchio presentemente ha il fondo del suo alveo 

sopra il fondo di Primaro al suo sbocco più elevato di piedi 4- *• ■ 

Nel caso della prima ipotesi resterebbe il detto fondo e- 

levalo sopra il fondo del Primaro di sole once. . „ — . 9. - 

Onde perderebbe di caduta piedi 3. 4- ' 
cioè quanto basta per soverchiare la sua arginatura , e 
per impadulire le vastissime praterie di Bagnacavallo 
e una gran parte de' terreni , che scolano nel fosso 
Munio e nel fosso Vedrò . 

Il Senio presentemente ha il fondo dell' alveo sopra quel- 
lo di Primaro piedi 1. IO. - 

E nel caso dell' ipotesi resterebbe sotto il detto fondo „ 1. 5. - 

Perdendo di caduta piedi 3. 5. - 
La qnal perdita basta non solo per sormontare le sue arginature , ma 
ancora per affogare gli scoli che in esso mettono capo , come sarcb- 
he lo- scolo de' padri di Porto. 



XIMENES 



i65 



Il rovesciamento degli altri scoli e delle altre camparrne ora fruttife- 
re , è così certo e visibile, eh' io mi conieiiterò di registrare le perdu- 
te cadenti nella tavola che annetto . 

TAVOLA 

Del rapporto delle cadenti degl' influenti e scoli del Po di Pri- 
maro nello stato attuale , e nel caso della prima ipotesi. 



Nomi degl' in- 
fluenti 

Fosso Vecchio 

Senio 

Canal della Vela 

Santcrno 

Fossa del Vescovo 

Canal della Bastia 

Ca\o Bolognese cZaniolo 

Fossa Cacciarina | 

Canale del molino Scaranij 



Stato attuale degl' influenti Stato de' medrsimi nel caso 

della [irima ipotesi 
al l'ondo di Piiinaro 



sopra 
il fondo di Primaro 



Sopra piedi 



J5 



4. 
I. 

6. 
5. 
6. 

2, 

4. 

a. 
3. 



1 

IO 

3 

IO 

o 

IO 
IO 

3 

3 



Sopra piedi o. 



Sotto 



>5 
5» 

55 
55 
55 



I. 

2. 

3. 
3. 
8. 
6. 
8. 

7- 



9- o 

5. o 

7- c' 

2. O 

7. 6 

o. o 

o. e 

9- ^ 

IO. o 



Dalla qual tavola ciasctuio inferirà la perdila degli scoli del Ravegna- 
no , della Romagnola e della Romagna , 1' allagamento delle praterie e 
piani ora fruttiferi , il devastamento delle arginature del Senio, del San- 
terno, del fosso Vecchio,. del canale della Vela, e dello Zaniolo . 

§. 5. Rapporto dello stato attuale collo slato che nascerebbe in 
conseguenza dalla prima ipotesi combinata colla linea ferrarese. 

Non sarebbe niente meno infausto 1' esito delle cadenti nel caso del- 
la prima ipotesi se si metta a confronto lo slato attuale degl' influenti 
e scoli di Primaro, e lo stato de' medesimi nella linea ferrarese non 
corretta e nella medesima corretta a tenore dell' esigenza della ipotesi 
presente , il che meglio potrà rilevarsi dalla tavola segixen'.e , che non pos- 
sa spiegarsi con parole . 



i66 



XIMENES 
TAVOLA 



Del rapporto degl' influenti, o allo stato attuale in Primaro o allo 

staio della linea Ferrarese non corretta, o allo staio della 

medesima corretta a tenore della prima ipotesi . 



Nomi tlegl' in- 


Stato attua 


le sopra 


Statc 


relativo 


Slato relativo alla 




il fondo 1 


alla linea Ferrarese linea Fé 


rrarese cer- 


fluenti 


di Primaro | 


non 


corretta 


retta per la 


prima 






1 








'\ 


io tesi 




Fosso vecchio 


Sopra p. 


4. 1 


Sopra 




3. 


Sopra 


2. 


9- e 


Senio 


)^ 


1. IO 


>> 


10. 


0. 


4 » 


5. 


4. 


Canal della Vela 


Sì 


6. 3 

1 


}> 


1 I. 


0. 


„ 


4- 


8. 


Sanierno 


s> 


5. 10 


}> 


I 1. 


0. 


,, 


4- 


0. e 


Tre fosse nella valle 


















di Bonacqiiisto 


)> 




}> 


6. 


5. 


6 Sotto 


0. 


6. 


Fossa di Bonacquisto 


t> 




S) 


7- 


0. 


Sopra 


2. 


6. 


Zaniolo 


}> 


4. 10 


}) 


8. 


6. 


„ 


I. 


9- «^ 


Gorrecchio 


» 




}> 


7- 


10. 


„ 


1. 


0. e 


Savenella 


>> 


— 


ti 


9- 


6. 


6 „ 


2. 


8. e 


Menala interrita 


j> 


— 


>f 


10. 


2. 


„ 


3. 


5. e 


Garda interrita 


>y 


— 


sy 


10. 


1 1. 


„ 


4- 


0. 


Quaderna 


}> 


— 


y) 


J I. 


8. 


„ 


4- 


1 1. 


Quaderucllo 


}> 




yy 


3. 


8. 


6 Sotto 


3. 


3. 


Fossato Vidoso 


}} 




yy 


3. 


8. 


„ 


4- 


3. 6 


Oriolo 


ti 




yy 


3. 


0. 


„ 


5. 


IO. 


Scolo della cassa di 


















Du razzo 


}) 


— 


>y 


3. 


8. 


6 Sotto 


3. 


3. 


Valli della Bina 


>> 


— 


j> 


7- 


10. 


Sopra 


1. 


e. 


Valli di Bina e Tas- 




















sona 


>) 


— 


yy 


9- 


2. 


6 


j» 


•i. 


3. 


Vallette e prati bas- 




















si tra Quaderna e 




















Quadernello 


)> 


— 


Ji 


5. 


6. 


Sotto 


1. 


4. 


Vallette e prati bassi 




















contigui al Quader- 




















nello 


}} 


-~- 


j> 


5. 


4. 





yy 


I. 


6. 



Ecco dunque reso infelice ed inoperoso lo stato di tutti gli scoli, che 
restano compresi tra il mare, il Senio, il Sanlerno ed il Silaro. Ecco 



XIMENES 



167 



aiimcniate ili più piedi d' acqua le valli intermedie. Ecco finalraente ri- 
dotta la campagna a destra del taglio Ferrarese nello stato il più de- 
pimabile , che possa immaginarsi . Intorno a' torrenti il solo Senio «; 
quello che \i trova un buon recapito. Il Santerno già perde di cadu- 
ta piedi j. 10. paragonandolo allo stato attuale. 11 Zaniolo che è lo 
scolo del territorio Iraolese perde più di tre piedi la caduta, 

5. 6. I^apporto dello stato attuale collo stato, che nascerebbe in 
conseguenza della prima ipotesi combinata colla linea superiore. 

Il profdo inciso e stampato in Ferrara per la linea superiore ha due 
cadeiui. La prima è rappresentata ad una linea andante, e secondo 
questa son registrate le cadenti della scrittura. La seconda è espressa 
da una linea punteggiata , quale è immaginata per mostrare 1' andamen- 
to d'un aI\eo, che correrebbe più incassato fra terra. Io tralascerò 
questa linea secondaria non solamente perchè essa è dissimulata nella 
scrittura, ma eziandio perchè tutte le conseguenze che nascono contro 
la linea principale sarebbono molto più infauste in rapporto alla se- 
condaria, la quale dall' Idice sino a Sant" Alberto diminuisce notabilmen- 
te le cadenti. Quali sieno le relazioni relative a questa linea verrà di- 
mostrato nella tavola qui annessa . 

T AVOLA 

Del rapporto dogi' indenti , o nello stato attuale in Primaro , o allo 

stato della linea supcriore non corretta, o allo stato della 

medesima corretta a tenore della prima ipotesi. 



Nomi 


Stato attuale 




Stato r 


elativo al! 


e Stato relat 


vo alLi 




in 






linea 


sup( 


;rior« 


medesima 


:or retta 


ilegl' inficili i 


Piimaro 




non 


corretta 


per la j 

1 


ìrima ipotesi 


Fosso vecchio 


sopra p. 


4. 


I 


sop. p 


• 7- 


0. 


1 

sop. p 


I. 


6. 


Senio 


>> 


1. 


IO 


}i 


9- 


6. 


,, 


4- 


I. 


Canal della Vela 


>i 


6. 


3 


}> 


7. 


10. 


6 „ 


2. 


9. 


Taglio Gorelli 


>> 


— 




>f 


5. 


6. 


„ 


0. 


3. e 


Scolo di Lugo 


S) 


— 




}} 


6. 


3. 


„ 


I. 


0. 


Santerno 


>> 


5. 


10 


}> 


1 1. 


0. 


„ 


5. 


9. e 


Fosso di Bonacquisto 


y> 


— 




>i 


a. 


6. 


6 sotto 


2. 


fci. « 


Zaniolo 


yy 


4. 


10 


}} 


4- 


6. 


„ 


0. 


9. 


Gorrecchio 


>y 






)ì 


5. 


7. 


6 sopra 


0. 


6. 



i68 



XIMENES 



Nomi 

degV influcuti 

Fossa (lolla chiesa di 
Porlo nuovo 

Fossa del Dosso 

Fossa di Medicina 

Condotto Menala 

Monatello 

Canal di Medicina 

Quadernetto 

Scolo della Selva det- 
to il Fossetto 

Centonarola 

Centonara 

Fossa Nuova 

Scolo presso alla fos' 
sa Nuova 

Condotto Corla 

Idice 

Fiumicello di Diolo 

Zena 

Scolo Segni 

Fiumicello di Miaer- 
bio 

Savena 

Organa 

Condotto Stadio 

Naviglio 



Stato attuale 

iu 

Primaro 



sopra 



3> 






» 



Stato relativo alla 

linea superiore 

nou corretta 



sop, p. 5. O. O 

2. 6, O 

2. 4- '^ 

2. 2. O 

1. 7. C 
6. 
1. 



}y 



Stalo relativo alla 
medesima corretta | 
per la prima ipotesi j 



sotto 



/ 

2. C 

5. o 



sopra 
}) 

}} 
}} 
>> 

>} 



>> 



3. o. 6 

1. 11. e 

8. o. o 

4. o. o 



sop. p. 
sotto 

>> 
}> 

sopra 
sotto 

}} 
sopra 



1. 

1 1. 

'9- 
o. 

5. 

7. 

5. 

»9- 

7- 
5. 

4- 



9- 
8. 
5. 

9- 
o. 

9- 
10. 

o. 

6. 

4- 



3. 

2. 



o, 
1. 
6. 



o. o 

4. o 

5. 6 

7. o 
2, o 

2. O 

4- o 



8. 2. o 
5. 2. o 
2. 9. o 



sotto 2, 



sopra 
ol „ 
o sono 
o „ 
>> 



o 
o 
o 
o 
o sotto 



>> 
>} 
}> 



o 

6. 

i4. 

5. 
1. 
1. 

o. 

>4. 
2. 

o. 
o. 



7. o 

5. o 

0. e 
3, o 
9. o 

6. e 

9- ^ 

1. o 

3. o 
6. o 



Dalle quali combinazioni, e confronti ciascuno agevolmente scorgerà, che 
ancora in <piesta linea superiore segue 1' afl'ogamenio degli scoli , il tra- 
bocco delle arginature de' principali influenti torbidi, e fosse chiare > 
r ampliazione delle valli intermedie, 1' incomodo notabile del naviglio, e 
finalmciiie il disastro di molte campagne fruttifere della provincia di 
Romagna . 

Lo Zaniolo che ora gode piedi l\ e io di caduta dal suo fondo al 
fondo di Primaro , e che per altro trovasi in uno stato piuttosto infeli- 
ce, in qual grado egli troverebhesi , se perdesse tutta la presente caduta, 
e restasse atfogato di once 9 sotto il fondo della cadente ? 
Lo slesso dicasi degl' altri scoli priucipali. 



XIMENES 169 

§. 7 Relazione generale relativa alla prima ipotesi 

Se dunque la prima ipotesi abbia luogo nelle operazioni della natu- 
ra, le tre linee proposte apporterebbero non già la salute , e la feliciti 
de' popoli della Homagnola. e della Romagna, ma bensì 1' estcrminio 
totale delle cain])ague prative e fruitilere , poste ad una certa distanza 
delle linee sopraddette . 

§. 8 Se questa prima ipotesi sia ben, fondata sopra 1' autorità, 
e sopra la ragione . 

E non è da dirsi che questa prima ipotosi sia totalmente arbitraria , 
e che venga ora prodotta per contraddire a" tre sistemi delle cadenti. Es- 
sa fu insegnata apertiimente dal C.uglielniini, da Knslacliio Manfredi, dal 
Corradi , come visibilmente palesano i testi registrati sulla nota di lettera 
A (j). Anzi se i signori Bolognesi , e Ferraresi consulteranno i loro auto- 
ri , ogn' uno ne troxerà al cerio jxK'liissimi che non abbiano insegnatala 
dottrina delle cadenti aram ssa in questa ipotesi. Quei periti, che nella 
linea Volano volevano (issare il principio delle cadenti a Godigoro , cioè 
circa miglia la lontano dal mare , vengono dui CJuglielmini notati colla 
taccia d' errore ed inganno, come si \ede dal resto della nota di lettera 
B (a) . Vengono citati de' fatti contrari a tal assunto . 

(1) A. Gugliclinini nella sciiuura clic ha per lilolo con r/iuil metodo si debba ddineaic 
le cadenti alle nuove inah'cazioni ( vedi questa raccolta Ioni. 2 ) « Su queste tie osserva- 
» ziorii si appoggia il melode riceicato ili delincare le linee cadenti , poiché piiiua bi- 
li sogna stabilire 1' orizzonte alla superfirie B C in silo più basso che sia mai possibi- 
>j le, verbi grazia la soiiinia bassezza del Po, e del mare . 

Euslaciiio Manl'redi nella risposta alle ragioni dei signori Ceva e Moscatelli cap. 17 
( vcili il toni. 5 di questa raccojla ) 

)> Rispetto agli sroli del Bidognesc si potreliiiono al più questi scaricare nel punto do- 
>) ve Savena iiu ouirasso il nuovo alveo, che non potrebbe esseie in distanza minore di 
» treiU' otto miglia dal mare per retta linea . A questa distau/.a toccherebbero di cadu- 
jj la piedi 4'> e once 5 in ragione di once (piallordici e due terzi per miglio. 

Lo slesso dice altrove com[)Mlando la cadente dallo sbocco nel mare. 

Il Corradi computa la cadérne sino al mare come riporta Eustachio Manfredi nell'e- 
same, e compCLidio del medesimo (raccolta di Firenze toni. 3 pag.9.44j 11 Convien dunque 
jj vedere se la raduta clic abbiamo ili piedi Hi possa bastare per queste cimpiaiila 
>j miglia . L' autore Corradi è persuaso (he ne avanzino per lo meno dieclsetli' pirli, 
>i e once nove oltre al bisogno , e ciò distribuendo la cadnl;. suddetta col dare al Iteiu) 
» piedi due per miglio nidle prime sei miglia di sotto al Trcbbo, e poscia al resto dcl- 
» la linea once quindici per miglio sino al mare. 

« (7.) B. ('.ugliehnini in una scrittura sopra 1' introduzione del Reno in Volano ( mila 
raccolla di l''iriiize lom. ■?. pag. l'io ) 

» Perciò Monsignor Corsini india sua relazione disse in sentenza degli assertori dcl- 
>) la proposizione di Volano, che la caduta presente di Reno di piedi -iti. 5. ti sarchi* 



170 XIMENES 

Non si vede diiiKjue per qiial ragione in un affare di sì grande im- 
portanza gli autori delle ire linee siensi discostati dagl' insegnamenti di 
Sì eccellenti maestri. 

La ragion che si apporta del flusso e riflusso non solamente non sem- 
bra convincente , ma dimostra per più modi la sua inssusistenza e falsità . 

Primo: perchè il riflusso opera nel senso contrario al flusso marittimo, 
e se quello tende ad escavare il fondo del Primaro, questo al contrario 
opera per interrirlo , o ciò faccia fermando a mezza strada le torbe por- 
tate dalle piccole piene , che son qui frequenti , ovvero tsasportando dal 
mare nel liume le materie sommosse da quel piano acclive, che incomin- 
ciando presso alla torre di Primaro si \a innalzando verso il mare sino 
alla foce . 

Secondo : perchè essendo tanto minore 1" azione del riflusso che non 
è quella delle piene non solo massime , ma ancora mediocri , non si 
potrà mai al mondo presumere , che 1' azion tenuissima del riflusso possa 
operar più che non faccia o abbia fatto I' azione grandissima delle jjiene . 

Terzo : Perchè il fatto dimostra così nella fiumara di Castiglione , nel- 
la quale le prime profondano notabilmente 1' alveo , e 1' operazione del 
riflusso combinata col riempifondo marittimo non solamente non escava , 
ma va piuttosto intasando la foce di questa fiumara , come dimostrano 
gli scandagli autenticamente fatti nelle visite del i-58. 

Quarto : perchè la ragione apportata del flusso , e riflusso , è sbattuta 
dallo stesso Guglielmini colla lorza de' fatti e degli efletti contrari. 

Quinto : perchè se confrontasi 1' altezza delle maree ne' punti in que- 
stione colla lunghezza del tempo che passa tra 1' alta e bassa marea , 
che è più di ore sei , verrà manifestamente a comprendersi la tenuità e 
insufllcenza della forza del riflusso . 



>j bastata sino a Cojigoro , dove trovamìo il flusso , e riflusso del mare , si sarebbe poi 
3J maatcìiuto 1' alveo . Io non voglio negare , die tale opinione non sia vera in qual- 
n che parte ma troppo grand' errore sarebbe , lasciarsi ingannare dalla di lei apparenza, 
>i perchè se ho a considerare gli esempi io vedo, che il Lamone rivoltalo che fu al mare, 
» ha interrito , ed ellevalo il proprio fondo in maniera che in questa visita si è Irova- 
» to avere dal ponte di Sant' Alberto al mare piedi 6. 2. (i di caduta, ep[)ure non vi 
jj è tanta distanza , che non potesse airivarvi il rcgnrgito del mare , come in realtà bi- 
» sognava che si estendesse anche più in su nel tempo che ilelto fiume hi divertilo da] 
)> Po di Primaro; se dunijue il flusso, e riflusso non è stato bastante ad impedire gì in- 
)> terrimenti al Lamone , come lo sarà a mantenere il fondo al Reno in distanza dal 
») mare di circa 11 miglia, quante si contano da Codigno sino al porlo di Volano. Questo 
» fiume non è già per esempio unico di questo fallo , perchè lo stesso si osserva nei 
» due fiumi Ronco e Montone, nel Senio ed in quant' altri torrenti slioccano al mare 
>i immdiatanientc, per 1' alveo de' quali poco ali' insù s' avanza il gonlìainculo del 
" mare . 



XIMENES i;i 

Sesto; perdio tulle le maree equinoziali che sono gratidissirac , e quel- 
le delle opposizioni e congiunzioni , che sono più notabili delle allre che 
vengono tli mezzo vanno sempre scemando lino a ridursi assai tenui ne' 
giorni delle due quadrature , 

Settimo : perche quasi colla medesima legge si fa I' incrememto od 
flusso marittimo sino al suo colmo, che il decremento sino alla bassa 
marea. Onde eguale energia ed attività deve avere la forza del flusso 
per rapire le parti terrose della foce , trasportandole dentro 1' alveo del 
fiume , che non ne abbia il riflusso per iscommovere le particole terre- 
stri dell' alveo convogliandole verso la foce marittima. 

Adunque o sia per il peso dell'autorità, o sia per la validità de' 
fatti, o sia per la forza delle ragioni, questa prima ipotesi idrometri- 
ca non solamente può stare a confronto delle tre ipotosi de' progetti , 
ma sembra ancora assai più Aerisimile, che quelle non sono. Eppure 
da' rapporti fatti nelle tavole precedenti manifestasi in questa prima i- 
potesi ììn totale rovesciamento e peggioramento del presente sistema i- 
drometrico , che pretendesi di migliorare a vantaggio delle treprovincie . 

P R r S I Z I O N E II. 

Seconda ipotesi idrometrica. 

§. (). Se il princijiio delle cedenti restasse impostalo ncgl' istessi punii ne' 
quali è stato fissalo dagli autori de' tre rispettivi progetti , ma la prima 
cadente e poi le altre successivamente siano di quella dimensione al- 
l' incirca , che dopo autori gravissimi è stata adottata da Gabriele Man- 
fredi; determinare le j)osizioni de' fondi degli scoli, e degl'influenti 
in rapporto alla nuova cadente che trasse con questa ipotesi . 

Quando ancora fosse vero ciò che è falsissimo, cioè, che il principio 
delle cadenti possa (issarsi ne' punti ns2)eui\i de' j)rogetti , puie se la 
dimensione delle cadenti \enga ad assumersi di quella grandezza che e 
stala assunta da' ])rimi scrittori sulla questione j)resenie, e delermina- 
lamcnte da (iabriele Manfredi nel suo \oto. cioè che la prima caden- 
te sia di once ìl\ per miglio, la seconda di once ì/\ e un quarto; la 
terza di once \/\ e mezzo, la quarta di once ìf\ e tre quarti; ne segui- 
rebbe un deterioramento notabile, più o meno secondo la diversa indo- 
le e natura delle tre cadenti de' j)n)geiii . Adunque jìer mettere ad c- 
sperimento gì" istessi progetti con questa seconda mia ipotesi, e ]><u- ri- 
IcAare il risultato, assiinterò ])er la linea di Piimaro il principuj tifi- 
le cadenti al Sanierno , per la linea Ferrarese alla distanza di miglia 
i5 e pertiche 178 dal mare, e per la linea superiore di miglia D e 
pertiche Sg'i , indi ])asserò a fare i coufrcnli che nascono da tali assunti. 



172 



XIMENES 
TAVOLA 



Di confronto della posizione attuale degli scoli ed iiifliiciiti di Pri- 
niaro , colla posizione che nascerebbe nel progetto de' signori Bologne- 
si combinato colla dimensione di questa seconda ipotesi . 



Nomi 


Posizione 


attuale 


Posizione 


in rap- 1 




rispetto 


d fondo 


porto alla 


seconda 


dcgl' influenti 


di Pr 


maro 


ipotesi 


Fossa del Vescovo 


sopra 


6. 


sopra 4- 


11. G 


Canale della Bastia 


3J 


2. 10 


sotto 2. 


5. 


Cavo Bolognese e Za- 










niolo 


3J 


4. 10 


3J 0. 


4. 


Fossa Cacciarina 


>3 


2. 3 


» 3. 


5. 


Canal del molino Sa- 










raini 


3J 


3. 3 


« 2. 


7. 6 


Fiuraicello delle Bru- 










giaie 


5J 


0. 7 


« 2. 


5. 


S avena 


>J 


2. 9 


" 2, 


0. 


Canabiolo inferiore 


JJ 


*^ ò 


» 2. 


7. 


Canabiolo superiore 


3} 


2! 8 


" 2. 


3. 



I punti nella sopraddetta tavola paragonati, mostrano a sufficenza P in- 
felicità di quegli scoli , che possono esser soggetti al paragone . Cosi il 
cavo Bolognese e Zaniolo perderebbe di caduta in rapporto allo stato 
attuale piedi 5, 2. Il che basterebbe ad uno stato palustre, non solo il 
territorio di Conselice , ma eziandio le pianure basse del territorio imo- 
lese . Che se si facesse il confronto delle valli di Buonacquisto , di Mar- 
morta , di Bugliolo, di Gandazolo , si troverebbe non solamente impe- 
dito il discarico , che ora stentatamente trovano in Priraaro , ma ezian- 
dio elevate le loro escrescenze , e in conseguenza ampliato il loro cir- 
condario di una quantità considerabile. 



XIMEXES 



173 



^. IO, Tavola di confronto della posizione dogli scoli ed influenti 

colla linea Ferrarese non correità , e colla medesima corretta 

per la seconda ipotesi , 



Nome 
degl' influenti 

Santerno 

Fossa di Buonacqui- 
sto 

Zaniolo 

Correcchio 

Sa\eneila 

Menala interrita 

Garda interrila 

Quaderna 

Quaderncllo 

Fossato Vidoso 

Oriolo 

Scolo della Cassa 
di Durazzo 

Centonara ai ponte di 
Durazzo 

Tre fosse nella valle 
di ]5uonac(jnisio 

Vallette e jìruti Lassi 
contigui al Qua- 
derncllo 

Prati bassi tra il Qua- 
derncllo e la Qua- 
derna 



Posizione colla li- Posizione colla li- 
nea Ferrarese non nea Ferrarese cor- 
corretta retta per la secon- 
da ipotesi 



sopra 11. 0.0 



)3 



7. o. o 

8. 6. o 

7. JO, o 

10. 2. o 

IO. 11. o 



sopra IO. 0.0 



1 1 

rr 



8, 



8. G 

2. 8. o 

3. o. o 



ji 5. 8. 6 

" g. 3. o 

>. G. 5. 6 

>j 5. 4- ^ 

jj 5. 6. o 



■)■> 
sotto 

3J 



5. 
(>'. 
5. 
6. 
6. 

7- 
8. 

o. 

1. 

1. 



1. o 

7. o 

6. o 

2. 6 

5. 6 

4. o 

ò". o 

7. o 

3. o 



jj e. 8. o 

sopra 4- ^' ^ 
55 4. 6. 6 



" I. 2. 



G 



Quantunque dalla sopraddetta tavola si conosca che i primi inflnenii , 
e scoli che s'incontrano trovino un suflicente recapito sidla cadente de' 
signori Ferraresi ridotta con cpiesta seconda ij)oiesi , pure le fosse , e gli 
scoli più inoltrati al punto pariieolarnicnte dell' Oriolo vengono ad es- 
sere notabilmente incomodali per essere resi inopeiosi. Le medesime val- 
li ^chc restano contigue al Quadernello , e i prati J/assi tra il Quaderncl- 
lo, e la Quaderna godono di sì ])iccola elevazione in rapporto al fondo del- 
l' alveo , che nel tempo delle piene, non solamente massime , ma ancora 



174 



XIMENES 



mezzane sofTrirelibero Jcgl' allagamenti consideraLili . A tutto questo ag- 
giugasi r incomoda arginatura , la quale nelle valli tra la Quaderna e il 
Quadernello sarebbe altissima, restando il fiume incassato tra terra circa 
un piede e mezzo , o poco più . Lascio riflettere a chicchessia se tale 
incassatura possa servire per determinare il fdone , e per non mettere i 
due argini di continuo all' evidente pericolo di gravi rotture . 

§,11. Tavola di confronto della posizione degli scoli ed influenti 

colla linea superiore non corretta , e colla medesima corrotta 

per la seconda ipotesi . 



Nome 


Posizione colla 


li- 


Posizione colla li- 




nea su 


periorc i 


lon 


nea su 


periore cor- 


degl' influenti 


corretta 




retta d 


alla seconda 












i 


potes 


i 


Fosso Vecchio 


sopra 


7- 


o. 


o 


sopra 


6. 


O. G 


Senio 


>j 


9- 


6. 


o 


>3 


8. 


4. 6 


Canal della Vela 


5J 


7- 


IO. 


6 


>j 


6. 


2. O 


Taglio Gorelli 


>J 


5. 


6. 


o 


>j 


3. 


2. O 


Scolo di Lugo 


>J 


6. 


3. 


o 


11 


5. 


9- o 


Santerno al Moro 


JJ 


1 1. 


o. 


o 


jj 


8. 


o. o 


Fossa di Buonacquisto 


53 


2. 


G. 


6 


sotto 


o. 


3. o 


''Zaniolo 


■)} 


4- 


6. 


o 


sopra 


1. 


8. o 


Correcchio 


JJ 


5. 


7' 


6 


53 


3. 


o. o 


Fossa di Porto nuovo 


Ì3 


5. 


o. 


o 


33 


2. 


o. o 


Fossa del Dosso 


ìì 


2. 


6. 


o 


33 


O. 


io 


Fossa di Medicina 


■>3 


2. 


4. 


o 


33 


o. 


4. o 


Menata 


3> 


2. 


2. 


o 


33 


o. 


1. 4 


Mcnatello 


5J 


1. 


7- 


e 


sotto 


o. 


5. o 


Fossa dello Schiaro 


>3 


3. 


2, 


o 


sopra 


1. 


7- o 


Quadernello 


sotto 


I. 


5. 


o 


sotto 


2. 


o. e 


Fossetto della Selva 


ce 


5. 


o. 


6 


33 


4- 


7- o 


Centonarola 


sopra 


] . 


1 1. 


o 


sopra 


o. 


9- <5 


Gentonara 


33 


8. 


o. 


o 


33 


7- 


o. o 


Fossa Nuova 


i3 


4- 


o. 


o 


33 


1. 


6. o 


Scolo presso la fos- 
















sa Nuova 


>J 


1. 


6. 


o 


33 


o. 


4. o 


Condotto Corla 


1} 


1 1. 


9- 

9- 


o 


33 


IO. 


9- « 
e. e 


Idice 


>3 


'9- 


o 


33 


'9- 
o. 


Fiumicello Diolo 


» 


o. 


5. 


o 


33 


3. o 



XIMENES i;5 

Dalla sopraddetta tavola rileviamo che gì' influenti, e scoli che s'in- 
contrano ne' primi punti non risentono grand' incomodo da questa ipote- 
si, ma gli altri clie restano sopra il Santerno ne vengono qnal pili. 
qual meno considerabilmcntc disastrati . Incomincia ad essere danneggia- 
la la fossa di Biionacqnislo . la qnaie viene a perdere di caduta piedi 2. 
^. G restando sotto la cadente once 5; siegne hi Zaniolo il quale perde di 
caduta piedi 2. jo, la qnal perdila non è niente indillercnte ad uno 
scolo che attualmente non è operosissimo. Resta pure in discapito il Cor- 
recchio al quale rimangano di caduta piedi 3 die non sono certamente 
sufficenti })er lo sbocco del medesimo in un linme , che nell' altezza 
delle piene verrà a gonfiarsi più di j)iedi iG; similmente è temiissima la ca- 
duta clic resta allo scolo della chiesa di porto ]Nuo^o, la quale è di soli pie- 
di 2 g. Molto meno resta alle due fosse del Dosso, e della comunità di Me- 
dicina . il cui fondo rimane elevato sole once 4 dal fondo del nuovo fiume. 
Onde quasi tutta 1' altezza della piena deve elevarsi sopra il fondo di 
detti scoli , i quali non potranno sostenersi senza immense arginature. E 
similmente della inedesi ma specie sono la fossa dello Schiaro , il condotto 
Quadernello , la Centonarola , la fossa Nuo\a, con lo scolo vicino, ed 
il finmicello di Diolo. Che dirò io delle arginature del nuovo fiume > 
le quali nelle \alli di Buonacquisto , ne' piani adiacenti alla fossa di 
Medicina, al Quadernello, presso allo scolo della Boscosa, presso quel- 
lo della fossa Nuova , vengono a crescere sopra il terreno si notahil- 
racHte, che in jdopoizionc della loro altezza aumenta non solo la spe- 
sa, ma ancora il pericolo. Pericolo cosi evidente che per mancanza di 
una suflicente incassatura dell'acqua del fiume, e per un eccesso d'al- 
tezza dell' argine non vi sarebbe nò arte uè metodo per ripararne le mi- 
ne . Né scr\e l'avanzare l' escavazione dell' al\eo più che non esige la 
cadente , perchè allora formerebbesi un fondo morto , e per conseguen- 
za incapace di determinare contenere e dirigere il filone principale 
del fiume . 

§. 12. Se questa seconda ipotesi sia ben fondala. 

Questa seconda ipotesi oltre 1' esser stata adoperata nel suo voto da 
Gabriel ManiVcdi (A) prima che fosse scojierta la mancanza della caduta 
del Po di Primaro . ella è stata adottata con qualche piccol divario 
dal (juglielmini (lì) da Eustachio Manfredi (C) dal (Corradi, il quale 

(A) |).if^. 4*^ e .(7 al luitncio inargiuale 56 e scgueiUi. 

(B) Nella relazione de (Ianni ce ( laccolla di Fiienz.c lom. 2 itag. i3i ) " la c.ulula 
» iiccpssaiia a portar via lo toi'l)i(le si calcola da' pelili ne' toncnli, della natura de" 110- 
>» stri, essere once i5 j>er iniglio. 

(C) In UQ foglio prcjcutalo per la parte di Bologna nel congresso dcUi 30 Decemhrc 



176 XIMENES 

r adoperava d' once quiadici per miglio sino al mare , come è riportato 
da Euslacliio Manfredi ( noia A del paragrofo ottavo di questa memoria). 

Benché Eustachio Manfredi si vaglia ancora dell' ipotesi di once dicci 
per miglio per la conlluenza de' molti torrenti nella bassa pianura , pure 
egli non r adopera nel senso suo , ma piuttosto per un eccesso di libe- 
ralità colla parte contraria j)er convincerla che ancora così mancavano le 
cadenti . 

E se dal!" autorità si passi alla ragione valutando non solamente la gran 
torbidezza del Reno, dell' Idice , di Savena, di Sillaro ec. ma eziandio la 
discoiitinnazione delle piene de' fiumi del Bolognese , e di quelli della Ro- 
magna , si dovrà convenire, che una cadente di once i/\ non sia ec- 
cessiva. 11 fiume Reno riconosce la sua origine dall'alpe Calvana, dal- 
la quale nasce il nostro Bisenzio , Il Santerno trae l'origine dall'alpe 
della Traversa , e basta avere una carta della Toscana , o dell' Italia 
per rilevare la notabil distanza di queste due alpi , e degli altri mon- 
ti da' quali nascono e i torrenti Bolognesi , e i torrenil delia Roma- 
gna . Una tale distanza prova che spesso hanno a variar le nevi le 
piogge, e in consegienza le piene. Il fatto non si discorda dalla ragio- 
ne; poiché da moltissime persone ho udito dire clie il Santerno ed il 
Senio alcune volle portano in Primari* una gran piena , correndo in es- 
so per molte e molte miglia con corso retrogrado, e ciò perchè le ac- 
que di Reno , Idice ec. trovansi bassissime. Per contrario non è rara a 
succedere la combinazione delle piene del Reno colla magrezza del San- 
terno, ed allora queste acque superiori ringolfano nel Santerno. nel Se- 
nio ed in tutti gli scoli adiacenti. Dalla discontiiuiazionc delle ])iene 
nasce una cadente maggiore , giacché in certi dati tempi non possono 



ì-jn^ nella ciuà di Faenza nella visita fieli' Eccelentissimo Piazza intitolato risposte 
per parie della città di Bologna al foglio del sig- Corradi esibito nel congresso delli 
ig Decemhre inseriti ia un libro di sciitturc, e discorsi tatti ne' congressi suddetti esi- 
stenti neir archivio del nir,g^iorato di Faenza al §. resta solo. 

• )j Si crede che dal punto (l(d Ionio di-ll'» sbocco die vuoisi destinare al Reno, si do- 
>j vesse tirare alle parti superiori una linea retta inclinata once quattordici e ire (jiiarli 
» per miglio fino ad incontrare il Reno al punto dell.i diversione, e che questo, pre- 
» scindendo ilall" effetto del rigurgito del mue, e del unione degli altri fiumi, dovesse 
» essere la cadente su cut si stal)ilirel)be il fon lo del Reno . Considerando poi 1' effet- 
» to del rigurgito ( con lasciar però di nuovo ila parte il prolungamento delle linee 
n del Reno nel mare ) si siimi ciie la vera ca l'-ute fosse per riuscire più bassa di quc- 
)5 sta; ma però per quinto può raccogliersi dall' esempio d' altri torrenti d' assai po- 
>3 co, e il dir precisamente ([iiauto, pire che tocchi piuttosto, a chi propone di manda- 
j) re il Reno in mare, di quello che toccasse agli Eminenlissimi autori del voto che 
j) rigettarono con tiie pensiero, o a noi chj ne stiamo ancora aspeitanJo, e doaian lan - 
jj do la maniera fin dal primo congresso 



XIMENES 177 

que' lorrciili considerarsi come iiriili ma separali. Le cadenti adunque 
saranno proprie per quel tempo non già de' liumi uniti , ma di essi se- 
paraiameute cscrescenii . E vero che qualche volta correndo imiti pos- 
sono profondare i loro ahei. ma egli è altresì innegabile che tro\an- 
dosi stabiliti gì' interrimenti cagionali dalla separazione delle piene , e 
venendo torbide le acque superiori non sarà cosa agevolissima , che es- 
si siano ben tosto rimossi almcn totalmente . E se alcuna parte dell' in- 
terrimento resti nell' alveo . un' altra piena discontinuata la può aumenta- 
re . Dal che ne nasce che la cadente in questione non è né quella di tutte 
le acque unite , uè quella delle acque disconlinuate , ma bensì una certa 
cadente di mezzo che non si potrà mai computare. Date ancora ( il che 
non succede ) le due cadenti o dell' acque luiite , delle separate . chi 
potrà fidarsi intorno alla scelta, o di un medio aritmetico, o di un me- 
dio proporzionale tra la somma e la dillercnza dell' acque , o della du- 
rala delle acque unite e delle separale , o di altre simiglianti analo- 
gie occultissime fin' ora allo spirilo lunano . 

I falli della visita finiscono di a\valorare la presente ipotesi del- 
le cadenti trovale nel Reno , come in appresso dirassi non sono più 
d' once tredici , e quattordici , ma bensì di 18 e 20, le quali se fossero 
stale presentale al Guglielmini, e ad Eustachio Manfredi essi non sola- 
mente avrebbero ritenuta la cadente d' once 14 in circa per miglio ma 
r avrebbero aumenlaia. 

PROPOSIZIONE III. 

Teì'za ipotesi idrometrica, 

§. i3. Se il principio delle cadenti sia fissato alla foce marittima di quella 
grandezza , che piace a ciascnno degli autori de' ire progetti , se 1 ulti- 
ma cadente sia quella che dcducesi dulia livellazione convenzionale del- 
la visita o sopra la rolla Panfilj , o sopra la rotta Sanq)ieri, o sopra 
^lalacappa , e la diflerenza <lelle due cadenti vadasi distribuendo non 
già per salti ma o in ragion sem])lice delle distanze o in ragione di 
qualche lor dignità , e determinare le variazioni, che nidi son cagionale 
in rapporto ai fondi degli scoli , e della campagna. 

APPLICAZIONE ALLA LINEA DI PRIMARO . 

Incominciando dalla linea di Primaro si riirova che il Reno dallo sboc- 
co della Samoggia sino allo rotta Panfilj ha una cadente d' once lU. c) 
per miglio come rilevasi dalle seguenti combinazioni dedotte dal profilo 

a3 



178 XIMENES 

del Reno concordemente livellato da' periti Bolognesi e Ferraresi. Dun- 
que siccome la linea di Primaro deve imboccar nel Reno alla rotta Pan- 
ili] sarebbe un gran salto , se il nuovo fiume che lino a quel punto 
ha formata la sua cadente a once i^ e tre quarti come pretendesi nel 
progetto de' signori Bolognesi, abbia poi a sbalzare alla cadente d' on- 
ce 18 e tre quarti che appunto è quella cadente che si deduce dalle 
sefifuenti combinazioni. 



"O 



Combinazioni per dedurre la cadente del fondo del Reno dallo 

sbocco della Samoggia sino alla rotta Panfilj secondo il profdo 

concordemente livellato da' periti Bolognesi e Ferraresi. 

Combinazione del punto di numero 8 alto sopra la comu- 
ne orizzontale piedi ^8. a. 6 

Col punto di numero 1 1 alto sopra la comune orizzontale 53 ^3. 3. 6 

Differenza piedi 4- 1 ' . o 
Che distribuita in pertiche i5oo quante corrono fra ideiti 

punti porta la pendenza per miglio di . . . piedi 1. 7. 8. 



Combinazione del punto di numero 1 1 alto sopra la co- 
mune orizzontale piedi ^o. 3. 6 

Col punto di numero i4 alto sopra la comune orizzontale w 3g 7. 2. 



Differenza piedi 5. 8. /^ 
Che si distribuisce in pertiche i5oo quante corrono fra i 

detti punti posta la pendenza per miglio di . piedi 1. 2. g i 

Combinazione del punto di numero g alto sopra la co- 
mune orizzontale piedi 47> 4- ^ 

Col punto di numero io alto sopra la comune orizzontale » 44- 7- 4 



Differenza piedi 2. g. 4 
Che distriduita in pertiche 75g quante corrono fra i detti 

punti porta la pendenza per miglio di . . . piedi 1. 9. ) i i 

Combinazione del punto di numero io alto sopra la co- 
mune orizzontale piedi 44- 7- 4 

Col punto di numero i3 alto >j 3g. 11. 3. 

Differenza piedi 4- ^- ' 



XIMENES 179 

Che disti il)uita in pertiche i5oo quante corrono fra i 

detti punti porta la pendenza per miglio di . piedi i. 6. 8 



Pendenza media dal fondo del Reno dalla Samoggia alla 

rotta Panfili per le quattro esposte combinazioni piedi i, 6\ 9 ' 
per miglio . 

Essendo dunque la prima cadente de' signori Bolognesi di once 9 e 
IO, e r ultima di once j8. 9, sarà la dilierenza di once 8 e i 1 . la 
quale dislriLuendosi o in proporzione delle distanze o in proporzione di 
qualche lor dignità o funzione, venga a delincarsi dalla foce di Prima- 
ro sino a la rotta Panfilj questa nuova cadente , e si vedrà apertissi- 
mam-nte . che essa mal si confà colla felicità degli scoli della Roma- 
gna e del Bolognese. E inutile di computarne glieiictti, perchè cia- 
scun può comprendere che essi sono molto maggiori degli eiletti la- 
grimevoli computati nella prima ipotesi idrometrica. 

APPLICAZIONE ALLA LINEA De' SIGNORI FERRARESI , 

§. 14. Facciasi lo stesso in rapporto de' signori Ferraresi, i quali as- 
sumono r ultima cadente di once i3 e mezzo per miglio, quando le 
combinazioni, che sono ])cr appostare, ci jìcrsuadono che la cadente di 
Reno dalla rotta Sampieri sino a Malacappa non è niente meno di pie- 
di a e 2 per miglio . 

Combinazioni per dedurre la pendenza di Reno da Malacappa alla 
rotta Sampieri coli' uso del profilo sottoscritto . 

Combinazione del punto di numero 1 alto sopra la co- 

miuie orizzontale piedi 60. 7. 2 

Col punto di numero 5 alto m 55. 2. o 



DIQ'erenza piedi 5. 5. 2 
Che dislribniia in pertiche 1197 quante corrono fra i det- 
ti punti porta la pendenza per miglio di . . piedi 2. 3. 5 .^ 

(-onibinazioiie dal punto di numero 1 alto . . j)iedi 60. 10. i 

Col punto di numero 4 "'lo jj 55. 2. 7 

Dill'erenza piedi 5. 7. G. 
Che di.stiii)niie in pcilirlie 1 556 quante corrono fra i detti 

punti porta la pendenza por miglio di . . . jìicdi 2. 1. 5 



i8o XIMENES 

Pendenza media fra Malacappa e la rotta Sarapicri per le 

due esposte combinazioni ..,.,. piedi i. 2. 4 
per miglio . 

Essendo dunque la jiriraa cadente de' signori Ferraresi once nove 
e mezzo per miglio, e l'ultima once tredici e mezzo, come potreb- 
be mai questa accogliere le acque del Reno, che nel punto della di- 
versione ne ha once 26 e 4 - cioè quasi il doppio ? Come può mai 
esservi questo gran salto senza che vi sia di mezzo alcun nuovo influen- 
te ? Dunque sostituendo le once ventisei e un terzo alle once tredici e 
mezzo e riportando la ditlerenza tra la prima e 1' ultima cadente se- 
condo le condizioni della proposizione , nascerà negl' influenti e negli 
scoli uno sconvolgimento molto maggiore che non è quello ricavato 
^alla prima ipotesi, che per altro non è piccolo. 

APPLICAZIONE ALLA LINEA SUPERIORE 

§. i5. L' autore della linea superiore fa la prima cadente tra S. Al- 
berto ed il Santerno di once 10 per miglio, ed al Reno di once 5o. Que- 
sta cadente almeno ha della coerenza colla cadente del Reno , la quale 
nel punto della diversione è circa once 2g . Introducendo in questo ta- 
glio ima degradazione regolata dalle cadenti col principio delle madesi- 
me alla foce marittima , ne risulteranno delle variazioni notabili relative 
alle infelicità degli scoli , ed alla perdita delle campagne più colte . 

SE QLESTA IPOTESI SIA BEN FONDATA 

§. 16. Che tale ipolesi sia ben fondata potrà rilevarsi dalle leggi ge- 
nerali della natura , e de' fiumi , le cui cadenti non vanno a sbalzi nep- 
pure nello sbocco de' nuovi influenti , ma vanno regolandosi con una 
certa regola , che certamente si osserva non solo ne' punti inferiori , ma 
ancora ne' superiori . Il profondamento . che un nuovo influente cagiona 
dal punto del suo sbocco all' ingiù influisce ancora al profondaniento 
supcriore, come in appresso dirassi; ed al contrario gl^ interrimenti, e gli 
scanni de"" torrenti inferiori richiamano un proporzionato interrimento 
ancora ne' superiori . Onde il distribuire le diflerenze delle cadenti se- 
condo quella regola delle distanze . cioè il determinare la vera curva 
dell' alveo è una cosa conforme alle operazioni generali , ed invariabili 
della natura . 



XIMENES 181 

PROPOSIZIONE IV. 

Quarta ipotesi idrometrica. 

§. I 7 Se seguendo le condizioni della proposizione anieccdenle intorno 
alla distribuzione delle diderenze tra le ultime , e le prime , venga a fissarsi 
il ])rincipio delle cadenti secondo il concetto degli autori delle tre linee, 
indi ne nascerà negli scoli ed influenti , una alterazione minore di quel- 
la dell'* ipotesi terza, ma niente confacevole alla felicità degli scoli, ed 
alla indennità delle campagne . 

Mi sia permesso di aver piuttosto accennata , che provata nna tal 
proposizione , perchè essa è così facile a riconoscersi da chicchessia , 
che uoa occorre impiegarvi più tempo e parole . 

COROLLARIO GENERALE 

§. icj Dall' cspcrimenlo delle quattro ipotesi idrometriche finora arrecate 
veniamo a dedurre, che abbandonando le studiate cadenti, e i loro 
princi])ii fissati dagli autori de' tre progetti , ed introducendo qualunque 
variazione , che sia ben fondata suU' autorità e sulla ragione , e che sia 
ancora coinpro\ata da' fatti incontrastabili, vien subito a sparire quel- 
l' armonia , quelle operosità degli scoli , quella sì gran felicità delle cam- 
pagne , che mettesi in vista ne' fogli delle tre linee. Invece di essa si 
vede nascere , e saltare agli occhi nn totale sconvolginienio , e peggiora- 
mento dello stato attuale. Si veggono affogati moltissimi scoli sotto il 
fondo del nnovo fiume , ed altri secondo le diverse ipotesi totalmente 
peggiorati , che noi non possiamo compromettervi vcrun esito certo e 
felice a' tagli progettati. 

Aggiugasi a tutto questo , che tra le sopraddette quattro ipotesi infi- 
nite altre ve ne sono di mezzo , che combinano parte con 1' una e par- 
te con r altra . Il principio delle cadenti può farsi viaggiare dal Santer- 
no sino al mare nella linea di Primaro . Può variarsi per la distanza 
di miglia i3 e ])iù nella linea Ferrarese, e può variare da S. Alberto 
sino al mare nella linea superiore . La dimensione delle cadenti , e la 
lor distribuzione è capace di altre combinazioni infinite. Non son dun- 
que quattro le ipotesi infauste alla campagna , ma sono senza fine . E 
Ira queste combinazioni ed ipotesi tutte svantaggiose, quelle tre so- 
le iniiuaginale dagli autori de' progetti, e più adattate all'andamen- 
to della tiunpagna , che all' esigenza tielle h'ggi ilclla natura, sono le 
più tolerabili . Dunque lo scegliere una di queste tre altro non sareb- 
be che un precipitoso gioco d' azzardo , nel quale se non infiniti , 



j82 XIMENES 

almeno nioUissinii fossero ì numeri svantaggiosi, e tre soli fossero i nu- 
meri vittoriosi . Non pare veramente che abbia ad essere funesto il modo 
di procedere in un problema sì grave , sì dispendioso , sì gravoso a' popoli 
delle Provincie , e sì rischioso per la gloria dell' erainentissimo visitatore , e 
di Sua Beatitudine . 

PROPOSIZIONE V. 

§. ìc). Se, poste da parte le cadenti del fondo, vogliasi piuttosto p}vn- 
dere in considerazione la pendenza della superfìcie della massima 
esc/vsenza , e se tal pendenza deducas'i da' fatti della visita, ed tu 
rappoiio ad un ramo del fiume incassato fin gli argiid e poi senza 
il minimo aumento , o decremento venga a continuarsi per tutto il 
tratto de' tre tagli progettati ; la linea delle massime escrescenze su- 
pererà notabilmente le linee dell' escrescenze del prvgetto Bologne- 
se , e Ferrarese , ma supererà meno notabilmente la linea dell' escre- 
scenza del taglio superiore. 

Potrebbe sembrare assai meglio, che il presente problema risolvasi a 
rovescio , che non è stato fatto finora . Tentiamo se torni meglio il de- 
durre la cadente del fondo dalla pendenza della superficie . L' irregola- 
rità del fondo è assai maggiore di quella della superllcie . La linea di 
questa e meglio osservabile , che la linea del fondo . Quegli stessi piin- 
cipii , che inducono irregolarità nella superficie , 1' inducono assai mag- 
giore nel fondo . E per contrario i vortici , e le remore , che alterano 
grandemente la linea del fondo . inducono piccola dillerenza nel pelo 
deir acqua . Se la mutazione della sezione fa variare la superficie del- 
la piena, farà variare assai più quella del fondo. 

Seguendo adunque questa nuova traccia , verrò deducendo le penden- 
ze della piena dall' ultimo tronco di Priraaro , che resta compreso tra lo 
sbocco del fosso Vecchione la luce mariiiima. Questo è l'unico ramo 
di Primaro, che porta le acque incassate fra i suoi argini . Nel tratto 
superiore del medesimo esso resta lahncnte disarginato alla destra, che 
traboccando nelle sue piene perla spaziosa campagna, viene a formarsi 
lui alveo vastissimo di piìi e più miglia, il quale per la sua ampiezza 
non può somministrare alcuna regola per l'inchiesta preseiue . La ])en- 
denza adu iqiic della piena in quest' ultimo ramo può dedursi primo , 
dalle combinazioni de' punti delle piene; secondo, dalle combinazioni 
de' punti analoghi dell'argine destro ; terzo, dalle combinazioni de' pun- 
ti analoghi dell' argine sinistro. Io dico analoghi, perchè mal faiobbe chi 
mettesse a confronto un punto più alto con un punto più basso dell' argine, 
e lutto il criterio consiste nel confrontare insieme o i punti più elevati, 



XIMENES i83 

o i punti più bassi , o i punti mediocri degli argini . Maneggiando le 
combiuazioni con tal metodo , la pendenza sarà come segue . 

§. 20 Combinazioni dalle quali si deduce la pendenza della massima 
escrescenza del Po di Primaro dallo sbocco del fosso Vecchio sino al 
palone della catena del porto di Primaro . 

1 . Altezza della piena alla porta inferiore del magazzeno 
della Badia di Porto , accanto allo sbocco del fosso 
Vecchio sopra la comune orizzontale . . . piedi 1 o. 1 1 . a 

Altezza della piena al palone sudd. alto sopra l'orizzontale >:> a. 4- 4 



Differenza piedi 8. 6, 10 
Che distribuita in miglia 7 e pertiche 47^» quante corro- 
no fra i detti punti porta la pendenza per miglio di piedi 1. o. 11 



a. Altezza della piena alla porta inferiore del magazzeno 
della Radia di Porto suddetta sopra la comune o- 
rizzontale piedi 10. 11, 

Altezza della piena alla porta della casa a destra detta 

della Baladora so])ra la comune orizzontale . . 33 6, 7 



Differenza piedi 4- 4- 
Che distribuita in miglia l\. e pertiche 44^ quante corro- 
no Ira i detti punti porta la pendenza per miglio di piedi o. io. 



3. Altezza della piena alla porta della casa della Bala- 
dora sopra la comune orizzontale . . . piedi 6. 7. o 

Altezza della piena al pallone suddetto del porto di Pri- 
maro sopra la comune orizzontale . . . . 33 2. 4- 4 



Differenza piedi 4- 2* ^ 
Che distribuita in miglia 3 e pertiche 22 quante corro- 
no fra i detti punti porla la pendenza per miglio di piedi \. l\. 7 



Prima pendenza piedi 1 . o. 1 1 

Seconda pendenza jj o. jo. 7 

Terza pendenza » i, l\. 7 

Pendenza media per ogni miglio piedi i. 1. 4 .^ 



i84 XIMENES 

§.21 Combinazioni per dedurre la pendenza degli argini di Primaro 
dallo sbocco del fosso Vecchio in giù. 

PER L'ARGINE DESTRO 

COMBINAZIONI DE* PUNTI ALTI 

1. Del punto di numero i alto sopra la comune oriz- 
zontale ..." piedi 1 3. 7. e 

Col punto di numero 4 alto sopra la comune orizzontale >:> 10. 2. o 

Differenza piedi 3. 5, o 
Che distribuita in pertiche i4^7 quante corrono fra i det- 
ti punti porta la pendenza per miglio di . piedi 1. 2. o 

2. Del punto di numero 4 alto sopra la comune oriz- 
zontale piedi 10, 2, o 

Col punto di num. 8 alto sopra la comune orizzontale « 8. o. o 

Dill'erenza piedi 1 . 6. e 
Che distribuita in pertiche 1 eco quante corrono fra i det- 
ti punti porta la pendenza per miglio di , piedi o. g. o 

3. Del punto di numero 1 alto sopra la comune oriz- 
zontale piedi i3. 7. o 

Col punto di num. 8 alto sopra la comune orizzontale w 8. 8. o 

Differenza piedi 4- ^ ' • ^ 
Che distribuita in pertiche 2457 quante corrono fra i det- 
ti punti porta la pendenza per miglio di . piedi 1. o. o 

COIMBINAZIONE de' PUNTI MEDII 

4. Del punto di numero 2 alto sopra la comune oriz- 
zontale piedi 12. 2. o 

Col punto di num. 6 alto sopra la comune orizzontale " g, 2. o 

Differenza piedi 3. e. e 
Che distribuita in pertiche 1280 quante corrono fra i det- 
ti punti porta la pendenza per migilio di . piedi 1. 2. o 



XIMENES ì'ÒJ 

5, Del punto di nnmero 6. alio sopra la connine oriz- 

zoiitalu piedi g. a. o 

Col pillilo di niim. 7 allo sopra la comune orizzonlale 3j o. c. o 

Differenza j)iedi 1 . -2. o 
Che distribuiia in pertiche 4^10 qnanie corrono fra i del- 
ti punii porla la pendenza per miglio di . piedi 1 . 5. 6 

6, Del punto di numero 2 allo sopra la comune oriz- 
zontale piedi J2. 2. o 

Col punto di num. 7 allo sopra la comune orizzontale jj 'ó. o. o 

Differenza piedi 4- '^- ^ 
Che distribuita in pertiche 1680 quante corrono fra i det- 
ti punti porta la pendenza per miglio di . piedi i. a. io 

COMBINAZIOM de' PUNTI BASSI 

7. Del punto di numero 3 alto sopra la comune oriz- 
zontale piedi c). ic, o 

Col punio di num. 5 alto sopra la comune orizzontale « 8. ic. o 

Differenza piedi i . o. o 
Che distribuita in pertiche 600 quante corrono fra i det- 
ti punii porla la pendenza per miglio di . piedi o, 10. o 

8. Del punto di numero 5 alto sopra la comune oriz- 
zontale piedi 8. ic. o 

Col jiunto di num. g alto sopra la comune orizzontale jj 6. g. o 

Differenza piedi 2. j. o 
Che distribuita in pertiche 900 quante corrono fra i det- 
ti punti porta la pendenza per miglio di . piedi 1. J. i4 f 

c). Del ])uiito di numero 3 alto sopra la comune oriz- 
zontale : . . , piedi 9. ic. o 

Col punto di num. 9 allo sopra la comune orizzontale >:> 7. 9. o 

Dillercnza piedi 5. i . o 
Che distribuiia in pertiche i5oo quante corrono fra i del- 
ti punti porta la pendenza per miglio di . piedi 1. e. 4 

t4 



i86 XIMENES 

Pendenza della prima combinazione piedi i. 2. o 

Della seconda . . " o, 9. o 

Della terza . . m 1. o. o 

Della quarta . . >j i, 2. o 

Della quinta . . m 1. 5. 6 

Della sesta . . » 1. 2. 10 

Della settima . . >j o. 10. o 

Della ottava . , m j. 1. 14 | 

Della nona. . , w 1. o. 4 



s 
3 



Somma g. g. 5, 
Pendenza media per le nove combinazioni 

per miglio ..... piedi 1. 1. o ' 

§. 22. Combinazioni per dedurre la pendenza dell' argine sinistro 
di Primaro dallo sbocco del fosso Vecchio in giù sino al mare. 

COMBINAZIO?!! De' PUNTI ALTI 

1. Del punto di numero 2 alto sopra la comune oriz- 
zontale -, piedi i3. 1. o 

Col punto di nura, 5 alto sopra la comune orizzontale w 10. o. o 

Differenza piedi 3. i. o 
Cha distribuita in pertiche 1680 quante corrono fra i det- 
ti punti porta la pendenza per miglio di . . piedi o. 11. o -^ 



2. Del punto di numero 5 alto sopra la comune oriz- 
zontale piedi IO. o. o 

Col punto di num. 8 alto sopra la comune orizzontale » 6. 5. o 

Differenza piedi 5. 7. o 
Che distribuita in pertiche 800 quante corrono fra i det- 
ti punti porta la pendenza j)er miglio di . piedi 2. 2. 10 

3. Del punto di numero 8 alto sopra la comune oriz- 
zontale piedi 6. 5. o 

Col punto di num. 1 1 alto sopra la comune orizzontale >j 4- ^- ^ 

Differenza piedi 2. o, o 
Che distribuita in pertiche 970 quante corrono fra i det- 
ti punti porta la pendenza per miglio di . piedi 1. 4- *^ 



XIMENES 187 

4. Del punto di numero 2 alto sopra la comune oriz- 
zontale ; . . . piedi )5. I. e 

Col puulo di uura. 1 1 alto sopra la comune orizzontale » 4- ^- ^ 

Diflcrenza piedi 8. 8. o 
Che distribuita in pertiche 545o"qnante corrono fra i det- 
ti punti porta la pendenza per miglio di . piedi 1. 3. o 



b 



COMBINAZIONE DE PUNTI MEDII 

5. Del punto di numero 3 alto sopra la comune oriz- 
zontale piedi 10 jo. o 

Col punto di nura. 6 alto sopra la comune orizzontale « 7. g. o 

Differenza piedi 3. i. o 
Che distribuita in pertiche 1400 quante corrono fra i det- 
ti punti porta la pendenza per miglio di . . piedi 1. 1. 2 

6. Del punto di numero 6 alto sopra la comune oriz- 
zontale : . . . . ])iedi 7. c). o 

Col punto di numero c) allo sopra la comune orizzontale jj 4- ^- ^ 

Differenza piedi 3. 4- ^ 
Che distribuita in pertiche 1600 quante corrono fra i 

detti punti porta la pendenza per miglio di . piedi i. 6. 10 

7. Del punto di numero 3 alto sopra la comune oriz- 
zontale piedi 10. 1 e. o 

Col punto di numero g alto sopra la comune orizzontale jj 4- ^- ^ 



Differenza piedi 6. 5. e 
Che distriauita in pertiche ì^6c quante corrono fra i detti 

punii porla la jKsndcnza per miglio di . . piedi i. 3. 75- 



COMBINAZIONI DE PUNTI BASSI 



8. Del punto di numero 10 alto sopra la comune oriz- 
zontale piedi 12. o. o 

Col punto di numero 4 alto 33 9. 5. e» 

Differenza piedi 2. 7. o 



y 



188 XIMENES 

Che tlisiribuita in periiclie 1 220 quante corrono fra ideiti 

punti porta la pendenza per miglio di . , piedi i. o. 8. ^ 

9. Del punto di numero 4 ^^^ sopra la comune oriz- 
zontale piedi <). 5. o 

Col punto di numero 7 alto sopra la comune orizzontale >j ò'. l\. o 

Differenza piedi 3. 1 . o 
Che distriLuita in pertiche \l\oo quante corrono fra i 

detti punti porta la pendenza per miglio di . piedi 1. 1. 2 * 

10. Del punto di numero 7 alto sopra la comune oriz- 
zontale . piedi 6. 4. o 

Col punto di numero 4 ^^^ ^:> l\. \. o 

Difl'erenza piedi 2. 3. e 
Che distribuita in pertiche loaS quante corrono fra i delti 

punti porta la pendenza per miglio di . . piedi 1 . i . 5 

1 j . Del punto di numero i alto sopra la comune oriz- 
zontale piedi 12. o. o 

Col punto di numero 5 alto •>:> l\. i . o 

Differenza piedi 7. 1 1 . e 
Che distribuita in pertiche 3645 quante corrono fra i det- 
ti punti porta la pendenza per miglio di . . piedi \. 1. o 



Pendenza della terza combinazione piedi 


.. 4. 







Della quarta 


jj 


I. 5. 


« ì 




Della quinta 


3> 


1. I. 


2 




Della sesta 


5i 


I. 6. 


10 




Della settima 


>3 


1. 3. 


7 1 




Dell^ Oliava 


>J ] 


. 0. 


» \ 




Della nona 


» ] 


]. 


•^ f 




Della decima 


>J 


. 1. 


3 




Della undecima 


>3 


1. j. 








Somma piedi 10. 10. 10 ^ 
Pendenza media delle nove suddette 

combinazioni . . . piedi 1. 2. 6 | 



XIMENES 



J89 



I. 

2. 
1. 



Si sono escluse le prime due combinazioni benché vantaggiose a mo- 
slrare lu maggior pendenza a motivo che il punto di N. 5 la troppo gran 
divario por la sua eccessiva altezza . 

Essendo la pendenza media dedotta dalla 

superficie della ])iona , . . ])i('di 1. 1. 4 ì 
La stessa dedotta dall' andamento dell' ar- 
gine destro piedi i. 

La stessa dedotta dall' andamento dell ar- 
gine sinistro piedi 1, 

Sarà la pendenza media tra le sponde piedi 1 . 1 . 8 
prossimamente . 

E qui sia detto per incidenza , che questa pendenza di once tredici e 
due terzi si accorda stupendamente colle pendenze assunte dal Gugliel- 
mini, da Eustachio Manfredi, e da altri insigni scrittori, e riportate 
alla linea del fondo . 

Ora se tal pendenza cominciasi dal punto della foce all' altezza delle 
massime escrescenze registrate ne' profdi , e senza aumento veruno \enga 
continuata sino al fiume Reno , essa porterà la conseguenza , che si ren- 
don visibili nelle tavole seguenti . 

T A ^ O L A PRIMA 

§. 23. Applicazione della linea delle piene alla linea di Primaro 



Punti 

di 

confroato 

Allo sbocco del canal 
della Vela 

Allo sbocco del San- 
terno 

Allo sbocco della fos- 
sa del Vescovo 

Al canal de' mulini 
di Filo 

Allo sbocco del Za- 
niolo 

Allo sbocco della Cac- 
ciarina 

Al palazzo Raudinclli 
a ConsiMidolo 

Al fenile delle mona- 
che di S. Gabriele 

Alla coiilluenza del- 
l' Idicc 



Altezza tlcUa nuova 
piena sopra 1' escre- 
scenza attuale 



piedi 2. 3. O 

» 2, I. O 

» 3, 6. O 

» 8. 6. O 

» ij. 3. o 

» li. t). o 

" l/|. IO. o 

5:) l5. O. O 



Altezza della nuova 
piena sopra 1' argine 
sinistro di Primaro 



" O. <). O 

" o. 6. o 

M I. IO. O 

» 7. 5. o 

» c). 6. o 

» 10. 5. o 

» j3. 3. o 

» i5. 7. o 

" b. o. o 



190 



XIMENES 



Questa tavola fa rilevare abbastanza di quanto 1' argine sinistro sareb- 
be sormontato , se Te acqtie attuali di spagliassero liberamente a destra 
per un" ampiezza di miglia 5 , e più , se rimanessero incassate ed obbligate 
a fluire dentio una doppia arginatura , 

TAVOLA SECONDA 

§, 24. Applicazione alla linea della piena , ed alla linea 
de' signori Ferraresi 



Punti 


Altezza 


della 


nuova 


Altezza 


della 


nuova 1 


di 


piena so 


pra il 


fondo 


piena se 


pra 1' ars;nia-| 


confronto 


degl 


iufleali 1 
1 


tura 


iel prò 


jello 


Sbocco dello scolo di 














Lugo 


piedi 


8. 


10 


piedi 


0. 


10 


Sbocco del Santcrno 


5J 


8. 


8 


)j 


1. 


7 


Fossa di Buonacquisio 


}> 


if.. 


4 


■>} 


2. 


8 


Zaniolo 


JJ 


11. 


11 


■» 


2. 


8 


Quaderna 


53 


10. 


2 


53 


4. 


1 


Fossato Vidoso 


M 


'9- 


10 


■>i 


4. 


8 


Centonara 


JJ 


i3. 


8 


3) 


4. 


9 


Idice 


M 


3. 


5 


33 


5. 


8 


Fiumicello di Bugliolo 


)3 


17- 


5 


33 


5. 


6 


Condotto Zena 


3J 


i3. 


6 


33 


6. 





S avena 


ì) 


2. 


1 


33 


6. 


5 


Naviglio 


■>i 


j3. 


IO 


33 


4. 


4 



Da questa tavola si arguisce abbastanza qual sarebbe Io stato dell' ar- 
ginatura, e degli scoli adiacenti nell'ipotesi della presente ])roposizione. 

§. 20. L' altezza della piena, dedotta secondo questa proposizione, e ri- 
portata al taglio superiore , arriva a pareggiare quasi 1' altezza de' nuo- 
vi argini alla diversione del Santcrno , all' osteria del Moro, e ne' pun- 
ti contigui restando ivi inferiore di sole once 5 alla cresta degli argi- 
ni . Onde converrebbe elevare 1' arginatura di altri piedi 2 almeno , e 
ciò per un tratto considerabile . Gli scoli della campagna perderebbero 
piedi 2 di pendenza , perdita non dispreggevole in rapporto allo stato 
inoperoso, in cui ora si trovano. Al Sillaro la detta piena resta sotto 
alla cresta degli argini piedi uno. Lo stesso succede al canal della Ve- 
la , e negli altri punii di mezzo , la nuova piena va elevandosi , incas- 
sandosi secondo la maggior distanza de' punti più incomodi . 



XIMENES 191 

PROPOZIONE VI. 

§. 16. Se la pendenza della piena nel suo ul/imo ramo tm il fos- 
so vecchio e la foce marifima sia quella stessa , che è stata ricava- 
ta colle combinazioni della proposizione 5, m,a la pendenza della 
piena nel suo primo ramo , o alla rotta Panfdj , o alla rotta Sam- 
pieri sia quella medesima, che viensi a rilevare dalle misure e li- 
vellazioni della visita pi'csente , e poi la di f/ercnza di queste due 
pendenze sia equabilmente disliibuita tra il j)rimo e l' ultimo ramo, 
determinare qual sia per essere V altezza della nuova escrescenza 
in rapporto alle altezze de" tre proggetti . 

La pendenza della piena del Reno dalla rolta Panfilj sino allo sboc- 
co della Samoggia può dednrsi dal profilo concorde della piena del dì 
lò Novembre J761 e (juesia riesce di piedi 1 e cinque per miglio, 
come ho dedotto da molte combinazioni latte su diversi punti del juotilo. 

La pendenza della stessa jìiena dalla rolla Sarapieri in su rile\asi di 
piedi a e 8 per miglio . 

La difrereir/.a tra i piedi 2 e 5 e le once tredici e due terzi sarà di 
piedi I. 6. 4 la fl»id ripartendola ugualmenlc ira il primo ed ultimo ra- 
mo di Primaro, secondo il progetto de' signori Bolognesi, viene ad ele- 
vare notabilmente la snpeilicic di cpicsta nuova piena, la quale incon- 
seguenza tornerebbe assai più alla e funesta che non è la piena rilevala. 

Per la linea Ferrarese e per la superiore , la difl'erenza sarebbe di 
piedi i.y. /|,la quiil lijìarlila in simil maniera non solamente verrà ad 
aumeniare noiabilmentc 1' altezza della piena sul taglio de' signori Fer- 
raresi , ma eziandio sulla linea superiore , la quale in questa nuova ipo- 
tesi vedrebbe sormoiUare le sue arginature per lungo tratto di un' altez- 
za considerabile . 

co U OLLA U IO. 

§. 27. Se in ciascuno de' tre progetti della linea dedotta per la pro- 
posizione presente si abbassino le linee verticali rispettive delle piene 
de' tre jnogelli ne nascerebbe una nuova cadente del fondo ben dii- 
ferente dalle cadenti disscgnate dagli autori de' progetti , la quale var- 
rebbe ad incomodare notabilmente , ed in qualche trailo allogare allatto 
gli scoli e le campagne adiacenti . 

Fin qui sono sialo obbligato a deviare dal retto sentiero , che condur- 
rebbe alla sohrziouc del problema ad oggetto di rilevare la gravissima 
incertezza , nelle quali si trovano le cadenti e le piene de' divisali 



jga XIMENES 

progetti . Ora rimettendomi sul giusto cammino procurerò di risolvere que- 
sto problema idrometrico di una maniera diretta ; il che intendo di fiuc ne' 
problemi seguenti , ne' quali additerò quella via che mi sembra I' unica 
per la vera soluzione del problema , e nel tempo stesso andrò mostrando 
quanto grandi e moltiplici sieno le difficoltà , che vanno attraversando 
r unica via della soluzione del problema . 

PROPOSIZIONE VII. 

PROBLEMA I. 

§. a8. Data la prima ed ultima cadente di un fiume , owero duo 
cadenti di nota distanza , e dato il genere della curva del fondo, de- 
terminare le quantità costanti che entrano neW equazione della cuhyi. 

La curva trascelta del fondo sia una parabola cubica del primo ge- 
nere , nella quale le ascisse nominate x , siano proporzionali ai cubi del- 
le semiordinate , cioè j 3 

Tal curva è stata adottata dallo Zendrini nel suo cap. c). dell' acque 
correnti , ed era stata prima di Ini trovala assai confacevole all' anda- 
mento di molti fiumi dal Barattieri nella sua architettura delle acque 
par. 1 lib, 6 . 

La prima cadente sia Impostata alla foce di Primaro sulla scorta fe- 
dele del Guglielmini, e di Eustachio Manfiedi. 

L' asse della curva mettasi parallelo alla linea orizzontale . 

La distanza delle due cadenti facciasi a 

L' altezza della seconda cadente della linea orizzontale si faccia b 
La lunghezza di un miglio, a cui rapportasi la cadente sia. e 

La prima cadente facciasi /" 

e per essa passi la linea orizzontale 

La seconda cadente facciasi e 

L' ascissa al solito jr 

E la semiordinata y 

r^ 1 1^ • r'ibce — 3aef~] hej 
Dedurremo 1 equazione j-j -h j — . - „ |/ = 

,- -1 ^ T T,r , ,, /'MM — ief \ 

E il cocficentc di j = 2 Al, sarà r = M rt V ( — -, 1 

Sarà dunque nota la scmiordinata costante che dovrà poi servire per 
determinare 1' andamento della curva in quanti altri punti si \oglia. 



XIMENES hy5 

COROLLARIO I. 

§. 29. Se ncir equazione del problema sostituiscasi il valore della y , 
dedurremo il valore della x, che sarà un' ascissa costante. E da' due 
valori della ^ e della x già (Issati , ne risulterà il valore del ])aranctro 
della parabola cubica . 

COROLLARIO II. 

§. 3o. Sembra molto più guisto 1' andamento del nuovo fiume regolando- 
lo col sopraddetto problema, che secondo il metodo adoperato ne' proget- 
ti. Primieramente perchè i salti, che si fanno dalla prima porzione di 
cadente alla seconda e dalla seconda alla terza ec. non sono fondali né 
sopra alcuna teoria né sopra alcuna osservazione. Non sopra la teoria, 
perchè come è stato detto essa insegna al ccjiitrario , guicchè dopf) 1' in- 
gresso di un fiume, le cui materie siano omogenee al fiume principa- 
le, non solo ne' punti inferiori, ma eziandio uè' superiori interviene 
mialche piccola mutazione sinu ad un certo segno; ma se poi 1' influente 
porli materie eterogenee , e più pesanti , allora succede una elevazione 
di fondo anche ne' punti superiori . Non sopra la pratica , percliè trop- 
pe osserN azione , e misure \i vorriano in altri fiumi analoghi al nostro, 
e si penejà non poco a trovarne un solo, che abbia una suflicente a- 
nalogia al nostro fiume. 

Secondariamente perchè questi salti non son fondati né sopra la por- 
tata de'niio\i influenti , né sopra l'altezza celle piene dedotte, né so- 
pra gli aumenti delle velocità, né sopra alcuna funzione di queste gran- 
dezze . Se io domandi^ per esempio per qual ragione il iiuoxo fiume da 
S. Alberto al Santerno abbia once 10 di cadente per miglio, e jioi dal 
Sanlerno al Sillaro salti alle once i5'f io non so qual ragione potrà 
mai immaginarsi di sbalzo sì ro\inoso . Perché dalle once 10 non si pas- 
sa alle once la alle j3? Perché al contrario , ritenendo le once j5 
couu; più corifacevoli al nostro fiume , e prolungando la cadente verso 
del mare, non si irasceglie quella delle once 1 '2 invece delle once ic? 
Non sarebbe per awcniura la vera ragione, perché così e non altri- 
menti le cadenti si adaitan bene alla giacitura delle cam])agne , come se 
questa, e non già le leggi nniolabili della natura fossero i \eri eleiuen- 
li del presente problema . E dall' altra parte la minima variazione in- 
trodotta , come é stato lungamente provato, costituisce la canipagiiii , e 
i suoi scoli in uno stato iuoperoso e infelice 



25 



fc)4 XIMENES 

PROPOSIZIONE Vili. 

PROBLEMA 

§. 3i. Data la ciuva della cadente, e le sue quantità 
Ilare la vera gindua: 
le cadenti intermedie , 



costanti determinare la vera graduazione di tutte 



Col valore delle lettere determinate nella proposizione antecedente 
viene a trovarsi la sotto normale di un qualunque altro dato punto, e 
così di tutti gli altri punti intermedi . Indi facciasi , come la semiordinata 
alla sottonormale, cosi la distanza di un miglio al quarto termine, die sa- 
rà la cadente del dato punto , e di quant' altri punti si vogliano , e co- 
sì si avrà la graduazione cercata. 



ILLAZIONE I. 



§. 02. Se la prima cadente alla foce del mai'c sia per esempio di once 
12, e r ultima di once 18 e 9; e con queste grandezze e la lunghez- 
za della linea di Primaro si vadano determinando tanto le cadenti , 
quanto le distanze de' punti dell'alveo dalla linea orizzontale , si trove- 
rà che r andamento della curva viene a sollevarsi notabilmente sopra 
la cadente delincata, e viene in conseguenza ad aflbgare la foce degl' 
influenti , e degli scoli , La stessa cosa succede sì rapporto alla linea 
Ferrarese, che rapporto alla linea superiore assumendo per quella la ca- 
dente ultima di piedi 2. 2.4 e per questa la cadente di piedi 2. 6. o, 
ora essendo questo 1' andamento il più verisimile del fondo fondato so- 
pra r autorità, e le osservazioni del Barattieri, e dello Zendrini, e so- 
pra gli altri elementi più certi e sicuri , ne nasce in conseguenza 1' in- 
sussistenza delle tre cadenti di già assegnate dagli autori de' progetti. 



ILLAZIONE II. 



§. 33. Che se il genere della curva volesse variarsi , o volessero sopra 
più certe osservazioni fondarsi le dimensioni delle due cadenti in que- 
stione , come certamente potrebbe farsi , allora ogni buona regola esi- 
gerebbe , che prima si fissassero tanti elementi gelosi , e diilìcili , e si 
paragonassero all' andamento di una curva migliore, e poi riportando que- 
sta curva ad un dato jìrofilo di terreno si rilevassero le conseguenze o 
dannose o favorevoli all' intendimento presente . Ma 1' avventurare un 
poligono di cadenti ripartito sulla giacitura della campagna per la soluzione 



XIMENES J9Ó 

di un problema tanto intrigato, non parrebbe verameuie, clic fosse la 
vera rc^'ola per aflari di sì grande importanza . 

ILLAZIONE III. 

§. 54. Se si assnmano due cadenti d' una qualche linea, per esempio 
deìla snperiore, della stessa misura di quelle che sono state adoperate dal- 
l' autor del progetto, e se con esse e coli'' uso del problema dcscri\a- 
si la curva del l'ondo , essa in moltissimi punii verrà a discordare col- 
le cadenti dell' autore . Assumendo per esempio la cadente al Santeriio 
di once i5 e la cadente a Malacappa dionee 5o , la prima cadente da 
S. Alberto al Santerno riuscirà maggiore di once 10 e lo stesso segue 
in altri esempi . Dunque la cadente di once 10 mal si accorderà col Ne- 
ro andamento del fondo. 

PROrOSIZIONE IX. 

PROBLEMAIII. 

§. 55, Data la curva del fondo di un fiume, che si metta pei' 

ora di un alveo jvgolare e costante , e data la portata del 

medesimo determinare la curva della piena. 

Questo problema è stato sciolto dallo Zcndrini al capo (3 del suo to- 
mo intitolato „ Leggi e fenomeni delle acque correnti „ Ma la sua 
soluzione è cortamente difi'ettosa , perchè egli non v'introduce 1' tlenicn- 
10 necessarissimo delle resistenze, dalle quali a mio credere dipendo- 
no le ali'ezioni principali della curva che si ricerca . E ])cr mancanza 
di tale elemento sarà addivenuto che le dimensioni della sua curva 
mal corrispondono alle osservazioni da lui medesimo fatle sul Po e snl- 
r Adige. • 

Per introdurre adunque V elemento delle resistenze , si consideri che 
i fiumi ne' loro punti superiori ritengono per un certo tratto quella ve- 
locità, eh' è originata dalla loro caduta. Ma siccome questa velocità e 
sempre diminuita dalle coiuinue resistenze, che operano, o come le^e- 
locilà come i loro quadrati, indi ne dee seguire, che pervenuto il 
fuimc ad tin cerio punto , dove le resistenze e le forze vengono a bi- 
lanciarsi . incominci esso a correre non già j)er le leggi della caduta . 
ma per le pressioni dell' altezza della piena, cioè incomincerà da quel 
punto la resistenza a superare la forza della caduta , e indi crescendo 



ic)G XIMENES 

le nliezze delle sezioni ne nasceranno quelle affezioni 'della curva che 
, sono por accennare . 

Sia per tanto QFB ( tav. i. fig. l\. ) la curva del fondo di un fiume. 
B x\. r altezza della prima sua sezione, che si abbia a considerare per 
1' eirctio di una diversione; ]N H sia 1' orizzontale che termina al punto 
II della foce. Al punto 15 si faccia passare la linea ^ert^caIe MBN, 
alla quale si conduca BP perpendicolare, e che esprima la \elocità del 
fluido al punto B. Sia B M quell' altCEza, da cui un corpo cadendo ac- 
quistasse la velocità BP. 

Al punto B conducasi la tangente alla curva del fondo, e si faccia 
BI==BP, conducendo la parabola ApoUoniana \ia uguale all'altra 
MBP, lo spazio parabolico At, IB esprimerà la quantità del fluido, 
che passa per questa prima sezione . Ora si consideri un' altra sezione 
CI) del medesimo fiume, per cui converrà determinare la velocità fi- 
nale D^, che dipende da tre elementi. II primo è la caduta che ge- 
nera la velocità VX. Il secondo è la pressione della colonna d' acqua 
33 C, che è 1' altezza della piena al punto C. Il terzo è la resistenza , 
che va distniggendo la quantità del moto , la quale si faccia come la 
semplice velocità, o come il suo quadrato, e sia rappresentata dalla cur- 
va STZ, nella quale per esempio la semiordinaia TV csjirima la re- 
sistenza della sezione al punto D . 

Finche I' area della curva delle resistenze è minore dell' area della 
curva delle velocità , 1' altezza della sezione C D va scemando , perchè 
in tal caso la velocità è in aumento . 

Nel caso dell'ugualità delle due aree, la CD dev' essere la minima. 
Ma da quel punto essendo le resistenze maggiori dell' area della velo- 
cità , la piena dee aumentare le sue altezze , e ciò sino ad un certo 
punto, per esempio E, do\c ritrovasi il colmo della piena, o il mag- 
gior ventre della medesima . 

Ma perchè la massima altezza della sezione FÉ porta di bel nuo- 
vo l'aumento della velocità, incomincerà la curva a diminuir di bel 
nuovo le sezioni dal punto E sino al punto S , eh' è la sua foce ma- 
rittima , 

Le resistenze del problema potrebbero considerarsi sotto un' altra for- 
ma , a\ertendo che un ramo inferiore del fiume fa resistenza al corso 
<lel ramo superiore . Onde a un qualunque dato punto del fiume la re- 
sistenza della sezione può considerarsi come composta dalla supcriore o 
dalla inferiore , facendola proporzionale al prodotto de' quadrati di 
queste stesse lunghezze . Allora nasce una soluzione del problema dill'e- 
rente dall' indicata di soj)ra . senza però variare notabilmeutc le illazio- 
aii , che ricaviamo per V iuiendimeuto prcseale. 



XIMENES 197 

DiiiKpie ricaviamo , primo che la curva della superficie del fiume 
parie è concava , parie è convessa verso la cur\a <lel fondo . La por- 
zione CEG rivolge al fondo la sua concavità, e tal porzione dicesi 
il ventre della piena. Le due supcificie AC, GS voltano la convessi- 
tà verso il fondo. 

Secondo, che \i è un'altezza massima FÉ verso le parli intermedie. 

Terzo , che vi devono essere due punti di flusso contrario , 1' uno al 
punto C, l'altro al jRuito G. 

Quarto , che questi fenomeni succedono ancorché il fiume sia costan- 
te senz^a il concorso di altri influenti . 

Quinto, che la conDuenza degli altri fiumi varia talmente la sua curva in 
tutte le sue parti , che di un prohlcnia iniricatissimo , un altro ne na- 
sce forse insolubile . 

Tutto questo, che sembra un raziocinio di pura teoria, resta compro- 
vato coi fatti più visibili osservati nelle piene dello Stirene, dell Adi- 
ge e del Po , come potrà osservarsi al cap. c) , al num. 29 e seguenti 
dello Zendrini , e come lo rileva il Barattieri nella sua Architettura 
delle acque par. 1. lib. 6. 

Da questi medesimi scrittori potrà rilevarsi che il ventre delle piene 
si estende per più miglia del corso del liiimc, che ivi le intumescenze 
delle piene crescono molti piedi , e che lilialmente questo è un feno- 
meno , il quale non può in conto alcuno trascurarsi senza gravissimo 
pericolo delle provincic adiacenti. 



ILLAZIONE. 



§. 36. Ma nelle lince delle piene disegnale dagli autori de' progetti, altro 
non si vede che un poligono regolato col poligono del fondo, ed au- 
mentato nella sna altezza secondo la confluenza de' nuovi torrenti ; que- 
sto stesso aumento manca nel profilo de' signori Ferraresi , nel quale si 
vuole, che o pochi o molti che siano i torrenti capitali sull' alveo 
nuovo, sempre 1' altezza degli argini sopra la lor cadente debba essere 
la stessa sino al punto di S. Alberto . Dunque queste linee non hanno 
quelle aflezioni, che persuade la ragione, e che palesano le osser\ azioni 
pili infallibili. Dov'è qui il ventre della piena? Do\e la sua massima 
altezza ? Dove i punti di piegamento contrario ? 

Mi parrebbe dunque meglio che si cofcssassc ingennamenle la nostra 
insnUicenza nelle materie itlronietriche , in vece di nutrire per i nostri 
progetti una fulnria ;ij)poggiata sojira congetture debolissime, e per con- 
seguenza incapaci di Ìh'm fondare una risdin/.ione così gra\e. e dispen- 
diosa. Delle operazioni de' iiuonÌ tagli , potremo dire come scrisse 



198 XIMENES 

Eustachio Manfredi , ohe quando ancor si fosse condotta a fine con 
buona riuscita ( cosa che egli in altri luoghi chiama impossibile ) 
non si sarebbe giammai intrapresa senza nota di soi'crchia animo- 
sità, (i) 

PROPOSIZIONE X. 

§. 37. Se un alveo di un fiume sì totalmente composto , che le ca- 
denti supei'iori sieno considerabili , le inferiori al contrario assai mo- 
derate , il ventre delle piene ne^ punti inferiori crescerà enormemen- 
te ) senza che vi sia metodo e calcolo per fissante i giusti limiti >. e 
per regolarne le arginature , 

Questa proposizione può facilmente dimostrarsi , ma per evitar la Inn- 
ghezza basta il riflettere , che essendo considerabili le cadenti superiori 
in un certo spazio di tempo si farà maggior massa di fluido ne' punti 
di mezzo , che non accada nelle ipotesi delle cadenti più moderate . 

Onde scemando ne' punti di mezzo notabilmente le cadenti , il ventre 
della piena dee notabilmente aumentarsi . Il caso succede appunto nella 
linea superiore, nella quale si principiano le cadenti da punti inleriori 
delle once io, e poi ne' punti più alti si assumano di once 5o per miglio. 

PROPOSIZIONE XI. 

§. 30. Se il can>o di un nuovo fiume restasse talmente incassa- 
to , ed internato nel terreno che gì' influenti , che dovessero entrarvi 
venissero a guadagnare una cadente assai più considerabile di quel- 
la , che avevano prima dell' inalveazione , quando questa fosse ese- 
guita, gì' influenti vi convoglieranno materie più grosse di quelle, 
che prima portavano , le quali restando incassate nel cavo del fiume 
ne eleveranno il suo alveo infino a tanto che la nuova cadente del 
fiume , e dell' influente abbiano tra di loro un certo rapporto , qua- 
le viene ad esigersi dilla portata del fiume, e dall' influente , e 
dalle materie di questo , e di quello . 

Essendo certo che nel cavo de' signori Ferraresi , e nella linea snpe- 
periore, il Sillaro, la Quaderna, la Centonara , ridice, la Savena, ed il 
Reno, che sono torrenti assai torbidi si troverebbero nel caso di un au- 
mento considerabile delle loro cadenti , sarà altresì innegabile che essi 



(1) Risposta a' signori Ceva a Moscalclli . 



XIMENES 199 

jioriando nel loro nuovo recij)ientc materie più grosse , che ora non fan- 
no ne' punii risj)elli\i, ne verrebbe sujseriurnienie , ed inferiormente 
un tale alzamento di fondo, quale conviene a quel segreto rapporto , che 
sempre hanno le cadenti, le torbe , e le acque dell' influente , e del re- 
cij)ientc . Ed è noto dalla dottrina del Guglielraini , che in tal caso una 
delle due dee succedere , cioè o che il fiume muti il suo corso , o che 
ritenendolo alxi il suo alveo. Io ho detto quel segreto inppoi'to , per- 
dio r arte di proporzionar la cadente del liurae principale , e degli in- 
fluenti , o tra di loro , o colle acque e torbe che portano , non era sta- 
ta trovata al tempo di Eustachio Manfredi. (1) 

Le chiuse immaginate per frenare le ruinose cadute delle materie gros- 
se nel fiume, considerandole tali, quali ci sono state descritte, non pos- 
sono mai produrre 1' cfl'etto che si desidera. Poiché o esse sì assu- 
mono come un lavoro provision-ale inventato per produrre più lentamente 
queir aggiustamento d' alveo , il quale tutto ad un tratto porterebbe la 
mina totale del flume , ed allora dee finalmente giugnere un tal tempo, 
in cui la cadente dell' influente, per esenpio dell' Idice , venga ad acco- 
modarsi alla cadente del nuovo iiume . 

Or io dico che sì nel tempo dell' aggiustamento dell' alveo , che nel 
tempo posteriore al medesimo , le due cadenti del nuovo fiume , e dell' in- 
fluente debbono accomodarsi con una certa proposizione luiora occidta , 
elevandosi da una parte l'alveo del fiume principale, e dall'altra l'al- 
veo dell' influente , per modo che le due acque, le due torbe, e le due 
cadenti abbiano fra di loro quel rapyìorto che noi ignoriamo. O le stes- 
se chiuse si hanno a considerare , come un lavoro stabile , e permanen- 
te , ed allora non solamente andiamo incontro a tutti que' casi , ne'' qua»- 
li le chiuse anco più custodite, soflronoo patimenti o strappi di qualunque 
sorta; non solamente ci aggraviamo di una spesa esorbitante e conti- 
nua, qual si esigerebbe dal numero prodigioso di 10, di 12 e di j/^ 
chiuse per ciascun influente ; ma di più possiamo fondatamente temere dj 
quella durevolezza, che ci lusinga, e ciò per le ragioni, che mi riser_ 
Lo a rilevale in una maniera pratica sopra l'esecuzione de' nuovi tagli 



BPSBBPi 



(1) Risposla a' signori Ceva , e Moscatelli „ mcnlic non si sa, rlie vi sia nò ix'golu 
„ pei- adaUarc e piopoizionarc ]a pcnilenza e capacità di un alveo a tante acque . 
„ uè esempio di clii 1' abbia ncppuic tentato • 



200 XIMENES 

PROPOSIZIONE xn. 

§. 3g. Gli elementi sopra de" quali si fonda il computo delle tdtezze 
delle piene per i nuovi influenti non sono tanto certi, che replicando 
il problema tante volte qnanti essi sono, non ne possa nasccìv un er- 
rore considerabile da non potersi coTTeggere con alcuna regola 

idrometrica . 

Lasciando stare alcuni elemeuli e considerazioni secondario due sono 
gli elementi principali di questo problema, cioè la portata dell' inlluen- 
te e del recipiente, e la scala delle velocità del llnido . I metodi per 
la portata delle piene, sono o dipendenti da qualche problema idiome- 
trico , che a mio parere non bea si adatta alle circostanze locali , o 
connessi coli' attuale misura della velocità superficiale in tempo di pie- 
ne . È ben visibile quanto sia grande la diflicoltà di tali osscr\ azio- 
ni . Io altro non desidero che di essere istruito de' metodi tenuti, del- 
le osservazioni fatte , e di tutta la serie di questa operazione , che io 
reputo dlllicilissiraa . 

E quando anche resti accordato , eh' essa sia riuscita con precisione , 
converrà poi dubitare della scala della velocità , se essa sia una para- 
bola apolloniana , ovvero un triangolo , ovvero im' altra cnrva più cor- 
rispondente alle osservazioni . 

11 signor Pitot (i) ha osservato che la velocità della superficie di un 
fiume, va crescendo sino ad una determinata profondità del medesimo, 
di dove comincia di bel nuovo a scemare , restando tenuissima verso il 
fondo del fiume . Una tal cur\ a dunque non è la parabola , né il trian- 
golo , ma un' altra cnrva ben dill'ereute , che forse sarà meglio descri- 
verla adattandola alle osservazioni atluaU , che cercarla nelle curve geo- 
metriche . 

E benché io non neghi che in un solo influente, adoperando o una 
scala o un'altra per la velocità, i risultati discordino mediocremente, 
pure negherò sempre che replicando un tale problema tante volte , quan- 
ti sono gì' influenti , la somma degli errori possa dirsi disprezzabile . E 
se la somma degli errori riesce notabile, con qual sicurezza diremo, 
che essa al tal punto alza piedi i5, al tal altro piedi 16 e mezzo? 
Dipendendo le arginature dalle altezze delle piene , csie pure saran- 
no incertissime e non mai valevoli alla certa diffesa delle provincie. 



(1) Memorie della reale Accademia delle Scienze anno i^Sa 



XIMENES 2C» 

PROPOSIZIONE xm. 

§. ^o. Gli elementi che entrano nella foiinazione della cadente 

di un fiume non sono tanto certi, che noi /xìssiamo deteiini- 

ìiarli con isperanza éi neppure approssimarci alla verità. 

E primieramenlc in questione qnali .siano questi slessi elementi . Ma 
inlroduccndo quelli, che paiono \erisiniilij veggianio se il problema 
può essere detcrniinaio . 

Sia il seno dell' angolo clie fa la cadente coli' orizzontale =S. 

La resistenza del fondo dicasi R 

Questa resistenza può consisiere nella gravità delle materie, può con- 
sistere nella lor coesione, può consistere nell'uno e nell'altro. 

Per certo che una colonna acquea, che passa sopra dei fondo a se- 
conda di una piena, colla sua gra\itazione e peso sconnetta e sconqiou- 
ga le parli del fondo. Onde 1 altezza di tal colonna dicesi A, cuna 
sua radice dignità o funzione dicasi N. 

Quanto maggiore è il numero di tali colonne escavatrici , tanto mag- 
giore è r csca\ azione . Onde la velocità della piena, che è come il nu- 
nero delle colonne dicasi V , e la sua funzione V '» , 

La maggiore o minore gravitazione di tali colonne verticali insistenti 
sopra del lòndo , contribuisce al maggiore o minore prolondaniento. (.)n- 
d' esso sarà come il seno del complemento dell' angolo della cadente 

R 

= '\ (tt — ss") . Onde avremo questa equazione S ="t — 77 — -^ , . 

^V T \^ 1 f t ™ '"■ ò ò J 

n caso dell' ugualità porta 1' equilibrio tra la cadente, e le forze a- 
daitate o [)er aumentarla, o per iscemarla . 

Se le forze siano maggiori della S, essa scemerà coll'emmissione del 
imo\o fiume. Se siano minori aumenterà. 

Or chi è mai degli autori de' progetti, che 2)0ssa fissare il valore 
della lettera II ? 

Il valore della lettera A è dubbioso per la proposizione antecedente- 
dunque niiuio potrà assicurare , se tal cadente e ciascuna sua porzione 
sia nel caso dell'ugualità, nel caso di aumento, nel caso di de- 
cremento ; onde 

e O a O L L A II I o I. 

§. /li. La didìcoltà di ben valutare la forniola -; — - — --7 -; cresce 

/ ' A''N "^\/{tt—-ss) 

26 



2ca XIMENES 

a dismisura se si considera che il miovo fiimie non è già perenne , ma 
un loi reme composto di più torrenti , che rare \olte si combinano in 
una .piena simultanea . Accade, che il Sauierno, che nasce dalle alpi dtl- 
ia Tra\ersa venga gonfio in un tempo in cui le acque del Reno, che 
partono dalla Zalvana , sono assai scarse e mediocri come quelle , 
«he sorgono da origini tanto lontane dalle jirime , Dunque la pie- 
ua sola del Sanleiino tenderà ad elevare il fondo , scemando assai il 
valore della A e d«lla V. Toccherà poi alle piene superiori del Reno 
a profondarlo di bel nuo\o. Ed in tal vicenda di aumenti e dccre- 
menli della lettera S, sarà ben malagevole a lassare Io stato jnedlo j e 
quasi costante della medesima, 

■COROJ.LARIO II. 

^ ^1. Ma se la ktieraR variasse secondo la varietà delle materie portale 
«la' torrenti, com'è assai naturale che in ciascun progctlo intervenga, 
qual metodo terremo per fissare la graduazione? Quale per dedurre gli 
alzamenti superiori del fondo ? Quale j)©r isiabilirnfi lo stato medio e 
più permanente ? 

PROPOSIZIONE XIV. 

§, 45- •^^ ^^ cedenti de' tre pfogetti si lascino senza la niiniina 
variazione quali sono state delineate da' loro autori , e l' altezza 
delle piene si aumenti a tenore della esigenza delle proposizioni an- 
tecedenti , e delle immediate osse/vazio/d , determinare se gli scoli 
principali della Romagnola e della Romagna abbiano buon recapi- 
to nel nuovo fiume . 

Il v&ntre della piena siili' Adige ne aumenta 1' escrescenza di circa 
5 in 6 piedi per lungo tratto , conforme alle osservazioni già citato dal- 
lo Zendrini . Onde se per tal ragione venisse ad aumentarsi ne' piuiti 
intermedi del nuovo fiume di 3 in l\ piedi sopra 1' andamento della pie- 
na disegnata , non si farebbe cosa alcuna contraria alle leggi e feno- 
meni dell' acque correnti . 

Che se a qiiest' aumento lui altro se ne a^iunga , che nasce dal 
fatto medesimo, ne verrà un'escrescenza maggiore. 11 fatto è, che per 
le dimensioni del profilo convenzionale , 1' altezza della piena al Santer- 
no si eleva sopra il fondo attuale di piedi i8 e mezzo. 

La piena dedotta dal progetto de' signori Bolognesi «opra la loro 
cadente, sarebbe di piedi i6" ne' punti bassi. 



XIMENES 2o3 

L' aliezza della cresta degli argini sopra la cadente della linea Fer- 
rarese sì fa di piedi iH. Onde la piena di piedi ìG lino a S. Alberto. 

Una simile altezza nella linea superiore dedotta dal profdo in rap- 
porto ayli argini , e di piedi 16 e mezzo ne' punti inferiori, e ])erciò 
togliendo piedi 'i del vivo degli argini resterebbe la jxieua di piedi ì\ 
e mezzo . 

Diuique ki piena attuale del Primaro al Santerno, computata dal suo 
fondo , è maggiore che non sono le tre piene divisate nel progetto de- 
gli autori de" progetti, riportandole alle rispettive cadenti. 

Dall' altra parte . chi è che non vegga che le piene attuali del Pri- 
maro sono minori di quelle , che verrebbero se le acque degl' inlluenti 
senza spagliar nelle Aalli fluissero immediatamente nel nuovo fiume; e 
se il Hume ideato racchiudesse le sue acque incassate tra gli argini , le 
quali acque ora per molte e molte miglia liberamente traboccano dalla 
spalla destra nelle valli e ne' terreni prativi. 

Diuique è cosa evidentissima , che le piene delintiite in carta dagli 
autori de' progotti, debbano notabilmente aumentarsi, non solo per il 
ventre della ])iena , ma ancora per il confronto dcl't' misure attuali. 

Che dirò io delle piene del solo Reno rilevate dal profilo sottoscrit- 
to, nel quale al punto di Malacappa rilevasi l'altezza della ])iona del 
di i5 Novembre 17G1 di piedi l'ó once 8 ? E egli mai verisimile che 
il solo Reno faccia a Malacappa le sue massime escrescenze maggiori 
di piedi «8, e che poi 1." acque del medesimo Reno combinate in quel- 
le di tanti e si grossi inlluenti nei punti inferiori , dove La cadente del 
fondo è tanto minore, non abbiano a gonfiare più di piedi 16 ovvero 
di ]4 e mezzo. 

Valendomi dunque della ])iù gran moderazione per correggere il di- 
fetto delle piene, io farò che tutti questi aumenti non olirej)assiiio i 
piedi 3 e mezzo, i quali in rapporto alla linea superiore che mette la 
piena piedi 1 e mezzo piti bassa delle altre doMcbbcro ridursi a 
piedi 5. 

Da questa ipotesi nascono le tre ta\ole seguenti. 



ao4 



XIMENES 
TAVOLA I. 



Nome 
tlegl' influenti 

San terno 

Fossa del Vescovo 
Canal della Bastia 
Cavo Bolognese e Zaniolo 
Fossa Cacciarina 
Canal Saraini 



Loro fondo sol lo 

la iriassiiiia cscie- 

scen/n alUialc di 

l'riniaro 



piedi 



12. 

1 1. 
1 1. 



33 

33 

9- 

53 11. 

33 IO. 



IO 

o 

3 

9 
9 



Loro fondo sollo la Loro fondo sollo la 

|)ieiia del j)rogotlo piena correità poj' 

Bolognese la presente ipotesi 



pie<li 

33 
33 
33 

N 

33 



IO. 
IO. 
14. 

12. 
14. 

rr 

IO. 



3 piedi 



5 
2 
1 

9 
9 



33 

33 
33 
33 
33 



IO. 

i3. 

17- 

i5. 

18. 
17- 



9 
1 1 

8 

7 
3 

3 



Da una semplice occhiata che rivolgasi a questa piccola tavola si ra- 
viserà che nel caso della presente ij)0tesi restano sormontati gli argini 
■del Santerno . gli argini del Zaniolo, e l' aiginalnra aitnale di Priinaro 
posta alla sinistra per un tratto lunghissimo dal Santerno siao alla Cac- 
ciarina e molto più in su . Le campagne frapposte fra il Santerno ed il 
5illar0j resterebbero inondate a molte e molte miglia fino a ritrovare 
ì terreni ora più colti . E siccome non solo le massime escrescenze . ma 
iìiicora le medie e le minime annienterebbero a proporzione per l'inal- 
vcazione di tutte le acque , così gli scoli di Zaniolo , e di tutte le fos- 
se che in lui mctton foce , resterebbero assai inofficiose nel decorso di 
tutta l'invernata. E se a ciò s'aggiunga la perdita della cadente di 
piedi 5 e 6 che fa lo Zaniolo in questo jirogetlo , si scorgerà se sia 
o no sufficiente quel recapilo , che resterebbe a questo scolo importan- 
te nel caso del progetto . 

TAVOLA II. 



Nome 


Loro fondo sotto la 


Loro Coi 


ido sotto la 


Loro fondo sotto la 




massima escrescen- 


piena d 


el nroiictto 


medesima corretta 


degV influenti 


za attuale di 


Pri- 


Ferrarese 


per la presente i- 




maro 








potesi 


Santerno 

Canal della Bastia 


piedi j 2. 

33 il. 


4 

3 


piedi 

33 


5. 

3, 10 


piedi 8. 6 

33 7. 4 


Tre fosse nella valle di 












Buonacqtiisto 
Fossa di Buonacquisto 
Zaniolo 
Corccchio 


33 — 
33 — 

33 C). 

33 


3 


33 
33 
33 

33 


rr 

9- ^ 
8. 8 

7. 4 

8. 


33 12. () 

33 12. 2 

33 10. 10 
33 l J . 6 


Fossato Mdoso 


33 




33 


j3. 3 


33 1 6. 5) 


Oriolo 


33 




33 


i3. 


33 1 6. b" 



XIMENES 



2o5 



Secondo ({ucsta tavola del nuovo fnimc de" signori Ferraresi, la piena 
irahoccherebbe 1' aii^inalura di piedi uno e mezzo, e per riparare a que- 
sto trabocco bisoguarebbe elevare 1' arginatura altri piedi tre e mezzo 
alTniclic \i rimanga di vivo i piedi d' arginatura. Resterebbero traboc- 
<;ati gli argini del Coreccliio , e quelli del Zaniolo ne jìunti , che ora 
80n liberi dal trabocco , e generalmente nella campagna frapposta fra il 
Santerno , e il Siilaro ne toccherebbono notabilmente fino ne' terreni ora 
fruttiferi . 

Io ho ristretta questa correzione fra il Santerno ed il Siilaro , o po- 
co più in su ])cr lo spazio di circa miglia 1 1 , perchi'; giusto in quel- 
r intervallo Nerrebbero a coincidere il \enire della pieua in tutti tre i 
progetti con pochissimo divario. 

TAVOLA III. 



Nome 


Lor fondo 


sotto 


Lor fondo sotto 


Lor fondo sotto 




la massima 


esc re- 


la piena del pro- 


la stossa piena cor- 


dcgl" iuducati 


Sccnza attua 


lè di 


getto del taglio 


retta per la pre- 




l'riniaro 




supcriore 


sente ipotesi 


Santerno all' osteria del 










Moro 


piedi — 




piedi 5. 3 


piedi 8. 3 


Canal della Bastia 


» n. 


5 


>j 6. o 


3J li. O 


Zaniolo 


" 9- 


3 


'■* 9- ^ 


w 1 4- ^ 


Fosso di INIedicina 


)3 




>j j 1 . 3 


» iG. 3 


Corccchio 


■» 




(i rz 

5J o. O 


» i3. 5 


Condotto Quadenicllo 


3i 




5j 1 5. o 


5J 20. o 


Fossetto della Selva 


5J 




« i6. IO 


5j a 1 . I o 



Il trabocco degli argini sì del nuovo fiume che degli scoli della 
campagna sarebbe inevitabile. Le acque di questo fiume benefico si ele- 
veranno sopra il fondo dello Z,ariiolo piedi cinque e un quarto di più, 
che ora non fainio . L tal sommersione si comunicherebbe a proporzio- 
ne avvanzandosi assai fcliccjucnte ancor sopra i piani piìt fruttiferi de" ter- 
reni di Coiiselice , Imolese ec. 

Adunque questa nuova ij)olesi tanto ben fondata sopra le misiue at- 
tuali, e sottosci itte , e sopra le generali osservazioni e fenomeni delle 
piene, porterebbe 1' allagamento di una provincia sì utile all' «rario pon- 
tificio qual è quella della lìomagna. 

limi i casi considerali sin' ora non sono già punto fortuiti, ma soii 
necessari . Che se si abbiano in consitlerazione ancora 1 casi fortuiti 
delle corrosioni , delle polle, e de' patimenti dogli argini, ne' quali in- 
ter\engono senq)re delle rotte ro\inosissime ancora ne' fiumi più regolati, 



ioG XIMENES 

e guardali si concluderà se sia a beneficio o ruina quello , che al- 
la povera Romagna si va procurando sotto sì hegnigne aj)parenze . 

E si avverta bene , che le conseguenze di tali rotte tanto più sareb- 
bon funeste particolarmente alla destra della campagna , quanto più i 
nuovi tagli si fanno avvanzare ne' terreni più alti; giacché allora gli 
allagamenti delle piene minaccerebbero più alto e più ampiamente quei 
piani , che ora sono lontanissimi dal menomo incomodo delle acque pro- 
prie , e delle straniere . 

Chiuderò queste mie proposizioni con registrare fedelmente il testo 
dell' immortai Guglielraini sopra le nuove inalveazioni , aflinchè non sola- 
mente dagli uomini intelligenti, ma eziandio da qualunque altra persona, 
sia ben compreso il gra\ e rischio , che si corre ne' progetti delle nuove 
e generali inahcazioui. 

3i Benché ( ei dice ) il detto fin qui basii per mostrare V impossibilità 
della prelesa inalvcazione , nondimeno quando anche la campagna fosse 
tanto alla , che bastasse a tener incassata per tutto , e parpeiuamente 
r acque, l' eseguirla sarebbe un' opera alla cieca per più capi. 

Primo , percliè lale intriipresa non ha esempio che possa dar norma . 
Secondo , perchè non è stata trovata finora 1' arte di proporzionare 
r alveo in profondità, e la larghezza de' fiumi uniti insieme. 

Terzo, perchè non basterebbe forse ne meno, perchè i torrenti vici- 
ni a' monti non vogliano limiti alle loro larghezze. 

Quarto finalmente, quanti accidenti impensati atti a diflìcultarne , di- 
sturbarne , ed impossibilitarne l' esecuzione possano succedere (i)-" 

RECAPITOLAZiOiVE DELLE MATERIE PRINCIPALI CONTENUTE IN QUESTA ME- 
MORIA , E COROLLARIO GENERALE 

§. 47. Mi sembra di avere nella serie di questa memoria fondatamen- 
te provato . 

1. Che le cadenti adopernifì dagli autori de' tre progetti sono con- 
trarie alla dottrina de' primi sciillori dell' arte , e determinatamente del 
Guglielmini , e di Eustacliio Manfredi , e ciò non solo in rapporto al 
principio delle cadenti , ma eziandio alle loro grandezze , come rilevasi 
a' §§. 8, e 12. 

a. Che riportando il principio delle cadenti alla foce marittima sulla 
scorta di si g.ia\i autori, ne nasce un rovesciamento totale degli scoli. 
e delle camj)agMe adiacenti, e ciò in rapporto a tutte tre le linee pro- 
poste nella visita ; veggasi §. 3. 4- &. 6. 7 . 



(1) In una scrittura per parte de' signori Bolognesi . 



XIMENES 207 

3. Qic similmente aumentando le cadenti secondo 1' opinione del Gn- 
l^lieluiini , di Eiistaciiio Manfredi , e di Gabriele Manfredi ne risulta un 
iricomodo consid('r;i])dc alia felicità degli scoli, come , a' tj§. g. 10 11. 

4- Che U!;a simiK; inuiliciosità degli scoli nasce se le cadenti vengono 
corrette coli' uso di quelle che lia il Reno o alla rotta Panfìli , o alla 
rotta Sampieri . o a Malacaj»pa, come rilevasi da' §5. i3. 14. 1 5. iS, 

5. Glie qnalniiqne nno\a variazione che s' iiilioduca col debito fon- 
damento nella dimensione e ordine delle cadenti , viene similmente a 
perdere gli sculi della campagna, ai §§. ly e j8. 

6. Glie delincando la linea della nuova j)iena secondo quella penden- 
za che si osserva attualmente tra il fosso V-cccIiio e il Priniaro , pren- • 
dcndo tutte le misure de' profili sottoscritti, questa linea viene a sor- 
uioiiitare la maggior parte delle ideate arginature a destra e sinistra , e 
ciò particolarmente ne' due progetti di Primaro e della linea l'errare- 
se , carne dal §. J 9 al aS. 

7. Glie regolando le nuove piene sulla scorta delle attuali pendenze 
delle piene del Reno dedotte dai profili sottoscritti , queste vengono si- 
milmente Jà so\eichiar le inmiagluate arginature de' tre progetti. V^eg- 
gasi ai §§, a6 e 27. 

8. Glie delineando la cadente secondo quella curva che è stata am- 
messa dal Barattieri e dallo Zendrini , questa pnre viene ad ullbgare le 
foci degli scoli de' territori adiacenti , come dimostrasi dal §. ti'ò fino 
al 54. 

9. Glie la vera cur\a delle piene dedotta o con un problema idro- 
metrico, con le immediate osservazioni fatte sullo Stirone, sull'Adi- 
ge e sul Po, è lontanissima da quella, che gli autori de' jirogetli han- 
no destinata alle acque in questione , come dimostrasi ne' §§. 55, 3G', e 37, 

10. Glie ne' due progetti della linea Ferrarese e della superiore, la 
•maggior cadente che acquistano gP inlluenti . viene ad elevare il fondo 
del nuovo linnie in sì fatta maniera, che non vi è nò arte ne metodo 
per fissarne il confine come al §. 38. 

Ji. Ghe gli elementi sopra di cui vuol fondarsi il computo delle al- 
tezze delle piene per la venuta de' nuo\i inlhicnti , sono incertissimi, 
come si mostra al §. 3t). 

12. Ghe gli elementi necessari alla dottrina generale delle cadenti 
contengono in se medesimi tale incertezza, che sopra di essi non può 
fondarsi una risoluzione sicura, conu; si j)io\a ai §^'.4*^1 4'» ^ 4-- 

i3. Glie finalmente lasciando le cadenti come sono state disegnale 
da' loro autori , ma aumentando la superficie delle piene secondo che 
esigf)no -le leggi ed osser\ azioni delle medesime, e le immediate misu- 
re dedotte da profili sottoscritti, ne seguirebbe il lrab(jccainento delh; 



2o8 XIMENES 

arginature . sì del fiume principale , che degl' influenti . e degli scoli 
della campagna. Ne seguirebbe ancora la sommersione delle campagne 
ora frnititere , come dimostrasi dal §. l\i) sino al l\^. 

Sembra pertanto che essendo tutta questa materia piena di tanto pe- 
ricolo ed incertezza , e ciò non solamente negli articoli di minore im- 
portanza, ma eziandio in quelli dell'ultima conseguenza, non sia cosa 
punto coerente né alle leggi dell'umana prudenza, nò alle regole del- 
l' economia , uè alla conservazione delle prov lucie interessate , n<"; alla 
gloria del principato F avventurare per ora risoluzione veruna intorno 
ad una questione sì rilevante qual è la presente . 

A questa memoria sopra la teoria delle cadenti ec. un' altra potrebljo 
aggiugnersene tutta relativa alla pratica ed alla esecuzione de' progetti 
delle nuove inalveazioni , per la quale mi manca non solo il tempo, ma 
eziandio molte osservazioni locali , che mi sarebbono necessarie . Riser- 
bando adunque questa memoria a miglior congiuntura, posso per ora sol- 
tanto avvanzare ; che i progetti de' nuovi tagli per inalveare tanti tor- 
renti in un nuovo fiume , mi sembrano allatto ineseguibili , e ciò perchè 
una lunga esperienza mi ha insegnato che molte operazioni , le quali in 
carta facilmente si descrivano , trovano poi nelì' atto dell' esecuzione in- 
toppi , e difficoltà insuperabili . 

Cento li 27 Maggio 1762. 



DELLE 

CAGIONI E DE RIMEDI 

DELLE INONDAZIONI DEL TEVERE 

DELLA SOMMA DIFFICOLTA 

d' introdukue ^na felice e stabile navigazione 

DA ponte nuovo sotto PERUGIA SINO ALLA 
FOCE DELLA NERA NEL TEVERE 

E 

DEL MODO 

DI RENDERLO NAVIGABILE DENTRO ROMA 
DI 

ANDREA CHIESA 

E 

BERNARDO GAMBARINI . 



*7 



PREFAZIONE 



211 



'lan maraviglia è , che due gravissimi errori intorno 
alle inondazioni del Tevere , 1' uno di Storia , 1' altro d' i- 
drometria , non pur alle deboli , e sconsigliate menti del 
volgo siano penetrati, ma d'una in altra Locca passando, 
e di forza e di favore crescendo , sieno stati di poi pres- 
so che da ogni ordine di persone volentieri ricevuti , i so- 
li eruditi , e dotti uomini rispettando , i quali non si la- 
sciano sì agevolmente né sopraffare dalla moltitudine , né 
deludere dall' apparenza . Tengono alcuni , ed altamente si 
lagnano , che le straordinarie escrescenze del Tevere sieno 
a' dì nostri divenute e frequenti , e gagliarde più dell' u- 
sato . Questi alla verità della storia manifestamente si op- 
pongono , ed alle tante iscrizioni , ed alle tante antiche 
memorie , che si osservano nelle lapidi , e si leggono negli 
autori : le quali del numero , e della violenza delle inon- 
dazioni ancor ne' tempi da noi lontani , e della cura , e 
della sollecitudine de' consoli , dcgl' imperadori , de' magi- 
strati , de' sommi pontefici per ripararle fanno ampia, e si- 
cura testimonianza . Basti , che senza mettere a conto le 
men nota hi li per lo ])iù trascurate dagli scrittori , dalla in- 
fanzia di Romolo a tutto il iStjB trentasei ne annovera Ja- 
copo Castiglione , quali da sterminato allagamento di cam- 
pagne , e di strade , (|aali da sovversione di ponti , di ca- 
se , di tempj , e quali in line da morte d' uomini , e di be- 
stiami orribilmente accompagnate; e dal iSqS sino all'ul- 
tima del 174^ altre non poche, benché solo le più memo- 
rabili , da i vari segni , e dalle varie iscrizioni o in colonne, 



Ili 



o in palagi, o in altri edifizi di Roma qua e là sparse, e 
notate appariscono . Altri poi sedotti ancor essi dal medis- 
simo errore , e il male de' novelli tempi a quel degli anti- 
chi falsamente anteponendo , con più falsi principi ne rin- 
tracciano le cagioni , e chi ( per tacere dell' altre ) ne dà 
colpa all' insigne alzamento del fondo , e chi alla danne- 
vole introduzione di maggior corpo d' acque d' alcuno de' 
tant' influenti , che metton foce nel Tev^ere . Alle opinioni 
de' quali , come non sostenute da verun fondamento o di 
ragione , o di fatto , resiste apertamente e la dottrina idro- 
metrica , e r esperienza . 

Sarebbe stato per avventura pregio dell' opera 1' ordina- 
re né più né meno 1' esatte ed utili osservazioni , che nel- 
le due prime relazioni di questo libro contengonsi , e po- 
scia darle alla luce , anche a solo oggetto di far manifesta 
con la scorta di esse la verità , di togliere il velo all' in- 
ganno , e di confondere la presunzione , e l' ignoranza . Ma 
la provvidenza , e pietà di N. S. Benedetto XIV felicemen- 
te regnante , il quale amando con paterna tenerezza i suoi 
sudditi sente ricadérsi sopra dell' animo tutto il peso delle 
lord disgrazie , ad altro più importante fine ha dirette le 
sue sovrane , e benefiche risoluzioni . Con questo mezzo 
senza del quale sarebbe vano ricorrere al giudicio de' Ma- 
tematici , e r aspettarne direzione , e consiglio , non ebbe 
egli sol tanto intendimento di scoprire quali non sieno , 
ma , s' esser può , più tosto quai sieno le vere sorgenti del- 
le inondazioni del Tevere, e di porvi, comecché sia, e quan- 
to r industria umana , la condizion de' tempi , e lo stato 
naturai delle cose consentono, il più acconcio, e salutevol 
riparo . 

Chiamati pertanto a Roma circa la fine del 174^ due in- 
gegneii bolognesi Andrea Chiesa , e Bernardo Cam burini 
impose loro d' intraprendere , e compiere con diligenza tut- 
te quelle operazioni , che al chiaro , e certo conoscimento 
del vero in si oscura , e difficile materia riputassero neces- 
sarie . Ed eglino prestamente all' opra accingendosi , né dal- 
la noia della fatica, né dal pericolo d'aria insalubre nella 



2l3 

calda stagione ritardati in pochi mesi a perfezione le tras- 
sero , e poscia in due relazioni partitaniente le dichiara- 
rono , r una delle quali alla visita delle Chiane appar- 
tiene , r altra allo stato ed adiacenze del Tevere . Laonde 
non è mestieri il ripetere di cotai loro lavori in questo luo- 
go la spiegazione, uè quanti e quali sieno , né c[uaJito al- 
lo scoprimento delle cagioni , e de" rimedi delle inondazio- 
ni conducano , dimostrare . 

Due cose però non debbono passarsi sotto silenzio . La' 
piima è , che il profilo e F andamento del Tevere da Mal- 
passo persino al Mare per lo spazio di 89 miglia , e can. 
bo5 romane seguendo il ramo d' Ostia , è di miglia 87 e 
can. 44^ secondando quello di Fiumicino , non solamente 
servono all' uso principale , al quale sono destinati , cioè di 
somministrare ai Matematici il fondamento de' fatti , o co- 
me chiamano , i dati , e la base per fabbricarvi sopra i loro 
teoremi , e proporri; i più atti e durevoli provvedimenti ; 
ma essendo 1' una e F altJ a operazione continuata supe- 
riormente da Maljiasso sino all' influenza della Nera nel Te- 
vere per lo tratto di miglia 67, e canne 334, e da quel 
luogo sino a Ponte nuovo sotto Perugia , essendosi nelF an- 
no 173^ per F ertetto , che sarà dichiarato in appresso, lat- 
ta la livellazione e F andamento del Tevere , che amen- 
due sono nelF Archivio di Castel S. Angiolo , e ciò si fece 
con l'assistenza di Monsignor Giovanni Bottari , e del Sig. 
Eustachio MaiilVedi , di celebre memoria, potrà ora como- 
damente , e con le debite riduzioni formarsi il ])rofilo di 
questo fiume, e tutto F andamento di quella spiaggia ridur- 
si ili una carta toj)ografica da Perugia ]ier sino al Marc ; 
documenti tanto più degni di (;ssere tenuti in ])regio , e a 
beneficio pubblico conservati , quanto forse fu biasimevole 
il lasciarne senza per sì lungo tempo un fiume sì illustre 
ed una ]iarte del dominio ecclesiastico sì ragguardevole . 
Al (jual line troppo, a vero dire, importante; della dure- 
vole loro conservazione ha la Santità Sua divisato non solo 
di collocarli, come prima saranno in pronto, nell'archi- 
vio di Castel S. Angiolo, ma di farli stabilinente^ipinge- 
re so\r' alcuna delle pareti della GaUeria Vaticana. 



si4 

La seconda cosa importante a sapersi è 1' ordine supremo 
di Sua Santità in obbedienza , e venerazione del quale i 
due periti dopo la descrizione de' latti hanno aggiunte le loro 
teoriche , e pratiche riflessioni , ed esposte le cagioni o na- 
turali e necessarie, o volontarie e accidentali, che pro- 
ducono o accrescono le inondazioni del Tevere , ed accenna- 
ti i regolamenti , che per loro avviso potrebbono prendersi 
di minore dispendio, di più facile esecvizione , e di più ef- 
iicacia a scemarle , dappoiché inipossibil cosa è di toglierle 
intieramente . 

Le quali operazioni tutte , e le quali riflessioni vuole ora 
N. S. , che col mezzo delle stampe si rendano per cosi dire 
di ragion pubblica per eccitare ogni professore matemati- 
co a rivolgere a questa parte gli studi suoi , e ad impiegar- 
vi il suo sapere , imitando egli in tal guisa , o superando più 
tosto , mercè il valore de' mezzi alla ricerca , e conoscenza 
del vero apprestati, l'amoroso, e provvido zelo del suo 
glorioso predecessore S. Pio V. , il quale con pubblico edit- 
to invitò già tutti i più industri , e nobili ingegni a suggerire 
tjuah he riparo all' escrescenze , anche a' suoi tempi , straor- 
dinarie di questo fiume per sicurezza , e salute di Roma . 
Ed ancorché non lieve argomento della somma difficoltà del- 
la impresa ( lasciando stare la invariabile situazione di 
quest' alma città , e gli accidenti irreparabili delle 1 unghe 
piogge , e delle disciolte copiose nevi ) siano gì' inutili sfor- 
zi degli antichi imperatori, i quali nell'abbondanza, in cui 
erano, d' oro ,e di schiavi, e ad onta di tutta la loro vanità 
di combattere , e di vincere con V umana potenza i più for- 
ti impedimenti della natura , a questo male non ebbero vir- 
tù bastevole di provvedere , tutta volta non dcesi a' giorni 
nostri disperarne la cura , o alcuno , qual eh' ei siasi , alle- 
viamento , ne' quali la scienza dell'acque é a tant' altezza 
di perfezione salita , quanta non aveva senza dubbio in quei 
remoti secoli ottenuta . 

Né però alla sola materia delle inondazioni del Tevere ha 
ristrette il sommo regnante pontefice le sue paterne sollecitu- 
dini, ma cercando pure per ogni mezzo il sollievo , e la utilità 



ai5 
de' suoi sudditi ha voluto che con le deliito osservazioni si 
riconosca, se , ed in qual giiisa possa introdursi la naviga- 
zione del Tevere dentro Roma , non altramente , che fuor 
di Roma la gloriosa memoria di Clemente XII. volle già ri- 
conoscere , se vi fosse via d' introdurla dalla foce del fiume 
Nera sino a Ponte nuovo sotto Perugia . Le due iiltime re- 
lazioni , che in questo lihro si leggono di queste due visite 
lySfi (*) e 1745 distintamente ragionano ; ed ha ora la Santi- 
tà di Nostro Signore stimato convenevol cosa di darle en- 
tramhc alla pubblica luce, la prima, perchè a vista della 
gravezza insopportabile della spesa, e delle presso che in- 
superabili difficoltà , le quali s' incontrano nella esecuzione 
degl'ideati provvedijnenli , si deponga per sempre il pensie- 
ro , e la speranza di sì dispendiosa , incerta , e malagevole 
impresa ; la seconda , perchè siano colle stampe ognora j^re- 
senti , e manifesti ad ognuno i mezzi proposti per rendere 
navigabile il Tevere dentro Roma , onde la s[)csa con 1' utile 
paragonando, e piacendo, e riputandosi vantaggioso il pro- 
getto di questa navigazione , possa quando che sia , abbrac- 
ciarsi senza bisogno di nuove osservazioni , o ricerche . 



(*) La rclaziunc fatta nel 1782 ù inserita in fine <lcl volume dell' opcrs di Eii- 
sUchio Maul'iedi , cioè nel quinto tomo di questa laccolla . 



2l6 

RELAZIONE 

DELLE CAUSE, CHE PRODUCONO, ED ACCRESCONO LE INONDAZIONI DEL 

TEVERE , PARTICOLARMENTE IN ROMA , E SE VI SIA RIMEDIO PER 

IMPEDIRLE , O ALMENO DIMINUIRLE . 



A, 



Lveudo Nostro Signore Papa Benedetto XIV. felicemente regnante 
fin da' primi anni del suo glorioso pontificato dovuto rimirare , non 
senza gravissima perturbazione dell' animo suo cleraentissimo , le desola- 
zioni cagionate in Roma dalle inondazioni del Tevere , applicò la cura , 
ed il pensier suo a vedere , se fosse possibile il trovar riparo a un tan- 
to danno . Quindi si compiacque fino dall'anno scorso ij/fS. di chia- 
marci a Roma , acciocché sulla faccia del luogo istituissimo quelle os- 
servazioni , sul fondamento delle quali si potesse formare un sicuro giu- 
dizio , se fosse o non fosse sperabile , dopo rinvenute le cause di tali 
inondazioni , il por\i qnakhe rimedio , per tener lontano , particolarmen- 
te da questa dominante un sì gran male , 

Eccoci pertanto pronti a soddisfare al volere di N. S. con esporgli 
il nostro parere in questi fogli , che umiliamo a' suoi piedi insieme 
co' recapiti j che contegouo tutte le operazioni da noi fatte a questo 
fine, e i consigli, e le risoluzioni prese ne' congressi tenutisi per lo stes- 
so effetto d' ordine della Santità Sua avanti 1' Eminentissimo, e Reveren- 
dissimo Signor Cardinal Girolamo Colonna promaggiordouio . Alla diffi- 
coltà , e rilevanza dell' aQare pur troppo è disuguale e scarso di lunga 
mano il nostro intendimento per dare un adeguato giudizio intorno a 
sì ardua materia , che merita lo studio , e ricerca il consiglio de' più 
eccellenti , e celebri matematici . 

Essendo aj^poggiato il nostro qualsiasi ragionamento sulle operazioni , 
e le osservazioni , e circostanze di fatto da noi rilevate sulla faccia del 
luogo neir atto della visita del Tevere fatta ne' mesi passali del corren- 
te anno i744 » ^*'''' intervento , ed assistenza del signor marchese 
Gio: Pietro Lucatelli deputato dalla Santità Sua a quest' cD'eito, 1' at- 
tenzione , ed intelligenza del quale , ha di molto contribuito alla sjiedi- 
tezza di quest' opera , giudichiamo perciò necessario lo spiegar prima il 
contenuto delle operazioni , poscia riferire le osservazioni , e trarre 



CHIESA E GAMBEllIM 21 7 

finalmeiilc dall' une . e dalT altre quelle conseguenze , che al proposto 
argoraeiilo appartengono . 

E quanto alle operazioni . Primieramente presentiamo a Sua Santità 
un prulilo di livellazione del Tevere , che incomincia da oNlalpasso ( luo- 
go situalo alcune miglia superiormente allo sbocco del Teverone , ul- 
timo de" principali iniluenti nel medesimo Tevere ) e termina al ma- 
re , ove sbocca questo iiume . In questo tratto del corso del Teve- 
re, pare a noi, che possa ristringersi il puro bisogno della presente 
ispezione . 

E qui cade in acconcio di avvertire , che lo scarico del Tevere in 
mare , si fa per due foci, la maggiore si dice la bocca a levante chia- 
mata volgarmente la Fiumara, il ramo della qaale assai ricco d' acqua 
scorre dalla parte verso Ostia, e si scarica nel mediterraneo a giadi 70 
di mezzogiorno . La minor foce si dice la bocca a ponente , volgarmen- 
te Fiumicino, pel cui piccolo e più corto ramo si pratica la navigazio- 
ne ])er lìonia, scorre dalla parte di porto, ove si scorgono i vestigi 
dell'antico e magnifico porto a un tempo Traiano , e si scarica in mare 
a gradi u. e mezzo di ponente . 

11 suddetto profdo si è fatto per dimostrare , come in elletto si dimo- 
stra : 

i.La pendenza, e varia disposizione del massimo fondo del Tevere 
ne' punti li\ellati . 

2. 11 pelo d' acqua basso corrente ritrovalo in questo fiume il giorno 
3 Agosto del 1744- 

5. 11 pelo allo ritrovato ne' diversi giorni della livellazione , secondo 
che si osserva\a ora accresciuto, ed ora decresciuto. 

4. La divers' altezza de' piani di campagna adiacenti al fiume , delle 
strade contigue ad esso in Roma , relativamente al fondo , ed all' acqua 
corrente per esso ne' diversi stati suddetti, e relaiivamente ancora a 
molti stabili rincontrali lungo il Tevere medesimo , i quali si sono no- 
tali nello stesso profilo . 

5. ]-i' altezza e positura delle diverse chiaviche principali, che tra- 
smettono le loro acque nel Tevere , particolarmente dentro llouia collo- 
cate lungo 1' una è 1' allra sponda. 

6. L' altezza a cui giunse l'escrescenza seguita 1' anno 174'^. verifica- 
ta in vari luoghi , medianle la indicazione di persone pratiche , le quali 
siccome di recente accaduta 1' hanno potuta osservare , e contrassegnare , 
la qual piena come si vede , sormontò quasi per tutte le sponde del fiu- 
me ed inondò le atliacenli campagne . 

7. E finalmente secondo l'ordine loro le varie altezze , alle quali arri- 
varono in llonia le inondazioni maggiori seguite gli anni i5t)o, i55o, 



!2l8 CHIESA E GAMBARINI 

1606, 1637, iGGo, 149^1 1686, 1702., ed altre raccolte per mezzo dì 
Tina livellazione dalle lapidi , ed iscrizioni apposte nel recinto del con- 
vento di S. Maria del Popolo, nella colonna inferiore al porto di Hipet- 
ta , neir ingresso del palazzo già Grescenzi , ora Serlnpi , alla Minerva , 
verso Ghetto, ed a Ripa grande. 

Tutte le predette cose sono sempre riferite a diversi stabili , e spe- 
cialmente al pelo basso del mare , dal (piale abbiamo condotta 1' oriz- 
zontale', che serve di base, e regola per desumere le varie pendenze 
de" diversi piani notali in questo prolilo . 

Le molte sezioni poi delineate sotto lo stesso profdo fanno vedere le 
varie larghezze dell' alveo, e sua profondità rapporto agli stabili, e pia- 
ni annessi , le quali sezioni si sono fatte ne' sili corrispondenti alle let- 
tere alfabetiche notate sì in questo profdo , che nella pianta del corso 
del Tevere . 

La lunghezza di questo profdo è di miglia 5c), e canne 6o5 , e tan- 
to per appunto è la distanza misurata lungo il serpeggiante andamento 
del Tevere da Malpasso al mare per il ramo di Ostia , e di miglia 67, 
e canne 44^ P^^ "^ ramo di Fiumicino ; avvertendosi ])erc) , clic per 
quel tratto , per cui il Tevere passa per Roma , non potendosi daper- 
tutto camminare lungo il bordo del fiume , a causa delle fabbriche av- 
vanzate , e perciò essendo convenuto declinare alquanto colla misu- 
ra dell'andamento predetto, le suddette distanze saranno circa canne 
60 minori del vero, come più precisamente può ravvisarsi dall'anda- 
mento . 

Qui pure sembra necessario il far noto con qual misura abbiamo ri- 
levate queste operazioni . Noi ci siamo valuti del palmo romano d' ar- 
chitetto diviso in once dodici, ed ognuna di queste in cinque minuti. 
Di questo palmo diamo la reale dimensione tanto nel suddetto profilo , 
quanto nell' altre piante . Gon dieci di questi palmi abbiamo composta 
la canna ^ e con seicento sessantasette canne il miglio , secondo la noti- 
zia recataci , che il miglio romano si compone di questo numero di 
canne . 

Ciò premesso , la caduta che ha il Tevere sul pelo basso del mare 
pel tratto del suddetto profilo ( desumendola dal ])elo basso del mede- 
simo fiume notato in esso profilo, e tralasciando quella del massimo fon- 
do per le sue irregolarità ) è di palmi 5i , once l\, e minuti b; e quel- 
la del pelo d' acqua della escrescenza 1/4'^ 5 ^ ^' palmi i35 , once 6, 
e minuti 5; 1' una, e 1' altra distribuita come segue. 

Da Mal])asso fino alla confluenza del Teverone la pendenza del pelo 
basso è di palmi 12, once a, e minuto j; la caduta della escrescen- 
za 174'^ Ì-' di palmi G , e once 6, e la distanza miglia G, e cauue 553, 



CHIESA E GAMBAIUM 1 ) 9 

e mezzo . Dallo sbocco del Teverone sino a Ponte molle , la caduta del 
pelo hasso risulta di palmi 6, once 5, e minuti o; quella della escre- 
scenza ì~\i palmi 5, once io, e minuti i; la distanza miglia a, can- 
ne 35o, 7. Da Ponte molle lino all' ingresso del Tevere in Roma , e 
precisamente alla dirittura dell' angolo , clic fa il nuiro del recinto del 
magazzeno de' legnami di lavoro in dirittura della porta del Popolo, la 
caduta del pelo basso è di palmi 5 , once 1 , e minuti o, quella della 
piena 1742 è di palmi 4< once 11 , e minuti 1 , e la distanza miglia 
2 , e canne 176 , 5. 

Dall' ingresso suddetto fino a Piipetia , la caduta del pelo basso è di 
palmi j , once o, e minuti 5, quella della escrescenza 174^ ^ di 
palmi j , once o , e minuti 4 ) "^ ^^ distanza è di miglia o , canne 

Da Pipetta fino alla dirittura dell Arco Parma la caduta del pelo bas- 
so palmi e. once JO, e minuti 1. dell' escrescenza J74- palmi o, on- 
ce 7. e minuti 2 , distanza canne tiyo. 

Dalla dirittura dell' arco Panna suddetto fino all' Imbocco del fiume 
a ponte S. Angelo, caduta del pelo basso, palmi o, once 5 , e mi- 
nuti 2, della escrescenza ly^'i palmi o. once ii , e minuti 4- distanza 
di canne i4^- 

Da ponte S. Angelo a ponte Sisto, caduta del pelo basso palmi 1 , 
once c), e minuti i. della escrescenza 1742 palmi 4? once 5, minuti 
4. distanza canne f\'^'ò. 

Da ponte Sisto a ponte Quattro capi , caduta del pelo basso palmi 
o, once 11 , minuti 2 della escrescenza 1742 palmi 3, once 7, minuti 
o . distanza canne 334. 

Da ponte Quattro capi fino a Ripa grande in dirittura della fontana, 
caduta del pelo basso palmi 2 , once 1 , e minuti e. della escrescenza 
1742 j)ahni 2, once i, e minuti 3. distanza canne 280. 

Da Ripa grande fino al primo jiorto della Puzzolana , caduta del pe- 
lo basso palmi /\ ^ once o, e minuti 1. della escrescenza 1742 palmi 7, 
once IO, minuti 4 distanza miglia 4? e canne gì. 

Dal primo porto della Puzzolana fino in faccia al j)onte del primo 
fosso di Mezzocamino , caduta del pelo basso palmi 1 1 , once 5, e mi- 
nuti 2. della escrescenza 1742 palmi 16, once 4? e miiuiti o, distanza 
miglia 6' , canne 672. 

Dal detto ponte fino in faccia al recinto della capanna murala la 
caduta del pelo basso è di palmi 1 , once 9 , e minuti 3. dell' escre- 
scenza 1742 palmi 3, once 5, e minuti /\ , distanza miglia 2, e can- 
ne 116. 

Dalla Capanna murata suddetta fino poco inferiormente allo sbocco 



220 CHIESA E GAMEARINI 

del fosso tli Pontegalera, la caduta del pelo basso ù di palmi j , once 
3 , e minuti o , dell' escrescenza 1 742 palmi 3 , once 4 j c minuti 2 , e 
la distanza miglia 2 , canne 76. 

Dal precedente punto fino in dirittura della casa detta la Vignola la 
caduta del pelo basso è di palmi o , once 5 , e minuti o , dell' escre- 
scenza 1742 palmi 4 9 once i,e minuti 1, distanza miglia 2, e can- 
ne 084. 

Dalla Vignola fino a capo de' rami, caduta del pelo basso palmi o, 
once 2 , e minuti o , quella della escrescenza 1 742 palmi 2 , once 6 , 
e minuti 1 , e la distanza miglia 2 , e canne 5G2. 

Da capo de' rami al mare per il ramo di Ostia caduta del pelo bas- 
so palmi 1 , once 8, e minuti 4^ distanza miglia 5, e canne 8g , ca- 
duta delle escrescenza 1742 palmi g , once 5, e minuti o, presa alla 
torre di guardia detta il forte di S. Michele , e andando sul pelo basso 
del nrare risulta di palmi 17 , once 8 e minuti 1. 

Finalmente da capo de' rami al mare per il ramo di Fiumicino , ca- 
duta del pelo basso palmi 1, once 8, e minuti 4i distanza miglia 2. 
e canne 5c)4i caduta della massima escrescenza 1742 palmi 12 , once 
I , e minuti 3 secondo la indicazione fattaci alla Torre di guardia , e 
palmi 1 7 , once 8 , e minuti 1 , sul pelo basso del mare . 

RISTRETTO DELLE SUDDETTE CADUTE 

Da Malpasso allo sbocco del Teverone la caduta del pelo basso è di 
palmi 1 2 , once 2 , e minuti 1 , la distanza di miglia 6 e canne 553 , 
e mezzo , che ragguagliata ad un miglio per l' altro , riesce la caduta 
di once 21 per miglio. 

Dallo sbocco del Teverone fino all' ingresso in Roma, la caduta del 
pelo basso è di palmi 11, once 6, e minuti o, la distanza miglia ^, 
e canne 526, che corrisponde a once 28, e minuti 4? pcr miglio rag- 
guagliatamcnte . 

Per tutto il corso di Roma fino a Ripa grande la caduta del pelo 
basso è di palmi 6 , once 1 , e minuti /^ , distanza miglia 2 , e canne 
5o3, che corrisponde a once 3i , un miglio per 1' altro. 

Da Ripa grande a capo de' rami caduta del pelo basso palmi io, 
once c) , e minuti 1 , distanza miglia 20 , e canne 267 , che corrispon- 
de a once Ji ragguagliatamcnte un miglio per 1' altro. 

E la caduta del pelo basso per il ramo di Ostia corrisponde a once 
4 per miglio, per essere la distanza come sopra miglia 5, e canne 8c). 

E quella per il ramo di Fiumicino ad once 7 , per miglio , essendo 
la distanza, come si è detto, miglia 2, e canne 5c)4- 



CHIESA E GAMBARINI 221 

2. Si dà altro profilo scj^nato lettera A , che ripigliando lo stabile a 
Malpasso , dal quale comincia pure 1' antedetto pTofdo B si porta per il 
tratto superiore del Tevere j)er sino allo sbocco , che fa in esso la Ne- 
ra altro de' suoi principali iniluenii. 

In questo secondo profilo , che in somma altro non è , che il prose- 
guimento dell' altro , similmente si dimostra il massimo fondo del Teve- 
re , il pelo d' acqua corrente di esso nel tempo della livellazione, l'al- 
tezza de' rispei'i\i piani delle campagne laterali; come pure 1' altezza 
dell'escrescenza seguita Tanno ij/ji la quale si osserva camminare an- 
cora superiormente alla confluenza della Nera sul medesimo tipo della ca- 
dente inferiore, il che porge indizio , che questa piena ebbe motivo più 
dagT inlhicnti superiori, che dagl' inferiori . E finalmente mediante le se- 
zioni ivi disegnale, si fanno vedere le diverse larghezze, e profondità 
dell' al\eo del Tevere ne' siti indicali colle lettere alfabetiche, il tutto 
riferito a diversi stabili, e regolato sulla stessa orizzontale del pelo bas- 
so del mare , come ndl' altro profilo segnato lettera B. 

La liuighezza dì questo secondo profilo è di miglia scssantasette, can- 
gie 354, la caduta da fondo a fondo palmi iGo, once /^ , e minuti 1, 
la caduta del pelo alto palmi 170, once 1 . e minuti 3 , e la caduta 
della maggior escrescenza seguita 1' aiuio i74'- palmi i6g, once ii, e 
minuti 4 ■> le quali cadute restano distribuite come segue . 

Dallo sbocco della Nera fino a ponte Felice la caduta del fondo, che 
quivi porta breccia grossa, è di palmi /\Q, once 10, e minuti 3, quel- 
la della escrescenza 1 742 palmi 49 , tj"ce 4 5 ^ minuti 2 , la distanza 
miglia 14, e canne 3c)6. 

Da ponte Felice fino in dirittura dell' osteria detta la Capannaccia , 0- 
ve continua il Tevere a portar breccia, ma più minuta; la caduta del 
fondo è di palmi 87, once 11 . e minuti 3, quella del pelo alto pal- 
mi go , once 3, minuti 3, quella dell'escrescenza ly/i'i palmi 8U, on- 
ce 10, e minuti 3 , la distanza miglia 35, e canne 3io. E finalmente 
dalla osteria Capannaccia fino a Malpasso cade il fondo palmi 23 , once 
6, e minuti o. Il ]»elo alto palmi 28, once li , e minuti 2, l'escre- 
scenza 1742 palmi 3j , once 8, e mimiti /^ , e la. distanza è di miglia 
1 7 , e canne ^gS. 

Onesto profilo somministra ancor esso alcuni lumi al caso nostro; ol- 
iredicliè ci è slato ordinato, jier unirlo all' altro })rolilo del TcAcre, che 
dalla Nera, proseguendo su])eriormentc , va a terminare a Pome Nuovo 
sotto Perugia fatto l'anno 1732 coli' assistenza del fu insigne signor 
Eustachio Manfredi , per riconoscere, se fin colà poteva rendersi navi- 
gabile questo fiume ; onde poi , mediante tale unione , si abbia una li- 
\ellazionc del Tevere da Perugia fino al mare . 



■2-21 CHIESA E GASIBARINI 

Il profilo del signor Manfredi fu riferito verso il suo tonnine infe- 
riore allo slabile della soglia della stalla nella casa del passatore della 
barca di sotto d' Orle . Noi pure col protrarre sin colà la nostra livel- 
lazione, r abbiamo riportata allo stesso stabile, acciò possa farsi la ii- 
iiionc di un profilo coli' altro, siccome agevolmente può farsi la unio- 
ne de' nostri due profili . 

3. Essendo di somma importanza della presente indagine , come a noi 
sembra , il dimostrare con distinzione la precisa situazione . grandezza , 
e qualità di tutti i principali impedimenti, che esistono nell' alveo del 
Tevere dentro Roma, tanto i visibili , che restano fuori d' acqua , quan- 
to gì' invisibili, che rimangono del continuo coperti dall' acqua, i quali 
si sono ricercati , e riconosciuti col mezzo di esperto nuotatore , né ciò 
potendosi agevolmente conseguire nell' andamento originale , e molto 
meno in quello ridotto ; perciò abbiamo trasportato in una proporzione 
triplicata il solo tratto dell' andamento , che da Ponte molle si estende 
per fino alla dirittiua delle -mura di Roma verso S. Paolo. 

E tutto ciò sia detto intorno alla spiegazione delle operazioni. Passe- 
remo ora a descrivere le particolarità, e circostanze che abbiamo os- 
servale, e che crediamo conducenti al fine del quale trattiamo, e que- 
ste sono le seguenti . 

Primo la linea del Tevere dalla parte di Ostia non ci pare protrat- 
ta in molti secoli più che circa miglia 3 , e quella della parte di 
Porto , o sia per il canale di Fiumicino più che miglia uno e mez- 
zo in circa . Ciò deduciamo dalla situazione degli antichi porti di Ostia, 
e di Traiano, le vestigie de' quali ora si trovano lontane dal mare le 
suddette distanze . Né questi verisimllmente dovevano essere fabbricati 
diversamente degli altri porti, cioè, se non precisamente sul lido del 
mare, almeno o poco lungi da questo, o non molto inoltrati in esso. 

A dedurre poscia la notizia della protrazione della linea del Tevere 
ne' tempi a noi più prossimi . cioè da circa 3 , o 4 secoli a questa par- 
te, basta osservare la situazione delle due torri antiche di guardia , 
quella lungo il ramo d' Ostia delta la torre Bovacciara , 1' altra lungo 
il ramo di Finniiciuo detta la torre vecchia, dalle quali situazioni si ri- 
cava, che per il primo ramo, la protrazione della linea è di circa mi- 
glia a e mezzo , e per il secondo , si riduce ad lui miglio scarso. Cre- 
diamo altresì essersi alquanto allungato il corso del Tevere per conto 
delle corrosioni alle ripe , per difender le quali trascurano i possidenti 
qua' ripari, che sogliono usarsi per impedire questi disordini. 

2. Il Tevere sbocca le sue acque in mare a foci libere, senza veru- 
no impedimento , se non quanto alla bocca di Fiumicino , e lungo le 
sponde di questo canale , per buon tratto superiore resta fiancheggiato 



CHIESA. E GAMBARIM 113 

con robuste palizzate, e ( corae chiamano) guardiani a mare, per co- 
sì tener quella Locca ristretta , acciò 1' acqua abbia attività di mante- 
nersi \\n canale in mare, profondo quanto basta per comodo de' legni, 
che ivi prendono porto; attesoché per la gran sottigliezza di questa 
spiaggia, anche allora quando il fiume corre ricco di acque, non si 
scandagliano nel suddetto canale in mare più che circa otto palmi 
di acqua . 

Alcune volle però neppure si mantiene questo fondo , e ciò succede 
quando i venti libecci , spirando contro questa bocca in tempo di ac- 
que basse del Tevere , sconvolgendo le arene della bassa spiaggia , i\ i 
le spingono, e depongono, formandone un ridosso, che non lascia tan- 
to di fondo , che sia suOiccnte , a permettere l' ingresso in porto a' le- 
gni più grossi carichi, se non con azzardo di perdersi, come alcune 
volle è succeduto . Tale ridosso di arena si toglie poi dopo alcuni gior- 
ni cessato il \ento , o immediatamente al crescere di molta acqua nel 
fiume . Tutto ciò 1' abbiamo verificato con la relazione de' più esperti 
marinari , che pervengono a questa bocca , e da altre persone pratiche 
quivi abitanti . 

3. Essendoci noi ritrovati in tempo della visita alla bocca suddetta 
di Fiumicino, e lungo il corso del Tevere inferiore a Roma, in tempo 
che soUiavano gagliardi venti di mare contro la medesima bocca , e con- 
tro l'altra della Fiumara, ed all'opposto della corrente del fiume, 
quando questo scorreva sotto 1' altezza ritrovata nel lem])o della li\ella- 
zione , abbiamo osservato costantemente, che nel fiume in tal circostan- 
za, il moto della superficie dell'acqua si rendeva bensì alquanto meno 
veloce, ma non però ritardavasi in guisa da impedire il corso delle ma- 
terie galleggianti verso la ])arte infeiiore; anzi che queste movevansi in 
poco più tenq)o di quello, che poi abbiamo osservalo, allorché il fiu- 
me non agitalo dal vento, si trovava in ])lacido stato; e dalla bocca 
stessa di Fiumicino , dove il mare gonfio a cagione del vento è spinto 
in maggior altezza , e Con maggior forza contro lo sbocco , ed attra- 
verso della corrente, pure non cessavano le acque del fiume di corre- 
re in mare , ed i galleggianti da noi buttati in acqua d" innoltrarsi in 
esso. ]\è quivi certamenle abbiamo veduto suceetlere que' tanti esage- 
rati cileni perniciosi, de' quali van persuasi molti, che credono, che il 
vento abbia gran forza, ])er far gonfiare oltremisura il Tevere, e pro- 
durre le inondazioni di Roma. Che se ciò non abbiamo veduto succe- 
dere nello stalo suddetti) di questo llmuc , è ben da credere che mol- 
to meno succederà , atteso ancora i rincontri . che altronde ne abbiamo, 
in lem])0 di escrescenze, jìoichè allora 1" acqua costituita in maggior 
forza, più facilmente può superare il contrasto del mare agitato da' venti. 



ai^ CHIESA E GAMBAaiNI 

Il celebre Guglielmlnl nel suo trattalo della Natura de' filimi pag. 
260 . , ed il lodato Manfredi nella risposta Ceva e Moscatelli inserita 
nel tomo 5. della raccolta degli autori di acque , comprovano miti gli 
etfctti da noi osservati , e concludono , che il vento opera insensibilmen- 
te contro la corrente de' fiumi . 

4. Dalle replicate osservazioni ci siamo pienamente assicurali , che il 
mediterraneo a questa sottile spiaggia Romana nel suo flusso ordinario , 
non si alza più di un palmo e mezzo ; e nelle sue maggiori buraschc 
palmi cinque e mezzo , o poco più . 

5. Il rigurgito del mare in tempo di flusso , quando il Tevere è basso, 
arriva fino a Dragoncello, cioè circa miglia g , e canne 255 distante dal 
mare per la Fiumara , e perchè il Tevere si ribassa qualche cosa di 
vantaggio , il rigurgito, a cagione della minore declività di questo pelo 
più basso , si estende v'erso lo sbocco del fosso di Pontegalera , vale a 
dire circa un miglio più superiormente . 

6. Per la stessa ragione , ritrovandosi il Tevere nello stato della sua 
maggior bassezza , ed incontrandosi il mare in burasca , cioè alzandosi i 
palmi 5. , e mezzo detti di sopra , il rigurgito si estende assai più supc- 
riormente, il che però non possiamo indicare , mediante le osservazioni im- 
mediale , non essendoci incontrati in quesia circostanza ; ma possiam di- 
re secondo gì' insegnamenti de' sopraccitati autori, clie non può esten- 
dersi oltre il termine, al quale arriva l'orizzontale dell'altezza della 
HOSirea a tagliare il pelo d' acqua del fiume sì in questo , che in qua- 
lunque altro suo stato , clie nello slato dell' infima bassezza sarebbe cir- 
ca verso mezzo cammino . 

7. A minori distanze delle preaccennate arriva il rigurgito del mare , 
quando 1' acqua del Tevere è alla , e ciò a causa della maggiore incli- 
nazione del di lui pelo in tale stato . Ciò pure abbiamo verificato nel- 
r altezza del pelo alto ritrovato nel tempo della livellazione , imperoc- 
ché su questo , il rigurgito del mare nel tempo del suo flusso ordina- 
rio , si fa insensibile alla Vignola . 

8. Finalmente incontradosi il Tevere in escrescenza , ed il mare in 
burrasca , il rigurgito di questo si fa ancora minore dell' osservalo negli 
stati ])recedenli del fiume, talché come ci è staio asserito da persone 
pratiche , si fa insensibile in poca disianza dagli sbocchi , manifestandosi 
laholia solamente a capo de' Rami. Ed un tal' efietto così per appunto 
de\e accadere sì per la ragione suddetta della maggiore inclinazione 
del pelo suddetto della piena , che per tutte le altre ragioni accennate 
da' lodati autori , dal Gnglielraini ne' luoghi citati , e più difinsamente 
dal Manfredi in detta risposta . 

9. Dalle susseguenli ulteriori osservazioni , e notizie di fatto , e da 



CHIESA E CATIBAUIM 220 

(jnel (li più , che iii seguilo accciincreino , crediamo con sicurezza di 
poter asserire . che il fondo del Tevere non si sia alzato sensibilniciiie . 

Pei" conoscer questa verità mancano le notizie dello slato precederne 
del Tevere , e dall' altezza , alla quale sono arrivate le maggiori escre- 
scenze . non si può ricavare alcun lume sicuro, per essere queste fra loro 
troppo varie e diverse . Perciocché quantunque da molli anni a que- 
sta parte si osservino sempre più basse , essendo cerio , che F escrescen- 
za del 1742. fu più bassa della precedente del 1702. questa più della 
contigua del i()o2 , e questa pure più di altre prcedcnli : luiiavolta 
non proseguendo poi tutte le altre più antiche con quest' ordine , non si 
può provare cuucludeniemente per via di queste piene cosa alcuna in 
ordine ali" alzamcnlo del fondo. Conviene pertanto ricorrere ad altre pro- 
ve , ma prima la discorriamo così . 

Il Tevere è un finnic reale e perenne di ragguardevole portata di ac- 
que , che riceve sua origine dagli Appennini nella montagna dettala Fal- 
terona , e scorrendo più di 260 miglia , scarica le sue acque nel Medi- 
lerrauco ])cr le accennate due bocche . ricevendo V influsso delle acque 
di quaranta , e più tributari , come -riferiscono gli autori, e si raccoglie 
dalle più accurate cane geografiche. Pra questi influenti i principali 
sono il Chiagio , ( che prima in se rice\e il Topuio ) il ?\estore, la Ae- 
ra , che conduce le copiose acque j)crenni del ^ clino , ed il Teverone, 
fiume anch' egli perenne , e di gran portala . onde è facile a persuader- 
si , che stante la copia delle acque , che di conlinuo irasmellono qugj 
st' influenti, abbia la natura rassetiaio il fondo del suo recipiente, e 
dispostane la pendenza secondo la esigenza , e del corpo d acqua che 
conduce . e della maU'ria terrea ad esso incorporata , senza permettere 
che questa cada al fondo , e vi si stabilisca . Ed in fatti a noi sembra 
più che sufllcenic la caduta rilevata , come ne' profili ; e se per avven- 
tura si desse il caso, che alcune volle si facessero delle deposizioni, 
queste saranno accidentali , potendo ciò accadere in tempo di acque 
basse torbide , mancando allora nella correlile quella forza , che è neces- 
saria per tenere sollevate queste materie , e portarle al loro termine. Ma 
al sopravvenire delle acque grosse , cosiiiuiie queste in maggior veloci- 
tà , leveranno ben tosio tali sedimenti accidentali , e rimetteranno il lon- 
do nella sua primiera naturai positura . Oneste accidentali deposizioni 
si fanno in ogni altro fiume di quesla natura, e ne' maggiori ancora. 

E vaglia la verità, non può pensarsi altrimenti del Tevere, imperoc- 
ché , se riguardiamo la protrazione della linea, poco per conto di essa 
può essere stato 1' alzamento, attesa la ])Oca jìeudenza, che si tro\a a- 
vere il Te\ere nelle parli inferiori del ramo di Ostia , camminando qua- 
si per semplice impulso. Se poi ci facciamo a considerare alle altre 
cause , che sogliono conferire a qiu'sl' efTeilo , non troxi^iino che alcuna 
di esse possa operare iiell' alzare il fondo notabilmenle , e di ciò troppo 

2y 



aiG CHIESA E GAMBAAINI 

chiaro riscontro ne porgono i piani , o riscghc , ove s" impostano gli 
ardii de' ponti ancor più antichi, vedendosi questi piani rimanere piìi 
palmi superiori al pelo basso del fiume, come si mostra nelle vedute de' 
ponti . 

Inoltre nello scandagliare , e riconoscere le vestigic del ponte trion- 
fale , abbiamo ravvisato . e realmente riconosciuto uu non picciolo avan- 
zo di lui simil piano di uno degli archi di quel ponte rovinato, il guai 
piano rimane ancor esso sempre sooj)erto in tenijio di accpie basse , ed 
alto più palmi sopra di queste , come parimente facciamo vedere nella 
sezione di questo ponte , e chicchessia può osservarlo in tale stato del 
Tevere . 

Di più alla confluenza de' due rami, che formano V isola di S. Barto- 
lomeo, si scorge un altro irrefragabile indizio, che il fondo del Tevere 
non può aver patito considerabile alterazione , ed è il vedersi la pun- 
ta di quel recinto di travertini , che in figura di nave cingeva antica- 
mente queir isola , conservando ancora in oggi in questo medesimo sito 
la stessa figura, che quivi aveva la prora della nave culla fascia sotto 
dello schelmo,che molto si avanza sopr' acqua , e quale appunto si ve- 
drebbe , secondo la disposizione , e forma comune delle barche , servata 
la debita proporzione . 

Le chiaviche poi , non meno degli altri indizi preaccennati , e forse 
più , provano ad evidenza che il fondo del Tevere non sia alzato sen- 
sibilmente , imperocché le loro soglie tutte rimangono alcuni palmi , 
quali più , quali meno sopra il pelo basso del fiume . E tale appunto 
e la regola di costruirle, che sieno almeno collocate a livello del pelo 
basso , quando la esigenza de' luoghi da scolarsi non permetta il po- 
ter tenerle più alte , 

Fra le più principali osserviamo cosi disposte le soglie di quelle di 
piazza Navona , delli molini di S, Pietro in Montorio , dclli molini di 
Pipetta , e tanti altri. E dal non vedersi che alla cloaca massima ed 
air altra chia\ica ivi poco distante, delta di San Giorgio, non si può 
argomentare 1' alzamento del fondo di questo fiume , poiché è proba- 
bilissimo , che queste due chiaviche non abbiano soglia . Certamente non 
si é da noi ritrovata , non ostante d' aver fatto penetrare ben dicci pal- 
mi un' asta con in capo un puntone di ferro nella materia brecciosa, 
che compone il fondo di queste chiaviche ; che se per avventura si pre- 
tendesse , che ancor più giù fossero stale collocate le soglie , e conse- 
guentemente , che a quel segno una volta arrivasse il pelo basso del 
Tevere, e che in oggi per causa degli inierrimenti seguili nel suo fon- 
do, il detto pelo si fosse alzato altrettanto di più, si risponderebbe ciò 
non poter sussistere , poiché questo sì notabile alzamento si manifesterebbe 



CHIESA E GAJU5ABIM 227 

ancora nelle parli superiori dell' alveo; onde poi in queste non si os- 
serverebbero gli altri indizi preacceniiati , che concludeniemcnte prova- 
no il contrario. 

Altro rincontro pure abbiamo, che il fondo del Tevere non siasi al- 
zalo sonsibilmetilc , almeno da molti anni sino al giorno d' oggi , ed è 
l'esserci slato asserito da gente pratica, che regolarmente il pelo basso 
del Tevere non suol mai eccedere i limiti del suo livello , che ci fu 
additato , e coli' attuai misura da noi riconosciuto restare palmi otto e 
me-iz.o ili circa sotto il piano dcU^ ultimo gradino del porto di Ripella, 
vale a dire un palmo più basso iu circa di quello dimostrato nel profilo. 

Finalmente è fuor di dubbio , che ninno al/.amento v' è segnilo dal- 
l' aiuio 1725 sino al presente , avendo ciò verilicaio col riscontro di al- 
cune sezioni siqieriori a ponte Sant' Angiolo fatte nello stesso aimo dal- 
l' ingegnere Boiiaccorsi bolognese, qui chiamato per aliare attinente a 
detto ponte, nel qual riscontro si maniiesia più tosto abbassamento, 
clic alzamento . 

IO. Ma per non dissimulare cosa alcuna in quest'importante ricerca, 
soggiungiamo di aver osservalo . che nel Tevere si scaricano Inrtivamen- 
le inaierie grosse , cioè cementi di mattoni , calcinacci , e rottami di va- 
si , che qui chiamano cocci, delle quali materie ne abbiamo vedute le 
deposizioni in alcuni luoghi , e particolarmente nel ridosso in laccia al- 
la mola di (iliello, come pure in alcune parti del fomlo ne abbiamo 
verificala l'esistenza. E perchè questa sorte di materie in lenq)0 di pie- 
ne sono portate dalla corrente al basso, perciò ne abbiamo \ edule nel 
tratto inferiore dell'alveo quasi lino iu dirittura della Magliana. 

Un tale abuso , se non è causa di aiterazione nel fondo , come me- 
diante 1 riscontri suddetti non deva esserlo ( poiché , come si è detto , 
tali materie vengono trasportate , e consumate dalla corrente ) la però , 
clic l'acqua nell' incontrarle si alza, per acquistar foiia valevole per ri- 
muoverle , e trasportarle . 

Consentiamo ancor noi con quelli che pretendono di pro\ are 1' al- 
zamento dell'alveo del Tevere, che questo fiume conduca gran torbide, 
cioè mollo terreno mescolato alle sue acque, che molte materie, come 
abbiamo dello, sieno di conliiino geliate nel suo alveo, e che il me- 
desimo, massimamente nelle rovine della città fatte da' barbari , sia sta- 
to iii'iombrato da" lirandi massicci di fabbriche . Ma ciò non ostante noi 

■ • III 

non concordiamo con loro , che posie quesle circostanze , ne debba ne- 
cessariamcnie sciitiire l'eirctto dell' alzamento dell'alveo, menile se ciò 

o ... 

fosse vero, qual è quel fiume al mondo,- che di conlinuo non si em- 
piesse , ed elevasse di fondo ? Nella maggior |)arte de' fiumi vengono 
continuamente portate , e terre , e sassi , ed altre materie , e pule in 



22 8 CHIESA E GAMBARINI 

mollissinii , ciò non osiatite , non si osserva indizio veruno di alzamento 
del loro alveo, mentre, con lutto che vi vengano portate le suddette ma- 
terie , vengono anche queste continuamente dalla lorza dell' acqua de' me- 
desimi scaricate nel vasto seno del mare , e stritolati , corrosi , ed avan- 
zali i sassi nel modo , che spiega il celebre (jugliclmini al corollario 
quinto della proposizione quinta del capo quinto , nel suo libro della 
natura de' fiumi; e quando un fiume incontrasse per avventura un mas- 
siccio , o un sasso di tanta mole, che colla forza delle sue acque, smi- 
nuzzare , o promuovere noi potesse , o allargherà il suo alveo , o facen- 
do gorgo intorno a tale ostacolo , lo seppellirà nel medesimo . Accor- 
diamo di più a' suddetti difensori dell' alzamento dell" alveo del Tevere, 
che sia seguito l'allungamento della linea del medesimo, come ne ab- 
biamo fatta menzione . Ma ueppur da questo noi crediamo che si possa 
necessariamente inferire il da loro preteso alzamento ; avvegnacchè sia- 
mo di sentimento che il corpo di acqua del Tevere , sia di tal forza da 
poter promuovere le materie mescolate alle sue acque fino al mare , an- 
che con minor pendenza di quella , che ha presentemente . Imperocché 
colla livellazione da noi fatta ci siamo accertati , che il fondo muta di 
tratto in tratto irregolarmente la sua pendenza , mentre dopo mia mi- 
nore , talvolta sussiegue una maggiore, segno evidente della diversa 
consistenza del suo fondo ; che però , se per quel tratto , ove corre con 
minor pendenza ha forza di promuovere, e portar via le sue materie, 
potrebbe dunque produrre questo stesso elìeito ne' tratti che hanno mag- 
gior pendenza, ancorché essa venisse in qualche parte diminuita; onde 
quando bene col proliuigamento seguito nella linea del Tevere si sia in 
qualche parte diminuita la jiendeuza del suo alveo , non se ne può im- 
raediatamenie inferire alzamento nel fondo , almeno per tutta la lun- 
ghezza del medesimo alveo; a negare il quale alzamento ci muovono 
le osservazioni da noi fatte , e di sopra riferite . 

11. Abbiamo accennato sul principio, quali sono gl'impedimenti che 
si trovano nel letto del Tevere dentro Roma , ed abbiamo altresì pro- 
messo di farne vedere gli efletti, il che cadendo ora in acconcio , rife- 
riamo adunque. 

Che quest' impedimenti angustiano , e ristringono le sezioni del Te- 
vere in modo che 1' acqua perde di velocità , e perciò è forzata ad al- 
zarsi di corpo più di quello farebbe , se non vi fossero tali impedimen- 
ti , per cosi acquistare la velocità perduta, e scaricare per sezioni ine- 
guali quantità di acqua eguale . 

Di ciò ne vediamo la sperienza , non solamente nelle piene mag- 
giori notate ne' profili , ma nella corrente ordinaria del fiume , ed an- 
cora in acque basse , le quali dove incontrano quest' impedimenti , si 



CHIESA E GAMBARINI 22g 

alzano di corpo superiormente ad essi, e quelli poi superali, ritorna 
l'acqua ad abbassarsi. Si vede quesi' ell'eito mediante la varia disposi- 
zione di questi poli , notandosi particolarmente nel pelo alto ritro- 
vato nel tenqio della livellazione, die a cagione dell'angustia de' pon- 
ti , e degl'impedimenti de' grossi piloni, o taglia acqua, l'acqua al- 
l'ingresso de"" medesimi si è riconosciuta ])iù alta di quella all'escire 
once quattro a ponte Sisto , quasi altrettanto a ponte S. Angiolo , e co- 
si agli altri ponti , in ciascuno de' quali al suo imbocco si scorge que- 
sta diversità d'altezza nel livello dell'acqua corrente per essi, e spe- 
cialmente a' vestigi del ponte Trionfale , e di ponte Rotto, anche a ca- 
gione delle rovine de' medesimi che si trovano soti' acqua . Si osserva 
un tal cflelto , anche più sensibilmente alT incontrar che fa l'acqua, 
gli ostacoli delle mole . e palizzate , che servono ad esse ; potendo ba- 
stare per chiarirsi di ciò, l'avvertire negli stessi profili ciò che operi 
r altezza della palizzata destra , che si unisce alla prima mola situata 
verso S. Giovanni de' fiorentini , per non parlare delle altre che tutte 
quali più e quali meno producono lo stesso efTelto . 

Ma jiercliè in ([uesto slato ordinario delle acque del Tevere po- 
co è il disordine che tali impedimenti cagionano, riduccndosi al più, 
a diilicoltare qualche poco lo scolo di alcune chiaviche situate in 
quelle vicinanze, prenderemo soltanto dalla notizia dell' cflctto che ve- 
diamo succedere nello stato di acque ordinarie, argomento di giudica- 
re quello che accade nelle piene maggiori , 

È indubitato che allora incontrandosi anche maggiori gì' impedi- 
menti , massimamente de' ponti per ragione dell" altezza, e lunghezza di 
tutto il loro solido , che in tempo di piene rimane quasi del tutto co- 
perto , e Ijagnato dalle acque , maggiori ancora sono per conseguenza 
gli cH'etli sopraddetti . 

Ed in fatti si vede quanto la piena del 1742 si mantenne più al- 
ta dentro Roma : di quello facesse inferiormente , e qual pernicioso ef- 
fetto, per ragione del ristagno proveniente da questa maggior altezza, 
ne derivò alle campagne superiori , fin dove quello potè risentirsi che 
furono soggette a maggiori inondazioni . Indi poi si osserva che una tal 
escrescenza, doj)o trapassali lutti gl'impedimenti, immediatamente si spia- 
na sulla naturai sua cadente , né più si scosta da quella , camminando 
così per fino al mare , giacché per questo tratto uou incontra più osta- 
coli tali che possono alterarla notabilmente . 

Lo stesso disordine, ma in maggior proporzione, per ragione , co- 
me si è detto , de' maggiori impedimenti , si rende manifesto nelle piene 
maggiori, come quelle del i55o, e i5c)U. dalle altezze delle quali ab- 
biamo i riscontri fino a Ripa grande , e così ancora si vedrebbero 



a3o CHIESA E GAMBARINI 

disposte proporzionabilmente le rispettive altezze delle altre piene indica- 
te nella colonna a Ripetta , se come delle prime si avessero fin colà 
gl'indizi dell'altezza alla quale arrivarono. 

E vaglia il vero , non possono a meno di non alzarsi notabilmen- 
te le piene del Tevere in Roma, per ragione degli accennati impedimen- 
ti che vi sono, e specialmente attesa l'angustia di alcune sezioni, e 
massimamente de' ponti . Imperocché se consideriamo la sezione naturale 
e non impedita, dovuta al Tevere sotto la piena 1742, ove questa non 
sormontò le sponde , e non potò essere ritardata , troveremo clic quelle 
de' ponti, e particolarmente di ponte S. Angiolo mancano della neces- 
saria misura, come può ravvisarsi dalle sezioni poste ne' profili . 

Il ponte S. Angiolo ha i due piccoli archi verso castello , uno de' 

3nali non ha alcun uso , perchè murato , l' altro ne ha poco in tempo 
i escrescenza ; quello verso Banchi ne ha meno del dovere , perchè re- 
sta munito di soglia stabile, che rimane alta molli palmi sopra il pelo 
basso, e però la sezione di questo ponte rimane sopra le altre più ri- 
strette, onde il pelo di acque è obbligato alzarsi, e dalla diD'erenza 
del fondo, superiormente ed inferiormente ad esso , si scorge quanto 
l'acqua resti forzata dall'angustia de' vani del ponte medesimo. 

Lo stesso deve dirsi di ponte Sisto , operando meno del dovere 
l'arco destro, perchè ancor esso provveduto di soglia stabile molto al- 
ta; così pure i due piccoli archi di Ponteferrato , oltre di che rimane 
il destro occupalo per la metà circa da un muro che se gli para da- 
vanti . Ancora il piccolo arco di Poniequattrocapi tiene la soglia , oltre 
poi alcuni muri diroccali, che se gli oppongono, come si \ede nella 
Pianta . 

Dal fin qui detto, in ordine agl'impedimenti, si manifesta la ra- 
gione per la quale l' escrescenze del Tevere in Roma riescono assai piìi 
alte che fuori di Roma , come ■\edIamo essere succeduto in tutte le pie- 
ne maggiori, ed ultiinanieiile in quella del iy^-i;ed è appunto , perchè 
quivi incontrando li ponti che mancano della dovuta capacità, e le al- 
tre sezioni impedite, e perciò non potendo l'acqua per essi avere il suo 
libero sfogo, scema di velocità, e si alza di corpo notabilmente per 
acquistarla , e per su])erare gì' impedimenti : il che non accade inferior- 
mente a Roma, non incontrandosi tali impedimenti, e perciò le stesse 
piene rimangono ivi più basse . 

Premesse tutte le suddette osservazioni e notizie di fatto, sembra 
a noi di potere ora , colla scorta delle medesime , scoprire le cause, che 
a nostro giudizio crediamo che producano le inondazioni del Tevere, 
particolarmente in Roma. Prima però di procedere a questa notizia, 
stimiamo necessario l' accennare le cause che generalmente concorrono a 



CHIESA E GAMBARINI 23l 

formare le inondazioni de' fiumi , per farne poscia il rapporto col Te- 
vere . 

Le cause adunque dell' escrescenze de' fiumi , secondo il Guglielmi- 
ni ed aliri autori, procedono, primo dalla quanlilù delle piogge e 
scioglimento contemporaneo delle nevi ; secondo dal maggior vigore del- 
le sorgenti; terzo dall'' accrescimento delle acqnc de' linnii influenti; 
quarto dal ristagno del mare ; quinto , e sebbene insensibilmente , dai 
venti spiranti contro la corrente del fiume ; sesto dall' alzamento del 
fondo, e ristringimcnto dell" alveo del recipiente; settimo dagl" impedi- 
menti che sono in esso , ed alla sua foce , ed in somma da lutto ciò 
che leva la velocità del fiume . 

Le prime tre cause , che diremo naturali , concorrono ad accresce- 
re la quantità assoluta delle acque ne' fiumi ; le altre cause , che dire- 
mo concorrenti, accrescono l'area delle loro sezioni: onde ne avviene, 
che quando tutte queste cause , e talvolta ancora la combinazione di una 
parte di esse solamente s' incontrano ad operare , succedono que' diluvi 
irreparabili, che di tempo in tempo accadono a tutti i fiumi della 
terra . 

Veniamo ora al Tevere. Le cause delle inondazioni di questo 
fiume , crediamo che procedano dalle piogge , e dagl' impedimenti che 
sono nell'alveo dentro di Roma. In quanto alle piogge è certo che que- 
ste sono la causa principale ed immediala dell'escrescenze de^ fiumi; 
molto più quando alle piogge va congiunto lo scioglimento repcnlino 
delle nevi. Abbiamo veduto gli anni passati crescere il Pò di Lombar- 
dia a dismisura, rompere i suoi argini, ed inondar le campagne adiacen- 
ti , e ciò a cagione di gri.ndissime ])ioggc : cosi il Reno e gli altri fiu- 
mi del Bolognese . I fiumi del Veneziano , sappiamo che per la stessa 
causa sono venuti in tali escrescenze , che hanno formale rotte ne' pro- 
pri argini , e le acque stravasale in tal guisa hanno prodotte strepitose 
inondazioni . I fiiuui della Germania e dell' Olanda quante volte a cau- 
sa di gran piogge non hanno prodotte inondazioni? In somma sappia- 
mo che pochi sono i fiumi della terra che dal fomento di lunghe piog- 
ge non vengano in escrescenza. Che però non è meraviglia se il Te- 
vere , fiume che riceve l' influsso delle acque di tanti fiumi e torrenti , 
come si è detto, comparisca talvolla per cagiono delle piogge assai 
gonfio d'acque, e ne seguano inondazioni? E sebbene la natura pre- 
para gli alvei de' fiumi , sì in larghezza che in profondità proporzionati 
alle ordinarie loro piene; ed avvegnaché ogni fiume abbia per lo più 
il suo termine di altezza, oltre il quale non passano le sue j)iene mag- 
giori , ed al quale devono essere superiori le ripe , o gli argini . accioc- 
ché non succedano inondazioni ; nulladimcno si danno alle volle lali 



a32 CHIESA E GAMISARINI 

piogge , e sì universali , che non potendosi le acque contenere ncU' al- 
veo , traboccano dalle ripe , e vanno ad inondar le campagne , e le cit- 
tà , come pur troppo succede in Roma , e nelle sue carai)agiie per ca- 
gione del Tevere , che non ha le sponde naturali alte a sutlicenza , uè 
arginature per contenerle . È certo che la piena del 1 742 ebbe origine 
dalle piogge , e probabilmente a queste si uni Io scioglimento delle ne- 
vi, a causa degli scirocchi, nò verisimilmente altra causa vi concorse, 
poiché vediamo che ancora nelle pani superiori ed assai lontane da Ro- 
ma la piena si conservò alta . ed inondò quasi per tutto , e così fece 
inferiormente, ed è credibile che ancora le altre piene maggiori aves- 
sero il priiicipal fondamento dalle slesse cause , poiché abbiamo dalle 
storie, che anche in que" tempi caderono gagliarde e lunghe piogge. 

Narra il Bacci nel suo trattato del Tevere pagina lòa , che nel- 
l'anno ibòy circa la metà di Settembre cominciarono certe piogge, le 
quali tanto più furono grandi e jirodnttrici di gran piene , quanto più 
vennero ineguali , che dove ailaito non piobbe . e dove parve che a ca- 
teratte aperte diluviasse in modo , che qne' fuimi , i quali ricevettero sì 
fatte piene , allargarono in varie ])arti d" Italia fuor d" ogni misura , suc- 
cedendo cose che parvero quasi incredibili. Le ])iene solamente de" fossi, 
che calarono da Monreale a quattro miglia , vennero a iar lant' impeto 
sopra a Palermo, che ruppero finalmente la muraglia, e scorsero den- 
tro per la città fino al mare , facendo grandissime mine . Alquanti gior- 
ni prima vennero avvisi che lungo il Rodano e nelle Montagne di Sa- 
voia si allagò gran paese , massimamente da Lione iiisino ad Arli . più 
che si ricordasse mai . Seguendo questa medesima pioggia nella Falie- 
rona e nel Casentino , tutti i fiumi che primamente ricevettero fpiella 
piena, inondarono estremamente, ed il Montone che scende dalla costa 
di quel monte verso la Romagna, sommerse qnasi tutta Ravenna ; e di 
qua r Embrone , l'Arno, ed il Tevere inondarono fuor di misura; eie 
piogge in qnclla stagione furono sì eccessive, che tutti i finmicelli, e 
torrenti che di uno in un altro entrano nelf Arno , e nel Tevere, fece- 
ro in poco spazio rovine inaudite, menando via poderi, e casali. Nò 
minor' impeto si vide di qua dalla Ycrnia , e dalle balze , dove ha prin- 
cipio il Tevere , perchè cominciò la piena a calar con tutta fnria , che 
iti manco di quattro miglia allogò, e quasi si portò via tutta la Pieve 
di S. Stefano Castello, e Acnne tuttavia desolando molini , e ponti, e 
ciocche si trovò pararsele innanzi . Ma più notabilmente poi cominciò a 
crescere, poiché gli sopraggiunse la Paglia e il Cliiasio con la unione 
del Topino, essendo venuta a tale, che si dislese allagando tniti i pia- 
ni di Fuligno. Crebbe la Nera a Terni, ed a Narni estremamente, e 
que' piccoli liumicelli, che sotto Civita Castellana si giungono col Tevere, 



CHIESA E GAMUARINI 



253 



crebbero, e fra timi si raccolse alla fine sì gran piena, che venne a trovar 
Roma, qni\i l'ormando 1" altezza che si manifesta dalle lapidi colle iscri- 
zioni di questa piena . E qui non dee omiueltersi d' avvertire che due 
ire dì prima era seguita una pioggia ordinaria , e quel dì , che fu li 
j4 Settembre, tempo quasi sereno, si vide in lui subito ingrossare il 
Tevere, ed indi a poco, non senza racra\iglia, inondar Roma strepito- 
samente. Quanto agl'impedimenti che sono nell'alveo del Tevere in Ro- 
ma , è fuori di dubbio, che da essi ancora viene il male delle inonda- 
zioni in questa città. Questo punto comiene chiarirlo con distinguere 
due stati del Tevere : uuo , nel quale le cause naturali trasmettono tau- 
t' acqua nell'alveo di esso, che questo sarebbe capace di contenerle, 
qiuilora non vi fossero impedimenti; in questo caso, perchè m sono i 
descritti impedimenti, ciò non ostante seguiranno le inondazioni, e ciò 
per la ragione che abbiamo accennata, clie all' incontrare che fa l'acqua 
questi inq)ediincnti scema di xelocilà, e si alza di coi])o : e di ciò ne 
abbiamo la s[)erienza ne' segni delle escrescenze. L'altro stato è, quan- 
do l'alveo del Tevere non è capace di contenere tutta l'acqua che le 
viene trasmessa dalle parti supericni per causa delle }>iogge ce. sicché 
conviene indispensabilmente che inondi. In questo caso le inondazioni 
in Roma per ragione degl" inijiedimenli saranno maggiori di quel che 
uaturalmeiile sarebbt;ro se (picsti non aÌ fossero, e maggiori alirisi riu- 
sciranno le inondazioui alle campagne superiori adiacenti , per quel trai- 
lo, che risentirà il ristagno che cagionano gì' imj)edimcnti predelti. 

\Jn altro elletto pregiudiziale cagionano gli stessi iuipediiiienti , e 
questo pure talvolta opera le inondazioni in Roma : e questo si è , quan- 
do alzandosi l'acqua per causa degl" impedimenti , e non per causa na- 
turale, resta inq)edito lo scolo alle chia\iclie,, massimamente nel tem- 
po che s' incontrano a cader piogge gagliarde ; poiché non polendo le 
acque pluviali, e quelle delle fontane scaricaisi nel Tevere per le loro 
chiaviche, conviene che si spandano per le contrade di lU>nm,come ci 
viene asserito essere accaduto alcune volte , ed un tale elletto riesce 
anche {)iù pregiudiziale di quel che sia l'insinuarsi che la l'acqua del 
Tevere per dette chiaviche, ed uscire nelle contrade. 

Né altre cause , fuorché le due sopraccennate , a nostro giudizio 
crediamo che producano le inondazioni del, Tevere; imperocché il ri- 
stagno del mare nulla jiuò contribuirvi , avendo dimostrato che quando 
il Tevere é pieno, ed il mare in burrasca (che é lo stato che dovreb- 
be più temersi) il rigurgito si fa insensibile in jioca distanza degli sboc- 
chi; e quando si estende in parti più lontane, allora il Tevere o è 
nella sua maggior bassezza , ovvero in tal corpo di acque , che non ostan- 
te vi rimane una considerabile altezza di sponde per coiuenrrlo . E per 

5o 



254 CHIESA E GAMBARIM 

recare di questo stesso prova maggiore , chi ha mai osservato in Roma 
alzarsi il pelo del Tevere senza sopravenienza di acqua torbida , il che 
pure non di rado succeder dovrebbe , se le maree avessero forza di far- 
lo gonfiare fino a tal segno . seguendo spesso le medesime maree anche 
a cici sereno? Che però crediamo poter con franchezza asserire che in- 
fra le cause produttrici delle inondazioni del Tevere in Roma , né pun- 
to , né poco M abbian luogo le maree, non ostante che non solo co- 
munemente dal volgo , ma anche da quegli autori che hanno scritto so- 
pra le inondazioni del Tevere , siasi sempre annoverato fra le cagioni 
principali delle medesime il gonfiamento del mare . 

Non si può negare che le straordinarie maree non possano di mol- 
to contribuire a far traboccar que' fiumi, che sboccano nel mare, e tal- 
volta ancora esser da se sole causa del gonfiamento , e delle inondazio- 
ni de' medesimi fiumi, intentendosi però nelle parti vicine al mare, co- 
me se ne vide orribile esempio, non ha molf* anni nel Baltico , nel qua- 
le le maree tanto si elevarono, che fecero provare grandi desolazioni 
alla città di Amburgo , ed a quella di Peterburgo . INla nel caso nostro 
le maree né poco , uè punto giunger possono a far gonfiare il Tevere 
o seguono in isiato di magrezza, o in tempo di piena del medesimo, 
come costa dalle osservazioni da noi fatte , e sopra riferite , come si so- 
stiene con la dottrina del Gnglielmini al cap. viii. nel suo libro della 
Natura de' fiumi , e del Manfredi alle annotazioni al medesimo capo , 
che insegnano, che il rigurgito in un fiume cagionato dagl'impedimen- 
ti alla foce , non si estende oltre 1' orizzontale tirata dall' altezza dell' im- 
pedimento medesimo , ove quella interseca il fondo , o il pelo d' acqua 
del fiume . 

Il vento nò pur esso cagiona l' escrescenza del Tevere , poiché si è 
veduto colla sperienza, e comprovato coli' autorità d' uomini insigni , che 
il vento non opera che insensibilmente, nel ritardare la velocità de' fiu- 
mi ; ed in quanto all' effetto considerabile che producono i venti , che 
è quello di fare elevare la superficie del mare , dentro il quale deve 
aver ingresso il Tevere , ne abbiamo avuta bastevole considerazione , 
parlando del rigurgito del mare in burrasca , nel quale stato del mare 
concorrono ancora i venti per elevarlo all' altezza di quei palmi cinque 
e mezzo in circa che abbiamo accennato . 

Essendosi dimostrato, mediante molti indizi e riscontri di fatto, 
che il fondo del Tevere non si è alzato notabilmente , perciò non può 
incolparsi né pur per questa causa, come produttrice delle inondazioni. 
Parimente non si crede avervi parte alcuna , o almeno pochissima, 
la causa del maggior vigore delle sorgenti , mentre 1' accrescimento 
d'acqua ne' fiumi , per causa delle sorgenti più abbondanti, rare volle, 



CHIESA E GAMBARIM 255 

c uo» ti' improv\lso , ma per T ordinario sì fa gradiiaiaincnte , e per lun- 
ghi intervalli di tempo , e poi per quanto sa])])ianio , ninno sino ad ora 
ha dedotto a notizia che vi sieno nel Tevere , o ne' suoi influenti sor- 
genti manifeste , che possan produrre un eflelto cosi strepitoso , e pure 
sono state fatte tante diligenze e ricerche intorno a cpicsto fiume . lici- 
tato Guglielaiini , parlando delle inondazioni del Tevere, asserì coU'e- 
sempio della famosa voragine di Norvegia, della Cariddi di Sicilia, e 
delle Voragini del Danubio , dice , che quando sussista ciò che AÌcrie 
asserito da qualche autore , essere accadute inondazioni spaventose nel 
Tevere a ciel sereno, in calma di mare, senza venti, e senza nevi alla 
montagna , crederla giusto il motivo di dubitare che le sorgenti coper- 
te e scoperte ne fossero stata la causa , e che tornasse conto l'accertar- 
si , se neir alveo del Tevere , o de' tributari di esso , vi sia alcuna vo- 
ragine , o sorgente di tal natura; sicché parla questo autore ne' suppo- 
sti che sia vero l' asserto suddetto , Ma siccome appunto pare che que- 
sta notizia non sussista , credendosi totalmente capricciosa , essendovi mol- 
li altri autori che asseriscono il contrario; cosi abbiamo fondamento di 
credere che ne pure da questa causa provengano le inondazioni , essen- 
do molto probabile che gli autori di cui parla il Guglielmini abbian 
preso abbaglio per le molte dillicoltà che s'incontrano, per assicurarsi 
che nel tempo che seguono le inondazioni in Roma, il cielo sia sereno, 
non piova , né vi siano nevi in alciuia delle regioni che tramandano le 
loro acque nel Tevere, potendosi dare il caso, che in alcune di esse, 
piova tanto da far gonfiare il fiume nelle parti inferiori , e che qua non 
pervenga la piena se non dopo vari giorni , a cagione delia gran distan- 
za , ed in questo tempo veggasi da per lutto il ciel sereno , e di ciò 
potremmo addurnc vari esempi . 

Per fine resta da vedersi se nel Tevere, o ne' suoi infiucnti sia sla- 
ta accresciuta acqua insolita , per la quale possa temersi che succedano 
le inondazioni di Roma . 

iVoii saj)pianio che alir' acqua insolita sia stata introdotta nella Pa- 
glia, e per ossa nel Tevere, fuorché quella proveniente da' lavori fatti 
ultimamente per la bonificazione delle Chiane nel dominio ecclesiastico. 
Ed essa è ajtpunto quasi comune e popolar credenza che queste acque 
sieno state causa delle uliiuie escrescenze del Tevere, e di (piesla opi- 
nione vanno jìcrsuase non meno le volgari che le più colte persone . 
Ma noi all' incontro convenendo col jìareie di lami valentuomini matema- 
tici , e periti che hanno veduto , esaminato ,e scritto sopra questo fatto (i) 



(t) Monsignor Galiani , il Mauficdi , il Dottor Bcrtaglia , ilBonacorsL. 



236 CHIESA E GAMBARINI 

diremo essere di fermo sentimento che inscnsibil parte possa axcrc 
nelle inondazioni del Tevere la introduzione delle nuove acque prove-» 
nienti dalle Chiane, ed a ciò credere costantemente vengliinnio mossi 
dal vedere sidle carte topografiche quanto angusta, e quasi insensi- 
bile porzione di terreno sia quella , che scola le sue acque nella Chia- 
na sopra il muro grosso , e in confronto de' vastissimi territori . che tra- 
mandano le acque loro al Tevere, ed a' numerosi suoi intluenti; av- 
vegnaché quando sia vero . che non piova più nel poco paese . che scola 
nella Cliiana ti sopra al muro grosso, di quello faccia negli altri tutti, 
che tramandano le loro acque nel Tevere , servendosi della più sicura 
ipotesi , seguitata da' più classici autori d' idrometria che hanno trattato 
della misura delle acque, si troverà ( come dal calcolo in appresso) che 
introdotta 1' acqua delle Chiane nel Tevere , non si può cagionare , che 
dispregevole alzamento. Onesto punto viene accertato nella seguente 
relazione sopra ciò fatta dal Gambarini , e presentata a Mostro Signore 
sotto il dì 2 Maggio del corrente anno J744 ^c si dimostra egregia- 
mente col seguente calcolo fondato sulla dottrina del Guglielmini nel 
suo Trattalo delle acque correnti . 

Poiché dunque , secondo qtiest' autore , le. velocità medie de' canali O' 
rizzoniali , o quasi orizzontali ( quali si posson supporre la Chiana di so- 
pra al muro grosso, ed il Te\cre dentro Roma, senza scrupolo d' in- 
correre in notabil errore , poiché l'angolo delle rispettive loro penden- 
ze coir orizzontale è ])oc() più di un minuto ) sono fra loro come le 
radici quadrale delle altezze, ( quando però le velocità non sieno im- 
pedite ), e l'altezza media delie bocchette del muro grosso, per le 
nuove acque della Chiana , alla sommità delle quali bocchette giungo- 
no precisamente le massime escrescenze della stessa Chiana, è di palmi 
17:1' altezza del Tevere presa \cv. gr. della piena 1702. è di palmi 
57: sarà la velocità media della Chiana piena a quella del Tevere nel- 
la escrescenza suddetta, come 17.3 5i |-, , la qual ragione duplicata, 
è composta con quella delle larghezze , che sono palmi 58 ec. la Chia- 
na , che tanto ajipunto è la larghezza delle due bocchette nel mu- 
ro grosso è palmi 267 ec. il Tevere . che tanto è la larghezza della 
sezione più viva iu faccia al palazzo Falconieri, darà secondo il mede- 
simo autore, la proporzione dell' accpia , che porta la Chiana di sopra 
il muro grosso, a quella che portlì il Tevere nella piena del 1702, 
come 17, a 706 ~, ma perchè non tutte le acque che in oggi pas- 
sano per le luci del muro grosso , sono acque aggiunte di nuo\n al Te- 
vere , atteso che prima ancora de' lavori sopraccennali vi erano queste 
luci , ma })iù ristrette , e per esse ancora passava porzione dell' acqua 
della Chiana, se non che I' altezza inedia delle medesime luci era allora 



CHIESA E GAIWHARINI 2^7 

di snli palmi dicci , e la laigliczza la stessa, clic si trova presonleraen- 
te, cioè i snddclli palmi liciil' otto , ne segue per la stessa dottrina, 
che la porzione dell' ac<pia , che passava per le antiche luci , all' acqua 
che passa per le odierne è di /} a nno, cioè delle qnattro pani di ac- 
qua che in oggi scorrono per le luci dilatate . una ne scorreva per le luci 
ristrette, dunque dal suddetto numero j 7 esprimente tutta 1' acqua , che 
ora in tempo di escrescenza passa jìcr le luci del muro grosso; si de- 
ve levare la quarta parte, laiche resterei 12; mimerò -che significa 1' ac- 
qua , che in oggi passa di più per le moderne bocche; sarà dunque la 
proporzione di j 2 ^ a 700 ,^ , la vera proporzione, che I' acqua accre- 
sciuta al Tevere all'acqua dello slesso Tevere nell'escrescenza 1702, 
cioè quasi come i a 55 jirossimamente. Ora unendo insieme queste due 
quantità si farà il cubo dell' acqua della Chiana e del Tevere unita, 
che sarà 5G; ed il cubo del Tevere solo, resterà 5c) le radici cube, 
de' quali numeri sono 3 ■jS.''^ , per la Chiana, e Tevere uniti, e per il 
Tevere solo 3 ,-|-^ : la proporzi<jne duplicata delle quali sarà quella del- 
le altezze, e perciò riducendo alla denominazione del rotto le dette ra- 
dici cube, cioè S^i e 082, e trovato un terzo proporzionale 583, sa- 
rà la proporzione di 3Hi a 383 quella clic avrebbe 1' altezza del Tevere 
solo, ali altezza del Tevere accresciuto dall'acqua della Chiana, tal che 
per la regola aurea c<jsì starà 38i a 585, come palmi 5y , altezza del 
Tevere a palmi 67 once 3 e ^ altezza del Tevere unito all' acqua del- 
la Chiana, e per ciò aggiungendo al Tevere costituito in una altezza, 
come quella della piena 1702 1" acqua della Chiana proveniente da' nuo- 
vi lavori falli non potrà farlo crescere, che once 3 '^ , cioè meno del- 
la terza parte di un palmo . 

Collo stesso metodo calcolando qual fosse per essere l'alzamento, 
che produrrebbe la nuova acqua ' introdotta nel Tevere sopra ad altre 
piene maggiori , come vcr.gr. quelle indicate a Ripeita, si troverà riu- 
scire anche minore della suddetta misura, e ridursi a niente, e ciò 
perchè in essa cresce la proporzione delle velocità del Tevere sopra 
quella della Chiana , per ragione della maggiore altezza di tali piene 
sopra quella del 17C2. 

Se poi si bramasse sapere quale altezza poterono contribuire le nostre 
acque suddette alla piena ij/jisi troverà co' fondamenti suddetti, che 
questo alzamento sarà poco più della terza parte di un palmo: che 
quando anche sussistesse , che le medesime ac(pie della Chiana concor- 
ressero in questa piena , non potè eertamente cagionare V inondazio- 
ne in Poma un cosi lemie al/amento poiché i trabocchi di quella lu- 
rono <li molli j)almi . K benché si diano altre combinazioni, nelle quali 
1" acqua del lc\eie, entrandovi la iniova acqua della Chiana, si gonlìeri 



238 CHIESA E GAUBARINI 

più delle suddette misure , ciò non accaderà mai in Tevere alto , ma in 
Tevere basso , nel qual caso non si dovrà codesto maggiore akamento 
aggiungere sopra 1' altezza delle piene suddette , ma sopra quella che 
egli ha nella sua estrema bassezza , onde non sa.ià mai per questo con- 
to in istato di soverchiare le sue ripe , e di fare inondazioni . 

Altre prove potremmo addurre per confermar sempre più , che le nuo- 
ve acque della Chiana introdotte nel Te\ere non possono, nò mai po- 
tranno esser cagione delle inondazioni di questo fiume . Ma perchè so- 
no state dilliisamente trattate nella mentovata relazione del Gambarini, 
ci asterremo di qui riferirle , rimettendoci a quella per quel di più 
che potessimo aggiungere in questo proposito . 

Accennate le cause , che noi giudichiamo produttrici delle inondazioni 
del Tevere . per soddisfare interamente a' voleri santissimi , riferiremo in 
appresso ciò che pensiamo intorno a' rimedi . Ma anche in questo luo- 
go siaci permesso di replicare , che il dar giiidicio regolato , e sicuro 
su tale materia è cosa da profondo matematico , non da ingegneri ar- 
chitetti , che però , se nelle presenti poche considerazioni , che per com- 
piere a' supremi comandi di Nostro Signore siamo j)er proporre , non 
colpiremo appieno nel segno , ne speriamo da i saggi un benigno com- 
patimento, avvisati che sieno che non fu nostra elezione, ma neces- 
sità di debita ubbidienza , che e' indusse a parlare delle cause e de' ri- 
medi delle inondazioni del Tevere; impresa che è troppo superiore 
alla debolezza delle nostre forze . 

Avendo esposto di sopra essere noi di fermo sentimento , che molto 
contribuiscano a causare le inondazioni di Roma , i moltiplicati impe- 
dimenti che si oppongono al corso del fiume entro Roma medesima , 
quali a nostro credere sono quelli da noi accennali antecedentemente 
al §. Quest' altra pianta . Sarebbe veramente desiderabile il potere indi- 
viduare quale^ e quanta precisa parte vi abbia nelle inondazioni di Ro- 
ma ciascuno de' sopramentovati impedimenti; ma per essere questa im- 
presa di troppo lunga , e profonda indagine , più volentieri la lascere- 
mo al giudicio de"" matematici, che impegnarci il nostro , senza sicurezza 
di felice riuscita ; luitavolta , sebbene non è di nostra forza T azzar- 
sdarci ad un sì preciso giudizio , crediamo però di potere , senza sco- 
ntarci dal vero , alìermare , che tra i suddetti im])edimcnli , quello che 
gè ha la pozior parte a far elevare le piene del Tevere y e per conse- 
euenza a produrre le inondazioni di Rona, sia 1' angustia delle sezioni 
nille luci de' ponti , avvegnaché paragonate queste coli' ampiezza di 
cascun' altra sezione del suo alveo, e al di sopra, e al disotto di Ro- 
ma, ed entro a Roma medesima, perfino ove s' incontrano gli altri sopra 
riferiti impedimenti; le troveremo sempre più anguste di ciascun' altra , 



CHIESA E CAMBARINI i3q 

per la quale passi tutto il corpo di acqua , che })Ossa por Roma , che 
però ire succedono gli cfieili che abbiamo spiegati di sopra ; die se 
ripuliamo impossibile, il provvedere alle inondazioni, che ]>ro\cngono 
da soverchie piogge, e rcponlino scioglimento delle nevi, dipendendo 
ciò dalla sola Onnipotenza di Dio, non crediamo però impossibile il far 
sì, che queste rimangano assai più basse con rimuovere gl'impedimenti 
suddetti , non riputando altresì espediente il farlo di tutti : imperocché 
i ponti sono troppo essenziali per la comunicazione dell' una , coli'' altra 
parte della città; che però sarebbe una manifcsia follia il proporne la 
rimozione, I molini del Tevere sono veramente di grand' utile alla cit- 
tà . Non sarebbe però di gravissimo pregiudizio alla medesima il trasfe- 
rirli fuori di Roma di sopra alla Porta del Popolo , o almeno ridurli a 
minor numero , massimamente quelli , che sono nel ramo verso Ponte 
Ferrato, e verso Ponte Rotto, in compensazione de' qtìali si potrebbo- 
uo ridurre a miglior uì:o quelli, che già esistono sotto S. Pietro Mon- 
torio d' accrescerne ivi de' nuovi; imperocché è vero , che questa sorte 
di edifizi si alza all'alzarsi dell'acqua nel finme , ma altresì è più che 
vero, e l'' abbiamo osservato , che la parte di essi, che s' immerge sot- 
t' acqua , fa iin notaljilissimo trattenimento all' acqua superiore , per Io 
che e obbligata alzarsi notabilmente. 

Tante palizzate che si vedono fatte nel fiume per uso di dette Mole, 
alcuna di esse forse non necessaria , ma ideata dal capriccio per 1' in- 
teresse de'' padroni de' molini, si dovrebbero rimuover tutte traspor- 
tando altrove i molini, ovvero riducendole al puro bisogno, ed a mi- 
nor numero , quando pure a minor numero si riducessero le mole me- 
desimo . 

Gli altri impedimenti coadiuvanti le inondazioni del Tevere > che ri- 
muover si potrebbero senza veruno sconcerto , sono i massicci , e piloni 
de' ponti rovinati, che sono di grave intoppo al corso delle acque, e 
princij)almentc quelli del Ponte trionfale , mentre questi precludono di 
mollo la sezione del Tevere in questo sito. 

Sappiamo che tale impresa riescirà ahpianto difficile ad eseguirsi; ma 
quando si giudicasse espediente 1' eiretuiarla , come noi crediamo, non 
mancheranno soggetti, che adoprando opjioriuni ripieghi, ne otterranno 
r inlento. Siccome crediamo spedieuic il levar le reliquie del Ponte Su- 
blicio situato poco sopra hipa grande, come pure tanti altri muri, e 
fabbriche diroccale, che si vedono qua, e là sparse per l'alveo del 
Tevere , ed ancora alcune cordonale, che di soverchio si avanzano, e 
forse senz' alcun bisogno deiitro 1' alveo medesimo; come altresì giu- 
dichiamo necessario il rendere ulliziosi, e servibili il più che sia possi- 
bile i vani de' ponti > rimovcndo ogni <pjalunque ostacolo, che si para 



24o CUIESA E UAMBARIMI 

loro davanti, levando ancora la terra deposta davanti il pcniiliinao 
arco piccolo di ponte S. Angiolo dalla parie destra verso Castello , e 
. mantenendolo aperto, non ostante altre deposizioni, che i\i 2)0tesse fa- 
re il finme a cansa della punta del baluardo superiore ; sarebbe ancor 
Lene ribassare tulle le soglie, che sono ne' a ani de' ponti medesimi, 
come si è accennato nella descrizione di ognuno de' medesimi ponti , e 
questo ribasso delle soglie farlo per tutto quello, clic si può sotto il 
pelo infimo del Tevere. Finalmente sarebbe utile, e forse necessaria la 
rimozione dell' isolotto , che rimane alla diramazione de' due canali , che 
formano 1' isola di S. Bartolomeo , attraversaudo questo in gran parte il 
ramo sinistro , ciò facendo il più che sia possibile sotto il medesimo 
pelo infimo del Tevere . 

Colla rimozione de' molini , o diminuzione del numero di essi, e col- 
la demolizione , t rimozione rispettivamente de' sopra riferiti impedi- 
menti, e col proibire successivamente, che non siano gettate nel Te- 
vere le materie accennate al cap. X delle osservazioni , è chiaro , che 
si verrebbero ad alzare qualche palmo di mene» 1' escrescenze del Te- 
vere , e per ciò verrebbero a farsi minori nella delta misura i Ira- 
bocchi del medesimo, e taluna delle minori inondazioni verrebbe af- 
fano impedita , e cosi tolti ancora gli ostacoli allo scolo delle chia- 
viche . 

Giacché abbiamo veduto che non vi è mezzo, secondo noi, \alevo- 
le a levar le cause principali delle inondazioni del Tevere iu Roma , 
ma unicamente v' è speranza di toglierne alcune delle meno operanti , 
resterebbe da vedersi , se vi fosse altro riparo per impedire allatto le 
medesime inondazioni . 

A noi sembra , che tal fine ottener non si potesse , se non cou uno 
de' tre seguenti modi , quando pur questi fossero eseguibili . 

Il primo sarebbe arginar le sponde del fiume sino air altezza , a cui 
giungono le massime escrescenze del medesimo . 

•1. i*rovv edere nello stesso tempo allo scarico delle chiaviche per al- 
tra strada . 

5. Finalmente, vedere se col mezzo di uno, o più diversivi si potesse 
esirarre dall" al\eo del fiume soj)ra Roma quella quantità d'' acqua che 
può sorpassare i piani bassi della città . 

Noi abbiamo più volle attentamente riflettuto , se vi fosse mezzo di 
mandare ad esecuzione qualcuno de' sopraddetti progetti ; ma dobbia- 
mo ingenuamente confessare , che quanto più vi abbiamo pensato, tanto 
più ci siamo jiersuasi , che la esecuzione del secondo e terzo sieno po- 
sti verso il confine dell' impossibile , e la esecuzione del primo relativa- 
mente a Roma, oltre alcune dillicoltà che s'incontrerebbero, sia poi di 



CHIESA E GAMBARIM 24» 

sì eccessiva spesa . clic non fosse pregio dell" opera ne pure l' intrapren- 
derla , e relaiivamente alle campagne fuori di Roma, sovrastino i\i an- 
cora non pochi dubbi, e non lievi difficoltà. E vaglia il vero, (juanto 
il rimedio dell' arginatura . sarebbe sicuro , ed eseguibile fuori di Ro- 
ma , j)resciiidendo da' molivi, che fra poco accenneremo , altrettanto ma- 
lagevole , e dispendioso lo riputiamo entro Roma , mentre , oltre la gra- 
vissima spesa di alzare nu muro lungo 1' una e V altra sponda del Te- 
vere , por cpiasi tutto il tratto della cillù , valevole a coiuenere le mas- 
sime escrescenze, che nel caso di piene , come quelle del i5g8, e i53o, 
dovrebbe salire all'enorme altezza di esse; (piai mostruosità non ap- 
porterebbe? anzi (piai grandissima dillicollà , e forse impossibilità non 
recherebbe 1' uso di grandi . e smisurate saracinesche , che dovrebbero 
in tal caso apporsi a i ])()rioiii da lasciarsi aperti in detti muri , per 
r eccesso e recesso del ilume , massimamente a' due porti di itipetta , 
e Ripa grande? Quanto poi al provvedere allo scarico delle cliiaviche , 
con\errcbbc formare due contra chiaviche vastissime , che inviassero le 
acque di quelle nel Tevere fuori di Roma , in quella distanza dove le 
potesse ricevere' in tempo di escrescenza, ciò che non potrebbe seguire 
se non poche miglia di sopragli sbocchi di esso nel mare. Ma quali e 
quante siano le difficoltà , che s incontrerebbero nella esecuzione di (que- 
sto progetto, basta sol tanto l'osservare la pianta, per ^edere che la 
minor difficoltà sarebbe quella di dover tagliare in quattro luoghi la 
collina per dove passar dovrebbe la cliiax ica dalla parte sinistra , ed in 
assai più luoghi, e per più lunghi tratti per dove passar dovrebbe la • 
cliia\ica dalla parte destra; e che 1' una e V altra dovrebbero costeg- 
giare in poca distanza il Tevere , affine di poter ricevere in se le ac- 
que tutte pluviali, e de' fonti, e degli scoli di tutte le chiaviche, che 
sono in Roma, le quali in questa circostanza farebbe d'uopo il chiu- 
derle agli sbocchi con paratore . Non si parla delle altre difficoltà , che 
s'incontrerebbero per dovere intersecare piccoli torrenti, che dall'u- 
na e r altra parte conducono materie grosse nel l'evere , che non pò-, 
trebbeio essere trasportate dalla forza delle sole acque, che conduces- 
sero le chiaviche , e non {)otrebbcro essere provvedute della opj)oriuna 
pendenza ; né si parla della necessità d' intersecare altr' influenti, e fos- 
si degli scoli di campagne , che attesa la loro bassezza non potrebbero 
aver l'ingresso in (piesle chiaviche, e d(jvendo alzarsi per oueuerJo, e 
con nuovi disordini , e forse Ticgeiori inondazioni nelle parli suiìcriori 
a medesuni , e se per avv emina si pensasse a continuale a sijoccaru 
nel 'J'evere per botti sotlerrance , oltre la gravissima spesa che sofl'ri- 
rebbero i ])ossidenti per costruirle, s' incontrerebbero altre dillicollù 
forti nella esecuzione , ed ahre per la manutenzione, e molle altre 

5j 



aAa CHIESA e gambarini 

difficoltà, che per brevità si tralasciano. Queste contraccliiaviclie contlottc 
fuori di Roma , si dovrebbero arginare almeno dalla parte verso il Te- 
vere , per difenderle dalla escrescenxa di questo fiume; ma questo fi- 
nalmeule Brente rileverebbe, poiché tale arginatura servir potrebbe per 
la proposta difesa delle campagne contigue dalle stesse escrescenze : per 
ottenere il qual effetto , non solo in questa parto inferiore a Roma, per 
quanto dovesse esser il corso di queste contracchiaviche , ma ancora do- 
vrebbe continuarsi fin dove le medesime campagne rimangono ora sog- 
gette ad inondarsi; e similmente ad ottenere il medesimo intento per le 
campagne situate superiormente a Roma , ivi pure dovrebbe farsi lungo 
il Tevere 1' arginatura progettata . In ordine però a questa arginatura , 
rispetto alle campagne di Roma nascono alcuni dubbi , e difficoltà , che 
qui con brevità accenneremo , affinchè avvertite da chi si deve , si scel- 
ga poi quel partito , che sarà credulo più confacente , 

LE DIFFICOLTA SONO LE SEGUENTI. 

Le arginature per lo più si fanno per difendere campagne lavorati- 
ve , arborate , casate , e popolate . Qui si tratta di campagne la maggior 
parte scoperte , e quasiché abbandonate , con poche case , e del conti- 
nuo coperte di bestiami grossi, che vi si tengono a pascolare, perloc- 
chè , fatti che fossero gli argini, chi dovrebbe guardarli, e mantenerli 
acciò non succedessero rotte in tempo di piene ? Questo segue pur trop- 
po , non ostante 1' uso di quest' arginatura , praticata lungo il Tevere 
medesimo a fronte delle tenute di Pontegalcra , e lungo la riviera del- 
le Saline di Ostia, perchè si manca della debita manutenzione; succe- 
dendo adunque le rotte , si dorrebbero allora i possidenti , che per 
conto delle arginature le acque sira versate non potessero con facilità 
scolare nel fiume ; si aggiunge il dover arginare ancora gl'influenti per 
impedire i rigurgiti, altrinicnii si formerebbero peggio che prima le 
innondazioni , e per questo fine si vedono ancora arginati alcuni scoli, 
ed influenti del Tevere nelle vicinanze di Ostia , di Porto , e di Pon- 
legalera , 

Si tratta di un fiume , che corre molto bene incassato fra terra , e 
che solo alcune volte spande in superficie ; onde se per una parte nuo- 
ce , portando via talvolta i raccolti di grano , biade , ed anche fieno , 
seppellendo questi sotto il lezzo; per l' altra giova , mentre ci viene as- 
serito , che il lezzo è in tal quantità , e di tal grassezza, e bontà, che 
le campagne restano notabilmente bonificale > e compensato il danuo nei 
raccolti degli anni susseguenli . 



CHIESA E GAMBARINI 24^ 

Finalmente mancando al Tevere in tempo di piene una sì vasta es- 
pansione , come ha presentemente , non potendosi provvedere dentro 
Roma alle inondaiioni , con l'are i mnri sopraccennati, attese, le difll- 
coltà ivi espresse , si temerebbe comnnemente , che tutte le acque uni- 
te non fossero cagione di maggiori inondazioni in Roma , ed a sostenere 
il contrario; dimostrando, clic le accpie unite coli" acquistare maggior 
velocità , si tengono più basse di livello , ed hanno maggior forza per 
escavare il fondo , e che insensibile sarebbe 1' alzamento del pelo delle 
piene, se tutte le acque fossero inalveate, ecciterebbe una questione 
da durar anni, ed anni, prima di persuadere con chiarezza la verità. 

Riguardo al terzo progetto non occorre pensare a' diversivi delle ac- 
que soprabbondanti del Tevere sopra Roma , perchè s' incontrerebbero 
molte dilUcoltà , oltre tutte quelle accennate intorno al secondo proget- 
to sopra le due coiitracchiaviehe . 

Per r ultimo , si era da noi pensalo di proporre 1' accorciamento 
della linea del Tevere , mediante alcuni tagli, che si sarebbero potuti 
fare nelle tortuosità inlVriormenie a Roma fiapposte a due fossi, mio 
denominato di Torre di Valle , e l'altro di Malafede, che si vedono 
nella pianta numero V , mediante i quali si abbrevierebbe la linea cir- 
ca miglia tre , considerando con ciò di poter ottenere , che le piene 
dentro Roma rimanessero anche più basse, stante la maggior' velciciia, 
e scarico più felice, che avrebbero le acque per la linea più breve, 
che por la più lunga; ma riflettendo poi col Baratieri che questi tagli 
dovrebboiisi fare a tutta escavazionc, a ciusa della consistenza del londo, 
che in più luoghi in questo sito abbiamo osservato di natura cretoso , e 
di tufo, e che perciò riuscirebbero di una grandissima spesa, esaminando 
anche bene 1' cli'etto , che los>e j)cr risultarne , temiamo assai che losse 
per ottenersi, mediante i medesimi tagli, veruna sorta di abbassamento, 
se non se forse insensibile in Roma; avvegnaché, se è vero, che l'al- 
lungamento della linea del Tevere , come si è di sopra osservato , non 
ha avuta forza di produrre alzamento nell'alveo dentro Roma, nò pu- 
re produrrà abbassamento 1' accorciamento del corso inferiore , per la 
ragione dell'inegualità dipendenza, che s'incfuitra nel medesimo alveo, 
causata probabilnienic dalla diversa tenacità delle materia , che lo com- 
pone . Sicché noi non siamo nò pure per addotlare tale rimedio, ma 
bensì lo sottomettiamo alla considerazione di chi più di noi è perito di 
queste materie . Che è quanto in adem])imento de' vrncratissimi coman- 
di di Nostro Signore abbiamo creduto di poter riferire in aliare sì ma- 
lagevole , e superiore alla debolezza dello nostre forze, rimettendoci 
sempre ce. 

Roma questo di 5o Novembre J744' 



.44 

RELAZIONE 

de' lavori fatti per la bonificazione delle chiane nel dominio 

ECCLESIASTICO ; DELl' EFFETTO DE' MEDESIMI , E RAGIONI , 
CON LE QUALI AD EVIDENZA SI STABILISCE, CHE l' ACQUA 
PROVENIENTE DA ESSI NON PUo' ESSERE CAGIONE 
DELLE INONDAZIONI DEL TEVERE 

D I 

BERNARDO GAMBARINI 



VJon tutto che le inondazioni del Tevere accadute ne' prossimi pas- 
sati anni , dopo li lavori fatti pel la bonificazione delle Chiane nel do- 
minio Ecclesiastico , incominciati , come si dice nell' anno 1 706 , e rico- 
nosciuti lo stesso anno , e migliorati nella visita di monsignor Carlo 
Spinola , e del padre abate Revillias , e del perito Bertaglia , e termi- 
nati nel »74'-'j "01^ sieno state certamente nò maggiori, né più fre- 
quenti di tante altre inondazioni del medesimo fiume , occorse in questo 
Stesso secolo prima di tali lavori , ed ancora ne' secoli precedenti , co- 
me si raccoglie dalle antiche, e moderne istorie (i) , e come altresì si 
rende manifesto nelle pnbbliche lapidi , ed inscrizioni apposte in vari 
luoghi di (piesta dominante (2), con le qnali viene indicata 1' altezza a 
cui le inondazioni predette sono giunte ; nuUadimeuo hanno queste ul- 
time più recenti inondazioni risvegliata nella mente di molli 1' antica 0- 
pinione , ed eccitato 1' antico timore , che la cagione delle medesime , 
debba rifondersi nelle acque delle Chiane ])rovvenienti da tali lavori , 

Quindi è che la Santità di N. S. Papa Benedelio XIV sempre mai 
intenta al comun bene de' suoi fedelissimi sudditi , ed iu particolare di 



(1) Bucci nel suo uauaio del Tev: Tevere incantato. Castiglione trall. delle iuónda- 
zioni del Tevere . 

(2) Alla Miaeiva , a Ripcua , a Ripa grande , al Popolo ec. 



GA^ffiARINI 245 

questa sua mciropoli , ha determinato porre ia chiaro uà punto di tan- 
ta iiiiporiaiiza , col fare riconoscere , se veramente sussista la pretesa 
cagiuiio , aihiie di apportarvi , quando pur regga , il più sicuro , e conve- 
niente rimedio, e quando non regga , rimuovere , se sia possibile , gue- 
st' antica opinione , che le acque delle Chiane produchino le inondazio- 
ni del Tevere . 

Essendosi pertanto degnata di coramelienni questa ricerca , non ho 
mancato di ubbidire a i supremi voleri di Sua Santità , e di corrispon- 
dere con tutta r attenzione al carico impostomi , trasferendomi nel Feb- 
braro passato sulla faccia del luogo, e quivi visitando il corso della 
Chiana , e i lavori fatti per la bonificazione della medesima , osservan- 
do , e prendendo le misure , e notizie , che ho stiiuato necessarie , ed 
opportune , al che molto ha contribuito 1' ingegno , ed attenzione del 
signor marchese Giampietro Lucatelli , destinato da Nostro Signore a 
meco intervenire a questa visita , della quale ho formata la presente 
Relazione , [in cui descriverò in primo luogo la qualità , e stato pre- 
sente degli accennali lavori, poscia T cH'elto de' medesimi, e finalmente 
dimostrerò, che le acque j)rovenienti da essi non possono, né mai po- 
tranno cagionare 1' inondazione del Tevere . 

Prima però di soddisfare all' assunto , non istimo fuori di proposito il 
dare una breve notizia della costituzione in generale della Chiana , ed 
in particolare di quella porzione , che appartiene al dominio Ecclesia- 
stico , di cui è mio sco])0 principale il trattare , facendo ancora vedere 
lo stato , in cui questa si ritrovava ne' tempi più prossimi ai lavori , il 
che servirà , a chi ha cognizione di questo fatto , per trarne una giusta 
idea , onde più agevolmente rimanga persuaso della verità , che mi so- 
no proposto di mostrare; imperocché chi V ha osservato , senza nò pure 
avere cognizione della materia , concorrerà facilmente nel mio parere , 
che le acque delle Chiane non possono essere cagione delle inondazioni 
del Tevere; parere comune per altro a tanti uomini insigni, che ciò 
hanno riconosciuto e fatto palese (1). 

Né qui è mio disegno il descrivere minutamente lo stato della Chia- 
na ne' più antichi tempi, mentre una somigliante impresa non giova al- 
la presente ricerca, e chi ne bramasse le j)iù remote notizie, veda il li- 
bro stampato in Firenze dell' anno 174^ per Francesco Moycke intitolato: 
Ru gioì lamento isluiico sopra la Val di Chiana , dal quale pur anche 
intenderà più precisamente di quello , che io sono per dire , le operazioni 
iutraprese da' Fiorentini, per regolare le acque della Chiana dalla lor 



(i) Li sigQori Manfiedi, e monsignor Galiani . 



246 GAMBARINI 

parte , e per introdurle nell' Arno , senza timore che producano le e- 
screscenze di quel fiume , quantunque sieno un corpo assai maggiore di 
quelle , che dalle medesime Cliiane nel dominio del Papa si muovono 
verso del Tevere . 

Prima della venuta di Cristo Signor nostro cravi il ricettacolo delle 
acque pluviali nella Chiana (i), e fino da quei tempi Roma le teme- 
va (a), credendo che, se da questa parte si fossero rotti i ripari, che 
per ritenerle aveano fabbricati , ( che fu il muro grosso sotto Carna- 
iola , che si pretende fabbricato ai tempi di Nerone imperatore ) quella 
copia d' acqua , calando a precipizio fra' monti , che la riducono poi 
nella Paglia, e quindi per essa nel Tevere, avrebbe senz'altro sommer- 
sa Roma. 

Tale tradizione , e tale spavento è continuato per tanti secoli , e si- 
no a che , poco più di venticinque anni sono , il mondo assai più negli 
aQ'ari delle acque illuminalo cominciò a riputarlo, qual era, un timore 
panico atto a sorprendere quelle persone, che abbandonano i loro giu- 
dizi alle false opinioni del volgo . 

Il silo denominalo le Chiane è una lunga pianura , che giace fra li 
due fiumi Tevere ed Arno , e distendesi quasi da mezzo giorno a tra- 
montana , per lo spazio di circa sessanta miglia. La sua larghezza mag- 
giore nello staio Fiorentino non eccede le tre miglia , ed in quello del- 
la Chiesa poco più di un miglio , come si rileva dall' ingiunta pianta , 
avendo su le colline laterali dalla parte di levante Arezzo , Cortona , 
città della Pieve , Monleleone , e Carnaiola ; e dalla parte di ponente 
Fabro, Salci, Chiusi, Montepulciano, Pienza , ed altre terre. 

Questa pianura appartiene pane al dominio ecclesiastico , e parte a 
quello di Toscana . Quella porzione che spetta al dominio della Chiesa, 
ha il suo comiuciamenio dalla parie verso tramontana dall' argine di 
Clemente Vili, e dalle due torri denominale, Beccatiqnesto , eh è de' 
Fiorentini , e 1' altra Beccatiquost' altro , che è della Chiesa , esistenti 
quasi in faccia alla città di Chiusi , e termina al fiume Paglia in fac- 
cia ad Orvieto, ove poi mette capo il canale, che in oggi scorrendo 
quasi pel mezzo di questa pianura, porge ad essa lo scolo, ricevendo 
in se le acque tutte de' torrenti , e scoli . che discendono dai vicini col- 
li , chiamandosi perciò il canale della Chiana , il quale così congiunto 
con la Paglia, dopo il corso di tre miglia, influisce nel Tevere. 

Non tutta però questa porzione di Chiana spettante al dominio della 



(i) Plinio, Su'abone, Silio Italico, autori citati in detto liBro . 
(i) Bacci trai- cit. libio suddetto stampato in Firenze » 



GAMBARIXI ' ^47 

Chiesa , che si estende circa miglia aS , ha in oggi la sua pendenza 
verso del Tevere , essendovene un tratto di circa miglia due dalle men- 
tovate torri a questa parte, che pende verso 1' Arno; ed altresì verso 
«juesto fiume si muovono le acque , che sopra vi cadono , né mai per 
qualunque escrescenza delle acque inferiori de' Fiorentini, e di quelle 
m ispecie più vicine del Chiaro di Chiusi, possono queste nello stato 
presente acquistar moto contrario , e disporre il loro corso verso il Te- 
vere (i), ma bensì parte delie nostre nelle massime loro escrescenze co- 
là s' incamminano , come meglio a suo luogo si dirà ; il rimanente poi 
di questa istcssa porzione di Chiana inclina verso il Tevere medesimo ; 
che se in passalo non fosse stata chiusa , e dall' accennato muro gros- 
so , e di poi da fortissimi bastioni di terra, ed ultimamente del 1717 
dal bastione denominato del Campo alla Volta, situato inferiormente, e 
distante dal conline delle due Torri circa miglia quattro; e se questi 
ripari non si fossero per tanti secoli mantenuti , e rinforzati in quella 
pianura, non si sarebbe ragunata , e sostenuta 1' acqua a quell'altezza, 
<:h' è poi divenuta a Roma uno spettacolo di timore ; anzi liberamente 
a misura delle piogge scorrendo , tolta avrebbe occasione al concepi- 
mento dello stesso timore , 

L' acqua che cade in questa pianura non è che pluviale portata da 
piccoli scoli delle colline , che la costeggiano , e da due soli torrenti di 
qualche momento; uno chiamato la Tresa , che prendendo la sua origi- 
ne verso Panigale, e Pappiano territori di Perugia, porta le sue acque 
a sboccare di sopra al dello bastione del Campo alla Volta unitamente 
a quelle del Maranzano , e di altri scoli, che va ricevendo per istrada; 
l'altro torrente viene chiamalo Asirone , il quale ha la sua origine da 
un monte detto la Foce , e discendendo fra i monti di Chiauciano, Ser- 
teano , e Chiusi , viene a scorrere per il piano di Cotona , territorio 
tutto di Toscana , sboccando di poi nello stato Ecclesiastico al bastio- 
ne ili Clemente Vili unitamente al Maltaiolo piccolo torrente, in cui 
li Fiorentini lo rivoltarono nel 1717 facendosi questo sbocco per una 
bocca libera senza regolatore , non conoscendosi nò pure che mai vi 
sia stato (ti). JS'iun' acqua perenne cade dentro a questa pianura, ninna 
fonte sorbente , e molto meno alcun fiume; e gli scoli, e torrenti sud- 
detti , che dentro vi cadono, fuori del caso di piogge, sono aridi e 
secchi, fuorché 1' Aslrone , ncll'aheo del quale giusta le notizie avute, 
anche in estate , e fuori del caso di piogge, vi suole scorrere circa un 



(ff) Aiiesiato segnalo , lellcra A , che in prova si esibisce • 
(•ì) Alieslato lelleia F . 



248 GAINIBARINI 

palmo di altezza d' acqua ; siccliò si tratta di un aggregato di piogge, 
che per tutto avrebbero formato valli , e laghi , levatone l' esito . nò il 
sole estivo valeva a diseccarle ne' maggiori fondi ; bensì ne asciugava 
buona parte , e particolarmente fra il nominato bastione del Campo al- 
la Volta , ed il muro grosso , che è uno spazio di circa dicci miglia , 
contribuendo a ciò principalmente due scarse aperture, che si trovava- 
no nello stesso muro , rese però tali dagl' interrimenti seguiti nella me- 
desima Chiana , per le quali aperture , cessate le piene degli inllucnti , 
che prima si espandevano per le campagne , e formavano valli , s" incam- 
minavano, e passavano le acque, mantenendosi solamente ne' siti più 
bassi delle stesse campagne , ed in maggiore altezza in quelle , ove ar- 
lifiziosaraente venivano trattemite . jK-r riserbare queste valli ad uso di 
pesca (i). 

Per tanti secoli adunque le acque pluviali ritenute , sicché poca 
quantità rispettivamente ne potea scolare , aveano ben potuto formare una 
gran valle , quale si ritrovava pochi anni prima de' lavori ultimamen- 
te fatti , massime nella parte della Chiana a settentrione del bastione del 
Campo alla Volta, come si manifesta dalle Relazioni, e Piante fatte 
di quel tempo (a). 

E perchè negli anni più abbondanti di piogge , il pelo d' acqua di 
detta valle si alzava molto, e li bastioni di terra, e lo stesso muro 
grosso non erano a suflicenza per trattenere le acque , e jier cagione 
ancora de' continui interrimenti seguili, come ho detto, nella medesi- 
ma Chiana , si alzarono , ed ingrossarono i ripari , sicché il recipiente 
andava crescendo , e 1' acqua alzandosi , furono per ciò fatti diversi con- 
cordati fra il Granduca ed il Papa, per dividere le acque in due par- 
ti , aprendo li bastioni fatti così dai Fiorentini , che da' Romani, e per 
dare sfogo in tal guisa alle suddette acque stagnanti di sopra al Cam- 
po alla Volta, ed a quelle che di mano in mano fossero andate calan- 
do per le piogge dalle colline , talché ad esse restasse libero V adito a 
sfogare nelP Arno per la parte di Toscana , e nel Tevere per quella di 
Roma (5). 

Tali concordati non ebbero mal alcun principio d"* efl'etto, e s' accreb- 
bero sempre le inondazioni in quelle parti , . e la spesa per sostenere i 
bastioni; che però li Fiorentini si posero sul piede di non voler più 



(i) Aucstato B §. Aggiungiamo ancoia . 

(^?.)Pianla del BorIoiiì f'aua del J7i9. 
Pianta , e relazione faUa del 17 15. del Bonacorsi . 

(i) Notizie risullanli dalle visite e congressi fatti del 1C18 su la faccia del luogo con 
li Fioicnlini dall' emiuenlissituo Riviera , e monsiguor Gagliaui deputali da Sua Santità . 



GAMBARIM 249 

riccTcre le acque delle Chiane , duLiiando allora con la solita prevenzio- 
ne . clic r aflliienia delie piogge, e lo scarico delle iie\l da i monti ag- 
giacenti , potessero cssne cagione dell' escrescenze dell' Arno, e però in- 
cominciarono ad impedire il corso alle medesime acqne , in ispezie sul 
canale al jìasso alla Quercia , per il quale prima una parte ne scorre- 
va (1), e fu allora , cioè nel 1717, che questa corte di lUima, per prov- 
vedere alla totale inondazione de i territori inferiori dello Staio Ecclesia- 
stico , fra il bastione del Campo alla ^'olta , ed il muro grosso , fece . fa- 
re , o più propriamente rialzare, ed ingrossare il bastione suddetto, 
poiché questo esisteva anche ])rima del ]boo; ma di quel tempo assai 
piccolo, e basso, con un' apertuja jìcr il passaggio delle acque supe- 
riori (a) ; onde con tale rialzamento fu serrata tutta la pianura verso 
tramontana delia ^'al di Chiana, e cosi sempre j)iù maggiori si fecero 
le inondazioni e le nnine di quei po\eii paesi, e di quei miseri abitanti; 
imperocché le acque del Chiaro di Chiusi alla torre IJeccatiquesto , erano 
allora più alle palmi 20 di quello, che si sono ritro\ate in oggi (5). 

Stante le cose predelle si a\\idero li Fiorentini della devastazione del- 
le loro campagne, e di una consimile de^aslazionc de' popoli (4)^ e be- 
ne illuminati e persuasi, che vuotata una volta con regola quel gran 
recipiente d' acque , avrebbero conseguito la bonificazione per essiccazio- 
ne di quelle campagne , senza pericolo di veruu danno ; perciò si deter- 
minarono di fare dalla lor j)aiie quei lavori, che crederono proficui, 
per dare uno scolo regolato alle medesime campagne , onde in mezzo 
alle acque, a La^iano fecero una fabbrica con diverse cateratte grandi, 
mezzane e piccole tutte contigue, con le soglie poste ad una determi- 
nata e stabilita altezza, per le quali graduatamente potessero dare sfo- 
go alla valle, ed in appresso hanno lormato un alveo tendente a tra- 
montana da delio edilizio sino sono il ponte di ioiano, per darli lo 
sbocco nella \alle d' Arno. Super iorniente poi dallo slesso edifizio han- 
no proseguilo il medesimo canale, sino all' acceiuialo passo alla Quercia, 
])er mezzo del qiude , comunicando il Chiaro di Chuisi con quello di 
Montepulciano, hanno dato scolo alle acque superiori, che a lanl' altez- 
za inondavano le campagne perfino al s()j)ranfimiiiato bastione del Campo 

(1) Memoriale dato alla Sac. conf;iTi;n/.ioi)c delle ari|iic daf,']i inteicssanli apf^iaccnti 
alle Chiane ne' teriiloii di Perugia, Ciuà della PicNe, Casliglioii del Layo, Orvielo, Mon- 
lelcone , ^aki , Fabro , e Carinola . 

(9.) Lilj. rit. .vlanij). in l''iuii/.o. 

(3^ Profilo laUo dal ]5or(<oni d' accordo con li Fioienlini nel 1719. paiajjonato allo 
•lalo prescnlc . 

(4) Nel ciiato memoriale csiljilo alla Sacra congiegaiionc «Ielle ac<pic. 

02 



ft5o GAMBARINl 

alla Volta , e così sonosi ribassate le acjne del Chiaro di Chiusi quei 
palmi venti detti di sopra, di modo che ora si rivedono, e si coltiva- 
no (juei terreni, che prima erano vallivi, ed in oj^gi somministrano gli 
alimenti ad mia molto copiosa popolazione, nò altro vi resta da que- 
sta parte dello stato Ecclesiastico, che un piccolo avanzo di valle chia- 
mato il Buzzone . ormai però ripieno dalle torbide del torrente Tresa , 
che appunto a qucst' clFtitto dagli interessati aggiacenti vi in introdotto 
del 1735, mediante ini alveo manufatto, come mi fu asserito, diverten- 
dolo da altro sito j)iù verso tramontana, ove prima sboccava, chiama- 
to il Lagarello , giù colmato collo di lui torbide, ed ivi ancora con le 
medesime formata un' altura di terra, mediante la •quale rimane sepa- 
rato il Chiaro di Chiusi, e risolta la pendenza di questo terreno ver- 
so r Arno , e conseguentemente assicurato cou esso , che le acque infe- 
riori non cosi facilmente possono prendere corso verso il Teveie . 

In questo stalo di cose si ritrovava quella parte della pianura di 
Val di Chiana , spettante al dominio del Papa, situata sujieriormeule al 
bastione del Campo alla Volta; quando dalla San. Meni, di- Benedet- 
to XIII fu presa la risoluzione di bonificare questa porzione di Chia- 
na, e quella ancora posta inferiormente col mezzo dei lavori cotanto 
decantati, e de' quali tanto si teme. Il primo pensiere fu rivolto alla 
costruzione, che fu intrapresa nel 1726 del forte, e beu inteso regola- 
tore fabbricato al bastione suddetto , con due luci larga ciascuna pal- 
mi 8, ed alta palmi 28; provvedute di doppie cateratte alte palmi 17 
per prendere per esso regolatamente insieme con le acque della Tresa 
quelle ancora provenienti dalle campagne situate in quella regione, e 
successivamente per lo stesso eiletto fu di poi formato un Canale largo 
in fondo palmi 17, in sommità palmi 3o , escavato palmi 6 sotto il 
piano delle campagne laterali con sue banchine larghe palmi 10 spal- 
leggiato di buone arginature alte sopra il fondo palmi 10 in circa. Sì 
parte questo canale dal suddetto regolatore , e in distanza di circa can- 
ne G1Ò va a ritrovare il laghetto Buzone , dove prende le acque della 
Tresa, e quelle delle campagne, e le porta al regolatore, per il qua- 
le passando , entrano poi in altro canale nuovo inferiore preparato per 
ricevere queste medesime acque , ed ancora per il regolamento delle ac- 
que de' torrenti , e scoli inferiori , che si spandevano sulla pianura per 
fino al muro grosso . 

Questo nuovo canale inferiore comincia dallo stesso regolatore, e por- 
tandosi con alveo capace arginato lateralmente con poche incurvature, 
e per linea la più vantaggiosa, quasi per mezzo di quella pianura, la 
rende bonificata , col ricevere in se le acque , che dentro vi cadono , 
che sono principalmente quelle del torrente Astrone , il quale per un 



GAMBARINI aSt 

ahco parimoinc fallo di nuovo , hi jiure si scarica , e poi le altre ac- 
que dogli aliri piccoli lorrcnli , e fossi, che si descrivono in j)iania, e 
queste mediante alcuni piccoli contrafossi; e lune queste acque così u- 
nite le irasmelte al muro grosso . dove per uno sfogo di due bocche 
proftorzionate . che sono nello stesso, passano nella Chiana inferiore per 
l'alveo antico, del quale insieme con le altre de' lorrenii, e fossi 
ch'ella va ricevendo di sollo dal dello muro, si portano a scaricare 
nella Paglia . 

In aliri tempi altro consimile canale fu preparato al medesimo fine , 
ma si trovava in oggi per la maggior parie inierrito, 1' andamento del 
quale, siccome del nnovo, con alcune sezioni si mostra nella pianta. 

La caduta del medesimo nuovo canale, per quanto ho potuto rico- 
noscere , mi sembra più che siilficente al bisogno dello scarico felice 
delle acque , che dentro vi scorrono , ed altieiianto distribuita a do- 
vere. La sua larghezza dal regolatore sino allo sbocco dell' Asinine e di 
palmi 27 nel fondo, e nella sommità })almi Ó7 , e sussegueiilcmenle suio 
allo sbocco del fosso Argento, la larghezza infondo è di palmi 5o, ed 
in sommila palmi ò-i , e dal detto sbocco dell' Argento, lino al muro 
grosso, la larghezza in fondo è di palmi /[o servendo jier questo tratto 
l'antico alveo suddetto, soltanto dilatato a questa misura, e raddriz- 
zato con un taglio fallo suj)eriorraenie al muro grosso , col quale si 
porla ora a retta linea ad imboccare nelle due luci, che sono in esso. 

In ordine a questo muro, poiché si ritrovavano quasi del tulio altu- 
turaie dagl' interrimenti le due luci antiche, si è alzata la maggiore 
palmi IO su la precisa larghezza delle vecchie spalle, eh' è d; palmi 
23 in circa, (che tale aj)punl() dicono si ritrovasse aulicamente (1) ) e 
regolala la piccola boccheita della de' Fiorentini, è stata ribassata la 
di lei soglia palmi 2 , ed altrettanto ribassalo 1' arco, lasciando quella 
nella sua primiera larghezza di circa palmi i3, come pure è stata riat- 
tata , ed alzala palmi 3 in circa la sommità del medesimo muro , la 
quale dell'anno 1752 da una piena seguita nella Chiana, trattenu- 
ta dall' angustia primiera delle ùi\e bocchette, e dal concorso conicm- 
poranec» del fosso inferiore delle Sorre, fu già sormontata, e scomposta; IL 
quali rialtameiili sono stati da me ocularmente riconosciuti, e restano di 
vantaggio conqnovali, mediante gli attestati, che si annettono (2). Ilo 
similmente riconosciuto, che nelle suddette bocchette del muro grossa 
non vi sono segni d' incastri , o garganii j)er cateratte, o saracinesche, 
come aliresl non gli ho veduti nelle due luci del ponte Ikilterone, sot- 
to del quale passano le acque superiori del nuovo canale, ma bensì ho 



(t) Atiestato Icitcra D. §■ Sopra quanto, 
(a) Allcslato lettera D. §. Depougo in olire . 



25» GAMBARINI 

osservalo, che queste pure sono state risarcite , e rifatti tutti line gli 
archi sopra le antiche spalle della larghezza di palmi ii , come risulta 
dallo stesso attestato D, 

Sono questi tutti i lavori fatti por la bonificazione delle Chiane nel 
dominio Ecclesiastico , mediante i quali non può negarsi , che non sieuo 
derivati considerabili vantaggi, cioè: Primo: La salubrità dell'aria in 
quelle parti , mentre prima a cagione dello stagnare , che facevano le 
acque , e formar paludi . era pessima e pregiudicale a que' miseri abitanti; 
e ben lo santio por prova quelli di Città della Pieve per l,e tante epidemie , 
che hanno sofierto: Secondo: La coltivazione, e maggior fertilità de' ter- 
reni succeduta in molta quantità, e da poter succedere in aliretianla , 
qualunque volta li possidenti si applicheranno a fare qnelle operazioni, 
che convengono a questo fine : La terza : La maggior popolazione, ve- 
dendosi in OToi abitate tante case , che prima da' villani erano state 
abbandonate , sì perchè restava sommerso quel terreno , che prima colti- 
vavano , e sì ancora per la cattiva qnalità dell'aria. E iinalmcnte il 
profitto del principe , e della Rev. Cam. Apost. per avere questa ricupera- 
to tanto terreno , che prima era sommerso , e che ora in una gran par- 
te rimane asciutto , e coltivato. y.aì lu 

Tutti gli accennati vantaggi si continueranno a godere, se "si manter- 
rà il nuovo canale , e meglio si regolerà alcuno de' contrafossi influen- 
ti , che ricevono gli scoli minori , li quali forse , perchè ad alcuno man- 
ca la caduta proporzionata per condurre al termine destinatogli le pro- 
prie materie, e forse anche per incuria di chi le deve mantenere, han- 
no interrito il primo conirafosso superiore a sinistra del canale inferio- 
re al regolatore ; e perciò non essendo questo più capace di ricevere 
le acque de' suoi inllnenti , le spande sopra le aggiaceiui campagne , 
onde per queste si rende frustraneo 1' ell'etlo de' nuovi lavori. Se mai, 
come piuttosto si crec'e , la mancanza della necessaria caduta cagionas- 
se il presente sconcerto , converrebbe , per impedirlo , mandar detti sco- 
li per una linea più breve a sboccare a dirittura nel nuovo canale. E 
quanto a questo nuovo canale , fa d' uopo sollecitamente risarcirlo a mi- 
sura del bisogno , alzando alcuni palmi 1' argine destro a fronte del 
5»iano di Po"giovalle ribassato naturalmente, perchè di necessità si è 
lovuto fabbricare sopra terreno vallivo, paludoso, e fracido ; che però 
in vari luoghi rimane soverchiato dall' acque , a rischio di rompersi con 
grave danno di quella pianura , È necessario in oltre provvedere a mol- 
le slamature occorse nelle ripe dello stesso nuovo canale , particolarmen- 
te dalla confluenza dell' Aslrone m giù , e d' altre , che pur si veggono 
neir alveo di questo stesso torrente , a cagione d' essersi ribassato il fon- 
do d' entrambi, il che si potrà fare ne' modi già praticati in altre parti, 



GAMBARINI 253 

con passonaie tessute di vimini , e meglio ancora con Io scarico del- 
le ripe , e col ribassare le baaclune formate lateralmente a questi nuovi 
canali, o con altri metodi abbastanza conosciuti, ed usati, de' quali qui 
non accade discorrere . 

Con tali riattamenti , che di presente bisognano, e con la successiva 
mutazione , e provvedimento a quei ulteriori disordini che nascer po- 
tessero ,. si conseguirà 1' elleito di una perfetta, e durevole bonificazio- 
ne , e si manterrà un'opera di grande spesa, che non ha tutto il me- 
rito per il vantaggio che ne risulta; e si renderà altresì perpetuo il 
nome , e la gloria del principe , che ne ha voluta la esecuzione . 

Resta ora il dimostrare che le acque provvenienti da tali lavori 
non possono, né mai potrantio cagionare le inondazioni del Tevere , eh' è 
il fine principale della presente relazione . 

E qui fa d"u()po l'avvertir prima due cose , che non tutte le acque 
della Tresa , quando contemporaneamente con quelle dell' Astrone ven- 
gono in escrescenza . si lasciano passare per il regolatore al Campo al- 
la Volta; imperciocché in tale circostanza le doppie cateratte del me- 
desimo regolatore si tengono abbassate sino all'" aUczza di soli due pal- 
mi, e non più, dalla loro irdi:rìore estremità alla soglia di esso rego- 
latore , ad cileno che non si aggiunghino con troppo di libertà le acque 
della medesima Tresa al nuovo canale inferiore, già ricco d'acque per 
le piene dell' Astrone , col dubbio e probabilità che in tal caso rovi- 
nassero gli argini a fronte del ])iano di Poggi<ivalle , ribassati , come 
poc'anzi si è detto. Calate poi che sono le acque dell' Astrone, si al- 
zano allora le quattro cateratta sino a quattro ])almi di altezza in circa 
sopra la soglia, ad eQetto che le acque della Tresa ivi adunate (per- 
chè , come si è detto , non si lasciano correre con la loro libertà ) pos- 
sano scaricarsi e liberare dalle inondazioni le vicine campagne (i), le 
quali in questo caso ricevono non poco detrimento , dimodoché alcune 
per questa cagione non si riducono a coltura, quando per altro fuori 
di questo caso (che potrebbe cessare, rialzata che sarà quell'arginatu- 
ra) sarebbero coltivabili. E questa pur anche è la ragione sin da prin- 
cipio accennata, per la quale le acque della Tresa in tal modo tratte- 
nute, rigurgitano, e sormontando l'altezza del terreno formata dalle 
replezioni dello stesso torrente ; quando sboccava nel LagarcUo , pren- 
dono corso retrogrado , ed entrano nel chiaro di Chiusi , per cui poscia 
s' incamminano verso il passo alla Quercia (2) , dal che ne segue che 



(1) Aucsiaio Iptipi'ft A. 

(2) Allcslalo k'tlcia A, ed E. 



254 GAMBARLM 

delie sci parli d" acqua , che porta la Trcsa in escrescenza , una paFte 
solamente ne passa })er le luci del Regolatore , come risulta da' calco- 
li idrometrici fatti su le regole insegnate dal celebre Gugllelmini , ed al- 
tri autori . 

L'altra delle cose d'avvertirsi si è, che aiiclie prima de' lavori so- 
prariferili si scaricava per le antiche luci del muro grosso in tempo del- 
le piene de' torrenti, e fossi tributari della Chiana una riguardevole 
porzione d' acqua, come parimente ho accennato di sopra; onde non si 
può dire, che tutta 1' acqua che in oggi si scarica per le presenti luci 
dilatate , sia tutl' acqua insolita introdotta nel Tevere a conto de' lavo- 
ri fatti . Imperocché stante il dedarsi la grandezza delle vecchie boc- 
chette dall' aimesso attestato lettera D (l'originale del quale insieme 
con quelli degli altri attcstati lettera A. F. G citati precedentemente, si 
conservano presso 1' eminentissimo signor cardinale Alessandro Albani 
prefetto delle acque) l'acqua che si scaricava per queste all'acqua che 
si scarica })er le odierne boccile in parità d'altezza, ha prossimamente 
la proporzione di quattro a uno, \ale a dire delle quattro parli d' acqua 
che in oggi in un dato tempo escono per le odierne bocche del mura 
grosso, ne usciva prima per le antiche una sola parte; che però le tre 
parli che ora passano di più, sarà l'acqua accrescinia al Tevere a con- 
to de' nuovi lavori. Avvertendosi che in ambi li casi si suppone chele 
velocità medie dell' acqua sieno fra loro come la radice quadrata delle 
altezze vive dell' acqua , vale a dire , che la velocità nasca dalla pura 
pressione, e si accresca nella ragione suddetta, considerando il canale 
della Chiana in questo silo per orizzontale, o quasi orizzontale, e co- 
me ragionevolmente può supporsi senza ])ericolo di notabile errore, stan- 
te che l'angolo della sua pendenza con l'orizzontale, è di circa un mi- 
nuto , ed in fatti osservai con lui galleggiante, che l'acqua che in qual- 
che considerabile, altezza scorreva per il canale della Chiana inferiore al 
muro grosso nell'atto della visita, era semistagnanie , e ciò per il rite- 
gno che gli fanno i sassi di gran mole, inferiormente allo sbocco de- 
' posti dal f(Jsso delle Sorre . 

FORMA DEL SUDDETTO CALCOLO . 

Altezza ragguagliata delle luci presenti palmi 17, non cemputanda 
il gorgo sotto la luce grande, per essere l'acqua morta, come si ma- 
nifesta dalla positura del fondo dello stesso canale supcriore ed inferio- 
re al muro grosso . 

Larghezza delle medesime luci palmi 58. 

Altezza ragguagliata delie luci amiche palmi 10. 



GAMBARTNI 255 

Largliozia di queste similmente p.almJ 38. iiiimcrn medio jìiopor- 
lioiiale jo. oiidf! la proj)orzione di i3, a io, sarà fjiiella della veloci- 
tà, la cui triplicata sarà di l'i a io, e la composta 4° a io pros- 
simamente . che è lo stesso che ^ a ì , onde 4 ^ ' sarà la proporzio- 
ne dell acqua che passa per le presenti luci a quelle che passava per 
le antiche. 

Dalle cose fin qui dette resta chiaro ad evidenza l'equivoco preso 
da molti che credono che l'acqua della Chiana proveniente da' nuovi 
lavori sia tutta quella che passa per le luci del muro grosso; come pu- 
re è manifesto l'inganno d'alcuni altri che suppongono che tutta 1' acqua 
che conduce il canale della Cliiana di sotto dallo stesso nuiro fino al 
suo sbocco nella Paglia, sia acqua che tutta jirovenga da' medesimi la- 
vori, onde iu veggendo qnesio canale alla sua foce, che certamente 
conduce assai più acqua di quella che passa per il muro grosso, men- 
tre due soli fra li molli torrenti che v'influiscono, che sono il nomina- 
to fosso detto delle Sorre , ed il fosso ('arcaione ,la pareggiano (i), e 
non curandosi di saper più oltre, e credendo che tutte sieno acque in- 
solite aggiiuiie al Tevere, si sono vieppiù confermati nella loro antica 
opinione, che per causa de' lavori fatti succedono le inondazioni di Ro- 
ma, il che non sussiste, nientJ'e quest'acqua, a riserva della poizione 
proviene^ da' nuovi lavori , si è sempre scaricata nel Tevere , v^rso del 
quale la natura per l' inclina/ione de' monti che restringono, ed in po- 
chissima larghezza riducono questa iiiferior porzione della Chiana , gli 
ha disposto la pendenza ; né l' arte vi potea concorrere , né eziandio 
introdurvi altre acque fuori delle accennate provenienti dai nuovi la- 
vori stante la disjiosizione del j)aese , la quale non permette l' immissio- 
ne d'altre acque fuori di quelle che vi cadono da' vicini monti. 

Ciò stabilito, come cose di puro fatto, vediamo ora qual j)ropor- 
zionc abbiano alle acque del Tevere le tre parli d' acqua che in oggi 
a conto de' lavori fatti alle Chiane passano di j)iù per le luci del mu- 
ro grosso, e s'introducono nel medesimo fiume, ed in appresso qual fon-^: 
damento possono fare ia quel recijiicntc . Secondo gli avveriimeiili del • 
P. Ab. Castelli (2), comprovali dall'esperienza, quest'alzamento alle 
volte sarà maggiore ed alle volle minore , secondo i diversi stali d' al- 
tezza , in cui ritroverà il Tevere , cioè maggiore quando sarà basso , e 
minore quando sarà in piena; supponendo sempre la Chiana nelle sue 
massime intumescenze (3) , ed il Tevere in quelle diverse altezze delle 



(i) Allcstali IcUcia C . e sezioni «li questo sbocco nella pianta . 
(i) Trattalo della misura delle acque coirenti. 
(3) Attcstalo lettera B. 



256 GAMBARINI 

sue escrescenze che ora si diranno , e finalmente che queste acque con- 
corrono contemporaneamente nel comun alveo , lasciando di considerare 
il Tevere nello stato basso , poiché quando anche sopra di questo l' al- 
zamento sia per essere maggiore, nuiladimeno perchè potrà contenersi 
incassato nel proprio alveo , non ne seguiranno inondazioni , 

Molte sono l' escrescenze accadute nel Tevere , ogn' una delle quali 
potrebbe dirsi massima, non in quanto a se, ma rapporto all'cfietto, 
poiché tutte più o meno hanno prodotto le inondazioni ; la più alta 
però è sempre quella, alla quale veramente conviene nome di massima. 
Tutte almeno , o la maggior parte delle più strepitose (per non parla- 
re di quelle accadute ai tempi degli antichi romani) sono quelle che 
si vedono indicate nelle colonne del porto a Ripetta, ed in altri luo- 
ghi di Roma, come si è accennato di sopra, seguite dall'anno ì^^ò 
sino a tutto il 1742 a riserva di quest'ultima, che fra queste è statala 
minore, della quale non v'c alcuna memoria incisa, ma siccome ella è 
di recente seguita, cosi vi sono molte persone che in vari siti ne san- 
no indicare l'altezza. La maggiore di tutte fu l'escrescenza del 1698 
che paragonata a quella del 1742 riuscì più alta di questa palmi 31 
e once 10, quella del i53o più alta palmi 1 g. i , quella del j6o6" pal- 
mi 16, quella del 1637 palmi 12, io, quella del ì66o palmi 10. io. 1 , 
quella dei >/^QÒ palmi 9 once io. 1, quella del JòlìG palmi 5 onc. 1 1 
e quattro minuti, e finalmente quella del 1 702 riuscì più alta della pie- 
na del 1742 palmi 3. 5. 3. 

Fra taiue , e così diverse escrescenze , la regola vorrebbe che si 
prendesse quella del 1 5f)8 che è la massima , per «.alcolare sopra l' al- 
tezza di questo, quale alzamento potrebbe farvi l'acqua aggiunta della 
Chiana; ma nel caso della presente ricerca scelgo quella del 1702, si 
perchè ho piacere che il calcolo riesca vantaggioso per chi pretende 
che r acqua delle Chiane produca le inondazioni , il qual vantaggio si 
vedrà in aj)presso ; e sì anche , ]»erchè essendo questa una dello piene 
massime seguita ne' tempi più prossimi ai lavori, vale a dire , j)rima che 
nel Tevere fosse introdotta l'acqua jirovcnieiite da essi , sarà certo l'al- 
zamento che si deduirà do\crsi fare sopra una piena consimile. INon si 
tralascerà però di mostrare a un dipresso l'alzamento nella piena del 
1742, giacché in questa vi si suppone mescolata l'acqua suddetta, e 
finalmente si noterà quale alzamento potrebbono fare le acque di luiovo 
introdotte, sopra l'altezza delle altre piene maggiori. 

A qucsi' elleno si è formata la sezione del Tevere in dirittura del 
palazzo Falconieri, e del giardino Farnese poco superiormente a Tonte 
Sisto, dove per essere l'alveo del Tevere più ristretto e regolato . e col- 
r avere riconosciuto che la piena suddetta del 1702, e molto meno 



GAMBARIM 25- 

quella del 1 742 , perchè resiù più bassa palmi 5. 5. 5. , come si è det- 
to non poterono uscire fuori delle sponde de' muri regolali che fian- 
cheggiano questa sezione, ma bensì vi uscirono le altre maggiori tutte 
qui riferite col raczxo della livellazione fatta lungo il Tevere li giorni 
passali, meglio si assicura 1" altezza , e la larghezza viva dell'acqua, la 
qiial sezione unitamente con quella del canale della Chiana alle boc- 
chette del muro grosso . esibisco in foglio a parte , formale su la stes- 
sa scala, afline di dimostrare evidentemente la poca proporzione del- 
l'una a quella dell" altra . 

Por fondare il mio calcolo in ordine al crescere la velocità . pren- 
do il sistema suddetto, di considerare (come ho considerato la Chiana ) 
che ancora la velocità del Tevere stia nella ragione sudduplicata , o di- 
mediata delle altezze . e che il Tevere medesimo sia orizzontale , o qua- 
si orizzontale , e quale veramente si può supporre nella presente ricer- 
ca , non avendo che once 10 in circa di caduta per miglio, che è co- 
me a dire 1' angolo della sua Inclinazione coli' orizzontale è poco più di 
mezzo minuto, sistema seguito in pari circostanze da" più celebri autori 
d'idrometria (i), e dimostrato dal citato Guglielmini nella proposizio- 
ne ottava del libro terzo della misura delle ac({Me correnti. 

Servendosi adunque di questa supposizione, e ligurando per ora 
per facilità del calcolo , che tutta V acqua che in oggi passa per le boc- 
chette del muro grosso, in tempo di piena, sia l'acqua accresciuta al 
Tevere , mentre poi a suo luogo si avrà la dovuta considerazione , a 
quella che prima de' lavori passava per le bocchette antiche ; trovo che 
il Tevere nel sito, ove si è pigliata la sezione è largo palmi 207, e che 
la sua altezza sopra il fondo , ragguagliato nella piena del j 702 è di 
palmi 67. 5, (fingiamo soli palmi 57 ) e similmente trovo che la lar- 
ghezza delie due presenti bocchette nel fondo grosso è di palmi 58. 3 
(diciamo palmi 5Ù) e l'altezza viva ragguagliata palmi 17, come si è 
fallo nel calcolo precedente . Si deve ritrovare in primo luogo tra le 
due altezze ragguagliate di palmi bj per il Tevere , e di palmi 17 per 
la Chiana un numero medio projìorzionale che sarà 3i ^-, , e sarà la 
proporzione di dello numero quella della velocità, la cui triplicata 
sarà 17 a 104 4, e componendo questa con quella delle larghezze 38 
per la Chiana, e 237 per il Tevere , ne nasce la proporzione dell'acqua 
della Chiana a quella del Tevere , cioè quella che ha 1 7 a yoB ^, , ma 
essendosi dimostrato che l' acqua della Chiana che in oggi passa per le 
luci del muro grosso , all' acqua della Chiana che prima passava per le 



(0 Dal Torricelli, dal Baliani , P. de Chalcs , P. Al). C'.randi , cI.tI Manfredi te. 

55 



256 GAMBARINl 

antiche luci, ha la proporzione di 4 : i ? cioè delle quattro parti d'acqua 
che in oggi scorrono per le luci dilatate , una ne scorreva per le luci 
ristrette; dunque dal suddetto numero 17 significante tutta T acqua che 
passa per il muro grosso , si levi ki quarta parte , resterà 12 ^- , nu- 
mero esprimente l' acqua che iu ogg^i passa di più , e sarà la pro- 
porzione di 12^ a 7o5 k la vera proporzione che ha l' acqua ac- 
cresciuta al Tevere , all' acqua dello slesso Tevere nell' escrescenza del- 
l' anno 1702, o sia (che è lo stesso) la proporzione di i a 55 prossi- 
mamente. Ora si uniscano insieme queste due quauiità 1. cubo deiracqua 
della Chiana con 55. cubo dell' acqua del Tevere si farà 56. cubo 
dell'acqua della Chiana e del Tevere unite insieme, ed il cubo del- 
l'acqua del Tevere solo resterà 55. , le radici cube de' quali numeri so- 
no 3 ,"^j per la Chiana e Tevere uniti, e pel Tevere solo 3 f^-, la pro- 
porzione duplicata delle quali sarà quella delle altezze , e perciò ridii- 
cendo alla denominazione del rollo le dette radici cube, cioè 38i e 382, 
e trovato un terzo proporzionale 385, sarà la proporzione di 58i a 383 
quella che avrebbe 1' altezza del Tevere solo ali altezza del Tevere accre- 
sciuto dall'acqua della Chiana, talché per la regola aurea, così starà 
38i : 385 come palmi 57, altezza del Tevere solo, a palmi 57 once 
5 e '^ d' oncia, aliezza del Tevere unito air acqua della Chiana, e per- 
ciò aggiungendosi al Tevere nell'altezza della piena dell'anno 1702 
l'acqua della Chiana prov-eniente da' lavori fatti, non potrà farlo cre- 
scere che once 5 ^ d' onc. , cioè quanto è la lunghezza di questa linea , 

I 1 

alzamento, che in pratica riuscirebbe anche meno per l'aumento della 
velocilà che seguirebbe nel recipiente dopo l'unione, e perchè nel sito 
della sezione che si è pigliata , l' acqua del Tevere viene costituita in 
una velocità maggiore di quella che nasce dalla sudduplicata delle al- 
tezze , e per altre particolarità accennate da' suddetti autori, e partico- 
larmente dal Gugliehuini nel toni. j. di questa Raccolta. 

Ed in fatti che la proporzione dell' acqua aggiunta sia poca , ri- 
spetto a quella del Tevere , e per conseguenza che poco sia V alzamen- 
to che in pratica debba riuscire , oltre le ragioni addotte , ne abbiamo 
ancora l' esperienza nelle piene del canale della Chiana al suo sbocco 
in Paglia; le quali in questo sito, secondo le osservazioni costantissime 
e l'attestato uniforme (1) di varie persone pratiche abitanti in que' con- 
torni, non ostante i lavori più volte mentovali, non si alzano sensibil- 
mente più di quello che facevano prima di tali lavori . Le quali persone 

(i) Attcstato leuera C §. i. 



GAMBARINI 2% 

asseriscono ancora per certa loro ])rauca e cognizione, che le nuove 
acque sono assai poche , rispettivamente a quelle die porla lo stessa 
canale inferiore, come in detto aitestaio C. 

Se poi si calcolasse qucst' alr.anienlo sopra l'altezza delle altre pie- 
ne mentovate di sopra; siccome in tal caso va crescendo di molto l' al- 
tezza vi\a dell'acqua, e per conseguenza la velocità, e quindi ancora 
la proporzione fra l'acqua del Tevere, e quella della Chiana , così l'al- 
zamento si va riducendo al niente, anzi succede nelle piene maggiori 
sopra quelle del ìGi\G e 149^ che crescendo la velocità in maggior ra- 
gione della quantità dell'acqua aggiunta, in vece di seguirne accresci- 
mento, ne segue decrescimento, come per appunto deve succedere , se- 
condo la dottrina del Guglìelmini, e del P. Ab. Grandi ne' suoi tratta- 
ti idioraetrici toni. 5. della raccolta d'acque prop. 16 cor. 2. e 5. e 
rispetto alla piena suddetta del i6\iG che fu j)Ìli alta palmi 2 3 di quel- 
la del 1702, essendo la sua proporzione all'acqua della Chiana, come 
1 a 5c) prossimamente, l'alzamento sopra una piena consimile sarebbe 
meno di once 3 , come risulta , facendo il calcolo sul sistema preceden- 
te , e sopra quella del i4g5 sarebbe circa once 2. 

Ed ecco come calcolando sopra la piena del 1702 riesca vantag- 
gioso il risultato dell" alzamento che sopra di essa vi farebbe la Chiana, 
quando col valersi delle altre piene maggiori, sarebbe riuscito meno. 

Se poi si considera la piena del 1742, avendo questa minor ra- 
gione all'acqua aggiunta di quello clie ne abbiano le altre piene più 
alle, perciò l'alzamento che potè produrvi sarà alquanto maggiore; ma 
questo alzamento non dee considerarsi sopra l'altezza della slessa piena, 
mentre si suppone che a formarla vi concorresse ancora l acqua della 
Chiana, ma sopra un livello più basso; onde camminando il calcolo di 
un' altra maniera, perchè in questo caso non si dee ricercare l'accre- 
scimento , ma quanto sarebbe stato più basso il Tevere in quella pie- 
na ; si trova, che al più sono once cinque che non poterono contribui- 
re certamenlo all'inondazione, no;i che cagionarla, poiché questa fu di 
molli jiiiiaù . 

In lutto questo discorso si è supposto un caso raro, cioè, che le 
piene della Chiana , in ispecie le provcnioiui da' nuovi lavori , conc(Mrino 
contemporaneamente con quelle del Tevere, il che non così faciliuenie. 
può accadere, atteso il liuigo viaggio che devono fare per iscaricarsi in 
questo fiume, onde avendosi notizia che la piena did ij/pi non durasse 
iu colmo che jìocIk; ore , non potè certamente in egual tempo concor- 
rervi quella della Chiana , sicché per conto di essa con fondiimcnto cer- 
io non si può dedurre cix^a alcuna , in quella guisa che essendo succe- 
duta una piena nell'Arno del J740 ; e con la solita prevenzione essendone 



26o GAMMRINI 

incolpato la Chiana , sì seppe poi che questa venne ìa escrescenza due 
giorni dopo (i). 

Si conchiudc perlanto che tutto il più considerabile eflciio che po- 
tessero fare le acque provenienil da'* nuovi lavori fatti alle Chiane, quan- 
do concorrono in piena con 1 escrescenze del Tevere ( il che , come si 
è mostrato, accaderà di raro) sarà di al/.are il Tevere poco più della 
quarta parte di un })almo, quando lo ritrovasse alto, come fu nella 
piena ijoi, alzarlo meno della quarta ])arte , ritrovandolo alto, come 
fu nella piena j68ò", quasi niente ncU' altezza delle piene prossime mag- 
giori , e niente allatto , anzi abbassarlo nelle più alte , e particolarmen- 
te nella massima ; e se accadesse altra piena alta come quella del 1 74» 
vi contribuirebbe la Chiana in»' altezza di poco più della terza parte di 
un palmo , e cosi nelle dovute proporzioni , accadendo piene maggiori , 
minori , ma sempre però con poco alzamento , perchè in sostanza po- 
chissima è r acqua che si accresce in paragone del gran corpo che ne 
porta il Tevere nelle sue piene . Che però o non succederanno inonda- 
zioni , perchè le ripe saranno alte a sufficenza per contenerle , o se per 
avventura ne succederanno (che Dio non voglia) siccome ne sono suc- 
cedute anche prima de' lavori , senza il concorso delle acque provenien- 
ti da essi , non si dovrà ragionevolmente incolparne le acque suddette , 
ma bensì la comiìinazione di altre cause che contemporaneametue con- 
corrono alla formazione di tali escrescenze . E qualora ciò non ostante 
si volesse da taluni continuare ad attribuirne ad esse acque la cagione, 
non volendo rimanere persuasi dalla ragione e dall' esperienza , sarà sem- 
pre una pretensione irragionevole sostenuta da un' opinione erronea che 
vorrà mantenersi contro una verità di fatto e di ragione evidentissi- 
ma , e conservare un timor panico , del quale per conoscere maggior- 
mente r insussistenza , basta osservare una carta geografica , in cui vi sia- 
no delineati gli andamenti delle acque accresciute al Tevere , e riflette- 
re alla piccolissima estensione del luogo da cui derivano, in confronto 
della grandissima estensione di paese , da cui si raccolgono tutte quelle 
che ora fanno capo nel Tevere . 

Che è quanto mi do 1 onore di esporre debolmente sopra questo 
particolare in obbedienza de' supremi comandi di N. S. sottomettendo 
peraltro questo mio qualunque parere al giudizio di Soggetti di miglio- 
re intelligenza e perizia in queste materie . 

Roma questo di 2 Maggio 1744- 



(i) Notizia ricavala dal lib. cit. stampato in Firenze, e dall' assertira del Custo- 
de del regolatore , o sia Gallone de' Fiorentini . 



26l 

RELAZIONE 

SOPRA IL MODO DI RENDERE NAMGABILE IL TEVERE 
DENTRO ROMA . 

D I 

ANDREA CHIESA 



I 



-1 pensiero, e sollccitutlinc di Nostro Signore Benedetto XIV, sem- 
pre intento al sollicxo, e benelìcio de' snoi sudditi, a\e.ido considera- 
to di quanto vantaggio , e comodo riesciicLbe alla cita di lUjma , se il 
Tevere, come si na\iga,e di sotto , e di sopra per gran tratto alla cit- 
tà, così potesse rendersi na\igabile entro Roi a stessa , si degnò di coin- 
meitere alla Sigilanza di monsignor Caraccioli di Santobuono la cura 
di far istituire le opportune osservazioni , per {scoprire se si potesse ef- 
fctlnare una sì saliite\ole idea. Quindi comjiiacqiiesi monsignore d' in- 
ginrigcrmi per ordine di Sua Santità, che foiinassi tulle quelle osserva- 
zioni , che stimassi confaccnli a chiarire una sì importante materia. 

Per la qnal cosa nel jìrossinio passalo mese di IJeccmbre intra])resi a fare 
una accurata visita di quel tratto di fiume , che giace tra Kijìclia e Ri- 
pa grande , con lulta quella diligenza, e distinzione, che per me si è 
potuto maggiore , formando una pianta non solo del fiume, ma anche 
delle strade adiacenti, ed un esatto j)rolilo , in cui si fa vedere la ca- 
duta si dell' acqua, che del fondo dell' alveo , e tante altre operazioni 
facendo, quante ho credute convenienti a stabilire un sicuro giudizio, 
Jopra di mi all'are sì rilevante. JJallc quali cose tutte ho poi ricavale 
le seguenti considerazioni, che con tutto rispello sottopongo al purgalo 
giudizio di monsignore, allineile udito il parere anche di altri jìiii di 
me iniendenti , jiossa con quella maggior certezza, che j)uò darsi in 
queste materie, insinuane alla Santità Su:; quelle risoluzioni, che giu- 
dicherà j)iii jiroprie e più profittevoli al bene comune . 

Prin:a però di esporre le considerazioni medesime, fa di mestieri pro- 
roellcre la noiiziu di quelle cause , che possono piinci])alm(>ule tliilicol- 
tare . ed impedire la navigazione di un liiimc sì a seconda, che coiHr* 



aG2 CHIESA 

il coreo del medesimo, per vedere , se mite, o in pane concorrano nel 
caso nostro, e se quelle che vi concinnilo, sieiio auunibili. 

Le cause principali che sogliono o dillicollarc, o impedire cUe sia 
navigabile per ogni verso un tratto di fiume, sono ire. 
Prima. La poca altezza dell' acqua. 
Seconda. La sovcrcliia pendenza dell'alveo. 

Terzo. Gl'impedimenti che ingombrano l'alveo, non lasciando li- 
bero e sicuro il transito per le na\i. 

Converrà dunque esaminare, quali di queste cause abbiano luogo 
nel caso nostro , per poscia vedei-e se e come sia possibile di rimuo- 
verle . 

E perchè la cognizione di quelle dipende prima dalle operazioni , e 
poscia dalle osservazioni, che ho fatte da Ri])etia , a Ripa grande, e 
da questo a quel porto , con qucsl' ordine , per maggior chiarezza Oa 
d' uopo procedere nella presente ricerca . 

Quanto alle operazioni si è formala un profilo di livellazione del Te- 
vere , che comincia da Ripelta , e continua fino a Rij)a grande contras- 
segnato col num. 1 , col quale si dimostra ciò che segue. 

j. La pendenza del massimo fondo del Tevere ne' punti livellati. 

2. Il pelo basso del Tevere osservato il giorno ao Decembre i744- 

3. La diversa altezza de' jiiani delle strade adiacenti al Tevere mede- 
simo . 

4. Il fondo del Tevere scandagliato in vari luoghi al lungo da Ripet- 
ta fino a Ripa grande. 

5. E tutte le suddette cose sono state da me riferite a diversi stabi- 
li , e spezialmente alla linea orizzontale condotta dal pelo basso del mare. 

6. Le diverse sezioni poste sotto il profilo suddetto , mostrano le varie 
larghezze dell'alveo del Tevere , e la sua profondità, e queste sezioni 
le ho fatte ne' siti contrassegnali nel profilo con lettere alfabetiche , cor- 
rispondenti a quelle , con cui ho marcate le sezioni medesime. 

7. La lunghezza del profilo è di miglia due, canne 216'. misurata 
lungo r andamento del Tevere , e la caduta del pelo basso per la sud- 
detta disianza è di palmi 6. onc. 1, miiiuli i,che corrisponde ad once 
irent'uua ragguagliatamente per miglio, la qual caduta poco varia da 
quella, che ha il Tevere dallo sbocco del Teverone fino a Roma, che 
è di once 2C). ragguagliatamente per miglio , e tale caduta si distribui- 



sce come segue 



Da Ripelta all' Arco Parma distanza di can. 290. la caduta del pelo 
basso è once dieci minuti uno . 

Dall'Arco Parma, a ponte S. Angelo distanza di canne i4'3. caduta 
del pelo basso once cinque , minuti due . 



CHIESA aG3 

Da ponte S. Angelo a pome Sisto distanza di canne 49^^' caduta del 
pelo basso palmi uno, once nove, minuti uno. 

Da ])onte Sisto a ponte Qiiattrncapl distanza di canne 334 ' caduta 
del pcl(j basso once undici . minuti (Ine. 

Da ponte Quattrocapi a Ripa grande distanza di canne a8o, cadui^ 
del pelo basso palmi due , once una. 

8. Finalmente da questo proillo si raccoglie, che in tutto quel trai- 
lo d'alveo, che rappresenta la maggiore altezza dell'acqua anche in 
tempo di magrezza è di palmi i5. 

Con r altro disegno che si presenta segnalo num. H si la vedere 1' an- 
damento del Tevere per lutto il tratto della città di Roma, si mostra- 
no tutti i j)oiili, tulli i moliui , e ponti diroccati, e luti' altro che esi- 
ste dentro 1' alveo del Tevere . 

Premessa la spiegazione delle operazioni , passo ora a descrivere le 
osservazioni , e le circostanze , che sono conducenti al lino , di cui si 
tratta , e sono le seguenti . 

I. Ho osservato le palizzate poco inferiormeiue a ponte S. Angelo, 
che servono per voltar le acque ai due molini, cioè a quello dalla pai^ 
le destra detto il moliuo di S. Spirilo, e 1' altro a sinistra collocato 
poca sotto il cominciamenlo delle v esligie del ponte Trionfale. Queste 
palizzate attraversano quasi lutto il Tevere, di modo che dovendovi 
passare una nave , non vi resta spazio bastevole al progresso del suo 
diritto cammino, come chiaramente si ravvisa dalla pianta, 

a. Ilo osservalo che poco sono alle siiddelic palizzate s'incontra il 
ponte diroccato detto ponte Trioniale,i pihnii, e mine del quale giun- 
gono quasi a chiudere luua la sezione, e solo vi resta di libero il si- 
lo segnato in jìianta con lettera T , il (piale t; capace per lo passaggio 
delle navi, come si pu("i riconoscere dalla sezione di questo ponte po- 
sta nel profilo , e contrassegnata con lettera T. 

3. Poco sopra la cordonata , che conduceva alla Mola di Sani' Ago- 
stino ho osservato, che nell'alveo del Tevere vi sono alcuni massicci 
diroccati di muro, i quali in tempo d'acque basse rimangono in parte 
scoperti, ed in parte poco sotto il ])elo basso-. 

4. A fronte de' sojìraddeiti massicci si vede una palizzata, che servi- 
va j)er voltar l'acqua alla mola di Sant'Agostino, e questa rende au- 
gusta la sezione del Tevere, e particolarmente la porzione, che rima- 
ne verso la sponda destra, come si può riconoscere nella jìianta. 

5. Dal sojìraddetto luogo })cr (ino a Ponte Ferrato , e Ponte Quat- 
trocapi ho osservalo ameiidue i rami del Tevere, che formano l'isola 
di S. JJartolomeo , i quali sono ingombrali da palizzate, e da sei mo- 
lini, ma specialmente il ramo destro , il quale ò rinserralo da citique 



2G4 CHIESA 

molini , di modo che ne pure un picciolo battello vi può passare , ed 
il ramo siuistro anch'esso è rinserrato da palizzate , e da un molino det- 
to la IMoIa del Ghetto, di maniera che fra i suddciii imprdimenii , e 
il ristrinf;imento dell' alveo, che fa 1' isolotto , che rimane a Ironie della 
punta dell' isola di San Bartolomeo, si vede l'alveo così ristretto, come 
distintamente raccogliesi dalla pianta . 

6. A ponte Rotto ho riconosciuto , che la sezione del Tevere resta 
quasi tutta rinserrata da due niolini,e dalle palizzate de' medesimi . 

7. Poco inferiormente allo sbocco della Cloaca massima ho osservato 
le vestigie del ponte Sublicio , i piloni, e mine del quale restringono 
la sezione , come si può vedere dalla sezione stessa posta nel prolilo , e 
contrassegnata ccn lettera R. 

8. Quasi in faccia alla Torre della dogana vecchia di Ripa grande, 
vi sono dentro l' alveo del Tevere , e dalla parte sinistra molti massicci 
di muro , i quali restringono la sezione del Tevere , e questi in tempo 
d' acque basse rimangono in parte scoperti . 

E già sul fondamento delle operazioni, ed osservazioni suddette, im- 
mediatamente apparisce, quali delle suddette tre cause abbino ad im- 
pedire la navigazione del Tevere dentro Roma, e quali no. E vaglia 
il vero, essendo comune sentimento de' pratici, che per navigare co' 
legni , che si usano nel Tevere , è soprabbondantc l' altezza di palmi 7 
in 8 d' acqua , dall' ottava ins])ezione di sopra fatta sul nostro profilo 
sì deduce , che l' acqua esistente in ogni tempo in quel tratto dell' al» 
veo del Tevere, che giace tra Ripetta, e Ripa grande è di so]» abbon- 
dante altezza per sostenere il carico delle navi: che però si può con si- 
curezza asserire , che nel caso nostro la prnna causa da noi assegnata 
alta ad impedire la navigazione, né punto né poco vi ha luogo. 

Lo stesso dee dirsi della seconda , cioè della soverchia pendenza del- 
l' alveo , la quale similmente non ha luogo nel caso nostro : impercioc- 
ché dalla settima osservazione da me fatta sopra il profilo ajqiare , che 
la pendenza di questo tratto d" alveo è ragguagliatamente in ragione di 
once .01 per miglio; e si ha per esperienza , che il Tevere si naxiga so- 
pra Roma in sili, dove la pendenza eccede anche palmi tre per miglio: 
onde sembra, che non vi sia da temere, che la nostra nasigazionc pos- 
sa essere impedita dalla soverchia pendenza dell"'aheo. IN'on jìosso pe- 
rò , né devo dìssimtdare , che siccome non viene egualmente distribuita 
la pendenza di quel tratto d' alveo , di cui trattiamo , jìcrciocché come 
<lalla suddetta seiiima osser\ azione si deduce, da ponle (juailrocapi a 
!li])a grande , distanza di sole canne 280, vi è di caduta nel pelo bas- 
so del Tevere palmi due. once una, così vi ha ragionevolmente motivo di 
temere, che jier questo tratto non venga da tale pendenza ditlicollata 



CHIESA 265 

la navigazione . In falli . come awerte il cliiaiissiiuo IMaiificdi nella sua 
Relazione del modo di rendere navigabile il Tevere da Ponte nuovo soito 
Perugia sino allo sbocco in esso della Nera, la pendenza dell' alveo non 
deve eccedere palmi tre per miglio, anzi perchè fare si possa senza dif- 
ficoltà , dovrebbe essere di soli palmi due per miglio. Tutiavolta osser- 
vandosi . che tale pendenza ne' tratti superiori è di gran lunga minore 
di quella, che si trova in questo tratto del Tevere, mi do ])iuttosto a 
credere , che tale eccesso di pendenza in questo tratto , ripetere si deb- 
ba dagl'impedimenti, che ingombrano l'alveo del Tevere, onde quan- 
do questi vengano rimossi , nel modo che da me successivamente sarà 
projìosio . io sono di parere , che •verrà molto diminuita questa sover- 
chia pendenza , e però non avrà per se stessa alcuna parte nel diQìcol- 
tare la navigazione . 

Resta adunque chiai-o in terzo luogo dalle sovracceiuiate operazioni , 
ed osservazioni, che la causa primaria impediente la navigazione del 
Tevere entro Roma , dee rifondersi negl' impedimenti che ingombrano 
r alveo del medesimo faune , i quali risultano dalla prima nostra osser- 
vazione fino alla settima . Resta ora da vedersi se quest' impedimenti ri- 
muovere si possano, ed in qnal maniera , giacché tolti di mezzo , ed in- 
dicata una strada, o sentiere appresso all' una, o all' altra sponda del 
Tevere da praticarsi dalla gente, che dovrà tirare all' insù le navi, si 
averà in tal guisa un compito regolamento per rendere navigabile que- 
to fnime anche dentro Roma.Ecccmii pertanto a progettare in qual mo- 
do , per mio avviso , ottenere si possa l'intenta nostro, sì jjcr ciò che 
spelta a rimuovere i suddetti impedimenti , si jicr ciò che riguarda il 
preparare la strada per chi dovrà tiiare le navi. 

l'er isgombrare 1' alveo dagl' inij)edimentì da noi indicati nella pianta. 
nel profilo , e nelle sezioni , e riflessioni di sopra esposte , dico in primo 
hiogo . essere necessario di levare la palizzata superiore del molino di 
S. Spirito, che impedisce il passaggio delie navi, dovendosi ora il cammi- 
no delle medesime navi fare per lo spazio delle reliquie 'del ponte Trion- 
fale segnato nella sezione, e nella ])iania con lettera T, per non es- 
servi altro sito in quel luogo , per cui possano passare le navi a cagione 
degl' inipedimenli delle reliquie di quel ponte, e però è iiievitabile la re- 
mozione della sopraddetta palizzata, la quale potrà per altro eseguirsi 
iu modo , che resti j)iù inclinata verso la sponda destra del Tevere. 

In secondo luogo si crede necessario di rimuovere il molino detto di 
Ghetto di ragione del signore Giulio Salvaggl, e trasportarlo in luogo. 
che non impedisca la navigazione , essendo che, come si è osservato, il 
medesimo molino nel silo ove in oggi è collocato, restringe il ramo del 
Tevere, tanto che non vi rinwne luogo per far piassaie una nave, né 



'i 



1166 CHIESA 

evvi altro ripiego a tale inconveniente , perchè se si pensasse d' allarga- 
re r alveo con 1' escavaxionc , questo alle prime acque gagliarde imme- 
diatamente tornerebbe a nuiiiirsi , e se venisse pro]»osto di passare con 
la navigazione per il ramo, che rimane fra la jninta supctiore dell' iso- 
la di S. Bartolomeo , e 1' isolotto ivi poco distante , si risponde ciò non 
essere praticabile in alcun modo, si perchè all'imbocco di questo ra- 
mo , cioè nel Inogo segnato in pianta con lettera Y evvi una gran so- 
glia di Travertino, la quale rimane pochi palmi sotto il pelo basso del 
Tevere , sì perchè tutto il tratto di questo piccol ramo di mezzo dalla 
lettera suddetta Y per fino alla lettera Z , non ha fondo bastevole al 
passaggio delle navi . 

In terzo luogo si considera necessario di rimuovere 1' altro molino po- 
sto alla sinistra del Tevere a Ponte rotto , che è di ragione del signor 
j^rincipe Odescalchi , e levare tutte le palizzate, che servono a questo 
molino, con trasportarlo in filtro luogo, ove non impedisca il passag- 
gio delle navi. Ed il fin qui detto basterà per rendere libero, e felice 
il transito alle navi da Ripetta a Ripa grande, e da questo porto a 
quello anche in tempo di maggior magrezza del fiume . 

Resta ora che per compimento di qucst' opera si dimostri in che ma- 
niera si possa avere l' intento di camminare a])presso il Tevere per tira- 
re all' insù le navi . 

Intorno a questo io osservo, che da Ripetta a ponte S. Angelo si 
può avere questa strada assai comoda dalla parte destra del Tevere, e 
solo si dovrà accomodare la medesima , spianando la terra in alcuni 
luoghi . 

Da ponte Sant' Angelo per fino al molino di S. Spirito dalla parte 
destra vi è la sponda del Tevere di terra, nella quale facendo un scn- 
tiere , ed aprendo un passo ncU' arco picciolo di ponte S. Angelo , 
dalla parte del castello s'avrà il comodo necessario })or questo tratto . 

Dal molino di S. Spirito per fino al primo })asso detto di San Gio; 
de' Fiorentini , cioè dalla lettera segnata in pianta C , per fino alla 
lettera D, distanza di canne Bo , conviene far di nuovo il sentiere dal- 
la parte destra appresso la sj)onda e muri, avvanzaii per fino all'ac- 
qua con una palizzata che formi tale sentiere largo palmi 5, e che ri- 
manga sopra il pelo basso del Tevere palmi io circa: o pure in vece 
della detta palizzata costruire il suddetto sentiere , ove trovasi il mu- 
ro avvanzato , mediante la collocazione di tanti travi conficcati nel mu- 
ro , ponendovi sotto ad ognuno un palo ])iantato nel Tevere, in modo 
che non possa essere rimosso dalla forza della corrente dell' acqua, e so- 
pra questi pezzi di travi fermarvi dei tavoloni per la suddetta larghezza 
di cinque palmi . 



CHIESA 267 

Da detto luogo e necessario passare dalla parte sinistra del Tevere , 
e per il tratto ohe è dal passo di S. Gio: de' Fiorentini per fino di là 
dalla Cliiesa di S. Gio:, cioè dalla lettera segnata in pianta E, perfi- 
no all'alila F, distanza di canne 5B, pnre si dovrà fare una palizzata 
nel modo, e della larghezza di sopra spiegata, o pure provvedere nel- 
r altra guisa accennata. 

Dalla lettera F perfino alla lettera G, cioè per fino al Porto di mez- 
zo , che è una distanza di canne UG, essendovi in questo tratto la ripa 
di terra bastantemente alta , altro i>oq occorrerà , se non d' accomodar- 
vi un sentiero sopra la medesima sponda, con rialzare in qualche luo- 
go la twra, ov<i rimangono alciuie concavità . 

Dal Porto di mezzo , cioè dalla lettera G per fino alla lettera X , 
distanza di caime c) . per essere il muro delle case avvanzato per fino 
all' acqua del Tevere , è necessario di farvi il seniicre con palizzate , 
pure provvedere nell' altro modo di sopra espresso. 

Dalla lettera X per fino alla lettera H distanza di canne 44 5 essen- 
dovi in questo tratto la sponda di terra, altro non occorrerà, se non 
di farvi il sentiero , di spianare e rialzare in alcuni luoghi la terra , 
ove trovansl dolio l)ucli,^ . 

Dalla lettera li alla lotterà I distanza di canne 8 , essendo in questo 
tratto le case avvanzate per fino all' acqua del Tevere , è Id' uopo farvi 
una palizzata , o pnre valersi dell' altro ri])iogo suggerito di sopra . 

Dalla lettera I alla lettera K distanza di canne l'iò , per esservi in 
questo tratto la sponda di terra alta a sufficenza , basterà per la som- 
mità di essa far\ i un somiere , e spianare alcune Luche , e ne' luoghi , 
ove passano le acquo dello chia\ iche attraverso della medesima piantar- 
vi alcuni pali drilli, e inchiodarvi sopra tavoloni che formino la larghez- 
za del sentiero . 

Dalla lettera K per fino alla lettera L . cioè a Ponte Sisto distanza 
di canne iSy, essendovi in questo tratto i muri delle case , e i giardi- 
ni avvanzati por fino all' acqua del Tevere , fa di mestieri formarvi il 
«entiere con lo palizzate , o nelT alno modo suggerito . 

A ponte Sisto si può fare il passaggio appresso questo ponte sopra 
la risega dell' Imj)Osta doli' arco nella sponda sinistra, valendosi del se- 
condo modo suggerito di sopra . 

Da dello ponte per fino alla lettera M, distanza di canne 18 essen- 
dovi il muro del molinctto della Mortella , e quello delle case avvanza- 
to per fino all' acqua , questo tratto anch' esso si dovrà provvedere del 
necessario somiere con una palizzata , con 1' altro modo di sopra 
spiegato . 

Dalla lettera M per fino alla lettera N, distanza di canne i5o. 



CHIESA aGg 

essendovi la ripa di terra , solo si dovrà spianare in quella un scniiere , 
e coprire ove passa 1' acqua delle chiaviche nel modo sopraddetto. 

Dalla lettera N alla lettera O , cioè a ponte Quattrocapi , per essere 
le case del Ghetto avanzate jter fino all' acqua , sarà necessario for- 
marvi un sentiere con le jializzatejC per la larghezza del jiontc ado- 
prarc lo stesso metodo suggerito per ponte Sisto. La suddetta distanza 
è canne i3o . 

Da ponte Quattrocapi per fino alla lettera P , che è poco sopra Ri- 
pa grande . distanza di canne 290 , essendo il muro delle case , ed orti 
inoltrato per fino al Tevere, o sia all' acqua del medesimo, sarà inevi- 
tabile il lormarvi anche per questo tratto un sentiere nel modo di so- 
pra spiegato . 

Potrebbe forse cader dubbio , se la costruzione del sentiere , che si 
progetta per il tiro delle navi possa apportare trattenimento al libero 
corso delle acque , ed anche se questa possa far alzare la superficie del- 
l' acqua nel Tevere ; ma intorno a ciò si può accertare irancamente , 
che cosi il trattenimento al corso dell' acque , come 1' alzamento saran- 
no insensibili . . 

Finalmente resterebbe da suggerire , ove si potessero collocai-e i due 
molini , che si propone di rimuovere : ma essendo questa ricerca d' una 
ispezione , che chiederebbe lungo esame , di buona voglia io la rimetto 
all' altrui considerazione . Solo non ommetterò d' avvertire , che il tratto 
del Tevere da ponte Rotto per fino a Ripa grande , come ho mostrato 
nel mio profilo, ha molta caduta, e in questo si potrebbe pensare a 
tale collocazione della parte destra del Tevere , quando però vi concor- 
rano tutte le altre circostanze , che richiedonsi a tale collocazione . Que- 
sto è quanto dopo matura ritlcssione mi è caduto in mente di ])otere ri- 
ferire sulla proposta materia , rimettendomi sempre all' altrui superiore 
iatendimeato . 

Roma questo di 5 Gennaio 1 746 . 



DEL 

MOTO E MISURA 
DELL ACQUA 

DI 



AL CIIIAUISSIMO 

SIGNOR CONTE 
CAVALIERE DELLA CORONA FERREA 



jC\. Voi Signor Cavaliere , che foste tra i primi ad incorag- 
giarmi, quando mi venne in animo d'inserire nella Raccolta 
d' autori italiani che trattano del moto dell' acque quest'opera 
di Leonardo, ho pensato d' intitolarla. E sono certo di farvi 
cosa grata , quando considero la grandissima vostra intelli- 
genza in queste materie _, ed il sonano valore d' un' opera 
che fu tanto pregiata da un uomo celebre, ch'era nel nu« 
mero dei vostri amici . 

Giamhatista Venturi in uno scritto pnì^blicato iu Parigi 
del 1797, e risguardante i manoscritti di Leonardo da Vinci ha 



fatto conoscere, che dalla lettura di quei codici si rileoa, che Leo- 
nardo era guidato sempre da uno spirito geometrico, o volesse ana- 
lizzare un oggetto, volesse concatenare un ragionamento , o ge- 
neralizzare le proprie idee . Egli sempre voleva che V espe- 
rienza precedesse il ragionar sulle cose. Tratterò, dice egli 
stesso , tale argomento , ma prima farò alcuni sperimenti , 
essendo mio principio di citar prima 1' esperienza, e poscia 
dimostrare perchè i corpi sono costretti ad agire in tale o 
tal altra maniera . Questo è il metodo da osservarsi nella 
ricerca dei fenomeni della natura . Vero è che la natura 
comincia col ragionamento (ij, ^ termina colla sperienza; ma 
non importa : convienci tenere la sti'ada opposta, dobbiamo, 
come dissi, cominciare dall'esperienza, e per mezzo di que- 
sta scoprirne la ragione. Così parlava Leonardo un secolo a- 
vanti Bacone . In meccanica egli conosceva fra le altre cose la 
teoria delle forze applicate obliquamente al braccio della le- 
va : la resistenza rispettiva delle navi : le leggi dello strofina- 
mento dateci in seguito da Amontons : V influenza del centro 



(i) Si perdoni a Leonardo quest' eronea proposizione, che forse 
e "li proferì per non opporsi direttamente all'opinione dei suoi tem- 
pi . Oggi tutti sanno che i ragionamenti si fondano sopra proposi- 
zioni astratte , e che le proposizioni astratte non sono vere se non 
riposano sopra le osservazioni dei fatti , e che quindi i ragionamenti 
non possono precedere all'esperienza. 



di gravità sui corpi in riposo o in moto: Vapplìcazione del prin- 
cipio delle velocità virtuali a molti casi che i analisi sublime 
ha generalizzati ai dì nostri. NeW ottica egli descrisse la così 
chiamata camera ottica prima del Porta : spiegò innanzi del 
Maurolico la figura delV immagine del sole in un foro ango- 
lare : e' insegnò la prospettiva aerea : la natura deW ombre 
colorate : i moti dell' iride : gli effetti della durata dell' im- 
pressione visibile, e molti altri fenomeni del occhio che non tro- 
vansi in Vitellione. In somma il Vinci non solo aveva osservato 
tutto ciò che il Castelli ha scritto un secolo dopo di lui sul moto 
delle acque, ma sembrami di più die il primo abbia in questa 
parte superato il secondo , che pur l'Italia ha sinora conside- 
rato come il fondatore dell' Idraulica . 

L' opera che ora per la prima volta vede la pubblica 
luce conferma a parer mio quanto asserisce il Venturi . Il 
manoscritto della suddetta esiste in Roma nella Biblioteca 
Barberini , ed io ne ho potuto ottenere una copia col mezzo 
del chiarissimo signor dottor Francesco Tassi Accademico 
residente della Crusca e già bibliotecario di S. A. I. e R. il 
Granduca di Toscana , presso del quale ritrovasi un codice 
dello stesso Leonardo, intolato a Trattato della natura, peso 
e moto delle acque , e osservazioni sul corso de' fiumi, ch'egli 
cortesemente mi ha offerto , a line di publdicarlo • 

Nel dare alle stampe quest' opera ho creduto di atte- 
nermi fedelmente al manoscritto, e senza correir^ere alcuna 

^ Do 



cosa, infuori dell'ortografìa. Qualche volta la locuzione non 
è la più chiara , ed i modi di dire non sono i più propri 
ed esatti , come Voi Signor Cavaliere riconoscerete ; ma at- 
tribuitelo alla maniera solita di scrivere di Lionardo , il 
quale poneva ogni sua cura nella materia che trattava , 
negligentando lo stile . 

In quanto alle imperfezioni che Voi Signor Conte tro- 
verete in questa stampa , dirò soltanto , che io mi confido 
di trovare benigno compatimento non solo nell' animo vo- 
stro , ma in quello di tutti coloro che conoscono quanta 
sia la difficoltà di dare alle stampe , senza difetto , opere 
trasmesse da copista in copista . Con questa fiducia io mi 
rassegno pieno di stima e considerazione 



Umilissimo ed Obbligatissimo Servitore 
FRANCESCO CARDINALI 



INDICE 



JLJlERO PRIMO .... 

Della sfera dell' acqua 
Libro secondo .... 

Del moto dell' acqua 
Libro teuzo .... 

Dell' onda dell' acqua 
Libro quarto . . " . 

Dei vetrosi dell' acqua 
Libro quinto .... 

Dell' acqua cadente 
Libro sesto .... 

Delle rotture fatte dall'acqua 
Libro settimo .... 

Delle cose portate dall' acqua 
Libro ottavo . . • . 

Dell' oncia dell'acqua, e delle canne 
Libro nono .... 

De' molila , ed altri ordigni d' acqua 





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4.4 




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440 



LIBRO PRIMO 

DELLA SFERA DEL L' ACQUA 



CAPITOLO I. 



Definizioni de' nomi , e vocaboli più usitati nella 
materia dell' Acqua . 



Jl elago è delio quello , il quale ha figura larga e profonda, nel quale 
le acque stanno con poco molo. 

Gorgo è di natura di pelago , salvando la variazione di alcuna 
parte ; e questo è , che le acque che entrano nel pelago sono senza per- 
cussioni , e quelle del gorgo sono con gran cadute, e ribollimenti, e 
sorgimenti funi dalle continue rivoluzioni delle acque. 

Tulli li laiihi , e tutti i golii dei mare, e tutti li mari mediterra- 
nei nascono da' fiumi, che in quelli spandono le loro acque, e dall'im- 
pedimento delle loro declinazioni , sicché sono congregazioni delle acque 
de' fin mi. 

Fiume è quello , che possiede il sito della più bassa parte delle 
valli, e corre continuamente. 

Torrente è quello, che corre solo per le piogge, ed ancora lui si 
riduce nelle bassezze delle valli, e s'accompagna co' fiumi. 

Canale si dice delle acque regolale infra argini per umano aiuto. 

Fonie è dello nascimenio de'iiumi. 

Lago è quello, dove l'acque de llumi pigliano gran larghezza. 

Siagtii sono luoghi, ovvero ricetti d'ccque scolaiizze, o piovane, the 
per essere li loro fondi stagni, e densi la terra non può bere, nò asciu- 
gare tali acque. 

Pozzi sono le subite profondità de' fiumi 

Barratri sono ancora luoghi di subita profondità. 

Argine è quello, che con la sua subita ailezza contrasta all'allar- 
gamento de' fiumi, o canali, o torrenti. 

Ui|)a fia più aita, che l'argine. Uiva fi» più bassa, che l'argine. 
Spiaggia fia nell' ultima bassezza delli luoghi, che terminano coU'acque. 

Caverne sono a uso di forni entranti forti sotto l'argine, nelli 
quali forti l' acque si raggirano , e sempre s accrescono . 

35 



274 LEOx\ARDO DA VINCI 

Grolle sono cave fané nell' argine de' fliimi , dal corso de' fiumi , 
qiiesle hanno lunghezza per la linea dei corso dell'acqua; hanno al- 
quaulo di profondila, e ancora si cacciano sotlo il fonilamento del- 
l'argine, e vanno mancando di lor figura verso gli esiremi della loro 
lunghezza . 

Procelle sono lempesie d' acqua . 

Le gliiare sono creale dal corso de' fiumi, e al fine consumate. 

Le gliiare sono tanio minori , quanto il fiume che le genera è più 
vicino al pelago . 

L' arena è ghiara minutissima. 

Li sassi sono coraposli dalli corsi dclii fiumi, e si compongono a 
falde ) ovvero a gradi, secondo lo scaricameuio delle torbolenze portale 
dal corso de' fiumi . 

Li sassi non sono dove uon fu mai mare , o lago • 

La confregazione delli sassi l'un con 1' altro uè' corsi de' fiumi con- 
suma gli angoli delle pietre . 

CAPI T L O 1 1. 

Altre definizioni} e vocaboli usitati nella materia dell' acque . 

Sommergere s'intende le cose che entrano sotto l'acque. Interse- 
gazione d"" acqua fia quando l'un fiume sega l'altro. Risaltazione, cir- 
colazione, rivoluzione, rivoltamenio , raggiramento, risaitamento , som- 
mergimento, sorgimento, declinazione, elevazione, cavamento, consu- 
maraento, percussione, ruinaraento, urlazioni, coafregazioni, ondazioni, 
riganienti, bollimenli, ricascamenti , ritardamenti , scaturire, versare, ar- 
riversare, riattufl'are, serpeggiare, rigori, mormorii, strepiti, ringorga- 
re , flusso e reflusso, ruine, conquassamenti , baratro, spelunclie, ri- 
vertigine, precipizi, riverciaraenli , tumulti, confusioni , urtamenti, bol- 
lori , sommergimenli dell'onde superficiali, ritardamenli , ronipimenii , 
dividimenli, aprimenti , celerilà, veemenza, furiosilà , impetuosità, con- 
corso commisto , sbalzaraento , corruzione d' argine . 

CAPITOLO IH. 

Che cosa è acqua . 

L'acqua è infra li quattro elementi il secondo men grave, e di se- 
conda volubilità, questa uon ha mai quiete, insinochè si congiunge al 
suo raaritiirao ebmeuio, dove, nou esscudo molesiaia da venti si stabilisce, 



LEONARDO DA VINCI 276 

e riposa con la sua superficie equidisianle dal cenlro del IMondo. Que- 
sta è r aumento ed umore di tulli li vitali corpi. Nessuna cosa sublu- 
nare senza lei ritiene di se la prima figura e forma. Lei collega, ed 
aumenta li corpi, e gli dà accrescimento. Nessuna cosa più lieve di lei 
la può senza violenza penetrare . Volentieri si leva per il caldo in sot- 
tile vapore per l'aria. 11 freddo la congela; stabilità la corrompe; pi- 
glia ogni odore, colore e sapore, e da se non ha sapore, né colore, 
uè odore. Penetra tutti li porrosi corpi. Al suo furore non vale alcuno 
umano riparo, e se vale non lia permanente. Nel suo veloce corso si fa soste- 
nitrice delle cose più di lei gravi . Puossi con moto e balzo levare in alto. 
Quando essa cala , sommerge seco nelle sue mine le cose più di lei levi. 
Ha 11 principato del suo corso, alcuna volta a mezzo, alcuna volta in fondo, 
alcuna volta di sopra ; luna quantità sormonta sopra l' intraversato corso 
dell'altra; e se così non fosse , la superficie delle acque correnti sareb- 
be senza globi ; ogni piccolo ostacolo , o in argine , o in fondo cagio- 
nerà mina all'opposito argine, o fondo ; 1' acqua bassa fa più danno alla 
riva nel suo corso , che non fa quando corre pieno . Non pesano le sue 
parti niente alle sottoposte sue parti, e le parli sue superiori, non dan 
no granella all' inferiori . 

CAPITOLO IV. 

Che V elemento dell' acqua sia sferico . 

Ogni elemento flessibile e liquido per necessità ha la sua superG- 
cie sferica, qual è l'elemento dell'acqua. E provasi, ma prima biso- 
gna porre alcune concezioni delle quali è la 

j. Quella cosa è più alta, che è più lontana dal centro del Mondo. 

2. Quella è più bassa, che è più vicina ad esso centro. 

3. ij'acqua per se non si muove, se ella non discende, 

4. Movendosi l'acqua essa discende. 

Queste quattro concezioni mi servano a provare: che l'acqua, che 
da se non si niiuìve, ha la sua superficie equidiitante dal centro del 
mondo, non parlando delle gocciole, o altre piccole quantità, che si 
tirano l'una all'altra, come l'acciaio la sua limatura, ma delle gran 
quantità. Dico che alcruia parte della superficie dell'acqua per se non 
si muove, se ella non discende, .\dunque la sfera dell'acqua, non a- 
vendo sujierficie in alcuna parte di poter discendere, egli è necessario 
per la prima concezione, che per se essa non si muova. E se tu ben con- 
sideri ogni minima j)ariicola di tale superfìcie, tu la troverai circondata di 
altre simili particole, le quali sono di eguale distanza in fra loro dal 



276 LEONARDO DA VINCI 

centro del Mondo, e della medesima distanza, che è quella particola 
che da queste è circondata da esso centro. Adunque per la terza con- 
cezione tal particola dell' acqua non si muoverà da se medesima per es- 
sere circondata da sponde di eguale altezza, e cosi ogni circolo di tali 
particole si fa vaso alla particola , che dentro a tal circolo si rinchiude, 
il qual vaso ha la circuizione de'' suoi labbri di eguale altezza. E per 
questo tale particola , insieme con tutte le altre simili , di che è com- 
posta la superficie della sfera dell'acqua per necessità sarà per se senza 
moto , e per conseguenza essendo ciascuna di eguale altezza dal centro 
del Mondo, necessità fa essa superficie essere sferica. E di sotto non è 
necessario essere sferica, come mostra la ragione, e l'esperienza. 

CAPITOLO V. 

Altra prova , che la sfera dell' acqua sìa. perfettamente tonda . 

L' acqua da se non si muove , come si è detto nella passata, 
s'ella non discende, e movendosi da se, seguita ch'ella discende. A- 
dunque nessuna parte della sfera dell' acqua è per muoversi da se me- 
desima, e questo per essere qualsivoglia parte circondata da acqua d'e- 
guale altezza, che la rinchiude, e non la può per alcun verso superare. 
Qui a basso si mostra la prova ffig. i.tav. I. ). ABH sia la sfera del- 
l'acqua, C sia una quantità d'acqua circondata, e rinchiusa dall'acqua 
A e B . Dico per la passata conclusione . che l' acqua C non si muo- 
verà per non trovare discenso per la definizione della sfera , perchè A 
e B parti della superficie dell' acqua sono remoti dal centro del Mondo 
egualmente, siccome è C parte della medesima superficie dell'acqua, e 
così seguita che C resta immobile . 

CAPITOLO VL 

Che se V elemento dell' acqua non fosse sferico , 
V acqua per se si moverebbe . 

Dato verbi-grazia un piano di acqua nella superficie della sfera del- 
l' acqua, gli estremi si muoveranno al mezzo di tal piano. Provasi que- 
sto colla figura che siegue (fig. 2. tav. I. ) . E sia dato nella sfera ACMI) 
il piano ABC: dico che l'acqua A e l'acqua C si muoveranno verso 
l'acqua B. Poiché se l'acqua non si muove (come si è detto per la 
quarta) se non discende; e non discende se non è più alta; e quella è 
più alta che più è rimota dal centro del Mondo, seguita che l'acqua 



LEONARDO DA VINCI 277 

A , e r acqua C , quali sono più remoie dal centro D , che non è l'ac- 
qua B quale è più vicina al centro D, siano più alte dell'acqua B, e 
per questo che discendano , e per questo che si muovano verso l'acqua B. 

CAPITOLO VII. 

Che il grave sferico posto sopra la sfera 
dell' acqica è immobile . • 

Il grave sferico posto sopra la sfera dell' acqua non si muoverà di 
sito. La verità di questa proposizione è manifesta per la quarta e quinta 
di questo. Imperocché se l'acqua è sferica per non potersi muovere da 
se nella sua sfera , per essere le sue parti egualmente distanti dal cen- 
tro , seguita por necessità , che il grave sferico , posto in qualsivoglia 
parte della slera dell' acqua, non possa muoversi per essere in qualunque 
parte sia posto egualmente distante dal centro del Mondo . Sia dunque 
(fig. 3. tav. I. ) ABCN la sfera dell'acqua; A sia il grave sferico, e 
N sia il centro . Dico che A no;i si muoverà verso il punto B, nò verso 
il punto C per essere il punto A egualmente distante con il punto B e 
punto C dal centro N. 

CAPITOLO VIIL 

Se il grave sferico posto nelV estremo di un piano d' acqua 

si muoverà ? 

II grave sferico posto nell'estremo del piano perfetto dell'" acqua non 
si fermerà , ma si muoverà subito al mezzo d' esso piano . Provasi per 
la sesta, essendo che, se si dasse un piano d' acqua nella superficie della 
sfera dell' acqua , li estremi si muoverebbono al mezzo di tal piano, per 
essere il mez/.o più basso degli estremi; adunque concludiamo, che il 
medesimo succederà nel gra\e sferico posto nell'estremo del piano del- 
l'acqua, e questo per essere l'estremo di tal piano più alto del mez- 
zo. Come appare nella figura seguente (fig. /}• l'^v. I. ), dove A grave 
sferico posto nell'estremo A del piano ABC della sfera ACMD, per- 
chè è più alto , cioc i)iù distante dal centro D , che non è il punto 
B, quale è più vicino al medesimo centro, è necessità che si muova 
verso il punto B. 



«78 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO IX. 

Del centro della sfera dell'acqua. 

Il centro della sfera dell' acqua è il centro vero della rotondità del 
nostro Mondo, il quale si cnrapotie infra acqua e terra iti forma ro- 
tonda . Ma se tu volessi trovare il centro dell'elemento della terra, que- 
sto è contenuto per equidistante spazio della superficie dell'Oceano ma- 
re , e non dalla equidistante sujjerilcie della terra ; perchè chiaro si com- 
prende questa palla della terra non aver punto di perfetta rotondità se 
non in quella parte dove è Mare, o paduli, o altre acque morte; e 
qualunque parte della terra esce fuori da esso mare, s' allontana dal 
suo centro . 

CAPITOLO X. 

Che la terra non pub avere comune centro con l' acqua . 

Noi vediamo il Nilo partirsi dalle meridiane regioni , e rigare di- 
verse Provincie, correndo in verso Settentrione per lo spazio di 3ooo 
miglia, e versare nel Mediterraneo mare d'Egitto. E se noi vogliamo 
dare a questo di calo quelle dieci brazza per miglio, le quali comu- 
nemente si concede all'università del corso de' fiumi, noi troveremo il 
Nilo avere il suo fine più basso , che il principio dieci miglia. Ancora 
vediamo il Reno, Rodano, e Danubio partirsi dalle germaniche parti, 
quasi centro d'Europa, e l'uno ad Oriente, l'altro a Settentrione, l'ul- 
timo a meridiani mari fa suo corso. Se tu considererai ben tutto, ve- 
drai le pianure di Europa fare un concorso molto più elevato, che non 
sono le alte cime de' marittimi monti . Or pensa quanto le loro cime si 
troviao più alte chei lidi marini. Adunque ec . 

CAPITOLO XL 

Se la superficie dei fiumi correnti è sferica , o no , e se egli è 

necessario in egual moto d' acqua , che la sua superficie 

sia diretta, o curva. 

Può essere retta e curva, purché nel suo moto acquisti vicinità 
al centro del Mondo; perchè se così non facesse ess' acqua resterebbe 
immobile, se già non fosse corso reflesso, e di questo non tengo con- 
to perchè egli è moto violento. Provasi OCR sia un monte, dalla 



LEONARDO DA VINCI 279 

cima del quale discende un fiume, e corre insino alla bassezza della 
sua sfera , ed essa acqua può discendere per la reità ( fig. 5. tav. I. ) 
CON, e per la curva ABC. Perchè l' altezza sua dal centro del Mon- 
do N è più lunga per la linea CN che ])er AN, o per ON. Ed il 
simile fa la curva, che è più alta in C N , che in BN. o in A N; sic- 
ché si conclude non sii necessario al molo dell" acqua 1' essere più curvo 
che reno ec. 

CAPITOLO XII. 

Se il fiume , che passa per un lago , guasta la sfericità del lago. 

Dimandasi se un fiume, che passa per un lago , guasta 1' uniforme 
disianza che avea la superficie di lai lago dal centro del Mondo, avanti 
che il predetto fiume passasse per esso lago ( fig. 6. tav. I.). Questo è 
l>elIo quesito ; e mostrerai che tal snjìerficie guasta l' uniforme distanza 
dal centro del Mondo per dar luogo , e transito al detto fiume per la 
quarta di questo, che mostra l'acqua non muoversi s'ella non discen- 
de. E qui Lisogna intendere se l'uscita di lai fiume ha larghezza simile 
all'entrata. E se cosi ha, egli è necessario che tal acqua sia d'unifor- 
me corso j come per la 3g dell' 8; quale dice, che il moto d' ogni fiu- 
me con egual tempo dà in ogni parte della sua lunghezza egual peso 
di acqua . Ora se il fiume meilea acqua , che voleva un braccio di calo 
per miglio, essendo, come è detto, la larghezza dell'uscita eguale alla 
larghezza dell'entrala, egli è necessario che tutto il fiume, che passa 
per lo lago , abbia ancor lui un braccio di calo per miglio , e cosi 
l'acqua di tal lago sarà con la sua pelle con distanza vana dal centro 
del Mondo. E l'acqua avrà tal corso . Quella parte dell' acqua del lago 
sarà di più tardo molo, la quale si trova più remota dalla linea bre- 
vissima, che ha l'entrata coli' uscita del fiume che passa per esso lago. 

CAPITOLO XIIL 

Dell' accrescimento della sfera dell' acqua . 

La sfera dell'acqua cresce, e discresce sensibilmente, insensibil- 
mente secondo le maggiori o minori, più universali o meno universa- 
li diluvi dell'acque rcnduli ad essa sfera dall'acqua di fiumi, e piog- 



28o LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XIV. 

Esperienza di molti vari casi della sfera dell' aerina . 

Nella gocciola della rugiada ben tonda fia da poter essere consi- 
derali vari casi dell'officio della sfera dell'acqua, come ella contenga 
dentro di se il corpo della terra senza distruzione della sua superi eie 
(fig. 2. tav. I.). Prima sia tolto un cubo di piombo di grandezza di un 
grano di panico, e con un filo sottilissimo a quello congiunto sia som- 
merso dentro a tal gocciola, e vedrai tal gocciola non mancare della 
sna prima sfericità ec. 

CAPITOLO XV. 

Del sito dell' acqua . 

Ogni parte della superficie dell' acqua desidera egualmente distante 
dal centro dell'elemento essere situata. E quella parte della superficie, 
che sopra all' altra si leva , accade per contrari moti , che tra lei ed il 
fondo si cavalcano ec. 

CAPITOLO XV L 

Del riposo dell' acqua . 

Ogni parte d'acqua infra l'ahr' acqua senza moto, giace di pari 
riposo con quella che nel suo livello situata sia . Qui 1' esperienza ne 
mostra, che se fosse un lago di grandissima larghezza, il quale in se 
giacesse senza moto di vento, o di entrata, o di uscita, e che tu le- 
vassi una minima parte dell' aUezza di quell'argine, che si trova dalla 
superficie dell'acqua in giù, tutta quell' acqua, che si trova da! fine di 
detta tagliata d'argine in su , passa per essa tagliatura , e non muove, o 
tira con seco fuori dal lago alcuna parte dell' acqna che si trova dalla 
tagliatura in giù . In questo caso la natura costretta dalla ragione della 
sua legge vuole, che tutte le parti della superficie dell'acqua, che sen- 
za alcuna entrata e uscita da argini sosteiuue sono, egualmente dal cen- 
tro del Mondo sostenute siano . La dimostrazione si ha qui da basso . 
Diciamo che l'acqua del detto lago dagli argini sostenuto sia ( fig. 8. 
tav. I.) NOAF, e che NMIIA sia olio sopra ad essa acqua sparso, e 
che essa tagliatura dell'argine sia MN; dico, che tutto 1' olio che tro- 
vasi da N in su passerà per la rottura senza muovere alcuna parte del- 
l'acqua a lui sottoposta ec. 



LEONARDO DA VINCI 281 

CAPITOLO XVII. 

Del moto naturale dell'acqua. 

I 

Dell'acque infra loro congiunte, tutte quelle che eccedono l'al- 
tezza dell'Oceano, avranno gravità, e saranno in moto naturale. Pro- 
vasi, perchè tutte le acque che sono situate più alte della superficie 
della sfera dell' acqua , sono più remote dal centro del Mondo, che essa 
superficie; adunque per la quarta avranno gravità e moto naturale. 

CAPITOLO XVIII. 

Come l'acqua discende al suo centro. 

Li moti degli elementi gravi non sono al centro per andare ad esso 
centro, ma perchè il mezzo ove essi sono non li può resistere, e. q<^o.r^- 
do l'elemento trova resistenza nel suo elemento, il suo corpo, più non 
pesa, uè cerca più di andare al centro; adunque l'acqua quando di- 
scende , non discende per andare al centro , ma perchè non trova resi- 
stenza nel suo mezzo . Poiché 1' acqua nell' aria pesa , e discende per la 
via più breve, e divide ed apre l'aria che sta di sotto al centro della 
sua gravità con tutte sue parti egualmente, e non divide l'aria chele 
sta dalli lati, perchè non è situata sopra di lei; e per questo si fa una 
buca per l'aria di brevissima lunghezza, finché giunge a chi li resiste, 
la quale resistenza essendo acqua, ess' acqua che cadea per l'aria in 
quest acqua più non cerca di andare al centro, perchè ella non divide 
})iù l'acqua, come essa faceva l'aria. 

CAPITOLO XIX. 

Perchè l'acqua del mare a molti semplici pare più alta 

che la terra . 

Naturalmente nessuna parte della terra discoperta dalle acque fia 
mai più bassa, che la superficie della sfera dell'acque DB (fig. g tav. I.) 
è una pianura, donde corre un fiiuiie al mare, e perchè in vero essa 
terra scoperta non è nel sito dell'egualità; poiché se così fosse il fiume 
non avrebbe moto; onde movendosi questo sito, è piuttosto da esser 
detto spiaggia, che pianura, e cosi essa pianura DB termina in tal modo 
colla sfera dell'acqua, che chi la produce in continua rettitudine in BA 
esso A entrerebbe sotto il mare; e da qui nasce, che il mare pare più 
alto della terra discoperta ec. 36 



a8a LEONARDO DA VINQ 

CAPITOLO XX. 

Altra prova del medesimo . 

Noi vediamo chiaro, che se si toglie via l'argine al mare , che lui 
vestirà la terra, e faralla di perfetta rotondità. Or considera quanta 
terra si leverebbe a fare che l' onde marine coprissero il Mondo . A- 
dunque ciò che si levasse sarebbe più alto della riva del mare . 

CAPITOLO XXL 

Della gravità dell'acqua. 

La terra è grave nella sua sfera , ma tanto più quanto essa sarà in 
elemento più lieve. Il fuoco è lieve nella sua sfera, e tanto più quanto esso 
sarà in elemento più grave. L'acqua è grave e lieve, e tanto più grave 
quanto essa sarà in elemento più lieve , e tanto più lieve quanto essa 
aai^i i.i plemento più grave ; sicché nessuno elemento semplice ha la sua 
gravità, o levità nella aua propria sfera. E se la vessica piena d'aria 
pesa più nelle bilance , che essendo vota , questo è perchè tal aria è 
condensata , e condensar si potrebbe il fuoco , che sarebbe più grave 
che r aria , o eguale all' aria , e forse più grave che l' acqua , e forse 
eguale alla terra ec. 

CAPITOLO XXIL 

Quale acqua sia più grave. 

Dico che r acqua del mare e de' fiumi torbidi è più grave che l'al- 
tre acque, e ciò accade, perchè l'acqua del mare è mista col peso del 
sale, e l'acqua delli fiumi torbidi è mista colle torbide della terra; e 
quindi ne siegue , che l'acqua del mare e delli fiumi torbidi più resiste 
alli pesi da loro portati . Ma più resiste l' acqua del mare , perchè il 
peso del sale, che con lei è misto e liquefatto, è inseparabile in lei senza 
calore , che disecchi l' acqua , ma la torbida dell' acqua si separa con il 
caldo , e eoa la quiete d' essa acqua ec. 

CAPITOLO XXIII. 
Dove pesi pia la terra sott' acqua , o scoperta . 

Se quel grave più pesa (fig. io. tav. I.), che è in mezzo più lieve 
per la 21; adunque la terra che è coperta dall'aria è più grave che 



LEONARDO DA "VINCI 285 

quella, che è coperta dall'acqua, essendoché l'acqua è più grave che 
l'aria; che perciò se la piramide con il centro della sua gravità fia 
posta nel centro del Mondo, dico che ella muterà centro di gravità, se 
poi fia coperta dalla sfera dell'acqua, E do esempio con due pesi co- 
lonnali eguali e simili, delli quali l'uno sia mezzo nell' acqua, e l'altro 
tutto in ess' acqua, dico che quello resta fuori mezzo dall'acqua è più 
grave come è provato . 

CAPITOLO XXIV. 
Del discenso del grave, ed elevazione del lieve nell'acqua. 

Sempre negli elementi flessibili il discenso del grave nel più lieve 
è fatto per linea brevissima. E l'elevazione dell'elemento flessibile lieve 
dal più grave è fatta per linea lunga , e revertiginosa . La causa della 
prima proposizione l'esperienza l'insegna; poiché nella caduta del grave 
infra l'aria non vi si vede resistenza che l'impedisca, anzi l'aria s'a- 
pre, e dà luogo all'impeto del grave (fig. ii.tav. II. ) 

La ragione della seconda è A ( fig. 12. lav. II.) sia aria che si 
leva dal fondo del pelago , e vorrebbe andare per linea brevissima alla 
superficie di essa acqua, ma il peso dell'acqua che li sta di sopra vor- 
rebbe discendere, e l'acqua laterale vorrebbe anche lei riempire tale 
silo; e ciascuna è di egual potenza, cioè delle laterali di eguale altez- 
za, e perciò l'aria va raggirandosi, fuggendosi dalle acque dirette, e 
laterali che la premono, come nella prima figura. Ma se delle laterali 
l'una è più alta, seguita che la più alta che risponde sopra il centro 
dell'aria inclusa è quella che più pesa; onde essa aria sempre va as- 
sottigliandosi con varie figure, fuggendosi dall'acqua più grave; e per- 
chè nella seconda figura l'aria CFG è premuta dall'acqua CFG H più 
che dall'acqua ACDF, che dall'acqua ABCF, perciò si muoverà 
ACF ec. 

CAPITOLO XXV. 

Come la terra resterà copei-ta dall' acqua . 

Ogni grave tende al basso, e le cose alte non resteranno in loro 
altezza , ma col tempo tutte discenderanno , e cosi col tempo il Mondo 
resterà sferico , e per conseguenza fia tutto coperto dall' acque, e le vene 
sotterranee resteranno immobili ce. 



284 LEONARDO DA VINCI 

. CAPITOLO XXVL 

Che differenza è dalli accidenti dell'acqua e quelli dell'aria. 

L'aria si condensa d'inuanzi alli corpi, che con velocità la pene- 
trano con tanta maggiore e minore densità quanto la velocità sia di mag- 
giore , o minor furore. 

L'acqua in se non è condensabile, né rarefabile; ma tanto è da- 
vanti al pesce che la penetra , come dopo esso pesce ; e tanto se n' a- 
pre avanti al suo penetraiore , quanto è quella che se ne riserva di die-. 
tro a tale penetratore . E l' impeto del pesce è di più corta vita , che 
quello dell'" uccello nell'aria, ancorché li muscoli del pesce siano po- 
tentissimi rispetto alla loro quantità; perché il pesce è tutto muscolo; 
e ben gli bisogna per essere lui in più denso corpo che l' aria . 

Ma ancorché l'acqua non sia in se condensabile, ella ha natura di 
acquistar gravità e le\ità. Gravità acquista nella distruzione dell'im- 
peto che la leva nell'aria nella creazione dell'onda, e levità nella crea- 
zione dell'impelo, che levifica l'acqua, e la move contro al naturale 
corso delle cose gravi . 

Ma r aria si condensa da se medesima , come è detto , e si dimo- 
stra nelle larghezze de' raggi solari , che se vento move li loro atomi 
per diversi raggiramenti, vedi tali atomi comporsi a onde marezate ad 
uso di tubi, o ciambellotto ec. 

CAPITOLO XXVII. 

Del moto dell' acqua . 

L' acqua di eguale altezza non ha per se moto , e per la convessa 
avrà moto quella, che è d'altezza ineguale con tanta maggiore, o mi- 
nore velocità, quanto l' inegualità fia di maggiore, o minore diilerenza, 
e questa é manifesta per là quarta . Dice qui l' avversario, che se l'acqua 
verserà per il fondo , che la superficie sarà di eguale altezza , e pure si 
muoverà; al quale si contraddice colla tredicesima dell' 8°, che dice, che 
quella superficie dell'acqua che \erserà per il fondo sarà più bassa, che 
sarà più vicina alla perpendicolare del suo versamento ec. 



LEONARDO DA VINCI 285 

CAPITOLO XXVIII. 
Del Jlusso e riflusso dell' acqua . 

Ogni moto d'acqua fa flusso e riflusso in ogni parie d'essa, dove 
la velocità del corso suo si ritarda. Provasi perchè dove il corso del- 
l'acqua è più repente e più veloce, e dove egli è più piano più si 
tarda. Adunque il pelago piano riceve più acqua, die non isgombra . 
Per la qual cosa è necessario, che T acqua di tal pelago s'ammonti in 
tant' altezza , che il peso vinca l'acqua che la spinge, e poi l'acqua da 
tale acqua spinta discende dalla sua altezza intorno alla l>ase del pre- 
detto colle; e quella pane che discende contro alla già detta corrente, 
ringorga tal torrente in modo, che l' acqua superiore della medesima cor- 
rente si ritarda insiuochè la succedente acqua supera l'onda, e genera 
nuovo riflusso . 

CAPITOLO XXIX. 

Del medesimo . 

Il mare sotto l'equinoziale s'innalza pel caldo del sole, e piglia 
moto da ogni parte del colle, ovvero parte dell'acqua, che s'innalza 
per ragguagliare, e ristorare la perfezione della sua sfera, il che ne- 
cessariamente senza flusso e riflusso , come si è dello di sopra , non 
può essere. 

CAPITOLO XXX. 

Che il Jlusso e ri/lusso del mare muove gli elementi 
dal proprio centro . 

Il flusso e riflusso del mare al continuo move la terra con tutti gli 
elementi dal centro degli elementi. Piovasi, perchè sebbene il centro 
del mondo è immobile per se, nondimeno il sito dove si trova sempre 
è in moto per diversi aspetti. Al centro del Mondo se gii muta sito con 
due mutazioni, delle quali l'una ha più tardo moto che l'altra, con- 
ciossiachè l'una si vana ogni sei ore, l'altra è fatta in molte migliaia 
d' aimi , e quella di sei ore nasce dal flusso e riflusso del mare, l'al- 
tra deriva dalla consunTnzione delle montagne per li moti dell' acqua , 
nati dalle piogge, e dal continuo corso de' flumi. Mutasi adunque il silo 
al centro del Mondo , e non il centro al sito, perchè tal centro è 



286 LEONARDO DA VINCI 

è immobile, e il silo di conliauo sj muove di moto rettilineo, e non 
mai sarà curvilineo. 

CAPITOLO XXXI. 

Che V acqua non pesa infra l' acqua . 

Nessuna parte dell' elemento pesa nel suo elemento, se dentro a quello 
non è messo con impeto, o se dentro a quello non ricadesse, quando 
da quello fosse estratto uell' altro elemento. Quel che è detto accade 
perchè minor peso dà di se ciascuna parte dell'acqua corrente sopra il suo 
fondo, che non dà la lunghezza di tal corso nell'obbieito, ove perco- 
te . Provasi nella (fig. i3. tav. III.). Conciossiachè in quanto al peso 
dell' acqua AB, non sarebbe in B se non per quanto porta lo spazio 
AB, ma perchè Telemento non pesa in se medesimo, e manco pesa so- 
pra il più grave di se, noi concluderemo, che tal acqua non consuma 
il suo fondo per conto di gravità , che tenda al centro del Mondo, ma 
per tanto , quanto essa entra nella sfera dell' aria come sarebbe il corso 
AD, il quale era con la sua parte superiore entrato nella sfera dell'a- 
ria per quanto è linea E A nello spazio N A, e la lunghezza DE pertan- 
to quanto DM; adunque tutto il corso DE presa per tant' acqua nel 
fondo D, quanto farebbe una simile grossezza d'acqua, che si estende 
da F al D; onde essendo il peso di tal acqua D in continuo moto con- 
tinuamente leva, e risalta in alto, e poi ricade in DG. 

CAPITOLO XXXII. 

Perchè gli stagni sono generati sì presso al mare , e perchè 
versano in mare per sì stretto canale . 

Le fortune del mare gettano a riva una gran quantità di rena, la 
quale s'innalza per tutta essa riva, così sopra la bocca delio sta- 
gno, come altrove, e cessata la fortuna la bocca dello stagno ri- 
mane chiusa dalla predelta materia gettala dal mare , e V acqua che 
lo stagno riceve da circostanti fiumi non trovando più esilo si va in- 
nalzando , ed acquistando peso e potenza , e così , o rompe l' argine 
interposta in fra se ed il mare, o trabocca ella di sopra, e col suo 
versamento consuma tanto di tale argine quanto essa tocca, e tanto per- 
severa tal corso, quanto ch'ella sgombra dinanzi- a se tutta quella ma- 
teria , che proibiva il suo necessario isgombramento . Ed altro non con- 
suma, se non tanto quanto bisogna, e nel principio allarga assai, perchè 



LEONARDO DA VINCI 287 

l' acqua che versa sopra la chiusa è sottile , e nel fine si restringe il 
corso (li lale acqua , perchè tal corso si è fatto piìi grave per l' acqui- 
stata profondità . E questa è la causa , che lale uscita degli stagni ia 
mare sempre è stretta. 

CAPITOLO XXXIII. 

Se V aria si fugge di sotto V acqua per sua natura , ovvero 
per essere premuta , e scacciata dall' acqua . 

Rispondesi , perchè il grave non può essere sostenuto dal lieve, che 
esso grave anderà cadendo , e cercando chi lo sostenga ; perchè ogni a- 
zione naturale cerca suo riposo , onde quell' acqua , che è di sopra del- 
l' aria, e dalle parti circonda tal aria, tutta si trova essere fondata in 
su l'aria in lei rinchiusa, e tutta quella, che l'è di sopra (fig. 14. tav. III.) 
DENM spinge lale aria in giù, e la terrebbe di sotto, se non chela 
laterale ABEF ed ABCD che circonda tal aria, e si posa ne' suoi lati, 
viene ad essere più somma di peso, che l'acqua che l'è di sopra , on- 
de ess' aria fugge passando per gli angoli N , M o da una parte, o dal- 
l' altra , e va serpeggiando nella sua elevazione dall'acqua. Quindi ne sie- 
gue , che l'aria cIih psce qualche volta da fondi di pantani in forma 
di sonagli , viene alla superficie Cll «-*>«» «.o-j.,', r-nn moto flessuoso, e cur- 
vilineo ec. • 

CAPITOLO XXXIV. 

Dell'aria sotto l'acqua. 

Se torrai un mantice di lunga canna (fig. i5. tav. III.) e con tal 
mantice spingerai l'aria insino su il fondo dell' acqua , tutta la potenza 
che fa tal aria premuta nel ritornare al suo elemento sia eguale al peso, 
o forza che preme tal mantice ; e se il peso fu più smisurato, che non 
si conveniva a tal sommersione d'aria, la furia di tale aria si fa più 
potente , e più peso leva ec. 

CAPITOLO XXXV. 

In clte modo l' acqua puh essere sostenuta dall' aria 
essendo da quella divisa e separata. 

Io ti voglio mostrare in che modo l'acqua possa essere sostenuta 
dall'aria, essendo da quella divisa e separata. Certo se tu hai in te 



288 LEONARDO DA VINCI 

ragione, io vedo che tu non mi negherai, che essendo una baga (fig. ifi, 
tav. 3. ) nel fondo dell'acqua di un pozio , la qnal baga tocchi tutti i 
lati del pozzo in modo, che acqua non possi passar sotto lei; questa 
baga essendo piena d'aria, non farà minor forza di andare alla super- 
ficie dell'acqua, e ritrovare 1' alir' aria , che si facci l'acqua a voler toc- 
care il fondo del pozzo , e se questa baga vuole andare in alto ella 
spingerà in alto l'acqua a lei soprapposta, e levando ess' acqua in alto 
ella scarica il fondo del pozzo , onde quasi esso pozzo a questa ragione 
potrebbe stare senza fondo ec. 

CAPITOLO XJCXYI. 

Io voglio l'aria a livello delV acqua . 

Io ho l'aria che pesa due, l'acqua quattro, e la terra otto. Orio 
voglio che l'aria e la terra rimangano a livello dell'acqua; e ciò noa 
si può se tal misto non si fa eguale al peso dell' acqua . Adunque pe- 
sando r aria due meno dell' acqua , e la terra quattro più che 1' acqua, 
io raddoppierò la quantità nell'aria, ed avrò quattro di levità più che 
l'acqua, e la terra avrà quattro di gravità più che l'acqua. Diremo a- 
dunque l'aria essere in questo caso tanto p>" '"cyc dell'acqua, quanto 
la terra è nin o'-"-''- - r"^' "i^esto io farò un misto eguale al peso del- 
i acqua, perchè io leverò la levità dell'aria, ed il peso della terra, cioè 
gli eccessi, che essi hanno in levità e gravità con l'acqua; e per que- 
sto levamento di eccessi resta un mezzo eguale al peso dell' acqua ; a- 
duuque la superficie dell'aria, e dell'acqua fia a livello ec. 

CAPITOLO XXXVII. 

Come l'acqua non risaglie al livello, d'onde si parte. ' 

Ogni livello (fig. 17. tav. 3.) si principia sopra la linea perpendi- 
colare , che si drizza al centro del mondo in modo , che la linea livel- 
lare , e la centrale s' intersegano , e si trovano , o si congiungono in 
rettangolo, onde è necessario, che la linea livellare vada in continua 
rettitudine, e quanto più si allunga dal suo principio, tanto più si fa 
distante dal centro del mondo; in modo tale, che se tu vorrai dire, 
che l'acqua che discende si possa rilevare per se all'altezza livellaria , 
d'onde si partì, tu t'inganni. Or vedi qua di sotto che l'acqua, che tu 
dimandi piana , esce nella quarta parte del mondo fuori del suo livello 
tre miglia, e cinquecento miglia in 5ooo, o 6000 miglia di linea diretta ec. 



LEONARDO DA \1NCI 289 

CAPITOLO xxxvin. 

Delle vene dell' acqua sopra le linee delle moiitagìie . 

Chiaro apparisce che tutta la superficie dell'Oceano, quando non 
è agitala da furiiuia, è di pari disianza al centro della terra, e che le 
cime delle montagne sono tanto più lontane da esso centro, quanto esse 
s'alzano sopra la superficie di esso mare; adunque se il corpo della 
terra non avesse similitudine con l'uomo, come si prova qui da basso, 
sarebbe impossibile che l'acqua del mare essendo tanto più bassa, che 
le montagne, che ella potesse di sua natura salire alla sommità di esse 
montagne; onde è da credere, che quella cagione' che tiene il sangue 
nella sommità della testa dell'uomo, quella medesima tenga l'acqua nella 
sommità de' monti ec. 

CAPITOLO XXXIX. 

Che la macchina di questa terra ha similitudine con V uomo . 

L'uomo è detto dagli antichi mondo minore; e certo la dizione di 
esso nome è ben collocata; imperciocché, siccome l'uomo è composto di 
terra acqua e fuoco, questo corpo della macchina mondiale è sirai- 
gliante; se l'uomo ha in se ossi sostenitori, ed armadura della carne, 
il mondo ha i sassi sostenitori della terra ; se 1' uomo ha in se il lago 
del sangue , dove cresce e discresce il polmone nell' alitare il corpo, la 
terra ha il suo Oceano mare, il quale ancor lui cresce ogni sei ore, e 
discresce per alitare il mondo; se dal detto lago di sangue derivano vene, 
che si vanno ramificando per il corpo umano ; similmente il mare Oceano 
empie il corpo della terra d' infinite vene di acqua ec. 

CAPITOLO XL. 
Della causa che l'acqua è tirata sopra la cima de' monti . 

Il caldo è causa che l'acqua sia tirata sopra l'altissime, cime dei 
monti , Questo si prova ; imperocché si vede per effetto , che il caldo 
dell'elemento del fuoco sempre tira- a se li umidi vapori, e folte neb- 
bie, e «pesse nuvole, i quali spicca dai mari, ed altre paludi, e fiu- 
mi , ed umide valli . e quelle tirando a poco a poco in sino alla fredda 
regione, quella prima parte si ferma, perchè il caldo ed umido non 
si confà con il freddo e secco; onde fermaiavisi la prima parte, ivi si 

37 



ago LEONARDO DA VINCI 

assettano le altre parti ; e così aggiungendosi parte con parte , si fanno 
spesse ed oscure nuvole , e spesso sono rimosse , e portale da venti da 
una in un' altra regione, dove per la densità loro fanno sì spessa gravezza, 
che cadono in ispessa pioggia. E se il caldo del sóle s' accresce alla po- 
tenza dell'elemento, li nuvoli fiano tirali più alto, e trovano più freddo, 
nel quale si diacciano , e causensi tempestose grandiui. Ora quel mede- 
simo caldo , che tiene sì gran peso d' acqua , come si vede piovere da 
nuvoli» la disvelle da basso in alto dalla base delle montagne, e con- 
ducela, e tienla dentro alle cime delle montagne, la quale trovando 
qualche fissura , ivi uscendo di continuo causa li fiumi ec. 

• CAPITOLO XLL 

Del medesimo . 

Dico che siccome il naturale calore lira il sangue nelle vene alla 
sommità dell' uomo , e quando l' uomo è morto esso sangue freddo si 
riduce ne' luoghi bassi , e quando il sole riscalda la testa all' uomo mol- 
tiplica , e sopravviene tanto sangue , che forzando le vene genera spesso 
dolor di testa. Similmente le vene che vanno, ramificando per il corpo 
della terra, e per lo naturale calore che è sparso per tutto, e per questo 
l'acqua sta nelle vene elevale all'alte cime de'monii. Ancoil calore dell'ele- 
mento del fuoco, il giorno, il caldo del sole ha potenza di svegliare l'umidi- 
tà de' bassi luoghi de' monti, e tirare in alto nel medesimo modo, che la 
lira li nuvoli e sveglie la loro umidità dal mare; e per l'esperienza 
di questo, se piglierai lo stromento RF ("fig. 18. tav. 4) e scalderai di 
sopra l' acqua , si partirà da R F ed uscirà per A ec, 

CAPITOLO XLII. 

Della gocciola dell' acqua . 

Gocciola è quella, che. non si spicca dall' altr' acqua, se la pofjnza 
del suo peso non è più che .la potenza della collegazione eh' ella ha con 
l'acqua, con che ella è congiunta. 

QuelTa gocciola più lardi si genera , che ha più lardo moto d' ac- 
qua alla sua creazione ec. 



LEONARDO DA VINCI 291 

CAPITOLO XLIII. 

Della sfericità della gocciola . 

La goccia fia di più perfetta sfericità, la quale sarà di minor quantità 
Perchè se due liquidi sferici di quantità ineguali verranno al principio del 
contatto infra loro, il maggiore tira a se il minore, e immediatamente se lo 
incorpora, senza distruggere la perfezione della sua sfericità. Questa è diffi- 
cile proposizione; ma ])er questo non resterò di dire il mio parere. L'acqua 
vestita dall'aria naturalmente desidera stare unita nella sua sfera , per- 
chè in tal sito essa si priva di gravità, la qual gravità è dnpla, cioè 
che il suo lutto ha gravità atteso al centro degli elementi , la seconda 
gravità attesa al centro della sfericità dell'acqua; il che se cosi nou 
fosse , essa farebbe di se solamente una mezza sfera , la qitale è quella 
che sta dal centro in su . Ma di questo non vedo nell' umana ingegno 
modo di darne scienza, ma dire, come si dice della calamita, che tira 
il ferro , cioè clic tale virtù è occulta proprietà , delle quali ve ne sono 
infinite in natura. Ma dimanderemo, perchè è più perfezione nella mi - 
uima sfera del liquido, che nella grande. Qui si risponde, che la mi- 
nima goccia ha levità più simile all' aria , che la circonda, che la goc- 
ciola grande, e per la poca ditlerenza è sostenuta più dal mezzo in giù 
da essa aria , che la grande . E per prova di questo si allegherà le mi- 
nime goccie , che sono d^ tanta minima figura, che elle sono quasi in- 
visibili per se. Ma molle, ed in qaniità sono visibili, e queste sono le 
particole compouitrici delle nuvole, nebbie, e piogge ec, 

CAPITOLO XLIV. 

Come si generano le piogge. 

L'aria interposta infra il fuoco e l'acqua partecipa dell'acqua 
e del fuoco; ma tanto più dell'uno che dell'altro, quanto ella è più 
vicina all'una che all'altra; seguita che tanto meno partecipa di ciascu- 
no, quanto da loro è più remota, la qual remozione sta in mezzo alla 
regione dell' aria . Adunque questa mezza regione è in primo grado di 
freddura; per la qual cosa seguita, che (juclla parte del nuvolo, che più 
s'accosta a tal mezza regione più sarà fredda; onde il caldo della sfera 
del foco di tale nuvola attrattore è di* minor potenza , e per questo se- 
guita , che li moli dclli granicoli umidi, composti dalla materia dei 
nuvoli sono di più tardo moto; e per questo seguita, che nell'elevazione 
de' granicoli dell'umido, quel che più s'innalza alla vicinità di tale 



aga LEONARDO DA VINCI 

regione di mezzo più vi tarda , e quello che Io seguita è più veloce di 
lui , onde lo raggiunge , e spesso accade che lo percote di sotto, e s'in- 
corpora in lui, e li cresce quantità e peso, e per questo l'aria non 
potendo sostenerlo dà luogo al suo descenso, il quale percote tutte le 
gocciole , che gì' impediscono il molo del descenso , e molte ne incor- 
pora in se, ed acquistando gravezza, acquista velocità di descenso; per 
la quale, poiché fia penetralo tulio il suo nuvolo, in ogni grado di 
descenso, acquisierà grado di diminuzione, e molte fiano le volte, che 
tali granicoli non si condurranno a terra . Ma se tali granicoli nella su- 
prema pane della sua altezza acquisteranno tanto di gravità , che il 
peso li generi veloce discenso , senza dubbio tal molo aumenterà la sua 
grandezza , conciossiachè tale volocità raggiungerà le gocciole , che di 
sotto le discendono, e se le incorporerà in se medesima, e questa sarà 
r aumentazione del peso in ogni grado del suo discenso ec. 

CAPITOLO XLV. 

Dell' acqua cadente dal nuvolo. 

L'acqua che cade dal nuvolo alcuna volta si risolve in tanta le- 
vità per la confregazione , che essa ha con l' aria , che essa non può di- 
videre r aria , convertirsi in essa aria ; alcuna volta poi si moltiplica nel 
discendere come si è detto, perchè trova le mipute particole dell'acqua, 
che per la loro levità erano di tardo discenso , e con quelle s' incorpo- 
ra , e in ogni parte del suo discenso acquista quantità d' acqua . Alcu- 
na volta li venti piegano la pioggia e fanno il discenso obliquo, on- 
de per tal causa il discenso si fa tardo; e lungo, e spesso si converte 
in si minute particole, che essa non può discendere, e cosi si resta 
infra 1' aria ec. 



f.apo 
II 



t CAPITOLO XLVL 

Del moto della gocciola infra V aria. 



I lati della gocciola , che discende infra l' aria, si muovono in con- 
trario molo a quella della gocciola, e fanno onda circolare continua 
dalli estremi al mezzo della sua parte superiore, e tal onda non riflette 
nel mezzo delia circonferenza, ma si sommerge nel mezzo del suo cer- 
chio , e si profonda , e riesce dalla parte di sotto , e ritorna in alto alla 
suprema parte , d' onde prima discese , e quivi di nuovo rigenera 1' on- 
da circolare, e di nuovo in mezzo a quella si sommerge ec. 



LEONARDO DA VINCI 293 

CAPITOLO XL\1I. 

Del moto delle gocciole fra di loro. 

Il discenso delle gocciole , che si percotono senza vento , non fia 
retto, ma fia angulaio. Provasi, perchè se due corpi infra l' aria si per- 
colano , quello si rimuoverà più fuori della sua reitiiudine , che sarà di 
minor quantità. E se due vari gravi di rugiada, d' argento vivo inr 
sieme si congiungono l'uno e l'altro, si rimuoverà dal suo sito, e la pro- 
porzione delli loro moti fia simile a quella della loro magnitudine ec. 

CAPITOLO XLVIII. 

Del peso della gocciola . 

D'ogni cosa la parte raitiene in se della natura del tutto. Se la 
gocciola sarà sopra piano equigiacente, le sue parti saranno eguali di 
peso intorno al centro della sua base, come la gocciola A (fig. 19. tav. 4); 
ma se il piano fosse obliquo, tu troverai, che quanto l'una estremità 
è più alta, che il centro della sua base più che l' equigiacente , tanto 
più peso acquista di là dal centro. 

CAPITOLO XLIX. 

DeW acqua posta nel vaso , e suo moto. 

L' acqua posta in un vaso spanso , mostra avere più tenace contatto 
coir aria , che con il fofido del vaso , cosi nel moto circolare d' esso va- 
so , come nel retto ; e la prova di questo si vede nel subito moto del 
vaso, perchè allora si genera subita onda dell'acqua, che per esso è 
contenuta ; e la ragione di quésto è che l' acqua non ha peso so- 
pra il suo fondo , come ella ha nel conlatto dell'aria, dove ella trova 
più resistenza , che nel contatto del fondo di tal vaso: e per questo ella 
la onda nel subito moto del vaso, perchè è più rattenuta dall' aria, che 
dal fondo ec. 

CAPITOLO L. 

Dell' acqua nel vaso, e sua capacità. 

Delli vasi d'eguale capacità d'aria, quello riceverà in se quantità 
maggiore d'acqua, il quale discenderà in più infima bassezza. 



;Ì94 LEONARDO DA VINCI 

Belli vasi di egual diametro e concavilà , quello contiene dentro 
a se meno quantità d' acqua , il quale fìa più reraosso dal centro del 
mondo. ' ' '■- ' 

La dimostrazione di queste due proposizioni , è perchè la superfi- 
cie dell' acqua nel vaso più vicino al centro del mondo è più elevata 
sopra li labbri del suo vaso, che la superficie dell'acqua del vaso più 
distante da esso centro. Diansi li due vasi d'eguale capacità (fig. 20. tav. 4-) 
l'uno ABC, e l'altro DE e che DE sia più remosso dal centro del 
Mondo K, che ABC dal centro del Mondo I. Dico, che AB G super- 
ficie dell'acqua nel vaso ABC è più elevala sopra li labbri del detto 
vaso , che non è la superficie DEH sopra i labbri del vaso D E, come 
è manifesto nella figura . 

Altrimenti se la superficie A B G fosse in qualche sua parte più bassa 
delle altre parti, e la superficie DEH restasse in qualche parte più 
alta, seguirebbe, che le parti dell'una, e dell'altra superficie non fos- 
sero equidistanti dal centro del Mondo , e che 1' acqua nelli vasi immo- 
bili da se rimovesse per la quarta di questo . 

Se adunque l'acqua nelli vasi immobili deve essere ferma, ella 
ha da avere le sue parti equidistanti dal centro , e per conseguenza re- 
sta la superficie del vaso più basso più elevata, e cosi si è provato. 



29^ 

LIBRO SECONDO 

DEL MOTO DEL L' ACQUA 

CAPITOLO I. 

Che cosa è moto retto dell'acqua. 

i.*-l-oto retto dell' acqua è quello , che dal fiume viene fatto con la via 
più breve, come A E nella (fig. 21. tav. 5.) è molo dritto, perchè vien 
fatto per la via più breve. 

CAPITOLO II. 

Che cosa è moto curvo dell' acqua. 

^ Moto curvo dell'acqua è quello, col quale scorre il fiume infra 
diverse obliquità d'argini, come nella medesima figura CDEF è moto 
curvo cagionato dalla inegualità, ed obliquità GI1,IK, ed LMI, NO 
dalli argini GK, ed LO. 

CAPITOLO III. 

Del moto incidente dell' acqua. 

Moto incidente è quello, che scorrendo infra gli argini può percorrere 
in qualche oggetto, o nell'argine, o altrove come li moti AB, e CD 
segnati a basso sono incidenti, perchè T uno va a percuotere nell'argine 
nel punto B; e l'altro nell'obietto DE; sicché il moto dell'acqua non 
fa mai angoli, se non quelli dell'incidenza (fig. 3 a. tav. 5. ) 

CAPITOLO IV. 

Del moto riflesso dell'acqua. 

Moto refiesso è quello, che nasce dalla percussione del moto inci- 
dente, il quale è fatto ucU' obietto particolare del fondo, o delli lati 



agG LEONARDO DA VINCI 

del canale, come nelle medesime figure il moto BG e li moti BT, e 
DF sono moti reflessi cagionati dalla percussione dell'acqua incidenti 
AB e CD, sicché sempre dove si impedisce il moto incidente, quivi 
nasce il moto riflesso ec. 

CAPITOLO V. 

Che cosa è moto circonvolubile dell'acqua. 

Il moto circonvolubile è- quello , che viene cagionato dal moto ri- 
flesso coir incontrarsi nell' acqua vicina , che percuotendola si va in se 
medesima raggirando, come nella prima figura (fig. 22. tav. 5) L'acqua 
BH riflessa dal B in H viene a farsi circonvolubile dalla percussione, 
che 'viene dall'acqua incidente OH; ed il simile fanno i riflessi BL e BM; 
e nella seconda figura l'onda EV ed EX. 

CAPITOLO VL 
Del moto retto circonvolubile . 

Qui li due corsi dell'acqua s'incontrano insieme nella linea AB 
(fig. 23. tav. 5.) e da tale percussione si vanno aggirando infra loro, 
ed integralmente ; perchè dalla superficie al fondo si percotono, e creata 
eh' è tale rivoluzione essa è sospinta fuori dal sito , dove fu creata dal- 
l' impeto delie sopravvegneuti acque, ed in tale trasmutazione essa rivo- 
luzione ha acquistato due moti , cioè il naturale suo circonvolubile in- 
torno al suo centro , il secondo è quello , che esso acquista da luogo a 
luogo per la via più breve , adunque questo sarà moto retto circonvo- 
lubile . \ 

CAPITOLO VIL 

Del moto dell' acqua corrente. 

L'acqua corrente ha in se infiniti moti maggiori e minori, che il suo 
corso principale . Questo si prova per le cose che si sostengono infra 
le due acque , e si dimostrano bene nell' acque chiare li veri moti del- 
l' acqua , che li conduce . Perchè alcuna volta la caduta dell' onda in- 
verso al fondo le porta con seco alla percussione di tale fondo , e ri- 
fletterebbe seco alla superficie dell' acqua se il corpo notante fosse sfe- 
rico; ma spesse volte non lo riporta perchè ci sarà più largo, o più 



LEONARDO DA VINCI 297 

slrelio per un verso, che per l'altro, e la sua u.Tiformità è percossa 
dal raaggior laio da un'altra onda reflessa, la quale va rivolgendo tal 
mobile, il quale tanto si muove quanto egli è portato; il qual moto 
è quando veloce, quando lardo, e quando si volta a destra, e quan- 
do a sinistra, ora in su, ora in giù rivoltandosi, e girando in se me- 
desimo , ora per un verso , ora per un altro obbedendo a tutti li suoi 
motori , e nelle battaglie fatte da tali motori sempre ne va per preda 
del vincitore. 

CAPITOLO vin. 

Che il moto incidente dell' acqua è più potente del moto rijlesso . 

Sarà più potente il moto del mobile incidente , che il suo moto ri- 
flesso , e per questo il moto incidente dell'acqua sarà più potente del 
suo reflesso. Poiché la percussione degl'incidenti fatta nell'obietto denso 
<leir argine, o del fondo diminuisce parte dell' impeto congiunto ad esso 
mobile , la qual diminuzione non lascia potente tal moto riflesso , come 
era detto incidente ; e benché in ogni grado di molo l' impeto del mo- 
bile si diminuisca per se senza percussione di denso, non resta per que- 
sto, che tal percussione noi diminuisca assai più. Imperocché se tu mi- 
suri il moto, che tal mobile avesse fatto senza incidenza, e misuri il 
moto nato da molte incidenze, ci sarà più lungo il moto continuato ad 
un medesimo luogo, che quello che tante volte dall'incidente è inter- 
rotto, ancora che nell' inprincipio dell'impeto di ciascheduno di loro fos- 
sero di potenza eguale infra loro. Adunque sia AB ( fig. 24. tav. 5. ) 
moto incidente, e BGR moto riflesso, dico che è più potente il moto 
AB, che il moto BGR; sì perché l'impeto del molo AB viene ad es- 
sere diminuito dalla percussione che fa in B, dove si genera il moto 
riflesso BG, ed indi il moto riflesso GR assai più diminuito per la seconda 
percussione ; sì anche perché supposto , che l' impeto del moto reflesso 
BGK nel suo principio B sia di egual potenza con l"" impeto del moto 
incidente AB nel suo principio A. Se misuri Tuno e l'altro in un dato 
tempo, vedrai che riesce più lungo il moto AB che il moto BGR. 

CAPITOLO IX. 

Che l' acqua sempre termina il suo corso per la linea 
dell' incidenza . 

Ogni mobile , che genera riflessione termina il suo corso per la linea 
dell'incidenza, e questo accade per la passata, che dice che il molo 

58 



298 LEONARDO DA VINCI 

incidente è di maggior poienza , che il moto riflesso , e quello che è 
più potente ha più durabilità che il meuo potente . 

CAPITOLO X. 

Del moto incidente e riflessa . 

Ogni acqua percossa in qualche obietto si divide in quattro moli 
vari, e principali, cioè destro e sinistro, alto e basso. Il basso per- 
cuote il fondo , e Io dannifica ec. 

CAPITOLO XL 
Del medesimo. 

Dei quattro moti principali che fa l' acqua , che si divide nel suo 
riflettere, quella sarà più veloce, che rifletterà per angolo più acuto. 
Questo accade , perchè dove è l' angolo più acuto, ivi più s^'alza Tacqua, 
e dove più s' alza acquista maggior potenza , e per conseguenza maggior 
velocità. A è angolo acuto, B ottuso ec. (fìg. a5. tav. 6). 

CAPITOLO XII. 

Del medesimo . 

Non si trasmuta il moto incidente nel riflesso senza percussione del 
fondo , e dell' argine del fiume . Questo si dimostra per la quarta di 
questo , e per la decima . 

CAPITOLO XIII. 

Del medesimo . 

Dopo r ultima altezza dell' acqua riflessa si genera il principio del 
moto incidente . E questo nasce perchè dopo l'uliiraa altezza dell'acqua 
riflessa cessa l'impeto del moto riflesso, e si genera il moto incidente 
per la nona di questo , qual dice che ogni mobile , qual genera rifles- 
sione , termina il suo corso per la linea dell' incidenza ec. 



LEONARDO DA VINCI 299 

CAPITOLO XIV. 

Della potenza del moto rejlesso. 

Il molo riflesso sarà tanto più debole , quanto esso fia più corto , 
Quel moto riflesso sarà più corto, il quale si causa da maggior percus- 
sione . Quella percussione sarà di maggior potenza , quale fia fatta infra 
angoli più eguali. E infra le percussioni fatta infra eguali angoli , quella 
sarà di maggior valetudine, la quale si causa in obietto più denso . Di- 
remo adunque (fig. iG. tav. 6. ) che il moto riflesso BC è più debole 
che il moto EF per essere più corto, cagionato da maggiore percus- 
sione infra angoli più eguali , e per essere più impedito nel sito della 
percussione, e più vario dal moto dell' incidenza, onde forse è diminuito 
dalla potenza del primo moto , ed anche per essere attraversato dal moto 
incidente della corrente . 

CAPITOLO XV. 
Del medesimo. 

H moto riflesso sarà di maggior valetudine , il quale sarà più lun- 
go; e quello sarà più lungo, il quale si causa da più debole percus- 
sione; e quella percussione sarà più debole, la quale è causata infra 
angoli più diversi. E ciò accade per il moto riflesso, che è più lungo, 
e manco impedito , perchè poco varia dal moto dell''incidenza e percus- 
sione ; e tal percussione sia poco valida, onde perde poco di potenza del 
primo motore. Diremo adunque che il moto riflesso EF (fig. -iG. tav. 6',) 
è di maggior valetudine, che il moto riflesso liC; perchè perde poco 
di potenza del moto incidente DE, quale percote l'argine nel punto E 
infra angoli più disuguali, cioè infra gli angoli acuti ilEI e GEF, e 
l'angolo ottuso DEF, quale lo rende meno impedito. 

CAPITOLO XVI. 
Del moto dell' acqua sorgente. 

Ogni acqua che sorge si divide in superficie, e corre a diversi a- 
spetti, e tanto più, quanto il pelago è più quieto, poiché allora si tro- 
va equidistante dal centro, e tal sorgimento per ogni aspetto è più alto. 



3oo LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XVII. 
Delli moti dell' acqua tanto sopra quanto sotto la superficie . 

Tutti li moli, che si fanno dall'acqua nella sua superficie, ancora 
sono fatti in ogni grado di bassezza della sua profondità , e similmente 
in ogni grado della sua larghezza. E questo imparate dall'erbe appic- 
cate al fondo dol fiume . Perchè ogni impeto è consumato dal moto del 
mobile con tempo e lunghezza di moto fatto per qualunque verso. 

L'erba che aveva consumato l'impeto suo, e restava obliqua, il co- 
nio dell'acqua NMA ( fig. 27. tav. 6. ) la spinge, e caccia A dal suo 
sito, e lo muove con impeto inverso B; e tanto si muove quanto dura 
tale impeto, e consumato che egli è il conio dell'acqua fa di qua, co- 
me di là, e così siegue , quanto durano li mobili accompagnati. E il 
simile fa dalla superficie al fondo , e così per qualunque verso ec. 

CAPITOLO XVIII. 
Della drittura de' fiumi . 

L'acqua de' rotti fiumi, mai corre retta linea, perchè il fiume è tanto 
pili veloce , quanto è più remota la sua acqua dall'argine, suo impedi- 
mento ; ed anco perchè dopo la corrente si scarica ghiaia , e dopo quella 
si genera uu' altra corrente, il moto della quale si dirizzerà, all' ar- 
gine , o al mezzo, in tanti vari luoghi , quanti fiauo vari li pennelli 
de' colli delle ghiarc che sono lasciate nel fondo dopo le predette cor- 
renti ec. 

CAPITOLO XIX. 

Altezza del corso del fiume . 

Sempre li corsi de' retti fiumi sono più alti nel mezzo delle loro 
larghezze , e dalli lati , che infra il mezzo delle loro larghezze ad essi 
lati. Questo nasce perchè, come si dirà, infra l' un' onda e l'altra è infi- 
ma bassezza dell'acqua, e l'onde si generano per la percussione del- 
l' acqua , tanto nella corrente , come nell' argine . Adunque infra la cor- 
rente e r argine è infima bassezza ec. 



LEONARDO DA VINCI 3oi 

CAPITOLO XX. 

Del corso del fiume. 

L' acqua, che per dritto fiume discende, sempre si muove per obli- 
quo corso dal mezzo agli argini oppositi , e da essi argini al mezzo del 
fiume . Questo accade per la passata , imperocché se li corsi de' retti 
fiumi sono più alti nel mezzo e dalli lati , necessità vuole che l' acqua 
discenda e corra dal mezzo alli lati, e dalli lati al mezzo con corso obliquo. 

CAPITOLO XXI. 

Della velocità dell' acqua del fiume, e sua tardità. 

Il fiume dritto con egual larghezza , e profondità , ed obliquità di 
fondo in ogni grado di moto acquista grado di velocità. Questo è ma- 
nifesta per la proporzione del moto , per la quale la cosa quanto pili 
si muove per suo corso naturale , tanto piìi si fa veloce , come in altra 
materia abbiamo provato ec. 

CAPITOLO XXIL 
Del medesimo. 

Il fiume dritto come sopra , sebbene in ogni grado di moto acqui- 
sta grado di velocità, nondimeno quanto più impedimento trova nel corso, 
tanto più si tarda , e fassi meno veloce . Ancor questo è manifesto per 
quello che altrove abbiamo provato, che la cosa che si muove per na- 
tura, per violenza, benché il moto sia lungo e veloce, quanto più 
contraddizione si oppone al suo corso, più si stracca, e più si larda. 

CAPITOLO xxm. 

Del medesimo. 

L' acqua de^ retti fiumi è tanto più veloce , quanto è più remota 
dall'argine, suo impedimento. Questo nasce dalle due passate, e si pro- 
va per la quarta di questo, che dice, dove s' impedisce il moto inci- 
dente, quivi nasce il moto riflesso, adunque se nell'argine si genera 
il molo riflesso, quale jier la ottava è più debole dell'incidente, l'ac- 
qua sarà tanto più veloce , quanto più remota dall' argine ec. 



3o2 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XXIV. 
Del medesimo. 

Il fiume con egual obliquità, dove più s'allarga, più si tarda. Que- 
sto si proverà mauifestameuie nella quarantuaesima dell'ottavo libro ec. 

CAPITOLO XXV. 

Del medesimo . 

Dove il fiume acquista subita larghezza d' argine si genera subita 
corrente; questo nasce per la sessantesima, che dice l'acqua che s'al- 
larga sì viene a bassar dì profondità , e perchè dove l' acqua cade 
nella più bassa, cade con maggiore impeto > e per conseguenza con mag- 
gior velocità . 

CAPITOLO XXVI. 

Del medesimo . 

Dove l' acqua si fa veloce , il suo impeto non lascia conoscere i casi 
di vari fondi. La ragione di questo è che il moto dell'acqua per es- 
sere successivo in ogni istante è mutato da quello , che era immediata- 
mente primo , e per questo appena l' occhio s'applica per osservare qual- 
che moto su il fondo , che quello è svanito dal sito , dove l' occhio lo 
mira ec. 

CAPITOLO xxvn. 

Del medesimo. 

Tanto si fa veloce il moto dell' acqua , quanto ella ha maggior de- 
clinazione . Questo nasce dalla quarta del primo , quale mostra che l'ac- 
qua non si muove , se ella non discende, adunque maggiormente si muo- 
verà dove avrà maggior discenso ec. 

. CAPITOLO XXVIII. 

Del medesimo. 

L'acqua quant'essa è più torbida, tanto è più veloce, perchè quanto 
più pesa e tanto più veloce, e per la ventesimaseconda del primo l'acqua 
torbida è più grave delle altre acque. 



LEONARDO DA VINCI 3o5 

CAPITOLO XXIX. 
Del medesimo. 

Quella parte dell"" acqua sarà più veloce e di maggior moto, che 
sarà più distante da quella parte che meno si muove . Questo si mo- 
stra per la natura del moto della quantità continua, quale , come mo- 
strano li filosoli , partecipa tanto più della condizione del termine, ad 
quem, quanto è più distante dal termine a quo, ed è converso ec. 

CAPITOLO XXX. 

Del medesimo. 

Quel fiume è di più veloce corso , che meo percosso ha il fondo 
essendo il fondo sodo, e di larghezza uniforme, ed è converso quello 
e più tardo, che più percosso ha il fondo. Provasi perchè mediante le 
maggiori percussioni nel fondo si causano maggiori bollori neir acqua, 
li quali ritardano la corrente. 

CAPITOLO XXXI. 
Del medesimo. 

Sempre tanto dopo gli obietti dell' argine , quanto dopo gli obietti in 
mezzo all'acque eminenti sopra la superficie, l'acqua si fa mea veloce, 
e si ritarda . Questo accade , perchè come si proverà nel quarto dopo 
tutti li sopra delti obietti si genera il moto reflesso circonvolubile, quale 
per la ottava di questo è più tardo , che il moto incidcute ec. 

CAPITOLO XXXII. 
Del medesimo. 

Corrono i fiumi quando sono dritti con molto maggior impeto nel 
mezzo della sua larghezza, che non fanno nelli loro lati. Poiché l'acqua 
percuoterà dalli lati de' fiumi con egual percussione, e trovando qualche 
parte del fiume più stretta essa balzerà inverso il mezzo del fiume, e 
faranno tali ondazioni infra loro nuova percussione ; onde di nuovo tor- 
neranno verso le rive egualmente, e quell'acqua di piramidale figura, 
che si rinchiude infra la prima percussione fatta nell'argine, e la seconda 



3o4 LEONARDO DA VINCI 

fatta nel mezzo del fiume, si larderà nella sua Lase, e vicino alla punta 
sarà veloce percotendo il fondo . poi si leverà eguale all'altezza dell'in- 
tersegazione , ma sempre sarà più veloce quella del mezzo , che quella 
che risalta (fig. a8. tav. 6.). 

CAPITOLO XXXIII. 

Se la corrente è più veloce di sopra o di sotto . 

La corrente è piìi veloce di sopra , che di sotto . Questo accade , 
perchè l' acqua di sopra confina con l' aria , che è di poca resistenza , 
per essere più lieve dell'acqua; e l'acqua di sotto confina con la ter- 
ra, che è di grande resistenza per essere immobile, e più grave che 
r acqua ; e per questo seguita , che la parte che è più distante ad esso 
fondo ha meno resistenza che quella di sotto , la quale confina con la 
terra, che è resistente ed immobile, e per conseguenza più veloce di 
sopra che di sotto . E provasi per la seguente qual dice , che li fiumi 
di egual fondo e larghezza , i quali ec. 

CAPITOLO XXXIV. 
Del medesimo. 

Li fiumi di egual fondo e larghezza , quali minano al loro fine , 
corrono più sopra che sotto. Questo si dimostra per la quarantesimaottava 
del primo, che dice, che se il piano della gocciola fosse obliquo, quanto 
l'una estremità è più alta, che il centro della sua base più che 1' equi- 
giacente, tanto più peso acquista di là dal centro; adunque li fiumi di x 
egual fondo e larghezza , minando al lor fine , corrono più di sopra 
che di sotto; perchè nel fine del fiume l'acqua di sopra è più veloce 
nel cadere che quella di sotto ; onde l' acqua superiore , che successi- 
vamente s' appoggia a quella , è necessario che sia di tal moto , quanto 
fu quella che è detta ec. 

CAPITOLO XXXV. 

Della potenza dell'acqua condente . 

L'acqua corrente è più potente di sopra che di sotto, e questo 
nasce dalle due ^recedenti , quali dicono la corrente essere più veloce 
di sopra che di sotto ec. 



LEONARDO DA VINCI 3o5 

CAPITOLO XXXVL 

Che la corrente ha meno rivoluzione di sopra che di sotto. 

L'acque hanno più rivoluzioni dalla mezza altezza in giù, che da 
essa mezza altezza in su , E questo per li raolti obietti che sono in fondo 
de' fiumi, e di sopra ve ne sono pochi, salvo gli obietti posti sopra al 
fondo , che superano esse acque ec, 

CAPITOLO XXXVIL 
Dove è maggior corrente di sopra che di sotto. 

L'acqua, che con declinalo movimento discenderà sopra globuloso 
fondo, fia di più veloce corso in superficie, che sotto. Provasi perla 
passata , perchè dove l' acqua ha maggiori rivoluzioni più si tarda ec. 

CAPITOLO XXXVIII. 

Dove è maggior corrente di sotto che di sopra. 

Li fiumi, che si muovono contro li corsi de' venti , fiano di tanto 
maggior corso di sotto che di sopra, quanto la sua superficie si fa più 
tarda, essendo sospinta da' venti, che prima. La ragione di questo sia, 
che essendo li fiumi di egual profondità e latitudine, di pari corso in 
su il fondo che in superficie ; necessaria cosa è , che la ricalcitraziune 
che fa il vento contro alle correnti superficie faccia quella tornare in- 
dietro, e non basta ad esse onde alquanto elevarsi in alto, che al fine 
cadendo entrano sotto l'altre, e vanno al fondo, dove trovando l'altra 
corrente s' accompagnano con essa ; e perchè l' argine non è capace di 
questa moltiplicazione, è necessario che esso fondale corso si raddop- 
pi, se non l'acqua verrebbe a levarsi molto fuori dagli argini del fiume. 
A sia r acqua della superficie, B viene ad essere l' acqua che corre so- 
pirà la superficie del fondo (fig. 2C). tav. 6). 

CAPITOLO XXXIX. 

Del medesimo. 

L'acqua, che con declinante corso ferirà per linea traversa sopra 
la piana superficie dell' altr'acqua, seguirà il principiato fondo per retta 

39 



3o6 LEONARDO DA VINCI 

linea sino al fondo > a facendosi coperchio della percossa acqua , farà 
maggior corso di sotto che di sopra . E questo accade perchè con tale 
declinazione acquista velocità e potenza; e con quella siegiie rincomin- 
ciato corso, insino a tanto che non sia consumato tale impeto (fig. 3o. tav. 6), 

C A P I T O L O XL. 

Dove la corrente è di egual velocità di sopra, e di sotto. 

Il moto fatto dall'acqua infra il fondo e la superficie sarà di e- 
gual velocità, se il fondo d'esso fiume fia dritto ed eguale in obliqui- 
tà e larghezza . Questo si dimostra , perchè dove non si genera il moto 
riflesso , ivi il moto incidente non si tarda, adunque se il fondo fia dritto 
senza globulenze, non vi si genera riflessione per la definizione del molo 
riflesso; qual dice: il moto riflesso è quello che nasce dalia percussione 
del moto incidente negli obietti particolari del fondo e dell' argine , e 
per conseguenza non si tarda , e cosi sarà eguale in velocità ec. 

CAPITOLO XLL 
Del medesimo. 

La corrente bassa è tanto veloce di sopra che di sotto; e la ra- 
gione è, che nella bassezza dell'acqua la superficie è tanto vicina al 
fondo, che sebbene l'acqua del fondo sii tarda, e la superficie veloce 
per sua natura , nondimeno per la contiguità la superficie partecipa del- 
la tardità del fondo , e l' acqua del fondo partecipa della velocità della 
superficie , in modo che restano eguali in velocità ec. 

CAPITOLO XLIL 

A conoscere se un acqua corra più di sotto , che di sopra . 

Di una bacchetta che sia di sopra infilata in baga , e di sotto in 
sasso , quella parte che avanza di sopra alla baga , se penderà in verso 
all' avvenimento dell' acqua , correrà 1' acqua più in fondo che di sopra, 
e se delta bacchetta penderà inverso il fuggimento dell'acqua, correrà 
il fiume più di sopra che di sotto; e se resta dritta la bacchetta, il 
corso sarà di pari velocità di sotto, e di sopra (fig. 3i. tav. 7.) 



LEONARDO DA VINCI 307 

CAPITOLO XLIII. 

Del medesimo . 

Se voi vedrete, dove in alcun luogo sopra la superficie, ed in al- 
cuno sono la superficie sia più veloce , geita acijua lima insieme eoa 
olio sopra 1' acqua corretile, ed avverti al fine del corso chi prima giunge, 
cioè se giunge prima l'olio, l'acqua corre più di sopra ciie di sotto, 
se giunge prima l'acqua lima, il fiume corre più di sotto che di sopra. 

CAPITOLO XLIV. 

Regola per giudicare li moti , e corsi de' fiumi . 

Se vuoi ben giudicare tutte le figure delli moti , e delii corsi del- 
l' acqua, vedi l'acqua chiara di piccola profondità sotto li raggi del 
sole, e vedrai mediarne esso sole tutte l'ombre, e tutti li lumi delli 
detti moti, e delie cose portale dall'acqua. 

CAPITOLO XLV. 

Perchè il moto dell' acqua , benché sia più tardo che quello 
dell' uomo , pare sempre più veloce. 

La ragione di questo è che se tu guardi al movimento dell'acqua 
l'occhio tuo non si può fermare, ma fa a similitudine deile cose ve- 
dute nella tua ombra quando cammini; che se l'occhio attende a con- 
templare la qualità dell'ombra, le festuche, o altre cose che sono con- 
tenute da essa ombra , paiono di veloce moto , e parerà che quelle 
siano più veloci a fuggire da detta ombra, che l'ombra a camminare ec. 

CAPITOLO XLVI. 

Dell' obliquità laterale de^ fiumi. 

L'obliquità laterali dell'acque dritte sono maggiori o minori, se- 
condo le maggiori o minori velocità. Questo si prova per la decimottava 
di questo, quale dice: l'acqua delli retti fiumi mai corre per retta li- 
nea; e per la ventesima, quale dice: l'acqua clie per drillo fiume discen- 
de sempre si muove per obliquo corso, e per la irentesimaseconda, quale 
dice: corrono i fiumi quando sono drilli con mollo maggior impelo nel 



. 3o8 LEONARDO DA VINCI 

mezzo, che dalli laii . Adunque l'inegualità, ed obliquità laterale del- 
l'acqua dritta nasce da maggiore, o minore velocità ec, 

CAPITOLO XLVII. 
Del moto de' fiumi. 

L'acqua di fondo ineguale fa contrari moti nella superficie e al 
fondo. Questo nasce per il moto riflesso dell'acqua percossa nell'inegua- 
lità del fondo ec. 

CAPITOLO XLVIII. 

Del medesimo . 

Dove si varia l' obliquità del fondo con eguale larghezza , si varia 
l'obliquità del corso e sua velocità. Questo si prova per la passata, 
perchè li moti contrari fatti dalla superficie al fondo, e dal fondo alla' 
superficie , dove occorrano , viene ritardala la corrente . 

CAPITOLO IL. 

DelV altezza e profondità dell'acqua. 

L'acqua mossa per egual larghezza e fondo, avrà tante varie gros- 
sezze, quante obliquità di fondo, dove corre. Poiché è manifesto, che 
l'acqua riempie qualsivoglia concavità del suo fondo prima che soprab- 
bondauie scorra ec. 

CAPITOLO L. 

Del medesimo. 

Dove l'acqua è piìi veloce, essa è di minor profondità; e cosi di 
converso sarà più profonda dove essa avrà minor moto , essendo per 
tutto il fiume di egual larghezza. Questo si prova per la quarantesima 
dell'ottavo che mostra, che il fiume dà transito in ogni parte della sua 
larghezza con egual tempo e eguale quantità d' acqua, essendo esso fiu- 
me di qualunque varietà si sia , o per larghezza , o per obliquità , o 
profondità , o tortuosità ec. 



LEONARDO DA VINCI 3ot) 

CAPITOLO LI. 

Del medesimo , 

L'acqua mossa per c£;;uale larghezza e fondo, quanto sarà più ve- 
loce in un luogo che nel!' altro , tanto proporzionatamente sarà più 
sottile. Provasi per la passata, che dice: dove l'acqua è più veloce, 
essa è di minor profondità , essendo il fiume di egual larghezza ec. 

CAPITOLO LII. 
Del medesimo. 

L'acqua che corre sopra eguale obliquità di fondo, quella avrà 
meno profondità che sarà di maggiore larghezza. Questo sìegue dalla 
sessantesima, qual dice, l'acqua che s' allarga, si viene ad abbassare di 
profondità ec. 

CAPITOLO LUI. 

Del medesimo. 

Il fiume, che corre di disugual corso, fa disuguale profondità e 
larghezza; la ragione è che quella parte del fiume, che si muove più 
veloce, causa il suo movimento da più declinante fondo; e dopo essa 
declinazione, l'acqua percola in quella parte, dove finisce detta decli- 
nazione , e leva la ghiara portata in alto , e fa contro il suo impeto re- 
sistente un argine, onde accade che l'acqua si fa piana infra il corso 
e l'argine e la superficie della sopravvegnente acqua fa impeto nella su- 
perficie dell'acqua piana; e così la superficie della sopravvegnente acqua 
trova resistenza nella superficie di quell'acqua di mioor colpo di lei, e 
subito si volta in traverso corso ec. 

CAPITOLO LIV. 

Segno della pi-ofondità del Jìume . 

Dove si vede monti sorgere nelle acque correnti ad uso di bollori, 
ivi è segno di gran profondità d'acqua, donde tali bollori risaltano dopo 
la percussione che fa l'acqua sopra del fondo, e per la velocità del 
suo balzo essa esce fuori , e penetra l' alir' acqua , e si volta in verso la 



3io ■ LEONARDO DA VINCI 

superficie dell' acqua , e quella passa con detti sorgimenti , onde acqui- 
stando peso giù ricade per ogni linea d' intorno al suo centro , e ri- 
ferisce di nuovo verso il fondo . 

C A P I T O L O LV. 

DelV acqua che corre sopra gran fondo , e suo moto. 

L' acqua che corre sopra gran fondo , s' ella non v' entra con colpo 
non va in fondo , onde quella del fondo fa poca mutazione , e però sta 
d'estate piti fredda, e d'inverno più calda cbe l'altra ec. 

CAPITOLO LVI. 

Del moto dell' acqua d'inegual larghezza. 

L'acqua che si trova d'innanzi alli luoghi stretti de' fiumi alza la 
sua superficie , e corre con furia per lo stretto , al fine del qual corso 
ripercote in quella di più tardo moto , la quale trovando alquanto di 
resistenza si muta in circolari movimenti , e ripercotendo le traverse ri* 
ve più s'allarga (fig. 3 a. tav. 7.). 

CAPITOLO LVII. 

Del moto dell' acqua che esce da disuguale larghezza, 
altezza di bocca . 

L'acqua che uscirà da disuguale larghezza, e altezza di tocca, 
il corso suo si piegherà, t batterà la riva dal lato della più bassa parte 
della sua uscita , e ripercossa la riva salterà dall' opposita parte con mi- 
nor furia. Diciamo, che la bocca AB (^fig. 33. tav. 7.) d'onde esce l'a- 
qua sia dall'Iato B alta braccia quattro, e dal lato A un braccio, e 
che la bocca stii sempre piena , perchè l' acqua declina sempre alli luo- 
ghi bassi, lei correrà inverso la parte bassa della bocca ec. 

CAPITOLO LVm. 
Proporzione del moto di due fumi. 

Di due fiumi dritti di egual larghezza ed obliquità, quello sarà più 
veloce , che sarà più profondo . Questo nasce , perchè 1' acqua più 



LEONARDO DA VINCI 3i i 

profonda è più alta , e dove è più alia ha minor resistenza del suo 
fondo ec. 

CAPITOLO LIX. 

Della profondità del fiume. 

L'acqua che si stringe si viene a profondare, e dove s'allarga, 
s'abbassa di profondità, essendo il fondo di eguale obliquità. Questo 
accade , perchè dove l' acqua si stringe , ella s' innalza per essere ritar- 
data dal suo corso, e dove s'allarga, trova maggior sito di quello 
eh' ess' acqua occupa , e cosi diffondendosi per quello spazio si viene a 
bassare ec. 

CAPITOLO LX. 
Proporzioìie del moto di due fiumi. 

Se due acque correranno per egual larghezza , profondità, ed obli- 
quità di fiume, da un principio ad un medesimo fine, con egual som- 
ma d'acqua, tale proporzione sarà infra loro corsi, qual fia quella del- 
la loro larghezza: questa nasce dalla "òj e 38 dell'ottavo, quali dicono: 
tanto quanto accrescerai larghezza del fiume , tanto si diminuisce la 
velocità, e tanto quanto diminuirai la larghezza accrescerai la velocità ec. 

CAPITOLO LXI. 

Del moto dell'acqua morta. 

Un cavallo uomo o altro, che cammini per acqua morta di mezzana 
profondila, farà ess' acqua sormontare con occupare assai del lido, dove 
esso animale con suo cammino si drizza. Questa ragione chiaramente si prova 
imperocché se tu farai un passo infra ess'acqua tu troverai ess'acqua fare un 
onda, la quale si drizza e muove verso il luogo, dove il camminante si 
drizza e non si ferma, che dà effetto al suo desiderio, ed occupa al- 
quanto della riva; il secondo passo fa un'altra onda, quale fa il simi- 
le effetto , e cosi il terzo , e tutti li suoi passi ognuno fa per se il me- 
desimo in modo tale che essa riva, che prima stava scoperta, si tro- 
va per molla via coperta dall'acqua; ed uscito che tu fia dall'acqua 
vedrai quella con veloce corso tornare al suo sito ec. 



3ia LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO LXII. 

Dell' acqua corrente per canale convesso, o concavo. 

Impossibile è che per canale convesso Inacqua corra con grossezza 
eguale , ancora che tale canale sia eguale in larghezza (fig. 34. tav. 7.). 

Possibile è che per canale concavo nella sua lunghezza l' accjua corra 
con egual profondità ec. 

CAPITOLO LXIII. 

Della proporzione del corso dell' acqua . 

Quanto più breve sarà il corso de' fiumi , tanto fia di maggiore ve- 
locità; provasi per la ventesiraasettima di questo, che dice: tanto si fa ve- 
loce il moto dell'acqua, quanto ella ha maggiore declinazione, e da 
questa ne siegue la conversa, tanto più tardo sarà il corso de' fiumi, 
quanto fia di maggior lunghezza ec. 

CAPITOLO LXIV. 
Del medesimo. 

L'acqua che da un principio si muove al fine, sarà tanto più tarda 
per arco che per corda, quanto è più lungo l'arco che la corda. Questa 
si prova per la passata. Ma dice qui l'avversario, che limoli proposti 
saranno fatti con cgual tempo; imperciocché sebbene l'acqua corre più 
tarda per A D ( fig. 35 tav. 7) che per A B, ella ristora il moto per D C, 
che è più repente che B G . Qui si risponde , che l' acqua D C è sottile 
e veloce , e l' acqua A D è tarda e più grossa . E sebbene giunge in 
fine dell'acqua in C dal D come in C dal B, quella del DC è tanto più 
sottile e meno acqua che quell' acqua che viene dal B , quanto la 
linea D C è meno obliqua che la linea C D ; sicché in pari tempo l'acqua 
DC è meno del BG. 

CAPITOLO LXV. 

' Scontw di due moti riflessi dell' acqua . 

Il corso del fiume ha due principali riflessi, uno delli quali è dal 
fondo alla superficie, e l'altro dall'una all'altra riva, e se essi si 



LEONARDO DA VINCI 3i3 

scontrano l'uno nell'altro, sempre l'impeto del percussore si congiunge al 
percosso, e se il percussore è di maggiore quantità che la cosa percossa, 
allora una parte della maggiore, che sia eguale a tutta l'acqua percossa 
rifletterà in dietro , e 1' altra seguirà il suo primo moto incidente, come 
si proverà da basso ec. 

CAPITOLO LXVI. 

Del moto ri/lesso dell'argine. 

Quanto meno curvo sarà l'argine, dove percuote 1' acqua incidente 
col primo salto, tanto il secondo salto fia più remoto dal sito, d'onde 
il primo si partì. Provasi per la quattordicesima che dice : quell' acqua 
nel suo rillettere sarà più veloce, che rifletterà per angolo più acuto, 
e per la quindicesima quel moto riflesso sarà più lungo, il quale si causa da 
più debole percussione, e quella percussione è più debole, la quale è cau- 
sata infra angoli più diversi . Diremo adunque che l'acqua (flg. 36 tav. 8 ) 
AB percuotendo nell'argine RBC nel punto B farà il secondo salto in 
D più remoto dal sito B, che non fa l'acqua EF percossa dall'argine 
SFG nel punto F, risaltando nel punto H, quanto l'angolo B è più 
acuto che l' angolo F ec, 

CAPITOLO LXVII. 

Dello scontro dell'acqua. 

La linea dell'acqua, che ha maggior movimento, rompe quella del 
minor moto , e sotto essa si ficca , e questo accade perchè nello scontro 
de' due gravi il meno potente dà luogo al più polente ec. 

CAPITOLO LXIII. 

Dell' entrata dell' acqua nel pelago , e suo fondo. 

Se l'entrata dell'acqua nel pelago (fig. 07, tav. 8.) sarà di figura 
circolare, la concavità del suo fondo sarà lunare, ricevendo la ghiara 
infra uno, o due corni di tal figura ec. 



40 



3i4 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO LXIX. 

Del medesimo. 

Delli fiumi che hanno il fondo più basso della superficie dell' acqua 
marina , non corre se non queil' acqua , che supera essa marina ; e 
questo si manifesta per la veniesiraasettima del primo, che dice: l' acqua 
a' eguale altezza non ha per se moto, per la conversa avrà moto quella 
che è d' altezza ineguale , con tanta maggiore o minore velocità , quanto 
r inegualità fia di maggiore , o minor differenza ec. 

CAPITOLO LXX. 

Del medesimo . 

L'acqua corrente torbida, s'ella nasce alta ed entra alta nel pe- 
lago, essa corre assai per l'altezza dell' incominciato impeto avanti che 
la si profondi, e mischi con l'altr' acqua. Provasi per la cinquantesimasesta 
di questo , qual dice, che 1' acqua corre sopra gran fondo, se ella noa 
ne entra con colpo, non va in fondo, e questo insintantochè duri l'im- 
peto del suo corso. 

CAPITOLO LXXL 

Del medesimo . 

L'acque correranno 1' una sopra l'altra ( fig. 38. tav. 8.) senza 
mischiarsi per lungo spazio, delle quali l'introito loro nel pelago è 
pili alto , e veloce 1' uno che l' altro , come si proverà a basso ec. 

CAPITOLO LXXII. 

Dell' acqua che percote l' altr acqua. 

L'acqua che con molta obliquità percote l' altr' acqua, quella che 
prima percote immediatamente si riflette e si tarda , e quella che so- 
pravviene la copre con sottile veste, e corre veloce sopra quella che pri- 
ma si tardò , e con lei poi si riflette , e si tarda nel medesimo sito del- 
l' antecedente ; e l' acqua che succede fa il simile sopra di lei , e così 
successivamente siegue suo corso (fig. 3g. tav. 9.). 



LEONARDO DA VINCI 3i5 

"capitolo Lxxni. 

Dell' acqua che passa per V altr' acqua. 

L'acqua che discenderà da P in H ( fig. 40. tav. g.) e risalterà in 
D, passerà sotto l' acqua morta M D senza mischiarsi con lei, e portar- 
ne seco parte alcuna; l'acqua che discende da P in K risalterà in D, 
senza lasciarne di se parte alcuna K , essendo tutta la larghezza di tal 
corso eguale . 

CAPITOLO LXXIV. 

Del medesimo. 

L'acqua che caderà da M in H (fig. 4«. tav. 9. ) porterà con seco 
l'acqua, che cade dal K in II ]>er il moto riflesso HN, il che non fa- 
rebbe, se la percussione che fa KH sopra il fondo non rompesse il cor- 
so dell'acqua MH ec. 

CAPITOLO LXXV. 
Del medesimo. 

Dimando se il corso di due linee d' acqua nel traversarsi nel mez- 
zo , o in parte de' corsi de' fiumi s'intraversano per il passare l' una per 
l'altra, o l'una sopra l'altra, o dopo la percussione, o ciascuna rim- 
balzi in dietro (fig. 42. tav. 9,). Certo in dietro balza, perchè impos- 
sibile è che due corpi passino l' uno per l' altro . Ma poiché le due ac- 
que fiano insieme percosse, esse s'allargheranno nel contatto; e poiché 
fiano percosse si verrebbono a partire con egual distanza dal centro della 
percussione, e quella pane che \a in su seguita sua natura, e l'altra 
parte sotto al centro , che vorrebbe andare ia giù , non potendo , cre- 
sce quello di sopra ec. 

CAPITOLO LXXVI. 

Dello scontro dell' acqua . 

Delle due acque di qualunque grossezza siano, scontrandosi insie- 
me, sempre il contatto fia di eguale grandezza; e questo è manifesto, 
altrimenti seguirebbe, che data, verbi grazia y una minore grossezza 



3i6 LEONARDO DA VINCI 

d'acqua suLdiipla all'altra, se nel contatto non fossero eguali, che fosse 
maggiore o minore della sua propria quantità. Diciamo adunque che, 
se la maggiore è un braccio, e la minore un mezzo, la minore noa 
perente la maggiore , se non nella sua metà , e cosi la maggiore per- 
cote la minore colla sua metà ec. 

CAPITOLO LXXVII. 

Del medesimo . 

Infra due acque di pari potenza, e d'ineguale grossezza che s'in- 
contrano insieme, la minore di quantità sarà più veloce, e questo nasce 
per la passata; perchè la minore con tutta la sua potenza percote la 
maggiore, se non in tanta parte, quanto è essa minore; ed essa mag- 
giore nella percussione è tanto di minor potenza , quanto ella supera in 
quantità la minore, e per questo la minore sarà di maggior potenza 
e Telocilà ec. 

CAPITOLO LXXVIII. 

Del medesimo . 

Se di due acque l'una scontrandosi con l'altra fia di doppia poten- 
za, e di doppia quantità all'altra, il loro contatto fia eguale in poten- 
za e quantità . Provasi per le due passate . Perchè se la quantità e 
potenza è dupla , deve essere il contatto della maggiore con la metà 
della sua quantità e potenza , e per conseguenza deve essere eguale . 

CAPITOLO LXXIX. 

Del medesimo . 

Delle due acque d'ineguale grossezza scontrandosi insieme, quella 
pane della maggiore , che non cade in contatto , sormonta e passa scor- 
rendo per la retta linea del suo moto . E questo accade, perchè tal parte 
d'acqua non riceve alcuno impedimento o percussione, che la ritardi e 
rifletta indietro. 



LEONARDO DA VINCI 3i7 

CAPITOLO LXXX. 

Del medesimo . 

Dove l'acque si congiiingouo , ivi il vicino moto che siegue fia 
tardo ; e questo accade per essere il moto riflesso più tardo dell' inciden- 
te , e dove l'acque si congiiingono, ivi si geuera il moto riflesso. 

CAPITOLO LXXXI. 

Del medesimo . 

Delle due acque d'egnal grandezza, moto e potenza scontrandosi 
insieme, sempre l'angolo delia riflessione dell'' una fia eguale alla rifles- 
sione dell'altra. Questo è manifesto, altrimenti l'una sarebbe più po- 
tente dell' altra , per quello che è dettto di sopra ec. 

CAPITOLO LXXXIL 

Della velocità del Jiume , 

Li fiumi di pari nascimento, che scorrono per egual pianura con 
eguale larghezza d'argine, e corrono ad un medesimo fine, quello che 
fia di più torto cammino, sarà di più tardo movimento; e quanto la 
larghezza del dritto finme entra nelle torture dell' altro , tanto fia di 
più veloce corso di lui . Questa è chiara per quello che è detto nel- 
la sessantesimaquarta e sessautesimaquinta di questo. 

CAPITOLO LXXXm. 
Del medesimo. 

Dove r acqua s' incontra in qualche obietto , o scoglio sott' acqua , 
ivi si fa più veloce, perchè s'alza e acquista peso. 



3i8 

LIBRO TERZO 

DEL L' ONDA DEL L' ACQUA 

CAPITOLO T. 
Dove non si genera onda neW acqua . 

L' 
acqua che si muoverà infra argine e fondo dritto e polito non 

farà onda di nessuna sorta . Quel che è detto accade , perchè onda non 
si genera , se non per moto riflesso , come si dirà , e il moto riflesso 
nasce dalla percussione del moto incidènte , il quale è fatto nell' obietto 
particolare del fondo , o dei lati del canale ; e se in essi luoghi non sa- 
ranno obietti particolari , per quel che si è detto , non si genera onda 
alcuna ( fig. 43. tav. io.). 

CAPITOLO II. 

Dove si genera onda nell'acqua. 

U onda non si genera , se non dove si trova il molo riflesso. Quel 
che è detto accade , perchè l' onda non si genera , se non mediante qual- 
che percussione come dirò nella sua definizione; e dove si fa percussione 
nell'acqua, ivi si genera moto riflesso; adunque l'onda non genera, se 
non dove si trova il moto riflesso . 

CAPITOLO III. 

Che cosa è l'onda dell'acqua. 

L'onda è impressione di percussione riflessa dell'acqua, la quale 
sarà maggiore o minore a proporzione della maggiore o minore per- 
cussione ec. 



LEONARDO DA VINCI 619 

CAPITOLO IV. 

Dell* impj'cssione fatta nelV acqua . 

Ogni impressione dell'acqua si mantiene per lungo spazio, e tanto 
più , quanto è più veloce ; perchè sarà tanto più [veloce , quanto sarà 
cagionata da maggior percussione , o vero impeto . 

CAPITOLO V. 

Quale impressione dell' acqiux sia pia permanente . 

L'impressione de' moti dell'acqua fiano più permanenti^ dove l'acqua 
portata dall' impeto entra in pelago di più tardo moto , e cosi di con- 
verso , r impressioni de' moti dell' acqua fiano meno permanenti , dove 
l'acqua portata dall' impeto entra in pelago di più veloce moto . E questo 
accade , perchè l' impelo viene ritardato , e si distrugge dove trova im- 
pedimento , quale si trova nell' acqua di più veloce molo , e non tanto 
neir acqua di più tardo moto ec. 

CAPITOLO VL 

Dell* impressione dell' acqua infra U aria . 

L' impressioni fatte dall' acqua infra 1' aria si distruggono nel primo 
moto che esse fanno inverso la terra, perchè l'impeto si consuma nel 
moto naturale , che si genera nell' acqua infra 1' aria . 

CAPITOLO VII. 
Dell' impressione dell'acqua infra l' acqua > e infra l'aria. 

L'impressioni de' moti fatti dall'acqua infra l'acqua sono più per- 
manenti che l'impressioni che essa acqua fa infra l'aria. E questo 
accade , perchè l' acqua infra 1' acqua non pesa , come è provato nel 
primo , ma solo pesa l' impeto , il quale muove ess' acqua senza peso in- 
sino che esso impeto si consuma ec. 



5ao LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO Vili. 

DeW impeto dell' acqua . 

L' impeto è molto più veloce che l' acqua ; perchè molte sono le 
volte che l'onda fugge il luogo della sua creazione, e l'acqua non si 
muove dal sito . A similitudine dell' onda fatta il Maggio nelle biade 
dal corso de' venti , che si vede correre l' onda per le campagne > e le 
biade non si muovono dal loro sito ec. 

CAPITOLO IX. 

Del medesimo . 

Alcune volte sono più veloci l' onde che il vento , e alcuna volta 
il vento è molto più veloce dell' onda . E questo provano li navigli nel 
mare nell'onde più veloci che il vento; poiché può essere che l'onde 
siano concitate da gran venti ; e che il vento sia levato , e l'onda ab- 
bia riservato ancora grande impeto ec. 

CAPITOLO X. 

Del medesimo . 

L''onda, o vero l'impeto dell'onda osserva la sua linea infra l'onda 
immobile fatta nella grandissima corrente dell'acqua, non altrimenti che 
si faccia il raggio solare nel corso de' venti ec. 

CAPITOLO XL 

Del medesimo. 

L'onda dell'impeto alcuna volta è immobile nella grandissima cor- 
rente dell'acqua, e alcuna volta è velocissima, cioè nelle superficie del- 
l' acque morte ; perchè una percussione sopra dell' acqua fa più onde ec. 

CAPITOLO xn. 

Perchè il moto dell' impressione dell'acqua penetra l'uno l'altro 
senza mutazione della loro prima figura . 

Se getterai in un medesimo tempo due piccole pietre alquanto di- 
stanti l'una dall'altra sopra un pelago d'acqua senza moto, tu vedrai 



LEONARDO DA VINCI 3ai 

causare intorno alle dette due pietre due separale quantità di circoli, 
le quali quantità accrescendo , vengono a scontrarsi insieme ; domando , 
se r un cerchio nello scontrarsi con suo accrescimento nell' accrescimento 
dell'altro, esso entra nella sua onda penetrando l'onda dell' altro . Co- 
me passa N in G nel medesimo tempo, che N passa in D (fig. 44- lav.io.) 
Ovveramente se tali loro percussioni risaltando in dietro infra eguali 
angoli . Come se C entrando in N saltasse in D ; e cosi D percotendo 
in N risaltasse in C. Questo è bellissimo quesito, e sottile. Al quale 
rispondo, che se il moto dell' impressione dell'acqua fia accompagnato 
col moto della medesima acqua , come occorrerebbe ; se i circoli fossero 
cagionati da grandissime percussioni, non è dubbio che, ivi creandosi 
nuovo moto riflesso per la percussione dell'onda, si cagioni ancora 
nuova impressione in modo, che le prime restano distrutte, e così 
C entrando in N , non risalta in D ; né D percotendo in N, risal- 
ta in C ; ma se il moto dell' impressione dell' acqua fia solamente 
accompagnato dall'impeto, e non dal moto della medesima acqua, di- 
co che i\ passa in C nel medesimo tempo che N passa in D. E la ra- 
gione è , che benché ivi apparisca qualche dimostrazione di movimen- 
to, l'acqua non si parte dal suo sito; perché l'aperture fatte dalle pietre 
subito si rinchiusero , e quel moto fatto dal subito aprire , e serrare 
dell' acqua fa in lei un certo riscotimento , che si può piuttosto diman- 
dare tremore che movimento. E che quello io dico li si faccia più ma- 
nifesto, poni mente a quelle, ferbuche , che per loro leggerezza stanno 
sopra l'acqua, e vedrai, che per l'onda fatta sotto loro per l' accresci- 
mento di circoli, non si partono però dal loro sito; essendo adunque 
questo tale ribenlimento di acqua più tosto tremore che movimento , 
uou si possono più incontrarsi, rompersi l'un l'altro, perché avendo 
l'acqua tutte le sue parti di una medesima qualità, é necessario che le 
parti attacchino esso tremore l'una l'altra senza mutarsi dal loro luogo; 
perchè stando l'acqua nel suo sito, facilmente può pigliare esso tremore 
dalle parti vicine, e porgerle alle altre vicine, sempre diminuendo sua 
potenza insino al fine . E perché in lutti i casi del moto dell' acqua è 
gran conformità coli' aria, io allegherò per esempio l'aria, nella quale 
benché le voci, che la penetrano, si patinilo con circolari movimenti 
dalle loro cagioni, niente di meno li circoli mossi da diversi principii 
si scontrano insieme senz' alcun impedimento, e penetrano e passano l'un 
l'altro mantenendo sempre per centro le loro cagioni. 



322 LEONARDO DA VL\CI 

CAPITOLO XIIL 

Del moto riflesso dell' onda . 

Il moto dell'acqua Infra l'acqua muta tanti corsi riflessi per qua- 
lunque verso , quanti sono li obietti vari in obliquità , che ricevono il 
moto incidente di tale acqua ec. 

CAPITOLO XIV. 

Degli obietti dell' acqua , 

Sono gli obietti dell' acqua di tre sorta , cioè o acqua percossa dal- 
l' acqua, obietto piegabile, o stabile ec, 

CAPITOLO XV. 

Della percussione dell' acqua negli obietti . 

L'acqua che percote negli obietti, alcuna volta risalta assai, al- 
cuna volta poco, e alcuna volta discende; e questo nasce dagli obietti 
stretti o larghi , o dalla discesa maggiore o minore d' innanzi ad essi 
obietti , o dalla corrente più o meno potente che percuote tali obietti . 

CAPITOLO XVI. 

Della potenza dell' acqua nella percussione degli obietti . ^\ 

L'acqua, che corr'^rà per il canale d'egual latitudine e profon- 
dità, fia di più potente percussione nell'obietto che se gli oppone, per- 
chè tutti gli elementi fuori del loro naturale sito desiderano ad esso 
sito ritornare (e massime foco, acqua e terra), e quanto esso ritorna 
Ca fatto per via più breve, tanto fia essa via più dritta, e quanto più dritta 
via fia maggiore la percussione nella sua opposizione . Adunque perchè 
le linee dell'angolo EMN (fig. 4^. tav. io.) sono più dritte, che le 
linee dell'angolo A GB, maggior fia la percussione, che riceverà la 
cosa posta nella punta dell'angolo M, che quella dell'angolo C. Que- 
sto medesimo efleito farà il vento,. che corre per le strade di eguale 
larghezza. Onde vedrai, che se metterai un legno nell'angolo M, l'a- 
qua percossa in detto obbietto si leverà assai molto toccando con il suo 
risaltamento la cosa opposta per la sua altezza. E se metterai detto legno 



LEONARDO DA VINCI 5a3 

nell'angolo C l'acqua percossa in delta opposizione risalterà assai meno. 
E se tu mi dicessi, che la linea XF è lauto più lunga, che la linea 
ZF; la quale secondo che mi mostri nella .... del secondo, quanto più si 
muove per suo naturale corso fia più veloce. In quanto a questo non li si 
negherà la data allegata ragione. Ma bene sopra essa si dimostrerà la 
ventesimaseconda del medesimo secondo, che il fiume dritto, sebbene in 
ogni grado di molo, acquista grado di "velocità quanto più contraddi- 
zione s'oppone al suo corso più si stracca, e più si tarda. Se adunque 
la linea XF pervenuta in F avrà trovato tanti intraversamenti de' corsi 
d'acqua vegnente, ovvero risaltata dall' opposita riva, verrà a indebo- 
lire tanto il suo corso, che non sarà più polente percussione quella della 
linea XF che l'altra della linea ZF. Che sia vero fanne la prova, ed 
opponendo qualche cosa al suo corso, vedrai l'acqua . risaltare per la 
linea della lunghezza della cosa opposta , stante dritta . E se fosse più 
polente la linea XF che la linea ZF, l'acqua dopo la percussione ri- 
salterebbe inverso la riva DQ e non risaltando più in qua, che in là- 
adunque le forze delle linee XF e QF, e le loro percussioni sono in- 
fra. loro eguali ec. 

CAPITOLO XVII. 

Del medesimo . 

Se due acque correnti per due canali con eguale larghezza e pro- 
fondità , e di disuguale longitudine concorreranno ad un medesimo o- 
biello , la risaltazione della parte dell'acqua del canale più lungo dopo 
la sua percussione caderà sopra la parie del "canale di minor longitu- 
dine . Provasi per la veniesimaprima del secondo , che dice : // fiume 
dritto con eguale larghezza , e profondità in ogni grado di moto ac- 
quista velocità, e per la sessaniesimaotlava del medesimo, che dice: 
la linea dell acqua che ha maggior mo^nmento rompe quella del mi- 
nor moto, e sotto essa si ficca (fìg. /jb". lav. io). Dico adunque che 
l'acqua del canale AB più lungo, e per conseguenza più veloce, con- 
correndo nell'obietto B con l'acqua del canale 'CB d'eguale larghezza 
e profondità , ma di minor lunghezza , e per conseguenza di minor po- 
tenza, dopo la percussione si volterà sopra la parte dell'acqua CB, e 
cosi abbiamo provato l' inienlo ec. 



3a4 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XVIII. 

Qual acqua sia pia potente nella percussione degli obietti . 

L' acqua torbida Ca di molto maggior percussione neli' opposizione 
del suo corso, che non fia l' acqua chiara. Provasi per la venlesimaseconda 
del primo, qual dice l'acqua torbida è più grave delle altre acque, e 
per la vetitesimaottava del secondo qual dice: quanto V acqua è più 
torbida, tanto è più veloce , e perchè, come altrove si è provato, in- 
fra li corpi di egual molo e grandezza , quello che fia di maggiore 
ponderosità darà di se maggior percussione nella cosa controposta al 



suo corso 



CAPITOLO XIX. 

Che l'onda n^ai è sola. 



L' onda mal è sola , ma mista di tant' altre onde , quante sono- le 
iialità che ha l'obietto, dove tal onda si genera. Questa nasce 



meg 

dalla definizione dell' onda ec 



CAPITOLO XX. 

Del moto dell' ónda . 



L* onda avrà maggiore o minor moto , quanto la sua percussione 

à causata da maggiore • o minore cosa. Perchè l'acqua è flessibile, 

e penetrabile per qualunque cosa la percote ec. 



sarà 



CAPITOLO XXL 

Del medesimo . 

Tanto fa a muoversi l'onda contra all'altra, quanto a muoversi 
r un' onda per se nell'acqua immobile. Questa è manifesta per la dodi- 
cesima, e provasi ancora per l'ottava, che dice, molte sono le volte che 
r onda fugge il luogo della sua creazione , e 1' acqua non si muove di 
sito. ec. 



LEONARDO DA VINCI 3»5 

CAPITOLO xxn. 

De l medesimo . 

L'onda non può imraediaiamenie terminare il sno moto, e consu- 
marsi. Provasi perchè l'onde de' fiumi rompono contro alla loro corren- 
te, e quelle del mare contro l'acqua riflessa dal lido; adunque l'ac- 
qua non può iraraediatamcnie consumare la sua onda , perchè nel cadere 
r acqua dal colmo dell' ofida , rinuova velocità , potenza e moto ec. 

CAPITOLO XXIII. 
Del medesimo. 

Sono l'onde dell'acqua di due principali moti; delli quali il pri- 
mo è fatto dal molo dell' acqua di superiore obliquità con la percus- 
sione nell'obietto, ed il secondo è fatto dall'acqua percossa dall'onda 
dell'aria sopra l'acqua di eguale altezza. Ma la prima ha due moti con- 
trari nella sua altezza , de' quali l' uno è nella base sua , e l' altro nel- 
la cima ec. 

CAPITOLO XXIV. 
Del medesimo. 

Molte onde si possono generare fra la superficie al fondo di una 
medesima acqua in un medesimo tempo , le quali siano voltate a vari 
aspetti. Provasi perchè, se 1' onda è impressione di percussione reflessa, 
ogni percussione dell' acqua in qualche obietto si volta a diversi aspet- 
ti , cioè in su , in giù , di qua , di là , più in su , più in giù , più di 
qua , più di là ; adunque diverse onde si possono generare nel modo 
già detto . 

CAPITOLO XXV.. 

Del medesimo . 

Cade r acqua per qualunque linea del colmo della sua onda. Que- 
sto accade perchè l'acqua con la sua onda sorge infra l'aria, e viene 
per qualunque aspetto ad essere circondata da essa aria ; e per conse- 
guenza per qualunque aspetto ella ha declinazione; adunque cade l'acqua. 



5i6 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XXVI. ^^ 

Del medesimo . 

L'acqua cadente dal colmo della sua onda più si muove veloce, 
dove tal caduta è più obliqua. Provasi per la ventesimasciiima dei se- 
condo qual prova, che l'acqua tanto si fa più veloce , quanto ha mag- 
gior declinazione . 

CAPITOLO XXVII. 

Del medesimo . 

L'acqua cadente dal colmo della sua onda più si rompe in ischia- 
ma, dove ella trova più resistenza .. Provasi , perchè la schiuma per ìa 
quarantesimaquarta del quinto si causa dall'aria rinchiusa sotto alla su- 
perficie dell'acqua, e perchè l'onda dove trova maggior resistenza più 
s' alza, e cadendo, maggior quantità d' aria chiude sotto di se, adunque 
l'acia cadente ec. . 

CAPITOLO XXVIII. 

Del medesimo . 

L' onde rompono contro il corso del fiume , e non mai per il versò 
del suo corso. Provasi: cade l'acqua per qualunque linea dal colmo 
della sua onda, e più si muove veloce, dove tal caduta è più obliqua, 
e più si rompe in ischiuma, dove ella trova più resistenza, come si è 
dimostrato nelle tre passate; adunque per quello che è detto ronde" 
rompono contro al corso del fiume , e non mai per il verso del suo corso; 
peFchè l'acqua cadente sopra l'acqua corrente non può generare balzo 
sopra la cosa che fugge, come si è det-to nel quinto, e non riceve per- 
cussione, ma dall'opposta caduta verso il corso dell' acqua. L'acqua ca- 
dente dall'onda verso il corso del fiume non trova l'acqua che fugga 
tal percussione, ma trova l'acqua che fa incontro a tale caduta; onde 
essendo la caduta dell'onda di quattro gradi di velocità , e l' acqua che 
le viene incontro di quattro altri gradi di velocità , viene la percussione 
dell' onda ad essere fatta iu otto gradi di velocità , e però l' onde dei 
fiumi rompono contro alla loro corrente . 



LEONARDO DA VINCI Zty 

CAPITOLO XXIX. 

Dell' onda nel niai'e , e suo moto . 

L'onda del mare rompe contro l'acqua che refugge dal lido, ove 
è percossa, e non contro al vento che la spinge; perchè come Odetto 
l'onda più si rompe dove ella trova più resistenza ec. 

CAPITOLO XXX. 
Del medesimo. 

Quanto più alte sono l' onde del mare dell' ordinaria altezza , della 
superficie della sua acqua , tanto più bassi sono li fondi delle valli in- 
terposte infra esse onde . E questo è perchè le gran cadute delle grandi 
onde fanno grandi concavità di valle . 

CAPITOLO XXXI. 
Del medesimo. 

La valle interposta infra le onde* è più bassa che la comune su- 
perficie dell'acqua. Questa è manifesta per la passata, e l'esperienza 
ce lo dimostra , come si vede nell' acqua che ricade a riempire li luo- 
ghi percossi dalle cadute dell' acqua ec. 

CAPITOLO XXXII. 

Del medesimo . 

In un medesimo tempo si muoverà sopra l' onda massima di un pe- 
lago innumerabili altre onde , le quali si muovono per diversi aspetti . 
Provasi per la iS di questo, qual dice: cade l'acqua per qualunque li- 
nea dal colmo della sua onda ec. 

CAPITOLO xxxm. 

Del medesimo. 

L'onda massima è vestita d' innumerabili altre onde, che si muo> 
vono a diversi aspetti, come si è detto nella passata; ma quelle lauto 



^28 LEONARDO DA. VINCI 

più, meno si profondano, quanto esse da maggiore o minore poten- 
za nascono . Perchè quanto maggiore fia il peso dell' acqua dell' onda 
massima, tanto maggiore potenza è quella che spinge l'onde minori. 

CAPITOLO XXXIV. 

Del medesimo. 

Per la passata ne siegue , che l' onda massima si veste di varie on- 
de , le quali si muovono in tanti vari aspetti , quanto furono vari li Ino- 
ghi d'onde essi si divisero ec. 

CAPITOLO XXXV. 

Del medesimo . 

Le tre onde del mare , le quali seguitano 1' una all'altra, sono fatte 
vicino alla riva, e la prima ridette nella succedente, e la accresce; ed 
essa succedente riflette nella terza, e l'accresce. Ma qui è da dubitare 
per r avversario , che dirà successivamente l' un' onda avrebbe da riflet- 
• tere nell' altra . E a questo si risponde , che queste tre o:ide non sono 
generate in un medesimo sito ; adunque la prima reflessione non giunge 
alla seconda onda, e la seconda reflessione non giunge alla terz'onda ec. 

CAPITOLO XXXVL 
Del medesimo . 

Noi vediamo il mare mandare le sue onde verso la terra , e ben- 
ché l'onda che termina colla terra sia l'ultima delle compagne, e sia 
sempre scavalcata e sommersa dalla penultima, nondimeno la penulti- 
ma non passa di là dall' ultima, anzi si sommerge nel luogo dell'ultima. 
Essendo cosi sempre questo sommergimento in continuo moto , dove il 
mare confina colla terra è necessario che dopo quella sia un contrario 
moto in su il fondo del mare , e tanto ne torni di sotto inverso la ca- 
gione dèi suo movimento , quanto esso motore ne caccia da se della parte 
di sopra ec. 



OIJ.TI Ì2 »d3 %9lwo s>iJl<i 



LEONARDO DA VINCI Sag 

CAPITOLO xxxvn. 

Dell' alt f zza e bassezza dell'onde. 

L'onda sarà più alta, dove il corso dell'acqua terniÌDa con mag- 
gior impelo. Perchè dove trova tale impeto l'acqua più si ferma, e do- 
ve l'acqua corrente si ferma e ritarda più s'alza, 

CAPITOLO XXXVIII. 

Del medesimo . 

L'onde de'finmi che concorreranno contro li corsi de' venti fiano di 
maggior eminènza che l'altre, e questo accade perche il vento accresce 
maggior impeto ; e per la passata , dove il corso dell' acqua termina con 
maggior impeto, l'onda sarà più alta ec, 

CAPITOLO XXXIX. 
Del medesimo. 

Se per la seconda del sesto quella cosa che fla più causa di rom- 
pere la rettitudine del cominciato corso dell'acqua fia più da essa acqua 
consumalo e rimosso; adunque noi diremo, che se l'aria fosse causa 
di rompere la rellitudine dell'elevazione dell'onda, che essa sarebbe 
consumala do tale percussione di acqua. Ma tale aria non è causa di 
rompere tal corso, anzi solo n'è causa il peso che acquista l' acqua per 
uscire dal suo elemento, e si tarderebbe in tal sito, se ella fosse quan- 
tità discreta, ma per essere di quantilà continua, egl'è necessario, che 
r un' acqua spinga, e l'altra tiri per essere congiunte ec. 

CAPITOLO XL. 

Del moto dell'onda li flesso. 

L'onda ha moto riflesso, ed incidente; il moto riflesso è quello che 
sì fa nella generazione dell'onda, dopo la percussione dell'obietto, ri- 
saltando ed elevandosi l' acqua verso l' aria , nel qual moto l' onda a- 
equista la sua altezza ec. 



4> 



35o LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XLI. 

Del moto incidente dell' onda . 

11 molo incidente dell' onda è quello che fa l' onda dal colmo del- 
la sua altezxa all' infimo della sua bassezza > quale non è causata da 
alcuna percussione , ma solo dalla gravità acquistata dall' acqua fuori d«I 
suo elemento ec. 

GAPITOLO XLIL 

Quale onda sarà di maggior potenza. 

Quell'onda sarà di maggior poteuza, quale sarà di maggior \elo- 
cilà, uon intendendo maggior potenza, per maggior quantità d'acqua ec. 

CAPITOLO XLin. 

Della 'velocità dell' onda . 

L'acqua che si muove nel comporre dell'onda, tal velocitasi tro- 
vera avere alla sua elevazione , qual fia quella della sua declinazione ; 
e tale fia nel mezzo dell' infima bassezza, quale quella della somma sua 
altezza , e se non fosse di pari moto , non sarebbe di pari profondità e 
larghezza , e se ella pur fosse di eguale larghezza e profondità , e non 
d'eguale moto, essa comporrebbe grande altezza nel luogo ove più si 
tardasse ec. 

CAPITOLO XLIV. 
Del medesimo. 

Se l'acqua fosse quantità discreta, come ella è continua, il moto, 
che ella fa infra le somme altezze e bassezze delle sue onde , sarebbe 
disuguale ; imperocché quella parte che montasse in ogni grado di mo- 
to acquisterebbe grado di tardità , in modo che nella somma altezza sa- 
rebbe nella somma tardità , e poi nel discendere in ogni grado di moto 
acquista grado di velocità, onde nell'infima bassezza acquista maggior 
moto , ondo la posizione che termina il discenso è quella clie riceve de- 
trimento, e quella che termina la sua altezza, la sua elevazione non ha 
lesione alcuna . Ma se la quantità è continua, come iu elleito è, ha moti 



LEONARDO DA \TXCI 33 1 

eguali, essendo il suo fiume di eguale larghezza e profondità; perchè 
essendo insieme luua congiunta , egli è necessario che in ogni parte del 
suo molo ogni parte tiri e sia tiratala, e sospinga e sia sospinta, ov- 
vero cacci e sii cacciata ; e questo è necessario essere con egual moto 
e con egual potenza; e se così non fosse l'acqua più moltiplicherebbe do- 
ve più si tardasse, e mancherebbe dove più si muovesse ; il che renderebbe 
falsa la trentcsimanoua dell' ottavo qual dice: il moto d'ogni fiume con 
egual tempo dà in ogni pano delia sua lunghezza eguale peso di ac- 
qua ec. 

CAPITOLO XLV. 

Del medesimo . 

Il lato dell' onda nel moto incidente è veloce , ed il fine del moto 
riflesso è tardo . Provasi per la oliava del secondo qual dice , che il 
moto inciderne è più potente che il suo molo riflesso ec. 

CAPITOLO XLVI. 

Del medesimo . 

Il moto della valle dell'onda è veloce, ed il culmine dell'onda è 
tardo . Questa seguila dalla passata , perchè il moto della valle dell' on- 
da è incidente , e quello del culmine è reflesso ec. 

CAPITOLO XLVJL 
Del medesimo. 

Quanto l'onda è più alta tanto il moto del fiume della sua cadn- 

ta fia più veloce . Provasi per la ventesimaseiiima del secondo dove si 

dice: tanto si fa più veloce il molo dell'acqua, quanto ella ha mag- 
giore declinazióne ec. 

CAPITOLO XLVIII. 

Del medesimo . 

Giunte insieme le maggiori , e le minori tardità dell' onde , cioè 
dell'onda in se con le velocità de' suoi lali^ e tardità del suo colmo, 



332 LEONARDO DA VINCI 

essa si fa eguale al comun corso del suo fiume. Provasi per la quarantesima 
dell'ottavo, qual dice, che il fiume dà transito in ogni parte della sua 
larghezza con egual tempo a egual quantità d' acqua , essendo esso fiu- 
me di qualunque varietà si sia ; adunque non può l' onda essere più ve- 
loce del comun corso del suo fiume, perchè darebbe maggior quantità 
d' acqua in una parte del fiume che nell' altra . 

CAPITOLO XLIX. 

Della penetrazione d'un! onda colV altra . 

Benché tutte l' impressioni delle percussioni fatte sopra dell' acqua 
possono penetrare l'una l'altra, senza distruzione loro, come è provato 
di sopra; mai l' un' onda penetra l'altra, ma solo si riflettono dal luo- 
go delle loro percussioni . Questo si prova per la settantesimaotiava del 
secondo che prova, che di due linee d' acqua incontrandosi, ciascuna rim- 
balza indietro ec. 

CAPITOLO L. 

Del medesimo . 

L* onde di qualunque grandezza esse si siano , nell' urtarsi insieme, 
il contatto dell'una e dell'altra fia di egual grandezza. Provasi per- 
chè se è vero, che d' ogni cosa la parte rattiene in se della natura del 
lutto, necessità vuole che l'onde quali sono parte dell' acqua, scontran- 
dosi insieme, il loro contatto fia di eguale grandezza, come dissi del- 
l'acqua nella settantesima del secondo ec. 

CAPITOLO LL 
Del medesima) , 

'Delle due onde d' ineguale altezza , scontrandosi insieme la parte 
più alta dell'una che non cade in contatto coli' altra, sormonta e va 
dritto. E questo perchè non trova alcun ipipedimeuto ec. 



LEONARDO DA VINQ 333 

CAPITOLO LIL 

Del moto dell'onda creata per la percussione dell'acqua 

sopra il fondo . 

L'onda creata dalla percussione dell'acqua sopra ti fondo farà op- 
posilo moto di sotto a quel di sopra.; questa si manifesta per la .... del 
quarto ec. 

.CAPITOLO LUI. 

Dell' onda del mobile gettato nell'^acqua morta . 

Il sasso gettato nell' acqua morta farà eguale circolazione di mo- 
lo , essendo l'acqua di eguale profondità, perchè in tal caso non vi si 
trova alcuna sorte d'impedimento, qual facci, che li suoi circoli non 
fiano equidistanti dal suo centro, come l'esperienza dimostra (fig. 47. tav. io). 

CAPITOLO LrV. 

Dell' onda titubante , 

L'onda titubante è quella che percuote nelle rive opposte, e da 
quelle riflette iu tante volte diminuendo , che esse stesse si confondono 
insieme , e terminano con l' impeto che le muove , come si vede nella 
figura C qui di sopra ec. 

CAPITOLO LV. 

Della medesima . 

Se getterai la pietra nel pelago di diversi lati, tutte l'onde che 
percuotono essi lati , rifletteranno inverso la percussione , e nello scontro 
delle altre incidenti mai impediscono il corso l'una all'altra. Questa 
è manifesta per quello che si è detto nella dodicesima 

CAPITOLO LVI. 
Del medesimo. 

L' onda generata in piccoli pelaglii molte volte va e torna al luo- 
go percosso, e tante più volle l'onda va e viene, quanto il pelago dove 



334 LEONARDO DA VINCI 

si genera è dì minor larghezza d' acqua , e così è converso quando il 
pelago è più largo , tanto più rari sono li riflessi , che vanno e tornano 
dalla percussione alla riva ec. 

CAPITOLO LVn. 

Del medesimo . 

Una medesima onda, generata nel picciolo pelago!, acquista tanto 
maggior numero dell' altre onde sopra di se, quanto ella ha più percus- 
sioni e riflessioni negli opposti lidi ec. 

CAPITOLO LVm. 

Dell'onda causata dal mobile di lunga figura. 

L' onda che è causata dal mobile di lunga figura si fa tanto di più 
perfetto circolo , quanto essa è più vicina alla sua consumazione ec. 

CAPITOLO LIX. 
Dell' onda fatta dal mobile nella corrente. 

Il sasso gettato (fig. 48. tav. io.) sopra la corrente acqua farà o- 
vata ondazione di due moti , cioè retto e circolare ; e la ragione è , 
che tale ondazione circolare viene impedita per la parte di sopra del 
fiume dal moto incidente della corrente che la spinge a basso , e dalli 
lati è sospinta dalli moti riflessi dell' argine , e per la parte inferiore del 
fiume per non essere impedita nel suo moto retto va circolando, insin- 
tantochè l'impeto suo si consuma ec, 

CAPITOLO LX. 

Dell' onda fatta dal mobile nella superficie e nel fondo 

dell' acqua . 

L' onda che fa il mobile d' innanzi a se Infra l' aria , e infra la 
superficie ed il fondo dell' acqua è figura di mezza sfera . E l' onda 
fatta dal mobile nella superficie dell' acqua è in figura di meizo cer- 
chio, ed in fondo ha figura di quarto sferico ec. 



LEONARDO DA VINO 335 

CAPITOLO LXI. 

De l medesimo . 

Domando perchè il mobile nel suo moto nella snperfìcie dell' acqua 
fa onda innanzi a se , e non fa onda quando esso mobile si muo-ve 
infra la superficie dell' acqua e il suo fondo . Questo che si richiede 
accade, perchè l'acqua della superficie confina coll'aria, e l'acqua 
che sta infra la superficie ed il fondo suo confina^ coli' acqua di sotto 
e di sopra . 

CAPITOLO LXn. 

Dell'onda colonnate. 

Quell'onde che sono creale sopra li tali obietti (fig. 49- lav. 1 1 ) 
non interponendosi altri obietti di sorte alcuna, e siano quanto si vo- 
glia piccoli , e massime nclli termini della larghezza della superficie, do- 
ve è un minimo granicolo , fanno onda colonuale ec. 

CAPITOLO LXm. 

Delle interse gazioni dell' onde semicolonrmli o longitudinali. 

Dove (fig. 5o. tav. 1 1) l'acqua nel fiume sarà di piccolo moto, l'on- 
da semicolonnale farà diretta intersegazione. E questo accade, perchè 
dove il moto incidente è debole j il riflesso è più dritto e meno im- 
pedito ec. 

CAPITOLO LXIV. 
Del medesimo. 

Dove l'acqua corrente fìa più veloce, l'onde loDgìludìnali s'incur- 
veranno (fig. 5i, tav. II.) E la ragione di questo è, che tali onde ven- 
ivo sospinte in giù dal moto dell'acqua incidente della corrente, quale 
e più veloce che le delle, onde ec. 



356 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO LXV. 
Del medesimo. 

Dove la velocità della corrente sarà ine^iale , la curvità dell'onde 
longitudinali fiauo variate inverso il fiume (iig. 52. tav. ii). E questo 
da quella parte dove fia la maggior corrente . E la ragione è che sic- 
come per la corrente dritta nel mezzo s'incurvano verso il mezzo , cosi 
la medesima corrente se fia dalli lati s' incurva verso li lati ec. 

CAPITOLO LXVL 

Del medesimo . 



Tante sono le onde longitudinali dell' acqua , che si creano nelli 
suoi canali, quante sono le globosità, che sono nelli suoi argini. Per- 
chè tante sono le percussioni riflesse , quanti sono gli obietti , e le glo- 
bulenze nell'argine, come è manifesto per quel che è detto di sopra, 
e si vede nelle precedenti figure ec. 

CAPITOLO LXVII. 
DelV onde di base quadra . 

Generansi l'onde di base quadra per la iiitersegazione dell'onde 
longitudinali nate negl'argi-ii de' fiumi. Come l'onde AC, e BC longi- 
tudinali , che s' intersegano nelle quantità CD e CE come si vede nella 
figura precedente ec. 

CAPITOLO LXVIII. 

Della concavità dell'onde quadre. 

Le concavità dell' onde quadre sono ancora loro quadrate , come ci 
mostra l' onda quadra A B C D ( fig. 53. tav. 1 1 ) . E la concavità circon- 
dante in quattro luoghi l'onda quadra è falla, come vedi BFD; e 
CDH ed ABG ed ACI ec. 



LEONARDO DA VINCI SSj 

CAPITOLO LXIX. 

Dell'onde generate negli scontri dell'onde colonnali . 

Nello scontro delle onde colonnali sempre si crea una terz'onda, 
e questo perchè nell' urlarsi l'acqua s'innalza, e poi discende verso la 
fuga della corrente, come fa negli scontri AJiCec. (fig. 54- tav. ij). 

CAPITOLO LXX. 

Come si distruggono le jiredeite onde . 

Confondonsi l'onde quadre nell' incurvazione dell'onde colonnali, che 
nel lungo andare si convertono nella rettitudine del comun corso del- 
l'acqua. E ancora si distruggono per le molte varie grossezze dell'on- 
de colonnali/ che nascono nell'argine, e vari obietti di tal argine ec. 

CAPITOLO LXXI. 

Dell' onda semicolonnale semplice . 

La semplice onda semicolonnale si genera in qualunque minuto o- 
bieilo congiunto coli' argine , nel quale T acqua che vi percotc fa un 
onda lunga in forma di mezza colonna , che si drizza per obliquo al- 
l'opposita riva, ed ivi muore, e rinasce. Sia l'obietto A (fig. 55. tav. i j) 
posto nell'argine N I\l del canale N O P M. Dico che l'acqua che per- 
cuoterà in esso obietto farà un' onda, la quale per la sua continua crea- 
zione si farà ancor lei continua, e così semj)re farebbe, se non fosse 
interrotta, o dall' argine come si vede nel punto B posto nell'argine OP, 
o dal corso comune deli' acqua , che è nel canale , la quale tutta per- 
cote in essa onda, e la spinge al continuo in ogni grado della lungliez 
za, ma tanto che al fine la diizza col suo ordinario corso , come si ve- 
de nella seconda figura, dove nel canale MNOP l'onda SF generata 
nell'obietto F, quale si drizza verso l'argine, viene tanto sospinta dal 
comuu corso, che resta vinta, e nel punto V siegue l'altra acqua ce. 

CAPITOLO LXXII. 

Dell' onde longitudinali urtate. 

L'onde colonnali, che si urlano e non si segano a mezzo, quella 
parte che è iu contano risalta iu dietro, e passa sopra l'altra parte, che 

43 



330 LEONARDO DA VINCI 

non si urta, come si vede nella (fig. 56. tav. 1 1. ); l'onda AE , e l'on- 
da BE si urtano nel punto C ; e le pani dell'una e dell' altra verso E 
risaltano, e sormontano le parti FD e GCE. 

CAPITOLO LXXIII. 

Del medesimo . 

Quando le due onde colonnali integralmente s'urtano con grandez- 
za e potenza eguale , allora integralmente tornano indietro senza alcuna 
penetrazione l'una nell'altra. Provasi per la ... . del ventesimo, e per 
la .... di questo; quale dice: mai 1' un'onda peneira l'altra, ma solo 
si riflettono dal luogo della loro percussione. Come nella (fig. òj. tav. 12) 
l'onda generata per l'obietto F incontrandosi nel punto li con l'onda 
generata nelTopposito argine per l'obietto G si rillette nel punto I, e 
l'onda G si riflette nel punto K ec. 

CAPITOLO LXXIV. 

Del medesimo . < 

Se r onde colonnali sono di grandezza ineguale , la maggiore e la 
minore non servano loro legge , perchè la maggiore non si piega , e la 
minore s'unisce con essa maggiore . E questo accade per la soverchia 
altezza dell'onda maggiore, la quale sormonta la maggiore con altret- 
tanto peso, quanto è T altezza , e la consuma e trae dietro al suo corso 
come si vede fare l'onda maggiore MO (fig. 5B. tav. 12.) con la mi- 
nore N ec. \ 

CAPITOLO LXXV. 

Del medesimo . 

Se il nascimento dell'onde eguali sarà prima l'uno che l'altro; li 
loro urtamenti non fiano fatti in potenza eguale , onde si piegherà pri- 
ma il corso della prima, che della sec>nda. E questo accade perchè la 
prima avanti che giunga all' incontro della seconda è già abbassata e 
dilatata; onde sopraggiunta dalla seconda più alta e più unita, resta 
vinta, ed è la prima a dar piega, come vedi nella (lig. Se), tav. 12). 



LEONARDO DA VINCI Sog 

CAPITOLO LXXVI. 

Del medesimo. 

L'onda colonnale quanto più si muove piìi si abbassa . e più si di- 
lata e più si fa veloce . Piovasi : perchè se l onda procede da percus- 
sione riilessa , ed il moto riflesso termina il suo corso per la linea del- 
l'incidenza, per la nona del secondo necessità vuole che l'onda a lungo 
andare si abbassi j, e si dilati, subentrando dal moto riflesso nell' incidente; 
ed acquistando tanto maggiore velocità di prima , quanto per la ottava 
della medesima è più potente il moto incidente dell'acqua, che il suo 
corso riflesso (fig, 60. tav. ja), 

CAPITOLO LXXVII, 

Del medesimo . 

L'onde colonnali ineguali, delle quali la maggiore nasce prima che 
la minore, essa minore intersoga e passa si^pra la maggiore (fig.61. tav. i-i); 
e questo accade , perchè la maggiore , che prima nacque , quando ella 
è all'incontro della minore, ella si è dilatata, e non trovando scontro alto 
come il suo, prima urta, e percuote la bassezza della maggiore, e poi 
scorre sopra essa, e rovina dall'opposita parte, e seguita il principiato impelo. 

CAPITOLO LXXVIII. 

Del medesimo . 

Se dell'onde colonnali ineguali la minore nasce più alta nel fiu- 
me che la maggiore, allora essa maggiore seguita suo corso naturale, 
e la minore seguita il corso della maggiore. Questa è manifesta per la 
seltanlesimaquiiita di questo ( fig.-Ga. tav. 12.) [ 35*9 

CAPITOLO LXXIX. 

Dell'onde colonnali generate dalle larghezze e strettezze 

degli argini . 

Se il corso del fiume sarà da uno dei suoi lati ristretto , allora si 
genera un'onda colonnale, la quale sarà veloce (fig. 6'5. tav. 12.). Que- 
sta per quel che si è detto di sopra dell'onde colonnali negli obietti. 



54o LEONARDO DA VINCI 

e per la sua figura è niauifesta , siccome la sua velocità è chiara per la 
treutesimaseiiiina del terzo quale dice: tanto quanto diminuirai la larghez- 
za del fiume, tanto accrescerai la velocità ce. 

CAPITOLO LXXX. 

Del medesimo . 

Se gli argini fiano da ogni lato della corrente egualmente ristretti 
all'incontro l'uno dell'altro, allora l'onde colonnali s'urtano, e dopo 
tale uriamento si volteranno, e riiletteranno con maggior velocità verso 
il suo argine ciascuna (fig. 64. tav. 12). E questo che si dice della mag- 
giore velocità accade, perchè quella parte dell'acque che s'incontrano, 
che vorrebbe andare in giù non potendo per l' opposizione del fondo , 
cresce quella parte che gli è posta di sopra . E cosi s' accresce in tal 
percussione l'altezza dell'una e dell'altr'onda, quali quanto sono più alte, 
tanto il moto del fine della sua caduta fia più potente e veloce ec. 

CAPITOLO LXXXL 
Del medesimo. 

Se li restringimenti degli argini saranno più bassi l'uno dall'altro, 
allora l'onda colonnale superiore è possibile entrar sotto la colonnale in- 
feriore (fig. 65. tav. 12.) e ciò può essere per la settaniesimasesta pas- 
sata ec. 

CAPITOLO LXXXII. 

Del medesimo . 

Per le già dette dell' onde colonnali , e per quelle che si diranno 
nel seguente libro dell'onde circonvolubili e retrosi , si ponno in infinito 
moltiplicare altre varie proposizioni , secondochè le distanze degli argi- 
ni , e degli obietti sono maggiori o minori , e secondo che gli obietti 
sono più grossi, meno grossi. Il che può essere infinito per la natu- 
ra della quantità continua, quali sono gli argini, e gli obietti con le 
loro distanze. Ed infinite te ne suggerirà l'esperienza ec. 



LEONARDO DA VINCI 34 1 

CAPITOLO LXXXIII. 

Dell' Oìtde sott' acqua copeiie dalla superficie . 

L' acqua che corre in superficie nel coprire che ella fa di se le a 
lei sottoposte onde, banche quelle siano intraversate al suo corso, uiea- 
te di meno essa superficie non si torce dal suo retto cammino , come si 
vede fare la superficie AB CD nella figura qua a basso, la quale sor- 
monta con il suo retto corso l'intraversate ondeE FedEG(fig. 66. tav. i3). 
E questo seguita perchè può più in essa superficie il suo primo cammi- 
no confinando con l'aria, che la contraddizione di quella a lei sottoposta 
e rinchiusa . La prova si vede per le cose leggeri che corrono sopra 
r acqua . 



>o»0€o< 



LIBRO QUARTO 

DE'RETROSI DEL L' ACQUA 



CAPITOLO I. 

Che cosa è re iroso. 

X\etroso è Impressione di percussione reflessa circouvolubile dell'acqua, 
falla o nell'acqua, o negli obieiii dell'argine, o del fondo. 

CAPITOLO II. 

Del medesimo , e sua causa . 

Universalraenle luiie le cose desiderano mantenersi in sua natura, 
onde il corso dell'acqua che si muove cerca mantenere il suo moto se- 
condo la potenza della sua cagione, e se trova contrastante opposizione, 
finisce la lunghezza del cominciato corso per movimento circolare , e 
reiroso . 

CAPITOLO III. 

Del medesimo . 

Ogni movimento fallo dalla forza conviene che facci lai corso, quale 
è la proposizione della cosa mossa con quella che muove, e se ella trova 
resistente opposizione, finirà la lunghezza del suo debito viaggio per cir- 
colar molo, per altri vari saltameuti o balzi, i quali computato il 
tempo ed il viaggio fia come se il corso fosse stato senza alcuna con- 
traddizione . 

CAPITOLO IV. 

Dell' acqua del vetroso . 

Li reirosi sono sempre misti con due acque , cioè incidente e re- 
flessa ; perchè ogni onda ha moto reflesso ed incidente , come si è dello 
nella quarantesima del passato . 



LEONARDO DA VINCI 343 

C A P I T O L O V. 

Quanti moti circonvolubili ha il vetroso. 

Ogni onda circonvoliibile ha moto volto in su o in giù, o in qua 
o in là, perchè ogni acqua percossa in qualche obietto si divide in quat- 
tro vari moti e principali, dritto e sinistro, alto e basso, come si ha 
nella decima del secondo ec. 

CAPITOLO VI. 
Del medesimo . 

De'retrosi alcuni sono volti verso la fuga dell'acqua del fiume, al- 
cuni sono volti contro la medesima fuga dell' acqua . Li reirosi che si 
voltano indietro sono quelli dell'acqua più veloce; e quelli che sono 
volti verso la fuga , sono quelli dell' acqua che si tarda nel corso del 
fiume. 

CAPITOLO VII. 

Del medesimo . 

De''retrosi dell'acqua alcuni sono pieni d'aria, ed alcuni pieni 
d'acqua . Tutti quelli che hanno argine in superficie sono pieni d'aria, 
e quelli che hanno argine infra l'acqua, sono pieni d'acqua. 

CAPITOLO VIII. 

Quali vetrosi sono più permanenti . 

Quelli reirosi sono più permanenti, li quali sono pieni d'acqua. 
E quelli che sono pieni d'uria sono poco permanenti. E questo accade, per- 
chè l'acqua iufra l'acqua non pesa, come fa 1' acqua sopra 1' aria , e per 
questo li rctrosi dell'acqua intorno all'aria hanno peso, e sono morti 
presto . 

CAPITOLO IX. 

De' vetrosi fatti per la percussione dell' acqua infra V acqua . 

Dimandasi perchè la percussione dell'acqua infra l'acqua fa linea 
di moti circolari e retrosi , e non salta drillo , come l' altra che salta 



344 LEONARDO DA VINCI 

nelle rive . o argini sue. Provasi: li retrosi sono alcuna volta molli che met- 
tono iu mezzo un gran corso d'acqua, e quanto più s'appressano al fine 
del corso, tanto più sono grandi, e si creano in superficie per le acque che 
tornano in dietro dopo la percussione che esse fanno nel corso più veloce ; 
perchè essendo le fronti di tali acque percosse dal moto veloce, essendo esse 
pigre, subito si trasmutano in detta velocità, onde quell'acqua che di dietro 
li è contingente ed appiccata è tirala per forza, e disvelta dall'altra; 
onde tutta si svolterebbe successivamente l' una dietro all'altra contale 
velocità di moto, se non fosse che tal corso primo non le può ricevere, 
se già non si alzassero di sopra ad essa , e questo non potendo essere 
è necessario, che si voltino indietro, e consumino tali veloci moti. Onde 
con varie circulazioni detti retrosi si vaiuio consumando li principiati 
impeti , e non istanno fermi come è provalo nel secondo . Anzi poiché 
sono generati, cosi girando sono portati dall' impeto dell'acqua nella me- 
desima figura. Onde vengono a fare due moti, l'uno in se per la sua 
rivoluzione, T altro seguitando il corso dell'acqua, che lo trasporta tanto 
che lo disfà . 

CAPITOLO X. 

De' retrosi dell' acqua cadente nell'acqua e sua potenza. 

Li retrosi fatti nelle cadute dell'acqua, sono tanto più polenti, quanto 
sono più vicini al fondo , e per il contrario sono tanto più deboli , quanto 
più s'accostano alla superficie. Provasi: vera cosa è, che se 1" acqua 
cade con furia sopra l'altr' acqua che non trovando alla prima percus- 
sione sufficiente resistenza, con la medesima furia trapassa al fondo, do- 
ve trovando resistenza, si volta in gran circoli , e retrosi, i quali quanto 
più s'appressano alla superficie più diminuiscono, perch'^ il fine dell'on- 
da dell'acqua finisce quasi in detto luogo, dove ancora l' allr' acqua è 
di piccolo moto. E così essendo l'acqua cadente dopo la sua caduta 
più veloce di sotto che di sopra , come prova la trentesimasesta del 
quiato, abbiamo provato l'intento ec. 

CAPITOLO XI. 

De' retrosi fatti dalla percussione di due fiumi . 

Quando li corsi dell'acqua sono eguali, le rivoluzioni, e retrosi 
fatti nelli riscontri delle acque corrono per retta linea . E questo ac- 
cade perchè nel loro contatto essendo 1' acqua di egual^ potenza , 



LEONARDO DA VINCI 345 

egualmente di quando in quando si ritardano, e di quando in quando si 
rinforzano iu modo, che dove in un medesimo tempo l'una è veloce, e 
l'altra immediatamente è converso, quella è tarda (fig. 67. tav. i3, ) e 
questa è veloce; onde li loro retrosi , egualmente essendo sospinti dal- 
l'una e dall' allr' acqua , necessità vuole, che esse si vadano confon- 
dendo l'una con l'altra per la linea di mezzo, come si vede nella li- 
nea AB, 

CAPITOLO xn. 

Del medesimo . 

Se li corsi dell' acqua non saranno eguali , li suoi urtamenti percuo- 
teranno li raggiramenti di tale acqua verso la riva dell'acqua di minor 
potenza , Perchè la linea dell' acqua , che ha maggior movimento , rom- 
pe quella che ha minor moto , e sotto essa si ficca , tirando l' acqua del 
minor moto dietro al moto dell'acqua di maggior potenza (llg. 68.tav. i5). 

CAPITOLO XIIL 
Del medesimo. 

Quando l'acque sono disuguali, li loro scontri si vanno raggiran- 
do* e l'acqua men potente entra con li rami de'retrosi più bassi sotto 
li rami de' retrosi più alti , cioè nati dall' acque più potenti ec. 

CAPITOLO XIV. 

Del medesimo. 

Quando l'acqua di maggior potenza percuota l'acqua della poten- 
za minore , allora la linea de' retrosi s' incurva , entrando col suo con- 
vesso in corpo all'acqua di minor potenza ec. 

C A P I T L O XV. 

Del medesimo. 

Quando l'incurvatura della linea de'retrosi entra con la sua con- 
vessità infra l'acqua di minor potenza, allora essa minor acqua rimane 
in tal confine senza moto, onde si respinge, e s' innalza* e acquista gravità 

44 



346 LEONARDO DA VINCI 

onde per lo peso acquistato, moltiplica in potenza, e fa impelo contro 
r acqua , che prima la superava iu modo, che la linea de' retrosi si piega 
in contrario sito , e dove prima era convessa essa si fa concava ; e cosi 
la minor acqua è spesso sospinta dalla maggiore, e la maggiore è sospin- 
ta dalla minore, quando essa si trova di minor potenza. 

CAPITOLO XVI. 

Delli retrosi fatti per la percussione dell' acqua negli 
obbietti dell' argine. 

Sempre infra l'onda colonnale , e l'argine dove tale onda è creata 
si generano retrosi . Provasi , perchè cade l' acque dal colmo dell' onda 
colonuale , verso l'accrescimento della corrente, ma dalla potenza di essa 
corrente viene sospinta, e tirata al comun corso dell'acqua; cade me- 
desimamente l'acqua dal colmo dell'onda verso l"* argine (llg. 6g. tav. i3), 
ma quivi perchè la corrente resta impedita e ritardata dal moto tra- 
versale della medesima onda , con maggiore impeto penetrandola discende 
verso l'argine, e percotendola fa un reiroso. 

CAPITOLO XVII. 

Del medesimo . 

In ogni percussione d' acqua nell' argine ristretta , e nell' obbietlo 
dell'argine si generano retrosi dalla superficie al fondo . Perchè l' acqua 
nella percussione s'alza per la linea dell'altezza dell'argine , o dell' ob- 
bietlo, ed acquistando peso discende al piede, dove nel mezzo del di- 
scenso incontrando quella parte dell'acqua, che prima si voltò al fon- 
do, viene risospinta alla superficie, e quivi da nuov' acqua sopraggiun- 
ta , cacciata al fondo con vari raccoglimenti viene portata dietro al corso 
dell' acqua . 

CAPITOLO XVIII. 

Del medesimo. 

L'argine, che fia tirato indietro per dare maggiore larghezza al 
canale , fia causa di generare subito retroso . Provasi , perchè il fiume 
che acquista subita larghezza, acquista ancora subita larghezza d' acqua , 
e r acqua che s' allarga ancora si viene ad abbassare di profondità ; 



LEONARDO DA VINCI 347 

adunque si genera subita corrente, la quale gettatasi a dosso all' argine 
allargata , la percuote e si divide in due retrosi . 

CAPITOLO XIX. 

Del medesimo . 

Delli due retrosi fatti dopo l\argine allargata, il primo è più po- 
lente . Come il rctroso CBA (fig. 70. lav. i3. ) per essere rinchiuso si 
getta fortemente verso il fondo , e per la quarantesimaterza di questo , 
che dice, che il retroso sarà più penetrabile , che avrà il labbro della 
sua bocca manco obliquo; questo l'avrà assai dritto ec. 

CAPITOLO XX. 

Del medesimo. 

Se il canale acquisterà da ogni parte subita larghezza, esso genera 
retrosi per ogni parte, de quali li primi saranno più potenti (fig. 71 tav. i3). 
Questa è manifesta per le due passate. 

CAPITOLO XXI. 

De l medesimo . 

Se l'onda colonnale percuoterà li retrosi generati nell'uno degli ar- 
gini allargali , allora tali retrosi rinchiusi si restringeranno , ed acqui- 
steranno gran potenza. Questo accade, non solo perchè l'onda colon- 
naie in tal caso alza l'acqua, ma anche perchè percolcndo anch'essa 
nell'argine si moltiplica la forza, e li retrosi restano più drilli (llg. 7 2 tav. i3). 

CAPITOLO XXII. 

Del medesimo . 

Se nell'uno degl' argini allargati fia posto alcuno obbietto sotto l'on- 
da colonnale di tale obbietto, li reirosi che fiano generati saranno di gran 
potenza. Questo accade (fig. 73. tav. i^) perchè dove l'acqua per l' ob- 
bietto maggiormente si stringe l'onda generata più s' innalza, e per que- 
sto con maggior impeto discende verso l'argine, ed ivi si creano retrosi 
di maggior potenza ec. 



348 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO xxin. 

Del medesimo . 

Dove in ciascuno degli argini allargato fia posto un ohbietto dopo 
le sue onde colonnali, li retrosi che percuoteranno l'argine fiauo di mag- 
gior potenza della passata (fig. 74. tav. i4). Perchè non solo s'innalza 
l'onda per maggior strettezza di canale, ma anche nello scontro del- 
l' una e l' altra ; onde con maggior impeto discende verso l' argine . 

CAPITOLO XXIV. 
Del medesimo. 

Se Ha posto un obietto laterale, quale occupi buona parte del ca- 
nale , non solo nel suo argine percosso fiaoo li già detti retrosi , ma anco 
dall' opposita riva corrono retrosi dalla superficie al fondo. Questo ac- 
cade perchè l"" acqua tanto s'alza nello stretto della bocca, che non solo 
neir uscita si slancia verso l' argine , dove si generano li soliti retrosi , 
ma anche per il peso cade su il fondo, dove nel risalto viene oppressa 
da nuov' acqua cadente, e si raggira or sotto or sopra dietro la riva 
della corrente . 

CAPITOLO XXV. 

Del medesimo . 

Se fiano posti due obbietti laterali eguali , non solo dopo Io sboc- 
camento dell' acqua si creano le rivoluzioni laterali negli argini, ma an- 
che nel mezzo varie circulazioni dalla superficie al fondo si vanno rag- 
girando; questa è manifesta per la decimasetlima e per la passata ec, 

CAPITOLO XXVI. 

Delli retrosi falli per la percussione dell'acqua negli obbietti 
del fondo sott'acqua. 

Se lo scoglio, che divide il corso dell'acque solamente nelle parli 
di sotto, sarà coperto dall'acque correnti, l'acqua che li passa di so- 
pra caderà dopo esso , e caderà ai suoi piedi ; e l'acqua che mina in 
tale bassezza , rigira revertiginosamente sotto e sopra , perchè la 



LEONARDO DA VINCI 349 

ricongiunzione delle già due divise acque dallo scoglio non lascia su- 
bilo correre l'acqua al suo viaggio (lìg. 77. tav. i40- 

CAPITOLO xxvn. 

Retrosi fatti dalV acqua corrente da stretta bocca nelV acqua 

larga e tarda . 

L' acqua , che per islretta bocca versa , declinando con furia nelli 
lardi corsi de' gran pelaghi, fa grandissimi reirosi. E questo accade per- 
chè nella maggior quantità è maggior potenza , e la maggior potenza fa 
resistenza alla minore ; in questo caso l' acqua sopravvegnente al Pelago 
percuote la sua tarda acqua, quale essendo sostenuta dall'altra, noa 
può dar luogo con la conveniente prestezza, e quelle sopravvegnenti noa 
volendo tardare il suo corso , anzi fatta la sua percussione si ftorna in 
dietro; e seguitando il primo movimento eoa circoli retrosi, finisce al 
fondo il suo desiderio , perchè in detti retrosi non ritrova se non il moto 
di se medesima, con la quale s'' accompagnano le volte dentro l' una al- 
l' altra , e in questa circolare rivoluzione la via si fa più lunga e con- 
tinuata; perchè non trova per contrasto se non se medesima (fig. 78. lav. i4). 

CAPITOLO XXVIII. 

DelU retrosi fatti per la percussione dell'acqua 
ìieW argine piegato . 

Sempre il retroso dell'acqua ò dove la sua corrente è divisa dal- 
l'angolo che la piega. Come se l'acqua SA (fig. jj. tav. 14.) fosse pie- 
gata dall' A al D; l'angolo A la dividerebbe, ed una parte seguiterebbe 
l'ordinario suo corso per la via AD, e l'altra parte si convertirebbe 
in retroso per la via A B . 

CAPITOLO XXIX. 
, Delli retrosi fatti negli obbietti. 

Sempre l'obbietto muta l'ordine della natura delle principiate on- 
de e retrosi. La corrente AB era di un ordine di retrosi, e 1' obbietto 
che riceve in percussione tutte le scompiglia e converte in un' altra fi- 
gura (fig. 80. tav. i5) . 



35o LEONARDO DA VL\CI 

-"^ «' CAPITOLO XXX. 

Del medesimo . 

Tutti li retrosì , e tutta l'acqua che nelle correnti deTiumi si tar- 
dano dopo gli obbietti d'essi corsi, non hanno altro esito, che nel con- 
tatto della corrente d' essi fiumi . 

CAPITOLO XXXI. 

Delti petrosi fatti negli obietti del fonda sopr" acqua . 

Se r obbietto che divide il corso dell' acqua Da posto egualmente 
distante dalli suoi argini , la linea delli suoi retrosi fia verso il mezzo 
della sua corrente. E questo si prova per la seconda di questo, che dice^ 
quando li corsi dell' acque sono eguali , le revoluzioni e retrosi fatti nel 
riscontro delle acque, corrono per retta linea, come si vede nella pre- 
cedente figura . 

CAPITOLO xxxn. 

Del medesimo . 

Se r obbietto che divide il corso dell'acqua fia posto distante più 
da un argine che dall'altra, li retrosi generati dall' acqua nel sito della 
maggior distanza, scorrono verso l'argine opposta con le sue revoluzioni. 
Questa nasce dalla dodicesima di questo, qual dice: se li corsi dell'ac- 
qua non saranno eguali, essi scontri porteranno li raggiramenti di tale 
acqua verso la riva dell'acqua di minor potenza (fig. Si.tav. i5), 

CAPITOLO XXXIII. 

Del medesimo . 

Se r obbietto posto nel mezzo del fiume con varia obliquità fia po- 
sto equidistante dalli suoi argini, li retrosi fatti nella parte dell'obbietto 
più bassa si porteranno verso l'opposta riva, e questo anche esso acca- 
de per la dodicesima citata di sopra. Poiché tale acqua della parte del- 
l' obbietto più bassa fia di maggior potenza, che l' acqua dell' altra parte, 
mentre che è di maggior quantità. Come se l'obietto AB CD (fig.Sa.tav.i 5) 
fia posto obliquo per il verso del fiume M N O P, è manifesto, che nella 



LEONARDO DA VINCI 35 1 

parte della corrente CO maggior quantità d'acqua scorre per esserli 
spinta dal lato dell'obietto Ali, e così nello sboccamento l' acqua mag- 
giormente s'innalza, ed acquista maggior potenza, e per questo li suoi 
retrosi si porteranno all'opposita riva. 

CAPITOLO XXXIV. 

Del medesimo. 

Della grossezza dell'acqua percossa nell'obbietto la parte di sotto è 
prima che percote il fondo, ed immediatamente riflette alla superficie, 
e quella mezza di sopra non riflette al fondo , ma incontrandosi nella 
prima che riflette , percote sopra di lei , ed è urtata; e così riflette an- 
cora lei per le medesime linee , e revertigini, E le due acque nello scon- 
trarsi, l'inferiore colla superiore si uniscono, e si raggirano insieme nei 
loro contatti . 

CAPITOLO XXXV. 

Del medesimo . 

Perchè la superficie de' fiumi correnti è sempre con vari gruppi? La 
ragione di questo è, che siccome le calze che vestano le gambe, dimo- 
strano di fuori quello che dentro a se nascondono, cosi la superficiale parte 
dell'acqua dimostra la qualità del suo fondo; imperocché (fig. 83. tav. i5) 
quella parte d'acqua che riga il suo fondo, trovando vari obietti, e gob- 
bi di sassi, percuote in essi, e sbalza in alto, levando seco tutta l'altra 
acqua che la giace di sopra. 

CAPITOLO XXXVI. 

Del medesimo . 

Perchè in un fiume piano , se nel fondo fia un sol sasso , l' acqua 
dopo quello fa molli globi? La ragione di qnesto accade perchè l'ac- 
qua, che percote in detto sasso, cade dopo quello in basso, e fa al- 
quanto di fossa, nella quale, ricerco col corso repertiginoso il suo cavo 
risalta in alto, di nuovo ricaduta al fondo rifa il somigliante, e così 
molte volte ritorna a fare a similitudine della palla battuta in terra, 
che innanzi che termini il suo moto fa molti salti minori l'uno che l'al- 
tro, come si vede per esperienza ( fig. 84. tav. i5 ). 



35a LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XXXVII. 

Del medesimo . 

L'acqua che cade per linea obliqua farà Lahi per eguali angoli, 
e faraone molti l'uno dopo l'altro, die per grandezza avranno simili- 
tudine l'un coir altro, e le particole di ciascun' onda fiano infra loro dis- 
uguali, secondo la discordanza della parità del fondo, per la ghiaia, o 
altri obbietti che ricevono in se la percussione dell'onda dell'acqua. Co- 
me nella percussione dell'onda nel sasso A ( fig. 85. tav. i5. ) il suo col- 
mo (la in M, e se la darà nel sasso B il suo colmo fla in N. E per 
questo un'onda fia piena di gobbi maggiori, o minori l'uà che T altro, 
e se il- luogo dove si fa la percussione dell' onda fosse una colonna a 
giacere , l' onda fia senza gobbi ec. 

CAPITOLO XXXVIIL 

Qual sia il reiroso di doppia potenza , 

Quel retroso , che oltre alla sua rivoluzione percuote o nell' argi- 
ne o nell'obietto, e risaltando nell'aria ricade sopra dell' altr' acqua , 
sarà di doppia potenza, perchè oltre al trivellaraento fatto dalla predet- 
ta rivoluzione vi si aggiunge la percussione dell'acqua cadente, 

CAPITOLO XXXIX. 

Della potenza de' retrosi , e sua velocità . 

Quel retroso è in mezzo piìi tardo che dalli lati, il quale è di 
grande circuizione . E questo accade perchè tali retrosi si raggirano so- 
lamente sostenendosi l'acqua nel proprio sito, senza calare a basso tri- 
vellando . 

C A P I T O L O XL. 

Del medesimo . 

Il retroso , che è veloce in mezzo della sua circolazione porta aria 
ed acqua nel suo fondo. E la ragione è perchè tali retrosi, oltre al 
moto suo circolare hanno il moto del irivellamento inverso al fondo . 



LEONARDO DA MNCI 355 

CAPITOLO XLI. 
Del vetroso pieno d'aria. 

Se l'acqua più alta dell'aria acquista peso, come si è mostrato nel 
primo, qual causa fa l'acqua de' Iati delli reirosi star più alta, che il 
fondo d'esso retroso, che iiisino su il fondo è pieno d'aria? 

Tu hai la sessaniesimaprinia del scllinio che prova , che ogni nave 
sol pesa per la linea del suo moto , e niente altrove ; e di qui vedi li 
retrosi profondarsi a uso di {^ran pozzo, de' quali li lati è acqua, che 
per tulio è più alla che l'aria d'esso retroso, e tali argini d'acqua 
niente pesano, se non per la linea del suo molo, nel tempo che pos- 
seggono la potenza che le dà il suo motore (fig. 86. tav. j6). 

CAPITOLO XLII. 

Della potenza de' retrosi . 

Sempre li retrosi , e ri\oUizioni dell'acqua rcflessa nel ritornare alla 
corrente del suo fiume, la penetra più nella sua parte inferiore che nella 
superficie , e questo nasce , che la corrente per la trentesimaterza del se- 
condo è più veloce di soj)ra che di sotto , e per conseguenza è più po- 
tente di sopra, e per questo è men penetrata dalla percussione di tale 
acqua reflessa, e reveriiginosa di sopra che di sotto AB CD (fìg. 87. 
tav. i5) e la grossezza delia corrente con la sua larghezza E AFB, e la 
gravezza, e larghezza dell'acqua reflessa, e reveriiginosa ec. 

CAPITOLO XLIIL 

Del medesimo . 

Il reiroso sarà più penetrabile , che avrà il labbro della sua bocca 
manco obliquo. Questo accade per la seguente, che dice: 

CAPITOLO XLIV. 

Del medesimo . 

Quel retroso è di maggior potenza, quale sarà più dritto, ed e 
converso quel retroso sarà più debole, quale sarà più obliquo j e que- 
sto nasce perchè resta dalla corrente piegato e vinto ec. 

45 



354 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XLV. 

Del medesimo . 

Quel retroso è più polente , quale si trova pili rinchiuso. Si prova 
per le passate. Perchè quanto egli è più rinchiuso, più resta dritto ^ e 
manco viea vinto e superato dalla corrente . 

CAPITOLO XLVI. 

Del medesimo . 

Le revoluzioni de' retrosi traversali in ogni grado della loro hm- 
ghezza acquistano larghezza e tardità; questo accade perchè in ogni 
grado di lunghezza il moto reflesso si consuma; e per conseguenza per- 
de la potenza, e si fa meno stretto j e s'allarga unendosi con la cor- 
rente . 

CAPITOLO XLVII. 

Del medesimo , e sua distruzione . 

Li bollori de' moti reflessi dell' acque dal fondo de' fiumi distruggono 
le circulazioni de' reirosi traversali, e longitudinali. 

CAPITOLO XLVIII. 

Del medesimo . 

Non manca la legge dell' acqua ne' suoi rrtrosi , perchè l' acqua che 
si fa larda, si volta in dietro, e fa li retrosi contrari al suo moto, sic- 
come fa con li retrosi dell'acqua più veloce, e però tali retrosi sì della 
tarda, come dell'acqua veloce si mischiano insieme, e raddoppiano la 
loro potenza, ma non integralmente; perchè il retroso tardo nel mischiarsi 
con il veloce si fa più veloce che prima, ed il retroso veloce neh' ab- 
boccarsi, ed unirsi con il più tardo acquista tardità. 

CAPITOLO IL. 

Della concavità del retroso . 

Quel retroso avrà più profonda concavità , il quale si genera in 
acqua di più veloce moto. E quel retroso sarà di minor concavità , che 



LEONARDO DA ^^NCI 355 

si genera in più grossa acqua , che non è del medesimo moto , ma più 

tarda . 

CAPITOLO L. 

Del medesimo. 

Nell'acqua di pari velocità, quello si manterrà più con la sua con- 
cavità reveriiginosa , che maggior grossezza d' acqua rivolta insieme col 
suo moto. Questo è detto, perchè molte volte li retrosi si generano in 
una stretta corrente in gran larghezza d' acqua , la quale essendo in 
parte appoggiata al retroso pieno di solite rivoluzioni , che si rivolge 
infra lei e l' aria della concavità , essa acqua laterale essendo di gran 
peso, spinge nelli laii di esso retroso dove s'appoggia, e trovandolo 
debole lo viene a rinserrare , e così poco si mantiene colla sua concavità, 

CAPITOLO LI. 
Della sommersione de' retrosi . 

La sommersione de' retrosi nelle acque veloci sarà contro all' avve- 
nimento dell' acqua , e nelle acque tardi sarà inverso la fuga di tali acque. 

CAPITOLO LIL 
Del moto de' retrosi e sua velocità. 

Il moto elico , ovvero revertiginoso d' ogni liquido è tanto più ve- 
loce, quanto egli è più vicino al centro della sua rivoluzione. Questo 
che noi proponiamo è caso degno d'ammirazione. Conciossiachc il moto 
cirtolare della rota è tanto più tardo, quanto egli è più vicino al cen- 
tro del circonvolubile . Ma questo tal caso noi abbiamo nel particolare 
dell acqua. E il medesimo moto per velocità, e larghezza in ciascuna 
intiera rivoluzione dell'acqua, che sia nella circonferenza del maggior 
circolo, come nel minore. Ma è tanto meno obliquo il minore che il 
maggiore, quanto è più obliquf) il maggior circolo che il minore. E 
cosi tal acqua d'cgual moto in tulio il suo moto circolare, e se così 
non fosse la concavità subito si romperebbe. Ma perchè il peso laterale 
di tale circulazione revertiginosa è d(»ppio , tale concavità non ha moto 
permanente. E della tale duplicità de' pesi la prima nasce nel moto 
circonvolubile dell'acqua. La seconda si genera nelli lati di tale conca- 
vità, che s'appoggiano e minano al fine sopra l'aria, che di se la 
predetta concavità riempiva. 



356 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO LUI. 
Del movimento de' vetrosi . 

L'acqua nel fondo fa li suoi retrosi , quali si raggirano per con- 
trario movimento a quello di sopra. La ragione è che li circoli, i quali 
sono larghi di sopra, si riducono ad un punto, ed ivi si sommergono. 
E seguitando il loro moto per l' incominciato corso , viene nel fondo a 
fare contrario raoio a quello di sopra, quando si disgrega dal suo cen- 
tro, il che si manifesta nella ( fig. 8H. tav. i6.^ nella prima delle quali 
tu vedi , che le circolazioni tutte vengono a profondarsi in un solo pun- 
to , e nella seconda la circulazione superiore nel punto A della disgre- 
gazione si volta in contrario moto . Ed anche si prova per la trentesi- 
materza del secondo qual dice , che la corrente corre più di sopra che 
di sotto , e per conseguenza , se per la velocità di sopra il retroso è gi- 
rato per un verso, nell'acqua tarda si riunisce in un punto, e ritrova 
il suo circolar moto con contrario movimento . 

CAPITOLO LIV. 

Della potenza del retroso . 

' ' ' i 

Il retroso alcuna volta cresce in potenza, e diminuisce in diametro, 
ed alcuna volta diminuisce in potenza, e cresce in diametro. Di questo si 
è detto nella quarantesimaquinta. E il primo è quando l'acqua versa per 
il suo fondo . Perchè l' acqua che compone il retroso è tanto più ve- 
loce , q.aanto ella è più bassa, perchè ha sopra di se maggior peso di 
acqua , e però si fa più veloce , E perchè l' acqua spinge più in basso 
che di sopra, essa restringe più essa vacuità al retroso e piegasi, per- 
chè s'indrizza all'uscita dell'acqua dal suo pelago ( fig. 89. tav. iG )"; 

CAPITOLO LV. 

Esperienza per vedere se li retrosi sono più larghi in fondo , 

che di sopra . 

Piglia una bacchetta ( fig. go. tav. 1 6 ) e falle quell' alette di tavola 
e dalle tanto peso da pie , che la parte di sotto vada in fondo, e legala 
con un filo sospesa ad un bastone, e cacciane una parte sott'acqua, e 
guarda se la parte di sopra nel suo girare si piega, o no, e quanto. 



357 

LIBRO QUINTO 

DEL L' ACQUA CADENTE 

CAPITOLO I. 

Dell' acqua che cade infra V aria . 

I J acqua, che cade infra l'aria, con difEcoltà si separa dalla sua gros- 
sezza. Ed il segno di questo è mostrato dalla incurvazione ch'ella ge- 
nera, e dal raggiramento dell'una parte intorno all'altra, fra le quali 
s'interpone l'acqua panniculata ( fig. gì. tav. 17 ). 

CAPITOLO IL 

Del medesimo . 

Ciascuna parte della grossezza dell' acqua cadente dal fiume infra 
r aria siegue la linea , nella quale fu principiato l' impeto che ia tal 
caduta la condusse, come si dimostra nella ( fig. 92. tav. 17 ). 

CAPITOLO IIL 

Del medesimo. < fnn'. 

Il moto dell'acqua fatto infra l'aria seguita per alquanto spazio la 
linea delli lati che hanno gli spiraceli d'onde discende. Il che non 
interviene alla quantità discontinua, la quale viene dimostrata dal sasso 
gettato dal moto circonvolubile dell'uomo, e seguita moto retto. Il che 
non fa l'acqua per causa della sua panniculazione, la quale per lungo 
spazio di moto collega tutte leparti insieme (fig. gS. tav. 17 ). 



"i- «-'ì:^ 



558 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO IV. 
Della velocità dell' acqua cadente . 

L'acqua superiore sarà di più veloce descenso che I' acqua infe- 
riore: questa è manifesta per la trentcsiniaterza del secondo , quale dice 
la corrente esser più veloce di sopra che di sotto; ed anco perchè l'ac- 
qua , quanto da maggiore altezza discende, tanto maggior peso e ve- 
locità acquista, avendo la superiore maggior discenso che l'inferiore 
(6g.94. tav. 17). 

CAPITOLO V. 

Del corso dell" acqua cadente . 

Ogni corso d'acqua che fia vicina alla sua caduta, il piegamento 
della declinazione comincerà prima nella superficie che nel fondo. Pro- 
vasi per la passata, perchè se AB ( fig. g5. tav. 17) acqua per es- 
sere superiore è più veloce che l' acqua C D inferiore , con maggiore 
velocità sarà tirata l'acqua EA dall'acqua AB di quello che sia tirata l'acqua 
FG dall'acqua CD, e per conseguenza il piegamento della declinazio- 
ne comincerà prima nella superGcie al punto G che nel fondo , dove 
s' incomincia nel pnnto G . 

C A P I T L O VI. 

Dell'impeto dell' acqua cadente infra l'aria. 

L'acqua cadente di pari grossezza sarà tanto più potente di mo- 
to, quanto essa versa più basso nel vaso, dove essa era rinchiusa. Que- 
sto è provato nell'ottavo per la decimasettima. 

CAPITOLO VII. 

^,,.,^^^l?eZ/rt percussione dell'acqua con l'acqua infra l'aria. 

Dell'acque che si percuotono infra l'aria, la più potente penetra 
la men potente, torcendo e portando con se tutta quell'acqua, che cade 
sopra di lei , ed il rimanente seguita il suo corso naturale. Provasi per 
quello che si è detto nel secondo , che la linea del maggior molo del- 
l' acqua rompe quella del minor moto . 



LEONARDO DA VINCI 369 

CAPITOLO vin. 
Del medesimo. 

Possibile è , che l' acqua che cade infra V aria sopra l' acqua , che 
versa da un vaso infra 1' aria , la più potente impedisca integralmente il 
retto discenso della men potente, e l'accompagni seco in tutto il suo 
corso infra r aria . Come se l'acqua, che germina dal vaso AB (fig. q6, 
tav. 17) e versa infra l'aria col moto BO, è percossa dall'acqua che 
germina dal vaso D E per il moto E F. Dico che il moto E F si pieghe- 
rà nella percussione fatta dall'acqua, sopra l'acqua BO, e seguirà il 
rimanente del suo corso per la linea FM, insieme con l'acqua BO, e niente 
di lei caderà per il corso da lei cominciato perla via EF. 

CAPITOLO IX. 

Del medesimo . 

Possibile è che Y acqua , cadente infra l' aria sopra l' acqua cadente 
infra l'aria ad un medesimo aspetto che la più obliqua, porti seco in- 
tegralmente la men obliqua. Come se l'acqua cadente del vaso GH, quale 
scorre con moto men obliquo , cioè H I è percossa dall' acqua cadente 
più obliqua del vaso K L, Dico che T acqua LN più obliqua porterà 
seco integralmente l'acqua HI men obliqua per la medesima via LN, 
che ella scorre . E questo accade , perchè la più obliqua per il peso del- 
l' acqua può essere più potente che la men obliqua ( fig. 97. tav. 17). 

CAPITOLO X. 
Del medesimo. 

Possibile è , che delle due acque cadenti infra l' aria verso ad un 
medesimo aspetto la roen obliqua impedisca in parte il retto descenso 
della più obliqua , e perforandola in pane porti seco la parte percosssa. 
Come se l'acqua OQ ( fig. 9B. tav. 17.) del vaso OP, versando col 
moto più obliquo OQ verso il centro del mondo, viene ad avere sfor- 
zala nel punto B dell'acqua meno obliqua BK quale dal medesimo va- 
so OP germina por il moto BK; dico che quella parte dell'acqua OQ 
che resta percossa dall'acqua BK nel punto R viene ad essere portata 
dalla medesima acqua BK, pure per la via BK ec. 



36o LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XI. 
Del medesimo. 

Possibile è che delle due acque, cadenti infra l'aria verso ad un 
medesimo aspetto, la più obliqua impedisca in parte la raen obliqua 
nel suo retto dìscenso; e percotendola in parte, porti seco la parte per- 
cossa. Come se l'acqua XY ( fig. 99. tav. 17 ) del vaso VX cadendo 
con moto più obliquo sopra l'acqua AO, che scaturisce dal vaso EO 
la percota; dico che l'acqua XY porta seco quella parte dell'acqua O A, 
che da se viene percossa . 

CAPITOLO XII. 
Del medesimo . 

Delle cadenti acque che si percuotono infra l'aria essendo d'e- 
guale grossezza, quella che discende da più aito sito del suo botti- 
no si congiungerà con il corso di quella più bassa, e (fig. 100. tav. 18) 
con lei finirà il suo corso. Provasi per la sesta di questo, quale dice, 
che l'acqua cadente di pari grossezza sarà tanto più potente di moto, 
quanto essa versa più basso nel vaso ; e per la settima dove dicesi del- 
l' acque, che si percuotono infra l'aria, la più potente penetra la men po- 
lente, torcendo e portando seco l'altra percossa. 

CAPITOLO XIII. 

Del medesimo . 

Le cadute dell'acqua, che s' intersegano infra l' aria, s' empiono d'a- 
ria nelli loro moti reflessi. Questo nasce perchè nello scontro d'esse ca- 
dute , risaltando l'acqua, l'aria subentra, e sopravvenendo nuov' acqua, 
ess'aria ivi si sommerge e risommerge (fig. 101. tav. 18). 

CAPITOLO XIV. 

Dell' acqua infra V aria panniculata . 

L'acqua, che per angolo concavo versa infra 1' aria , fia pannicula- 
ta, in qual pauniculo si continuerà più in quel lato dell'angolo dove 
lai angolo avrà maggior contatto. E dall' opposito lato il panniculo 



LEONARDO DA VINCI 36 1 

risalterà , e farà congiunzicne al primo , a modo di guaina aperta , co- 
me si vede nella ( fig. loa. lav. 18). 

CAPITOLO XV. 
Del medesimo. 

L'acqua pannicnlaia , che esce per la rottura della concavità del- 
l'angolo, non toccando, se non da' un lato d' ess' angolo, farà figura co- 
me mostra il disegno ( fig, io3, tav. 18 ). 

CAPITOLO XVI. 

Del medesimo. 

La valetudine di diversi panniculi è nel fare una fonte > che getti 
acqua con varie figure di panniculi ec. 

CAPITOLO XVII. 
Figura dell' acqua cadente da gran pelago per bocca stretta . 

L'acqua che cade in basso di stretta bocca, uscita da gran pela- 
go , farà di se per 1' aria diverse intersegazioni , le quali fiauo tanto più 
aite r una che T altra, quanto la cagione dell'una fia più propinqua 
alla bocca che l'altra. La ragione è, che essendo l' intersegazione M 
(fig. 104. tav. 18) causata da AB CD più propinqua all'uscita del pe- 
lago, che r intersegazione H causata da EKGF, ella si genera più alta 
come appare nella prima figura. L'esperienza dell' intersegazione farai 
con acqua tinta, posta nel pelago del lato destro, e percoterà in basso 
l'acqua del lato sinistro ec. 

CAPITOLO XVIII. 
Che l' interse gazioni , e scontri infra l'aria sono infiniti. 

Prova a fare uscire ì' acqua da diverse qualità di spiracoli, torti e 
dritti, lunghi e corti, smussi di fuori e dentro, tardi e quadri, sottili 
e grossi , e farla battere in diverse opposizioni , che così avrai infinite 
esperienze da notare , e farne regola . 

46 



36a LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XIX. 

Perchè V acqua cadente non si piega infra V aria cadendo . 

Se tu hai una canna d' acqua , la quale sia aperta di sotto e di 
sopra , e la testa di sotto appoggerai si forte in terra , eh' ella rimanga 
senza alcuna esalazione , o spiracolo , e quella empirai d' acqua ; di poi 
cou subita prestezza leverai detta canna in alto, vedrai l'acqua rimanere 
alquanto nella forma , eli' ella teneva uel vacuo della canna , e poi con 
quasi invisibile prestezza di farsi uu circolo , e spianarsi a tondo ; e se 
il piano fia perfetto, tanto fia maggiore la rotondità d'esso cerchio più 
che quando era nella canna , quanto essendo essa nella canna ella era 
più alta che dopo eh' ella si fu spianata ; e se l' acqua che si trova in- 
fra la canna AB (fig. io5. tav. 19) sta dritta, non è da maravigliarsi, 
perchè è sostenuta, e fasciata da più duro corpo di se. Ma quella, che 
libera si trova fuori della canna A B e tocca in terra , perchè non si 
piega in qualche parte, non essendo di sopra sostenuta? Dirai che è, 
perchè l'acqua, che nella canna si trova, più presto s'appoggia, e si 
sostiene sopra a quella, che è fuori, che quella che è fuori si sostenga 
psr essa , Nò si storce l' acqua , che libera cade dalla canna , perchè la 
percussione fatta da lei in terra disparte si presto la unizione della so- 
pravveniente acqua , eh' ella cadendo sempre si trova senza fondamento. 
Essendo così l' acqua non trova dove appoggiarsi , e per questo non si 
può torcere , perchè non si può torcere quella corporea linea , che non 
si trova infra due resistenti. 

CAPITOLO XX. 

Della velocità dell' acqua cadente , e suo moto . 

L* acqua , che con gran quantità discende infra l' aria, non sarà con 
tutte le parti della sua grossezza d'cgual moto. Ma quella fia di più 
tardo descenso, che fia più remota dalla iiuea centrale della sua gros- 
sezza, e questo nasce, perchè la parte più remota dal centro è più mi- 
sta con l'aria, che quella che è vicina al mezzo, e per questo si fa più 
lieve, e quanto è più lieve più si fa tarda. 



LEONARDO DA VINCI 363 

CAPITOLO XXI. 

Del medesimo . 

Quell'acqua è più veloce, che discende per linea più obliqua. Pro- 
vasi per la veniesimasettiiua del secondo quale dice, l'acqua tanto più si 
fa veloce quanto ha maggiore declinazione . 

CAPITOLO XXIL 
Del medesimo. 

Dove il filo dell^ acqua cadente è più sottile egli è per sua natura 
più veloce , che dove esso è grosso : la ragione è perchè ogni liquido 
partecipa di viscosità, e quello che fia più grosso sarà più viscoso, e 
per conseguenza con minore facilità si separa una parte dall' altra, e poi 
che saranno separate le parti, che s'erano allungate, si raccorteranno 
e ricomporranno figura sferica nelli loro estremi , la quale tanto si leverà 
in alto , che ella fia superata dal peso di se medesima a ricadere ec. 

CAPITOLO XXIII. 

Del medesimo . 

L'acqua, che discende in ogni grado di discenso , acquista grado di 
velocità e di peso . Questa è certissima in filosofia, e si prova con l'e- 
sperienza . Caccia venticinque pallotte d' egual peso in un cannone , in 
modo , che stiano una sopra l' altra perpendicolari , e mettile in un luo- 
go alto, e distoppa con un filo, e sta da pie, ma e (fig. 106. tav. 19) 
il moto non ti lascerà conoscere gli spazi puri. E cosi se A B ha fatto 
in un grado di tempo un grado di descenso BC per essere più veloce, 
avrà fatto un grado di più di moto, e così CD per essere più velo- 
ce , e va seguitando . Ma sappi in fine , che se in ogni grado di tempo 
tu hai il moto di una di esse pallotte, ancora in ogni grado di tempo 
finisce il moto dell' altra ultima . 



364 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XXIV. 

Esperienza della proporzione de gì' intervalli del discenso d' acqua, 
d' eguali ed uniformi pesi . 

Per esperimenlare la proporz,i*oiie degl' intervalli del discenso del- 
l' acqua d'eguali ed uaiformi pesi, sia posta in piedi per linea perpen- 
dicolare (fig. J07. tav. ig) l'asse MN, e sia con terra mista con cimatura 
bene interrata, alla quale sia congiunto ad uso di libro l'asse O P, e si 
possa serrare subito con due corde, come vedi; ed all'estremo di essa 
asse interrata sia messo il pie d' una cerbottana stoppata da piò, e pie- 
na di pallotte di egual peso e figura; poi ferma bene la cerbottana, 
e r asse interrata , subito lascia andare il contrappeso , e le due asse si 
serreranno, e le pallotte che cadevano, tutte si fioccheranno in essa ter- 
ra , e potrai poi misurare la proporzione della varietà delli loro inter- 
valli ; e se vorrai vedere il discenso dell'acqua, fa fare il simile al mi- 
glio uscito dal moggio , e pesalo poi di braccio in braccio , e vedrai 
qual braccio ne rinchiuse più . 

CAPITOLO XXV. 

Della velocità dell' acqua cadente . 

L'acqua dove più si muove più s'assottiglia. Io per definire que- 
sta verità, valendomi del medesimo discenso delle pallotte, dico perla 
ventesimaterza che il discenso di ciascuna palletta , dividendolo a gradi 
a gradi per altezza , che in ogni grado d' esso moto , acquista grado di 
velocità . Onde questa tale proporzione di gradi di velocità fia propor- 
zione continua aritmetica , perchè si proporzionano insieme gli eccessi , 
ovvero differenze della velocità; onde concludo , che tali spazi furono e- 
guali , perchè sempre si eccedono , e superano l' un 1' altro con eguale 
accrescimento . E per questo l'acqua che versa da simile altezza ancora 
fa il simile, acquistando in ogni grado di molo, un grado di velocità; 
onde per proporzione aritmetica si va eccedendo di grado in grado del 
suo discenso . E per questo è necessario che l' acqua dove più si muo- 
ve più si assottigli . 

Dice l'avversario se l'acqua nel discendere si fa più sottile, adun- 
que non si fa più veloce , perchè quanto è più sottile si fa più lieve . 
e tanto meno pesa. 

Io dirò che l'acqua che di sopra se le appoggia sia quella che 
la sospinge . E tu mi dirai , che essendo più tarda , che non la può 



LEONARDO DA VINCI 365 

sospingere . Concludo , che in certa parte del descenso ess' assottigli , e 
si faccia veloce in modo, che l'aria la divida, come è detto nella ven- 
lesimaseconda, e di quantità continua la facci discreta; ma l' occhio non 
la può discernere , e cosi per questo il discenso è discreto . E quindi 
concludo , che dove 1' acqua poco discende essa si mostra di forma pira- 
midale , e benché quanto più s' assottigli manco pesi, pure quel tal peso 
che percuote è molto più grave, che se egli fosse venuto insino al luo- 
go della percussione di quella sottile figura. 

O veramente diciamo, se in tal parte del suo descenso non si as- 
sottigliasse per la metà del suo nascimento, e oltre a questo non si 
facesse il doppio più veloce, seguiterebbe, che in due tanti tempi s'em- 
pirebbe un vaso in tale assottigliamento che non farebbe il suo nascimento, 
e questo sarebbe impossibile , perchè l' acqua che di sopra si versasse 
in un'ora, non capiterebbe in tal sito dove ella s'assottiglia per metà 
in ispazio di due ore. Onde sarebbe necessario, che tal acqua se n'an- 
dasse in fumo; o veramente si moltiplicasse al continuo in varie tortu- 
re , e questo in esperienza non si vede. 

E se tu volessi dire , che l' acqua che discende fosse d' uniforme 
grossezza, a questo si risponderebbe mediante la ventesimaterza, che es- 
sendo la detta acqua più veloce nel fine che nel principio, verbigrazia 
diciamo il doppio, due tanti più d'acqua capitasse alfine del descenso, 
che quello che di sopra versa , la qual cosa non può stare in natura . 
E se tu volessi dire, che ella fosse d'uniforme grandezza, e d'eguale 
velocità, tu negheresti la predetta ventesima terza, quale già è accet- 
tata per vera in filosofia . 

CAPITOLO XXM. 

Della figura dell' acqua cadente . 

Necessaria cosa è, che l'acqua che cade con continuo discenso in- 
fra l'aria sia di figura piramidale ancora, che sempre esca da una 
(fig. ic8. tav. ig) medesima grossezza di canna. E la ragione sia, che 
la qualità del descenso non fia di eguale velocità , come si è detto; im- 
perocché quella che più è caduta più si fa sottile, e quella che mcn 
cade fa l'opposito. Adunque se tu gettassi pallolte di piombo di eguali 
spazi , essi non osserverebbono eguali spazi infra loro, anzi andercbbono 
diminuendo inverso l'altezza con continua diminuzione di proporzione 
geometrica. Ed il simile farebbono tali spazi d'acqua, che benché fossero 
misurati eguali alli loro principii , tu li troveresti cresciuti all' ingiù per 
lunghezza, ed all' insù per grossezza con proporzione continua geometrica, 



366 LEONARDO DA VINCI 

se l'aria non la spartisse. Ed il simile farebbe ne' fiumi di eguale lar- 
ghezza, profondità, e rettitudine. Ma se l'acqua con l'uniforme canale 
entra ne' laghi , ed esce tal moto , troverai al fine del canale che mette , 
quale al principio del canale che versa , altrimenti i' acqua nel lago 
forte crescerebbe , e forte diminuirebbe . 

CAPITOLO XXVII. 

Dello sminuire la caduta dell'acqua. 

Se l'acqua NAPO (fig. log. tav. 19) ha di caduta due braccia, 
accrescele di sopra l'acqua NMPQ che essa non avrà tanta caduta, per- 
chè alzandosi OP all'altezza del Q si rende quasi di eguale altezza al 
fondo della caduta RA. 

CAPITOLO xxvni. 

Velocità dell' acqua cadente. 

\J acqua, che cade per linea più vicina alla perpendicolare, più pre- 
sto discende , e maggior colpo e peso dà di se al luogo da lei percos- 
so . Provasi per la ventesimaprima di questo , quale dice quell' acqua è 
più veloce, che discende per linea più obliqua (fig. 110. tav. 19) 

CAPITOLO XXIX. 

L' acqua in maggior discenso come percuote. 

L' acqua nel maggior discenso dà maggior percussione , La ragione 
è solo per essere di maggior peso tutta insieme nell' aria , e solo s' ap- 
poggia di sotto , e di sopra non è appiccata , anzi è sospinta ec. 

1',' 
CAPITOLO XXX. 

Differenza fra la percussione dell' acqua di un corpo duro . 

La percussione, che fa l'acqua di continuo discenso sopra del luogo 
da lei percosso , non fia di tal potenza , quale sarebbe quella di un cor- 
po duro, che fosse di materia che pesasse eguale alla medesima quan- 
tità d'acqua. Imj>erocchè il peso dell'acqua del primo grado , che per- 
cuote, è disceso l'intera altezza della sua caduta, ed avrà fatto dieci 



LEONARDO DA VINCI 367 

braccia di discenso, quando il secondo ne avrà falli nove, ed il ter- 
zo otto, ed il quarto sette ^ e così tutti iii modo, che il primo perco- 
tendo l'ultimo non è ancora mosso al suo discenso . Ma se cade uà 
corpo duro, tal fia il molo della parte clie percuote, qual fia quello 
dell' opposiia parte . 

CAPITOLO XXXI. 

Della percussione dell' acqua cadente infra V acqua . 

L'acqua altra cosa che cada sopra l'acqua fa ch'essa acqua che 
riceve il colpo s'allarga sotto esso colpo; e circondata e superata la ca- 
gione di esso colpo passa sopra essa in forma piramidale , e poi ricade 
al comun piano. La ragione di questo sia, che cadendo una gocciola 
d'acqua da un tetto sopra all'acqua, quella parte dell'acqua, che ri- 
ceve esso colpo, non può aver luogo, né fuggire dentro all' alir' acqua 
con quella vclocilà , che ella è assalita ; perchè bisognerebhe che si le- 
vasse da dosso troppo gran peso a entrare sotto tanta quantità d'acqua. 
Onde avendo ad ubhedire con la fuga di se al cacciamento dell' acqua ca- 
dente , che la caccia dal suo sito, e trovando la vicin acqua che non 
riceve il colpo , non essere preparata a simil fuga , non può cosi pre- 
sto penetrare fra essa, onde cerca la via più breve, e corre infra quella 
cosa , che le fa mcn resistenza , cioè l"* aria . E quel primo circolo che 
circonda il luogo percosso, rinchiudendosi con furia, perchè slava le- 
vato fuori della: comune superfìcie dell'acqua, riduce 1' acqua , che fug- 
giva in allo in forma piramidale; e se tu non credessi che l'acqua che 
cade , fosse quella che balza , fa cadere sopra l' acqua un sassetlo , e 
vedrai medesimamente l'acqua, e non il sasso balzare. 

CAPITOLO XXXIL 

Del medesimo . 

L'acqua, cadente in canale di larghezza eguale alla larghezza di 
ess' acqua che cade , farà concavità profonda dentro alla superfìcie del- 
l' acqua per causa che dagl'argini non si rilleite 1' acqua al luogo della 
percussione ( fìg. 111. tav. 19 ) . 



368 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XXXIII. 

Del medesimo . 

L' acqua cadente in canale di larghezza maggiore della larghezza 
dell' acqua cadente non farà troppo concavità dentro all' acqua , per 
causa delli reirosi che riflettono l'acqua alla concavità di tal caduta. 

CAPITOLO XXXIV. 

Del medesimo . 

L'acqua più stretta, che l'acqua che li cade addosso, s'innalzerà e 
sbalzerà . La ragione è che l' acqua che per il colpo vién battuta es- 
sendo più stretta, non può smaltire la sua fuga di circolo in circolo, 
come farebbe in un gran pelago; e perchè l'acqua che è battuta trova 
a se vicine le sponde della secchia , o del canale stretto , più dure e 
resistenti che l"" al tr' acqua , non può in molte onde dilatarsi. Onde av- 
viene che tutta la fuga si volta in alto ec. 

CAPITOLO XXXV. 

Dell'acqua dopo il discenso. 

Dopo il discenso dell'acqua, quella che era di sópra rimane di sot- 
to , e 1' inferiore in superiore si converte . Questo accade per la quarta 
qual dice, che l'acqua superiore sarà di più veloce discenso che l'in- 
feriore; essendo che la più veloce nella caduta penetra la man veloce, 
e prima percuote il fondo , e la man veloce nel discendere al foudo tro- 
va la più veloce , che riflette in su , e da quella sospinta insieme se- 
gnano il corso comune dell' acqua ec, 

CAPITOLO XXXVL 
Del moto e velocità dell' acqua dopo il discenso. 

Dell' acqua dopo il maggior discenso la parte inferiore è di più 
veloce moto che la superiore . E questo nasce dalla passata ; perchè 
ritenendo l'acqua dopo il discenso l'impeto suo, necessità vuole, che, se la 
velocità della superiore si converte in inferiore , la velocità della infe- 
riore si converta nella superiore . 



LEONARDO DA VINCI SGg 

CAPITOLO XXXVII. 

Del medesimo . 

Se la caduta sarà di egiial larf;hezza del fiume^ nel quale cade l'ac- 
qua che percola il fondo risalterà ( fìg. i la, tav. -20) e poi ricaderà per 
ogni linea partendosi dal centro del sorgimenio; e quanto più discende 
da tale sorgimento più s'allarga, e parte si muove per lo corso del fiu- 
me , pane verso il fondo , e parte verso la riva , e cosi esso sorgimento 
cade per discenso triplicato . 

CAPITOLO xxxvm. 

Del medesimo. 

Se il letto del fiume fia stretto come l' acqua che cade , la linea 
CB (fig. 1 13. tav. ao) correrà si forte d' acqua come A C. E la ragione è 
che la linea CB ha libera fuga in B; adunque l'acqua che mette AC 
in C B essendo veloce , velocemeute bisogna che sgombri C B per dar 
luogo alla sopravvegnente acqua , e presto sgombrando , perchè in B non 
è sostegno, sarà l'acqua più corriva, correndo per la linea ACB che 
per AB; e tanto fia tirata veloce l'acqua M in A quanto AC spinge 
CB. E fia più veloce corso MACB, che MAB, che è più breve, e di 
questo è causa il moto e colpo di AC. 

CAPITOLO XXXIX. 

Del medesimo . 

L' acqua che per isiretlo canale cade nel lago, fia di tanto più ve- 
loce moto , quanto ella cade da maggior altezza della sua propria gros - 
sezza. La ragione di questo è che l'mipeto dell'acqua dove è meno im- 
pedito più veloce siegue il suo corso , e così il canale largo non impe- 
disce tanto l'acqua che discende dal canale stretto, e quanto è più 
largo meno impedisce; adunque per la ventesimaterza, che dice, che l'ac- 
qua in ogni grado di descenso acquista grado di velocità , l' acqua che 
per istreiio canale cade nel largo , fia tanto di più veloce moto . 



47 



370 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XL. 
Del medesimo. 

Queir acqua saliera più sopra al suo naturai piano, la qual fia più 
vicina alla sommersione di quella che cade sopra l'altra acqua. Eque- 
sto è perchè quell' acqua più salta che ha maggior impeto , e quella ha 
maggior impeto che è più vicina alla sua causa (fig. ii4- t-av. 20). 

CAPITOLO XLI. 

Delle chiuse fatte dall'acqua cadente. 

Dall'acqua che cade dalle chiuse de"" fiumi, a quelle parti sarà ser- 
ralo il retto corso , che saranno di più potente caduta . Questo accade, 
perchè l'acqua di caduta potente cava il terreno del luogo da lei per- 
cosso , e lo scarica dove il suo corso si fa più debole , che è sotto il 
moto riflesso dell'acqua, il quale, essendo mosso verso il cielo, in ogni 
grado di moto si fa più debole per la ... . del .... tanto che al fine 
perde tutta la sua potenza , e mancandole la potenza , in tal riflessione, 
ella lascia cadere sotto di se tutte le gravità tolte dal luogo da lei per-, 
cosso ; e dopo tale innondazione l' acqua s' abbassa , e trovasi chiusa in- 
fra la materia che lei prima condusse , ed infra l' argine d' onde ella 
discende . 

CAPITOLO XLU. ^ ^ 

Del medesimo. 

Dell' acque, che per diluvi discendano per le chiuse de' fiumi , solo 
a quella sarà riservato il suo corso retto dopo di esso diluvio, la quale 
fu di più debole e lenta caduta. Questo accade perchè quella che len- 
tamente si muove fa debole percussione ; onde ne seguita che ella poco 
leva dal fondo da lei percos.«o , e per conseguenza poco pone sotto il 
moto reflesso dell'acqua; onde per questo dopo tal diluvio 1' argine re- 
sta qui basso , e tutta l'acqua che cade seguita il corso suo dove l' ar- 
gine è più basso . E per questo qui fia il retto corso di tutta V acqua 
del fiume insieme con l' acqua di debole caduta . 



LEO^fARDO M VINCI 371 

CAPITOLO XLIII. 

Del medesimo. 

L' acqua non siegiie 11 suo corso dopo la caduta nella medesima ret- 
titudine del suo disceiiso, anzi vi fa argine della materia cavata dal 
luogo ove è percosso, e tanto pi questo si fa, quanto la caduta è più 
diretta , come è manifesto dalle uue passate ce. 

CAPITOLO XLIV. 

die cosa è la schiuma dell'acqua. 

L' acqua , che cade d' alto nell' altr' acqua , rinchiude dentro a se 
certa quantità d'aria , la quale mediante il colpo si sommerge con essa 
e con veloce moto risorge in alto , pervenendo alla lasciata superficie 
vestita di sottile umidità in corpo sferico , partendosi circolarmente dalla 
prima percussione . 

Ovvero l' acqua che cade sopra l' altr' acqua si parte dal suo luo- 
go , e con varie e diverse ramificazioni biforzute e concave si va in- 
trigando ed intessendo, i quali ripercossi sopra la superficiale parte del- 
l'acqua per la potenza ùeì peso, e dal colpo dato dalla detta acqua, 
r aria per la somma prestezza non ha tempo a fuggire infra il suo ele- 
mento , anzi si sommerge nel modo sopraddetto . 

CAPITOLO XLV. 
Del balzo dopo la caduta dell' acqua . 

L' acqua cadente sopra l' acqua corrente , ed egualmente veloce, non 
può generar halzo . E questo procede, perchè la cosa che fugge non 
può ricevere percussione . 

CAPITOLO XLVI. 

Del medesimo . 

Il balzo dell'acqua è risaltamento dell'acqua infra l'aria , cagionato 
dal colpo ; ovvero percussione dell' acqua infra l' acqua , o nell' argine , 
o nel fondo, o negli obietti; e fia di tanta maggiore elevazione, quanta 
fia stata maggiore la caduta dell' acqua sua causa . Provasi per la 



37» LEONARDO DA VINCI 

ventesimanona di questo , che dice dove è maggior discenso , ivi è mag- 
gior percussione . 

CAPITOLO XLVIL 

Del medesimo . 

Li balzi dell'acqua sono di due nature, cioè composti da due 
cause. L' una è per la globosità del fondo d'onde passa l'acqua, 
r altra fia quando le parti dell' acqua che percuote nelle globosità 
dell' argine risaltano dall' opposita riva . Queste tali quantità d' ac- 
qua che percotono , risaltano all' opposita riva > e nella prima onda 
che elle s' incontrano si premono , e spingono , e sgonfiandosi saltano 
verso il cielo, ciascuna egualmente si fugge dal luogo percosso , per in- 
sino che altr'onda la ricaccia indietro, e poi 1' altra innanzi, e così suc- 
cessivamente empiano la superficie de' fiumi di graticolata figura, sempre 
alzandosi nelli luoghi di dette percussioni (fig. ii5. tav. 20). 

CAPITOLO XLVIII. 
Del medesimo . 

Li balzi dell' acqua , che si levano per la percussione dell' acqua ca- 
duta sopra r altr' acqua , non Cano portati infra eguali angoli della sua 
percussione , anzi salteranno alla sua superficie per la via più breve . E 
la causa è 1^ aria che fu insieme coli' acqua sommersa, che vorrebbe tor- 
nare per la linea più breve al suo elemento, come è provato nella ven- 
lesimaquarta del primo . 

CAPITOLO IL. 

Del medesimo . 

Quel balzo che si troverà più lontano dal primo balzo , si per tem- 
po come per distanza , fia ancora più lontano per potenza , e non osser- 
verà come le palle gettate in terra, che tanto, quanto è minore il suo 
balzo, tanto fia minore la base del suo balzo. Auzi l'acqua farà in que- 
sto caso l'opposito. Imperocché levandosi essi ultimi balzi deboli fuori 
della superficie del corso dell'acqua, trova venire contro di se li ri- 
saltamentì partiti dalle percussioni da essi fatte negli argini globulosi , 
i quali risallameuti sono con tanta congregazione di lineamenti , quante 



LEONARDO DA VINCI Z^Z 

SODO le superficiali particole di percossali globi degli argini. E soprag- 
giungendo essi lineamenti sopra le pani dell'acqua delli primi balzi, 
perchè essi si levano assai in alto, poco sono da essi lineamenti traversi 
impediti . Ma li ultimi balzi si levano por la poca debolezza si poco in 
alto che tutte le sue parti per lunghezza sono percosse , e sospinte dalle 
percussioni delle sopraddette traverse linee partile dagli argini, e spin- 
gendosi essi balzi per questo si fanno lunghi, come nella (fig. 1 16. tav. 20). 
si vede fare dall' ABC nell'onda DEF. 

CAPITOLO L. 
Esperienza de balzi sopra di egual canale. 

Sia fatto di vetro un lato di canale, il resto di legname, e l'acqua 
che ci percuote fja mista con miglio, o pasta da palperi , acciò si veda 
meglio il corso delle acque per li loro moti. E fallu che hai l'esperienza 
di tali balzi empi il fondo di rena mista con minuta ghiaia, poi fa di- 
pianare tal fondo, e facci saltar su l'acqua, e guarda dove leva, po- 
ne ; poi fra l' argine verso il legname osserva , e guarda per lo vetro i 
suoi efl'elti, e fallo in acqua continua (fig. 117. tav. 20) ciò che tu vedi 
fare tra su e giù dell'acqua, così farà qua e là battendo negli argini, 
salvo che dal rimboccarsi addosso l'acqua che salta ec. 

CAPITOLO LI. 

Come alle volte il balzo è più alto della caduta dell'acqua. 

L'acqua che cade d'altezza d'un braccio non ritornerà mai in si- 
mile altezza, se non in piccole gocciole, le quali salteranno assai per 
alto, perchè il moto della risaltazione fia molto più veloce che quello 
del descenso. Imperocché quando l'acqua cade, essa sommerge insieme 
seco gran quantità d'aria; e poiché l'acqua è percossa essa risalta in- 
verso la sua superficie con impeto , e fa moto quasi veloce , come fu 
quello del disceiiso. Ma non sarà tanto per quello che nella materia del 
colpo si è delio , cioè che il molo del balzo non sarà mai tanto veloce 
quanto fa il discenso della cosa che balzò; e però il balzo conseguente 
non sarà mai eguale al balzo antecedente, sì che per questo il balzo, 
che fa l'acqua, si parte dal fondo dove fu generato, quasi con quella 
velocità del discenso, che lo partorì; ed oltre a questo se le aggiunge 
una seconda vt-locità , che annienta tal molo, è questo è quelF aiia, che 
si sommerse insieme con la caduta dell'acqua, la qual aria vestita d'acqua 



374 LEONARDO DA VINCI 

sorge con furore, e salta infra il suo elemento, e porta seco quell'ul- 
tima acqua vicina alla superficie, e la fa saltare per tale aumento molto 
più che aoa richiedeva la sua natura , e per questo egli è moto acci- 
dentale . 

CAPITOLO LII. 
Del medesimo. 

L'acqua salterà molto più che la sua caduta per moto violento, il 
quale sarà causato dall'aria che si trova inclusa fra le vessiche dell'ac- 
qua, la quale è risorta, essa nota ne' sonagli sopra dell'acqua, la quale 
ritornando al luogo della percussione , fia di nuovo da tale percus- 
sione risommersa ; onde trovandosi tal aria rinchiusa infra l' acqua che 
la sospinge , e quella che la percuote , essendo da tal furore e percus- 
sione ristretta , subito rompe l' acqua che le faceva coperchio , e come 
saetta uscita da nuvole , cotal aria esce dall' acqua portando con se parte 
dell'acqua che prima la copriva (fig. ii8, tav. 21). 

CAPITOLO LUI. 

Del medesimo . 

Il moto di risaltamenlo dell'acqua sarà tanto più veloce che quello 
della percussione di ess' acqua , quanto l' acqua che percuote fia più mi- 
sta eoa r aria . Questa è manifesta per le due passate . 

CAPITOLO LIV. 

Differenza de' sonagli dell' acqua delli balzi. 

L' acqua, che con poco moto rinchiude poco sotto la sua superficie 
l'aria, che con seco si sommerge con poco impeto, torna fuori della 
superficie portando seco tal veste d' acqua , che essendo di egual peso 
a essa aria sta sopra di lei in forma di mezza figura sferica . Ma se tal 
aria è sommersa con impeto , essa torna con impeto fuori dell' acqua , e 
per la lunghezza del moto fatto sotto l'acqua è premuta dal suo peso, 
e salta fuori dell'acqua, e con impeto spezza la superficie, e genera il 
balzo , e così non rimane notante come la prima sopra dell' acqua ve- 
stita dalla sua superficie . 



LEONARDO DA VINCI SjS 

CAPITOLO LV. 

De' bollori fatti daW acqua cadente. 

Delli bollori falli dall' 804110 cadente riflessa dal fondo del pelago, 
parte ne ricade nella supeificie dell' acqua , e quindi rifa più moli inci- 
denti e reflessi; e parie se ne volia inAcrso la prima caduta, e quivi 
sì sommerge con quella , e ritorna in su con reirosi laterali ; e pane ne 
ricade nelli mezzi de' bollori, e si spande intorno al centro della sua 
caduta ( fig. 119. lav. 21 ). 

CAPITOLO LVL 

Del medesimo . 

Domandasi percbè li bollori non sono continui , essendo le cadute 
continue . La causa è che l' acqua che cade e corre di sopra è più ve- 
loce che quella che corre di sono, come dice la quaria di questo; e 
quando quella di sotto ruina in qualche tomba, ella si leva quasi col 
medesimo impeto inverso la supeificie , ed alcuna volta vince , e passa 
l'acqua che corre di sopra, e alcuna volta è vinta da quella; cosi stan- 
do in bilancia per potenza di moto , alcuna volta vince l' una , ed al- 
cuna volta r altra . 

CAPITOLO LVII. 

Della gocciola cadente nell' acqua . 

La gocciola che riflette è simile alla gocciola che percote la pelle 
dell' acqua , la quale tanto più s' innalza , quanto il moto incidente più 
da alto ; perchè dove è maggior descenso , ivi è maggior percussione , 
e per conseguenza maggior balzo. 

CAPITOLO LVIII. 

Del medesimo . 

L'acqua, che riflelte in forma di due gocciole vicine Tuna all'al- 
tra, è per cagione insieme congiunta. La causa è, che quando l' acqua 
è percossa risalta, e l'acqua aperta si rinchiude, e l'onda si restringe 
al luogo, dove si divise essa gocciola, e percossa tutta nell' acqua che 



376 LEONARDO DA VINCI 

riflette , ancora lei riflette dietro a quello , ed abbracciandosi con essa 
si leva vicino alla sua altezza . 

CAPITOLO LIX. 

Del medesimo . 

La gocciola, che discende sopra alla pelle dell' acqua, riflette tanto 
dell' altr' acqua infra l' aria , quanto è il peso della goccia . 

CAPITOLO LX. 
Del medesimo. 

La gocciola che discende , tanto piiì acquista di peso , quanto ella 
acquista di moto infra l'aria; e questa per la ventesimaterza che dice, 
che l'acqua in ogni grado di descenso acquista grado di velocità ec. 



377 

LIBRO SESTO 

DELLE ROTTURE FATTE DALL'ACQUA 



CAPITOLO I. 
Per quat -causa l'acqua rompe V argine ed il fondo . 

acqua non rompe se non dove trova resistenza , e dove mediante 
il colpo si percuote . Questa concezione è manifesta per l' esperienza di 
tutte le cose che si rompono , quali non si rompono , se non mediante 
la resistenza ed il colpo . 

CAPITOLO II. 

Del medesimo . 

Se l'acqua non consuma dove non percuote, e non percuote do- 
ve non trova resistenza. Adunque quella cosa che fia più causa di rom- 
pere la rettitudine del cominciato corso dell'" acqua , fia più da ess' ac- 
qua consumato e rimosso . 

CAPITOLO m. 

Del ìpedesimo . 

Quella parte del fondo e dell' argine , che si contrappone con più 
retti angoli al retto corso dell' acque , fia più lesa nell' acque correnti . 
Questo accade perchè quella percussione sarà più potente che sarà fatta 
infra angoli più eguali . 

C A P I T L O IV. 
Dove V acqua faccia minore o maggiore concavità , o rottura. 

Quanto l'angolo dell'incidenza dell'acqua sarà fatto infra angoli 
più diflbrmi , la concavità sotto 1' angolo dell' incidenza sarà di minor 

48 



378 LEONARDO DA VINCI 

concavità. Come se l'incidenza dell'acqua fosse fatta per la linea DE 
nell'argine AC, gli angoli ABD e DBC sono molto difformi, onde la 
percussione è debole in B angolo dell' incidenza , onde non riflette in 
alto , e non percote , e non cava tanto il fondo ( fig. 1 20. tav. u 1 . ) . 

CAPITOLO V. 

Del medesimo . 

Dove l'acqua ha minor moto, non consuma del. suo fondo. Questa 
nasce perchè fa minor percussione , e confregazione nel suo fondo. Anzi 
dove è di minor moto * ivi alza il suo fondo , come si dirà nel settimo. 

C A P I T L VI. 

Del medesimo . 

Dove l'acqua è più veloce, piìi consuma il fondo da lei confrega- 
to. Questo nasce, perchè il fondo fa resistenza all'acqua da esso so- 
stenuta , e dove è più veloce fa maggior percussione nella sua resistenza. 



CAPITOLO VII. 
Del medesimo. 

Dove l'acqua più si stringe , più consuma il suo fondo; provasi per 
la . . . del secondo, che dice, dove V acqua più si stringe, più si fa ve- 
loce ; e per la passata quella che è più veloce più consuma il suo fondo. 

CAPITOLO Vili. 
Del medesimo. 

Sempre infra il moto incidente , ed il moto reflesso è inflma bas- 
sezza della larghezza del fiume , e questo accade perchè nell' incontrarsi 
del moto reflesso con l'incidente, si genera percussione d'acqua, nella 
quale innalzando l' acqua , ricade sopra il fondo , e quivi continuamente 
cava esso fondo . 



LEONARDO DA VIXCI 379 

CAPITOLO IX. 
Del medesimo. 

Sempre sono il moto incidente s' innalza il fiume , e sotto il moto 
reflesso il fondo del fiume ristaura la sua altezza. E questo nasce per- 
chè sotto al moto incidente più si consuma il suo fondo per essere più 
veloce, come è detto nella sesta di questo. E sotto il moto reflesso l'ac- 
qua lascia ciò che porta , perchè si ritarda per la seconda del settimo. 

CAPITOLO X. 
Del medesimo. 

L' acqua percuote più il suo fondo , dov* ella cade da maggiore e 
più alta onda. Provasi per la ventesimanona del passalo, che dice, l' ac- 
qua in maggior desccnso dà maggior percussione, e per conseguenza farà 
maggior rottura . 

CAPITOLO XI. 
Del medesimo. 

La somma altezza dell'onda non consumerà sotto di se il fondo; « 
imperocché po.co lo tocca, stantechò ogni cosa pesa solo per la linea 
del suo moto; onde diremo tal onda moversi verso l'aria, la quale fugge 
dalla sua percussione , ed in versor l' aria pesa , e se vi fia pure alquanto 
di confregazione , ella fia di poco vigore , e poco consuma tal fondo . 

C A P I T 0.L.0 XIL 

Del medesimo. 

Dove il canale del fiume è più obliquo , più profonda il letto del 
suo fiume, e fa che una medesima quantità d'acqua meno occupi di 
larghezza. Provasi per la ventesimaprima del secondo, qual dice , dove 
il canale del fiume ha maggiore declinazione l' acqua si fa più veloce , 
e per la sesta di questo , dove è più veloce , più consuma il fondo . 



38o LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XIII. 

Del medesimo . 

Quel corpo , che fia di più densa e dura superficie , farà con più 
polente e presta risaltazione partire da se la cosa sopra a se ripercos- 
sa; e per questa cagione l'acqua che caderà infra ghiara mista con sab- 
bione, ivi farà maggiore e più presta profondità, che cadendo in te- 
nera e semplice litta; perchè cadendo sopra la ghiara, ivi ripiglia ve- 
loce e potente balzo, e maggior radimento e levamento fa nella pri- 
ma opposizione del suo balzo . 

CAPITOLO XIV. 
Qual acqua ix>mpe più V argine ed il fondo. 

L'acqua torbida noce più alle rive che la chiara, e più in basso 
che in allo; perchè ella è più pesante per la ventesimaseconda del pri- 
mo, e per conseguenza più veloce per la ventesimaottava del secondo, 
e fa maggior percussione nella sua opposizione , e la consuma per la 
sesta di questo . 

C A P I T O L O XV. 

Del medesimo . 

Quanto più breve fia il fiume, tanto maggior profondità farà nel 
suo fondo ; e tanto minor cavamento farà del suo fondo , quanto il suo 
corso fia di maggior lunghezza. Questa si prova per la sessantesimaquarta 
del secondo, qual dice, quanto più breve sarà il corso del fiume, tanto 
fia di maggior velocità, e quanto fia di maggior lunghezza, tanto fia 
più tardo. 

CAPITOLO XVI. 

Del medesimo . 

Tutti li fiumi al continuo abbassano li loro letti, eccello dove 
sono ringorgati , perchè quivi fanno il contrario ; e la ragione è , che 
la confregazione della corren-te col suo fondo sempre va consumando, 
e radeudo detto fondo . 



LEONAPxDO DA VLXCI 38 1 

CAPITOLO XVII. 

Perchè l'acqua veloce incontrandosi con V acqua tarda rompe 
V argine , e suo rimedio. 

Dove r acqua si muove con furia , e percoie in acqua di poco mo- 
vimento , vi trova dentro resistenza, e non seguita la sua drittura , anzi 
si volta per li iati traversi , e percote o fa impelo nell'argine, e quello 
allarga e consuma . Adunque ragguaglia il corso dell'acqua con l'abbas- 
sare dove troppo era alla , e riempi il luogo . 

CAPITOLO xvm. 

Perchè li fiumi mutano letto , e spesso levano e mettono 
in diversi luoghi , 

Il movimento dell'acqua sempre attende a consumare il suo so- 
stegno , e quella parte che è più tenera vi fa meno resistenza , e par- 
tesi dal suo luogo lasciando diverse concavità, dove l'acqua raggiran- 
dosi con vari retrosi, consuma e cava allargando delia vacuità, e per- 
cotendo ne' nuovi argini risalta, percotendo nelle rive, consumando e 
rodendo con mina dell' opposizione , mula corso per mezzo delle mede- 
sime mine, accompagnando con essi corsi la terra più lieve, la quale 
poi scarica nelli luoghi più quieti , ed alzando li fondi diminuisce la 
quantità e la forza dell' acqua , mandando il suo furore dall' opposita 
parte ; e se trova ripa , quella rode e scalza li suoi fondamenti , finché 
con gran mine scopre li nuovi terreni , e se trova pianura , quella oc- 
ciipa e levando e cavando si. fa nuovo letto. E se trova li sotterrati sassi, 
quelli scopre , e poi discalza , i quali spesse volte per lo alte grandezze 
lanno resistenza all'impetuoso corso, il quale ripercosso ne' conirnstanii 
sassi, ribalza all' opposita parte, rompendo e dannificando l'opposte rive. 

CAPITOLO XIX. 
Del medesimo. 

Il corso della minor somma dell'acqua obbedisce alla maggiore dei 
gran diluvii , e mula corso, accompagnandosi con quella, e manca dal 
suo cavare sotto gli argini. Questa esperienza si vede nel Po, il qua- 
le quando è basso la sua acqua corre spesse volte per corsi traversi , 
chiamato dalli luoghi più bassi, e drizzandosi a quelli piglia corso, e 



582 LEONARDO DA VINCI 

percoie l'argiae nelli suoi fondameaii; e (jiiclli cava e fa mine gran- 
di . E quando corre pieno , la minor somma, che prima intraversandosi 
batteva e cavava sotto all' argine , lascia il suo corso , perdio è tirata 
dalla compagnia della maggior somma , ed andando per lo verso del suo 
fondo , non dannifìca gli argini . 

CAPITOLO XX. 

De' fiumi serpeggiati , e loro mine . 

Li serpeggianti corsi dell' acqua , che sono causali da risaliamenti 
delle percussioni da lei fatte infra gli argini, caveranno il letto del fiu- 
me sotto se più che in alcun' altra parte , e nelle loro percussioni fiano 
di grandissima profondità, e l'acqua, che per essa profondità s'aggira, 
è cagione delli cavamenti e ruine delli combattuti argini . Provasi , si 
vede chiaramente, e si conosce che l'acque che percolano l'argine dei 
fiumi fanno a similitudine delle palle percosse ne' muri , le quali si par- 
tono da quelli per angoli simili a quelli della percussione, e vanno a 
battere l' opposta parete del muro . Cosi quest' acque fatte lo prime per- 
cussioni nell'argine, risaltano all'opposte rive, ed ivi fanno gran per- 
cussione, e concavamento; perchè in esso luogo è maggior concorso 
di acque. La ragione è che un'acqua che risalta da un'argine al- 
l' altra , cava quella parte del fondo del fiume che si trova soito a 
lei , e r altr' acqua del fiume che non può essere ricevuta in questa 
bassezza, resta sospinta e ributtata alquauto per lo dritto del fiume; 
e perchè fia in lei mancata la fuga , si ritorna al suo naturai corso , 
cioè che trovandosi il fondo del fiume più basso sotto le torte vie fatte 
per le sopraddelte percussioni dell'acque, questa seconda acqua, che l\a 
preso r accidental fuga , repiglia il suo naturai corso , e cade alii luoghi 
bassi del fiume , e percote l' argine nel medesimo luogo dove si fa la 
percussione de' suddetti risaliamenii , essendo dett' argine combattuto da 
due diverse percussioni , ivi si cava maggiore concavità , perchè l' una 
percote l'argine di sopra, e l'altra di maggior declinazione rode, e di- 
scalza r argine in fondo , e questa è la causa delle sopraddette ruine . 

CAPITOLO XXI. 

Del medesimo . 

L'' introito de' fiumi nelli fiumi, generano le prime tortuosità de' fiu- 
mi, (fig. 121. tav. 21 ). Questa nasce, perchè nello scontro de' fiumi la 
più potente acqua percote la men potente, e con li suoi reirosi entra 



LEONARDO DA VINCI 383 

sotto gli argini della men polente, e cavandola, e minandola causa la 
tortuosità de' fiumi ec. 

CAPITOLO XXII. 
Del medesimo. 

Tanto sono maggiori le tortuosità de' fiumi maggiori, quanto esse 
sono più vicine all'introito del minor fiume nel maggiore. La ragione 
è che le percussioni del fiume nell' argine cagionate da tale introito sono 
più potenti nel principio che nel fine ; e per conseguenza cavano più 
l'argine vicino al detto introito che altrove, e quindi nasce maggiore 
toriuosità . 

CAPITOLO XXIII. 

Del medesimo . 

Se il fiume serpeggiante sarà integralmente rimosso dall' intero suo 
letto , e fia messo in dritto canale , egli è necessario , che delli fiumi 
che dentro vi versano da due lati, che da un lato allunghino tanto, 
quanto diminuiscano dalla parte opposta, e quello che acquista di lun- 
ghezza perde di velocità , la qual velocità si trasferisce nel fiume accor- 
talo. E così si \iene a dare maggior velocità al fiume maggiore, e mi- 
nore alli fiumi minori, che vi versano dentro, e conseguirai il medesi- 
mo efletto della medesima proposizione . 

CAPITOLO XXIV. 

Del medesimo . 

Fa che li fiumi minori entrano dentro alli maggiori infra angoli a- 
cuii . E l'utilità di questo, siccome della passata e, che il corso del 
maggior fiume piegò l' introito del fiume minore, e non lo lascia per- 
cuotere neH' opposita riva . 

CAPITOLO XXV. 

Del medesimo . 

Se il minor fiume ha la sua inondazione nel tempo che il massimo 
fiume è basso delle sue acque , allora la percussione del minor fiume 



384 LEONARDO DA VINCr 

rompe l' opposita riva del massimo fiume , e questo perchè il fiume mi- 
nore si fa più alto e più veloce con l' inondazione , che il fiume mag- 
giore. 

CAPITOLO XXVI. 

Del medesimo . 

Li gombiti fatti dagli argini de' fiumi sono annullati dalle grandi 
inondazioni de' fiumi, perchè il corso massimo spinge l' acqua con retto 
corso; ma nel diminuire ripiglia il corso serpeggiante, il quale si va 
riflettendo dall'una riva all'altra, e questa diminuzione dell'acqua cava 
l'argine de' fiumi. Ma in questa profondità diminuita l'acqua non ha 
moto d'egual corso; perchè la maggior corrente salta da una riva al- 
l' altra dell' opposte rive , e li lati dell' acqua , che confinano con 1' ar- 
gine, sono di brevissimo corso (fig. 122. tav. ai ). 

CAPITOLO XXVII. 

Del medesimo . 

Le globulenze che hanno li gioretti fatti dalli gombiti degli argini 
hanno derivazione dalli retrosi de' fiumi, che si stendono con jle loro 
rivoluzioni infra la concavità e convessità contrapposte negli argini dei 
fiumi, e da qui nascono li piccoli rami (fig. ii3. tav. 22) infrapposti fra 
le secche de' fiumi, e li suoi argini, posti all'incontro delle concavità^ 
dell' argine de' fiumi . . . 

CAPITOLO xxvm. 

Del medesimo. 

Il gobbo A (fig. 124' ^^^' **) sempre farà ruìnare l'argine in B , 
e la ghiara grossa rimarrà in S, e la minuta , e poi l' arena , e poi la 
lilla , e poi il legname , e radici , e foglie rimarranno dove bel settimo 
si dirà . 

CAPITOLO XXIX. 

Perchè V acqua cava in circolo le fosse dove rompe con furia . 

L'acqua che non cade con furia non allarga la sua fossa, perchè 
nel cadere a piombo è segno che ella ha poca furia d'acqua dietro a 



LEONARDO DA VINCI 385 

se che la cacci, però cade disunita e sonile quasi per linea perpendi- 
colare; e l'aria, che si trova infra detta disuuiiione aveudo il peso quasi 
eguale , noa può fuggire si presto , che il peso soprapposto insieme con 
il colpo la sommerge. Ma perche l''aria non si può disunire senza vio- 
lenza dal suo elemento, obbedito che ella ha alla furia del colpo e 
del peso , risorge subito , e ritorna in rotondi sonagli alla superfìcie del- 
l' acqua vicino al luogo ripercosso; onde uou s' allontanando dalla prima 
percussione non olfonde le rive della sua fossa. Ma quando l' impetuoso 
fiume insuperbito delle nuove piogge scorre infra le sue ripe, cade con 
furia infra li bassi pelaghi , e non come ])rima riposatamente pioveva 
sopra Tallr' acqua mischiata diaria, anzi unita e gagliarda ferisce ed 
apre la percossa acqua inlino al duro fondo, scalzando, e rimovendo li 
coperti sassi, fa contro a se con le spiagge della già fatta fossa nuovo 
riparo, nel quale percotendo, e rimovendo, vinta si divide sopra la detta 
percussione in due contrari corsi, i quali si partono in due mezzi cir- 
coli; e rodendo e consumando ogni opposizione allarga la fossa in for- 
ma rotonda . Ma a dir meglio quando li fiumi sono pieni , le ca- 
dute dell'acqua sono meno alle; imperocché la quantità dell'acqua 
percotendo li luoghi più bassi , T acqua che è dopo il colpo non 
fugge con quella- furia che fa l'acqua che cade. Essendo cosi, questa 
viene a far resistenza, e facendo resistenza l'acqua s'alza, e la caduta 
SI fa più corta; onde non rinchiude tant'aria, perchè d'essa caduta le 
parli di sono non si dividono quasi dall' altr' acqua . Essendo cosi verrà 
poca aria, onde per questo il colpo, e peso dall'acqua non ha chi 1« 
rivolli in allo, ed il sno colpo va unito insino al fondo, rimovendo la 
terra che circonda , e veste di se le pietre , ed allarga la profondità 
( iig. laS. tav. 22 ). 

CAPITOLO XXX. 

Due acque correnti che !>' uniscano , dove cavano il fondo . 

Quando per li corsi de'fiumi saranno due correnti d^acqua, o due rami 
d'ac({ua eguali, cominciando distanti lun dairi'ltro, e che essi concorrine a 
luogo, dove insieme si percolano, essi df)po tal percussione si leveranno in 
allo, e il suo fondo ha poco consumalo; peiclic innalzandosi si perdano da lui, 
e poi con 1 innalzarsi avendo acquistato peso, ricadono nel disgregarsi, 
ovvero disgiungersi, e ricadendo raspano il fondo; onde per causa di 
tal j)ercussione , che baite e raspa il fondo col suo moto , ivi accaderà 
profondità, e questa accade nelk- grandi correnti de' fiumi. A (fig. 126. 
tav. 22 ) è il luogo della sopraddetta percussione, nella quale ancora ve- 
di, che l'elevazione del fondu, che poco si consuma è quello che sempre 

49 



386 LEONARDO DA VINCI 

dà aumento a fare alzare il luogo della percussione , ovver congiunzione 
de' correnti; onde cadendo da maggior percossa fa gran fondo. 

CAPITOLO XXXL 

Del fiume che torce l'angolo retto, e sua rottura nelle piene. 

Quest'acqua nel suo descenso universale torce l'angolo retto; ma 
nelle piene essa va a dritlura, e la percussione è tanto potente, che 
cavando porta li sassi col suo corso rotolando su per la spiaggia degli al- 
tri sassi , e cosi l' acqua seguitando il balzo fuori della sua superficie la- 
scia li sospinti sassi nell"' estremità dell'ammontato contrapposto colle. Ma 
poiché il fondo , ovver le piene mancano , l' acqua non può passare il 
già fatto colle di ghiara , onde si volta nel suo primo corso dalla ca- 
duta dell' altr' acqua , che sopra abbonda, e fa tal cavo nel luogo dove 
ella cade . A C è l' acqua , che corre , B è l' ammontata rupe, G l'angolo 
retto, CD la caduta ( fig. 127. tav. a3, ). 

CAPITOLO XXXII, 

Rottura delle piene dell'acqua nelle valli ristrette.- 

Quando il corso universale de' fiumi sarà ristretto per l'unir delle 
•valli, e per le tagliature de' monti, allora T acqua s' ingorgherà nella 
largura, e farà gran moto per detta strettura de' monti, e passato il 
mezzo di detta strettura farà gran concavità , e rientrato poi alla largura 
mancherà la profondità in tal proporzione, quanto crescerà la largura. 
E la profondità suddetta mancherà dopo il balzo dell'acqua, perchè riempi- 
rà di ghiara, sotto la maggiore elevazione del salto delle sopraddette acque. 

CAPITOLO XXXIII. 

Rottura dell'acqua cadente. 

Se la caduta dell'acqua sarà di eguale larghezza del fiume, l'acqua 
che percuote il fondo risalterà, e poi ricaderà per ogni linea, parten- 
dosi dal centro del sorgimento, e quanto più discende da tal sommer- 
gimento più s'allarga, e parte si muove per lo corso del fiume;ond'è 
necessario che faccia due moti, de'quali l'uno e l'altro è gran consu- 
mamcnto del pie dell'argine; perchè quello che discende dall'altezza 
del sorgimento si getta inverso il fondo , e perchè tal discenso è obliquo 



LEONARDO DA VINCI 087 

esso acquista di molo inverso al fondo dell'argine; e perchè esso dc- 
scenso seguita ia parie riinivcrsal molo del fiume , esso sommergimeli to 
cade per descenso triplicato per moto, l'uno in giù, l'altro verso la 
riva, ed il terzo verso il corso del fiume, e tulli tre consumano il pie 
dell'argine, per lo maggior levamento che flir si possa per altrettanto 
impeto. Imperocché, se il fiume corresse di lungo costeggiando tal ar- 
gine, esso potrebbe trovare qualche pietra, che difenderebbe in alcun 
luogo un pezzo di tal argine dopo se. Ma questo tal moto va in giù verso 
il fondo e inverso l' argine , e in basso verso il corso del fiume in mo- 
dochè ciascuna pietra è percossa da tre diversi moti e lati , onde è 
necessario , se l'argine è consumabile, che ruini (fig. 128. tav. 2."). 

CAPITOLO XXXIV. 
Del medesimo. 

La caduta dell'acqua, ovver moto cadente di descenso trasversale 
al fiume è quello , che rompe l' argine , come si dimostra in A B ( fig. 
129. tav. 25); e detto moto rompe in F, ed il terreno levato è scaricato in 
S e le minori in H , e il terreno grosso in G siccome anco l' arena . 

CAPITOLO XXXV. 
Del medesimo. 

L'acqua, che cade dall'argine AB (fig. i3o. tav. aS) nell'acqua 
corrente MN, anderà profondando il ietto, d'onde cade , tutto alla bas- 
sezza del luogo dove cade, cioè dall' AB al CD. 

CAPITOLO XXXVI. 

Del medesimo. 

Sempre le cadute, che fanno le acque dagli argini loro, consuma- 
no la base dell'argine, e le faiuio ruinare dalli loro fondamenti . Pro- 
vasi, e sia l'altezza dell'argine AC (fig. i3i, lav. aS. ) dalla quale cade 
l'acqua AN percotendo, e consumando il luogo percosso MaC, ed il 
mezzo della percussione sopra la quale si dividono li moti rellessi N INI O 
ed NCB, li quali per ciascun aspetto consumano l'argine confregato dalla 
revoluzione delli loro moli circonvolubili; e cosi gli argini trovandosi con- 
sumati li loro sosteniacoli , ruinano da quella parte dove li sostenl acoU 
mancano. 



388 LEONARDO DA. VINCI 

CAPITOLO XXXVII. 

Del medesimo . 

L'acqua che caderà d'alto in basso si fa profondo pelago , il quale 
sempre crescerà, e spesso li suoi argini vi ricaderanno dentro; e la ra- 
gione è che l'acqua che cade sopra l'altr' acqua per velocità del colpo 
e del peso si fa dal luogo , e viene a passare insino al suo fondo, e per 
la percussione, e per l'aria, che nel cadere si sommerge insieme, viene 
a risorgere ed a levarsi in alto per varie vie , le quali fanno circolare 
ribollimento, e circolar fia la percussione dell'acqua nell'argine, ed in 
circoli si roderanno e consumeranno le circostanti rive . 

CAPITOLO XXXVIII, 

Del medesimo . 

La caduta dell'acqua, che corre poi sopra tavolati, rompe il fon- 
do grandemente al fine di tali tavolati. Quel che è detto nasce, che 
come la corrente dell'acqua giunge all'estremo di tali tavolati, essa ca- 
de e leva dal fondo ; e quanto più lungo tempo cade più lungamente 
profonda, perchè la detta caduta si fa più potente nelle maggiori pro- 
fondità che nelle minori (fig. i32. tav. 24)- 

CAPITOLO XXXIX. 

•Del riscontro delV acqua dove cava. 

Se l'acqua cade da OS (fig. i33. tav. 24.) s'intersega in X, e s'a- 
pre nella maggiore apertura, fa la somma profondità, e poi s'intersega 
in Uj e s'apre e pone ghiara , e fa la profondità ec. 

CAPITOLO XL. 

Del medesimo . 

Quando li corsi dell' acque sono eguali , le rivoluzioni fatte nelli 
riscontri dell'acque, corrono per retta linea, come prova la undecima 
del quarto. Ma se tali corsi nelle acque non saranno eguali , essi scon- 
tri porteranno li raggiramenti di tal acqua inverso la rivadell'acqua di 
minor potenza, e quella trivellando sotto con li suoi moti duplicati, 



LEONARDO DA VIXCT SSg 

cioè retti, e circonvolitbili , vanno cacando l'argine in basso, dove le 
pani superiori da quello soltanto minano sopra li mancanti lor fonda- 
menti, e di nuovo sono da essa jcveniginc consumati. 

CAPITOLO XLI. 
Cavamento del vetroso di doppia potenza. 

Possibile è che sotto la corrente sia minore profondità, che in fron- 
te , o dai lati; BCN ( fig. j34. lav. il\. ) sia la corrente, ed A è un 
reiroso composto di doppia potenza per la trentesimaottava del quarto; 
perchè oltre alla sua rcvoiuzione esso percote nell'argine, e risalta Del- 
l' aria , e ricade sopra dell' altr' acqua , quella penetra e percuote , e cava 
il fondo con subila profondità , perchè olire alla percussione , vi si ag- 
giunge il triveliamcnlo latto dalla suddetta revoluzione , il quale svelle, 
e porta via ciocché la percussione smove, e fassi tanto più potente, 
quanto ella è più lordila, e quanto è il suo potente modo a sniovere , 
e portar via il terreno, e lasciare grande profondità. Il retroso B sarà 
di lunga e non subita profondità. 

CAPITOLO XLIL 

Del medesimo . 

Li retrosi generali nell' argine , che fia tirato indietro per dare mag- 
gior larghezza al canale fiano cagione della mina del medesimo argi- 
ne . Provasi colla medesima ragione del decimoitavo del quarto , perchè 
dove l'acqua s'allarga, ancora si viene a bassare di profondità, e viene 
a generarsi subila corrente; la quale gettandosi addosso all'argine al- 
largala, e percoiendola , necessità vuole che trivelli, e profondi il, piò 
dell'argine, e lo faccia ruinare. . .sii) • il» ouj:- i; 

CAPITOLO XLIII. 

Del medesimo . 

L'acqua, che per istretto canale si mette in alcuna parte d'esso più 
larga , subito si fa più sottile e ]iiù veloce , perchè trova maggior de- 
clinazione , onde si muove forte , ed il cominciato corso si drizza al pie 
del suo argine , e quella percote , dopo la qual percussione si rivolta 
in su , e con molo revcriiginoso va raspando il fondamento dell' argine 



590 LEONARDO DA VINCI 

insintanto che ritorna in alto, e tal rasparaento fia di figura Ji nave, 
cominciando e finendo stretta, e nel mezzo profonda e larga (fig. io5. 
lav. 24) . 

CAPITOLO XLIV. 

Del medesimo . 

Di due retrosi fatti dopo 1' argine allargato , il primo farà maggior 
irivellamento e profondità che il secondo . Provasi per la decimanona 
del quarto, qual dice di due retrosi fatti dopo l'argine allargalo il pri- 
mo è più potente ( fig. i36, tav. 24 ). 

CAPITOLO XLV. 
Del medesimo. 

Dove li retrosi generati nell' uno degli argini allargati ven- 
gono ripercossi dall'onda colonnale dell^ opposto argine, maggiormente 
caveranno e profonderanno il suo argine . La ragione è perchè li re- 
trosi restano più dritti, ed acquistano doppia potenza (fig. iSy. tav. aS). 

CAPITOLO XLVL 
Del m,edesimo . 

Se il corso del fiume sarà da uno de' suoi lati ristretto, li retrosi 
generati infra l' argine e l' onda colonnale , fiano causa dello scalzamen- 
to e mina dell'argine medesimo. E la cagione è, che restringendosi 
r acqua , acquista peso e velocità ; e dove l' acqua è più veloce li suoi 
reirosi sono di maggior potenza (fig. 1 38. tav. 24). 

CAPITOLO XLVII. 

Del medesimo . 

Se gli argini fiaao da ogni lato della corrente egualmente ristretti, 
ed all' incontro allora l' onde colonnali s' intersegheranno , e dopo tale 
intersegazione discenderanno alla ruina dell'argine suo (fig. i3c). tav. 24). 



LEONARDO DA VINCI Sgi 

CAPITOLO XLYIII. 
Del medesimo. 

Tulli li reirosi cagionali dalle percussioni dell^ acqua negli obietli 
dell' argine , dove si creano e si raggirano , ivi faranno maggiore , o mi- 
nore profondila d' essi retrosi . E la ragione è perchè li retrosi di mag- 
giore potenza fanno anche maggior percussione nella sua opposizione , 
e maggior irivellamento anche nel suo fondo. 

CAPITOLO XLIX. 

Del medesimo . 

Dove li reirosi falli per la percussione dell'acqua negli obbielti del 
fondo sopra acqua si riuniscono . o poriano , o al mezzo della corente , 
o dalli lati, ivi faarnno il loro irivellamenlo , o cavamento , secondo la 
proporzione della loro poienza , come si è provaio nella passala . 

CAPITOLO L. 
Del medesimo. 

Se gli allargamenti, o stringimenti dei canale, o gli obietli dell'ar- 
gine , o del mezzo non saranno fatti , o posti all' incontro l' uno dell' al- 
tro , allora la profondità di tal fiume fia zoppa (fig. i4otav. a4). 

CAPITOLO LI. 

Cavamento dell'acqua dopo gli obietti circondati dall'acqua. 

Se lo scoglio che divide il corso dell'acqua, solamente nelle parti 
di sono sarà coperto dall'acque correnti, l'acqua che li passa di so- 
pra s'alzerà in alto, ed acquistando peso, caderà a' suoi piedi, ed il 
luogo percosso dalla sua caduta si farà di natura di pozzo, e lo farà 
voltare in dello pozzo , e di nuovo dopo esso cavando lo fa ricadere 
(fig. i4i. lav. 26). 



5qi LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO LII. 

Dell' inegualità de fondi de' fiumi . 

La inegualità del fondo de' fiumi nasce da piegamenti d' argine , o 
per materia da esso argine cascala alli suoi piedi . Cade terra dall' ar- 
gine, e si ferma sotto l'A (fig. 142. lav. 25); l'acqua B percole in A 
e si divide , e parte ne torna in dietro , e fa il retroso N , e parte ne 
va in C. 

L' acqua B C è di eguale velocità nella sua corrente del lato C, e 
li due rctrosi uno di sopra in giù, ed uno dell'* acqua in N si ferma- 
no, e cosi sotto la corrente si fa l'acqua tarda dal mezzo innanzi nel 
principio per esservi poco fondo: la corrente è veloce di sotto, come 
di sopra , e per questo scopre la ghiara grossa , e poi l' arena , e poi 
il fango , e poi le foglie . 

CAPITOLO LUI. 

Come un sasso posto in canale puh esser cagione del guastamento 

del suo fondo . 

La pietra posta in eguali e piani fondi di correnti fiumi fia cagio- 
ne di sua disuguaglianza e guastamento . Provasi , quando la cosa che 
ruina d'alto in basso percolerà sopra dell'obietto più di se duro, su- 
bito si genera in balzo , il quale fia di tanta maggiore elevazione, quanto 
sia stata maggiore la sua declinazione . Adunque il sasso posto sotto la 
superficie de' correnti fiumi, quanto fia di maggior grandezza, maggio- 
re viene ad essere la percussione fatta dall"" acqua caduta dalla sua al- 
tezza sopra li fondi de' fiumi , e per questo si viene a generare maggiore 
concavità nel luogo da ess' acqua ripercosso, e si generano dopo la pri- 
ma percussione molti risaltainenti , li quali quanto fiano più lontani dal 
primo , fiauo di maggior grandezza , e di minor potenza , come appare 
in ABC (fig. 143. tav. 25). 

CAPITOLO LIV. 

Come la radice d'una pianta può essere causa della ruina 
dell' opposto aigine . 

Quell'argine che manderà fuori di se la grossezza della sua nudrita 
pianta contro all'onde de"" rapidi fiumi, fia cagione della mina della 



LEONARDO DA VINCI BgS 

opposita riva. La ragione di quest'effetto sia, che l' acqua che corre per 
li filimi, sempre va risaltando da riva in riva come è provato nel secon- 
do, e se alcuna cosa cresce fuori dell'ordinario nella sua riva, molti li- 
neamenti d'acqua ivi si congregano, ed uniti saltano in grosso nell' op- 
posita risa, torcendo con loro dall'altre linee, che trovano tra via, e 
giunte nell'argine, ivi rodono e minano, ed ivi si generano nuove li- 
nee, che risaltano e dannificano l'altra riva; e cosi di mano in mano 
s'incominciano a fare retrosi e varie profondità, e quindi deriva li 
dritti fiumi farsi tortuosi (fig, i^^.tSL\. 25). 

CAPITOLO LV. 
Rimedio per un simile mancamento. 

Se l'acqua percoterà nell'opposizione A (fig. i^5. tav. a5) ella ri- 
salterà neir argine B , come si vede nella figura j44 > ^ se vuoi 
rimediare, leva via l'opposizione, dove percote l'acqua MA, o vera- 
mente tu metterai a riscontro ad A un'altra simile cosa, dove possa 
percuotere pure l'acqua, come si vede in E D ; e li corsi dell'acque ri- 
saltanti s'incontreranno, e si romperanno l'una e l'altra nel mezzo del 
fiume nel punto F, onde la percussione dell'acqua essendo prima inde- 
bolita per lo suo rompimento, non potrà fare dannificazione all' oppo- 
sita riva . 

CAPITOLO LVI. 

Del rompere il moto dell' acqua . 

Al moto dell' acqua si contraddice con altri moti più eiernalmente. 
Se la linea AN rompe in G, fa la linea NM, che batterà in F, e rom- 
perà tal corso . Ma non la fare si potente , acciocché il balzo non facci 
nocumento, ovvero tu fa come nell'obliquità IIR altre obliquità che 
ristorino, come è in PO ed ST (fig, i/jG. tav. a5). 

CAPITOLO LVII. 

Del disunire la potenza di un fiume . 

Se la soverchia grandezza de' fiumi guasta e rompe i lidi, debbonsi 
tali fiumi, poiché non si possono voltare in altri luoghi, disfare in ispes- 
si rivi . 

5o 



394 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO LVIIT. 

Del modo di drizzare li fiumi , che non rompano gli argini . 

Perchè quanto il fiume è più dritto, esso si fa più veloce , e rode 
forte, e consuma l'argine ed il fondo. A questi tali fiumi è necessa- 
rio allargarli forte, o veramente mandarli per molle torture, e divertirli 
in molti rami . E se il fiume per molte torture si facesse pigro e padu- 
loso , allora tu lo devi dirizzare che l'acque piglino sufficeute corso . e 
non che abbia a dar mina di ripe, o d'argine . E quando farà jirofon- 
dità vicino ad alcun argine , allora si deve riempire tal luogo di gab- 
bioni con fascine e ghiara , acciò non cacci in modo sotto 1' argine, che 
ruinando abbia poi il fiume a fare un gombito nella tua possessione, o 
villa con drizzarvi il suo corso ec. 

CAPITOLO LIX. 

A fare che l'acqua non possa scalzare l'obietto percosso. 

Dove l'acqua percuote ella s'innalza, e tanto n'acquista peso, quan- 
to ella risalta fuori della sua superficie, la quale ricaduta sopra del- 
l' altr' acqua, quella percote e penetra insino al fondo, il quale conti- 
nuamente consuma, e tale concavità fia fatta lungo alli lati dell'obietto per- 
cosso . Contro a questo sia fatto un piano intorno a tal pilastro, il quale 
sia ben fondato, e di tanta larghezza, che l'acqua che ricade l'abbia 
a trovare ( fig. 147. lav. 26) . 

CAPITOLO LX. 

A fare che un ponte non mini . 

Se il fiume per l'ordinario occupa la larghezza di un arco, fa 
che il ponte abbia tre archi , e questo farai per cagione delle piene 
e dell' innondazioni . 

CAPITOLO LXI. 
Per riparare alla percussione di un fiume , 

Per riparare alia percussione di un fiume nell'argine, e voltarlo 
con dolce piega, e far l'argine in modo che la caduta fatta nella volta 
del suo balzo sia sopra di lei (fig. 147. lav. aS.) . 



LEONARDO DA vmCI SgS 

CAPITOLO LXII. 

Del rendere il terreno alli luoghi scoperti , e scorticati 
dalli corsi dell'acqua. 

Devesi per le piogge , o veramente avendo comodità d' altr' ac- 
qua fare passare canali , o bocche di fiumi per li luoghi e terreni, d'on- 
de passino con gran corso iu modo , che s' abbino a intorbidare dalla 
terra che levano , ed adattare in modo , che quando essi sono alli 
luoghi dove tu vuoi che ivi scaricano delta terra, tali canali d^ acqua 
si dividine in piccoli ramicelli d'acqua a modo di solchi, e cosi la lo- 
ro furia si tarda , e riuscirà . 

CAPITOLO LXIII. 

Come colf acque concenti si deve condurre il tejTeno de' monti 

nelle valli padulosc , e farle fertili , e sanar l' aria 

circostante. 

Le ramificazioni de' canali che per alti colli saranno per naturai corso 
condotte, sono quelle che con le loro mutazioni portano li terreni d'essi 
colli alli bassi paduli, e quelli riempiono di terreno, e li fanno fertili, 
A ( fig. 148. tav. 26) sia il fiume maestro, che s'impadula in BFIII; 
sia adunque tirato il canale per l'altezza de^ colli AEN, e da quello 
siano lasciali cadere diversi rami , mutandoli in diversi luoghi , e così 
le sue ruinc dissiperanno il terreno , e dopo il lor corso lo scariche- 
ranno nel basso padule , e cosi potrai tanto mutare la caduta di tutto 
il canale dovizioso d' acqua , che tu avrai ragguagliato il terreno , nel 
sito di tali paduli. 



396 

LIBRO SETTIMO 

DELLE COSE PORTATE DALL' ACQUA 

CAPITOLO I. 
Qual acqua porta. 

v^ueir acqua che uon si muove non può seco condurre altra cosa . 
Perchè se A si trova natante sopra l'acqua MCND (fig. 149. tav. 26) 
veramente sopra il fondo della medesima acqua , vi si trovi B obietto 
amovibile per la percussione dell' acqua ; certa cosa è , che né A sarà 
portato dall'acqua nel sito C, uè B condotto al sito D, se l'acqua 
che sostiene l'A non si muove verso il C, e se l'acqua contigua al B 
non percote esso B , e con il moto , colpo e confregazione non lo va 
rotolando inverso al D. Adunque quell'acqua che non si muove non 
può seco condurre altra cosa . 

CAPITOLO IL 

Dove il fiume scarica ciò che porta . 

Dove manca il corso dell' acqua , quivi rimane ciò che ella condus- 
se . Questa nasce dalla passata. Perchè cessato l'impeto ed il moto del- 
l'acqua, cessa ancora il moto della cosa portala dall'acqua. 

CAPITOLO III. 

Del medesimo . 



Se l'acqua non porta dove non si muove per la prima ; adunque 
dove l'acqua avrà maggior moto, maggior quantità di peso porterà seco. 



LEONARDO DA VINCI 397 

CAPITOLO IV. 
Del medesimo. 

Se r acqua porta maggior peso dove ha maggior moto ; adunque 
dove r acqua ha minor moto, ivi essendo carica, più discarica il suo peso, 

CAPITOLO V. 

Del medesimo . 

Dove l'acqua ha minor molo, ivi scarica il suo peso più lieve; 
questo accade perchè nell'acqua di minor moto non pervengono se 
non le cose portate dalle minori rivoluzioni , le quali si fanno se nou 
ueir acqua di minor moto . 

C A PI T O L O VI. 

Del medesimo . 

L' un' acqua percotendo nell' altra rimane senza moto , e si ritarda, 
e per questo ivi scarica il suo peso. 

CAPITOLO VII. 

Dove s' alza il fondo della cotTente . 

Sotto la corrente s'alzerà il fondo, quando il fondo d'essa corrente 
more infra l'acqua morta, come se il fiume AF (fig. i5o. tav. 26.) 
versasse nel pelago morto F M N B, la materia portata dal corso A F fia 
lasciata in FB; e questo per la seconda passata, che dice; dove marca 
il corso dell' acqua , quivi limane ciò che l'acqua coiuiusse ec. 

CAPITOLO VIII. 
Dove sono portate le cose più leggeri . 

Tutte le cose che sono più leggeri che l'aria, resteranno verso la 
Lassezza del fiume, sotto il principio della declinazione dell'onda. E 
«juesto accade, perchè ivi è l'infima bassezza della superficie del fiume, 
e dove l' acqua infra l' onde è più bassa essa ha minor moto , e per la 
quinta dove è minor molo si fermano le cose più lievi . 



398 LEONARDO DA VEsTI 

CAPITOLO IX. 

Dove è portata la litta . 

Dove l'acqua avrà minor molo, la superficie del suo fondo sarà 
di più sonile lilla, o arena. Questa ancora nasce dalla quinla, perchè 
fra le cose più lievi poriate dall' acqua vi è la lilla , ed arena . 

CAPITOLO X. 

Qual fiume più si empie di materia . 

Quel fiume che più si allunga per lunghe toriuosiià traversali , è 
quello che più presto si riempie di materia. Provasi per la quinta di 
questo , quale dice , che dove l' acqua ha minor moto , ivi essendo ca- 
rica più discarica il suo peso ; adunque il fiume che è più tortuoso, fa- 
cendosi più lungo , mediante esse tortuosità si fa tanto più tardo, quanto 
più si fa lungo . 

CAPITOLO XI. 

Dove si riempie di sabbia e litta . 

Dove il corso della torbida acqua entrerà infra le basse ramifica- 
zioni delle boschine , ivi per le molle rivoluzioni de' retrosi , scaricherà 
molta sabbia , o lina . E questo accade , perchè per le dette rivoluzioni 
de' reirosi l' acqua si ritarda . 

CAPITOLO XIL 

Del medesimo". 

La sabbia resta più alla sotto l'altezza dell'" onda, che sotto la sua 
bassezza . E la ragione è che l' onda è più pigra nella fine della sua 
montata , che in alcun' altra parte . 

CAPITOLO xm. 

Del medesimo. 

Se lo scoglio del fiume supererà, e dividerà il corso dell'acqua, 
la quale dopo esso scoglio si ricongiunga; allora l'intervallo che si 



LEONARDO DA VINCI 899 

trova infra lo scoglio e la ricongiiinzione dell'acqua, sarà luogo dove 
si scarica sabbia . La ragione di questo è che abbiamo provato nel se- 
condo con la ... . che 1' acqua dopo gli obietti del mezzo sopra la di 
lei superficie eminenti, sempre si ritarda; adunque per la quinta di que- 
sto dopo il suddetto scoglio si scarica sabbia. 

CAPITOLO XIV. 
Del medesimo. 

Quanto lo scoglio o obietto, che divide l'acqua fìa più distante 
alla superficie, tanto meno arena lascia dopo se. La ragione sia, che 
per la cinquantesimaprima del passato, quando l'acqua copre T obietto 
ivi s'alza, e cava a' suoi piedi, e quanto più peso d'acqua discende 
maggior percussione si fa dopo esso obietto , e più li si cava , e meno 
d' arena vi resta . 

CAPITOLO XV. 

Del medesimo . 

Dopo il discenso dell'acqua, quella parte dell'arena che sarà più 
propinqua alla percussione dell' acqua , sarà più che 1' altra minuta . E 
la ghiara grossa sarà più distante dal colpo. Questo accade, perchè 
dell'acqua dopo la caduta, fatto il colpo e cavato il fondo, quel- 
la parte che fuggendo il luogo di detto colpo sospinge le ghiare , e 
l'arena inverso l'argine, e la corrente nel ritornar poi al luogo della 
caduta, essendo in lei minuito l' impeto , e per conseguenza il moto fatto 
più tardo, non ha forza di respingere le medesime ghiare, ma si bene 
la minuta arena, quale si ferma vicino alla percussione dell'acqua. 

CAPITOLO XVI. 
Del medesimo. 

L'arena, o altre levi cose osservano, ed obbediscono alle torture, 
ovvero circulazione de'retrosi dell'acqua, e le pietre grosse corrono per 
linea dritta : questo accade , perche sebbene , come prova la di que- 
sto l'acqua incidente rimuove le gran pietre , nondimeno T acqua relles- 
sa , e li retrosi per essere di molo circonvolubile non hanno tanta po- 
tenza di svoltarle; ma si bene le cose più lievi, e leggere trivellando. 



4oo LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XVII. 

Del medesimo . 

Quel petroso , che sarà di gran circuizione, porrà gran materia lieve 
in mezzo del suo cerchio , ed ivi lascia a modo di colle. Provasi , per- 
chè li retrosi di gran circuizione sono più lardi in mezzo , che da'suoi 
Iati , e per questo ritardandosi nel mezzo , ivi ripone ciò che porta ec. 

CAPITOLO XVIIL 

Del medesimo. 

Fra la corrente , ed il retroso sta l"" arena ; tra l' arena , ed il re- 
troso sta valle netta; d'onde gira il retroso, e dentro al retroso stanno 
legnami, o altre cose lievi. La prima parte di questa è manifesta per 
la ... . del sesto che dice , sempre infra il moto incidente , ed il re- 
flesso è infima bassezza della larghezza del fiume . La seconda per la 
decimanona del medesimo ; la terza per la decimasesta passata . 

CAPITOLO XIX. 
Come l'acqua muove le ghiare . 

Movono li corsi de' fiumi materie di varie gravità, le quali tanto 
più si muovono dal loro sito , quanto sono di maggior levità . e tanto 
staranno più vicine al fondo, quanto saranno di maggior gravità, e quella 
più si muoverà , che fia sospinta da acqua di maggior potenza . Ma 
quand' essa potenza abbandona il poter superare la resistenza della ghiara 
ammontata, essa ghiara si ferma, e impedisce il retto moto dell'acqua, 
che in tal sito la conduce. Allora 1' acqua, che in tal moltiplicata ghiara 
percote , risalta in traverso, e percote in altri luoghi insoliti , e rimove 
altri terreni nelli loro fondamenti ; li luoghi dove tal fiume soleva pri- 
ma passare rimangono abbandonati , e si riempiono di nuovo terreno 
dall'acque torbide, che con il tempo avvenire in tal luogo s'ingorgano . 

CAPITOLO XX. 

Come è possibile , che li gran sassi siano voltati dall' acque . 

Sappi che li sassi sono dall'acque voltati, perchè ess' acqua o li 
circonda o li supera . Se li circonda l' acqua dopo di lui si ritrova 



LEONARDO DA VINCI 4oi 

intersegandosi insieme , e cava d' innanzi al sasso l' opposto terreno , o 
sabbione, e scalzato che ella l'ha, esso sasso per se medesimo dà la 
volta . E se r acqua lo supera , ess acqua dopo il superare del sasso, cade 
per linea perpendicolare, e per forza del colpo penetra dalla superficie 
al fondo dell'altre acque, e rode e rimove, scalzando il sasso dagli op- 
positi sostentacoli in modo, che ancora lui dà la volta, e cosi fa di 
mano in mano insino che cercherà tutto un fiume . E se alcun sasso mi- 
nore se li oppone d'innanzi, l'acqua col medesimo ordine lo scava e fa 
il simigliarne. E per questo si voltano li sassi per il lello de' correnti 
fiumi. 

CAPITOLO XXI. 

Dove li fiumi portano più terreno . 

Più terreno lasciano li fiumi, dove sono vicini li popoli, che di 
dove non è specie umana , perchè in tali luoghi li lavorano li monti, e 
li colli , e le piogge portano via il terreno rimosso con più facilità, che 
li terreni duri , e coperti di varie cose . 

CAPITOLO XXII. 

Del medesimo . 

Allargandosi le valli in ogni grado di tempo , poco si profondano, 
perchè tanto terreno rende la pioggia alle valli, quanto è quasi quello, 
che quel fiume mena via ; ma in alcun luogo più, ed in alcun luogo meno. 

CAPITOLO XXIII. 

Del medesimo. 

Li fondi de^ fiumi naturalmente scoperti non danno veri precetti del- 
la natura delle cose portate dall'acqua, e loro quantità. Perchè nelle 
acque alte molti luoglii sono riempiti di rena, li quali nel calare poi 
per le corsie particolari laterali de' fiumi tali arene son levate sopra dalle 
ghiare, ove erano posate, o veramente scalzate da piò facendosi succes- 
sivamente minare a dosso gli elevati argini di tal arena, la quale per 
la sua levità s'accompagna con il suo corso, e poi lo scarica dove tal 
corso d'acqua più s'acquieta. 

5i 



4o2 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XXIV. 

Della cosa lunga (li pari peso e grossezza poHata dall' acqua . 

La cosa lunga di pari peso e grossezza , che passa per mezzo di 
egual canale, la sua lunghezza si muoverà per la lunghezza del fiume. 
Questo accade perchè la cosa detta non è per se medesima circon- 
volubile, per non avere una parte più grave dell'altra, che la faccia 
svoltare , nemmeno nel mezzo del canale eguale riceve maggior percus- 
sione da una parte, che dall'altra (fig. j5i. tav. 26). 

CAPITOLO XXV. 

Del medesimo . 

La lunga cosa di egual peso e grossezza, che si muoverà per eguai 
canale infra il mezzo e l'argine, anderù obliqua. Questo accade perchè 
la forza dell'acqua che la porta è disuguale, cioè per la trentesima se- 
conda del secondo è più veloce nel mezzo che dalli lati (Cg. i5a. tav. 27). 

CAPITOLO XXVI. 

Del medesimo . 

La cosa lunga di eguale larghezza e peso , per egual canale por- 
tata , che participerà più del lato che del mezzo , anderà girando su. 
per r acqua . Questo accade per le varie rivoluzioni de'reflessi fatti dal- 
l' argine (fig. i53. tav. 27). 

CAPITOLO xx'\ai. 

Della cosa lunga di egual peso e grossezza portata dall' acqua . 

Il peso piramidale, di grossezza uniformemente diflbrme , il quale 
sarà gettato in acqua con la punta inuanzi , immediatamente volterà la 
base inverso la corrente del fiume . Questo accade, perchè, siccome nel- 
Taria la cosa d^ uniforme materia, e di gra\iià uniforme, sempre la 
parte più grave si fa guida per essere nel descenso più veloce, cosi nel- 
l' acqua corrente la quale non si muove , se non discende , il piramidal 
peso volterà la sua base verso la corrente per essere più grave , e per 
questo più veloce (fig. ìb/\. tav. 27^. 



LEONARDO DA VINCI 4o3 

CAPITOLO XXVIII. 

Della cosa lata portata dalla corrente del fondo infra 
la superficie ed il fondo . 

La cosa lata portala dalla corrente rial fiume infra la superficie, 
ed il fondo dell'acqua, se ella si^-sconlra in acqua più tarda che l'ac- 
qua che la porta, trovandosi in quel tempo obliqua inverso l'avvenimento 
del fiume, immediaiaraenie salterà dal fondo alla superficie dell'acqua. 
Come se AB (fig. j55, tav. 27) cosa lata, portata dal fiume CDEF 
infra la superficie ed il fondo, incontrandosi nell'acqua tarda dell'ar- 
gine C D , si ritroverà obliqua verso il detto argine , dico che AB im- 
mediatamente salterà dal fondo alla superficie. E questo perchè trovan- 
dosi la parte A inverso la corrente, e la parte B inverso l'argine con 
maggior impeto viene percossa dall'acqua la parte A, che la parte B 
per la irentesimaseconda del secondo, che dice, che l'acqua del fiume 
è pili veloce in mezzo , che dalli lati . E se cosi è non potendo la par- 
te B più tarda , sospinta dalla parte A più veloce muoversi colla me- 
desima velocità che la parte, A urta nell'acqua più tarda, e questa fa- 
cendoli resistenza è causa che la parte B ricava colpo, dal quale, men- 
tre nella parte A è premuto dalla potenza della corrente , vien sospinta 
in alto , e passa dal fondo alla superficie. 

CAPITOLO XXIX. 

Manca l' originale di questo capitolo. 

CAPITOLO XXX. 
Del medesimo. 

La cosa lata portata dalla corrente del fiume infra la superficie ed 
il fondo, s'ella incontrandosi in acqua più tarda, con obliquità guar- 
derà dietro alla fuga dell'acqua, subito si getterà inverso al fondo. Que- 
sto accade, perchè la parte B (fig. 1 56. tav. 27) verso la corrente, pre- 
muta dalla potenza d'essa corrente, è spinta all' ingiù verso il fondo, e 
tirando la parte più veloce seco per forza la men veloce, la parte A 
ancor essa si sommerge al fondo dietro alla parte B, ma se delta obli- 
quità guarderà a destra, o a sinistra della larghezza del fiume, essa 
si getterà a essa destra, o sinistra d'essi lati del fiume, e così seguirà 
per qualunque aspetto. 



4o4 LEON.mDO DA VINCI 

CAPITOLO XXXI. 

Delle cose portate dall' acqua sopra il fondo . 

Delle cose portate dall' acqua sopra il fondo suo , le più lievi in 
pari tempo fanno più cammino . Questo accade , perchè sopra il fondo 
fauno minore confregazione , e manco si rilardano . 

CAPITOLO XXXII. 

Delle cose portate dall' acqua sopra la superficie . 

Delle cose portate dal corso dell' acqua , quella che ha più parie 
di se infra l' aria più obbedisce al moto dell' aria che a quello del- 
l' acqua, e così di converso quella che ha più pane di se infra l'acqua, 
ubbedirà più al corso di tal acqua , che a quello dell' aria . Questa è 
per se medesima manifesta, e l'esperienza ce lo insegna, come si vede 
nella ( fig. 1 56. tav. 27 ) . 

CAPITOLO XXXIII. 
Del medesimo . 

Se r aria sarà più tarda , che il moto dell' acqua, che si muove per 
il medesimo verso ess'aria, allora il moto del mobile sopra l' acqua sarà 
più lardo , che se tali moli d' aria ed acqua fossero eguali , e tanto 
più si tarderà quanto tali moli d'aria e d'acqua fiano più difTerenti . 
E questo perchè mancando l' impelo dell' aria , viene a mancare il moto 
del mobile, e quanto meno è il detto impeto, tanto più tardo sarà il moto. 

CAPITOLO XXIV. 
Del medesimo . 

Se il moto dell' aria fia più veloce che il moto dell' acqua , che si 
muove per il medesimo aspetto , allora tal molo del mobile si farà più 
veloce, e tanto più quanto tal aria fia più veloce dell' acqua . Questa è 
manifesta perchè crescendo l' impeto dell' aria , cresce ancora il moto del 
mobile proporzionatamente . 



LEONARDO DA VINCI 4o5 

CAPITOLO XXXV. 

Del medesimo . 

Se il molo dell'aria sarà di pari velocità contro al corso dell'acqua, 
quale è quello d'ess' acqua contro a tale aria, allora il mobile seguirà 
il corso dell'acqua, se egli avrà più contatto coli' acqua che con l'a- 
ria . Ed il contrario seguirà se egli ha più contatto con l' aria che con 
r acqua . Provasi per la trentesimaseconda di questo . 

CAPITOLO XXXVL 

Delle cose più leggere portate dall'acqua. 

Le cose leggere più che l'acqua non seguitano il corso della fisal- 
lazione , ed inlersegazione dell'acqua, anzi passano per lo mezzo del 
suo corso, o vicine alle ])arli sccondocliè si trovarono nelT entrare d' essi 
corsi, e non sono irapcdiie se non con eguali sospinte. Perchè se I' on- 
da destra della risaliazione si scontra nella sinistra, egli è necessario, se 
elle sono di ogual potenza , che il luogo della percussione sia con eguale 
risaliazione indietro; onde le cose clic dal luogo sopra l'acqua si muo- 
vono, non essendo sospinte più dall'una che dall'altra percussione, si re- 
stano nella medesima linea del corso , Ma se l' una potenza dell' onda 
sarà maggiore che l'altra, cioè per velocità di corso, non intendo mag- 
gior poiciiza per maggior somma d'acqua. Perchè, se un'acqua fosse ben 
di minor grossezza che l'altra, non fa caso. Diciamo che nn"' acqua sia 
di subdupla grossezza a uu' altra , e che essa sia poi di doppia veloci- 
tà; perchè ess' acque scontrandosi insieme sono d'eguale grandezza nel 
contatto, come ])rova la settantesimaseitima del secondo; essendo la mag- 
giore un braccio quadro, e la minore un braccio; la minore non per- 
cuote la maggiore , se non nella sua metà , e cosi la maggiore percote 
la minore con la sita metà , onde li conlaiii falli dalle percussioni sono 
eguali in quantità, e disugnali per subdnpia potenza per lo doppio ve- 
loce , più che è P una che l'altra. E cosi la cosa natante sarà sospinta 
dalla retta linea del suo corso con proporzionevole torcimento ( fig. 1 58. 
tav. 28.). 



4o6 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XXXYII. 

Delle cose portate infra lo scontro di due acque . 

Delle cose portate dall'acque, che s' intersegano, delle quali Tuna 
mette nell'altra più alta, che il fondo dell'altra, quella che sarà nel- 
l'acqua più profonda passerà sotto l'acqua più alla. A dir meglio l'ac- 
qua D C ha il fondo più alto , che l' acqua AB; e le cose portate vi- 
cino al fondo dell'acqua AB passeranno sotto l"" acqua DC, e seguiranno 
il loro retto corso insieme con 1' acqua, che le porta. E le cose portate 
in superficie dell'acqua DB; e fia mutato il lor corso di retto in curvo 
rfig. log. tav. a8). 

CAPITOLO XXXVIII. 

Del medesimo . 

Le cose portate dall' acqua vicino al fondo tortuoso fanno altro 
corso che quelle che tal acqua porta in superficie. L'obietto lieve è 
portato su il fondo per la linea AB (fig. j6o. tav. a8); e l'obietto più 
lieve sarà portato dalla superficie dell'acqua per la linea DC. Equesio 
accade perchè nelle tortuosità de' fiumi, dove la corrente precipita da 
D in C , il suo moto reflesso ritorna da A in B. 

CAPITOLO xxxrs. 

Del medesimo . 

Delle cose portate infra due acque , quella sola anderà senza essere 
rivoltata sotto sopra , la quale sarà in mezzo a due correnti d'egual mo- 
to . Questo accade , perchè essa sarà egualmente sospinta da tutti li suoi 
lati dalle potenze di due correnti infra loro eguali '. 

CAPITOLO XL. 

DqI medesimo . 

Delle cose portate infra due acque , quella sarà di maggiore rivo- 
luzione tra sotto e sopra, la quale fia in mezzo a due correnti eguali. 
Questo accade, perchè quella parte che fia percossa dalla corrente più 
veloce, più si rivolta, e si fa guida, ed immediatamente l'opposta parte 



LEONARDO DA VINCI 407 



anch'essa vien percossa dalla medesima corrente, e parimente si raggira, 
e così successivamente, iusimautocliè dura l' inegualità delle correnti. 



CAPITOLO XLI. 

Del medesimo . 

Quella cosa sarà privata di rivoluzione laterale, che si muove in- 
fra due correnti eguali in moto . E di converso, quella cosa sarà di con- 
tinua rivoluzione laterale , che si muove infra due correnti ineguali. Que- 
sta si prova con le due ragioni delle passata; imperocché se sono eguali, 
l'uua non sormonta l'altra, e se sono ineguali, non solo si sormonta- 
no, ma anche per la decimaterza del quarto fanno diversi moti dalia 
superGcie al fondo . 

CAPITOLO XLIL 

Del medesimo . 

La cosa di disuniforme figura, che per l'acqua d'uniforme corso 
sarà portata . essendo dentro aìla superficie dell' acqua , s'anderà sempre 
voltando. E quella d'uniforme obliquila mai darà volta . Questo nasce , 
che nelle parti disuniformi del mobile l' acqua percotendo fa diversi col- 
pi , i quali cagionano diverse rivoluzioni , il che non accade nel mobile 
uniforme . 

CAPITOLO XLIII. 

Del medesimo . 

Quando la parte superiore e 1' inferiore del mobile , nell' acqua fia 
percossa da egual corrente , esso mobile farà rivoluzione laterale . Questo 
si prova per la ventesima del secondo , quale dice , che dal mozzo del 
(lume agli argini, e dagli argini al mezzo, sempre corrono molti rellessi . 

CAPITOLO XLIV. 
Del medesimo. 

Delle cose portate dall'acqua, quella sarà di maggior rivoluzione . 
la quale sia di minor figura . Questo accade perchè le gran rivoluz.ioni 



4c8 LEONARDO DA VINCI 

de' rettosi sono rare ne' corsi de' fiumi, e li retrosi de' piccoli sono quasi 
innumerabili . E le cose grandi solo da gran reirosi sono raggirate , e 
non da piccoli, e le cose piccole fiano rivoltale da piccoli retrosi, e da 
grandi . 

CAPITOLO XLV. 

Del medesimo . 

Delle cose portate dal corso dell'acqua, le quali siano eguali in larghez- 
za, quelle saranno di meno. rivoluzione che più si profondano. Questo ac- 
cade, perchè esse rivoluzioni falle si variano dalla superficie al fondo 
dell'acque, nelle quali tante rivoluzioni si generano, quante sono le las- 
sezze , e profondila del loro fondo , Onde per necessità la cosa portata 
dall'acqua, che molto si profonda, è combaituia da molle varie altezze 
e rivoluzioni , e per questo resta dubbiosa, e spesse sono le volte che ella 
non obbedisce ad alcuna, e se pure obbedisce, obbedisce alla più potente. 

CAPITOLO XLVI. 

Del medesimo . 

Delle cose eguali in figura ed in quantità , quella più si profon- 
da , che obbedisce alle revoluzioni dell' acqua . Questa nasce dalla 
passata . 

CAPITOLO XLVII. 
Del medesimo . 

Delle cose eguali in figura ed in quantità, quella più obbedisce alle 
rivoluzioni dell'acqua, che è cacciata da più potente acqua; e questo 
perchè l' acqua più polente ha maggior impeto e forza. 

CAPITOLO XLVIII. 

Del moto de' navigli . 

Questi tre navigli d'egual larghezza, lunghezza e profondità, es- 
sendo mossi da eguale potenza, faranno varie velocità di moto. Impe- 
rocché il naviglio che manda la sua parte più larga d' innanzi è più 



LEONARDO DA VINCI 4Ó9 

veloce , ed è simile alla figura di pesci miigili, e questo tal naviglio apre 
dinanzi, e dalli lati molla qiinniiià d'acqua, la quale poi con le sue 
molte rivoluzioni spinge il naviglio dalli dne terzi in dietro, E il con- 
trario fanno li navigli CD ed EF ( fig. 161. tav 2B ). 

CAPITOLO IL. 
Della cosa nell' acqua mossa dal vento. 

Quella cosa, che più si profonda nell' acqua, meno è mossa dal ven- 
to , che percoic quella parte di essa cosa che resta fuori dell'acqua. E 
questo accade perchè al vento fa maggior resistenza l' acqua che 1' aria, 
e perchè in quel mezzo dove è maggior resistenza la cosa mossa più si 
ritarda , adunque ce. 

CAPITOLO L. 

Qital cosa galleggia sopra l'acqua. 

Quella cosa maggiormente galleggia sopra l'acqua, che è di minor , 
peso dell'acqua. Provasi, perchè quel grave non discende dove trova 
resistenza; adunque se il lieve più dell'acqua, nel mezzo più grave di 
se, trova resistenza , diremo che la cosa maggiormente galleggia sopra 
acqua, quanto essa fia più lieve dell'acqua ec. 

CAPITOLO LI. 

Qual cosa si profondi nell' acqua . 

Quella cosa più si profonda nell'acqua, che maggiormente pesa 
che ess' acqua. Provasi, perchè come si è detto nella decimaottava del 
primo, il grave discende verso al centro, dove non lro\a resistenza; 
adunque se l'acqua è più lieve della cosa gettata ncll'ac(iua, essa non 
può farle resistenza, e se così è, necessità vuole che quella cosa più si 
profondi nell' acqua, eh' ha maggior peso d' ess' acqua . 



5a 



4io LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO LII. 
Qual cosa nelV acqua resta a livello di ess' acqua . 

Quella cosa resterà sopra l'acqua colla sua superficie comune con 
l'acqua, la quale ia tutta la sua gravità sarà eguale al peso dell'acqua, 
che la circonda. Questa siegue dalle due passate. Imperocché se la co- 
sa di maggior peso si profonda nell' acqua , e quella di minor peso gal- 
leggia , adunque quella d' egual peso sarà di egual superficie . E pro- 
vasi , perchè se 1' acqua infra 1' acqua come si è provato nel primo non 
pesaj adunque quel peso di egual gravità con l'acqua, infra l'acqua 
non pesa , e se cosi è avrà la superficie comune . 

CAPITOLO LUI. 

Del medesimo . 

La barca sostenuta dall'acqua, tanto si profonda nell'acqua, che 
il suo peso sia eguale al peso dell' acqua che la circonda . Questa è 
manifesta per la passata, perchè se fosse di maggior peso si profonde- 
rebbe ueir acqua , e sommergerebbe , e se fosse di minor peso gallegge- 
rebbe ; aduuque tanto sì profonda , che il suo peso sia eguale a quel- 
lo dell' acqua . 

CAPITOLO LIV. 

Del medesimo . 

Tutto il peso della barca , posto al livello dell'acqua, è fatto eguale 
ad altrettant' acqua , computato la levità dell'aria, che li sta di sotto, 
la quale lo tiene in tale altezza . Questa proposizione resta provata nel 
primo per la trentesimasesta . Imperocché a fare che l' aria della barba 
resti a livello con l'acqua che la circonda, necessità vuole, che quan- 
to l'aria della barca supera in levità la detta acqua che la circonda, 
tanto il peso della barca venga proporzionatamente a superare il peso 
dell'acqua, sicché tra la levità dell'aria, e gravità del peso nella bar- 
ca , si faccia un misto di tanta gravità , quanto è quella dell'acqua . 



LEONARDO DA VINCI 4ii 

CAPITOLO LV. 
•Del medesimo. 

Tanto profonda il peso la barca , che lo sostiene infra 1' ac- 
qua , cjuaiilo r acqua che circonda la barca acquista peso sopra 
1* aria d' essa barca , che sia eguale al peso sostenutp . E la ra- 
gione è; imperocché mentre la barca si ficca nell'acqua per il suo pe- 
so, chiara cosa è che nel profondarsi della barca, essa acqua che la 
circouc^a s'innalza. E se così è, ess' acqua acquista maggior peso, e la 
barca per ragione dell'aria contenuta, ella acquista maggior levità. A- 
dunque ec. 

CAPITOLO LVI. 

Del medesimo . 

Tanto maggior peso sostiene l'acqua, quanto ella fia pii!i grave. 
Questa è provata nella ventesimaseconda del primo , dove dice, che l'ac- 
qua del mare e de' fiumi torbidi più resiste alli pesi da loro portati, 
perchè sono più gravi dell' allr' acqua. Ed aggiungo, che oltre a questo 
vi è la ragione detta nella passala; perchè se l'acqua che" circonda la 
barca non potesse alzarsi in tanta quantità, che acquistasse peso eguale 
al peso della barca che la preme, non vi è dubbi<j che essa non po- 
trebbe -sostenere la barca con tutto il suo peso; adunque dico che tanto 
maggior peso sostiene l' acqua , quanto ella fia più grave . 

CAPITOLO LVII. 

Del medesimo . 

Quanto più d'aria avrà in se la barca, tanto mcn peso darà di se 
all'acqua che la circonda; e di converso, quanto meno aria avrà in se' 
la barca, tanto più peso darà di se all'acqua che la circonda. Provasi 
per la cinqiiantesiinaquaria passata, qual dice tutto il peso della barca 
posto a livello dell'acqua è fatto eguale ad alucttanta acqua, conq)u- 
lalo la levità dell'aria che li sta sotto, la quale la tiene in tale altezza; 
e per conseguenza l'aria, che nella barca è rinchiusa, alleggerisce essa 
barca iu tutto il suo peso. 



4i2 LEONARDO DA VmCI 

CAPITOLO LVm. 

Del medesimo . • 

Quanto più d'aria avrà in se la barca, tanto più peso sosterrà l'ac- 
qua; e di converso quanto meno aria avrà in se la barca, tanto men peso 
sosterrà l'acqua. Questa nasce dalla passata, e si prova con la medesima 
cinquantesimaquarta ec. 

CAPITOLO LIX. 

Del medesimo . 

Dell'acque di pari profondità, quella che sarà più stretta sosterrà 
meno peso sopra di se. Provasi^ pcrcliè, ficcandosi la barca nell'acqua 
per il peso da lei contenuto , s' alza l' acqua . Ma con questa diflcrenza 
che quando è l'acqua larga che s'alza; vcT-bi grazia; un palmo per la 
barca , che col suo peso si ficca verso -il fondo , anche per tale profon- 
darsi della barca l'altezza d'un palmo, un palmo l'acqua si viene ad 
alzare, e gran peso acquista. E quanto maggior peso acquista per la 
cinquantesimasesta passata , tanto maggior peso sostiene . Ma quando è 
stretta per essere poca somma d' acqua , che nel profondarsi della barca 
s' alza , ancora poco peso acquista , e poco peso può sostenere . E per 
questo r acqua qui da basso del vaso minore , quale con la sua acqua 
circonda il peso posto sopra 1' aria . non pesa sopra essa aria , quanto 
fa il peso , che le è posto di sopra , sopra ess' acqua. Come fa l' acqua 
del vaso maggiore, la quale è fatta tant'alta sopra a tal aria, che so- 
stiene il peso, ed ha acquistato per tale altezza tanto peso, che ella è po- 
lente a spingere l' aria in su con il peso , che 1" è posto di sopra , quanto 
sia potente tal peso a premerla in giù (fig. 162. tav. 29.). 

CAPITOLO LX. 

Del medesimo . 

Dell'acqua di pari larghezza quella sosterrà men peso che fia più 
bassa ; e di converso quella sosterrà più peso che fia più alta . Questa 
è manifesta per la passata , e provasi per la cinquantesimasesta , qual 
dice; tanto maggior peso sostiene l' acqua, quanto ella fia più grave. A- 
dunque se l'acqua quanto è più alla, più acquista peso, dirai che 
dell'acqua di pari larghezza quella sosterrà mea peso che fia ec. 



LEONARDO DA YlJN'Cl /^^z 

CAPITOLO LXL 

Del medesimo . 

Ogni nave nell' acqua sol pesa per la linaa del suo molo . Pro- 
vasi per la cinquantesimaierza , che dice la barca sostenuta dall'ac- 
qua , tanto si profonda nell' acqua , che il suo peso sia eguale al peso 
dell' acqua . Adunque se è vero, come ò verissimo, per la trentesimaprima 
del passalo , che l' acqua infra l' acqua non pesa , dirai che la nave infra 
r acqua non pesa per essere eguale di peso a essa acqua. E perchè l'ac- 
qua uon si muove, s'ella non discende; e non discende, se ella non è 
più alta, come si è provato nel primo ; e se ella è più alta più pesa ; 
adunque l'acqua non pesa se non per la linea del suo moto, e per 
questo anche la nave nell'acqua sol pesa per la linea del suo moto ec. 

CAPITOLO LXII. 

Della cosa lieve sostenuta vicino alla caduta dell' acqua . 

Quel corpo di lieve qualità, il quale si ritroverà infra la percus- 
sione , e la risaltazione dell' acqua , mai muterà sito , stante il fiume di 
egual movimento. Questo accade, perchè la sua levità imita l'aria, la 
quale qnando viene sommersa dall'acqua cadente , ritorna a ritorcere vi- 
cino alla caduta, né detta cosa lieve risorta può essere portata lontano 
per restar circondata dalli medesimi bollori, quali risorgono al medesimo 
modo , come si vede nella ( fig. 1 63. tav. 29 ) . 



LIBRO OTTAVO 

DELL' ONCIA DELL' ACQUA E DELLE CANNE 

CAPITOLO I. 
Qual parte del bottino pieno sia più grave. 

vJ'gni corpo liquido, il quale, sia atto a muovimento, combatterà, 
e spingerà più quella parte che lo rincliiude, quai fia più distante al 
centro della sua superficie, che nessun"" altra parte del suo ricettacolo. 
Questo accade (fig. 164. tav. 29) perchè infra tal parte ed il centro 
della superficie dell'acqua vi si trova maggior somma, e più lunga li- 
nea d'acqua di nessuna altra immaginabil linea dal detto centro a <jual- 
sivoglia altra parte del ricettacolo . 

CAPITOLO IL 

Se un vaso , forato nel fondo con eguali buchi , verserà più acqua 

dall' uno che dalf altro . 

Si dimanda, se un vaso avrà forato il suo fondo con eguali buchi a 
uso di crivello , quale delli buchi verserà più acqua in eguale spazio di 
tempo. Farai così per esperimentare, e far regola. Farai prima li buchi 
tutti nel fondo, e stoppatili tutti fuorché uno, a quello pesa la sua ac- 
qua per ispazio di caduta d' un braccio , o quel più o meno che li pia- 
ce; e poi lo risloppa , e fa simile agli altri, ristoppando di mano ia 
mano quelli che tu hai sperimentati . Ma fa che altr' acqua ristori il va- 
so , che versa senza alcuna percussione , acciocché non faccia forza in 
alcuna parie del vaso che la riceve , e che esso vaso abbia sempre il 
medesimo peso d' acqua . Per cosi fare bisogna che il vaso , che riceve 
l'acqua, sia separato da quello che la v'ersa . Intanto che farai la so- 
praddetta esperienza dirai per la passata , che il buco di quella parte 
del fondo, che è più remoto dal centro della superficie dell'acqua, ver- 
serà più . E questo per essere maggiormente >pinto , come è provato 
(fig. i65. e 166. tav. 29) . 



LEONARDO DA VINCI 4i5 

CAPITOLO III. 
Proporzione dell' acqua versante da diversi bottini. 

Se saranno due vasi, de'qnali ciascuno in se sia d'uniforme lar- 
ghezza , e le loro altezze siano doppie l' una all^ altra , dico che se sa- 
ranno pieni d'acqua, e poi aperti li loro spiraceli eguali nell'infima loro 
bassezza in un medesimo istante, allora le proporzioni delli loro versa- 
menti in ogni grado di tempo anderanno crescendo in infinito in tempo 
finito. Provasi, siano AB e CP (fig. 167. lav. 29) li vasi proposti di 
uniforme larghezza ciascuno in se , e 1' altezza dell' uno sia doppia al- 
l' altra dell'altro, cioè AB sia il doppio più alto che il vaso CP, egli 
spiracoli siano fatti eguali nel!' infima bassezza d'essi vasi, cioè gli spi- 
raceli B e P; dico che se essi saranno aperti in un medesimo tempo, 
la proporzione dupla, che è la minore proporzione fra tutte le propor- 
zioni , crescerà in infinita grandezza io tutti li gradi del tempo termi- 
nato al vuotare del picciolo vaso. E questo nasce , perchè quando il va- 
so minore ed il maggiore danno principio alla fuga della loro acqua, 
la fuga è dupla l' una all'altra; e se noi divideremo l'altezza del vaso 
maggiore in dodici gradi eguali, ed il vaso minore in sei d'essi gradi, 
e poi ciascuno d'essi gradi sia diviso in altri dodici minuti, e ciascun 
minuto in ahri dodici minuti; qui mai s'accorderanno le proporzioni, 
perchè quando il vaso maggiore sarà diminuito d' acqua un grado di al- 
tez2a , allora il vaso minore sarà diminuito della sua acqua non la me- 
tà di un grado . ma tanto meno quanto il suo moto si è fatto piiì tar- 
do per il diminuire, e mancamento del peso dell'acqua, sopra il suo 
spiracolo, avendo solo la metà dell'" acqua del maggiore. 

CAPITOLO IV. 

Delli bottini quale spiracolo getti più lontano . 

Delli spiracoli di egual larghezza d'aria, e de' centri d'egual bas- 
sezza quello getterà più distante la sua acqua, che sarà di maggior fi- 
gura . xMa la distanza de' centri della loro percussione fia in tutte d'e- 
gual rimozione dal suo spiracolo. Lo spiracolo NM (fig. 168. lav. 3o) 
ha il suo centro A tanto distante dalla sommità N e bassezza M del suo 
spiracolo, quanto lo spiracolo OP ha il suo centro B.'Ma li termini in- 
feriori dell'uno, e dell'altro sono vari; imperocché il termine di sotto 
del maggior spiracolo è più distante dalla superficie, che quello dello 
spiracolo minore , e però è più aggravato dall' acqua che lo preme , che 



4i6 LEONARDO DA VLNCI 

non è il minore spiracolo, e per questo è più potente, e per conse- 
guenza spinge più lontano la parte inferiore della sua acqua che quella 
è spinta dallo spiracolo minore ec. 

CAPITOLO V, 

Dell'acqua che versa dal hotlino , la parte superiore è vinta 

dall' inferiore . 

L'acqua che dal bottino versa infra l'aria, la sua parte inferiore 
vince e supera la superiore ; e questo per essere più potente , mentre 
che resta aggravata dalla superiore . 

CAPITOLO VI. 

Del medesimo . 

Sempre dell' acqua, che dal suo bottino versa infra l' aria , la sua 
parte superiore obbedisce alla parte inferiore; e questo per la passata, 
che mostra come la parte superiore è vinta e trasportata dalla infe- 
riore, che per essere premuta dalla superiore si fa più polente che es- 
sa superiore , la quale non ha chi la preme . 

CAPITOLO VII. 
Del medesimo. 

L^ acqua che versa per gli spiraceli di continua larghezza, avrà lo 
estremo superiore ed inferiore, che non osserveranno il suo corso de- 
stinato. Ma il superiore cresce tanto di potenza, quanto l'inferiore la 
diminuisce . Se lo spiracolo A getta la sua acqua in E , e lo spira- 
colo B la getta in D; seguirà che li due spiracoli A eB saranno continua- 
li per tutto lo spazio A lì (fig. 169. tav. 3o), che tutta l'acqua di tale 
spiracolo si getterà in C , e questo accade , perchè la parte che prima 
dava dal B in D è poi aggravata dal peso A E , che la piega in C ; e 
r acqua AE che prima cadeva in E è poi sostenuta dal moto BD. 



LEONARDO DA VINCI l\\^ 

CAPITOLO Vili. 

Facendo un taglio nel bottino alla superficie , 
quale acqua esce piima . 

L'acqua che si uova in bottino, oppure canale di eguale altezza 
di sponda , infra le quali s})ondc sia un taglio quadralo a uso dclli va- 
cui , cbe si trovano infra l'un merlo e l'altro d'un muro, l'acqua che 
per la parte del canale si troverà all'incontro di essa vena, si muove- 
rà all'incontro d'essa ^ena , e l'altra fia più tarda; perocché all' uscire 
dell' acqua fuori del bottino si troverà più bassa , che la destra e sini- 
stra ; onde è necessario che l' acqua destra cali e passi a sinistra , e la 
sinistra a destra , 

CAPITOLO IX. 
J}el medesimo . 

Qui si dà l'uscita all'acqua vicino alla sua superficie, e si diman- 
da qual parte di superficie d'acqua piglierà moto più veloce, o più tar- 
do in porgere acqua a tale uscita . E per far regola, metterai particole 
di cose che stiano a nuoto, che siano e;; ali come sono alcune minute se- 
menze d'erbe, e metterle in circolo equidistante dall'uscita. E nota la 
prima, che capita alla bocca ferma l'acqua guarda il circolo, e così ne 
farai regola (fig. 170. tav. 3o) 

CAPITOLO X. 

Qual acqua versa prima dallo spiracelo sotto la superficie situalo . 

Se io do la fuga all'acqua rinchiusa nei quadro nel punto B (dg. 171. 
tav,3o) chiara cosa è che per il predetto buco non uscita, se non dell'acqua, 
che è dal buco in su per linea perpendicolare; e la ragione è che sopra 15 
nel punto A tu vedrai fare un piccolo buco . Dimandasi, se 1' acqua che 
esce è d'altr' acqua che quella che per linea perpendicolare, dal buco 
in su. Dico di no, perchè è più facile che si muova la superficie del- 
l'acqua che è rinchiusa infra l'aria l' alir' acqua , che si muova l'ac- 
qua rinchiusa di sopra e di sotto infra due altre acque, f^crbi grazia 
se avrai uu orologio ])ieno di polvere, essendo la sua linea perpendi- 
colare piena di polvere rossa, ed il resto bianca , verserà ])rima la rossa 
che la bianca . 

53 



4i8 LEONARDO DA VINCI 

C A P I T O L O XI. 

Del medesimo . 

Per vedere qual acqua del vaso è quella che si muove all' uscita 
del fondo di esso vaso, piglia (fig. 172. tav. 5o) due piastre _ di vetro 
quadre , di un quarto di braccio, e falle vicine 1' una all'altra due co- 
ste di coltello con uniforme spazio , e salda gli estrerai dalli tre lati con 
la cera ; poi per il quarto lato di sopra l' empi d' acqua chiara , nella 
quale siano sparse piccole semenze , le quali siano nuotanti per tutta l'al- 
tezza di tal acqua ; dipoi farai un piccolo buco nel fondo, e dà l' uscita 
a tal acqua, e tieni l'occhio fermo nella faccia del vaso. E cosi il mo- 
to delle dette semenze ti darà notizia qual è quel acqua, che con piti 
velocità corre all' uscita , e da qual sito si muove . 

CAPITOLO XII. 

Del medesimo . 

Se vuoi far prova qual parte d' acqua del vaso , che versa, è quella 
che viene fuori , fa tale esperienza col vaso del miglio , il quale è lu- 
brico e minuto; e stoppa e distoppa vari buchi di tal vaso, e vedrai 
se il piano di sopra del miglio cala di se quella parte , che sta perpen- 
dicolare sopra r uscita di sotto o no . E se tu dicessi questa non è buo- 
na esperienza , perchè l' acqua è quantità unita e continua , ed il mi- 
glio è discontinuo e disunito . A questa parte io ti rispondo, che io vo- 
glio pigliar quella licenza, che è comune alli matematici, cioè sicco- 
me loro dividono il tempo a gradi , e di quantità continua la fanno di- 
scontinua, ancor io farò il simile, dando col miglio compaiazione all'acqua. 

CAPITOLO XIII. 

Del medesimo . 

Quella parte della superfìcie dell'acqua, che verserà per il foudo, 
sarà più bassa, che sarà più vicina alla perpendicolare del suo versa- 
mento. Questa si prova per la ragione della decima passata, e per la 
seguente . 
•fi 



LEONARDO DA VINCI 419 

CAPITOLO XIV. 

Perchè nella superficie del bottino che s'crsa vi fia concavità . 

Se farai un buco nel vaso nel punto E (fig. 173. lav. 3o), il vino, 
che si trova infra A e B , è messo in mezzo dal vino N M e dal fondo 
del vaso RF. Se fai il buco in L tu levi via una parte del sostenta- 
celo alla linea AB, donde delta linea ivi si piega, e piegandosi raccor- 
ta di sopra la pcrpendicolar linea, e raccortandosi la superficie del vi- 
no , perchè desidera star piana , soccorre con se medesima al concavato 
luogo. Ma perchè si trova maggior prestezza nel vino che cade per li- 
nea, che quella che per piano scorre alla superficiale concavità, il luo- 
go concavo mantiene la sua concavità, perchè più tarda il soccorso che 
il discendere. 

CAPITOLO XV. 

Che la supeìjlcie ristuura il calo del vino die versa dal bottino. 

Dico che la superficie del vino, nel caso del discendere il vino per 
uno spiracolo basso, è più comoda a ristaurare il calo d' esso vino, che 
nessun'ahra sua parte. La ragione è che quel corpo fia più facile al 
movimento, il quale si trova incluso in cosa meno resistente ; qual vino 
superficiale si trova incluso infra l'aria e l'altro vino. Ed il vino sotto 
alla superficie si trova infra vino e vino; adunque trovandosi il vino della 
superficie infra un corpo leggiero ed un grave , più facilmente si muo- 
verà , che il secondo che si trova infra grave e grave . 

CAPITOLO XVI. 

Della vera misura dell' onda dell' acqua . 

L' acqua che versa per una medesima quantità di bocca si può va- 
riare di quantità maggiore , per sedici modi , de' quali 

Il primo è da essere più alta o più bassa la superficie dell'acqua 
sopra la bocca d'onde versa. 

Il secondo è da passar l' acqua con maggiore , minore velocità 
da egual argine, dove è fatta essa bocca. 

11 terzo da essere più o meno obliqui i lati di sotto della grossez- 
za della bocca , dove l' acqua jìassa . 

Il quarto della varietà dell'obliquità de' lati di tal bocca. 



4iio LEONARDO DA VINCI 

Il quinto della varietà della grossezza de' lati d'essa bocca. 

Il sesto per la figura della bocca, che ha da essere tonda, o qua- 
dra, o triangolare, o lunga. 

Il settimo è per essere posta essa bocca in maggiore , o minore o- 
bliquità d'argine per la sua lunghezza. 

L'ottavo per essere posta tal bocca in maggiore, o minore obli- 
quità d'argine per la sua altezza. 

Il nono è ad esser posta la bocca in maggiore, o minore larghez- 
za del canale . 

Il decimo se l' altezza del canale ha più velocità nell' altezza della 
bocca , o più tardità che altrove . 

L' undecirao se il fondo ha globosità , o concavità a riscontro di 
essa bocca . 

Il decimosecondn se l'acqua che passa per tal bocca piglia vento o no. 

Il decimoterzo se l'acqua, che cade fuori d'essa bocca, cade in- 
fra l'aria, ovvero rinchiusa da un lato, o da tutti, salvo la fronte. 

Il deciraoquarto se l'acqua che cade rinchiusa sarà lunga di ca- 
duta , breve . 

Il decimoquinto se l' acqua che cade , essendo rinchiusa sarà grossa 
nel suo vaso o sottile . 

II decimosesto se li lati del canale , d' onde discende tal acqua sa- 
ranno sodi, o globulosi , retti o curvi. 

CAPITOLO XVII. 

Qaaìitità dell'oncia dell' acqua secondo l'altezza o bassezza 

della superficie. 

Dell' acqua , che non manca dalla sua ordinata altezza nella sua su- 
perficie , tale sarà la quantità dell'acqua, che versa per un dato spira- 
colo in un dato tempo, qual è quella della data altezza d'esso spira- 
cólo . Dico , che se B ( fig. 1 74. tav. 3o ) versa in un tempo una quan- 
tità d'acqua, che C verserà due tanti d'acqua nel medesimo tempo; 
perchè ha due volte tanto più peso d' acqua sopra di se . E qui le 
proporzioni de' pesi non fanno come le cose dense unite che cadono in- 
fra l'aria. Perchè P acqua percotendo l'aria, fa un continuo buco in 
quella . Ma la cosa densa ed unita, che discende infra Paria, successi- 
vamente fa aprire l'aria d'innanzi, la quale fa alquanto di resistenza, 
e per conseguenza si viene alquanto condensando, e per questo non cede 
senza resistenza il transito al mobile di terminata lunghezza, come al- 
l' acqua , la quale è di lunghezza indefinita . 



LEONARDO DA VINCI 421 

CAPITOLO XVIII. 
Del medesimo . 

Se il canale diminuisce l'altezza nel versar l'acqua per li suoi spi • 
racoli posti in diverse distanze dal fi>ndo suo, come nella soprapposia 
figura, allora quello spiiacolo , ohe sarà più vicino, alla superficie del- 
l'acqua di esso canale, più perde del suo ordinarlo esalamento, che 
Juella che è di sotto a lui. Diciamo alli due spiracoll DC diminuisca 
i sopra tutta l'altezza dell'acqua AB; in questo caso C diminuisce 'a 
metà della sua potenza; perchè AB è posto egualmente al BC, e lo spi- 
racelo D perde il terzo della sua potenza ; perchè AD entra tre volte 
ia AD, e cosi seguita, che in un medesimo tempo togliendo l'altezza 
dell'acqua AB, lo spiracelo C perdendo tre, D solo ne perde uno, per- 
chè se CA, ha potenza di sei, togliendoli AB verrà a restare in C in 
potenza di tre, per esserli tolto la metà dell'altezza, ed in tal caso DA 
che era in potenza di nove , perdendo A B , che ne ha tre, resta in po- 
tenza di sei. Adunque mancando ABC perde la metà, D perde il ter- 
zo , e cosi farà proporzionatamente la E e la F. 

CAPITOLO XIX. 

Del medesimo. 

Se doppia altezza data sopra il sostegno dell'acqua darà doppia 
acqua, o più o meno? Si risponde, che doppia. E provasi per il ca- 
rico che 1 acqua di sotto riceve da quella che s' accresce di sopra ; per- 
chè la prima data grossezza era un'oncia premuta dal peso d'un' altra 
oncia, ed aggiunta di sopra un' altr' oncia la prima predetta oncia di 
sotto l'ha raddoppiato il peso che prima la premeva , e per conseguenza 
ha raddoppiato il moto in velocità, ed in quantità di spazio > ed in ab- 
bondanza d' acqua . 

CAPITOLO XX. 

Del medesimo . 

Se sarà dato sopra li tre gradi un altro grado d'acqua, il grado 
inferiore acquista potenza sesquilatera. Perchè prima era premuta da tre, 
perchè è cresciuto uno sopra due. Da questo ne siegue essere necessa- 
rio per crescere l'acqua a misura, crescere li bocchelli per fronte, e 
non per altezza , profondità . 



4^2 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XXI. 

Del medesimo . 

Se un sostegno dà sopra di se il transito a una data quantità d' ac- 
qua di due once di grossezza, e vi s'aggiunge una terz' oncia, allora 
l'oncia di sotto raddoppia la potenza, la velocità, e la quantità della pri- 
ma sua acqua . Provasi per la seguente , che mostra come le acque cor- 
renti sopra li fondi de'iinrai d'uniforme obliquità, tali essere le propor- 
zioni della velocità del moto, quale è quella delle loro altezze. Adun- 
que se la prima oncia delta di sopra Ha premuta da un' altr' oncia , e 
poi da due once, senza dubbio la potenza che preme è duplicata, e per 
conseguenza , come è detto , la velocità e la quantità è raddoppiata ec. 

CAPITOLO XXII. 

Del medesimo . 

Dell'acque correnti sopra li fondi de' fiumi d'uniforme obliquità, 
tali sono le proporzioni della velocità del moto , qual è quella della lo- 
ro altezza . Provasi per la cinquantesimanona del secondo, quale dice: di 
due fiumi dritti d'egual larghezza ed obliquità, quello sarà più veloce 
che sarà più profondo . 

CAPITOLO xxm. 

Del medesimo . 

Ogni movimento d'acqua d'egual larghezza e superficie corre tanto 
più forte in un luogo che nell'altro, quanto fia meii profonda in un 
luogo che in un altro. Questa proposizione chiaramente si prova perla 
cinquantesima del secondo, quale dice: dove l'acqua è più veloce essa 
è di minor profondità, essendo il fiume di egual larghezza; e per la 
cinquantesimaseconda del medesimo, dove dice: l'acqua mossa per egual 
larghezza e fondo , quanto sarà più veloce in un luogo che nell' altro , 
tanto proporzionatamente sarà più sottile. Ed è manifesta; imperocché, 
benché il Ihune sia di egual larghezza e superficie , e non sia di egual 
profondità, nondimeno è necessario che il corso di detto fiume anco- 
ra lui sia di disuguale movimento , per le ragioni che si diranno nella 
quarantesimaprima di questo. Poniamo che nella figura RSTU (fig. ijB, 
tav. 3i ) sia l'eguale larghezza del fiume, e che AB, CD, EF, MN, 



LEONARDO DA VINCI 4a3 

sia la sua altezza ineguale; dico, che NM fia l'acqua di lanlo mag- 
gior movimento, che l'acqua A 15 quanto NM entra in AB, che vi en- 
tra quattro volte, e tre tanti che in CD, e due tanti che in EF. 

CAPITOLO XXIV. 

Del medesimo. 

Se alla grossezza della caduta dell'acqua sarà raddoppiata l'acqua 
in ogni parte di tal grossezza, si raddoppia la potenza. Dividiamo in 
otto gradi l"" altezza dell'acqua AB, e togliamo in prima il grado di sotto, 
il quale era aggravato dal rimanente dell'altezza, che sono sette gradi, 
raddoppiasi l'acqua addosso con l'aggiunta HA ( fig. 176. lav. 3i ), tu 
l'avrai caricato di otto gradi di più che prima, lì quali raddoppiano li 
sette con uno più . E se tu vorrai tener conto del quarto di tale altez- 
za d'acqua, cioè due gradi, tu li avrai raddoppiato il peso con un più , 
perchè prima erano tre quarti, che aggravavano il primo quarto, ed ora 
sono sette quarti. E se tu vuoi fare tale altezza AB in due gradi, tu 
hai raddoppiato il peso al primo grado con uno più , perchè prima era 
uno, che premeva il j)rimo , ed ora sono tre. E^se tu vorrai dire di 
tutta l'altezza AB, e raddoppiarli il peso, a questa resta raddoppiata 
la potenza. Ma non vi è più quell'uno di potenza. 

CAPITOLO XXV. 

Del medesimo . 

Se sarà diminuita la metà del battente sopra la bocca dell'acqua, 
allora l'abbondanza di tal bocca diminuisce in tal proporzione, quale 
la proporzione del peso di sopra diminuito, verbi gratin, se la bocca 
era un'oncia, senza dubbio il peso che premeva la detta oncia sopra la 
sua bocca è diminuita la metà, e p»r questo seguita tal oncia a dimi- 
nuire la metà della sua acqua. Onde quell'acqua che prima si versava 
in un' ora, ora si versa in due. E se tal bocca fosse due once, ed il 
battente due, e tu alzassi la bocca un'oncia, allora tu diminuisci la me- 
tà della potenza a esso battente ; onde nc^ e diminuita la metà dell'ab- 
bondanza ad esso bocchello, ma il quaricT, perchè di sopra è detto di- 
minuire la metà del battente, che era duplo all'oncia da esso premu- 
to, onde resta il battente eguale all'oncia, ed in questa secondo il bat- 
tente resta la metà dell'acqua premuta. 



424 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO XXVI. 

Quantità dell' oncia secondo la maggiore , o minore velocità 
dell' acqua che passa per l' argine eguale , dove si trava 

essa bocca . 

Le misure dell'* once , che sì danno nelle bocche dell'acque, sono mag- 
giori o minori, secondo le maggiori o minori velocità dell'acqua, che 
per essa bocca passa . Doppia velocità dà doppia acqua in un medesi- 
mo tempo, e così tripla velocità darà tripla in un medesimo tempo 
quantità d'acqua, e così successivamente seguirebbe in infinito. 

CAPITOLO XXVII. 

Del medesimo. 

Quello spiracelo , o bocca versa acqua con maggiore abbondanza, il 
quale riceve l' acqua con maggiore velocità . Questo accade perchè l'ac- 
qua noa si ritarda nella sua velocità iusintantochè noa abbia termiuaio 
il corso del suo impeto. 

CAPITOLO xxvra. 

De l medesimo . 

Se quello spiracolo versa acqua con maggiore abbondanza , esso 
riceve l' acqua con maggiore velocità ; adunque infra le acque , che con 
egual tempo versano per eguali spiracoli , quella sarà più abbondante , 
che con maggior velocità p ssa per il suo spiracolo. 

CAPITOLO XXIX. 

Quantità dell'oncia per la maggiore o minore declinazione 
delli lati di sotto della bocca di ess' oncia. 

Delle bocche eguali e ^ili poste dalli lati di dentro del bottino 
con eguale altezza , quella vetserà più acqua , che s' abbasserà più fuori 
all'uscire della sua parete, cioè verserà più acqua C che D(fig. J77. 
tav. 3i ). E questo perchè l'acqua nella bocca G fia più veloce per la 
ventesiraasettima del secondo quale dice; l'acqua si fa tanto più ve- 
loce , quanto ha maggior declinazione . 



LEONARDO DA VINCI 426 

CAPITOLO XXX. 

Quantità dell' oncia per la maggiore o minore obliquità de' lati 

della bocca . 

Delle bocche eguali e simili, quella verserà più acqua, che 
avrà li suoi Iati più obliqui verso T avvenimento della corrente del ca- 
nale; e di converso qtielia verserà meno acqua, che avrà li lati più 
obliqui verso la fuga della medesima corrente , cioè verserà più acqua 
la bocca A ( fig. 178. tav. 3i ) che la bocca* B. E questo è causa- 
to, perche il moto retlcsso fatto dalla corrente nel punto A è più ve- 
loce, che quello del punto B, per la undecima del secondo, qual 
dice : quel mòto riflesso sarà più veloce , che refleiterà per angolo più 
acuto. 

CAPITOLO XXXL 

Quantità dell' oncia per la varietà della gwssezza de' lati . 

Delle bocche di egual larghezza , figura , ed altezza, quella verserà 
più acqua in pari tempo , che sarà in più sottile ])arete , ovvero che 
avrà più breve contatto culli lati della sua bocca, cioè verserà più ac- 
qua A, che B ( fig. 179. tav. 5i ) e questo per la ventesimaterza del 
secondo quale dice: l'acqua sarà tanto più veloce, quanto sarà ])iù re- 
mota dall'argine suo impedimento; adunque l'acqua dell' oncia sarà più 
veloce , se avrà più breve contatto con li lati della sua bocca . 

CAPITOLO XXXII. 

Quantità dell' oncia per la figura della bocca . 

• 

Infra le bocche dell'acqua poste in altezze eguali sotto la superfi- 
cie dell'acqua del suo bottino, quella che ha meno contatto coli' ac- 
qua , che per lei passa, impedirà meno il transito ad css' acqua. Siano 
le bocche eguali A quadrato, e B circolo (fig. i<5o. tav. 5i ) dico, che 
1' acqua che passa per la bocca circolare avrà meno contatto , che l'ac- 
qua che passa per il quadrato eguale ad esso circolo; perchè più lunga 
è la linea che circuisce il quadrato . che quella che circuisce il tondo; 
adunque meno acqua verserà il quadrato , che il tondo per ragione della 
figura . 

54 



4^6 LEONARDO Da VINCI 

CAPITOLO XXXIII. 

Del medesimo. 

Delle bocche eguali, e di eguale altezza, quella versa più acqua iu 
pari tempo , che avrà maggior somma di se nella sua parte inferiore , 
che nella parte di sopra . Queste quattro bocche sono infra loro eguali, 
e con li loro estremi posti in altezza eguale. A (fig. iSi.tav. 3i) versa 
meno dal mezzo in giù che B , e meno C che D . Qui la bocca tonda 
versa meno quantità d' acqua che la quadra . 

CAPITOLO XXXIV. 

Del medesimo . 

Quando il centro del circolo sarà d'altezza eguale al centro del 
triangolo d'egual capacità del circolo, allora verserà più acqua il trian- 
golo, che il cerchio. Ma se il centro della gravità naturale del trian- 
golo sarà eguale all'altezza del centro del cerchio, allora l'acque ver- 
sate dal triangolo e dal cerchio saranno eguali, 

CAPITOLO XXXV, 

Quantità dell'oncia per essere posta la bocca in maggiore , 
o minore obliquità d'argini per la sua lunghezza. 

Quanto l'argine dove è posta la bocca dell'oncia fia più obliqua 
per il verso della sua lunghezza, tanto maggior quantità d'acqua ver- 
serà essa bocca ; e questo perchè la corrente avrà maggiore declinazio- 
ne , e per conseguenza maggior velocità , 

CAPITOLO XXXVI, 

Quantità dell' oncia per essere posta la bocca in maggiore % 
o minore obliquità d'argine per la sua altezza. 

Quanto l' argine , dove è posta la bocca dell' oncia dell' acqua fia 
più obliqua nella sua altezza, inverso la caduta della bocca dell'acqua 
tanto maggior quantità d'acqua verserà la sua bocca. Provasi perchè 
r acqua nella bocca in tal caso caderebbe per linea più obliqua ; e per 
la ventesimaprima del quinto quell' acqua è più veloce che discende per 



LEONARDO DA VL-^ICI 427 

linea più obliqua, e per la ventesimaouava del medesimo l'acqua che 
cade per linea più vicina alla perpendicolare più presto discende , 

CAPITOLO XXXVIL 

Quantità dell' Oìjcia per la maggiore , o minor larghezza 

del canale , 

Tanto quanto crescerai il fiume in larghezza , tanto diminuirai la 
qualità del suo movimento in eguale obliquità di fondo . Perchè, se l'ac- 
qua che entra nell'ailr' acqua ha grossa un braccio, e quella che riceve 
la detta sopravyegnente acqua corre un braccio per tempo , essendo il 
canale un braccio quadro, quel canale che fia due braccia quadre per 
larghezza, correrà la medesima acqua un mezzo braccio per tempo, e 
cosi di mano in mano tanto, quanto crescerai la larghezza del fiume, 
lauto diminuirai la velocità del suo movimento. 

CAPITOLO XXXVIII. 
Del medesimo . 

Tanto quanto diminuirai la larghezza del fiume, tanto accrescerai la 
qualità del suo movimento in eguale obliquità di fondo . Questa è la 
conversa della passata , ed è manifesta . 

CAPITOLO XXXIX. 

Del medesimo. 

Il moto d'ogni fiume con egual tempo dà in ogni parte della sua 
lunghezza egual peso d'acqua. \i questo accade, perchè se il fiume nello 
sboccamento che fa, scarica un tanto peso d'acqua in tanto tempo, ne- 
cessità vuole , che in luogo dell' argine scaricata succeda un altrettanto 
peso d'accpia in" altrettanto tempo, quale si muova dalla parte imme- 
diatamente antecedente, e così succcssivametile in luogo di quest'altra 
acqua succeda un altrettanto peso , insintanlochè s'arrivi alla prima parte 
della lunghezza del fiume . Altrimenti se nello sboccamento si scaricasse 
maggior somma d'acqua, di quella che si trova al principio del fiume 
seguirebbe, che nel mezzo del canale 1' acqua di continuo s'andasse smi- 
nuendo ; a per il contrario , se nel medesimo sboccamento passasse minor 
somma d' acqua di quella che entra al suo nascimento, l'acqua di mezzo 



4a8 LEONARDO DA VINCI 

crescerebbe continuamenie; ma l'uno e l'altro è manifestamente falso. 
Adunque il moto d'ogni fiume con egual tempo dà in pgni parte della 
sua lunghezza eguale peso d' acqua . 

CAPITOLO XL. 

Del medesimo . 

Il fiume dà transito in ogni parte della sua lunghezza con egual 
tempo a egual quantità d'acqua, essendo esso fiume di qualunque va- 
rietà si sia o per larghezza , o per profondità ; ed è manifesta per la 
passata . • >' "A , 

CAPITOLO XLL 

Del medesimo . 

Il fiume dì egual profondità avrà tanto più fuga nella minor lar- 
ghezza quanto la maggior larghezza avanza la minore. Questa proposi- 
zione si prova chiaramente per ragione confermata dall'esperienza. Im- 
perocché quando per un canale d'un miglio di larghezza d'acqua, do- 
ve il fiume fia largo cinque miglia, ciascun miglio quadro metterà un 
quinto di se per restaurare il miglio quadro d'acqua mancata nel fiume; 
e dove il fiume fia largo tre miglia quadre, ciascun d'essi miglia qua- 
dri metterà di se il terzo di sua quantità per lo mancare che fece il 
miglio quadro dello stretto; altrimenti non sarebbe vera la passata, che 
dice: che il fiume dà transito in ogni parte della sua larghezza con 
egual quantità d'acqua di qualunque larghezza si sia il fiume . h.- 
dunque il fiume di egual profondità avrà tanto più fuga ec. N (fig. 182. 
tav. 32 ) è il miglio stretto; FGH li tre miglia quadri; ed ABC DE 
li cinque miglia quadri . 

Esempio ; se fia un luogo che abbia tre varie larghezze , le quali 
si contengono insieme , e la prima minor larghezza entri nella seconda 
quattro volte, e la seconda entri due volte nella terza'; dico, che gli 
uomini che empiranno con le loro persone detti uomini, quali siano 
in continuo cammino, quando li uomini del maggior luogo faranno un 
passo, quelli del secendo minore ne faranno due, e quelli del terzo luo- 
go , che è minore in quel medesimo tempo, faranno cinque passi. E que- 
sta proporzione troverai in lutti li movimenti che passano per varie lar- 
ghezze de' luoghi . Vedi lo schizzatoio di sopra , che quando il suo ma- 
schio che caccia fuori l'acqua si muove un dito, la prima acqua che 



LEONARDO DA VINCI 429 

appena fuori si è allonianata due braccia. E cosi se fosse possibile ad 
elevare in alto un vaso di dieci barili per ispazio di dieci miglia, tro- 
veresti , che continuando la universale uscita, che il primo vino che usci 
fuori dal vaso avrà fatto le dieci miglia innanzi, che la superficie del 
vino sia calata due braccia , Questo medesimo troverai nelli movimenti 
delle rote con li loro rocchetti ; imperocché se il polo della rota fia 
d* egual grossezza eoa la roccheita , uel voltar d' essa rota tanto fia più 
veloce il movimento della rocchetta , e della circonferenza della ruota, 
che il suo polo, quanto là circonferenza della rocchetta entra nella cir- 
conferenza della -ruota. •-• 

CAPITOLO XLII. 
Del medesimo. 

Delle bocche eguali e simili poste nell'argine del fiume d' egual 
obliquità di fondo, quella verserà piii o meno acqua, secondochè più 
o meno crescerai diminuirai la larghezza d'esso fiume. Questa nasce 
dalla trentesimasettiraa e trentesimaottava di questo, che dicono tanto 
quanto accrescerai o diminuirai la largliezza del fiume, tanto miuuirai 
o accrescerai la velocità del suo moto . 

G-A P I T O L O XLIII. 
Del medesimo . 

Delle bocche eguali e simili poste nell' argine di un fiume di eguale 
profondità , quella verserà più acqua, che fia posta nella minor larghezza 
del canale. Questa nasce dalla quarantesimaprima , qual dice, il fiume 
di egual profondità avrà tanto più fuga nella minor larghezza, che nella 
maggiore, quanto la maggiore larghezza a\anzd la minore. 

CAPITO LO XLIV. 

Quantità dell' oncia j>er' la ma magi;iore 'velocità , tardità 

della co/'ivnte . 

Delle bocche eguali e simili poste in egual sito, vicino al fou- 
do , o presso alla superficie dell'acqua del suo canale, quella verserà 
più acqua , della quale la corrente del suo canale sarà più veloce nel 
fondo che nella superficie , e più veloce nella superficie che nel fondo. 



43o LEONARDO DA VINCI 

Provasi per la ventesiraasettima di questo, qnsiì dice: guello spìracolo, 
o bocca versa con maggioi'e abbondanza , il quale riceve l'acqua con 
maggior velocità. 

CAPITOLO XLV. 

Quantità dell'oncia per le globosità, o concavità del fondo 

vicino alla bocca . 

m 

Se il fondo dell' acqua a riscontro della pochezza* dell' oncia avrà 
globosità o concavità , la bocca verserà meno acqua . E questo nasce, 
perchè ivi l'acqua si ritarda per li moti riflessi, che si generano dal 
fondo alla superficie , come è provato nel secondo per la .... che dice: 
l' acqua del fondo ineguale fa contrari moti dal fondo alla superfìcie, 

e converso ec. 

CAPITOLO XLVI. 

Quantità dell'oncia per Varia ingorgata nella bocca. 

Quella bocca verserà tanto meno dell' acqua , quanto più d'aria mi- 
sta con l'acqua s'ingorgherà in essa bocca ; e questo accade, primo per- 
chè passa meno acqua, secondo perchè l'aria ritaida l'acqua nel suo 
descenso rendendola piìi lieve . • 

CAPITOLO XLVII. 

Perchè Varia si caccia nelle canne dell'acqua. 

Perchè AB (fig. i83. tav. Sa.) è più lieve che CD, esso AB 
non può dare lant' acqua quanta CD ne consuma, onde per neces- 
sità l'aria entra per CD in luogo di tanta quantità d'acqua, quanta 
era la difTeienza dell'acqua che prima era in CD più che in AB, e 
così resta l'acqua CD eguale al peso dell'acqua AB. 

CAPITOLO XLVIII. 

Quantità delV oncia per la caduta dell' acqua , o i?ifra V aria , 

o ir fra le canne . 

L'acqua che si muove per canna equigiacente è più grossa, che 
quella che corre per canale scoperto , e massime quando tal canna riceve 



LEONARDO DA VINCI 43 1 

r acqua perpendicolare , e la lascia perpendicolare . Questo accade per 
quello che è detto nella \igesinia del quinto; perchè quella parte del- 
l'acqua cadente, che è contigua all'aria, si mischia con l'aria, e si fa 
più lieve , e quanto è più lieve più si tarda ec. 

CAPITOLO IL. 

Del medesimo . 

Delle bocche eguali e simili, quella verserà men acqua in pari tem- 
po, che caderà libera infra l'aria, che quella che caderà rinchiusa da 
tutti li lati, salvo la fronte. Questa resta provata con la passata. 

CAPITOLO L. 

Quantità dell' oncia per la lunghezza , o brevità delle canne . 

L' acqua , che per dritto descenso si muove per canne d' uniforme 
lunghezza, sarà tanto più veloce, quanto tal canna fìa più lunga. E 
questo si prova per la ... . del quinto, qual dice, che l'acqua che di- 
. scende in ogni grado di discenso acquista grado di velocità ec. 

CAPITOLO LI. 

Quantità dell' oncia per la grossezza e sottigliezza delle canne . 

L' acqua che per simile descenso si muove per canna d' egual lun- 
ghezza , fia di tanto più veloce moto , quanto tali canne fiano di mag- 
gior larghezza . Provasi perchè la linea centrale di tal acqua è più re- 
mota della cunfregazione della canna larga , che della stretta , e per 
questo si fa più veloce , e oltre a questo è anco più veloce per essere 
di maggior peso ec. 

CAPITOLO LII. 

Quantità dell'oncia per le canne piane e globulose . 

L'acqua che per simile descenso versa per canne d' egual lunghez- 
za , tanto fìa meno abbondante , quanto le canne saranno più serpeg- 
gianti e globulose . Questo è chiaro per li reflessi che rompono la ve- 
locità, e tardano l'acqua. 



432 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO LUI. •' ' 

Misura del calo dell' acqua . 

L' acqua vuole di calo ogni tre miglia un piede , e se non trarrà 
vento essendo d' egual larghezza , e profondità si muoverà braccia per 
ora, e se ella cala due piedi in tre. miglia si muoverà venti braccia 
per ora , e così farà di mano in mano ec. 

CAPITOLO LIV. 
Del medesimo. 

Quell'acqua la quale calerà un'oncia per miglio, avrà di movi- 
mento un quarto di braccio per un tempo , ( cioè tempo di musica ) 
quella che avrà due once per miglio avrà di movimento mezzo brac- 
cio per tempo, e così quella che cala quattro once si muoverà un brac- 
cio per tempo ec. 

C A P I T O L O LV. 

Natura delle canne dell'acqua. 

E natura che una medesima canna può gettare lontano da se in- 
finita distanza, perchè infinita può essere l'altezza ingorgata dall'acqua, 
come fa la canna BA (fig. 184. tav. Sa) perchè può essere d'infinita 
altezza con l' immaginazione , ed in ogni grado d' altezza la canna A C 
acquista grado di distanza nel suo gettare, che fa dell'acqua da lontano ec. 

CAPITOLO LVI. 

Di quante sorte sono le canne. 

Le canne che versano l'acqua sono di tre sorte; cioè larga di so- 
pra e non di sotto; larga di sotto e non di sopra, ed eguale; e ve 
ne sono altre due partecipanti, cioè, una grossa in mezzo e sottile da- 
gli estremi , ed una larga negli estremi e stretta nel mezzo ec. 

j i:rip';j; 



LEONARDO DA VINCI 4?.5 

CAPITOLO LVII. 

Dell' acqua alzata per canna . 



L' acqua che sorge in allo in ogni grado di moto d' altr' acqua 
sarà tanto più sottile, che quella che la muove, quanto ella è più lun- 
ga . Misura l' acqua che cade per altezza , e moltiplicala per l' altezza 
che la vuole alzare , e questa è l' ultima e maggior somma che ella 
verserà. E tante volte quanto la caduta dell'acqua entra nella latitudi- 
ne della sua levata, sia più sottile che quella che monta ec. 

CAPITOLO LVIII. 

Del medesimo . 

Il peso dell'acqua mossa in alto per alcuna canna fuori del suo 
livello avrà tal proporzione con il peso dell' altra acqua che la caccia, 
quale ha la grossezza della canna a quelli del bottino d'onde esce, es- 
sendo la grossezza dell' acqua che preme simile a quella del bottino 
dell'acqua, che è premuta ec. 

CAPITOLO LIX. 
Del medesimo. 

Impossibile è che l' acqua che muove alcuno stromento possa mai 
acqua che discende, levar dal luogo ove si posa, all'altezza d'onde si 
parte , che sia simile al suo peso. Provasi per la ottantesimaquinta; qua- 
le dice è impossibile che un peso che discenda possa tirare all' altezza, 
d'onde lui si parte, peso eguale a lui per alcuna lunghezza di tempo. 

CAPITOLO LX. 
Del medesimo. 

La canna d'onde è tirata l'acqua in alto, riceve raen detrimento 
che quella canna d' onde l' acqua è sospinta . E questo avviene , perchè 
alla prima il motore sta di sopra , ed alla seconda esso motore sta di 
sotto ec. 



55 



434 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO LXI. 

Delle canne annulari per le chiocciole . 

La canna di uniforme larghezza;, e di figura annuiate (fig. i85. 
lav. 32.) avrà sempre il suo diametro dividiiore dell'acqua, che in lei 
si riochiude in due parti eguali ec. 

CAPITOLO LXII. 

De l medesimo . 

Quella parte dell'acqua, che nella canna d'uniforme larghezza, e di 
figura anulare si rinchiude (fig. 186. tav. 32), sarà sempre divisa per 
eguale dal diametro della predetta canna , e sia situata per qualunque 
obliquità si voglia . 

CAPITOLO LXIII. 
Del medesimo. 

Se la canna annulare (fig. 187. tav. 52) fia divisa nella parte su- 
periore, e tali parti divise fiano rimosse l'una dall" altra per moto tra- 
versale , non proibirà che il diametro di tale anulo non divida l' ac- 
qua, che è dentro tal canna in due parti eguali ec. 

CAPITOLO LXIV. 

Del medesimo . 

Se la canna annulare divisa nella parte suprema fia posta per obli- 
quo ) allora l' acqua che in lei si rinchiude , sarà divisa in parti ineguali 
dal suo diametro (fig. 188. tav. 32). Ma tal parte sarà di tanta mag- 
giore o minore inegualità , quanto tale anulo sia situato in maggiore , 
o minore obliquità ec. 

CAPITOLO LXV. 
Del medesimo. 

Quanto la chiocciola che conduce l'acqua in alto sarà più obliqua, 
tanto maggior somma d' acqua in se riceve , ed in minore altezza la lascia . 



LEONARDO DA VINCI 435 

E di converso quanto sarà meno obliqua , tanto minor quantità d'acqua 
in se contiene, ed in maggior altezza la conduce ec. 

CAPITOLO LXVI. 

Del medesimo . 

Sempre la chiocciola posta per obliquo verserà l' acqua che dentro 
a lei rinchiude, s'ella non è sostenuta; e tanto più velocemente si ver- 
sa, quanto la sua situazione è meno obliqua, e tante sono le volte che 
ella fa nel suo voltarsi , quante sono le volte componitrici d'essa lumaca ec. 

CAPITOLO LX^ IL 

Del medesimo . 

Tanto è più remota la linea centrale , che la larghezza dell' acqua 
inclusa nella chiocciola , che la linea centrale che ha subbio d'essa chioc- 
ciola , quanto la situazione d''essa chiocciola è meno obliqua ec. 

CAPITOLO LXVIII. 

Del medesimo . 

Mai la linea centrale della chiocciola si cungiunge colla linea cen- 
trale del mondo , se la chiocciola non si estende al sito delle qualità ec. 

CAPITOLO LXIX. 

Del medesimo . 

Delle chiocciole (fig. i8g. tav. oa) che hanno le canne d'egual lar- 
ghezza, o versamento d'acqua, ed eguale obliquità in eguale lunghezza 
dall' infima alla suprema bocca della caiuia , quella alzerà più acqua , 
della quale le canna sarà avvolta intorno a più grosso subbio ec. 

CAPITOLO LXX. 

Del medesimo . 

Dell' acqua di egual quantità , quella fia alzata dalla chiocciola con 
più facilità , la quale si estende in minoro altezza ec. 



436 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO LXXI. 

Del medesimo. 

Infra le chiocciole di egnal lunghezza, ed obliquila con grossezza, 
quella condurrà meno quantità d'acqua a una medesima altezza, che avrà 
maggior numero di canne avolte al subbio (fig. 190. tav. oa). 

CAPITOLO LXXII. 

Della Cicognola. 

Ogni parte d' acqua rinchiusa , desidera cadere perpendicolare ; ed 
essendo impedita sempre fa forza , e si carica sopra il suo sostentacelo, 
e quel sostentacelo Ga più gravato , che da più lunga linea d' acqua 
tocco fia ec. 

CAPITOLO LXXIII. 

Del medesimo . 

Quando l'acqua R (fig. igi. tav. Sa) fia simile all'acqua F per al- 
tezza, M farà infra questi due canali ufficio di polo di bilancia, e tanto 
pesarà l' acqua M R quanto INI F , e l' acqua del vaso R si poserà sopra 
gli smussi del suo fondo, e dove esso vaso fia isfondato l'acqua cade- 
re ia R. 

'CAPITOLO LXXIV. 

Del medesimo . 

L'acqua ABS (fig. iga. tav. 33) non avrà movimento, perchè in- 
tanto pesa l'acqua AB quanto l'acqua SA, e la linea BS è piena, e 
l'acqua piena per se non si muove ec. 

CAPITOLO LXXV. 

Del medesimo . 

Tal movimenio farà l' acqua per la cipognola qua di sopra ABS 
qual essa farebbe , se corresse per la linea S A ec. 



LEONARDO DA VINCI 43; 

CAPITOLO LXXVI. 

Del medesimo . 

L'acqua della cicognola OLN (fig. igS. tav. 33) non farà moto 
durabile, perchè l'acqua LM per essere maggiore più pesa, che l'ac- 
qua LO; e l'acqua di minor peso obbedisce ed è tirala dalla maggiore ec. 

CAPITOLO LXXVIL 

De' contrappesi . 

Se la bilancia ABFE (fig. i^^. tav. 33) la quale sono due can- 
ne in congiunzione angolare nelle loro parli inferiori , e l"" acqua che 
in loro si racchiude è congiunta, ed ha da un lato alquanto d'olio, e 
dall'altro è semplice acqua; dico che gli estrerai dell' acqua dell' una e 
l'altra canna non resteranno nel sito della egualità con la superficie del- 
l'acqua posta nell'opposita canna. Provasi perchè l'olio è men grave 
dell' jrcqua , e per questo sia sempre sopra l' acqua ; e la sua gravezza 
in una medesima canna con la gravezza dell'acqua che gli sta di sotto 
si fa eguale al peso dell' acqua che gli sta per contro nella canna opposita 
a lei congiunta. Ma perchè è detto, the l'olio è men grave che l'acqua, egli 
è necessario, che a volersi equiparare e contrappcsare col peso dell'acqua, che 
manca sotto di lui, che sia maggiore quantità che ess' acqua che man- 
ca; e per conseguenza che egli occupi maggiore spazio in essa canna, 
che non avrebbe fatto altretianlo peso d'acqua, e per questo la super- 
ficie dell'olio è pili alta nella sua canna, che non è la superficie del- 
l'acqua nella canna opposita; e la superficie dell'acqua che sta sotto 
l'olio è più bassa, che la sftperficie dell'acqua opposita. 11 liquido AB 
è olio, il liquido CDF è acqua ec. 

CAPITOLO LXXVIII. 

Del medesimo. 

Se Tolio sarà la metà più lieve che l'acqua, questo strumento a- 
vrà da un lato la superficie dell'acqua all'incontro del centro della gra- 
vità dell'olio; e siano le canne varie in grossezza quanto essere si vo- 
gliano, e r olio in che quantità si voglia, che mai tal regola si varierà 
dal predetto ordine , come vedi nello strumento della terza figura già 
di sopra ce. 



438 LEONARDO DA VINCI 

CAPITOLO LXXIX. 

Del medesimo . 

Il peso dell' acqua infra l' aria è come il peso d'altrettanto piombo 
infra T acqua , e come il peso infra l' olio di noce stillato ec. 

CAPITOLO LXXX. 

Del medesimo. 

Li contrappesi, che premendo li bottini dell'acqua sospingono tal 
acqua in alto , sono di tre nature , cioè , o di più grave natura dell'ac- 
qua , di più lieve , o eguale . Ancora sono di tre forme , cioè o più 
larghe che la larghezza del bottino , o più stretti , o eguali ec. 

CAPITOLO LXXXI. 

Del medesimo . 

Il peso che preme sia di materia , che pesi più quattro tanti , che 
non farebbe altrettanta quantità d'acqua alle sue misure ec, 

CAPITOLO LXXXII. 

Del medesimo . 

Se il contrappeso sarà di eguale altezza alla grossezza del bottino 
dal lui premuto, tal fia la parte di lui che opera e pesa sopra l'ac- 
qua che s' alza nell' opposita canna , qual sia la grossezza del vacuo di 
detta canna ec. 

CAPITOLO LXXXIII. 

Del medesimo . 

Se il contrappeso sarà dieci volte più grosso del suo bottino pre- 
muto, l'acqua che s'alza, si leverà dieci volle più alta che la superfì- 
cie dell'acqua del contrappeso ec. 



LEONARDO DA VINCI 439 

CAPITOLO LXXXIV. 

Del medesimo . 

È possibile che un peso discenda per tirare all' altezza , d' onde lui 
si parte peso a lui eguale per alcuna lunghezza di tempo. Adunque 
taci tu , che vuoi tirare l' acqua di più peso che il contrappeso che 
la leva . Vero è che , se tu levi mille libbre all' altezza d' un braccio , il 
suo discenso caderà vicino a duecento libbre d' acqua , e non più all'al- 
tezza di nove braccia ec. 



44o 

LIBRO NONO 

DE'MOLINI ED ALTRI ORDIGNI D'ACQUA 



CAPITOLO 

De molini . 



Q 



ueir acqua che è più veloce , più caccia la sua rota . Provasi per- 
chè r acqua ha più forza , dove ella fa più potente percussione , e dove 
è più veloce ella è più potente . 

CAPITOLO II. 

Del medesimo . 

Quell'acqua che dà men peso al suo canale, è più veloce; e quella 
dà men peso al suo canale che è più dritta ec. 

CAPITOLO III. 

Del medesimo. 

L'acqua de' molini deve percuotere le paldelle erote in angoli ret- 
ti ; e questo nasce perchè quella percussione sarà più potente > che sarà 
fatta infra angoli più eguali . 

C A P I T O L O IV. 

Del medesimo. 

Queir acqua , che correrà con manco pendente , percuoterà la ruo- 
ta più lontano dalla perpendicolare della sua caduta (fig. ig5, tav. 33). 
E quell'acqua che percuote più lontano dalla perpendicolare della sua 
caduta dà minor botta , e questo per la passata ; perchè la percussione 
è fatta infra angoli più disuguali ec. 



LEONARDO Da VINCI 44 1 

CAPITOLO V. 

Del medesimo . 

Qui si dimostra le vere potenze di una quantità d'acqua caduta 
sopra le rote de' molini per varie obliquità da una medesima altezza ad 
una medesima bassezza. Diremo adunque la predetta acqua si parte dal- 
l'altezza K (fig. 196. tav. 33) e discende sopra la bassezza ST; e le 
sue varie obliquità sono le linee KS, e questa linea non metto fra le 
oblique perchè cade perpendicolare. La prima obliqua sarà KT, la se- 
conda KX, e la terza KY . Cade dunque l'acqua K S dal sito K e per- 
coie la pala della rota E A ne'l mezzo del suo discenso. E con potenza 
di quattro; e questa tal acqua percote essa pala con tutto il suo peso, 
perchè non s'appoggia ad alcuna cosa. Seguita il discenso dell'acqua 
KT, la quale percote la pala FB nel punto F. Quest'acqua cade una 
volta, e mezzo la caduta di K E , come mostra la linea NF; ma perde 
la metà del suo peso come si mostra in M O contro a K O. Ora bisogna 
vedere e calcolare le difl'erenze delle due predette potenze innanzi che 
noi procediamo più avanti; e diremo, se la potenza di quattro muove la 
potenza A E, e cala un braccio d'altezza, con che potenza moverà l'ac- 
qua la pala FB cadendo d'alto un braccio e mezzo, con potenza di due. 
Dirai così, se la potenza fosse di quattro, come di prima, e cadendo 
una volta e mezzo più d' alto , essa caderebbe una volta e mezzo più 
potente che prima, cioè i'c/ . Ma perchè la potenza non è se no